La posizione dell'Italia: i problemi restano dopo la  proroga di 5 anni per le concessioni demaniali

La Commissione Industria al Senato ha approvato in data 4 dicembre 2012 un emendamento al Decreto Legge Sviluppo che prevede una proroga delle concessioni demaniali dal 2015 fino al 2020, in deroga al recepimento da parte dell'Italia della Direttiva Servizi (nota anche come Direttiva Bolkestein).

L'adeguamento da parte dell'Italia a quanto previsto dalla Direttiva Servizi comporterebbe la cessazione e la conseguente messa all'asta di tutte le concessioni che sono attualmente in essere e che scadranno nel 2015.

L'emendamento bipartisan che prevede la proroga di 5 anni è stato proposto da Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (PD) in seguito a una prima ipotesi di proroga di 30 anni, fino al 2045.

Su entrambe le ipotesi il parere del Governo è stato negativo, anche in seguito alla presa di posizione dell'UE arrivata tramite le dichiarazioni di Stefaan De Rynck, portavoce del Commissario UE per il Mercato Unico, Michel Barnier.

De Rynck aveva infatti annunciato nei giorni scorsi che "un rinnovo automatico di 30 anni non sarebbe compatibile con quanto prevede il diritto comunitario. Le concessioni degli stabilimenti balneari dovrebbero essere accordate per un periodo di tempo appropriato e limitato e non dovrebbero essere aperte a rinnovi automatici né dare alcun tipo di vantaggio al gestore la cui autorizzazione è scaduta. Una estensione di 30 anni di tutte le concessioni attuali sarebbe incompatibile con le leggi UE, quindi l'Italia deve adottare regole compatibili con la direttiva Servizi".

Si attende ora di vedere se la modifica apportata verrà inserita all'interno del maxiemendamento su cui il Governo dovrà porre la fiducia.

Intanto sono state espresse posizioni controverse in merito a questa decisione che rischia di scontentare un po' tutti e di trascinare ulteriormente un problema che da un lato comporta continue sanzioni da parte dell'UE nei confronti dell'Italia e dall'altro lede continuamente e gravemente i legittimi diritti di oltre 28.000 operatori balneari che rischiano di vedere compromessi i loro investimenti e la loro attività.