Renzi chiarisce che il governo deve sopravvivere affinché questo parlamento elegga un Presidente della Repubblica europeista e non sovranista

Cari amici, ora abbiamo la certezza che questo governo ha come priorità assoluta quella di tirare a campare fino all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Il mandato di Sergio Mattarella, iniziato il 3 febbraio 2015, scadrà il 3 febbraio 2022. Per il governo è vitale riuscire a sopravvivere, costi quel che costi, per altri 13 mesi fino al 3 agosto del 2021, quando inizierà il «semestre bianco» nel corso del quale il Capo dello Stato non potrà sciogliere il Parlamento. Significa che per altri 13 mesi, pur di sopravvivere, questo governo prolungherà l’emergenza Coronavirus limitando i diritti e le libertà costituzionali, darà in pasto agli italiani roventi polemiche sulla nuove leggi della omotransfobia e ius soli, nonché sull’eliminazione della legge Salvini su sicurezza e immigrazione. L’importante è che il tempo passi e che, oltre alle denunce sui social e alle manifestazioni contingentate, non succeda concretamente nulla che metta a rischio la tenuta del governo. 

In un’intervista pubblicata oggi su «Repubblica» Matteo Renzi, leader di «Italia Viva», ha detto che un patto di maggioranza per la nomina del prossimo Presidente della Repubblica, «deve essere il nostro traguardo di legislatura», perché «dobbiamo evitare che il Quirinale sia la gara di ritorno di chi ha perso al Papeete». 

Il riferimento è a Matteo Salvini: «Abbiamo mandato a casa Salvini per evitare che l’Italia diventi sovranista e anti Bruxelles come l’Ungheria». L’unica possibile apertura al Centrodestra ci sarebbe se anche il Centrodestra votasse per un candidato che sostiene l’Unione Europea e la Nato: «Se Salvini e Meloni votano un Presidente europeista e filo atlantico, bene», ma in ogni caso «va invece scongiurato il rischio di ritrovarci con un Capo dello Stato tipo Orban».

Nell’ottobre 2019 Renzi, parlando alla prima assise pubblica di «Italia Viva» alla Leopolda, aveva già chiarito la priorità del governo: «Non è nella disponibilità di nessuno, né del Presidente del Consiglio o dei leader politici, mettere in discussione che questa legislatura abbia il dovere istituzionale di garantire una maggioranza realmente antisovranista e pro-europeista alle elezioni del prossimo Presidente della Repubblica. Se rimane questa legislatura, il Presidente della Repubblica che ci accompagnerà al 2029 sarà espressione di forze politiche che credono nell'Europa e non mettono in discussione l'euro un giorno si e uno no».

Cari amici, non condivido assolutamente le idee politiche di Matteo Renzi. Ma apprezzo la sua franchezza. Politicamente sono schierato sul fronte opposto: io voglio che l’Italia diventi uno Stato nazionale effettivamente indipendente e riscatti la sua totale sovranità sul piano monetario, legislativo, giudiziario, della difesa e della sicurezza, alimentare, energetica e informatica. 

Prendo atto che ormai non ha più senso divedere i partiti in destra, centro e sinistra. La vera linea di demarcazione è l’essere a favore dell’Italia indipendente e sovrana, oppure a favore della dissoluzione del nostro Stato nazionale e della fagocitazione dell’Italia in seno all’Unione Europea e al Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata. A favore di questa seconda prospettiva, la fine dell’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano, sono schierati i partiti dell’attuale governo, il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Liberi e Uguali, +Europa. Così come è la posizione espressa dall’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ma purtroppo manca in seno a questo Parlamento un solo partito autenticamente sovranista, cioè che dica chiaramente e operi concretamente affinché l’Italia riscatti la propria sovranità monetaria e esplicitamente esca dall’euro. Va da sé che non c’è in seno a questo Parlamento un fronte dell’opposizione autenticamente sovranista. Non si tratta di dire «a me l’euro non piace» o «potremmo considerare l’uscita dall’euro», ma di affermare in modo inequivocabile che l’Italia deve riscattare la propria sovranità monetaria, senza cui non potrà esserci un autentico rilancio dello sviluppo, e dire esplicitamente che l’Italia deve uscire dall’euro.

Ecco perché oggi l’associazione di formazione culturale e di mobilitazione civile «Insieme ce la faremo» ha il dovere di far conoscere al maggior numero possibile di italiani le ragioni per cui dobbiamo riscattare la nostra sovranità. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

Postato il 26/06/2020 14:31:47 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Palamara è solo la punta dell'iceberg. La Magistratura è strutturalmente marcia a causa del «sistema delle correnti»

Cari amici, come previsto di Luca Palamara non si parla più. Eppure Palamara è solo la punta dell'iceberg, la radice del male sono le fondamenta su cui si regge la Magistratura. Oggi gli italiani toccano con mano che la Magistratura è strutturalmente marcia. Sottolineo la «Magistratura» come istituzione, non i magistrati come persone. Sono d'accordo con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando dice che la maggioranza dei magistrati sono persone perbene, estranei alla corruzione, allo scambio di favori, al nepotismo, ai giochi di potere, alla collusione con il mondo della politica, degli affari e del malaffare. Ma dissento da Mattarella quando immagina che la Magistratura possa auto-riformarsi. Il male si annida proprio nel «sistema delle correnti», denunciato da Palamara, che sta alla base della struttura del Consiglio Superiore della Magistratura, l'organo di auto-governo della Magistratura di cui lo stesso Mattarella è il Presidente, e della struttura dell'Associazione Nazionale Magistrati, l'organo di rappresentanza della Magistratura. Non si tratta quindi di riformare la Magistratura ma di azzerarla e ricostruirla dalle fondamenta, su nuove basi, nuove logiche, nuovi obiettivi.

Dissento totalmente da Luca Palamara, l'ex Procuratore di Roma, espulso sabato scorso dall'Associazione Nazionale Magistrati dopo esserne stato il Presidente dal 2008 al 2012, ed essere stato sospeso dalla carica e dallo stipendio nel luglio 2019 da Consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura. Il caso ha voluto che sia nato nel mio stesso giorno, il 22 aprile, diciasette anni dopo la mia nascita. Ma a parte questa casualissima coincidenza, non c'è assolutamente nulla che ci accomuna. Eppure su un punto sento di dargli ragione, quando dice che se Palamara è colpevole allora sono colpevoli anche gli altri magistrati proprio perché fanno tutti riferimento allo stesso «sistema delle correnti» alla base della struttura di rappresentanza e di auto-governo della Magistratura: «Io mi assumo le mie responsabilità. Ma non posso assumermi quelle di tutti. Non posso essere considerato solo io il responsabile di un sistema che ha fallito e che ha penalizzato coloro i quali non risultano iscritti alle correnti. Palamara non si è svegliato una mattina e ha inventato il sistema delle correnti. Ma ha agito e ha operato facendo accordi per trovare un equilibrio e gestire il potere interno alla magistratura».
Intanto il Consiglio Superiore della Magistratura ha aperto un'indagine nei confronti di venti magistrati indicati da Palamara come partecipi degli stessi reati che gli vengono contestati. Negli scorsi giorni il CSM si era spaccato sulla nomina di Raffaele Cantone a nuovo Capo della Procura di Perugia, che è titolare dell'inchiesta sul caso Palamara e che lo stesso Palamara aveva cercato di condizionare per avere una sponda favorevole. 

Ebbene il «sistema delle correnti», cioè l'ideologizzazione e la politicizzazione della Magistratura, che si traduce nella spartizione delle cariche a secondo del riferimento del magistrato a questo o talaltro partito, ha creato una commistione tra la Magistratura e la Politica, trasformandole in Magistratocrazia e Partitocrazia, un sodalizio che, unitamente all'inconsistenza del Parlamento e alla pochezza del Governo, ha prodotto lo sfascio dell'Italia, l'abbandono degli italiani, la decadenza della nostra civiltà. 
Questa è la fotografia del Consiglio Superiore della Magistratura. Oltre ai tre membri di diritto, il Capo dello Stato che è Presidente di diritto del CSM, il primo Presidente e il Procuratore generale della Corte di cassazione, ne fanno parte 24 consiglieri elettivi, 8 laici e 16 togati. I componenti laici sono personalità politiche: Alberto Maria Benedetti del Movimento 5 Stelle, Emanuele Basile della Lega Nord, Filippo Donati del M5S, Fulvio Gigliotti del M5S, Alessio Lanzi di Forza Italia, Stefano Cavanna della Lega Nord, David Ermini del Partito Democratico, Michele Cerabona di Forza Italia.
I componenti togati del CSM sono: Piercamillo Davigo (Autonomia e Indipendenza – A&I), Loredana Miccichè (Magistratura indipendente – M.I., di centrodestra); Luigi Spina (Unità per la Costituzione, UniCost, di centro), Sebastiano Ardita (A&I), Antonio Lepre (M.I.), Giuseppe Cascini (Area); Marco Mancinetti (UniCost), Paola Maria Braggion (M.I.), Giovanni Zaccaro (Area, lista di Magistratura democratica e Movimento per la giustizia - Articolo 3, di sinistra), Gianluigi Morlini (UniCost), Corrado Cartoni (M.I.), Michele Ciambellini (UniCost), Alessandra Dal Moro (Area), Mario Suriano (Area), Paolo Criscuoli (M.I) e Concetta Grillo (UniCost).
L'attuale Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati è Luca Poniz (Area); il vice-Presidente è Alessandra Salvadori (Unicost), il Segretario è Giuliano Caputo (Unicost), il vice-Segretario è Cesare Bonamartini (Autonomia e Indipendenza). Nel Comitato Direttivo figurano 13 membri di Unità per la Costituzione, 9 membri di Area, 8 membri di Magistratura indipendente, 6 membri di Autonomia e Indipendenza.

Cari amici, tocchiamo con mano che il male è insito in questa struttura, il «sistema delle correnti» di cui ha beneficiato e per il quale è stato incriminato Palamara.  Bisogna ricostruire dalle fondamenta la Magistratura, con una nuove basi, logiche e obiettivi che si traducano in un suo sostanziale depotenziamento, affinché cessi di essere una «casta», che beneficia dei più alti stipendi e privilegi tra i dipendenti pubblici, e il «potere forte» che si è sovrapposto e si è imposto sia sul potere legislativo sia sul potere esecutivo, emanando sentenze che hanno forza di legge, condizionando i partiti e il governo dello Stato al punto di attuare un vero e proprio colpo di stato giudiziario nel 1994 che ha spazzato via i principali partiti della Prima Repubblica ad eccezione del Partito Democratico della Sinistra, l'ex Partito Comunista. È evidente che chi ci governa vuole che la nostra attenzione sia focalizzata sul caso singolo di Palamara, di cui già non si parla più, datoci in pasto quasi fosse una vittima sacrificale per placare il malumore degli italiani. Dobbiamo invece mobilitarci culturalmente per prendere consapevolmente che il problema non è un singolo magistrato ma è l'istituzione della Magistratura così come oggi è concepita. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

Postato il 23/06/2020 10:32:24 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il caso Palamara: non è ipotizzabile, come sostiene Mattarella, che sia la Magistratura ad auto-riformarsi secondo la logica «i panni sporchi si lavano in famiglia»

Cari amici buona domenica. Lo sapevamo già che la Magistratura è inquinata da logiche eversive di chi si sente al di sopra della legge e che ha messo a repentaglio lo stato di diritto. L'ha ammesso lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un discorso al Quirinale giovedì scorso 18 giugno. Ma con le dichiarazioni pubblicate oggi dell'ex Pubblico ministero Luca Palamara, che è stato ieri espulso dall'Associazione Nazionale Magistrati, l'organo rappresentativo del 90% dei magistrati, di cui Palamara è stato Presidente dal 2008 al 2012, noi italiani tocchiamo con mano il degrado profondo e diffuso in seno al potere dello Stato che dovrebbe attuare ma che ha tradito la massima che si legge in tutte le aule dei tribunali «La legge è uguale per tutti». 
Palamara nel luglio 2019 fu sospeso dalle sue funzioni e dallo stipendio dal Collegio disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, l'organo di auto-governo della Magistratura, di cui Palamara era consigliere, per aver tramato in una cena all'Hotel Champagne a Roma insieme a cinque consiglieri del CSM (che si sono dimessi), l'ex ministro del Partito Democratico Luca Lotti e il deputato sempre del Pd Cosimo Ferri per condizionare la nomina del Procuratore di Roma.
Ebbene oggi Palamara è passato al contrattacco: «Io mi assumo le mie responsabilità. Ma non posso assumermi quelle di tutti». Denuncia innanzitutto i probiviri dell'ANM  che l'hanno espulso accusandoli «di essere loro per primi i beneficiari del sistema di cui solo io oggi sono ritenuto colpevole (…) So che devo rispondere dei miei comportamenti e di quello che è accaduto all'Hotel Champagne. Ma, allo stesso tempo non posso essere considerato solo io il responsabile di un sistema che ha fallito e che ha penalizzato coloro i quali non risultano iscritti alle correnti (…) Palamara non si è svegliato una mattina e ha inventato il sistema delle correnti. Ma ha agito e ha operato facendo accordi per trovare un equilibrio e gestire il potere interno alla magistratura».

