Il cammino del Faraone

 

PRIMA PARTE

Oltre quattro anni or sono, in un incontro con la Professoressa Ida Magli, ebbi modo tra l’altro di esporre come “gli elementi che rendono tanto spaventosa la prospettiva di una vittoria della barbarie islamica all’ interno della Civiltà Occidentale sono quegli stessi elementi che la rendono possibile…”.

Osservazione  tendenzialmente  pessimista  alla  quale  l’eccellente  studiosa  replicò  con ancor maggiore pessimismo.

Oggi tuttavia vorrei esporre, oltre alla mia consueta e perfida attitudine a biasimare l’islam,

-anche- una esortazione a non considerare inevitabile “il crollo dell’Occidente”.

Così, con la mia solita prosopopea intendo aggiungere a ciò che dissi allora:

GLI ELEMENTI CHE COSTITUISCONO LA BASE (OVVERO LA MOTIVAZIONE) DEGLI SFORZI DEGLI  ISLAMISTI TESI ALLA CONQUISTA DEL MONDO, SONO QUEGLI STESSI  ELEMENTI  CHE  POSSONO  VANIFICARNE  IL  RISULTATO  E  PORTARLI ALLA DEFINITIVA SCONFITTA.

Le note seguenti (in parte attinte anche da InterNet) sono per certi versi ovvie.

Se  i  nazisti  si  fossero  contentati  di  una  serie  di  purghe  domestiche  e  di  un  po’  di espansionismo territoriale, oggi, forse, starebbero ancora amministrando uno Stato, forse, in decadenza. Una diversa storia, riguardante gli anni scorsi, forse parlerebbe di proteste popolari contro la disastrosa economia del NazionalSocialismo. E fermi lì.

Ma Hitler e i suoi complici (per nostra fortuna) mancavano di senso delle proporzioni. Quando essi si  gettarono nell’invasione della Russia, in una guerra africana, e in una battaglia aerea contro l’Inghilterra, con una dichiarazione di guerra all’America … fu l’inizio della loro fine. E la loro ideologia morì con loro.

Una ideologia che combatte una guerra simultanea praticamente in ogni continente suona come qualcosa di simile al Nazismo.

La “crociata” islamica che ci affronta è anch’essa altrettanto arrogante e troppo estesa. Gli islamisti sono convinti che vinceranno ogni battaglia perché è loro destino vincere. E che i loro nemici sono dei vigliacchi già facilmente dominati (vedi l’ONU) e ingannabili.

Ma nel mondo libero il terrorismo musulmano sta trasformando l’immigrazione e la shari-a in  un  argomento  che  riguarda  la  sicurezza  nazionale,  e  la  arroganza  della  crociata islamica tesa a un nuovo califfato mondiale si sta creando velocemente molti nemici.

Essa  conta  sulla  tacita  complicità  e  il  sonante  danaro  dell’Occidente.  Ma  questo  è sostanzialmente  un punto debole. Se i musulmani si fossero concentrati su rivoluzioni nazionali, la maggior parte del rimanente mondo li avrebbe lasciati fare.

I Capi dei Paesi occidentali hanno perso ogni entusiasmo per interventi armati decisivi pro o contro dei tiranni (Lo prova la lentezza delle campagne militari iniziate in Afghanistan, Iraq,  Libia,  Corno  d’Africa).  E  se  gli  uomini  d’affari  Occidentali  possono  imparare  a convivere  con  Dubai  e  l’Arabia  Saudita,   possono  anche  accettare  trasformazioni degenerative simili in Egitto e in Siria.

Dunque i musulmani avrebbero potuto mettere insieme, dalle loro parti, un ampio califfato praticamente senza obiezioni del mondo restante. Un poco come l’iniziale insegnamento staliniano del “socialismo in un solo Paese”.

Ma al contrario essi hanno perso più tempo a concentrarsi sulla espansione di conquista esterna  piuttosto  che  sulla  rivoluzione  interna.  Come  giocatori  dilettanti,  i  capi  delle organizzazioni islamiste  si  sono gonfiati di orgoglio ed hanno deciso che non possono perdere. Essi non si sono limitati dunque ad abbattere quel che ostacola i loro piani nei loro propri Paesi, al contrario hanno stabilito che avrebbero legato tutti i Paesi del mondo e li avrebbero tirati giù tutti insieme ai loro piedi. Un vero e proprio delirio di onnipotenza. Usando il terrorismo per intimidire e  ricattare l’Occidente. E poi usando la ricchezza e l’immigrazione  come  leve  principali  per   condizionarne   le  politiche.  E  la  cosa  sta funzionando abbastanza bene, fino ad ora. Ma bisogna ricordare che la maggior parte dei piani di battaglia funziona quando il nemico si difende poco. Gli islamisti stanno mettendo insieme molti nemici velocemente, senza considerare che cosa avverrebbe se questi nemici  si  unissero  contro  di  loro.  Hanno  speso  troppo  tempo  sogghignando  della dipendenza Occidentale dal loro petrolio e dalla loro immigrazione per pensare a che cosa avverrebbe il giorno in cui il tubo dell’oleodotto e la via dell’immigrazione fossero chiusi. Come i nazisti, si stanno baloccando in sogni di gloria anziché prendere nota di tutti i posti in cui stanno avanzando, di tutte le guerre -palesi e occulte- che stanno combattendo, di tutte le moschee che stanno costruendo, e accorgersi di quanto tutto questo li  renda vulnerabili.

