Sul matrimonio gay è stata una gara tra Renzi e Papa Francesco

E' un' opinione solo mia? Seguendo una corretta via democratica, senza imposizioni, senza forzature, senza voti di fiducia, all'approvazione parlamentare delle "unioni civili" ci saremmo comunque arrivati. E molto meglio di come è avvenuto. L'orientamento politico generale, per discutibile che fosse, portava ormai in quella direzione, pur fra molti importanti "distinguo". 

Certe esternazioni del Papa avevano allentato un certo contrasto politico fra cattolici e non, sul tema, pur senza arrivare a dichiarare cịò che "dichiarabile" non era. Ho l'impressione che qualcuno temesse che il Papa "rubasse la scena", ancora una volta. E quel qualcuno ha voluto dirgli "Eh, no, caro: non ti allargare!".

Anche perché era troppo ghiotta l'occasione di mollare un sonoro schiaffone a "quelli che stanno oltre il Tevere". Dopo decenni di battaglie, non si voleva finire a tarallucci e vino. E Francesco, spesso, spiazza gli interlocutori. Bisognava vincere, piegando e sottomettendo gli sconfitti. Un sonoro schiaffone, sottolineato dallo sventolio di bandiere arcobaleno. O nastrini appuntati sul petto. Il confronto civile si dissolve, una volta di più, a favore di scontri fra tifoserie di ultrà, tra vendette e rese dei conti. E il "ponte" di Francesco è diventato un ponte levatoio, manovrato dagli "altri", e chiuso seccamente in faccia.