In questo contesto ho apprezzato la denuncia fatta da Mattarella del discredito in cui versa la Magistratura: «La magistratura deve necessariamente impegnarsi a recuperare la credibilità e la fiducia dei cittadini, così gravemente messe in dubbio da recenti fatti di cronaca», che «sembra presentare l’immagine di una magistratura china su stessa, preoccupata di costruire consensi a uso interno, finalizzati all’attribuzione di incarichi», che «fa intravedere un’ampia diffusione della grave distorsione sviluppatasi intorno ai criteri e alle decisioni di vari adempimenti nel governo autonomo della Magistratura», e che «queste vicende hanno gravemente minato il prestigio e l’autorevolezza dell’intero Ordine giudiziario». 
Mattarella ha criticato il sistema delle correnti interne all’Associazione Nazionale Magistrati le cui scelte determinano la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura presieduto dallo stesso Mattarella: «Questo è il momento di dimostrare, con coraggio, di voler superare ogni degenerazione del sistema delle correnti per perseguire autenticamente l’interesse generale ad avere una giustizia efficiente e credibile. E’ indispensabile porre attenzione critica sul ruolo e sull’utilità stessa delle correnti interne alla vita associativa dei magistrati».
Mattarella ha apertamente denunciato la pratica dell’assegnazione dei ruoli in seno al Consiglio Superiore della Magistratura sulla base delle raccomandazione, del nepotismo, dello scambio di favori a danno della meritocrazia: «È necessario che il tracciato della riforma sia volto a rimuovere prassi inaccettabili, frutto di una trama di schieramenti cementati dal desiderio di occupare ruoli di particolare importanza giudiziaria e amministrativa, un intreccio di contrapposte manovre, di scambi, talvolta con palese indifferenza al merito delle questioni e alle capacità individuali».
Mattarella è arrivato al punto di ricordare alla Magistratura che deve attenersi al rispetto della Costituzione: «Il compito primario assegnato dalla Costituzione al Consiglio Superiore della Magistratura impone, in modo categorico, che si prescinda dai legami personali, politici o delle rispettive aggregazioni, in vista del dovere di governare l’organizzazione della magistratura nell’interesse generale». Mattarella ha insistito sul fatto che i magistrati devono essere «fedeli soltanto alla Costituzione. È questa l’unica fedeltà richiesta ai servitori dello Stato a tutela della democrazia su cui si fonda la nostra Repubblica».
Tuttavia Mattarella ha escluso un suo intervento per porre fine al degrado presente in seno alla Magistratura: «Si odono talvolta esortazioni, rivolte al Presidente della Repubblica, perché assuma questa o quell’altra iniziativa, senza riflettere sui limiti dei poteri assegnati dalla Costituzione ai diversi organi costituzionali (…) Ho ritenuto, e ritengo, di avere il dovere di non pretendere di ampliare quella sfera al di fuori di quanto previsto dalla Costituzione e dalla legge (…) Non esistono motivazioni contingenti che possano giustificare l’alterazione della attribuzione dei compiti operata dalla Costituzione: qualunque arbitrio compiuto in nome di presunte buone ragioni aprirebbe la strada ad altri arbitri, per cattive ragioni».
Quindi, secondo Mattarella, è la stessa Magistratura, attraverso il suo stesso organo di rappresentanza interna, l'Associazione Nazionale Magistrati, che deve auto-riformarsi. Proprio perché l'Ordine giudiziario è uno dei tre poteri dello Stato preposto a sanzionare chi non rispetta le leggi, e non è una istituzione privata di stampo familistico, non condivido affatto la logica di Mattarella dei «panni sporchi si lavano in famiglia». È il Presidente della Repubblica in primis, nella sua veste di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, unitamente al Parlamento, il potere dello Stato preposto a promulgare le leggi, che devono promuovere la riforma della Magistratura.  

Stiamo parlando di un potere dello Stato che ha confermato di essere profondamente e diffusamente inquinato al suo interno per la collusione strutturale con i partiti politici a cui fanno riferimento le varie correnti dell'Associazione Nazionale Magistrati, in aggiunta agli scandali periodici sulla collusione con il mondo degli affari e talvolta persino della criminalità organizzata. Così come la Magistratura ha già pesantemente prevaricato i propri limiti definiti dalla Costituzione, considerando che ormai si sostituisce al Parlamento con le sentenze che acquisiscono valore di legge e, in parallelo, fa direttamente politica condizionando pesantemente l'attività dei partiti, raggiungendo il culmine con un vero e proprio colpo di stato giudiziario nel 1994 con la cosiddetta operazione «Mani pulite», sfociata nell'eliminazione di tutti i partiti della Prima Repubblica ad eccezione del Partito Comunista, della Lega Nord che era appena nata, e del Movimento Sociale Italiano che era emarginato fuori dal cosiddetto «arco costituzionale». 

Cari amici, come tutti voi sono profondamente preoccupato e inorridito dalla realtà che conoscevamo e che si conferma in seno alla Magistratura. Ecco perché non è ipotizzabile che sia la stessa Magistratura ad auto-riformarsi, dopo essersi macchiata di loschi scandali e aver fatto venir meno lo stato di diritto e leso la democrazia sostanziale, sovrapponendosi e sostituendosi sia al Parlamento sia al Governo. Mattarella e il Parlamento intervengano subito per risanare dalle fondamenta un vitale potere dello Stato, promulgando delle leggi e un nuovo ordinamento degli organi rappresentativi della Magistratura che recidano qualsiasi legame tra chi amministra la giustizia e il mondo della politica, degli affari e del malaffare. Così come si deve porre fine allo status di «casta» dei magistrati, che beneficiano dei più cospicui compensi e privilegi tra i funzionari dello Stato. Ugualmente si deve garantire senza alcuna eccezione la responsabilità penale e civile dei magistrati che violano la legge, affinché cessi l'assurda situazione che pone i magistrati al di sopra della legge. Solo così noi cittadini potremo tornare a credere che «La legge è uguale per tutti».  

  
 

Postato il 21/06/2020 19:50:19 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il “Patto trasversale per la scienza” promuove un fronte di scienziati, politici e giornalisti asserviti al potere

Cari amici, non conoscevo il «Patto Trasversale per la Scienza» prima di aver recentemente letto dell’iniziativa di chiedere l’incriminazione di Stefano Montanari, nanopatologo (esperto di malattie provocate da micro e nanoparticelle solide), del canale YouTube «Byoblu» di Claudio Messora, e di Vittorio Sgarbi per aver sostenuto o diffuso tesi sul Coronavirus diverse da quelle accreditate ufficialmente.

Non sapevo che il referente principale del «Patto trasversale per la Scienza» in Italia è Roberto Burioni, ospite fisso di Fabio Fazio, che ha pubblicato un libro a tempo di record poco dopo l’esplosione dell’epidemia in Italia, dal titolo scontato «Virus, La grande sfida», e con un sottotitolo inquietante «Come la scienza può salvare l’umanità».

Sono rimasto esterrefatto nell’apprendere che tra i politici che hanno aderito al “Patto trasversale per la Scienza”, subito dopo la sua fondazione nel gennaio 2019, c’è Beppe Grillo, il Fondatore e Garante del Movimento 5 Stelle, il soggetto politico che promuove la «dittatura informatica» in Italia. 

Rimango perplesso quando leggo nell’appello rivolto dal «Patto trasversale per la Scienza» ai partiti politici, che «Nessuna forza politica italiana si presta a sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica (i.e., negazionismo dell’AIDS, anti-vaccinismo, terapie non basate sull’evidenza scientifica, etc.). Tutte le forze politiche italiane si impegnano a governare e legiferare in modo tale da fermare l’operato di quegli pseudoscienziati che con affermazioni non-dimostrate ed allarmiste creano paure ingiustificate tra la popolazione nei confronti di presidi terapeutici validati dall’evidenza scientifica e medica».

Cari amici sono preoccupato perché si vorrebbe accreditare la scienza come un dogma, ma solo la scienza professata dagli scienziati legittimati da chi detiene il potere. Tutti gli altri scienziati o comunque tutti coloro che dissentono dalla scienza ufficiale devono essere zittiti, denunciati, radiati dal posto di lavoro e dall’albo professionale, incriminati e condannati per aver attentato alla salute pubblica. Sono preoccupato per la presenza di un fronte comune tra gli scienziati legittimati dal potere, i politici che incarnano il potere, i giornalisti asserviti al potere, contro gli scienziati, i politici e i giornalisti che dissentono dal potere. Sono preoccupato dal prendere atto della saldatura tra la «dittatura finanziaria» avviata dal tandem Giorgio Napolitano-Mario Monti nel 2011, la «dittatura informatica» formalizzata dall’ingresso del M5S in Parlamento nel 2013, e la «dittatura sanitaria» promossa da Giuseppe Conte con l’introduzione dello «stato di emergenza» lo scorso 31 gennaio. 

La scienza è per sua natura sperimentale, fa riferimento al metodo induttivo che parte dal basso e concerne uno specifico oggetto delimitato nello spazio e nel tempo. La scienza è di per sé neutra, il suo utilizzo può avvenire positivamente o negativamente come insegna il caso specifico del nucleare. Certamente l’utilizzo positivo della scienza può migliorare le nostre condizioni di vita. Ma la scienza non può «salvare l’umanità». La salvezza dell’umanità e di ciascuno di noi può risiedere in una religione, in un’ideologia, in una civiltà, cioè in contesti di natura trascendentale, che concernono l’insieme della nostra umanità, che sostanziano una logica deduttiva che parte dall’alto e determina a cascata tutta la realtà che ne consegue.  

Cari amici, liberiamoci dalla dittatura finanziaria, informatica e sanitaria, liberiamoci dal dogma della scienza che s’illude di «salvare l’umanità», liberiamoci di tutti i despoti che negano l’integralità della nostra umanità. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 19/06/2020 06:52:49 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Vi invito a aderire al Movimento di formazione culturale e di mobilitazione civile “Insieme ce la faremo”

Cari amici, sto raccogliendo le adesioni al Movimento di formazione culturale e di mobilitazione civile “Insieme ce la faremo”, per fortificarci dentro acquisendo una corretta rappresentazione della realtà e per condividere la missione storica di riscattare la sovranità dell’Italia, affermare il primato del bene degli italiani, far rinascere la nostra civiltà. 
“Insieme ce la faremo” è una “scuola di verità e libertà” per formare “protagonisti” consapevoli e determinati. L’attività del Movimento è essenzialmente culturale e sociale. Voglio ulteriormente chiarire che “Insieme ce la faremo” non è un partito, non intende diventare un partito, non vuole partecipare a nessuna elezione, non è interessato a nessuna poltrona. “Insieme ce la faremo” è interessato a collaborare con i partiti, i movimenti e le associazioni con cui c’è convergenza sul piano delle idee, dei valori e della prospettiva.
Concretamente l’attività del Movimento “Insieme ce la faremo” consta di una serie di incontri di formazione culturale tramite delle videoconferenze e, in una seconda fase, di una serie di incontri pubblici aperti ai cittadini per far conoscere le proposte per costruire un nuovo modello di Stato, di sviluppo, di società e di civiltà che restituiscano agli italiani la certezza della vita, dignità e libertà.
Per aderire al Movimento “Insieme ce la faremo” inviate una mail a :
adesione@insiemecelafaremo.org
Nella richiesta di adesione è necessario indicare le seguenti generalità:
Nome
Cognome
Comune
Provincia
Regione
Data di nascita
Professione
Cellulare
E-Mail

Vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro di condividere il successo della comune missione. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

Postato il 14/06/2020 19:34:21 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

In Occidente si è scatenata l'iconoclastia con masse inferocite che distruggono le statue di personaggi accusati di schiavismo, razzismo, colonialismo e fascismo

Cari amici, l'episodio scatenante della follia iconoclasta suicida dell'Occidente è stato l'uccisione per soffocamento da parte di un poliziotto «bianco» di George Floyd, cittadino «nero», indicato nel lessico ufficiale come «afroamericano», lo scorso 25 maggio a Minneapolis nel Minnesota, dopo che un negoziante aveva denunciato alla Polizia che Floyd spacciava banconote false. 

Strumentalizzando un caso specifico e la responsabilità singola di un poliziotto, in poche ore Floyd è stato elevato a «martire» e simbolo dell'anti-razzismo da parte del Movimento «Black Lives Matter», che significa «Le vite dei neri contano». E sull'onda di un'ondata di una violenza terrificante, con il dilagare del teppismo urbano, l'assalto e la devastazione dei negozi e delle proprietà private, il ferimento e l'uccisione di cittadini innocenti, l'America si è inginocchiata di fronte alla violenza, in un atto di sottomissione che ha coinvolto la Polizia, autorità politiche, americani «bianchi» che pubblicamente in ginocchio hanno chiesto coralmente scusa non solo per l'uccisione di Floyd ma per l'insieme dello schiavismo, del razzismo e del colonialismo presenti nella Storia degli Stati Uniti.

La condanna dell'uccisione di Floyd non può che essere assoluta e il poliziotto omicida deve essere sanzionato a norma di legge. Ma non si può non tener presente che Floyd era stato un criminale che aveva trascorso buona parte della sua vita in carcere, condannato per ben 5 volte a pene detentive per possesso e spaccio di droga, furto a mano armata, e che nel 2007 aveva fatto irruzione nella casa di una donna incinta e l’aveva minacciata colpendola alla testa e alla pancia con la pistola carica. Dall'autopsia è risultato che Floyd il giorno della sua morte, oltre ad essere positivo alla Sars-Cov-2, era strafatto di fentanyl e metanfetamine, droghe più letali dell'eroina.

