Un euro a doppia velocità per contrastare il divario tra Germania e Paesi mediterranei: non convince la tesi dell'economista Jean-Pierre Vesperini

Euro: abbandonarlo o annegare. Questo il tema dell’audizione del professor Jean-Pierre Vesperini che si è svolta ieri martedì 11 giugno a Strasburgo nel corso della riunione del Gruppo Europa per la Libertà e la Democrazia (ELD).

Jean-Pierre Vesperini, Professore Associato della Facoltà di Legge e Scienze Economiche dell’Università di Paris Dauphine e dell’università di Rouen, ha fornito una analisi delle ragioni per le quali l’euro ha portato l’Europa a una catastrofe economica e ha indicato una possibile via di uscita.

Nella prima parte del suo intervento ha giustamente spiegato che l’euro è un fattore molto potente di divergenza delle economie e ha individuato le principali criticità che si sono riscontrate nella sua costruzione.

Tra di esse vi è in primis la costituzione dell’intangibilità dei tassi di cambio tra le monete europee che si è determinata con l’adozione dell’euro.

L’intangibilità è strettamente legata alla competitività, fattore chiave dello sviluppo economico. La competitività, che a sua volta dipende dal costo orario e dalla produttività oraria, ha subito un grave contraccolpo per l’evoluzione divergente dei salari e della produttività nei vari Paesi dell’Unione Europea. L’adozione di una moneta unica non ha tenuto conto delle regole di fissazione dei salari che sono differenti da Paese a Paese. In Francia ad esempio è previsto un salario minimo, in Germania no. In alcuni Stati vi è l’indicizzazione dei salari rispetto ai prezzi, in altri no. La moneta unica dunque ha aumentato le divergenze tra realtà economiche e produttive differenti, acuendo il divario esistente tra i vari Paesi. E se prima dell’euro era possibile compensare tali divergenze con il tasso di cambio, ciò non è stato più possibile in seguito alla perdita della sovranità degli Stati.

Secondo fattore di criticità individuato da Vesperini è la unicità del tasso di cambio. Infatti, nessun Paese dispone di un tasso di cambio adeguato alla propria economia e nessun Paese dispone di un controllo sui cambi. In Europa non esiste un equilibrio e vi sono da un lato Paesi come la Germania che hanno un eccesso di competitività che stimola le attività commerciali e riducono la disoccupazione, dall’altra Paesi in situazione di deficit, con debolezza delle proprie attività commerciali e disoccupazione elevata. I Paesi deficitari dovrebbero dunque avere un tasso di cambio più debole. La Banca Centrale Europea, pur avendo avviato una politica dei tassi di cambio dal 2003, ha sempre subito il ruolo preponderante della Germania che ha imposto le sue condizioni.

Terza criticità evidenziata da Vesperini è quella dell’unicità dell’interesse nominale. I tassi con cui le banche dell’area euro si rifinanziavano prima del 2007 erano circa gli stessi nei Paesi nella zona euro, in seguito non più. Tuttavia i tassi reali sono decisamente differenti rispetto a quelli nominali per via della decrescenza dei prezzi e questo ha influito in modo netto sull’inflazione dei Paesi.

Jean-Pierre Vesperini ha dunque spiegato che tali fattori hanno determinato la formazione di due gruppi di Paesi nell’Unione Europea, da un lato i quelli del Mediterraneo, che hanno perso la loro competitività, e da un altro lato quelli che seguono il gruppo tedesco che hanno parametri economici notevolmente migliori. Il sistema euro risulta essere favorevole solo a questi ultimi e aumenta il divario tra i primi e i secondi. Infatti, rispettivamente per i Paesi dell’area mediterranea e per quelli del gruppo tedesco si riscontrano i seguenti dati: deficit pubblico medio dei primi pari al 3% del Pil a fronte di una eccedenza del 4,9% dei secondi, un tasso di crescita annuo medio di -1,7% a fronte di 0,2%, disoccupazione media del 17,4% a fronte del 5%, saldo del bilancio primario medio di -4% a fronte dello 0,6%.

Nella seconda parte del suo intervento Vesperini è passato ad analizzare le possibili soluzioni per risolvere la crisi economica. Tuttavia la soluzione da lui preferita, a fronte di un quadro così devastante della situazione economica e sociale dei Paesi dell’eurozona tra i quali molti rischiano la bancarotta e il default totale, risulta essere una soluzione apparente e non risolutoria del problema. Vesperini dipinge, infatti, come disastrosa la possibilità di uscire dall’euro per i Paesi dell’UE, ammettendo sì che in tal modo ci sarebbero dei vantaggi per l’economia reale in termini di aumento delle esportazioni e miglioramento della competitività, ma mostrando al contempo timore per le conseguenze finanziarie che si ripercuoterebbero sulle economie nazionali.

Vesperini promuove dunque l’ipotesi di imporre un cambiamento radicale della governance della politica economica europea, intervenendo nella politica monetaria e di bilancio, con una modifica del tasso di cambio dell’euro per i Paesi dell’area mediterranea (riducendolo da 1.3 a 1.1) che avrebbero dunque una valuta differente rispetto a quelli del gruppo tedesco.

Nel corso del confronto con i parlamentari europei dell’ELD è quindi emerso che, sebbene le premesse addotte da Vesperini in merito alle criticità dell’euro per i Paesi dell’UE siano assolutamente veritiere e conclamate, la via di uscita da lui prospettata non risolverebbe il problema alla radice in quanto rimarrebbero i problemi strutturali legati alla natura della Banca Centrale Europea e all’assenza di sovranità monetaria degli Stati membri. Semplicemente svalutando l’euro per alcuni Paesi di fatto non sarebbero superate le stesse criticità tuttora presenti che hanno portato alle divergenze economiche e di sviluppo che esistono tra gli Stati membri.

Questi aspetti sono stati evidenziati nel corso della riunione da Magdi Cristiano Allam, eurodeputato della delegazione di Io amo l’Italia del Gruppo ELD, che intervenendo ha evidenziato la realtà economica italiana che vede numerosi suicidi al giorno da parte di persone sempre più disperate e la chiusura di circa 1.000 PMI al giorno.

Magdi Cristiano Allam ha dunque rappresentato la realtà della Banca Centrale Europea che è un istituto privato di diritto pubblico che opera emettendo direttamente la moneta e lucrando in danno degli Stati e dei cittadini europei.

Magdi Cristiano Allam ha, infine, evidenziato la necessità di tutelare innanzitutto la dignità della persona e il diritto alla vita di tutti e di riscattare la nostra sovranità monetaria in assenza della quale saremo sempre impossibilitati a intervenire per salvaguardare la nostra libertà e la nostra economia reale.