La proposta della Lega sulle moschee impone regole per prevenire il terrorismo, ma le legittima e ne consente la proliferazione in Italia

Cari amici, sul tema cruciale della proliferazione delle moschee in Italia, del finanziamento proveniente da Stati islamici, dell’affidabilità degli imam e del controllo dei contenuti che si predicano, la Lega ha presentato un disegno di legge dal titolo “Disposizioni concernenti il finanziamento e la realizzazione di edifici destinati all’esercizio dei culti ammessi”. A firmarlo è Guido Guidesi, attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Rapporti con il Parlamento e alla democrazia diretta. La finalità principale del disegno di legge è evitare che le moschee «da punti di aggregazione, possano diventare centri di possibile reclutamento da parte dell’estremismo».

Potete leggere i contenuti della proposta legislativa della Lega nell’articolo pubblicato dal quotidiano romano “Il Messaggero” cliccando qui: 

https://www.ilmessaggero.it/italia/moschea_fondi_lega-4054767.html

Dopo averlo letto, rivolgo a tutti noi le seguenti domande:

Preso atto che l’islam non è un culto ammesso, non è una religione riconosciuta dallo Stato perché non ottempera all’articolo 8 della Costituzione, non avendo sottoscritto un’intesa con lo Stato e soprattutto perché il suo ordinamento giuridico, la sharia, è incompatibile con le nostre leggi, è logico ed ammissibile che si aggiri la realtà inequivocabile dell’incompatibilità dell’islam come religione con la nostra Costituzione, limitandosi a chiedere alle associazioni islamiche che nei loro Statuti sia previsto il «rispetto dei princìpi e dei valori della Costituzione» e, in questo modo, si verrebbe a «colmare il vuoto normativo esistente nel nostro ordinamento»? 

In uno Stato di diritto che si rispetti, non essendo l’islam una religione riconosciuta perché incompatibile con la Costituzione, non dovrebbe esserci neppure una sola moschea. Invece in Italia non solo ci sono oltre mille tra moschee e sale di preghiera, ma i Governi si prodigano affinché se ne possano costruire altre del tutto legittimate. È come se le autorità competenti legittimassero l’attività di chi esercita una professione senza essere iscritto al proprio ordine professionale perché non ne possiede i requisiti.

Nel disegno di legge si precisa che ammonterebbero «a diciotto milioni di euro all’anno i finanziamenti per la costruzione in Italia di moschee e luoghi di preghiera e culto, autorizzati o meno, provenienti dall’estero, in particolare dal Qatar, dall’Arabia Saudita e dalla Turchia». Si tratta di tre Stati che sostengono il radicalismo islamico e che in Siria e in Iraq sono risultati collusi con il terrorismo islamico. Ben venga quindi il divieto di questi finanziamenti. La proposta di legge ammette il finanziamento alle moschee a condizione che provengano da enti o persone che siano rigorosamente e tutte «residenti nel territorio nazionale» e che le comunità che vogliano realizzare edifici di culto abbiano l’obbligo di redigere il bilancio «non in forma semplificata» e di depositarlo «ai fini della loro pubblicità», presso la camera di commercio competente.

Nell’islam maggioritario sunnita non esiste un clero. L’imam è un semplice funzionario religioso la cui competenza è circoscritta alla moschea in cui funge da guida della preghiera. Ebbene elevare arbitrariamente, creando noi un clero islamico, trasformando gli imam da funzionari ad autorità religiose, la cui rappresentatività si estenderebbe a tutto il Comune di residenza, significa avallare un’impostura religiosa e imporre dei capi religiosi all’insieme dei musulmani che in maggioranza non frequentano le moschee. Ecco perché è sbagliato che sia lo Stato italiano a creare un “registro dei ministri del culto islamico”, equiparati ai sacerdoti e ai rabbini. 

Cari amici, se l’islam come religione è intrinsecamente incompatibile con le nostre leggi e con la nostra Costituzione, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori che sostanziano la nostra civiltà, lo Stato di diritto deve prenderne atto. I fatti sono fatti. In ogni caso lo Stato di diritto non può aggirare la propria Costituzione e prodigarsi per legittimare l’islam a prescindere dai suoi contenuti, per far costruire sempre più moschee, per creare un clero islamico e limitare i finanziamenti agli enti che hanno sede in Italia, tra cui figurano anche delle banche islamiche.