La Fortuna molto spesso arride all’aggressore che prende l’iniziativa. Vero. Ma questo solo fino a  quando non esagera. Perché allora è la controparte, che prende l’iniziativa. Hitler si reputava abbastanza forte per prendere la Renania, per inglobare l’Austria, per impossessarsi della Cecoslovacchia, e della Polonia, agendo nell’inerzia del mondo. Poi, con i bombardieri che volavano sopra Londra e i carri armati molto addentro al territorio russo, il Terzo Reich e i suoi alleati sembravano inarrestabili.

Ma pochi mesi dopo le truppe nemiche stavano distruggendo Berlino.

Ecco il problema, quando si pensa che si vincerà perché si è destinati a vincere. Quando finalmente ci si accorge in quale inestricabile guaio ci si è messi, è troppo tardi.

 

SECONDA PARTE

Alla  fine  del  1941,  la  Germania  prendeva  l’iniziativa  anche  contro  quell’America che avrebbe determinato -nuovamente- un’inversione della marea. È difficile trovare un caso più chiaro di oblio completo delle lezioni di una guerra. Ma i nazisti erano giunti al potere respingendo  o  sottovalutando  le  lezioni  politiche,  militari  ed  economiche  della  Prima Guerra Mondiale. L’asserzione che la Germania aveva perso perché era stata tradita la condannava a perdere una seconda volta. Gli islamisti soffrono dello stesso atteggiamento di distorta percezione della realtà. E la negazione della storia li condanna a riviverla. La loro asserzione che gli Stati islamici sono immuni dai problemi sociali ed economici tipici degli    Stati               secolari     implica     che   le         loro            aspirazioni         per          un     califfato  crolleranno trasformandosi in guerre civili. E la loro credenza che i guerrieri islamici siano migliori di normali militari -magari anche meglio armati e convinti- si è già dimostrata falsa in tanti campi di battaglia.

Il mito del terrorista suicida è l’ultima disperata risorsa di un’ideologia illusoria che cerca di negare le  proprie  umane vulnerabilità coprendole con un torvo ma sfilacciato sudario metafisico. La purezza della dottrina razziale e religiosa non corrisponde all’onnipotenza. E l’espansionismo islamico ha il dovere di  imparare di nuovo la stessa lezione che la Seconda Guerra Mondiale dispensò agli aggressori recidivi che la scatenarono. Il califfato e il Terzo Reich sono le visioni di maniaci e di demagoghi che cercano di rimettere indietro il calendario storico nell’illusione di tornare a un passato mitico. Costruiscono castelli di sabbia su una spiaggia insanguinata. Gli ossessivi e parossistici progetti di costruzioni coi petrodollari di  Dubai hanno qualcosa che ricorda Albert Speer. Grandissime costruzioni per mostrare la grandezza di un regime, nel momento in cui ne rivelano la mancanza di senso,  di  creatività,  di  rispetto  per  l’ambiente.  E  la  propria  sottostante  insicurezza. L’ossessione  che  già  fu  dei  nazisti,  dei  comunisti  ed  ora  è  dei  musulmani,  per  la costruzione di strutture gigantesche, rivela qualcosa dell’insicurezza che sta dietro la loro violenza. Le insicurezze interiori conducono alla grandiosità.

Le aggressive pretese che descrivevano “romanticamente” allora l’uomo ariano come sovra-umano,  ovvero  “religiosamente” oggi l’uomo  islamico  volontario suicida  come  il martire interprete dello Jihad trionfante, condividono un comune disprezzo per l’umanità. E dietro il disprezzo, la codarda paura di essere soltanto persone mediocri.

L’ambizione del califfato nasconde la propria stessa putrefazione sub-etica.

La pretesa grandiosità di uno Jihad in tutto il mondo non è l’opera di persone dal forte pensiero ideale, ma di persone deboli.

E qui di nuovo rifilo malignamente un assioma (che già potrebbe essere riferito alla Civiltà nostra ma mi  affretto ad aggiungere che la Civiltà nostra non è mica basata solo sul danaro, per nostra buona sorte…..): le economie forti danno origine al pensiero debole, che  è  una  delle  principali  cause  della  loro  rovina.  State  a  vedere  che  agli  arabi l’ubriacatura petrolifera dei pochi decenni scorsi, inebriandoli di quattrini e di conseguente pulsione a dominare, li porterà al crollo.

