Buongiorno amici. Non solo l'Italia ha pressoché perso del tutto la propria sovranità nazionale, non solo noi italiani siamo a rischio di estinzione perché siamo tra gli ultimi al mondo per tasso di natalità, ma anche la lingua italiana sta scomparendo.

Lo denuncia in un articolo pubblicato ieri su "La Stampa", a firma di Emanuela Minucci (http://bit.ly/2icUQTd), Claudio Marazzini, Presidente dell’Accademia della Crusca e professore di Storia della lingua italiana all’Università del Piemonte Orientale: "Se procediamo di questo passo nel 2300 l’italiano sarà sparito. Al suo posto si parlerà solo l’inglese". Marazzini terrà oggi al Teatro Colosseo di Torino una conferenza dal titolo "Come parleremo nel 2050: tra nuove tecnologie, migrazioni, demografia e contaminazioni". 

Sempre su "La Stampa), in un articolo del 10 gennaio (http://bit.ly/2iBQfWO) Mimmo Candito ha scritto un articolo dal titolo "Il 70 per cento degli italiani è analfabeta (legge, guarda, ascolta, ma non capisce". Vi si legge: "Non è affatto un titolo sparato, per impressionare; anzi, è un titolo riduttivo rispetto alla realtà, che avvicina la cifra autentica all'80 per cento. E questo vuol dire che tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffè, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, più di 3 di loro su 4 sono analfabeti: sembrano “normali” anch'essi, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende senza apparenti difficoltà, non li distinguiamo con alcuna evidenza da quell'unico di loro che non è analfabeta, e però sono “diversi”.  
Quel è questa loro diversità? Che sono incapaci di ricostruire ciò che hanno appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e sul computer. Sono incapaci! La (relativa) complessità della realtà gli sfugge, colgono soltanto barlumi, segni netti ma semplici, lampi di parole e di significati privi tuttavia di organizzazione logica, razionale, riflessiva. Non sono certamente analfabeti “strumentali”, bene o male sanno leggere anch'essi e – più o meno – sanno tuttora far di conto (comunque c'è un 5 per cento della popolazione italiana che ancora oggi è analfabeta strutturale, “incapace di decifrare qualsivoglia lettera o cifra”); ma essi sono analfabeti “funzionali”, si trovano cioè in un'area che sta al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura o nell'ascolto di un testo di media difficoltà. Hanno perduto la funzione del comprendere, e spesso – quasi sempre - non se ne rendono nemmeno conto. 

Cari amici, mobilitiamoci per salvare l'Italia, salvare gli italiani e salvare la lingua italiana. Cominciando a denunciare e a opporci ai governanti che si rivolgono a noi italiani usando termini inglesi come "Jobs Act" o "Fertility Day". La lingua italiana è lo strumento con cui manifestiamo in senso compiuto ciò che siamo, tramandiamo noi stessi ai posteri, salvaguardiamo il patrimonio culturale dei nostri avi. Disperdere e poi annullare la lingua italiana è una morte interiore.