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Intervento al Convegno in Parlamento - Sala Matteotti, martedì 6 febbraio 2024

Cari amici, ci troviamo di fronte allo stesso bivio in cui si trovò l'Impero Romano, che rappresentò il Mondo globalizzato della sua epoca, durato come Impero Romano d'Occidente circa 503 anni, dal primo Imperatore Augusto nel 27 a.C. fino alla sua caduta fissata dagli storici nel 476, anno in cui Odoacre, generale barbaro in seno all'esercito romano, depose l'ultimo Imperatore Romano d'Occidente Romolo Augustolo che aveva appena quindici anni.

Anche all'epoca l'Impero Romano fu colpito dalla più micidiale pandemia della Storia antica tra il 165 e il 180, nota come «Peste Antonina» o «Peste di Galeno», dal medico Galeno che la descrisse, che nel corso di quasi 30 anni provocò tra i 5 e i 30 milioni di morti su una popolazione complessiva stimata tra i 70 e i 90 milioni, cioè decimò tra il 7 e il 30 per cento della popolazione.
Il 21 luglio del 365 l'Impero Romano fu colpito dal «Terremoto di Creta» o «Terremoto di Alessandria», provocando un maremoto con onde di nove metri di altezza che devastarono le coste del Mediterraneo. Si stima in 45 mila i morti.
Il declino iniziò nel 212 quando l'Imperatore Caracalla, berbero di Leptis Magna come il padre l'Imperatore Lucio Settimio Severo, pubblicò la «Constitutio Antoniana» con cui concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero.
L'Impero aveva urgente bisogno di soldati e di contadini a causa di un tracollo demografico dovuto non solo alle guerre, alle carestie e alle epidemie, ma anche al calo della natalità per il venir meno della certezza dei valori, delle regole e la diffusione della dissolutezza sul piano morale, oltreché della corruzione sul piano della pubblica amministrazione.
In parallelo c'era una crisi strutturale dell'economia dovuta alle tasse sempre più cospicue che gravavano sui ceti produttivi, in particolare sui contadini, che sfociò nell'esodo dalle campagne, il crollo dei traffici commerciali, l'inflazione galoppante, il ritorno ai pagamenti in natura.
Fu così che degli imperatori e un Senato dominati da berberi africani scelsero di riequilibrare la bilancia demografica spalancando le porte allo straniero, favorendo le invasioni germaniche e accrescendo la presenza dei barbari in seno all'esercito romano. La verità storica è che l’Impero Romano d’Occidente si estinse non per la forza dei nemici ma per la sua intrinseca debolezza, non fu un omicidio ma un suicidio.

Giacomo Leopardi (1798-1837) nello «Zibaldone» descrisse in modo magistrale la fine dell’Impero Romano d’Occidente a causa della concessione della cittadinanza a tutti i sudditi dell’Impero: «Quando tutto il mondo fu cittadino romano, Roma non ebbe più cittadini; e quando cittadino romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l’amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più Patria di nessuno, e i cittadini romani, avendo per Patria il mondo, non ebbero nessuna Patria, e lo mostrarono col fatto».

Il tracollo demografico è alla base dell'analogia tra il crollo dell'Impero Romano d'Occidente e il declino dell'Occidente contemporaneo, in particolare dell'Europa. Le popolazioni dell'Unione Europea in generale e dell'Italia in particolare sono a rischio di estinzione perché hanno cessato di fare figli. E senza figli muoiono non solo la popolazione autoctona ma l'insieme della civiltà che abbraccia la cultura, lo stato di diritto, il sistema dello sviluppo. 