Sconvolge pertanto che un personaggio autorevole come l'ex vice presidente Joe Biden, candidato democratico alla Casa Bianca, si è fatto ritrarre in ginocchio per commemorare Floyd e nel suo videomessaggio al funerale di Floyd, dopo aver affermato che «ora è il momento della giustizia razziale», si è spinto a sostenere che Floyd «ha cambiato il mondo».

La Presidente della Camera Nancy Pelosi, anche lei ritratta in ginocchio per commemorare Floyd, ha chiesto la rimozione delle statue di undici soldati degli Stati Confederati dal Campidoglio, sede del Congresso americano: «Monumenti a uomini che hanno promosso la crudeltà e la barbarie per raggiungere un fine così chiaramente razzista sono un grottesco affronto agli ideali americani di democrazia e libertà. Queste statue sono un omaggio all'odio e non un'eredità. Devono essere rimosse».

A Londra il Sindaco Sadiq Khan, musulmano praticante di origine pachistana, ha annunciato l'istituzione di una commissione per revisionare tutte le statue della città e accertare che rispettino «gli standard di diversità». La «Commissione per la diversità esaminerà le statue, i murales, l’arte di strada, i nomi delle vie e altri monumenti e valuterà quali lasciti debbano essere celebrati», ha detto il Sindaco Khan, aggiungendo: «È una scomoda verità che la nostra nazione debba gran parte della propria ricchezza al suo ruolo nel commercio di schiavi, ma mentre ciò si riflette nel nostro regno pubblico, il contributo di molte delle nostre comunità alla vita nella nostra capitale è stato volontariamente ignorato».

Nadhim Zahawi, Sottosegretario di Stato per il business, cittadino britannico del Partito conservatore di origine curdo-iracheno, ha dichiarato che non dovrebbero esserci effige di schiavisti in Gran Bretagna: «La mia opinione è che qualsiasi commerciante di schiavi non dovrebbe avere una statua ma non infrangerei la legge per abbattere le statue, dovrebbe essere fatto attraverso il nostro processo democratico».

Cari amici, che succederà ora? Verranno distrutte tutte le statue e i monumenti egizi, sumeri, fenici, greci e romani perché legittimavano e praticavano la schiavitù, la discriminazione razziale, il colonialismo e si fondavano su regimi autocratici assimilabili al fascismo? E per le stesse ragioni verranno distrutte tutte le statue e i monumenti di epoca coloniale e fascista? Significherebbe la cancellazione di tutta la nostra Storia antica, medioevale, moderna e contemporanea. Di fatto ci comporteremmo come chi si sveglia al mattino e dice: «La Storia inizia oggi con me. Tutto ciò che mi ha preceduto deve essere annullato». È esattamente quello che fece Maometto che ha annullato tutta la Storia precedente l'imposizione dell'islam, condannandola come «Jahiliya», ovvero «ignoranza» o «oscurantismo». I nuovi barbari che stanno distruggendo, vandalizzando o esigendo la rimozione delle statue si comportano come Maometto e i terroristi islamici dei Talebani e dell'Isis. Noi condanniamo sia la violenza del poliziotto che ha ucciso George Floyd, sia l'ondata di violenza scatenata da teppisti anti-razzisti che hanno ucciso dei civili e devastato le città, sia l'istigazione all'odio e alla cancellazione della nostra Storia per purificarci da qualsiasi traccia di schiavismo, razzismo, colonialismo o fascismo, sia la follia iconoclasta di masse fanatiche che ci fanno toccare con mano la vocazione al suicidio di un Occidente che odia se stesso. Noi ci vogliamo del bene, ci riconosciamo nell'insieme della civiltà che ci ha generato pur prendendo atto delle realtà che non ci appartengono più, aspiriamo ad un futuro in cui anche i nostri figli e nipoti potranno beneficiare dei valori inalienabili della vita, dignità e libertà.

 

 

 

 

Postato il 14/06/2020 12:00:34 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

La vicenda degli “Stati Generali dell’Economia” conferma che in Italia non c’è più la democrazia sostanziale

Cari amici, quanti italiani sanno che ieri il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrebbe dovuto inaugurare gli “Stati Generali dell’Economia”? Non preoccupatevi perché fino a pochi giorni fa non lo sapeva neppure il Partito Democratico, che fa parte del Governo, e nemmeno il Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri che è del Pd. Il Pd ha denunciato il fatto, e non è la prima volta, che Conte decide in solitudine senza nemmeno informare il suo alleato di Governo. Di fatto Conte si sta comportando allo stesso modo con cui aveva pesantemente redarguito Matteo Salvini nell’arringa con cui pose formalmente fine al Governo tra la Lega e il Movimento 5 Stelle: da dittatore.

Quanti italiani sanno che Conte lo scorso 31 gennaio scorso ha introdotto in Italia lo “stato di emergenza” per sei mesi e che avrebbe voluto protrarlo fino al prossimo 31 gennaio? Giuridicamente significa la possibilità di adottare delle leggi speciali per fronteggiare un evento che mette a repentaglio la sicurezza nazionale. In questo caso il nemico da sconfiggere è il Coronavirus nella sua versione Sars-Cov-2. Conte ha il disperato bisogno che il nemico non scompaia per poter giustificare il prolungamento dello “stato di emergenza”. La stampa assoldata da la caccia ai pochi nuovi casi di contagiati, ammalati e ufficialmente morti di Coronavirus per amplificarne la portata e continuare a diffondere il terrore tra la popolazione. 

Cari amici, questa è dittatura. In Italia non c’è più una democrazia sostanziale. Oggi gli italiani stanno subendo una “dittatura sanitaria”, dopo essere stati sottomessi a una “dittatura finanziaria” da quando nel novembre 2011 l’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano impose Mario Monti alla guida del Governo. E il colpo di grazia lo darà la “dittatura informatica” che trasformerà ciascuno di noi da persona in codice virtuale per tracciare, controllare e condizionare ogni dettaglio della nostra esistenza. Ebbene noi non ci stiamo. Diciamo no a questa dittatura finanziaria, sanitaria e informatica. Mobilitiamoci per salvaguardare il nostro inalienabile diritto alla vita in dignità e libertà. Insieme ce la faremo.

 

Postato il 09/06/2020 07:52:20 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Questo 2 giugno non è una giornata di festa ma di riflessione

Cari amici, ricorre oggi il 74esimo anniversario del referendum che sancì la scelta della Repubblica nel referendum istituzionale sulla forma dello Stato all'indomani della caduta del regime fascista. Gli italiani con il 54,3% dei consensi posero fine alla monarchia, che fu sostenuta dal 45,7% degli elettori. Ma si deve alla monarchia sabauda la nascita dello Stato italiano il 17 marzo 1861, 159 anni fa.

Oggi non c'è nulla da festeggiare. L'Italia ha perso concretamente la propria sovranità e di fatto non è più uno Stato indipendente. Nulla accade per caso. La cultura dominante e la classe politica promuovono la dissoluzione dell'Italia come Stato nazionale sovrano e la sua fagocitazione da parte della macro-dimensione dell'Unione Europea e del Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata. A partire dal Presidente della Repubblica in giù vengono messi al bando e criminalizzati i concetti di «nazionalismo» e di «sovranità». Così come sono spariti dal lessico politico ufficiale i concetti di «Nazione», «Patria» e «Civiltà» italiana, che sostanziano le nostre radici e che esistono da millenni, ben prima dell'unificazione dello Stato e dell'adozione della Repubblica. 

Ebbene oggi, di fronte al sostanziale fallimento dello Stato, alla devastazione della nostra economia, allo sgretolamento della nostra società e alla crisi profonda della nostra civiltà, dobbiamo recuperare le nostre radici per costruire un modello di Stato, di sviluppo, di società e di civiltà qualitativamente migliori, risanando le ferite provocate dalla modalità traumatica con cui si unificò lo Stato e si affermò la Repubblica. 

Per quanto concerne il nuovo modello di Stato bisogna garantire, da un lato, la governabilità dello Stato unitario e, dall'altro, la sovranità popolare a partire dal basso, dalla micro-dimensione dei Comuni che rappresentano l'unico ambito dove sussiste un rapporto fiduciario autentico e continuativo tra gli elettori e gli eletti. La micro-dimensione è la vera anima dell'Italia: su 8 mila Comuni, 6 mila Comuni hanno meno di 5 mila abitanti. Il Sindaco è l'unico rappresentante politico che corrisponde alla libera volontà dei propri concittadini, che ogni giorno deve rendere conto del proprio operato direttamente ai propri cittadini. Luca Zaia è il Governatore più amato d'Italia perché si comporta come se fosse il Sindaco del Veneto, recependo e sostenendo le istanze dei propri imprenditori e cittadini. Il nuovo modello di Stato, secondo il Movimento culturale e politico «Insieme ce la faremo» che sto costituendo, dovrà essere una «Repubblica Presidenziale dei Comuni», con un Capo dello Stato forte detentore del potere esecutivo a livello nazionale e i Comuni forti detentori dell'autonomia amministrativa e finanziaria a livello locale. 

Cari amici, questo 2 giugno non è una giornata di festa ma di riflessione. Abbiamo la necessità di conoscere correttamente la realtà per affrancarci dalla mistificazione della realtà di chi, dal Presidente della Repubblica in giù, vorrebbero farci credere che non solo non avrebbe più senso ma sarebbe addirittura deleterio amare, credere e sostenere l'Italia come Stato nazionale sovrano indipendente. Così come abbiamo la necessità di affrancarci dalla «denuncite», l'epidemia endemica che rende gli italiani succubi della sterile denuncia fine a se stessa, per elaborare la proposta e costruire l'alternativa. Io non ho alcun dubbio che la maggioranza degli italiani ama, crede e sostiene l'Italia, così come è radicata nella micro-dimensione della propria comunità locale. Noi possiamo e dobbiamo farcela. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

Postato il 02/06/2020 15:06:20 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Abbiamo il diritto di contestare il Governo Conte e l’Unione Europea assoggettati a una dittatura finanziaria e sanitaria

Cari amici, stamane ho letto con sconcerto e preoccupazione una notizia che concerne l’attività del Copasir, Il “Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica”, che è l’organo del Parlamento di controllo dell’operato dei Servizi segreti, attualmente presieduto da Raffaele Volpi della Lega Nord. 

La notizia, pubblicata sul sito dell’Adn-Kronos, riguarda una relazione del deputato del Partito Democratico Enrico Borghi sul tema della disinformazione nella Rete. Ebbene leggo che il Copasir “prende atto” della relazione e “esprime preoccupazione sull'utilizzo di tecniche per rendere virali le notizie: soprattutto la pandemia Covid-19 è stata al centro di una diffusa attività di disinformazione on line, nella quale si sono inseriti attori statuali, attori strutturati (think tank, stakeholder, professionisti della comunicazione, speculatori e gruppi industriali con forti cointeressenze rispetto ai Paesi d'origine), che intendono manipolare il dibattito politico interno, influenzare gli equilibri geo-politici internazionali, incitare al sovvertimento dell'ordine sociale e destabilizzare l'opinione pubblica in merito alla diffusione del contagio e alle misure di prevenzione e di cura".

Secondo la relazione attribuita al Copasir dietro questa pericolosa strategia ci sarebbero non meglio specificati “regimi autocratici” che hanno preso di mira l’Italia: “L’attività infodemica rilevata si inquadra in un contesto geopolitico nel quale il Coronavirus rappresenta il palcoscenico perfetto che alcuni regimi autocratici aspettavano per mostrare una supposta -e non provata- maggiore efficienza e capacità, rispetto alle democrazie occidentali. Sia pure con posture differenti tra loro sull’idea di ordine globale, gli attori principali della campagna di disinformazione hanno inserito tale attività in un quadro di parallelismo, posizionando l’Italia come target".

Quanto all’obiettivo della strategia di disinformazione, secondo la relazione attribuita al Copasir, è innanzitutto “screditare la reputazione statuale non solo attraverso la disinformazione, ma spesso con la diffusione di messaggi fuorvianti, decontestualizzati o parziali, che raggiungono il pubblico globale"; e in parallelo “si tende a fomentare polemiche contro l’Unione europea e i Paesi dell’Alleanza euro-atlantica".

Enrico Borghi in una dichiarazione all’Adn-Kronos ha ribadito: “Il lavoro svolto conferma che l'Italia è un obiettivo, sia di soggetti esterni che di soggetti interni, che hanno l'interesse di utilizzare il Covid-19 da una parte per sostenere un'indimostrabile superiorità degli Stati autocratici rispetto ai modelli democratici e dall'altra per cercare di soffiare sulle difficoltà di parte dell'opinione pubblica per far passare messaggi destabilizzanti". 

Faccio le seguenti considerazioni. Innanzitutto il Copasir e i suoi membri dovrebbero vigilare sull’operato dei Servizi segreti e accertare che avvenga in modo conforme alla Costituzione e alle leggi dello Stato, ma non devono né sostituirsi né sovrapporsi ai servizi segreti. É compito dei Servizi segreti e non del Copasir indagare e elaborare una relazione su una strategia ostile nella comunicazione in Rete. 

