L’Unione Europea regala 1,5 miliardi alle associazioni che parlano bene di se stessa. Si tratta dei nostri soldi. Vi sembra giusto?

BRUXELLES (International Herald Tribune) - Durante l’accalorata discussione, alla fine dello scorso anno, sulla dimensione del nuovo bilancio a lungo termine dell'Unione Europea, Notre Europe, un istituto di ricerca con sede a Parigi, ha voluto far sentire la sua voce. Così ha messo uno dei suoi ricercatori in una piccola stazione radio nella città francese di Nantes per rispondere alle domande e promuovere la sua visione di un "più efficace" - e anche più grande - bilancio controllato dai burocrati di Bruxelles.

La conduzione, in quello che sembrava essere un dibattito pubblico energico, comunque, nascondeva un tranello o due. La stazione radio, si scopre, ha ricevuto € 80.000 euro, ovvero 108.000 dollari, da Bruxelles lo scorso anno, secondo i documenti ufficiali dell'Unione Europea. E la stessa Notre Europe, fondata da Jacques Delors, ex presidente del braccio esecutivo dell’Unione, la Commissione Europea, aveva ricevuto più di 500.000 euro da Bruxelles lo scorso anno, quasi la metà del suo bilancio totale.

"Il tutto è così surreale da non crederci: le persone che ricevono finanziamenti dall’Unione Europea parlano di quanto sia meravigliosa l’Unione Europea e, quindi, fanno pressione su di essa per ottenere più soldi", ha dichiarato Mark Littlewood, direttore dell'Istituto per gli Affari Economici, un gruppo di ricerca con sede a Londra che, quest'anno, ha pubblicato un rapporto che esamina il ruolo dei "Euro burattini", termine questo che indica i falsi gruppi societari civili che promuovono l'agenda di Bruxelles. L'istituto, finanziato privatamente, non prende soldi da Bruxelles e, invece, offre 100 mila euro per il miglior progetto per l'uscita dell'Inghilterra dall'Unione. La Commissione Europea ha detto che non vincola i finanziamenti a nessun punto di vista in particolare ed eroga soldi ad un ampia gamma di gruppi, inclusi quelli che non vedono di buon occhio Bruxelles.

La portavoce della Commissione, Pia Ahrenkilde-Hansen, ha detto che “l’UE finanzia i gruppi di esperti per stimolare il pensiero, la ricerca sull’UE e le sue politiche da parte di organismi esterni. Respingiamo con vigore il fatto che i finanziamenti sono solo pro-UE”.

Il dibattito sul se la soluzione a problemi dell’UE sta nel “più Europa” o nel “meno Europa” ha raggiunto un momento critico. La crescente disoccupazione – oltre il 27% in Grecia - e la lunga crisi dell'euro hanno messo a dura prova la fiducia nell’Unione ed hanno sollevato preoccupazioni esistenziali circa il futuro del blocco delle 28 nazioni. Questo dibattito, come molto altro regolato da Bruxelles, è stato soffocato e “armonizzato” da norme create all’interno della “bolla Bruxelles” con gli sperperi della burocrazia per creare ciò che i critici definiscono in modo sprezzante la cassa di risonanza delle proprie opinioni.

"Finiscono solo per parlare a loro stessi", ha detto Martin Callanan, membro britannico del Parlamento Europeo che è a capo del gruppo di Conservatori e Riformisti, un gruppo di parlamentari che, a differenza di alcuni hard-core, gli euroscettici, non vuole lo smantellamento dell’Unione Europea, ma vuole che l'autorità di Bruxelles sia ritagliata a favore dei governi nazionali.

L'effetto non è solo una discussione strettamente circoscritta su cosa potrebbe porre rimedio alla crisi dell'Europa, hanno detto il signor Callanan e critici che la pensano allo stesso modo, ma anche un crescente distacco e disincanto dal "progetto europeo" e dalla sessantennale spinta per l'integrazione economica e politica.

Un sondaggio sull’orientamento dell’opinione pubblica europea, rilasciato nel mese di luglio da Eurobarometro, servizio di sondaggio dell’Unione, ha scoperto che più di due terzi degli europei ritengono che la loro voce non conta nell'Unione Europea, contro il 52 per cento del periodo precedente il 2004.

La Commissione Europea riconosce di avere un problema a coinvolgere la gente comune ed è preoccupata per la necessità di mobilitare il sostegno pubblico e di porre rimedio a quello che definisce un "deficit di democrazia". A tal fine ha dichiarato il 2013 "anno del cittadino europeo".

