L’Europa impone che il 40% degli amministratori nelle grandi imprese dovrà essere di sesso femminile. A quando la richiesta di quote per omosessuali, transessuali e intersex?

Strasburgo - “Il 40% degli amministratori senza incarichi esecutivi nelle società europee quotate in borsa dovrà essere assegnato alle donne entro il 2020”, è quanto ha deciso il Parlamento Europeo oggi a Strasburgo adottando nuove regole sulla parità di genere tra uomini e donne.

Le società pubbliche dovranno raggiungere la quota entro il 2018, mentre la regola non si applica alle piccole e medie imprese.

Viene dunque considerato come criterio di scelta quello del genere sessuale unitamente a quello del merito. A parità di qualifica professionale la priorità dovrebbe esser data al candidato del sesso sotto-rappresentato in ogni fase della procedura di selezione. Il merito e la qualifica professionale restano comunque i criteri principali.

Le società che non rispetteranno queste regole ne risponderanno legalmente e dovranno addurre spiegazioni sulle ragioni descrivendo che azioni intraprenderanno per raggiungere l’obiettivo nel futuro.

La riflessione è d’obbligo: si tratta davvero di un modo per garantire parità di diritti tra uomo e donna o si tratta forse più di una ennesima ingerenza dell’Unione Europea che anziché semplificare e rispettare le regole del libero mercato per le imprese impone con la forza altri vincoli e costrizioni? A quando la richiesta di quote per gli omosessuali, dei transessuali e degli intersex?