Secondo. Sostenere che l’obiettivo principale di questa strategia promossa da non meglio specificati “regimi autocratici” sarebbe “screditare la reputazione statuale” dell’Italia nell’attuale emergenza legata alla pandemia di Covid-19, è come dire che ci sarebbe un complotto internazionale per mettere in cattiva luce il Governo presieduto da Giuseppe Conte che, viceversa, avrebbe gestito bene l’emergenza. Io dico che sono innanzitutto gli italiani che si ritrovano nullatenenti, impoveriti, impossibilitati a lavorare, disperati, per la disastrosa gestione sanitaria ed economico-sociale, a bocciare il Governo Conte. 

Terzo. Sostenere che l’obiettivo ulteriore di questa strategia di disinformazione sarebbe “fomentare polemiche contro l’Unione europea e i Paesi dell’Alleanza euro-atlantica", sottintende una valutazione negativa della critica all’Unione Europea e alla Nato. Ma vi pare che dopo il vergognoso comportamento dell’Unione Europea gli italiani non abbiano autonomamente maturato una valutazione negativa e che come tale va rispettata e non criminalizzata? Non è accettabile che un membro del Copasir voglia accreditare l’idea che criticare, denunciare o ripudiare l’Unione Europea sarebbe un crimine. Quanto alla Nato, considerando il comportamento della Turchia, direi che non è il caso di parlarne. Ormai, di fatto, la Nato non esiste.

Quarto. La condanna di non meglio specificati Stati o regimi autocratici si fonda sulla certezza che l’Italia e l’Unione Europea sono delle democrazie. Ebbene io sostengo che, a dispetto della dimensione formale, l’Italia nella sostanza è retta da un sistema autoritario e che l’Unione Europea nella sostanza è assoggettata alla dittatura della grande finanza speculativa globalizzata. L’Italia è sottomessa alla “dittatura finanziaria” dal 2011 con l’imposizione di Mario Monti alla guida del Governo da parte di Giorgio Napolitano, a cui si è sovrapposta la “dittatura sanitaria” affidata a Giuseppe Conte. 

Cari amici, la vera disinformazione sta in questa relazione del deputato del Partito Democratico Enrico Borghi che, secondo quanto si legge, sarebbe stata fatta propria dal Copasir. Noi italiani abbiamo il diritto costituzionale di denunciare la dittatura finanziaria e sanitaria che si è imposta e ha devastato l’Italia, di ripudiare l’Unione Europea che ci ha spogliato della nostra sovranità. Ma soprattutto abbiamo il dovere morale di costruire un’Italia migliore prendendo atto del fallimento di questo Stato. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

Postato il 27/05/2020 17:42:43 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il virologo Guido Silvestri ammette che è stato un errore chiudere le attività produttive e isolare la popolazione

Guido Silvestri, nativo di Perugia, è un luminare della scienza che fa onore all’Italia nel mondo. È professore ordinario e Capo Dipartimento Patologia all’Università Emory di Atlanta, è Direttore della Divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center, è Presidente del Consiglio scientifico dell’Anrs (Agence Nationale de Recherche sur le Sida et les Hepatites), l’ente governativo francese che coordina la ricerca su Aids, epatiti e malattie virali emergenti.

Ebbene il prestigioso virologo, patologo, immunologo di fama mondiale ha confessato sulla sua pagina Facebook che è stato un errore la chiusura di tutte le attività produttive e l’isolamento di 60 milioni di italiani costretti a non uscire di casa. Silvestri ammette che sarebbe stato non solo possibile, ma persino necessario, limitare la chiusura agli ambienti a rischio come gli ospedali e le case di accoglienza degli anziani, che sono la fascia della popolazione con malattie pregresse e il sistema immunitario più fragile. E rileva che chi ha sostenuto la chiusura totale si è basato su dati sbagliati: “Alcuni modelli epidemiologici che hanno previsto grandi benefici dalla chiusura potrebbero essere basati su dati iniziali incompleti e/o contenere errori metodologici". Silvestri sottolinea che la chiusura totale è stata comunque un errore perché arreca un danno incolmabile all’economia e alla società.

Comunque per il futuro, precisa Silvestri, meglio chiusure parziali e mirate in caso di esplosione di nuovi casi. “Ogni giorno scopriamo cose nuove, e non è saggio rimanere della stessa idea quando cambiano i dati a nostra disposizione". “Se il Presidente Conte o chi per lui mi avesse chiesto il 10 marzo 2020 un parere sul lockdown, avrei detto senza esitazione: "Sì, lo dobbiamo fare, qui e subito". Perché in quel momento non avevamo altra scelta. Ora, due mesi dopo, sappiamo fortunatamente molte più cose sul virus e sulla malattia, ed è normale che, quando cambiano le informazioni a nostra disposizione, cambino anche le nostre opinioni".

Alcuni dei fatti chiave emersi in queste ultime settimane, spiega il virologo, sono che "la stagionalità sembra avere un ruolo molto importante nell'andamento della pandemia in specifiche aree geografiche", e "l'immunità naturale potrebbe essere più facile da raggiungere a causa di cross-reattività dell'immunità cellulare con altri coronavirus".

Inoltre "non sempre le chiusure "totali" hanno dato risultati migliori delle chiusure parziali o limitate (vedi New York vs. Florida). I clusters più grandi di contagi avvengono in ambienti non protetti dalla chiusura (case di riposo, ospedali, famiglie, industria della conservazione della carne, ecc.), mentre i contagi in altri ambienti sono rari".

E infine, "stanno emergendo terapie in grado di limitare la morbidità e mortalità da COVID-19". Ognuno di questi punti, conclude, "meriterebbe un saggio di dieci o venti pagine che naturalmente non ho il tempo di scrivere adesso. Ma il punto è un altro. Il punto è che io non sono né pro-chiusura né contro-chiusura. Io sono solo pro-scienza, pro-evidenza, e pro-dati. Sono uno che si fa un mazzo cosi' per studiare e comprendere la mole enorme di dati che emergono ogni giorno su COVID-19, e questo compito richiede, oltre a tanta competenza (non ce lo scordiamo, signori virologi della domenica!), anche una notevole apertura mentale ed onestà intellettuale". 

Quest’ultima punzecchiatura ai “signori virologi della domenica” sembra essere una critica al suo amico Roberto Burioni, ospite fisso della trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa” che viene trasmessa la domenica sera. Ci conforta in ogni caso l’autocritica dello scienziato. Che ha l’onestà intellettuale di ammettere l’ovvio: proprio perché si fonda sul metodo induttivo la scienza è limitata, è sperimentale, è fallace. Di errori, anche gravi, gli scienziati veri o presunti, ne hanno commesso troppi. Ed è ora che si limitino a fare il loro dovere, curare gli ammalati e prevenire le malattie. Ma la smettano di invadere l’ambito della politica ordinandoci nei minimi dettagli ciò che è lecito e ciò che è vietato. Basta con questa “dittatura sanitaria”. 

 

 

 

 

 

Postato il 26/05/2020 17:39:17 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

«Amici di Magdi Cristiano Allam» lascia il posto al Movimento culturale e politico «Insieme ce la faremo»

Cari amici, vi comunico che l’Associazione «Amici di Magdi Cristiano Allam» lascia il posto al Movimento culturale e politico «Insieme ce la faremo». Lo scioglimento dell’Associazione è stato formalizzato dal Direttivo riunitosi tramite videoconferenza domenica scorsa 17 maggio. 

A fine mese si scioglieranno i «Gruppi di amici» che si sono costituiti in varie parti d’Italia e che hanno svolto un’attività culturale attraverso il confronto sulla piattaforma virtuale WhatsApp. 

I membri dei «Gruppi di amici» che vorranno proseguire nella crescita culturale e integrarlo con l’impegno civile lo potranno fare aderendo al Movimento «Insieme ce la faremo». Ricordo che il Movimento, sul piano giuridico, è sempre un’associazione e non è un partito politico. Chi fosse iscritto a un partito politico può aderire all’Associazione-Movimento «Insieme ce la faremo» previo consenso del suo partito.

Chi vorrà aderire potrà farlo sia informandomi personalmente tramite WhatsApp, sia comunicandolo al Coordinatore del «Gruppo di amici», sia inviando una mail a :

adesione@insiemecelafaremo.org

Nella richiesta di adesione al Movimento «Insieme ce la faremo» è necessario indicare le seguenti generalità:

Nome

Cognome

Comune

Provincia

Regione

Data di nascita

Professione

Cellulare

E-Mail

Cari amici, andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

Postato il 22/05/2020 09:31:37 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Ecco come potete aderire al Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo”

Cari amici, vi invito ad aderire al Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo” se volete condividere il successo della comune missione per riscattare la sovranità nazionale e l’indipendenza autentica dell’Italia sul piano monetario, economico, legislativo, giudiziario, alimentare, energetico, informatico, della difesa e sicurezza; per rimettere al centro l’economia reale che in Italia si regge prevalentemente sulle micro, piccole e medie imprese capaci di produrre beni e servizi che si connotano per l’eccellenza sul piano della qualità; per affermare la cultura della vita e del sano amor proprio che promuova la crescita della natalità degli italiani e il legittimo primato dell’interesse degli italiani per essere pienamente se stessi dentro casa propria; per far rinascere la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, e salvaguardarla mettendo fuori legge l’islam come religione nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone.

 

Il percorso dell'attività del Movimento «Insieme ce la faremo» si svilupperà in quattro fasi:

1) La formazione culturale dei «Protagonisti» in seno ai «Gruppi Comunali»

2) La mobilitazione civile tematica settimanale sul territorio nazionale

3) La mobilitazione civile programmatica permanente

4)La Costituente per la nuova «Italia Presidenziale dei Comuni»

 

Prima fase: La formazione culturale dei «Protagonisti» in seno ai «Gruppi comunali»

Operativamente dobbiamo costituire dei «Gruppi Comunali», ciascuno di 15 «Protagonisti», ossia cittadini italiani consapevoli del progetto del Movimento «Insieme ce la faremo» e determinati a dare il proprio contributo per il successo della comune missione, in tutti gli 8 mila Comuni sull'insieme del territorio nazionale.

Il «Gruppo Comunale» verrà indicato con la sigla Iclf seguito dal nome del Comune. Ad esempio il Gruppo di Treviso si chiamerà «Iclf-Treviso».

Ciascun «Gruppo Comunale» avrà un «Coordinatore» che gode del consenso dei suoi membri.

Qualora nello stesso Comune ci fossero più Gruppi, si distingueranno o per la numerazione crescente o per il nome del quartiere o della frazione da aggiungere al nome del Comune. Ad esempio i Gruppi di Treviso potranno chiamarsi «Iclf - Treviso 1» e «Iclf – Treviso – Centro storico».

I Coordinatori dei diversi Gruppi dello stesso Comune sceglieranno tramite votazione il «Coordinatore Comunale». Ad esempio i Coordinatori dei Gruppi «Iclf – Treviso 1», «Iclf – Treviso – Centro storico», sceglieranno tramite votazione il «Coordinatore Comunale» di «Iclf – Treviso».

I Coordinatori comunali sceglieranno tramite votazione un «Coordinatore Provinciale».

I Coordinatori Provinciali sceglieranno tramite votazione un «Coordinatore Regionale».

I Coordinatori Regionali aderiscono a un «Coordinamento Nazionale» di cui mi assumo la responsabilità quale «Fondatore» e «Coordinatore Nazionale» del Movimento «Insieme ce la faremo».

 

Chi è interessato ad aderire al Movimento «Insieme ce la faremo» lo può fare con due modalità:

Proporsi come «Coordinatore» di un «Gruppo Comunale», se ha la certezza che altre 14 persone residenti nel suo stesso Comune, da lui conosciute e che condividono la proposta programmatica del Movimento, siano interessate ad aderire.

Aderire individualmente a un Gruppo del suo Comune già esistente o che si inizia a costituirlo. Temporaneamente, nell'attesa di raggiungere i 15 aderenti dello stesso Comune, la Segreteria del Movimento lo potrà far aderire a un Gruppo Provinciale provvisorio.

Nel primo caso, sarà il Coordinatore a comunicare i dati dei 15 aderenti al «Gruppo Comunale». Nel secondo caso il singolo richiedente l'adesione a un Gruppo del suo Comune, invierà direttamente la sua richiesta.

 

Le richieste di adesione vanno inviate alla mail

adesioni@insiemecelafareno.org

Per informazioni concernenti l'organizzazione del Movimento, inviate una mail a

segreteria@insiemecelafaremo.org

Per informazioni di carattere generale inviate una mail a

info@insiemecelafaremo.org

 

Nella richiesta di adesione indicare i seguenti dati:

Nome

Cognome

Gruppo

Comune

Provincia

Regione

Data di nascita

Professione

Cellulare

E-Mail

Il Coordinatore del «Gruppo comunale» è pregato di inviare i dati dei 15 aderenti su un Foglio Excel per semplificare il trasferimento nell'archivio della Segreteria nazionale.

Il Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo” non è e non vuole diventare un partito politico. Pertanto non solo non è in competizione con nessun partito ma può liberamente confrontarsi e promuovere azioni comuni con i partiti con cui ci sia una sintonia sul piano delle idee, dei valori e della prospettiva, se finalizzate a far crescere il Movimento e a favorire il successo della propria missione.

Possono aderire al Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo” tutti i cittadini italiani che condividono il programma del Movimento, che seguono il corso di formazione culturale, che partecipano alla mobilitazione civile tramite delle manifestazioni pacifiche e legali nei propri Comuni di residenza. 

