Sinistra e femministe proprio perché collaborazionisti saranno le prime vittime delle barbarie islamiche

Desidero tornare sul particolare tema dello “scontro di Civiltà” che è più propriamente definibile come “Scontro tra Civiltà e Barbarie”. Mica è una novità. E voglio evidenziare un particolare aspetto di questa guerra. Il “collaborazionismo” di parte della Nostra Società con il “Nemico”.

Da tempo vari commentatori (per non dire del sottoscritto…) rimarcano il sorprendente atteggiamento della “sinistra” (forza trainante nella nostra Società) verso gli islamici aggressori: atteggiamento di propensione talmente sperticata da rasentare il ridicolo, per non dire della autolesionistica prostrazione verso una forza che nulla ha in comune con essa (sinistra) e che si predispone per distruggerla.

E del persistente, omertoso silenzio delle “femministe” (sempre di sinistra, ovvio) verso gli stessi soggetti.

E della demenziale, criminale, assassina politica di accoglienza indiscriminata presso di Noi di genti incompatibili, inassimilabili, anzi ostili.

Atteggiamenti che sono stati analizzati e spiegati con varie tesi.

Ora, con l’aiuto di un altro romanzo (brutto affare : io che in genere sono poco incline a leggere romanzi, mi ritrovo per la seconda volta a citarne) scritto da un relativamente sconosciuto autore francese, tale Jean Raspail e intitolato “Il campo dei Santi”, lancio di nuovo da par mio un attacco ai “collaborazionisti”, agli “amici del nemico”.

Da quel romanzo (scritto nel 1973), che -ripeto- poco mi interessa, ho tratto una osservazione che mi pare tuttavia di estremo interesse.

Premesso come il tema centrale consista nel descrivere “fantasticamente” (fantasticamente? ohibò! a guardare le odierne cronache quel “vecchio” romanzo sembra una specie di profezia) la vecchia Europa (e che l’Europa sia antropologicamente “vecchia” non è una fantasia romanzesca, ma un dato di fatto) aggredita e invasa dalle armate del “Terzo Mondo”, l’autore descrive (non “immagina”) descrive, ripeto, quale sarà il trattamento che gli invasori riserveranno ai loro “collaborazionisti” indigeni, cioè proprio i “progressisti” e le “femministe”, allegandone e spiegandone la logica e inconfutabile motivazione. Guarda caso.

«La volontà del Terzo Mondo non deve nulla a nessuno; essa non accetta di sminuire il significato radicale della propria vittoria condividendola con dei transfughi. Ringraziarli, o semplicemente riconoscerne il ruolo, equivarrebbe a perpetuare una forma di soggezione». (pagina 296)

Inoltre, nella Prefazione, l’autore conclude con le seguenti considerazioni:

«…mi sembra soltanto che ci troviamo di fronte a una sola alternativa: imparare il coraggio rassegnato di essere poveri o ritrovare il coraggio inflessibile di essere ricchi. I nostri sono tempi crudeli». (pagina 13)

Qui la fantasia romanzesca non c’entra. Qui siamo nella descrizione della realtà di comportamenti e delle loro conseguenze tragiche, esposta con sapiente analisi, comprensione e capacità di sintesi psicologica.

Ebbene nel romanzo l’Europa che conosciamo scompare tragicamente, ma i primi ad essere fatti fuori con inaudita ferocia sono proprio i “buonisti” che avevano favorito gli aggressori; e le femministe vengono pestate e rinchiuse in postriboli creati per la “iniziazione alla donna bianca”. Magra consolazione, ma meglio di niente.

Del resto, i vigliacchi e i rinnegati a nessuno piacciono, né ai loro compatrioti né tanto meno agli aggressori. Chi ha tradito una volta potrà tradire ancora. Come dire: “chi è causa del suo mal … finisce come si merita”.

L’ ho già scritto in altro articolo, lo devo ripetere ora: un tragico e icastico epitaffio.

I “progressisti” e le “femministe” nostrani sarebbe meglio leggessero “Il campo dei Santi”: apprenderebbero una rappresentazione molto realistica del destino che, proseguendo con questo passo, inesorabilmente li attende, e ancora meglio attende i loro figli. L’Europa, già Civiltà guida, aggredita dagli islamici del Terzo Mondo perirà tra orribili spasimi per poi risorgere con la successiva generazione, ma regredita e irriconoscibile.

Dunque : OCCIDENTE: “NOMEN, OMEN” = SIAMO NOI LA CIVILTA’ MORENTE ?

Potrebbe anche darsi.

Così come potrebbe darsi il caso che quei pochi tra Noi i quali questa Civiltà intendono difendere, siccome difendendola difendono sé stessi, vengano a trovarsi tra l’incudine dei rinnegati collaborazionisti suicidi e il martello degli aggressori islamici.

O, per usare un’altra metafora ancora più spiccia, verremo a trovarci come noci tra le “chele” dello schiaccianoci.

Ma garantisco che saremo “noci” durissime da schiacciare.