Su circa 500 milioni di abitanti dell’Unione Europea (il dato è del 2018 e comprende la popolazione del Regno Unito), solo il 16%, pari a 80 milioni di abitanti, hanno meno di 30 anni. Viceversa su circa 500 milioni di abitanti della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo, sommando le popolazioni dei 22 Stati arabofoni più quelle della Turchia e dell’Iran, ben il 70% ha meno di 30 anni, pari a 350 milioni di abitanti. Quando si mettono su un piatto della bilancia 80 milioni di giovani europei, cristiani in crisi d’identità che convivono con una minoranza di europei musulmani, e sull’altro 350 milioni di mediorientali, al 99% musulmani convinti che l’islam è l’unica «vera religione» che deve affermarsi ovunque nel mondo, il risultato indubbio è che gli europei sono destinati ad essere sopraffatti e colonizzati demograficamente dagli islamici. A quel punto i musulmani non avranno più bisogno di farci la guerra o ricorrere al terrorismo. Potranno sottometterci all’islam limitandosi ad osservare le regole formali della nostra democrazia, che premia il soggetto politico più vitale, organizzato ed influente, in grado di condizionare e di accaparrare il consenso della maggioranza, senza entrare nel merito dei contenuti delle ideologie e delle religioni, soprattutto dell’islam.
Già oggi ci sono cinque capitali europee, Londra, Berlino, Bruxelles, Amsterdam e Oslo, in cui tra i nuovi nati il primo nome è Maometto. Bruxelles, la capitale dell'Unione Europea, è di fatto la capitale islamica dell'Unione Europea scristianizzata e globalista. A Bruxelles i musulmani sono il 24% della popolazione e ben il 40% della popolazione al di sotto dei 30 anni.

L'arma demografica islamica per conquistare l'Europa era stata profetizzata dal Presidente algerino Houari Boumedienne in un discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1974: «È il ventre delle nostre donne che ci darà la vittoria».
Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un comizio del 17 marzo 2017 a favore del Referendum che l'ha incoronato a presidente a vita, reagendo aggressivamente al divieto posto dalla Germania e dall'Olanda alla presenza sul proprio territorio di ministri turchi per fare propaganda elettorale in seno alla cospicua comunità turca residente, sollecitò i turchi in Europa a fare cinque figli a testa, precisando che i musulmani saranno il futuro dell'Europa: «Faccio un appello ai miei fratelli in Europa. Vivete in quartieri migliori. Comprate le auto migliori. Vivete nelle case migliori. Non fate tre figli, ma cinque. Perché voi siete il futuro dell'Europa. Questa sarà la migliore risposta all'ingiustizia che vi è stata fatta».

