Il femminismo tra movimento di emancipazione femminile e movimento di liberazione

Il femminismo ha avuto due parti, il movimento di emancipazione femminile e il movimento di liberazione. Spesso confusi l’uno con l’altro questi due movimenti sono assolutamente antitetici. Il movimento di emancipazione era un onesto movimento che voleva diritti civili, pari opportunità, il diritto a gestire la propria sessualità. Era un movimento che chiedeva che, davanti alla legge,  prima di tutto si fosse una persona, e poi un uomo o una donna. Era basato sull’amore, l’amore per sé stesse, per gli uomini, per la vita, per il mondo, l’amore per la maternità. Fino agli anni ‘60 era vietato ad una donna diventare magistrato. Fino agli anni ’70 in Italia vigeva ancora il codice rocco: lo stupro era considerato un reato non contro la persona, ma contro la razza ed era prescritto di fare denuncia al medico provinciale ogni qualvolta si causasse infertilità anche temporanea, per esempio prescrivendo un contraccettivo. Sono nata cittadino di serie B. Esistevano leggi discriminatorie e il movimento di emancipazione è stata la ragionevole soluzione. Come tutti i movimenti di emancipazione voleva la parità legale, l’emancipazione appunto dall’inferiorità giuridica e come tutti i movimento di emancipazione ha automaticamente smesso di esistere quando quella parità è stata raggiunta. Ovviamente. Giustamente.

Il movimento di liberazione è stato un movimento basato sull’odio, sull’odio per i maschi, per la vita, per la maternità, la civiltà ebraico cristiana, il mondo occidentale  e soprattutto per sé stesse. È stato cultura di morte che come ogni cultura di morte ha odiato la vota e sbeffeggiato quello che genera la vita: l’amore tra un uomo e una donna, l’attrazione, il gioco di seduzione. È stato odio per l’individuo, che doveva essere annegato nel “collettivo”. Qualsiasi sogno, anche il più normale, sperare  in una vita con un uomo vicino, qualcuno che ci amasse, qualcuno da amare, mettere con lui al mondo dei figli, veniva sbeffeggiato come un ridicolo crimine. L’incapacità ad assumersi responsabilità e il vittimismo assoluto, sempiterno, granitico, eterno e cosmico erano i cavalli di battaglia. Con un’analogia che equipara l’Occidente al maschio prevaricatore e tutto quello che non è occidente alla femmina sfruttata, il movimento di liberazione ha festeggiato i più atroci e misogini dittatori. Contrariamente ai movimenti di emancipazione che si esauriscono una volta ottenuta l’emancipazione giuridica, i movimenti di liberazione sono eterni: non si è mai abbastanza liberi. In realtà i movimenti di liberazione sono basati sul complesso di inferiorità, e inventano un diritto umano inesistente, quello protetto dal politicamente corretto: il diritto a non essere mai offesi, che è un diritto umano inesistente perché è contrario al diritto di opinione che è il diritto cardine. Chiunque ha il diritto di ritenermi un essere umano inferiore e di dichiararlo e scriverlo. Non ha il diritto di fare leggi che mi discrimino, o di impedirmi di godere dei miei diritti. Discorso esattamente identico vale per il movimento di emancipazione degli afroamericani, condotto da Martin Luter King, basato sull’amore , di sé stessi, dell’umanità, di Dio, della vita e sul sacrosanto desiderio di avere l’emancipazione dalla condizione giuridica di inferiorità e il movimento di liberazione, nelle sue due componenti, islamica ( Malcom X) e laica ( Pantere nere) basato sull’odio assoluto per la civiltà occidentale, il cristianesimo, Israele, sul vittimismo cosmico e irrisolvibile, sull’offesa permanente, sui diritti inesistenti.