Essendo giuridicamente una associazione, possono aderire al Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo” anche chi ha la tessera di un partito. Lo Statuto dei partiti consente ai propri iscritti di aderire a delle associazioni. Tuttavia è opportuno che i tesserati di un partito chiedano al proprio partito conferma della compatibilità dell’adesione ad una costituenda associazione sul piano giuridico che opera come un Movimento culturale e politico sul piano sostanziale.

Così come il Movimento «Insieme ce la faremo» non è né vuole diventare un partito, ugualmente i  «Coordinatori» non sono dei rappresentanti o dei portavoce di un partito. Così come l'ambito dell'attività del Movimento è concentrato sul Movimento per far crescere il Movimento, consentire la mobilitazione civile e realizzare la proposta programmatica, l'ambito dell'attività dei «Coordinatori» è all'interno del Movimento e i loro interlocutori sono i «Protagonisti» dei Gruppi a cui fanno riferimento. I «Coordinatori» svolgono una funzione culturale e politica ma non sono una autorità politica. La funzione è quella di convincere il maggior numero possibile di cittadini italiani a condividere i contenuti e a aderire al Movimento. Ma i «Coordinatori» non sono autorizzati a rappresentare politicamente il Movimento con altri soggetti politici, né a rapportarsi con i mezzi di comunicazione di massa.

Il Movimento «Insieme ce la faremo» ambisce a vivere di luce propria e non a sopravvivere all'ombra dei partiti e dei mezzi di comunicazione di massa. I politici e i giornalisti interessati ai contenuti della proposta programmatica del Movimento potranno conoscerli attraverso il sito insiemecelafaremo.org (in via di costruzione). Non è interesse del Movimento confrontarsi con altri soggetti politici fintantoché non diventerà una realtà solida, credibile e autorevole. Ugualmente non è interesse del Movimento prestarsi alle strumentalizzazioni mediatiche di un sistema d'informazione che più che rappresentare correttamente la realtà mira alla spettacolarizzazione, al sensazionalismo, allo scandalismo, alla mistificazione della realtà, in ogni caso a screditare e denigrare chi non è allineato con gli orientamenti ideologici del «Nuovo Ordine Mondiale». 

Sarà il «Fondatore» e «Coordinatore nazionale» del Movimento Magdi Cristiano Allam a decidere tempi, modalità e finalità del rapporto con altri soggetti politici e con i mezzi di comunicazione di massa.

Concretamente vi è richiesto di partecipare insieme al vostro Gruppo a un corso sintetico di formazione culturale che si sostanzia di una sessione tramite videoconferenza di circa due ore in cui acquisirete e condividerete i contenuti della nuova proposta programmatica.

Tutti coloro che partecipano al corso di formazione culturale diventano «Protagonisti» del Movimento «Insieme ce la faremo».

 Prima della sessione di formazione culturale tramite videoconferenza riceverete alla vostra E-Mail il testo da me elaborato «La proposta culturale e politica del Movimento Insieme ce la faremo». La videoconferenza si svolgerà con una piattaforma per uso professionale.

Per i costi organizzativi è richiesto un contributo di 10 euro a persona. Il pagamento avverrà dopo aver inviato la richiesta di adesione e dopo la sua accettazione.

 Seconda fase: La mobilitazione civile tematica settimanale sul territorio nazionale

 Quando si costituiranno almeno 100 «Gruppi Comunali», per un totale di almeno 1.500 «Protagonisti», si darà vita alla «Rete dei Gruppi Comunali». Conto di conseguire questo traguardo per la fine di luglio 2020. Qualora lo si conseguisse prima, scatterebbe prima la tappa successiva.

Quando la Rete abbraccerà almeno 200 Gruppi Comunali, per un totale di almeno 3.000 «Protagonisti», il Movimento «Insieme ce la faremo» avvierà la seconda fase della «Mobilitazione civile tematica settimanale». Conto di conseguire questo traguardo entro la fine di ottobre 2020. Qualora lo si conseguisse prima, scatterebbe prima la tappa successiva.

La «Mobilitazione civile tematica settimanale» consiste in una serie di manifestazioni pubbliche, da svolgersi nei Comuni di costituzione dei Gruppi, in luoghi pubblici, preferibilmente all'aperto ma se non fosse possibile anche in luoghi chiusi possibilmente gratuiti, dove sia possibile farsi sentire, incontrare, comunicare e confrontarsi con i cittadini italiani. Ciascuna manifestazione pubblica sarà dedicata a far conoscere un singolo tema della proposta politica di «Insieme ce la faremo», ad esempio il tema del riscatto della sovranità monetaria. 

Tutte le manifestazioni pubbliche si svolgeranno simultaneamente in tutti i Comuni coinvolti. Verranno scelti un giorno e un arco orario in cui avverrà la medesima manifestazione su tutto il territorio nazionale. Potrebbe essere di domenica tra le 10 e le 12 del mattino.

Terza fase: La mobilitazione civile programmatica permanente

 Quando si costituiranno «Gruppi di Protagonisti» in tutti gli 8 mila comuni d'Italia, per un totale di almeno 120 mila «Protagonisti», il Movimento «Insieme ce la faremo» darà vita ad una «Mobilitazione civile programmatica permanente», simultaneamente in tutti gli 8 mila Comuni sull'insieme del territorio nazionale. Conto di conseguire questo traguardo entro la fine di gennaio 2021. Qualora si conseguisse questo traguardo prima, scatterebbe prima l'attuazione della «terza fase».

La «Mobilitazione civile programmatica permanente» si tradurrà in una manifestazione pubblica ininterrotta sull'insieme del territorio nazionale, da svolgersi in modo pacifico e nel rispetto della legalità costituzionale, avrà come obiettivo la partecipazione attiva del maggior numero possibile di cittadini italiani nella testimonianza diretta della volontà popolare di realizzare un nuovo modello di civiltà, di Stato, di sviluppo e di società qualitativamente migliori che corrisponda al riscatto della sovranità dell'Italia, all'affermazione del primato del bene degli italiani, alla rinascita della nostra civiltà.

Quarta fase: La Costituente della nuova «Italia Presidenziale dei Comuni»  

Quando sarà manifesta e forte la volontà degli italiani di concretizzare un cambiamento qualitativo con un nuovo modello di civiltà, di Stato, di sviluppo e di società, il Movimento “Insieme ce la faremo” darà vita alla «Costituente per la nuova Italia Presidenziale dei Comuni». Si procederà alla scelta di 400 membri in seno al Movimento «Insieme ce la faremo» e in rappresentanza di soggetti politici e della società italiana che convergono sulle idee, i valori e la prospettiva, per elaborare la bozza della Costituzione della nuova «Italia Presidenziale dei Comuni».

Cari amici, andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

Postato il 21/05/2020 12:02:23 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

La proposta culturale e politica del Movimento “Insieme ce la faremo”

Cari amici, la nostra amata Italia ha perso la propria sovranità sostanziale ed indipendenza reale, noi italiani rischiamo di scomparire per il tracollo demografico e la devastazione economica che sta trasformando l'Italia ricca in italiani poveri, la nostra civiltà da faro dell'umanità è degradata nel discredito e nell'oblio.

Stiamo subendo le conseguenze di una guerra mondiale scatenata con un'arma invisibile e micidiale paragonabile alla bomba al neutrone che non danneggia la materia inanimata ma provoca mutazioni del Dna, il nostro patrimonio genetico, letali alla vita umana e organica. Registriamo la morte fisica delle persone più fragili e meno funzionali a un sistema economico finalizzato alla crescita quantitativa illimitata della produzione di beni materiali al minor costo possibile e, in parallelo, la morte interiore della massa della popolazione che viene resa fisicamente più fragile ma soprattutto terrorizzata e sottomessa alla paura della morte, privandola della certezza e della gioia della vita, rinunciando alla propria dignità, rassegnandosi alla perdita della propria libertà.

Siamo di fronte a un bivio che ci impone una scelta epocale:

se continueremo a subire le vessazioni della «dittatura europea» che ci ha spogliato della sovranità monetaria, economica, legislativa, giudiziaria, sanitaria, sul piano della difesa e della sicurezza, così come ha scardinato la civiltà che mette al centro la sacralità della vita, la famiglia naturale, la rigenerazione della vita, l'economia reale, l'autonomia alimentare e dei beni primari, la qualità della vita;

se continueremo a sottometterci all'arbitrio del vero potere forte che condiziona le sorti dell'umanità, la «dittatura finanziaria» che deve riciclare un ammontare di «titoli derivati», valuta virtuale frutto della speculazione globalizzata, qualificati come «tossici» e «spazzatura», pari a 33 volte il Pil (Prodotto interno lordo) mondiale, oggi spalleggiata da una «dittatura sanitaria» promossa da scienziati veri o presunti ma certamente ideologizzati asserviti allo strapotere dell'industria farmaceutica con la complicità di governi succubi e che hanno tradito l’interesse nazionale;

ebbene finiremo per essere fagocitati dal «Nuovo Ordine Mondiale», che sta abbattendo gli Stati nazionali e soffocando le civiltà localistiche, riducendoci da persone depositarie di una dimensione integrale, che coniuga la materialità, la spiritualità e l'idealità, che dà un senso compiuto alla nostra esistenza, a semplici strumenti di produzione e di consumo della materialità al più basso costo possibile;

oppure dobbiamo perseguire l'alternativa che concretamente significa insorgere per riscattare l’indipendenza e la sovranità della nostra amata Italia; per affermare il primato dell’interesse degli italiani e riconquistare il nostro legittimo diritto-dovere a essere pienamente noi stessi dentro la nostra «casa comune»; per far rinascere la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe.

Cari amici, proprio perché siamo precipitati nel baratro del tracollo demografico, dello scardinamento della famiglia naturale, della diffusione dell'ideologia e della pratica dell'omosessualismo, dell'auto-invasione di stranieri clandestini incompatibili con le nostre leggi, regole e valori;

del disastro economico, della moria delle micro, piccole e medie imprese, del crescente impoverimento della popolazione, della dominazione della grande finanza speculativa globalizzata a cui abbiamo svenduto le nostre imprese migliori;

del discredito dello Stato, della politica e della magistratura, dell'inadeguatezza delle forze dell'ordine e delle forze armate, dell'acuirsi della conflittualità sociale con il rischio dell'esplosione di una guerra civile;

del declino della nostra civiltà, della perdita della cultura della vita e del sano amor proprio, del tradimento delle nostre radici storiche e dell'abbandono della nostra fede cristiana, dell'adesione all'ideologia del relativismo e del venir meno della certezza del concetto di verità, della legittimazione dell'islam con la proliferazione delle moschee nonostante sia il nemico storico che da 1400 anni non ha mai smesso di aggredirci per sottomettere l'Europa e l'umanità;

ebbene, considerando l'insieme di questa catastrofica realtà che sostanzia la nostra sconfitta e la nostra resa, non è più sufficiente una riforma di natura tecnica per rendere più efficiente il sistema attuale mantenendolo invariato. Noi potremo riscattarci solo avendo la consapevolezza della corretta rappresentazione della nostra realtà, solo recuperando i valori che ci fortificano dentro, ma soprattutto individuando una prospettiva qualitativamente diversa che corrisponda a un nuovo modello di civiltà, a un nuovo modello di Stato, a un nuovo modello di sviluppo, a un nuovo modello di società. Concretamente significa sia avere i piedi per terra sia volare alto per individuare un'alternativa al di là della gabbia mentale in cui ci hanno confinato. Si tratta di una missione che coniuga la realtà e l'idealità, il pragmatismo e l'utopia, la scienza e la fede, consapevoli che per il suo successo dovremo realizzare un miracolo, ma con la determinazione a conseguire il miracolo che ci liberi dalla morte interiore, che è la morte peggiore, e ci restituisca alla pienezza della vita.

Cari amici, proprio perché siamo in una fase storica di eccezionale gravità, e ci troviamo di fronte ad un bivio che ci impone una scelta epocale, è arrivato il momento in cui ciascuno di noi ha il dovere individuale e il diritto universale di affrancarci dalla condizione di «gregari», chi si limita a subire la fine dell'Italia, degli italiani e della nostra civiltà sperando che all'improvviso emerga un «salvatore della Patria» che da solo risolva tutti i nostri problemi, per ergerci a «protagonisti», chi si assume in prima persona la responsabilità di condividere il successo di una comune missione per onorare la memoria dei nostri avi, per riscattare il nostro diritto inalienabile alla vita, dignità e libertà, per tramandare ai nostri figli e ai nostri nipoti un'Italia dove possano essere pienamente se stessi.

Se volete condividere questa comune missione vi invito ad aderire al Movimento culturale e politico «Insieme ce la faremo», da me concepito nel 2014, che non è e non intende diventare un partito né a entrare in qualsivoglia istituzione statale, per promuovere l’aggregazione di tutti gli italiani che convergono sulle idee che rappresentano correttamente la realtà, sui valori fondanti della nostra civiltà che ci fortificano dentro, sulla prospettiva che si traduce in un nuovo modello di civiltà, di Stato, di sviluppo e di società qualitativamente migliori. Proprio perché il Movimento «Insieme ce la faremo» non è e non vuole diventare un partito, non solo non è in competizione con i partiti ma può collaborare con i partiti sul piano della formazione culturale e della mobilitazione civile, ovviamente a condizione che ci sia convergenza sulle idee, i valori e la prospettiva.

