Dopo le elezioni europee gli euroscettici o proseguono la battaglia o rischiano di morire

Il Polemista Polemologo forse percepisce segnali che alla moltitudine sfuggono. Passate le elezioni “europee” politicamente fallite ma con -nei numeri- evidente vittoria dei movimenti “sovranisti” ovvero “euroscettici” (piaccia o no), di codesti non se ne è più sentito parlare, per lo meno non a livello di grande comunicazione mediatica. Cattivo segnale.

Tuttavia, occorre evidenziare due concetti.

1 “Il guerriero ogni giorno affila, nell’ombra, le proprie lame.”

2 “La vittoria (come la verità) appartiene a coloro che sanno attendere.”

Inoltre, va tenuto presente che i grandi “media” sono prevalentemente inclini a sostenere lo stato di fatto, non già a sbilanciarsi verso tendenze eterodosse.

Se il consolidato movimento nazionalista di Francia vorrà mantenere gli impegni assunti con gli elettori, dovrà procedere a tempo e luogo con azioni determinate tendenti alla attuazione del proprio programma.

Se in Italia la Lega vorrà proseguire nella rimonta in termini di condivisione del proprio tendenzialmente vincente assunto sovranista, dovrà procedere -con opportune alleanze operative sia in sede Nazionale, sia in sede “europea”- alle corrispondenti sinergiche iniziative, sostenuta dalla “leadership” di un giovane capo dotato -almeno così sembra- di buon talento.

Il perseguimento di tali obiettivi richiede anche una grande dose di coraggio civico. E la forza di non farsi condizionare da “luoghi comuni” apparentemente comodi ma talvolta pericolosi. Richiede altresì la volontà di battersi per interdire la islamizzazione della nostra Società, degenerazione che sottende la soppressione irreversibile di tutti i Valori per i quali varie generazioni di nostri concittadini prima di noi si sono impegnati e anche sacrificati, valori che è nostro vitale interesse difendere e conservare. E di chiamare ogni cosa col proprio nome, mettendo da parte le ipocrisie. E la chiara consapevolezza che la moderazione, quando si tratta della Libertà e dei nostri Valori, non è virtù propizia a conservarne il godimento.

Noi dobbiamo rivalutare e rinforzare il sano, spesso innato “appetitus societatis” che è non già la mera tendenza di popolo a formare una massa indistinta, amorfa, cioè un gregge necessariamente da porsi sotto il comando di un padrone, bensì è la attitudine di liberi Cittadini a formare Alleanze.

E tanto anche a fronte della aggressione islamista, che in molti modi minaccia la nostra Civiltà e la cui malaugurata vittoria, favoreggiata dai dirigenti delle “sinistre” felloni dell’Occidente (filo-unionisti, notoriamente a-nazionali, terzomondisti, e propensi alla auto-distruzione dopo il fallimento completo della loro ideologia e la dissoluzione della alma-mater Sovietica), rappresenta una conseguenza tragicamente possibile della disgregazione dei nostri Stati nazionali.

I “vuoti di potere” non restano tali a lungo.

Detto tanto, una libera forza pensante naturale si attende come “logico” (posto che nelle umane vicende la logica c’entri qualcosa) il proseguimento degli intenti sovranisti.

Posto che a una cinquantina di milioni di Italiani il tema possa giammai interessare qualcosa.

E’ la quiete prima della tempesta. La tempesta si avvicina. A meno che la riscossa sovranista si riveli la classica tempesta nel bicchiere, che tutto ciò si riveli uno dei tanti classici “fuochi di paglia”. In tale deprecabile circostanza, Noi sovranisti potremo tosto abbandonare ogni speranza e chiuderci in casa (così non rischieremo di combinare guai e/o di subire altre delusioni). E magari darci allo spiritismo.