La comunicazione è parte della guerra psicologica dei terroristi islamici

L'impatto comunicativo, la potenza del marketing di questa foto sono strepitose. Per favore, nessuno si faccia illusioni: la foto è stata studiata a tavolino. Le capacità mediatiche dell'Islam sono enormi. Il marketing è questione di denaro. Chi ne ha di più, ha il marketing migliore.

La presenza mediatica islamica ha tre fasi. Fase uno: fare le vittime. Si comincia con i dannati della terra e si procede con il vittimismo palestinese. Il guerriero ha la faccia coperta e i piedi nudi e sporchi nei sandali, i jeans strappati, è sempre inquadrato sullo sfondo di macerie. Islam vittima.

Fase due: l'azione del Califfato. Guerrieri molto forti e organizzati, scarpe chiuse, quasi sempre anfibi di ottima qualità, le riprese sono fatte mentre si ammazza un altro. Un esempio il video dei 21 copti vestiti di arancione che muoiono eroicamente invocando il nome di Cristo. Muoiono assassinati da boia che sembrano alti più di due metri nei loro inquietanti abiti neri, grazie ai ritocchi sul video. Islam potente.

Fase tre: Islam villaggio vacanze. Questi tizi potrebbero sembrare animatori del Club Med che hanno organizzato la gag dei terroristi. Quindi siamo passati dalla fase uno, la fase vittimista che serviva ad affascinare l'intellettuale occidentale alle ricerca del proletariato perduto, alla fase due, quella che dà l'immagine della forza, e che si somma alla precedente, alla fase tre: il terrorismo suicida come situazione vincente: l'uomo che non deve chiedere mai usa il dentifricio popdent, beve Mecca Cola, sorride con i denti bianchi e sani e sgozza le donne incinte.

In tutto questo l'intellettuale, parola dall'etimologia sempre più impenetrabile, resta ancorato alle sue quattro fesserie: la religione non c'entra, il problema è un difetto di dialogo .

Ho un'informazione per tutti. Il Viminale ha affermato che c'è un rischio di altri attentati. È una sciocchezza. C'è la certezza assoluta di altri attentati .