Condizione imprescindibile per aderire al Movimento «Insieme ce la faremo» è innanzitutto, su un piano personale, l'assunzione di una «etica della responsabilità» che corrisponda a un comportamento pacifico e non violento, propositivo e non di denuncia fine a se stessa, costruttivo e non distruttivo, partecipativo e non individualista, altruista e non egoista, fiducioso e non scettico, determinato e non rassegnato, da vincitore e non da perdente.

Sul piano dei contenuti, condizione imprescindibile per aderire al Movimento «Insieme ce la faremo», è l'adesione convinta alla proposta culturale e politica del Movimento. Questi sono i punti essenziali:

Il riscatto della sovranità nazionale sul piano monetario, economico, legislativo, giudiziario, della difesa e della sicurezza, alimentare, energetico e informatico, per attribuire all’Italia una indipendenza autentica come Stato nazionale Protagonista autonomo sulla scena internazionale. Concretamente lo Stato emetterà direttamente una nuova moneta nazionale a credito, senza che comporti un debito nei confronti di terzi; le banche raccolgono il risparmio delle famiglie e lo reinvestono nello sviluppo del territorio, cessando l'attività speculativa sconnessa dall'economia reale; l'economia reale che produce beni e servizi è affidata agli imprenditori italiani che investono il denaro e reinvestono i profitti per creare nuovi posti di lavoro per gli italiani; le leggi nazionali prevalgono sulle altre leggi; le sentenze dei tribunali nazionali prevalgono sulle altre sentenze; la difesa e la sicurezza tutelano l'interesse supremo dell'Italia; lo Stato promuove l'autosufficienza alimentare ed energetica; lo Stato garantisce che il sistema informatico e della comunicazione operi per il bene primario degli italiani.  

Un nuovo modello di Stato, «L'Italia dei Comuni», basato sulla complementarità tra l’autonomismo dei Comuni sul piano amministrativo, finanziario e dello sviluppo della comunità locale, e tra il centralismo dello Stato che governa le funzioni di rilevanza nazionale quali la politica monetaria, le linee guida della gestione finanziaria e dello Sviluppo economico, le leggi di interesse generale, la Difesa e la Sicurezza dello spazio vitale dell'Italia, la Politica estera, la Solidarietà nazionale, la strategia nazionale della Sanità, dell’Istruzione e della Cultura. «L'Italia dei Comuni» riduce le strutture intermedie tra lo Stato e i Comuni, ossia le Province e le Regioni, a riferimenti formali ma non più entità giuridiche autonome con risorse proprie. «L'Italia dei Comuni» concepisce l'interesse supremo dell'Italia e il bene primario degli italiani come il parametro fondamentale nel rapporto con le sovrastrutture internazionali, l'Unione Europea, il Consiglio d'Europa, l'Alleanza o Patto Atlantico, le Nazioni Unite e tutte le organizzazioni internazionali a cui l'Italia aderisce.

Un nuovo modello di democrazia, «L'Italia Presidenziale e il Parlamento dei Sindaci», basato sulla centralità delle elezioni comunali, che sono l’unico ambito politico dove c’è un rapporto fiduciario reale e continuativo tra gli elettori e gli eletti. I Sindaci, che devono avere almeno la laurea, un'esperienza lavorativa di successo e una comprovata credibilità sociale, scelgono tramite elezione 400 membri del «Parlamento italiano» monocamerale. Il Senato della Repubblica viene eliminato. Il Parlamento sceglie tramite elezione il «Presidente della Repubblica», che acquisisce il potere esecutivo e presiede il Governo nazionale. Viene eliminata la carica di «Presidente del Consiglio». Il Presidente e i Ministri devono avere le competenze specifiche necessarie per adempiere al meglio alla propria funzione. È vitale, da un lato, garantire la democrazia sostanziale e la governabilità dello Stato, dall'altro bisogna porre fine allo strapotere della politica e specificatamente della partitocrazia, ampliando lo spazio della partecipazione alla gestione della sfera pubblica ai cittadini attraverso le molteplici istituzioni che rappresentano la società reale.    

Un nuovo modello di sviluppo basato su tre “T”, «Terra, Tradizione, Tecnologia», che corrispondono ai tre patrimoni ambientale, culturale e umano ineguagliabili e inestimabili dell'Italia: siamo il Paese più bello al mondo, abbiamo il patrimonio culturale più cospicuo dell'umanità, la creatività degli italiani è un valore aggiunto che crea eccellenza in ogni scibile umano. L'Italia ha tutti i requisiti per diventare il Paese numero uno al mondo per la qualità della vita. Ora l'Italia è inesorabilmente perdente perché siamo costretti a competere sul piano della quantità dei beni e dei servizi, producendo il più possibile al minor costo possibile, ciò che si traduce nella crescita del Pil e nella riduzione in stato di schiavitù esistenziale e di povertà economica dei cittadini.

Lo Stato definisce le linee guida dello sviluppo e affida la gestione dello sviluppo agli imprenditori privati che hanno a cuore il successo della propria attività. Lo Stato, restringendo l'ambito delle proprie competenze, dovrà snellire considerevolmente il proprio apparato burocratico e ridurre drasticamente i propri costi, cominciando ad eliminare i compensi stratosferici dei dirigenti pubblici compresi quelli dei magistrati, così come cesserà di sostituirsi agli imprenditori eliminando le strutture clientelari e parassitarie, le Municipalizzate, le Partecipate e tutti i «postifici» che sperperano il denaro pubblico alimentando la corruzione e favorendo la criminalità organizzata, offrendo dei servizi onerosi e inefficienti.

Un nuovo modello fiscale basato sul principio che «le tasse si pagano una sola volta alla fonte» e che «non si tassano beni acquistati con denaro tassato», a partire dalla casa che è il bene rifugio in cui ha investito l'80% delle famiglie italiane. La drastica riduzione dei costi dello Stato, l'autonomia dei Comuni, l'affidamento della gestione dello sviluppo agli imprenditori privati consentono un drastico abbattimento della tassa unica con una sola aliquota del 20%, da corrispondere direttamente ai Comuni. Questo favorisce l'accertamento che le tasse vengano pagate da tutti senza alcuna eccezione, perché in seno alla comunità locale è più difficile evadere le tasse così come è più difficile rubare il denaro pubblico. Un'unica tassa equa è l'antidoto sia all'evasione fiscale sia al lavoro nero che in Italia rappresentano circa un quarto del Pil, assicurando maggiori risorse a beneficio dell'insieme della collettività. I Comuni, sulla base del principio della Solidarietà nazionale, versano una quota delle tasse allo Stato per consentire l'esercizio delle funzioni di sua pertinenza.

Un nuovo modello sociale basato sulla «cultura della vita» e sulla «rigenerazione della vita». La popolazione e la civiltà italiana rischiano di scomparire perché gli italiani hanno cessato di fare figli. L'Italia ha il più basso tasso di natalità in Europa, che è l'area del mondo che ha il più basso tasso di natalità, e ha la popolazione più anziana al mondo, dopo il Giappone. Dobbiamo assumere la promozione della natalità degli italiani come la principale emergenza nazionale, offrendo sia dei sostanziosi aiuti economici sia incentivando la cultura della vita. Lo Stato e i Comuni, con la collaborazione degli imprenditori, devono porsi come obiettivo primario la nascita di più figli italiani sostenendo la maternità, la centralità della famiglia naturale, la sicurezza lavorativa dei giovani. In considerazione dell'effettiva valenza economica del lavoro domestico, lo Stato riconoscerà il diritto a uno stipendio alle madri italiane che scelgono di occuparsi a tempo pieno dei figli, della famiglia, della casa o in alternativa a dei sussidi alle madri che, in parallelo alla cura dei figli,  scelgono di svolgere un'attività professionale fuori di casa. Sul piano culturale la promozione della cultura della vita e della rigenerazione della vita si scontra e comporta l'apposizione alla cultura della morte e a tutto ciò ostacola la rigenerazione della vita, a partire dall'aborto, dall'eugenetica e dall'eutanasia, così come si scontra con dei comportamenti che non favoriscono la rigenerazione della vita e calpestano il diritto del nascituro a una crescita sana con una madre e un padre, quale il matrimonio e l'adozione di figli da parte di coppie omosessuali, la pratica dell'utero in affitto perlopiù connessa all'omosessualismo, pur nel rispetto della vita, dignità e libertà degli omosessuali al pari di tutte le persone.

Un nuovo modello di civiltà che, per un verso, riaffermi orgogliosamente la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, per l’altro verso, consolidi il nostro legittimo diritto a essere pienamente noi stessi dentro casa nostra, ponendo fine alle derive ideologiche del relativismo, immigrazionismo, multiculturalismo e dell’islamofilia. L’Italia deve cessare di presentarsi come una terra di tutti e di nessuno e deve cessare di essere percepita come una terra di conquista. Dobbiamo avere la certezza e l’orgoglio di chi siamo sul piano della nostra civiltà che sostanzia le nostre radici, tradizioni, fede, identità, valori, cultura, regole e leggi. Dobbiamo porre fine alla follia suicida dell’auto-invasione di stranieri clandestini, condizionando la presenza regolare degli immigrati all’effettiva necessità lavorativa e al rigoroso rispetto delle nostre leggi. Dobbiamo accrescere l’investimento nella formazione professionale dei giovani stranieri nei loro Paesi d’origine affinché diventino i protagonisti dello sviluppo della propria Patria e possano vivere dignitosamente a casa loro. 

La cittadinanza italiana va accordata solo agli stranieri che amano l’Italia, che scelgono in via esclusiva l’Italia come Patria di adozione, imparando correttamente la lingua italiana, conoscendo adeguatamente la cultura italiana, rispettando le regole della civile convivenza e le leggi laiche dello Stato, condividendo i valori fondanti della nostra civiltà, a cominciare dalla sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta individuale compresa la libertà religiosa. 

Nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, che al pari di tutte le persone sono depositari dei valori inalienabili della vita, dignità e libertà, così come vanno valutati singolarmente per le proprie azioni sulla base della responsabilità soggettiva che è il fondamento del nostro Stato di diritto, dobbiamo prendere atto che l’islam come religione non a caso non è riconosciuto dallo Stato perché contrasta con l’articolo 8 della Costituzione, sia perché non ha stipulato una Intesa con lo Stato sia soprattutto perché il suo ordinamento giuridico, la Sharia, è totalmente incompatibile con le nostre leggi, regole e valori. Ebbene nell’esercizio del diritto-dovere di salvaguardare la nostra civiltà e di essere pienamente noi stessi dentro casa nostra, senza in alcun modo discriminare e meno che mai criminalizzare i musulmani come persone, dobbiamo mettere fuorilegge l’islam come religione limitatamente a casa nostra, senza che ciò significhi la guerra ai musulmani o la guerra all’islam altrove nel mondo.

Cari amici, andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

Postato il 20/05/2020 16:40:58 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Cari amici, è ora di rimboccarci le maniche e di metterci la faccia per garantire un futuro migliore ai nostri figli e nipoti

Cari amici, nel 2014 concepii la nascita del Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo” come sviluppo e fase operativa dell’Associazione culturale “Amici di Magdi Cristiano Allam”. Si tratta di un percorso di formazione culturale e di una mobilitazione civile per affrancarci dalla condizione di “gregari” manipolabili e asserviti a strategie che non corrispondono al nostro bene, alla condizione di “protagonisti” artefici della propria scelta che si traduca nel riscatto dei diritti alla vita, dignità e libertà. 

Ebbene ora è il momento di rimboccarci le maniche e di metterci la faccia, per salvaguardare noi stessi ma soprattutto per garantire un futuro migliore ai nostri figli e nipoti. 

Domani vi presenterò la proposta del Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo”, da me rielaborata alla luce delle disastrose conseguenze economiche, sociali e sul piano della sicurezza della gestione dell’epidemia di Coronavirus da parte del Governo, che evidenziano la realtà di una “dittatura sanitaria” che si sposa con la “dittatura finanziaria” formalizzata nel 2011 da Giorgio Napolitano imponendo Mario Monti alla guida del Governo. 

Ora vi propongo un estratto dal Programma dell’Associazione “Amici di Magdi Cristiano Allam” che ci fa comprendere che la situazione della nostra amata Italia era già disastrata sei anni fa. Il paragone è importante per capire che stiamo peggiorando sempre di più, con il rischio di rassegnarci sempre di più a rinunciare non solo alla dignità e alla libertà, ma alla vita stessa.

“Amici di MCA” e “Insieme ce la faremo”: aprire le menti e salvare gli italiani

Di fronte a questa crisi epocale che minaccia l'esistenza stessa dell'Italia come Stato, dei Comuni come ambito territoriale primario, delle piccole e medie imprese come fulcro del sistema produttivo, della famiglia naturale come fondamento della costruzione sociale, degli italiani come persone depositarie dei valori inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà, l’Associazione “Amici di Magdi Cristiano Allam” si assume la responsabilità storica di aprire le menti e fortificare gli animi degli italiani, per passare dalla denuncia alla proposta, diffondendo informazione corretta e costituendo “Gruppi di Amici” dediti alla formazione sull’insieme delle tematiche che spaziano dalla moneta ai valori.

