Le nostre femministe hanno paura, sono indifferenti o sono attratte dagli islamici?

Sono molto lontani i tempi di quando a Roma le femministe sbraitavano: “Papa babbaleo, cornuto e scorreggione, becchite ‘sto corteo e richiudi er finestrone!”,

contestando anche la dottrina della Chiesa Cattolica in tema di divorzio, rapporti pre-matrimoniali, famiglia, parità sessi, aborto, lavoro, etc. Dottrina che alle femministe “dure e pure” risultava (non del tutto a torto) retrograda e sgradita.

Alcuni temi già “cavalli di battaglia” delle femministe, sostenuti energicamente e con successo, di certo hanno contribuito al progresso sociale dell’Italia (come dell’Occidente) e altresì a un ulteriore -e oltremodo opportuno- contenimento della influenza e dei condizionamenti della ierocrazia cattolica siccome indebitamente esercitati a carico della società civile.

Dove sono finite le femministe? Perché tacciono?

Eppure le occasioni per fare sentire la loro voce e manifestare in pubblico non sono mancate. Le cronache recenti e meno recenti hanno registrato casi di emarginazione, discriminazione, violenza, assassinio, verso le donne.

Il Polemista Polemologo, da quel premeditato fazioso provocatore che è, vuole adesso evidenziare il persistente silenzio delle nostre “femministe” di fronte ai ripetuti delitti commessi contro le donne da barbari islamisti, i quali praticano -in varie parti del mondo senza escludere l’Italia- anche così la loro dottrina criminale e folle. E, deprecando tale loro pubblico silenzio non meno osceno dei delitti sui quali esse tacciono, vuole tentare di comprenderlo e fornirne la possibile spiegazione.

Spiegazione 1) - Le femministe hanno paura degli islamisti.

Si capisce: quelli fanno sul serio. Quelli menano, rapiscono, sparano, ammazzano, bombardano, sbarcano, stuprano (sotto le mentite spoglie di quelli che ora chiamano “migranti”). Mica sono dei seminaristi.

Dunque le femministe sarebbero fifo-islamiste e si auto-censurano. Stanno zitte per paura. E la paura è spesso cattiva consigliera.

Spiegazione 2) - Le femministe disprezzano gli islamisti e ne sottostimano il potenziale aggressivo.

Si sentono talmente superiori a loro, e considerano le proprie conquiste talmente inattaccabili, che affettano indifferenza. Ma così esse spianano la strada alla forza che annienterà anche il femminismo, e di questo passo finiranno a letto volenti o nolenti, letteralmente, con il peggiore nemico. Dunque le femministe sarebbero oche giulive, inebriate forse inconsapevolmente come per un curioso sortilegio, di gretto storicismo. Stanno zitte per disprezzo razzista e spensierata sottovalutazione del pericolo, atteggiamento che potrà rivelarsi suicida.

Spiegazione 3) - Le femministe ritengono oramai raggiunta la vetta del loro successo, percepiscono esaurito il loro compito, e come relativiste allo sbando vagano nell’attesa -o alla ricerca- di chi le dominerà.

Dunque le femministe sarebbero inconfessabilmente attratte anche per pulsione naturale dagli islamisti, che rappresentano il maschio dominatore dal quale essere possedute. Stanno zitte per segreta ammirazione, e si stanno preparando un futuro abominevole di violenza e di sangue.

[Annotazione del punto di vista di uno tutt’ora inscritto all’albo dei maschi -ancorché non esercitante la professione- : le donne devono essere difese. Difese anche dalle conseguenze dei propri errati atteggiamenti. Devono essere difese dai loro uomini. E gli incapaci di difendere le loro donne non sono degni di qualificarsi uomini. E non hanno futuro.]

Naturalmente posso sbagliare. Attendo confutazioni.

Termino rifilando con la mia consueta perfidia alle nostre “femministe” uno slogan che -posso dirlo?- spero avrà successo, incitandole, sfidandole a farne cori magari davanti a qualche “centro culturale” islamista alla prima occasione ( che, temo, non mancherà ):

“Barbari islamisti, misogini e prepotenti, finirete come i nazisti -anche se siete tanti-

se non ci rispettate!”