Il Jihad non è messo in marcia perché è forte, ma perché i suoi promotori sono incapaci di offrire qualsivoglia soluzione reale ai problemi empirici interni della nazione musulmana, con o senza ingenti  ricchezze. Tutto ciò che i capi islamici offrono (a prescindere dalle fazioni  nelle  quali  essi  sono  divisi   e  apparentemente  contrapposti)  sono  servizi sovvenzionati e regalie in cambio del sostegno acritico e del sacrificio popolare.

Come quelle nazista e comunista, anche l’utopia islamica è insostenibile. Il sogno di una banda di stolti  incoraggiati da avidi ladri e difesi da crudeli assassini. E come quelle, aumenta la propria credibilità  estendendo il conflitto. Ponendosi ipocritamente come la forza della luce che si oppone alle tenebre. E come quelle, l’Islam distrugge le società di cui  si  impossessa,  per  continuare  una  guerra  che  non  ha  scopo  se  non  quello  di nascondere la stupidità criminale e la arretratezza delle sue dottrine, e  l’incompetenza miserabile dei suoi esegeti visionari.

La connaturata instabilità sociale dell’Islam rende necessario il suo espansionismo. Così come l’instabilità economica del NazionalSocialismo rese necessaria la Notte dei Cristalli e l’invasione della Polonia per l’élite nazista. O i fallimenti socio-economici del Comunismo Sovietico  resero  inevitabile  il  suo  espansionismo  in  parte  incoraggiato  da  una  certa capacità di seduzione ideologico-religiosa (che si concluse in una  implosione). La forte ideologia guerresca di una nazione non fallisce internamente finché non fallisce  anche esternamente. Il Jihad islamico è un’instabilità sociale grave mascherata e truccata da espansionismo mediante l’inganno e la forza bruta. Debolezza che finge di essere forza. Gli avvenimenti in Iran e Siria hanno mostrato che i regimi islamici non sono più stabili di quelli secolari.

Alla fine l’avidità dell’oligarchia che governa e il fanatismo dei suoi religiosi andranno a schiantarsi contro la barriera della frustrazione e della collera pubblica, anche alimentate dalla percezione del differente e  invidiabile tenore di vita di Società libere e moderne. L’esportazione  della  stessa  instabilità  e  della  stessa  violenza  fanatica  nelle  nazioni Occidentali attraverso l’immigrazione può far barcollare il mondo  libero. Ma molto più probabilmente porterà ad una reazione severa.

Ed è esattamente ciò che sta iniziando ora.

Della intima meschinità e malvagità di carattere degli islamisti in quanto tali, nonché dell’assoluta  inconsistenza  della  loro  pretesa metafisica, si sta rendendo  sempre  più consapevole il cittadino medio del mondo libero.

Sarà vero come le Società Occidentali hanno bisogno degli immigrati, ma entro un certo limite. A parte il  fatto che tanti immigrati possono ben provenire da Paesi non islamici, questo limite sarà presto raggiunto quando si renderanno conto (specialmente le forze di sinistra) che l’immigrazione degli islamici e la loro  violenza rende vano il sogno di una nuova e migliore Europa e di un mondo regolato da leggi internazionali che difendono la Libertà.

In  ogni  caso  si  è  ben  constatato  come  le  utopie  tipiche  del  pensiero  della  sinistra Occidentale hanno manifestato una efficacia e addirittura una vita limitata. Queste utopie man mano crollano malgrado abbiano ancora numerosi sostenitori, e non sono né saranno di grande utilità pro o contro gli immigrati islamisti né per la violenza che essi portano con sé.

L’Islam  sta  comunque  spingendosi  troppo  oltre.  I  suoi  successi  geo-politici  (derivati essenzialmente dalla iniziale debolezza degli interlocutori) hanno infiammato il suo senso del destino. Ma la geo-politica cambia col tempo. E diversamente da ciò che avviene in una multiforme società tecnologica evoluta  dotata anche di un esercito competente e motivato, i vantaggi politici ed economici che vengono  soltanto dal petrolio, ancorché grandi, sono insieme vulnerabili e soggetti a rapidi cambiamenti.

Basti pensare agli attuali diffusi sforzi scientifici e tecnici, e alle importanti prescrizioni Normative che nel Mondo Libero tendono a ridurre drasticamente la nostra dipendenza dal petrolio.

L’immaginario giroscopio della storia sta girando il suo asse.

E mentre  i  musulmani  sono  convinti  che  stia  ruotando  in  direzione  a  loro  propizia, farebbero bene  a  ricordarsi come i gloriosi -e relativamente brevi- tempi passati della dominazione che essi stanno  tentando di riafferrare arrivarono alla loro fine per ottime, solide ragioni.

E che la Storia colpisce più duramente coloro che rifiutano di impararne le lezioni. E si renderebbero conto che essi sono divenuti attualmente i suoi peggiori alunni. Un antico aneddoto egiziano dice:

“Il vecchio osò domandare al Faraone:

-come hai fatto a diventare così potente?

-NESSUNO HA TENTATO DI FERMARMI.

Fu la risposta.”

 

Sappiamo come andò a finire.

Oggi, molti hanno deciso di fermare gli islamisti.