Ha anche invitato, da tutta Europa, i rappresentanti di 16 gruppi indipendenti di ricerca sulle politiche per condividere le loro opinioni in un pranzo di lavoro a porte chiuse il 2 settembre con il suo presidente, José Manuel Barroso. Tutte le organizzazioni invitate hanno ricevuto soldi – alcune modeste donazioni per la ricerca, altri una sostanziosa parte dei loro bilanci – dalla Commissione Europea guidata da Barroso.

Secondo gli archivi pubblici disponibili della stessa Commissione, i gruppi hanno ricevuto un totale di 9,2 milioni dollari l'anno scorso dalla stessa organizzazione le cui politiche valutano e cercano di influenzare. Il Parlamento Europeo, anch'esso con sede a Bruxelles, ha il suo gruzzolo di denaro di cui una parte va a finanziare alcuni degli stessi gruppi politici - e anche la stazione radio di Nantes.

"C'è un problema fondamentale in tutta questa situazione", ha dichiarato Mats Persson , direttore di Open Europe, un gruppo di ricerca con sede in Gran Bretagna, definendolo "un evidente conflitto di interessi". Persson, a capo di una organizzazione finanziata privatamente, molto critica su ciò che ritiene spese inutili e inutile regolamentazione da parte dell'Unione Europea, non è stato invitato a condividere le proprie opinioni con Barroso.

Ma la Commissione Europea ha contribuito a finanziare ed organizzare un pubblico dibattito durante l’estate in Germania, con la partecipazione del capo della Open Europe Berlin, partner dell’organizzazione di ricerca inglese che si è dichiarata “amica dell’Europa” ma in favore dell’ “Europa dei cittadini e non dei burocrati”.

Il direttore di Notre Europe, Yves Bertoncini, che ha partecipato alla riunione con Barroso, ha riconosciuto che accettare denaro da parte della Commissione Europea potrebbe creare sospetti quali "mi ha offerto la colazione e il pranzo, quindi sarò gentile con lui". Ma, ha aggiunto, "non funziona così. Siamo a favore della costruzione europea, ma dopo questo ci sono opinioni molto diverse su come questo dovrebbe essere fatto”.

Notre Europe, ha aggiunto, non è “felice” di molte cose nell’Unione Europea e, per esempio, è stata critica nei confronti dell’alto ammontare della spesa dei sussidi in agricoltura, che erodono il 40% del totale della spesa dell’Unione. Ma Bertoncini ha detto “noi facciamo critica costruttiva” e non mettiamo in dubbio lo scopo dell’Unione. Il suo messaggio è stato anche pubblicato su organi di stampa non finanziati dall’Unione.

Altri gruppi di ricerca che ricevono finanziamenti dell'Unione Europea mettono in dubbio le politiche stabilite a Bruxelles e non sono d'accordo sul fatto che l'austerità, la risposta infuocata al blocco alla crisi economica, dettato per la maggior parte dalla Germania, sia stata il giusto percorso. Alcuni hanno prodotto ricerche molto apprezzate, in particolare su questioni di economia come i guai della valuta euro.

Ma nessun segnale per un radicale ripensamento sul senso dell'Europa come richiesto dagli euroscettici, che hanno differenti posizioni ma sono uniti da una feroce ostilità a qualsiasi ulteriore consegna di poteri sovrani a Bruxelles e che soprattutto vogliono che Bruxelles si ritiri dalle sue ambizioni politiche e si concentri esclusivamente sulla necessità di agevolare il libero scambio.

La Commissione Europea ha riconosciuto che gli istituti di politica europea raramente producono nuove idee coraggiose.

In uno studio dello scorso anno sulle organizzazioni di ricerca europei, il servizio della Commissione responsabile per la sensibilizzazione del pubblico ha osservato che le ricerche di tali organizzazioni "tendevano ad essere piuttosto 'tradizionali'." Non ha citato la dipendenza finanziaria come una possibile ragione di questo né ha preso in considerazione il lavoro dei gruppi di ricerca profondamente ostili allo status quo.

Uno di questi gruppi, New Direction, che si descrive come un "gruppo di esperti euro-realista", a settembre ha pubblicato un rapporto che ha riscontrato finanziamenti europei ad organizzazioni non governative orientate in modo violento contro i gruppi situati al di fuori di Bruxelles e contro quelli che si concentrano su come generare, piuttosto che spendere, soldi. Il rapporto, scritto da ricercatori del Lithuanian Free Market Institute, ha riscontrato che l’86 per cento degli 1,5 miliardi di euro, che la Commissione Europea dà ogni anno in sovvenzioni dirette alle organizzazioni non governative, va a quelle con sede a Bruxelles. “La politica dei finanziamenti dell’Unione Europea mira a far spostare la loro attenzione dai loro obiettivi originali a quelli della Commissione”, sostiene il rapporto, “aiutano se stessi”.

