(Il Giornale, 16 gennaio 2017) - Stiamo subendo un crimine epocale. La nostra ricca Italia si sta trasformando in italiani sempre più poveri, assoggettati alla dittatura finanziaria ed eurocratica, oppressi da uno Stato ladrone e aguzzino. Chi ci governa ha spalancato le frontiere promuovendo un'auto-invasione di clandestini prevalentemente islamici che finiranno per sostituirci come società e per porre fine alla nostra civiltà. 

Subiamo un tracollo demografico in assenza di una strategia per la crescita della natalità mentre viene scardinato l'istituto della famiglia naturale, l'unica che può rigenerare la vita, inculcando l'ideologia dell'omosessualismo dagli asili nido fino alla codificazione giuridica, dopo aver legittimato l'aborto di fatto praticato come anticoncezionale. 

Siamo in preda alla paura per il dilagare della criminalità e l'irrompere del terrorismo islamico, mentre le forze dell'ordine non vengono messe nella condizione di poter garantire la sicurezza. Abbiamo a tal punto aderito all'ideologia del relativismo da perdere la certezza di chi siamo, finendo per odiare noi stessi e amare il nostro aspirante carnefice, legittimando l'islam come religione e auto-colpevolizzandoci per le atrocità altrui, concependo la nostra casa comune una terra di nessuno e trasformandola in una terra di conquista.

Ecco perché oggi più che mai diventa vitale identificare chi è il nemico da combattere in questa vera e propria guerra sferrata su vari fronti. Ad esempio, sul fronte dell'islam, chiariamo che il nemico è l'islam come religione e non i musulmani come persone, che vanno sempre rispettati e che sono essi stessi vittime di un'ideologia del tutto incompatibile con le nostre leggi, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori che sostanziano la nostra civiltà. Ne consegue che è del tutto sbagliata la strategia governativa concentrata nell'identificare i terroristi veri o presunti che navigano in Rete o tramano nelle carceri, consentendo alle moschee di prosperare e diffondersi affermandosi come il referente dei musulmani dentro casa nostra, consentendo loro di aggregarsi in “comunità” distinte dalla società italiana che si auto-regolamentano sulla base della sharia, la legge islamica. Così come è suicida la posizione delle Chiese cristiane che legittimano l'islam come religione mettendolo sullo stesso piano del cristianesimo.

Ugualmente sul fronte dell'immigrazione, il nemico è l'immigrazionismo, un'ideologia che ci impone di accoglierli illimitatamente e incondizionatamente, e non sono gli immigrati come persone che vanno innanzitutto aiutati a vivere dignitosamente a casa propria. Così come dobbiamo combattere contro il multiculturalismo, che ci impone di elargire diritti e libertà senza esigere l'ottemperanza dei doveri e il rispetto delle regole, e prendere atto che la multiculturalità è un dato di fatto ovunque nel mondo. 

Così come vanno condannati il buonismo e non le persone di buona volontà, l'omosessualismo e non gli omosessuali, la dittatura finanziaria e non le banche, la dittatura informatica e non l'uso strumentale di prodotti informatici, lo statalismo e non la partecipazione statale, il globalismo e non la cooperazione internazionale, la partitocrazia e non i politici, la magistratocrazia e non i magistrati, l'eurocrazia e non gli europeisti.

La guerra in atto la potremo vincere solo se la maggioranza degli italiani saranno uniti ispirandosi all'esortazione di Sant'Agostino: “Amare il peccatore, odiare il peccato”. Siamo tutti sulla stessa barca. Per salvarci abbiamo bisogno della collaborazione degli italiani con gli immigrati e gli stessi musulmani che scelgono di condividere l'Italia pur nell'abbandono dell'immigrazionismo e nella messa fuorilegge dell'islam; degli imprenditori, delle banche, dei politici, degli amministratori pubblici, dei magistrati, delle forze dell'ordine accomunati dall'amore per l'Italia e dalla determinazione a tramandare ai nostri figli l'unica civiltà al mondo che si fonda sulla sacralità della vita, sulla pari dignità tra le persone, sulla libertà di scelta.