Le militanti del movimento di liberazione femminile  hanno portato i loro deretani inguainati in mutanda di cotone rigidamente senza pizzetto a scodinzolare davanti a Khomeini, in quanto leader che si opponeva alla fallocrazia borghese occidentale. Chiunque sia andato in piazza a  bruciare il reggiseno era una persona con una gravissima dismorfobia e alterazione dell’io corporeo, quasi sempre anche con disturbi alimentari, individui che, cito testualmente, hanno ritrovato il senso del loro esistere dialogando con la loro vagina. Il solo fatto che dovessero dialogare con la vagina per trovarlo, dimostra che  il senso del loro esistere non ce l’avevano, cioè non avevano alcun equilibrio emotivo e psicologico. Si trattava e si tratta di persone con disturbi dell’io corporeo e una strepitosa dialettica, che sono riuscite a dare al loro odio per la femminilità e il mondo una valenza politica. Dopo mezzo secolo  di dialogo con la loro vagina, le appartenenti al movimento di liberazione femminile sono sempre alla ricerca del loro senso di esistere e ne occupano la mancanza  difendendo a spada tratta il diritto della donna islamica a portare il burqa ed essere lapidata. Nessuna contraddizione: la base di tutto questo è l’odio di sé. L’odio della vita. L’odio della dignità umana. L’odio della civiltà ebraico cristiana responsabile di tutti i mali ( ma di nessun merito) e  contemporanea beatificazione di qualsiasi dittatura.

L’aborto è stato beatificato ed è vietato fare qualsiasi gesto per evitarlo. I maschi sono stati de virilizzati. La maternità è stata talmente oltraggiata da essere ridotta ad un utero in affitto. La paternità è stata talmente oltraggiata da essere ridotta a dello sperma comprato su internet. La presenza di una madre nella vita del bimbo è stata dichiarata sostituibile da una coppia di omosessuali maschi, e chi manifesta perplessità è accusato di nazismo. Un bambino adottato, che ha già il lutto gravissimo per la devastante perdita della madre biologica, viene allevato senza una figura materna. Tutti i nostri libri di psicologia che descrivono l’evidenza: quanto sia fondamentale per lo sviluppo del bambino l’identificazione con il genitore del proprio sesso e il gioco con il genitore dell’altro sesso sono stati dichiarati con un colpo di spugna irrilevanti.

La maternità non è difesa in nulla. Non c’è nessuna cura da parte dei servizi sociali per salvare il rapporto madre biologica/bambino, che può essere spezzato e devastato per banali motivi economici.

Distratti a fare idiozie invece che ad essere un uomo e una donna, cioè un padre e una madre, abbiamo permesso il crollo della natalità, una crisi demografica ben più grave di quella della peste del ‘300. Grazie all’immigrazione ed alla maggiore natalità islamica rischiamo la libanizzazione, cioè di diventare una minoranza in una maggioranza islamica nel giro di mezzo secolo. Il femminismo martellante ha portato alla criminalizzazione delle caratteristiche maschili, le figure maschili del soldato o del poliziotto sono criminali a prescindere. C’è una femminilizzazione degli uomini, una cura eccessiva per l’estetica. Le donne in cambio si sono lasciate imporre una sessualità anaffettiva, usa e getta, che permette a molti uomini di non assumersi la responsabilità di essere marito e padre. Le donne arrivano a 35 anni, a 39, a 41: carine, brillanti intelligenti. Sole. Una solitudine che comincia a pesare come un macigno. Quando è troppo tardi molte si accorgono di aver buttato via il sogno di una vita stabile e della maternità, ci si accorge quando è troppo tardi che questo era in desiderio potente che c’è sempre stato ma che è stato azzittito, assordato da una cacofonia di sciocchezze.

Inoltre la mancanza di aggressività maschile non difende il territorio, né il territorio fisico, il suolo dell’Europa, né quello ideologico, la dichiarazione dei Diritti dell’uomo, che, per universale ammissione dall’ONU e della Comunità europea, non può essere considerata superiore alla Sharia.

Le periferie in fiamme, gli atti di terrorismo di Londra e Madrid, l’assassinio di Theo van Gogh, l’atroce attentato di Tolosa, i sagrati occupati delle chiese italiane, i convegni su Sharia e diritti umani che bisogna rinunciare a tenere, l’eterna collera musulmana e la rinuncia dell’occidente alla libertà di stampa e opinione,  dimostrano come questi maschi eunuchi privi dell’istinto della difesa del territorio non stanno difendendo né il territorio ideologico, la libertà di parola, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, hanno permesso l’ingresso di una minoranza non integrabile, storicamente nemica, che grazie alla maggiore natalità sarà maggioranza entro breve.

Grazie al movimento di liberazione femminile abbiamo il burka e la poligamia estese anche su suolo europeo. Nessuna contraddizione.