Il fatto che il governo, la Chiesa, la sinistra, le femministe, più in generale i cultori del relativismo che è la fede egemone condivisa trasversalmente nell'Europa che fu cristiana, convergano sulla legittimazione del burkini, una gabbia di stoffa che imprigiona il corpo delle donne musulmane che fanno il bagno al mare o in piscina,  
significa che in Italia ci stiamo assuefando all'islamizzazione assumendo il comportamento di chi sceglie di suicidarsi inalando un gas letale a piccole dosi, assimilandolo al punto da poterlo tollerare il più a lungo possibile, fino all'ineluttabile morte che proprio perché voluta ci immortalerà con il sorriso sulle labbra. 

Abbiamo rapidamente legittimato il velo islamico semplice, perché tutto sommato anche le nostre nonne lo indossavano. Poi abbiamo legittimato il velo islamico integrale con una circolare del ministero dell'Interno del 2005, nonostante violi in modo flagrante l’articolo 5 della legge 152 del 1975. In parallelo abbiamo legittimato l'islam come religione, nonostante non sia considerato una religione “ugualmente libera davanti alla legge”, non ottemperando all'articolo 8 della Costituzione che esige sia la stipula di un'intesa con lo Stato sia che il proprio statuto non contrasti con l'ordinamento giuridico italiano. Ciononostante abbiamo legittimato la proliferazione sul territorio italiano delle moschee, delle scuole coraniche, di macellerie e alimentari halal, di associazioni e enti assistenziali islamici, di “comunità islamiche”.

Il nostro vero problema è che siamo a tal punto fragili dentro che solo quando siamo costretti alla dolorosa conta dei nostri morti colpiti dalla ferocia del terrorismo islamico, scopriamo l'onestà intellettuale di guardare in faccia alla realtà dell'islam e riscattiamo il coraggio umano di denunciarne l'intrinseca violenza, a cominciare dalla riduzione della donna a schiava sessuale («Le vostre spose per voi sono come un campo. Venite pure al vostro campo come volete». Corano - 2, 223). È il caso della Francia, il paese più colpito dalla ferocia islamica, il cui capo di governo Manuel Valls ha correttamente detto che “il burkini è la traduzione di un progetto politico, di contro-società, fondato tra l'altro sull'asservimento della donna. Dietro il burkini c'è l'idea che per natura le donne sarebbero impudiche, impure, che dovrebbero dunque essere completamente coperte. Di fronte alle provocazioni la Repubblica deve difendersi”.

Ebbene nell'Italia disinvolta che è stata finora risparmiata dalle stragi che hanno insanguinato la Francia solo perché consentiamo ai terroristi islamici di entrare senza documenti, senza essere identificati e li ospitiamo gratuitamente, il ministro dell'Interno Alfano ha legittimato il burkini sia perché formalmente non violerebbe la legge sia soprattutto perché vietarlo sarebbe una provocazione che potrebbe “attirare reazioni violente”. Possibile che mentre per la Francia la provocazione è indossare il burkini, per l'Italia sarebbe il vietarlo? D'accordo con Alfano è la Chiesa, che attraverso il vescovo Nunzio Galantino, Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, ha tagliato corto: “Trovo paradossale che ci allarmi una donna troppo vestita mentre sta facendo il bagno al mare”.

Ed è così che stiamo inalando man mano il gas letale dell'islam con cui ci stiamo suicidando. Non abbiamo capito che il velo semplice, il velo integrale, l'islam, le moschee, il burkini, l'auto-invasione di clandestini islamici, il terrorismo islamico autoctono e endogeno, sono tappe della crescente islamizzazione. Con le loro divise, le loro fortezze, i loro giovanotti nel pieno della fertilità maschile, le loro donne che sbarcano incinte, con i loro “martiri” che aspirano a conquistare le 72 vergini massacrandoci in quanto “miscredenti”, occupano spazi fisici, spirituali, giuridici, demografici, politici e finanziari. È solo questione di tempo prima che ci sottomettano del tutto all'islam. A meno che non ci svegliamo dal sonno della ragione, riscattiamo la certezza e l'orgoglio di chi siamo, ritroviamo il coraggio di combattere per vincere la guerra scatenata dall'islam.