Più i terroristi islamici ci uccidono, più legittimiamo l'islam

(Il Giornale, 25 marzo 2016) - Anche nel dopo-Bruxelles, così come si era verificato nel dopo-Parigi, sembra che la vera emergenza in Europa non sia il contrasto alla realtà del terrorismo perpetrato ottemperando letteralmente e integralmente a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto e ha fatto Maometto, ma il contrasto alla rappresentazione della realtà da parte di coloro che correttamente denunciano il “terrorismo islamico” e specificatamente l' “islam”. Ebbene anche ora registriamo la mobilitazione delle istituzioni e dei governi europei, della Chiesa, dei grandi mezzi di comunicazione di massa per mettere a tacere, criminalizzare e sanzionare tutte le voci non sottomesse alla “neolingua”, coniata da Orwell nel suo romanzo “1984”, attualizzata all'insegna del più rigoroso islamicamente corretto.

Puntualmente, mentre sono in corso le atrocità di terroristi islamici europei che infieriscono contro altri cittadini europei condannati indiscriminatamente come “miscredenti”, si eleva una barriera a difesa dell'islam in quanto religione, vietando esplicitamente di usare l'espressione “terrorismo islamico”. Noi l'abbiamo toccato con mano con il processo mediatico e la mobilitazione islamica contro il titolo del Giornale “Cacciamo l'islam da casa nostra” e per le parole del direttore Sallusti “l'islam e il suo Allah sono incompatibili con la nostra civiltà”. 

A questo punto solleviamo noi il fulcro del problema: nel nostro stato di diritto è lecito o no usare la ragione per entrare nel merito dei contenuti di un'idea, di un'ideologia e di una religione, esprimendo in libertà una valutazione che può essere critica, di accettazione o di condanna? Perché in Italia e in Europa chiunque può dire tutto e di più sul cristianesimo, la Chiesa, il Papa, Gesù e la Madonna, ascrivendolo alla libertà d'espressione, mentre non si deve dire nulla contro l'islam, Allah, Maometto e il Corano? La risposta è semplice: chi denuncia il cristianesimo non gli succede assolutamente nulla, mentre chi denuncia l'islam viene condannato a morte.

Ed è così che più i terroristi islamici ci uccidono, più legittimiamo l'islam. Più i tagliagole sgozzano, decapitano, massacrano e si fanno esplodere dentro casa nostra, più vincono i taglialingue che ci impongono di legittimare l'islam a prescindere dai suoi contenuti. Più contiamo i nostri morti vittime del terrorismo islamico, più diamo visibilità pubblica e accreditiamo sul piano istituzionale sedicenti imam e presidenti di “comunità islamiche”. Più scatenano la guerra nel nome dell'islam, più si consolida il mito dell' “islam moderato”, incarnato da musulmani che sostengono che i "criminali" non avrebbero nulla a che fare con l'islam, assicurandoci che l'islam è una religione di pace e di amore del tutto simile al cristianesimo. Più siamo destabilizzati dal terrorismo islamico e condizionati dall'islamizzazione demografica, religiosa e culturale, più cresce il fronte di autoctoni relativisti e islamofili che denunciano la “islamofobia”, la follia di voler scatenare la guerra all'islam, il razzismo nei confronti dei musulmani, ricordandoci che se proprio i musulmani sono le principali vittime del terrorismo islamico ciò assolverebbe l'islam.

La conclusione è che quest'Europa è votata al suicidio. Chi di noi sopravvive alla violenza fisica dei terroristi islamici tagliagole, è destinato a morire dentro, sottomettendosi alla violenza mentale, morale e affettiva dei terroristi islamici taglialingue, che ci spogliano della nostra libertà di scelta e dignità umana. 
magdicristianoallam.it