Il lato B di Bersani dopo il voto, forse si chiama Berlusconi

Il Comitato centrale - pardon, oggi si chiama direzione nazionale - del PD si è riunita mercoledì 6 marzo, per la prima volta sotto gli occhi di tutti gli italiani, via web.

Si è vista una lunga passerella di primi-uomini e prime-donne, si è percepito un partito sfiancato dalla lunga campagna elettorale iniziata a settembre 2012, conclusasi la sera del 25 febbraio 2013 con la vittoria “mutilata” o mancata. In compenso i democratici possono consolarsi con il premio di maggioranza, un corposo bottino di 340 seggi alla Camera, che il sistema elettorale attuale, il “porcellum”, ha generosamente assegnato loro, per un soffio.  La coalizione di Bersani ha vinto con il 29,55% contro il 29,18% di Berlusconi, differenza dello 0,37%, pari a 125mila voti. Qui si è visto bene l’effetto distorcente del sistema elettorale, che assegna il 54% dei seggi a chi ha ottenuto il 29,5% dei voti.

L’unica speranza è che almeno vengano usati bene, cioè che siano impiegati al meglio per governare questo Paese. A tale scopo, il primo passo è la formazione di un governo, che deve ottenere la fiducia della Camera, che è scontata in virtù del maxi-premio, e del Senato dove la sinistra non ha ottenuto la maggioranza.

Questo è lo spinoso problema che deve affrontare il capo-coalizione della sinistra, risolvibile solo con l’allargamento ad altre forze politiche che sono sostanzialmente due: il M5S di Grillo e il PDL di Berlusconi. I centristi di Monti sono di per se insufficienti con i loro 18 seggi, visto che ne servono almeno una quarantina.

Bersani nel giro di pochi giorni si è trovato così a strizzare l’occhio a Grillo, dopo averlo definito in vari modi (autocrate, fascista, ecc…) per strappargli un appoggio parlamentare.

Forse, gli appare troppo sguaiato allearsi subito con il “giaguaro”, che non è riuscito a smacchiare, che per un pelo non lo metteva sotto.

La ricerca di alleanze politiche è in corso da una settimana, il primo passo è l’apertura di un tavolo di contrattazione per definire un programma minimo di idee da condividere in un futuro governo.

A tale scopo si è riunita la direzione del PD, per ascoltare le proposte di Bersani, definite in otto punti programmatici per tentare la sfida impossibile: convincere il Movimento 5 Stelle ad appoggiarlo per un futuro esecutivo. Pierluigi Bersani, in diretta web-tv, li ha elencati uno per uno (dal sito del Corriere della Sera):

1 -«Portare il Paese fuori dalla gabbia dell'austerità», con tra l'altro la revisione e redistribuzione dell'Imu.

2 - «Misure urgenti» sul sociale e il lavoro (compresa la «rivisitazione delle procedure di Equitalia»). Pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese con emissione di titoli del tesoro dedicati e potenziamento a trecentosessanta gradi degli strumenti di Cassa Depositi e Prestiti per la finanza d'impresa. Allentamento del Patto di stabilità degli Enti locali per rafforzare gli sportelli sociali e per un piano di piccole opere a cominciare da scuole e strutture sanitarie.

3 -«Riforma della politica e della vita pubblica», con il dimezzamento dei parlamentari, l'abolizione delle province, la «revisione degli emolumenti dei parlamentari», la legge sui partiti e la riforma della legge elettorale con il doppio turno di collegio. Norme costituzionali per il dimezzamento dei Parlamentari e per la cancellazione in Costituzione delle Province. Revisione degli emolumenti di Parlamentari e Consiglieri Regionali con riferimento al trattamento economico dei Sindaci.

4 -«Giustizia e equità», con una legge sulla corruzione, riciclaggio, falso in bilancio, voto di scambio e frodi fiscali.

5 -Conflitto di interesse, sull'incandidabilità, l'ineleggibilità e sui doppi incarichi.

6 -Economia verde e sviluppo sostenibile. Estensione del 55% per le ristrutturazioni edilizie a fini di efficienza energetica. Programma pubblico-privato per la riqualificazione del costruito e norme a favore del recupero delle aree dismesse e degradate e contro il consumo del suolo.

7 -Diritti e cittadinanza. Norme sull'acquisto della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri e per minori nati in Italia. Norme sulle unioni civili di coppie omosessuali

8 -Istruzione e ricerca. Contrasto all'abbandono scolastico e potenziamento del diritto allo studio con risorse nazionali e comunitarie.

 

Come si può vedere è una scaletta di intenti scritta in politichese stretto, da tradurre in chiaro, con dei numeri, scindendo gli interventi a breve, da effettuare nei primi cento giorni, da quelli di medio periodo. Sono state mischiate posizioni di bandiera politica, come quella di dare la cittadinanza italiana a tutti gli stranieri, a interventi strutturali tramite grandi riforme costituzionali che richiederebbero almeno un paio d’anni di lavoro delle Camere.

Grillo tramite il suo Blog ha subito fatto sapere che non gli interessa questa roba, tanto meno di dare la fiducia ai democratici,  rilancia elencando i tanti punti in comune tra il PD e il PDL.

Ma, Bersani ormai si è incaponito nel cercare l’alleanza con il M5S, dicendo che non esiste un piano B di riserva, perché non vuole allearsi con Berlusconi e il PDL. Da un punto di vista politico non offre alternative e così facendo blocca il sistema politico.

Appare impacciato e lento, come un corridore che ha già dato tutto e lentamente si sta avviando verso la conclusione della sua parabola politica.

A questo punto il PD deve fare bene i conti. Anzi tutto con le sue scelte. Sono certamente discutibili, esempi da non imitare di “stoltezza politica”: ha sorretto un esecutivo tecnico molto impopolare, che ha depresso l’economia, poi ha condotto l’Italia alle elezioni anticipate, di due mesi, per ritrovarsi con un leader spompato al comando, vincitore sconfitto alle urne, che ora non è in grado formare un governo come si deve.

Ne può cambiarlo, perché il PD si è ingessato da solo con le primarie, unica fonte di legittimazione della sua leadership, ora inamovibile. Dall’autunno 2012 ha giocato con le elezioni private, cioè con le primarie, inventandosi tre turni elettorali per occupare per oltre quattro mesi tutti i mezzi di comunicazione televisivi e della grande stampa, conseguendo un risultato deludente.

Ora, è evidente che si è trattato di un bluff. Purtroppo Bersani è la punta di un iceberg, di un gruppo dirigente che non è in grado di governare il Paese, che si fa trovare senza un piano B e lo dice pubblicamente, come fosse dato positivo, in un momento delicato delle istituzioni, con una fila di importantissime nomine da fare velocemente e bene. Nel giro di due mesi il Parlamento dovrà definire le presidenze del Senato, Camera, Consiglio dei ministri e della Repubblica.

I vertici democratici rischiano di accentuare la congiuntura negativa nazionale, in primis quella da un punto di vista economico, poi con la deriva di un nuovo e più devastante “governo tecnico”, denominato in questi giorni su tutti i giornali “governo di scopo”.

Si certo, lo scopo è quello di stare tutti dentro il Palazzo, asserragliati fino al voto delle comunali del 26 e 27 maggio.