Ci dicono che la crisi è finita mentre la finanza speculativa sta depredando la nostra economia reale

Ma quale crisi e crisi!! Le banche sono tornate in auge, in Grecia il sistema bancario emette obbligazioni a tassi intorno al 6% , il fondo BlackRock fa shopping tra le banche italiane ed il Fondo Sovrano cinese entra in ENEL ed ENI. Goldman Sachs sta acquistando la proprietà di migliaia di appartamenti in Spagna ed il debito italiano a 10 anni costa quasi quanto quello americano. La stampa internazionale titola sulla miracolosa ripresa di Grecia e Portogallo.

Quando tra qualche mese tutto tracollerà e ci sarà un nuovo crash, ci ricorderemo di questi articoli trionfalistici come degli “infallibili indicatori d’inversione del mercato” (cosa già successa nel 2007 quando nessuno vedeva alcuna criticità all’orizzonte ed invece sappiamo poi com’è andata a finire!).

Dunque, sulla base della rinnovata “fiducia”, la Federal Reserve potrebbe assai presto essere indotta all’abbandono del QE sulla base dei dati della disoccupazione che mostrano un evidente miglioramento dell’economia americana, come nel grafico seguente evidenziato:

Negli Stati in cui si è realizzata una politica monetaria espansiva fatta di deficit di bilancio dell’ordine dell’8-10% (non in Italia per intenderci dove addirittura si fanno Avanzi di bilancio del 2%), i risultati sono stati apprezzabili sul fronte dell’occupazione, al punto che negli USA si è quasi raggiunto il target del 6% di tasso di disoccupazione. A raggiungimento di questo, gli stimoli della FED dovrebbero cessare ed i tassi dovrebbero tornare a crescere.

Credere che la Banca Centrale possa in qualche modo controllare l’andamento dell’economia operando sui tassi con piccoli aggiustamenti, sarà una riprova del fatto che non si è imparato nulla dal passato. I modelli su cui basano le strategie delle Banche Centrali sono sbagliati, non funzionano e produrranno solo danni catastrofici, perché al loro interno non considerano il sistema bancario, la moneta ed il debito. Il fatto che non vi sia correlazione alcuna tra il livello dei tassi e le crisi finanziarie lo si osserva dal seguente grafico. Le crisi (rettangoli blu) avvengono sia presenza di tassi d’interesse elevati (1980), sia in costanza di tassi reali negativi (1975).

Operare sui tassi non avrà alcun effetto positivo, anzi.

Quali saranno gli effetti sul nostro Paese?

Possiamo facilmente intuirli. Con minore liquidità sul mercato ed aspettative di tassi crescenti, collocare il debito sarà più difficile ed oneroso per lo Stato ed i privati. Da una parte, un dollaro più forte dovrebbe favorire le nostre esportazioni, ma dall’altro lato il peso del debito diverrebbe insostenibile in un contesto di aspettative di crescita dei tassi.

Mettiamo qualche numeretto: se in Italia vi fosse ipoteticamente una crescita reale come quella stimata dal FMI, un’inflazione dell’0,7 ed il tasso passivo sul debito fosse pari al 4,6%, il debito pubblico aumenterebbe nel 2014 di altri 70 miliardi (stima per difetto). L’economia reale andrebbe ancora maggiormente in crisi, il costo del debito salirebbe inducendo il Governo a nuove e maggiori imposte (verrà l’ora della tanto temuta imposta Patrimoniale). Interessi maggiori sul debito significano quindi minori consumi, minori redditi e dunque maggiori difficoltà nel ripagare i debiti stessi. Non c’è via d’uscita in questi termini!

Il tutto per ripagare un debito inestinguibile giacché trattasi di un assurdo fisico, matematico, etico, il cui unico scopo è in realtà quello di permettere al sistema bancario di diventare proprietario di beni e servizi reali, asset produttivi ed aziende. Bisogna capire che alle banche non interessa la moneta, che crea a costo zero, senza controllo e dal nulla; al sistema bancario importa “predare” la ricchezza reale, quella prodotta da imprese e famiglie attraverso il lavoro.

Fintanto che non capiremo in mano a chi abbiamo lasciato il nostro futuro ed abbiamo demandato la cura del nostro interesse, non riusciremo a tirarci fuori da questa crisi che sta minando le basi del nostro vivere comune.

Dobbiamo uscire fuori dall’euro e da questa idea di Europa; dobbiamo riformare il settore bancario al fine di renderlo funzionale allo sviluppo reale del Paese; eliminare le emissioni di BTP per non ingrassare la rendita parassitaria; creare moneta di Stato senza interesse, impedendo alle banche commerciali di crearla sottoforma di prestiti.

Se non si capiscono questi elementari passaggi, non ci sarà alcuna speranza di salvezza e finiremo annientati dal sistema.