Questi “Gruppi di Amici” rappresentano la base popolare per promuovere il nostro riscatto su tutto il territorio nazionale e in seno alle comunità italiane all’estero, dando vita al movimento “Insieme ce la faremo” di mobilitazione e di azione, che ci consenta di passare dalle parole ai fatti, per salvare gli italiani e far rinascere l’Italia, ispirandosi al movimento di disobbedienza civile del Mahatma Ghandi e di Martin Luther King. L’obiettivo è di provocare un terremoto politico promuovendo una protesta in tutti i comuni d’Italia e far scandire all’unisono la denuncia e la proposta, “Basta tasse”, “Tassa unica al 20%”, “No euro”, “Sovranità monetaria”, “Basta debiti”, “Condono dei debiti dei cittadini”, “Basta clandestini”, “Prima gli italiani”, “Stop alle moschee”, “Difendiamo la nostra civiltà”.

Nella consapevolezza che oggi sussiste una straordinaria e urgente opportunità di riunire gli italiani che pagano sulla propria pelle la chiusura delle imprese, la perdita del lavoro, la diffusione della povertà, lo scollamento della famiglia, il crollo della natalità, l’assenza di un futuro per i nostri giovani che vengono costretti a emigrare; che sono delusi e disorientati dal fallimento della partitocrazia, dallo strapotere della magistratura e dal venir meno della giustizia; che hanno una paura crescente per la diffusione della criminalità e l’inadeguatezza delle forze dell’ordine a cui vengono sottratte risorse umane e materiali; che si sentono angosciati e sopraffatti dall’invasione di clandestini e dai privilegi accordati agli immigrati; che si sentono disarmati e impotenti di fronte alla guerra del terrorismo islamico e dall’islamizzazione dell’Italia che si perpetra attraverso uno “Stato islamico” in nuce all’interno del nostro stato di diritto, il movimento “Insieme ce la faremo” promuove una mobilitazione popolare all’altezza della sfida epocale, per aggregare il consenso degli italiani perbene, di buon senso, moderati, pragmatici, liberi e orgogliosi.

“Insieme ce la faremo” si propone di creare il fronte gli italiani che producono e lavorano, che rappresentano le comunità locali, che creano nuove tecnologie e capolavori artistici, che difendono la popolazione e le frontiere, ovvero gli imprenditori, i lavoratori, i sindaci e gli amministratori locali, i ricercatori, gli scienziati e gli artisti, i poliziotti e i militari. “Insieme ce la faremo” è favorevole a collaborare per il successo della comune missione con tutti i soggetti politici che condividono i tre punti qualificanti del progetto di salvezza degli italiani e rinascita dell'Italia che si ispira a un principio fondamentale:

Salviamo i tanti piccoli che fanno grande l’Italia, perché la realtà storica, sociale e imprenditoriale conferma che in Italia piccolo è bello, buono e di successo. Quindi salviamo i piccoli imprenditori, i piccoli comuni, la famiglia naturale, i valori tradizionali, il patrimonio ambientale e culturale. E’ la scelta del localismo che consentirà all’Italia di poter riemergere nel globalismo senz’anima, sottomesso agli interessi materiali dei poteri imprenditoriali e finanziari forti.

1) Riforma dello sviluppo: sovranità monetaria; condono dei debiti dei cittadini nei confronti dello Stato e delle banche; rilancio economico finanziando con denaro pubblico tre grandi progetti: la messa in sicurezza del territorio nazionale, l'autonomia alimentare e l'autonomia energetica; abbattere drasticamente i costi dello Stato; tassa unica al 20%; rendere gli imprenditori i protagonisti dello sviluppo

2) Riforma dello Stato: Federalismo dei Comuni autonomi e Repubblica presidenziale

3) Riforma della società: più figli italiani per salvaguardare la nostra civiltà sia dal colonialismo economico cinese sia dall’invasione degli immigrati e dalla sottomissione all’islam

Una scelta storica per salvaguardare la nostra civiltà

Noi italiani ci troviamo di fronte a un bivio che c’impone una scelta storica: o ci rassegniamo alla strategia criminale che sta trasformando l’Italia ricca in italiani poveri, accettando la perdita totale della nostra sovranità per confluire negli Stati Uniti d’Europa e in prospettiva essere sottomessi al Governo mondiale dei poteri imprenditoriali e finanziari forti, oppure promuoviamo il riscatto della nostra sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria e nazionale affrancandoci sia da questa Unione Europea assoggettata a banchieri e burocrati sia da questa globalizzazione appiattita sulla sola dimensione materiale della modernità.

“Insieme ce la faremo” è l’appello alla mobilitazione nazionale per riscattare i nostri diritti inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà, chiarendo che per noi la persona, la famiglia naturale, la comunità locale, i valori non negoziabili, le regole fondanti della civile convivenza e il bene comune vengono prima della moneta, delle banche, dei mercati, del profitto, del debito e del Pil. Su un piano più generale noi scegliamo la qualità della vita che soddisfa intimamente consentendo ciascuno di noi di sentirsi pienamente realizzato a casa propria e in seno ai propri cari, rispetto alla vita parametrata dalla quantità di beni e servizi che si producono a prescindere dall’impatto sul vissuto e nella quotidianità delle persone.

 

 

 

Postato il 19/05/2020 17:01:19 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Silvia Romano, una vicenda da archiviare per non svelare i fatti inquietanti sul rapporto tra lo Stato e i terroristi islamici

Buongiorno amici. Silvia Romano ha parlato. Ha detto di essersi convertita all’islam per sua spontanea scelta e che ora si chiama Aisha, il nome della moglie-bambina prediletta di Maometto che lui sposò nel 630 quando aveva 50 anni e lei aveva 6 anni, e consumò il matrimonio tre anni dopo quando Aisha aveva 9 anni. 

Ma ha negato sia di essersi sposata con uno dei terroristi islamici suo carceriere sia di essere incinta. La notizia del suo matrimonio islamico durante la sua prigionia era stata pubblicata dalla stampa italiana sulla base di informazioni raccolte dai Servizi segreti che per 18 mesi hanno operato per il suo rilascio in cambio di un riscatto. La notizia della sua gravidanza si deve al fatto che ieri nella saletta dell’aeroporto di Ciampino subito dopo il suo ritorno in Italia, Silvia Romano per un paio di volte ha appoggiato la mano alla pancia e in un caso ha accarezzato velocemente la pancia come accade a una donna incinta quando si muove il feto che porta in grembo. 

Restano gli interrogativi e le perplessità sul pagamento di un riscatto ai terroristi islamici somali di Al-Shabab, che secondo il Corriere della Sera è stato tra i 2 e i 4 milioni di euro. Sulla collaborazione determinante dei Servizi segreti della Turchia di Erdogan, legato sia agli estremisti islamici dei Fratelli Musulmani e di Hamas, sia ai terroristi islamici dell’Isis e di Al-Shabab. Sull’inverosimile conversione spontanea all’islam di una giovane catturata quando aveva 23 anni da criminali in Kenya e venduta ai terroristi islamici somali di Al-Shabab, la cui ragione di vita è imporre la dittatura islamica ovunque nel mondo. Sulla strumentalizzazione politica fatta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si è fatto immortalare al fianco di Silvia Romano sostenendo che “lo Stato c’è, c’è sempre, e non si lascia mai distrarre da tutti i suoi compiti, su tutti i fronti”, in un momento in cui dovrebbe vergognarsi e rassegnare le dimissioni per aver devastato l’economia italiana e ridotto in povertà almeno venti milioni di italiani a causa della sua scellerata gestione dell’emergenza del Coronavirus.

Cari amici, probabilmente già da domani i grandi mezzi di comunicazione di massa non si occuperanno più della vicenda di Silvia Romano. E lei manterrà il riserbo sui fatti accaduti nei 18 mesi di prigionia nelle mani dei terroristi islamici di Al-Shabab che ieri ha difeso dicendo “sono stata trattata sempre bene". Lo spettacolo del commovente abbraccio di Silvia Romano con i suoi genitori e familiari resterà la copertura ben accetta di una vicenda che è preferibile archiviare per non dover svelare dei fatti inquietanti sul rapporto tra lo Stato e i terroristi islamici, più in generale sulla strategia di islamizzazione dell’Italia e dell’Europa. 

Postato il 11/05/2020 09:25:04 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

L’insieme dell’inquietante vicenda di Silvia Romano è solo un sintomo della tragica decadenza in cui siamo precipitati

Cari amici, non potremmo non gioire per il ritorno in Patria di una nostra connazionale e non potremmo non condividere la gioia dei familiari di Silvia Romano, una giovane italiana di 25 anni, rapita 18 mesi fa in Kenya dove operava con l’associazione “Africa Milele” che si occupa di sostegno all’infanzia.

Ma dovremmo gioire per il fatto che il Governo ci ha messo 18 mesi per individuare tra i criminali che l’hanno catturata e i terroristi islamici che l’hanno imprigionata l’interlocutore giusto a cui pagare un cospicuo riscatto, tra i 2 e i 4 milioni di euro secondo il “Corriere della Sera”?

Dovremmo gioire perché ad aiutare l’Italia nella liberazione di Silvia Romano sono stati i Servizi segreti della Turchia di Erdogan, l’uomo più pericoloso del Medio Oriente, il principale sostenitore dei Fratelli Musulmani e di Hamas, il grande burattinaio dei terroristi islamici dell’Isis e che anche in Somalia ha stretti rapporti con i terroristi islamici degli Al-Shabab?

Dovremmo gioire del fatto che Silvia Romano ha subito un lavaggio di cervello che l’ha persuasa a convertirsi all’islam, che sia stata costretta a sposare un terrorista islamico suo carceriere, che ora porti in grembo il figlio di un terrorista islamico? 

Dovremmo gioire del fatto che Silvia Romano, atterrata vestita all’islamica all’Aeroporto di Ciampino a Roma con un aereo di Stato, ha ignorato in un primo tempo di salutare e ringraziare il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, presenti per accoglierla, e che solo in un secondo tempo è stata richiamata dal Direttore dell’Aise, il Servizio segreto esterno, Luciano Carta, per correggere un gesto di grande insensibilità e ingratitudine?

Dovremmo gioire per la più recente sciocchezza detta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte “lo Stato c’è, c’è sempre, e non si lascia mai distrarre da tutti i suoi compiti, su tutti i fronti”, quando a causa della sua scellerata gestione dell’emergenza del Coronavirus ci sono venti milioni di italiani ridotti in stato di povertà di cui la metà non ha alcuna fonte di reddito? 

A parte la gioia per il ritorno in Patria di una nostra connazionale, non c’è null’altro da gioire. Piuttosto sarebbe veramente ora che lo Stato vietasse tassativamente ai cittadini italiani di recarsi in zone a rischio per l’attività della criminalità e del terrorismo islamico. L’Italia si è fatta la pessima fama di essere un “buon pagatore” che cede subito alle minacce dei terroristi islamici e alla richiesta del riscatto. Parliamo di decine di milioni di euro pagati ai terroristi islamici con i soldi dei contribuenti italiani.

Così come dovremmo prendere atto che il Mondo è tragicamente cambiato. La scristianizzazione, il tracollo demografico, il declino della civiltà, l’assottigliamento del ceto medio e il crescente impoverimento hanno fatto venir meno la forza e la credibilità dell’Europa, finendo per essere percepita come terra di conquista. I terroristi, gli estremisti e sedicenti “musulmani moderati” mobilitano tutte le loro risorse per sottomettere l’Europa all’islam. Sul piano economico la prospettiva è di essere fagocitati, con la complicità di governi asserviti e traditori, al “Nuovo Ordine Mondiale” assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata. 

Cari amici, l’insieme dell’inquietante vicenda di Silvia Romano, ad eccezione di queste ore di gioia per il suo ritorno in Patria e dell’abbraccio dei suoi familiari, è solo un sintomo della tragica decadenza in cui siamo precipitati. Dobbiamo imparare anche da questa esperienza per individuare un’alternativa a questo modello di civiltà, di Stato, di sviluppo e di società che è fallito. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

Postato il 10/05/2020 18:21:20 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Con la cura del plasma iperimmune in una settimana in Italia potrebbero non esserci più malati di Sars-Cov-2

Cari amici, Giuseppe Nisticò, farmacologo di fama internazionale, già membro del comitato scientifico dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco, e rappresentante del parlamento europeo in seno al consiglio di amministrazione della stessa agenzia, ha dichiarato all’agenzia di stampa Agi che il Governo italiano dovrebbe estendere a livello nazionale la cura con il plasma iperimmune perché “si riuscirebbe a ridurre significativamente o addirittura a cancellare i decessi e la sindrome da Coronavirus non farebbe più tanta paura”. 

Ci auguriamo che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte prenda atto del fatto che tutti gli ammalati curati con il plasma iperimmune negli ospedali di Mantova e Pavia sono guariti, e la smetta di terrorizzare gli italiani sostenendo che non possiamo assolutamente ritornare a vivere, lavorare e studiare normalmente perché se lo si facesse ci sarebbe il rischio che entro giugno ben 151.231 italiani avrebbero bisogno della terapia intensiva e il loro numero balzerebbe addirittura a 430.866 a fine anno.

Chi ha concepito l’algoritmo che ha prodotto questo risultato stupefacente andrebbe bocciato. Ma soprattutto chi gli da ascolto e se ne avvale per continuare a terrorizzare gli italiani dovrebbe essere perseguito e rassegnare le dimissioni. 

