Promuoviamo un movimento etico-culturale per porre fine all'islamizzazione della nostra società

Dalla caduta del comunismo (che è degenerazione endogena), la crescente aggressione islamista -anche- culturale e demografica (che è infezione esogena) è la tragedia principale che affronta la civiltà occidentale.

Come già più volte da noi rilevato, il comunismo è morto ma troppi comunisti (comunque si chiamino) in tutto l’Occidente sono ancora vivi. E l'Italia -fatte le debite proporzioni col numero complessivo di cittadini- ebbe ed ha il partito comunista più grande del mondo. In nessun altro Paese del mondo i comunisti hanno avuto “liberamente” (cioè con massicce scelte elettorali) tanto e tanto persistente potere nella Società.

Adesso si tratta di "catto-comunisti" = i falliti generati dalla caduta di un delirio cultural-social-politico-militare i quali si ammantano di “buonismo” che non appartiene loro.
Oggi pressoché falliti epocali = gli ideali perduti, gli obiettivi mancati, le promesse dimenticate, i capi rinnegati, i dirigenti fedifraghi e rissosi, i sostenitori allo sbando o affatto dispersi. La realtà dei fatti che ne ha dimostrato le false dottrine, le vergogne, i delitti; la critica razionale che li ha “corrosi e demoliti”.
Oggi quel delirio è rappresentato dai falliti (progenie malnata irriconoscente e irriconoscibile di una utopia pur “bene-intenzionata” = del resto quando o chi mai avrebbe detto “fate la rivoluzione e starete peggio di prima”…? ) che vivono nell'attesa o addirittura alla ricerca di un “nuovo” potere demagogico che li dominerà.
Facile indicare quale tal potere probabilmente sarà = ISLAMISMO (Islamo-Nazismo), a meno di una improvvisa sbandata dalla direzione storica che oggi pare tragicamente, irrimediabilmente presa.

I falliti-epocali odiano se stessi, attaccano e tentano di zittire chi li critica e li svergogna, e amano coloro che li distruggeranno. Roba da indagini e cure psichiatriche… .
Vivono essi tristamente in una sorta di “crepuscolo del coraggio”: coraggio = virtù indispensabile per sostenere i propri valori nonché per reagire efficacemente alla grossolana ferocia della atavica barbarie islamista che ci aggredisce e alla quale essi
-intisichiti dai sensi di colpa, pervasi di vergogna rabbiosa, bramosi (in una sorta di vero e proprio cupio dissolvi) di distruggersi e di distruggere quel che non riuscirono a plasmare bensì solo a corrompere- essi scelleratamente aprono le porte.
In fondo, avranno quel che meritano.

Purtroppo non c'è niente di strano che un islamista urli «allah-u-akbar» e tenti di assassinare a tradimento qualcuno dalle nostre parti mettendo in pratica i precetti coranici; lo strano è che esso venga qualificato prontamente come «una persona mentalmente instabile», come «uno che niente ha a che fare con l’islam»;
non c'è niente di strano che una islamista pesti a sangue la propria figlia perché a scuola si è finalmente tolta il ridicolo e scomodo cencio copricapo prescritto dal corano, che mùtili ritualmente il proprio neonato causandone la morte; lo strano è che essa venga pubblicamente giustificata come «latrice di una cultura (sic) diversa ma rispettabile al pari della nostra»;
non c'è niente di strano che un islamista minacci, aggredisca, tenti di sopprimere un apostata dell’islam; lo strano è che esso venga subito liquidato come «uno che ha frainteso l’islam».

È il “politicamente corretto” (di chiara matrice “catto-progressista”) la malattia di che soffre una parte della civiltà occidentale, a cagione di che -per manifesti, sebbene parzialmente ingiustificati, sensi di colpa e per codardia- essa parte vorrebbe soffocare, ancorché si usi un linguaggio comunque decente e veritiero, la esposizione pubblica di ogni definizione realistica dell’ “islam-vero” e la discussione pubblica sul pericolo mortale che questo rappresenta per tutti noi.
D’altro canto, la “islamizzazione” purtroppo avanza anche sul fronte demografico. Gli islamici (per lo meno quelli “veri”) si riproducono come topi. E sfruttano allegramente il nostro sistema di assistenza sociale, pur non avendo mosso un dito per formarlo
-al contrario di noi, che per questo sistema e non solo per questo, fatichiamo da decenni-.

E, stando alle valutazioni  statistiche, tra non molti lustri essi saranno -per lo meno- la più grossa e influente minoranza nel nostro tessuto sociale che già ora è “multietnico” e “multiculturale” (in realtà esso sarà un coacervo eterogeneo e caotico di “mono-etnie” e “mono-culturalismi” spesso incompatibili o addirittura apertamente ostili, come la disastrosa situazione francese e britannica evidenziano da tempo).
Gli islamici-veri mettono al mondo tanti figli per tormentarli come già essi furono tormentati nella loro sub-cultura, ma … chissà. Statistiche… .
Ma noi contro-jihadisti siamo determinati, informati, motivati. E il coraggio non ci manca.

La paura (la legittima islamo-fobia) genera il legittimo furore; il furore soffoca la paura che lo ha generato, ed esalta il coraggio.
Siamo sostenitori e propagatori di idee “rivoluzionarie” -sebbene chiare, semplici, e soprattutto rispettose del nostro ordinamento giuridico/sociale- per la legittima difesa della nostra civiltà e dei nostri valori fondamentali, e di tanto siamo orgogliosi. Per ora si tratta di combattere una battaglia etico-culturale. Per ora.
E se con il nostro movimento di contro-jihad e la sua rete informativa internazionale, interdiremo finalmente la islamizzazione da noi: anzitutto di fronte alla nostra coscienza e al nostro onore e poi di fronte alla cronaca e alla Storia, potremo affermare che questi tempi di turbamenti, fatiche, pericoli, lotte, sofferenze, sono stati i migliori.