Dobbiamo ammettere che la Storia non ci insegna nulla. Stiamo ripetendo gli stessi errori dei romani nella fase della decadenza dell’Impero Romano d’Occidente, che rappresentava il mondo globalizzato dell’epoca. 
Oggi, così come accadde a partire dal III secolo fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453, registriamo un insieme di fatti che determinano il declino della società e la fine della civiltà, a partire dal tracollo demografico, il venir meno dei valori e delle regole, i conflitti intestini, la crisi economica. 
In Italia prendiamo atto di questo quadro complessivo: 
– tra i più bassi tassi di natalità al mondo, con un numero medio di nascite per donna dell’1,3 rispetto al 2,1 necessario per salvaguardare l’equilibrio demografico; 
– l’aggressione all’istituto della famiglia naturale come pilastro della costruzione sociale, marginalizzando la finalità della procreazione e dell’educazione sana dei figli con un padre e una madre, diffondendo l’«ideologia di genere» che legittima il diritto delle coppie omosessuali, lesbiche, transessuali, intersessuali al matrimonio e all’adozione dei figli;
- la crisi della famiglia per il venir meno della sua quintessenza che è la procreazione dei figli e la missione di educazione dei figli, per la perdita dell'identità e del ruolo operativo del padre e della madre, in aggiunta alla crescente labilità del rapporto tra i coniugi che si traduce in vite separate all'interno della stessa casa e nell'aumento dei divorzi;
- la crisi della scuola per l'imperversare del relativismo culturale e valoriale che sfocia nell'imposizione dell'ideologia globalista, europeista, pacifista, immigrazionista, multiculturalista, omosessualista e islamofila, presente innanzitutto nelle direttive del Ministero dell'Istruzione che recepisce le direttive dell'Unione Europea, nei testi scolastici e nel convincimento della maggioranza dei docenti di estrazione sessantottina;
- l'omologazione dei mezzi di comunicazione di massa, dalle principali piattaforme di comunicazione e socializzazione della Rete, dai colossi della Rete che diffondono film e sceneggiati spesso di propria produzione, dalle televisioni più viste fino ai principali giornali nazionali all'ideologia globalista, europeista, pacifista, immigrazionista, multiculturalista, omosessualista e islamofila;
– la legalizzazione della cultura della morte, dall’aborto, all'eugenetica fino all’eutanasia, elevati a diritti della persona; 
– la diffusione della cultura della morte, tramite le droghe e l’alcol, specie tra i giovani, compreso lo sballo da discoteca; più recentemente le sfide estreme sulle piattaforme virtuali di socializzazione che culminano nel suicidio di ragazzini; 
– l’emigrazione forzata dei nostri giovani migliori, perché di fatto è preclusa loro la stabilità lavorativa, senza cui non hanno accesso al credito e, pertanto, non possono disporre di una casa indipendente, mettere su la propria famiglia, mettere al mondo i propri figli, avviare un’attività produttiva; 
– l’apertura incondizionata delle frontiere a un’invasione di clandestini che sono in stragrande maggioranza musulmani, tra cui ci sono dei terroristi islamici, a cui garantiamo servizi basilari pari a 1200-1400 euro al mese, in aggiunta ad altri costi quali la sanità e l’istruzione; 
– la priorità data agli stranieri rispetto agli italiani nell’attribuzione delle risorse e dei servizi, quali le case popolari, i sussidi sociali, i posti all’asilo nido; 
– l’abbandono dei valori e delle regole insite nell’istituzione della cittadinanza, concedendola indistintamente agli stranieri, compresi coloro che sono dichiaratamente ostili alla nostra civiltà; 
– l’islamofilia, che ci porta a riconoscere l’islam come religione di pari valore del cristianesimo, nonostante che ad oggi l'islam non è una religione riconosciuta dallo Stato perché non ottempera all'articolo 8 della Costituzione, per la totale incompatibilità dei contenuti del Corano, del pensiero e delle opere di Maometto con le nostre leggi e la nostra civiltà, configurandosi come un’ideologia che legittima l’odio, la violenza e la morte nei confronti dei non musulmani; 
– la moschea-mania, che ci porta a concedere ai musulmani sempre più moschee, scuole coraniche, enti assistenziali e finanziari islamici, macellerie e alimentari halal, centri studi e di formazione, e ancor di più, la sottomissione delle nostre leggi alla sharia, come nel caso del velo e delle conversioni per ragioni matrimoniali, con la prospettiva di riconoscere l’«islamofobia» come reato penale; 
– l’affermazione del relativismo etico, che ci porta alla perdita della certezza della verità e a illuderci che tutto e il contrario di tutto siano pari a prescindere dai loro contenuti; 
– l’affermazione della cultura dei soli diritti e delle sole libertà, facendo venir meno la cultura dei doveri, delle regole e della responsabilità; 
– la crisi della Chiesa, sia come «faro di spiritualità» sia come «autorità morale», per le posizioni relativiste e buoniste assunte dopo il Concilio Vaticano II, accentuate da Papa Francesco; 
– la finanziarizzazione dell’economia, ovvero la prevalenza della dimensione virtuale della moneta rispetto all’economia reale, che trasforma la moneta in uno strumento di schiavizzazione della persona anziché essere al servizio della persona; 
– il suicidio monetario dello Stato, che è costretto a indebitarsi per disporre dell’euro, una moneta venduta da una società per azioni chiamata Banca centrale europea, per ripianare il debito contratto forzosamente nei confronti delle banche, arrivando a svendere i beni reali in cambio di moneta virtuale; 
– l’acuirsi della conflittualità sociale dovuta alla diffusione della povertà, della disoccupazione e della precarietà occupazionale, finendo per assottigliare il ceto medio e accrescere la sperequazione nella distribuzione delle risorse; 
– il crescente discredito nei confronti dello Stato e dell’insieme delle istituzioni pubbliche, diventati di fatto una Casta onerosa e corrotta, dedita a vessare i cittadini con tasse esose e inique pur di salvaguardare i propri privilegi; 
– la sostanziale violazione della democrazia, trasformata in partitocrazia, negando ai cittadini la possibilità di essere coinvolti nella determinazione del proprio destino e instaurando di fatto un regime autoritario, diventato palese con l’avvento al governo di Mario Monti nel 2011; 
– la perdita di autonomia e d’identità dei Comuni, per la sottrazione delle loro risorse, per l’orientamento a inglobare la micro-dimensione nella macro-dimensione, per la presenza di ghetti su base etnica e confessionale; 
– l’impennata della violenza e l’incapacità ad assicurare l’ordine pubblico, per il venir meno della coesione sociale a causa della proliferazione di comunità estranee se non ostili alla cultura e alla tradizione autoctona;
– la crisi d’identità, la sfiducia in se stessi, la diffidenza nei confronti del prossimo, che generano un tale disorientamento, specie tra i giovani, al punto da indurre alcuni di loro a scegliere di aderire all’islam, il nemico dichiarato della nostra civiltà. 
Concretamente ci stiamo comportando come se avessimo scelto di non usare la ragione e di rinunciare al sano amor proprio. I poteri finanziari globalizzati ci hanno spogliato della nostra dignità, limitato nella nostra libertà, messo a repentaglio la nostra stessa vita. All’opposto noi accordiamo loro una delega in bianco, nell’illusione che a salvarci saranno i custodi del tempio del dio denaro, gli adoratori del mercato e gli apologeti del profitto costi quel che costi. 


Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, grazie alla micro-dimensione dei monasteri benedettini e dei Comuni, in Italia si affermò il cristianesimo quale portato di civiltà che, recependo e assimilando l'eredità della filosofia greca e del diritto romano, seppe promuove la cultura dell'Umanesimo, del Rinascimento, ma anche provocare la razionalità dell'Illuminismo. È così che noi oggi in Europa beneficiamo di una civiltà laica e liberale, l’unica civiltà al mondo che si fonda e legittima la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta individuale. 
Il rischio è che a quest'Europa possa seguire l'islam, che più che una fede a cui si aderisce volontariamente, è una ideologia che s'impone in modo autoritario, invasivo e violento. 

Noi crediamo che ci sarà un “miracolo”, una crepa che si produrrà inevitabilmente in seno al sistema di potere disumano che ha preso il sopravvento a livello globale. Ebbene, noi dobbiamo essere pronti al momento giusto, con la proposta giusta e con gli uomini giusti per edificare un nuovo sistema di potere che corrisponda a una migliore qualità di vita. Noi non abbiamo altra scelta che credere che questo miracolo si compirà e che ciascuno di noi darà il proprio contributo per il successo della comune missione che realizzerà il legittimo bene nostro, dei nostri figli e nipoti. 
Non potremmo in alcun modo guardarci dentro, guardare negli occhi i nostri figli e nipoti, dicendo: «Mi dispiace, mi sono rassegnato alla sottomissione senza aver reagito, mi considero sconfitto senza aver combattuto». 
Amo concludere con il testamento spirituale di Paolo Borsellino: «È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola».

Cari amici, andiamo avanti sulla retta via a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo a realizzare il miracolo per far rinascere la nostra civiltà, salvare gli italiani, riscattare l'Italia.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore della Comunità «Casa della Civiltà»

Martedì 6 febbraio 2024

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