Il Governo ha a disposizione la cura certa per guarire i malati di Sars-Cov-2, una cura testata con successo in Italia, a costi pressoché nulli perché il plasma iperimmune viene donato da pazienti guariti che hanno sviluppato gli anticorpi specifici. Dovrebbe essere orgoglioso dei medici italiani, procedere immediatamente ad estendere la cura in tutti gli ospedali, con la certezza che nel giro di una settimana in Italia non ci sarebbe più nessun malato. Una settimana è il tempo massimo in cui sono guariti gli ammalati di Sars-Cov-2 curati con il plasma iperimmune negli ospedali di Mantova e Lodi. E dovrebbe da subito restituire agli italiani le libertà costituzionali violate in modo arbitrario, consentendo a tutti gli italiani di tornare a vivere nella più assoluta normalità, di potersi guadagnare il pane con il sudore della propria fronte. 

Cari amici, se il Governo invece dovesse continuare nella campagna mediatica finalizzata a terrorizzarci, inculcando in noi la paura della morte, facendoci concepire il prossimo come un possibile untore e un nemico mortale, se il Governo dovesse continuare a condannare a morte le piccole imprese, i liberi professionisti e milioni di italiani precari, ebbene vorrà dire che non è solo un Governo di incapaci ma è un Governo di criminali che devono essere processati.

Noi andiamo comunque avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

Postato il 06/05/2020 17:56:14 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

I conti del Governo e dei suoi veri o presunti scienziati non corrispondono al successo nella battaglia al virus Sars-Cov-2

Cari amici, i conti dei veri o presunti scienziati a cui il Governo Conte ha affidato il potere di decidere il nostro presente e il nostro futuro non tornano.

Mentre continua a calare il numero dei morti in Italia per il Coronavirus, o Covid-19 o Sars-Cov-2, nelle ultime 24 ore hanno perso la vita solo 174 persone, e i pazienti in terapia intensiva sono in tutto 1.501, gli scienziati e il Governo continuano a terrorizzare gli italiani paventando uno scenario tragico per i prossimi mesi.

Il consigliere del ministro alla Salute, e rappresentante italiano del Consiglio  dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Walter Ricciardi, ha detto al quotidiano Repubblica che “non è ancora finita. Dobbiamo avviare un cambiamento culturale per convivere con il coronavirus”, “restiamo in una fase rischiosa, anzi certe regioni sono ancora in piena fase 1". Ha avvertito che “come si è aperto si può anche richiudere. Per farlo abbiamo degli indicatori che ci permettono di prendere misure correttive nel caso di un ritorno dell'epidemia, le chiusure se le cose vanno male avvengono automaticamente".

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, menzionando un rapporto del “Comitato tecnico-scientifico” che di fatto sta gestendo l’Italia, ha messo in guardia che se oggi si consentisse il ritorno alla normalità con la riapertura delle scuole e di tutte le attività produttive, entro giugno il totale degli italiani che dovranno essere curati in terapia intensiva arriverebbe a 151.231 e a fine anno aumenterebbero a 430.866.

Questi numeri sono stati messi in discussione persino da Matteo Renzi, che fa parte del Governo Conte: "Il giocattolo sull'epidemia si rompe quando le terapie intensive esplodono - aggiunge Renzi - qualcuno immagina di tenere viva la paura per non ripartire mai. Quando eravamo veramente con l'acqua alla gola, con le partite di calcio e Milano non si ferma, eravamo a 4 mila terapie intensive. Oggi, secondo i dati della protezione civile delle 18,00, sono 1.453. Questo vuol dire che è evidente che non arriveremo mai a 151 mila ricoveri in terapia intensiva, è evidente che dobbiamo stare attenti ed e' evidente che dobbiamo ripartire altrimenti fra sei mesi saremo alla disperazione".

Questa prospettiva catastrofica si scontra anche con il successo conseguito dagli ospedali di Mantova e di Pavia nel guarire tutti gli ammalati di Covid-19 con il plasma iperimmune, donato da pazienti guariti e contenente gli anticorpi specifici al Covid-19. 

Così come si scontra con il fatto che quasi 60 milioni di italiani, dopo essere stati costretti a restare chiusi in casa per circa due mesi, considerando che la quarantena per ritenere superato il contagio dura 14 giorni, ma anche volendola raddoppiare a 28 giorni, dovrebbe significare che gli italiani stanno bene. E se stanno bene possono tornare a vivere normalmente. E qualora qualcuno si ammalasse, abbiamo una cura certa e a costo zero, il plasma iperimmune.

Cari amici, dobbiamo liberarci dalla paura che questo Governo e i suoi veri o presunti scienziati ideologizzati ci hanno inculcato. La paura di morire, come se la morte fosse un rischio quotidiano che potrebbe toglierci la vita all’improvviso in qualsiasi momento. Ci fanno concepire il prossimo come un possibile untore che potrebbe procurarci la morte, quindi da tenere a distanza, da temere. Il danno psicologico che questo Governo e i suoi veri o presunti scienziati ci hanno provocato è enorme. Ma dobbiamo soprattutto liberarci di questo Governo e dei suoi veri o presunti scienziati perché hanno messo a repentaglio la nostra esistenza e leso il futuro dei nostri figli, devastando la nostra economia, destabilizzando la nostra società, alimentando le reazioni devianti e criminali. 

Postato il 05/05/2020 13:20:51 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

La mascherina obbligatoria ci trasforma da persone naturalmente sane con cui interagire in potenziali untori da tenere a distanza e da temere

Cari amici buona domenica. Così come il velo obbligatorio per le donne musulmane è il simbolo della loro sottomissione alla “dittatura islamica”, la mascherina obbligatoria per tutti i cittadini è il simbolo della nostra sottomissione alla “dittatura sanitaria”. 

Il velo obbligatorio identifica la donna musulmana come un essere antropologicamente inferiore, oggetto sessuale che vale la metà dell’uomo. 

La mascherina obbligatoria identifica tutti noi come antropologicamente mutati, trasformati da persone naturalmente sane con cui interagire per soddisfare l’istinto alla socialità che è il fondamento della vita, dello sviluppo e della civiltà, in potenziali untori da tenere a distanza e da temere, promuovendo la nostra disumanizzazione, radicando in noi il terrore di una morte perennemente in agguato, sfociando nel rifiuto di mettere al mondo dei figli e nell’inarrestabile impoverimento delle famiglie, culminando nella barbarie dell’arbitrio, della violenza e della sopraffazione.

La “dittatura sanitaria” si sostanzierà di una triade: la mascherina; l’applicazione sul cellulare per il tracciamento a distanza; il vaccino. Tutti obbligatori. Per chi ha superato i 65 anni si aggiunge l’obbligo di restare a casa, con orari prestabiliti dell’ “ora di libertà” per andare a fare la spesa e passeggiare all’interno di uno spazio delimitato. Infine per tutti coloro che manifesteranno sintomi rapportabili al virus, scatterà l’obbligo dell’internamento negli ospedali o nei reparti sigillati dove è molto più facile contagiarsi, ammalarsi e morire.

Cari amici mobilitiamoci per liberarci dalla “dittatura sanitaria”, promossa da veri o presunti scienziati sicuramente ideologizzati e politicizzati, fatta propria da governi asserviti alla “dittatura globalista” che prefigurano un “Nuovo Ordine Mondiale”. Mobilitiamoci per salvaguardare la nostra umanità, salvare la nostra civiltà, riscattare la nostra amata Italia, promuovere la cultura della vita incentrata sulla persona depositaria di valori inalienabili, con il diritto alla salute mai disgiunto dal diritto al lavoro e più in generale ad essere pienamente se stessi. I malati vanno doverosamente curati e le persone a rischio vanno comprensibilmente tutelate. Ma la stragrande maggioranza della popolazione sana sia lasciata libera di vivere naturalmente, civilmente, felicemente. Mobilitiamoci per tramandare ai nostri figli e nipoti una “casa comune” dove non venga mai meno il loro diritto insopprimibile alla vita, dignità e libertà.

 

 

 

Postato il 26/04/2020 10:10:00 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

È ora di dire la verità agli italiani sulla liberazione, sui crimini perpetrati dai partigiani comunisti, sul disprezzo di Togliatti dell’Italia

Cari amici, sono trascorsi 75 anni dal 25 aprile 1945 quando il “Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia” proclamò a Milano l’insurrezione generale contro le forze fasciste e naziste. Questa data viene commemorata come la “Festa della Liberazione”.

In realtà l’Italia era già stata liberata dalle forze anglo-americane, il Regio Esercito combatteva al fianco degli Alleati, il regime fascista era finito dopo l’arresto e la destituzione di Mussolini da Capo del Governo da parte del Re Vittorio Emanuele III il 25 luglio 1943. Anche la “Repubblica Sociale Italiana” era finita proprio il 25 aprile 1945 con lo scioglimento dal giuramento per i militari e i civili. Il 28 aprile Mussolini fu fucilato dai partigiani comunisti a Bonzanigo, frazione del Comune di Tremezzina, in Provincia di Como, e il 29 aprile il suo cadavere fu esposto appeso con la testa all’ingiù a Piazzale Loreto a Milano.

I partigiani comunisti hanno successivamente perpetrato delle stragi tra la popolazione civile, giustiziando sommariamente migliaia di italiani denunciati come “fascisti”.

I partigiani comunisti responsabili di questi crimini impuniti e che fucilarono Mussolini, violando l’accordo di armistizio firmato a Malta il 29 settembre 1943 dal Capo del Governo, il maresciallo Pietro Badoglio, e il Presidente americano Dwight Einsenhower, che impegnava l’Italia a consegnare Mussolini e i suoi gerarchi alle Nazioni Unite, facevano capo a Palmiro Togliatti, Segretario del Partito Comunista Italiano dal 1927 fino alla sua morte a Jalta nel 1964. Nel 1930 Togliatti rinunciò alla cittadinanza italiana e prese la cittadinanza sovietica, manifestando pubblicamente il proprio disprezzo dell’Italia e degli italiani. Partecipando ai lavori del XVI Congresso del Partito Comunista Russo, svoltosi a Mosca dal 29 giugno al 13 luglio 1930, Togliatti disse: “È motivo di particolare orgoglio per me l'aver abbandonato la cittadinanza italiana per quella sovietica. Io non mi sento legato all’Italia come alla Patria, ma mi considero cittadino del mondo, di quel mondo che noi vogliamo unito a Mosca agli ordini del compagno Stalin. È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte di più del migliore cittadino italiano”. 

Eppure Togliatti condizionò pesantemente le sorti dell’Italia nel dopoguerra, assumendo dal 1944 al 1945 la carica di vice-Presidente del Consiglio, e dal 1945 al 1946 la carica di Ministro di Grazia e Giustizia. Il Partito Comunista Italiano, forte del maggior numero di militanti in Europa, riuscì a infiltrarsi nei gangli vitali delle istituzioni dello Stato, egemonizzando in particolare la Magistratura, l’Istruzione e la Cultura, e attraverso il controllo del più forte sindacato dei lavoratori impose una sostanziale spartizione del potere economico e amministrativo con la Democrazia Cristiana, un consociativismo che ha affermato lo strapotere della partitocrazia.

La “Festa della Liberazione” è appannaggio dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), eredi della “Resistenza italiana o partigiana”, i cui aderenti facevano riferimento ai partiti che diedero vita al “Comitato di Liberazione Nazionale”, che poi formarono la “Assemblea Costituente” che ha elaborato la Costituzione su cui si fonda l’Italia dal primo gennaio 1948.

Erigendo l’antifascismo a propria missione eterna, l’Anpi è diventato esplicitamente un soggetto politico di sinistra, europeista, globalista, immigrazionista, multiculturalista. 

È chiaro che l’Anpi è gestito non dai partigiani che avrebbero liberato l’Italia e che se sono ancora in vita non hanno meno di 90 anni, ma dai loro discepoli. 

Ebbene se i discepoli dei partigiani che promuovono la “Festa della Liberazione”, avessero veramente a cuore la liberazione dell’Italia, oggi dovrebbero insorgere contro il Governo di Giuseppe Conte, perché ha imposto una “dittatura sanitaria” violando la Costituzione, praticando un terrorismo psicologico tra i cittadini diffondendo la paura della morte, devastando l’economia nazionale, riducendo alla fame milioni di italiani.

Così come dovrebbero insorgere contro la “dittatura finanziaria”, formalizzata dal Governo di Mario Monti nel 2011, che sta sottomettendo sempre più l’Italia allo strapotere della grande finanza speculativa globalizzata.

Così come dovrebbero insorgere contro la “dittatura europeista”, che spogliandoci della sovranità monetaria e legislativa, ha accelerato l’impoverimento degli italiani e ci ha privato della sovranità nazionale.

Così come dovrebbero insorgere contro il “Nuovo Ordine Mondiale”, che sta abbattendo gli Stati nazionali e le identità localistiche, che sta omologando l’umanità per ridurci a semplici strumenti di produzione e di consumo della materialità al più basso costo possibile.

I discepoli dei partigiani che avrebbero liberato l’Italia e che hanno eretto l’antifascismo come missione a propria missione eterna, sappiano che oggi dobbiamo mobilitarci per liberare l’Italia e che oggi il nemico vero dell’Italia è la “dittatura sanitaria”, la “dittatura finanziaria”, la “dittatura europeista” e il “Nuovo Ordine Mondiale”. 

 

 

Postato il 25/04/2020 15:52:13 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam