Saccomanni mente sulla fine della recessione: vuole indurre gli italiani a spendere qualche euro in più per le feste natalizie?

Eccoci ancora qui. Siamo alle solite. Puntuale come l’influenza invernale, simpatico come un pugno nello stomaco, il buon Saccomanni ci informa che “L’ Istat certifica lo stop della recessione. In ripresa import, export e produzione industriale.”

Che notizia !! Altro che il plebiscito verso Renzi! Altro che la protesta dei cittadini italiani stufi di questa classe politica sorda alle loro grida d’aiuto…la vera notizia è che siamo fuori dalla recessione!!

Peccato che sia l’ennesima bufala propagandata ad arte dai media col sordido scopo, forse, di indurre gli italiani a spendere qualche euro in più per le feste natalizie? Chi può dirlo…

Noi al solito, non crediamo al Ministro e cerchiamo criticamente di guardare meglio, di capire cifre e numeri. E le cifre non mentono: “La variazione acquisita del PIL per il 2013 è pari a -1,9%.” Non basta; “nella media dei primi dieci mesi dell'anno la produzione industriale è scesa del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.”

 

Wow che robusta ripresa: -1,9% del PIL e -3,5% come dato parziale della produzione industriale!! Probabilmente  dell’improvvida dichiarazione rilasciata nella mattinata del 10 dicembre deve averne preso consapevolezza lo stesso ministro, che nel pomeriggio rettifica dicendo che “è importante che la ripresa si consolidi e se l'anno prossimo, oltre a questo quarto trimestre, saranno tutti di crescita positiva, l'impatto sull'occupazione si comincerà a vedere, ma non succederà subito perché la situazione è molto grave".

Che la crisi sia grave non ci son dubbi, piuttosto temo che a lor signori siano ancora oscuri i meccanismi che l’han determinata. La certezza che il Governo Letta ed il resto della tecnocrazia europea non abbiano dopo 6 lunghi e dolorosissimi anni ancora individuato il problema di questa crisi, lo si intuisce ascoltando le parole del Governatore della BCE Mario Draghi: “E' fondamentale completare l'agenda delle riforme a livello europeo e nazionale. In questa agenda non c'è spazio per un ritorno al nazionalismo e al protezionismo".

Riforme? Quali riforme pensate di poter realizzare se al sistema economico vengono a mancare ogni anno 80 miliardi di credito bancario e lo Stato sottrae altri 40-50 miliardi l’anno tramite il Fiscal compact. Chi rimetterà la moneta sottratta nel sistema?

Quanto tempo pensate possa continuare questa situazione prima che l’intero tessuto industriale, sociale del Paese degradi verso uno stadio di non ritorno?

Siamo nelle mani di gente che non capisce o fa finta di non capire per puro tornaconto personale; pensare che possa essere questa classe dirigente, inetta e mediocre, a permetterci di poter superare la crisi è pura follia.

Riassumendo dunque abbiamo il buon Saccomanni, pacioso ministro dell’Economia che ci rassicura sul fatto che la crisi sia praticamente risolta, il saggio Draghi ci esorta a fare riforme e liberalizzazioni (insomma più mercato e mano Stato!!) e buon ultimo arriva Befera che tuona dicendo “che l'elusione e l'evasione fiscale non sono compatibili con la nostra economia e con nessun sistema veramente democratico".

Poveri noi! La realtà purtroppo è ben diversa. L’attuale crisi economica consta due componenti ben distinte: una finanziaria, che attiene alla moneta, al debito, all’interesse ed  una reale, riconducibile alla mala gestione della cosa pubblica, all’evasione fiscale, alla corruzione, alle inefficienze del sistema produttivo, alla burocrazia asfissiante ed altro.

Le cause che hanno portato l’Italia nell’attuale condizione di depressione sono le seguenti:

1 - l’adozione dell’Euro e dell’inutile corredo di misure e regole che ne hanno accompagnato l’introduzione;

2 - il “divorzio tra il Governo e la Banca d’Italia” del 1981;

3 - l’abolizione della legge della preferenza comunitaria a partire dal 1973 culminata nell’adesione al WTO.

Uscire dall’Euro o indurre i paesi “nordici” ad uscirne loro, è certamente il modo migliore per risolvere l’attuale situazione, perché la moneta unica non ha economicamente senso ed i suoi pessimi risultati sono sotto gli occhi di tutta la comunità internazionale.

L’aver perso il controllo sulla politica monetaria, l’essere entrati nell’Euro, l’aver eliminato le barriere protezioniste all’ingresso di merci e lavoratori volute da questa scellerata ed incomprensibile globalizzazione, ha segnato la fine della nostra industria.

La depressione dell’economia italiana è essenzialmente dovuta ad una improvvisa ed artificiale restrizione della moneta e del credito, operata simultaneamente sia dallo Stato che dal sistema bancario.

L’aver considerato il sistema bancario come fosse un qualsiasi altro settore industriale è stato un errore fatale: aver permesso alle banche commerciali di creare moneta dal nulla sotto forma di depositi bancari sta portando l’economia reale al collasso a causa di un livello d’indebitamento fuori controllo. Oggi il 90% della  moneta è creata come debito dalle banche commerciali mediante prestiti.

Avere da un lato liberalizzato il sistema bancario e dall’altro averlo garantito dal rischio di fallimento, ha permesso alle banche d’incrementare il credito dell’ 8-10% l’anno, finanziando principalmente il settore immobiliare, finanziario e del credito al consumo. Solo il 10% è stato destinato a finanziare l’economia reale, quella che produce ricchezza ed occupazione.

La crisi attuale discende proprio da questo meccanismo di indebitamento sbagliato e non dal fatto che c’è evasione, che i politici hanno rubato, che c’è una dimensione anomala della spesa pubblica. Fenomeni tutti reali ma che non sono la causa di questa crisi, come si evince dal seguente grafico.

 

L’Europa, l’Euro  e le sovrastrutture ad esso collegate sono stati una rovina, una trappola sin dall’inizio  e saranno la nostra tomba se non riscatteremo la nostra dignità, la nostra Sovranità Monetaria, legislativa e civile.