Le islamiche europee considerano il velo una conquista femminista e la sinistra le corteggia

Da un articolo comparso il 6 agosto 2015 nell’edizione on line del Corriere della sera si capisce, per l’ennesima volta, quanto il giornale di via Solferino tenti in tutti i modi di fare il lavaggio del cervello ai propri lettori sull’argomento islam e, di riflesso, su immigrazione, integrazione, moschee e correlati vari.

Sul blog “la 27.a ora”, infatti, la giornalista politicamente corretta Viviana Mazza si occupa di una ragazza inglese di origini somale, Hanna Yusuf, che ha realizzato un video (diffuso da The Guardian) appositamente per dire che lei indossa il velo islamico per scelta e non per imposizione.

L’articolo (per chi volesse leggerlo, http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-mio-velo-islamico-e-femminista/) è anche corredato del video  “recensito” dalla zelante giornalista Mazza.

In esso compare la protagonista ed autrice velata che, dopo aver premesso di essere esperta di letteratura femminista, rivendica con sprezzo del ridicolo la sua scelta di indossare il velo sulla basata sull’adesione al pensiero di Virginia Woolf.

Per rafforzare la sua tesi la Yusuf ripesca ammuffiti stereotipi vetero-femministi quale la mercificazione capitalista (sì, pronunzia proprio la parola capitalismo) del corpo femminile e, dimostrando una certa perizia tecnica nel montaggio dei filmati, tenta una maldestra manipolazione delle coscienze occidentali alternando la propria immagine di suffragette in hijab a foto di modelle poco vestite o in bikini. E dimostrando, altresì, di saper lisciare il pelo ad una certa sinistra mutuandone linguaggio e luoghi comuni da tempo riposti in soffitta ma pur sempre capaci di risvegliare, negli occidentali politicamente corretti e corrotti, un “come eravamo” che si traduca, alla fine, in una produttiva captazio benevolentiae.

La brain-washed sembra non capire che tra velo e bikini vi sono innumerevoli sfumature intermedie, e che pertanto non ha il minimo senso confrontare un abbigliamento abitualmente utilizzato dalle islamiche in pubblico ad uno che nessuna donna occidentale sana di mente, per quanto emancipata e disinibita, oserebbe sfoggiare per la strada, sia pure per ragioni pratiche e climatiche. Perché allora contrapporre una donna velata ad una modella che indossa una lingerie de La Perla?

Peraltro la brain-washed indossa una maglietta attillata e, probabilmente, jeans aderenti; non si rende conto che, così vestita, sia pure con la stoffa in testa, fa immaginare tutte le sue forme?

Ma, anche ammesso che esista una certa mercificazione del corpo femminile, vi sono certamente altri sistemi molto più efficaci del velo per denunciare tale (presunta) degenerazione occidentale. Per esempio, basterebbe che le contestatrici andassero in giro vestite con lunghe ed informi tuniche, senza necessariamente nascondere i capelli.

Anche in Italia vediamo per le strade tantissime adolescenti e ragazze con i vestiti attillati e l’immancabile hijab: possibile che esse siano giunte ad un tale vuoto di raziocinio da ritenere che la forza di attrazione femminile risieda quasi esclusivamente nelle chiome al vento?

Mi rifiuto categoricamente di crederlo. Non posso concepire che un uomo, mussulmano o non, provi un irrefrenabile desiderio di assalire una donna perché sessualmente turbato dal suo capo scoperto: diversamente, avrebbero ragione i razzisti.

Per farsi apprezzare ed accettare meglio la brain-washed si lamenta degli zelanti integralisti orientali che la criticano perché, pur indossando il velo, si trucca e si veste all’occidentale. Hanna replica dicendo che ama vestirsi alla moda, dimenticando così che la moda è un prodotto dell’odiato capitalismo mercificatore-nudista-antifemminista che ha appena terminato di condannare. Ma non possiamo pretendere troppo quando il nitore del ragionamento si offusca.

Ora, anche ammesso che delle musulmane portino volontariamente il velo, lo fanno solo a causa di condizionamenti: da quelli più espliciti e pesanti di mariti, padri o fratelli, a quelli più morbidi e subdoli di tipo culturale e sociale. Potrebbe però esserci anche un’altra possibilità: che alcune giovani islamiche, come Hanna Yusuf, indossino l’hijab (e realizzino filmati di pessima qualità) unicamente per trovare sbocchi professionali nel giornalismo o nella politica. Di sinistra, naturalmente.

Tornando all’articolo di Viviana Mazza, esso è totalmente privo di commenti e riporta, quasi integralmente, le farneticazioni della sedicente femminista velata. La prima considerazione che mi sorge spontanea è: qual è la novità che merita tanto risalto? Poiché è da almeno 15 anni che giovani islamiche cresciute e pasciute in occidente a spese nostre ripetono sino alla nausea tale tiritera, la giornalista ha evidentemente intenti diversi da quello dell’informazione.

È chiaro come il sole che la signora Mazza vuole contribuire al nostro lavaggio del cervello proponendoci un’islamica di seconda generazione, apparentemente integrata, che parla perfettamente la lingua del paese di cui ha la cittadinanza (la Gran Bretagna), che si dice esperta di letteratura femminista e che, addirittura, sostiene che la scelta di indossare il velo sia femminista!

L’aspetto più preoccupante non è che ci sia una donna velata in più, ma che la sinistra, minoritaria numericamente ma maggioritaria mediaticamente (e giudiziariamente, purtroppo), per mero calcolo politico e rinnegando propri princìpi una volta universali e non negoziabili, per una manciata di voti stia portando l’Occidente al tracollo grazie alla massiccia iniezione di immigrati nella quasi totalità islamici e refrattari all’integrazione. Ma la mancata integrazione è una situazione che le  torna assai utile, dal momento che i non-integrati sono più facilmente manipolabili dai loro capi religiosi, e pertanto il consenso politico di quei nuovi cittadini-elettori è assicurato.

Questa è la sinistra, signori miei. Qualunque cosa per un voto.

Non sono mai stato un fan delle femministe, pur apprezzandone alcune iniziative. Ma auspico che irrompa sulla scena del nostro Occidente, ammorbato dal buonismo irresponsabile ed interessato delle sinistre, una nuova, vera, femminista, combattiva, Virginia Woolf. Femminista e combattiva da far paura.