Quando a settembre Barroso ha invitato i gruppi di ricerca per condividere le loro opinioni, ha detto loro che era alla ricerca di idee esterne per contribuire a definire il suo discorso sullo Stato dell'Unione, una relazione annuale sui risultati conseguiti e le sfide dell'Unione.

A coloro che hanno partecipato è stato chiesto di non rivelare chi ha detto cosa durante la discussione. Ma diverse persone che vi hanno preso parte, parlando in modo anonimo, hanno detto che la sessione è stata per lo più bloccata su questioni non controverse, con molti discorsi incentrati sull’unione bancaria ed altri, importanti, ma molto tecnici, di scarso interesse per il pubblico in generale.

Sollecitato da uno dei suoi ospiti ad affrontare i crolli di fiducia del pubblico, Barroso ha espresso frustrazione per la sua burocrazia che, a volte, cerca di estendere la propria portata in modi che gli si ritorcono soltanto contro, come un tentativo, fallito a maggio, di definire come l'olio d'oliva doveva essere servito nei ristoranti.

I gruppi che ricevono sovvenzioni dicono la Commissione non impone restrizioni sulla loro ricerca, ma i candidati per il più grande programma di finanziamento sono tenuti a spiegare come il loro lavoro contribuirà ad "avvicinare l'Europa ai suoi cittadini e a favorire l'integrazione europea". "Basta guardare l'uniformità di opinioni", ha dichiarato Callanan. "Chi, tra i gruppi finanziati dalla Commissione, afferma diamo il potere agli Stati nazionali ?”.

La signora Ahrenkilde Hansen, portavoce della Commissione, ha negato questo e ha detto che i finanziamenti non dipendono in nessun modo dal raggiungimento di conclusioni predeterminate .

Guntram Wolf, direttore di Bruegel, gruppo con sede a Bruxelles, che è ben visto dagli esperti indipendenti, ha detto di aver ricevuto finanziamenti per la ricerca dalla Commissione Europea ma che ciò non ha alterato il suo lavoro in alcun modo. Secondo i rapporti ufficiali, l’anno scorso ha ricevuto quasi 1,1 milioni di euro dalla Commissione. Il Gruppo Bruegel ha dichiarato “uno deve stare attento al fatto che noi non costituiamo un gruppo di esperti che sono finanziati da Bruxelles e che riproducono il pensiero di Bruxelles”.

La Commissione Europea, memore di una diffusa insoddisfazione, o indifferenza, pubblica per il suo lavoro, ha annunciato a luglio che stava lanciando una propria agenzia di stampa a un costo iniziale di 3,2 milioni di euro per fornire notizie "indipendenti" sul suo operato.

Tuttavia, il progetto è stato rapidamente scartato dopo una protesta dalla Press Association, un'organizzazione che rappresenta i giornalisti di Bruxelles, e dei membri euroscettici del Parlamento europeo, che hanno etichettato l'agenzia di stampa proposta la "Pravda di Bruxelles".

La Commissione ha avviato, anche, i cosiddetti "dialoghi dei cittadini", una serie di 50 incontri, tra la gente comune e alti funzionari di Bruxelles, ad un costo di 3 milioni di euro. "Voglio vedere un vero e proprio dibattito che coinvolge tutti i cittadini. Ecco perché siamo qui oggi", ha detto Barroso al discorso inaugurale della Dublin City Hall nel mese di gennaio.

I partecipanti all'evento di Dublino sono stati invitati dalla filiale irlandese del Movimento Europeo Internazionale, un'organizzazione in parte finanziata da Bruxelles, istituita nel 1948 per promuovere l'obiettivo di un'Europa federale, una causa che ora ha poco supporto in Irlanda, o in qualsiasi altro paese, ma ha ancora alcuni convinti sostenitori a Bruxelles.

La portavoce della Commissione, Ahrenkilde Hansen, ha detto che l'evento era aperto a chiunque avesse chiesto in anticipo di partecipare, "non c’è stata nessuna selezione sulla base delle posizioni politiche".

Alcune domande sono state critiche nei confronti di Bruxelles a causa della importanza data all’austerità come cura per i mali economici europei, ma tutti erano rispettosi e, a volte, sdolcinati nel sostegno al lavoro della Commissione Europea.

Mentre il dialogo con i cittadini si svolgeva educatamente a Dublino, un manifestante, Ronan Duffy, un contestatore scortese, stava, da solo, fuori, sotto la pioggia con una bandiera irlandese, scarabocchiata con le parole: "No al governo europeo in Irlanda”. Furioso per quello che lui chiamava "la farsa", Duffy ha detto: "Non mi sento come se fossi un cittadino europeo. Io sono irlandese. Tutta questa cosa di essere cittadino europeo non significa niente per me".