Salvini è diventato “l’uomo forte” della politica italiana. Per valorizzare il momento di grazia farebbe bene a inglobare il Centrodestra e tornare al più presto al voto

Buongiorno amici. Matteo Salvini si è affermato come “l’uomo forte” della politica italiana. Lo conferma il successo straripante della Lega alle amministrative. Lo evidenzia il riscontro dei sondaggi che danno la Lega come il primo partito superando il Movimento 5 Stelle che arretra rispetto alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. È ormai chiaro che una maggioranza relativa di italiani si identifica in Salvini perché ha il coraggio di dire ciò che loro pensano e vede Salvini come il “salvatore della Patria”. Salvini affascina ed è stimato anche perché ha realizzato un vero e proprio miracolo politico, salvando la Lega che nel dicembre 2012 sembrava destinata a scomparire decapitata al vertice dallo scandalo che si abbatté su Umberto Bossi e la sua famiglia, fino a elevarla a primo partito del Centrodestra con il 17% dei consensi e potenzialmente a primo partito d’Italia con oltre il 29% dei consensi. 

Ebbene questo miracolo politico è esclusivamente opera di Salvini. Per la precisione della sua eccezionale e ineguagliabile capacità di raccogliere il consenso attraverso la sua prestazione mediatica. Salvini è in assoluto il politico più capace a valorizzare i mezzi di comunicazione di massa, dalla televisione a Internet. Sostanzialmente Salvini è il politico di maggior successo perché è quello che sa rappresentare meglio la realtà degli italiani utilizzando un linguaggio semplice, chiaro e diretto, con un tono di denuncia e con un messaggio ispirato alla sfida. Quindi è un successo legato all’ambito della comunicazione, dove sia le parole sia le iniziative intraprese come il blocco delle navi delle Ong cariche di “migranti” sono a costo zero. È in definitiva il successo del Salvini politico, da leader incontrastato della Lega, non del Salvini statista, da vice-Primo ministro e ministro dell’Interno che esordisce nel governo dello Stato. 

Ebbene, mentre tocchiamo con mano che Salvini cresce sul piano del consenso popolare e nei sondaggi fintantoché rappresenta le istanze degli italiani, denunciando e sfidando i poteri forti dell’Eurocrazia e della finanza speculativa globalizzata, nessuno può prevedere cosa accadrà quando il Salvini politico dovrà cedere il passo al Salvini statista, quando Salvini dovrà passare dalla denuncia alla proposta e dalle parole ai fatti. Certamente in questa eventuale transizione Salvini sconterà il fatto che in seno a questa coalizione governativa ibrida, frutto di un sodalizio contro-natura tra due soggetti che hanno contenuti politici ed elettorati contrapposti, la Lega rappresenta il socio di minoranza disponendo della metà dei consensi del Movimento 5 Stelle, 17% contro il 33%.

Ecco perché è opportuno che Salvini si domandi se gli convenga andare avanti con il rischio di veder precipitare l’attuale consenso che sta ottenendo a costo zero quando la sua attività concreta risulterà onerosa e magari inefficiente e insoddisfacente? Non è preferibile che Salvini sfrutti questo momento di grazia per lui e di disgrazia per gli alleati del Centrodestra per inglobarli nella Lega e subito dopo cogliere la prima opportunità per tornare al più presto alle urne con una nuova legge elettorale che attribuisca la maggioranza assoluta del Parlamento al soggetto politico che supera il 40% dei consensi?