Ora che la vicenda della strage del mercatino di Natale a Berlino si è formalmente conclusa con l'uccisione del terrorista islamico tunisino Anis Amri a Sesto San Giovanni, l'unica vera buona notizia è che è stata scongiurata una strage di gran lunga più sanguinosa.

Il piano originario dell'attentato contemplava la sua morte come "martire dell'islam", facendosi esplodere o sparando all'impazzata tra la folla, prima di essere a sua volta ucciso, assicurandosi il Paradiso di Allah e le 72 vergini. Il testamento di Amri, diffuso dall'agenzia di stampa Amaq legata all'Isis, conferma la volontà di morire da "shahid" dopo aver punito i "mangiatori di maiali", che saremmo tutti noi cristiani. Il fatto stesso che Amri abbia abbandonato nel Tir il proprio documento d'identità, così come accadde con gli stragisti di Parigi e di Nizza, attesta che volesse farsi riconoscere dopo essersi immolato. Amri invece ha cambiato idea all'ultimo istante, così come fece la sera del 13 novembre 2015 l'ottavo terrorista islamico di Parigi, Salah Abdelsalam, l'unico che non si fece esplodere e che per quattro mesi rimase nascosto a casa nel quartiere di Molenbeck a Bruxelles. È probabile che anche Amri stesse fuggendo in un luogo da lui considerato sicuro in Italia.

Meritano un encomio i due poliziotti che l'hanno arrestato e ucciso. Ma sarebbe stato molto più utile catturarlo vivo per poter ricostruire la rete delle connivenze di cui godeva nel nostro Paese. È stato comunque inopportuno che il neo-ministro dell'Interno Minniti abbia svelato la loro identità e che siano state diffuse le loro foto. Possibile che non sappia che siamo in guerra e che ora questi due poliziotti sono a rischio? A questo punto, oltre all'encomio che non costa nulla, mi auguro che li si premi concretamente. La Merkel aveva promesso 100 mila euro a chi avesse identificato l'autore della strage. Ebbene i nostri due poliziotti, che guadagnano mediamente 1350 euro al mese, se li meritano ampiamente.

E per cortesia la smettano Gentiloni, Alfano e Minniti di autoglorificarsi per l'uccisione di Amri. Proprio questo caso, più di altri, ci fa toccare con mano che l'Italia è un colabrodo sul piano della sicurezza e che non siamo in alcun modo adeguati a fronteggiare la guerra del terrorismo islamico. Amri era stato giustamente considerato come un soggetto altamente pericoloso. Dopo essere sbarcato da clandestino a Lampedusa nel 2011, in 4 anni ha incendiato due centri di accoglienza (Lampedusa e Belpasso), è stato in 6 carceri diverse (Catania, Enna, Sciacca, Agrigento, Pagliarelli e Ucciardone di Palermo), si è procurato 6 diversi passaporti arabi (4 egiziani, uno libanese, uno tunisino) e un documento d'identità italiano tutti falsi. E quando uscì dal carcere nella primavera del 2015 è sì scattato un provvedimento di espulsione, ma dal Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Caltanissetta, non essendo pervenuto in tempo il riconoscimento da parte delle autorità tunisine, ad Amri è stato semplicemente notificato un provvedimento di allontanamento dall'Italia, che di fatto corrisponde a rimetterlo in libertà. Infatti dall'Italia si trasferì in Germania per perfezionare la sua carriera di aspirante "martire dell'islam".

Soprattutto, fosse solo per scaramanzia, la smettano di ripeterci e di convincersi che se finora l'Italia non ha subito attentati terroristici islamici lo si deve all'eccellenza delle nostre forze dell'ordine e degli apparati di sicurezza. Basta prenderci in giro. Lo sappiamo tutti che veniamo risparmiati solo perché consentiamo loro di scorrazzare a proprio piacimento in entrata e in uscita nel nostro territorio nazionale. Ma è del tutto ovvio, e il caso Amri lo attesta, che i terroristi islamici si sono radicati in Italia e che ci colpiranno quando lo decideranno. Possibile che debba esserci anche da noi una strage affinché chi ci governa capisca che siamo in guerra e che il nemico da combattere e sconfiggere è l'islam che attraverso il lavaggio di cervello trasforma le persone in robot della morte?
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