Critica al Manifesto di Paolo Savona: il problema è il debito e l'interesse creato dalle banche

E’ di questi giorni la pubblicazione di un manifesto redatto dal prof. Savona inerente l’auspicata realizzazione di un Nuovo Trattato europeo basato sulla espressa convinzione che “l’Europa ha bisogno di restare unita per contare nel mondo e fornire pace e prosperità ai suoi cittadini, ma non può farlo mantenendo l’attuale imperfetta architettura, perché entrerebbe in contraddizione con le sue stesse finalità, divenendo politicamente ingovernabile.”

Il manifesto è specificamente rivolto alle forze politiche perché lo facciano proprio e lo eleggano a base programmatica delle loro azioni legislative,discutendolo, integrandolo, modificandolo laddove necessario, ma sempre nel rispetto dell’impostazione di fondo sostanzialmente europeista tracciata dal professore.

Il prof. Savona registra correttamente come “L’unificazione europea è giunta a uno stallo e ha bisogno di riprendere la strada dalla quale va deviando; ma ha altrettanto bisogno di riformare l’architettura istituzionale che è andata affastellando sotto la spinta di circostanze interne e internazionali.”

In altri termini si può affermare che le rosee prospettive di benessere, crescita e sviluppo che avevano permeato l’avvio della stesura dei Trattati sono state clamorosamente tradite dalla realtà dei fatti, traducendosi in un complessivo peggioramento della qualità della vita dei cittadini europei.

Nel Nuovo Trattato viene esplicitamente richiesta una completa revisione dei poteri e dei compiti della BCE, rendendola quanto più simile alla Federal Reserve americana.

Si auspica una sempre maggiore integrazione delle politiche fiscali a livello europeo, la creazione di una struttura scolastica universitaria europea,lo sviluppo di normative sul lavoro omogenee, devolvendo quote di sovranità nazionale (fiscale e legislativa) alla Commissione europea ed al Parlamento europeo.

Per quanto concerne l’euro, il professore intravede la necessità di riorganizzare a livello generale il mercato globale affermando alcuni criteri essenziali quali “a) lo stesso regime di cambio per chi vuole partecipare al libero scambio secondo le regole del WTO; b) una gestione delle riserve ufficiali esistenti (e quelle che si formerebbero nel caso in cui continuasse un regime diversificato di cambi “dirty”, ossia con interventi della autorità nazionali) che passi fuori mercato, al fine di impedire le influenze negative sull’euro delle conversioni di dollari in mano pubblica; c) il passaggio a una moneta di riferimento globale degli scambi, del tipo SDR del FMI, indipendente dalle vicissitudini di una moneta nazionale, come accaduto un tempo con la sterlina inglese e, oggi, con il dollaro statunitense.”

Inoltre, anche in tema di Fiscal Compact, è considerata indispensabile una nuova interpretazione delle norme restrittive in senso non deflazionistico ( come avviene oggi), ma “facendo confluire su un fondo comune europeo gli indebitamenti nazionali in eccesso al 60%, negoziando con i rispettivi paesi le condizioni del loro rimborso nel più lungo andare a tassi accettabili, ma offrendo la garanzia necessaria per la scomparsa degli “spread” sui titoli sovrani. Le spese di investimento pubblico nelle reti di infrastrutture e nel triangolo della conoscenza (istruzione, ricerca e innovazione) cofinanziate da istituzioni europee e da privati dovrebbero essere sottratte dal vincolo del pareggio, seppure con precisi limiti quantitativi rispetto al PIL.

Insomma anche il buon professore alla fin fine è schiavo dei numeretti, delle percentuali ,di tutte quelle castronerie su cui ancora oggi si basano le politiche dei Governi europei.

Complessivamente dunque l’ipotesi di un Nuovo Trattato su cui si lavora è una nuova Europa, più forte, più unita, con maggiori limitazioni alla sovranità nazionale, dipendente sempre più da fantomatiche autority indipendenti poste al di sopra di tutto e tutti.

Niente da fare; questa voglia di “unione” va contro la storia, contro l’economia, contro la genetica.

Eppure vogliono convincerci sempre più che senza questa  unione saremmo destinati alla scomparsa, all’annientamento, politico, militare, industriale e demografico.

Si continua a non comprendere il succo della questione: il problema non è  l’UE, l’euro, l’evasione fiscale, la corruzione,l’economia sommersa,il barbiere che non fa le ricevute, il dentista che ci propone lo sconto senza fattura.

Il problema è il DEBITO e l’INTERESSE ad esso collegato. Non si vuol capire che il problema non è rappresentato in sé dall'Europa, dall'euro, dalle politiche fiscali e del lavoro differenti: il nocciolo della  questione è che dal 15 agosto del 1971 siamo entrati di fatto un una nuova era,
 quella della moneta fiat, creata a costo zero dal sistema bancario, addebitata
 alla collettività, responsabile della crescita fuori controllo del debito  ( a livello globale ogni anno si pagano interessi complessivi sul  debito totale di 100.000 miliardi di dollari contro un PIL mondiale di circa  74.000 miliardi di dollari!!!) 

 

 E' il debito che deve essere eliminato .E con esso gli interessi passivi  contratti.
 Oggi tutto il mondo, tutta la finanza e l'economia sono strutturate come uno  schema piramidale,  la cui  sopravvivenza è legata all'indebitamento del  prossimo.
 
 L'euro, il WTO, il divorzio tra Banca d'Italia e Governo, la bolla immobiliare  in USA e la crisi dei mutui sub prime, sono semplicemente una serie scellerata  ed ininterrotta di "decisioni errate" che non ha eguali nella storia; sul fatto che poi queste decisioni sbagliate siano frutto di incompetenza o malafede.... io propenderei decisamente per la seconda ipotesi. 

 Il sistema bancario va completamente ripensato e la moneta deve poter essere  spesa in ragione delle necessità degli stati nazionali, senza indebitarsi con alcuno; la  politica fiscale dovrebbe svolgere un ruolo di drenaggio per quanto concerne  l'eccesso di moneta in circolazione rispetto alla produzione.

Ma temo che non potranno essere certi “economisti” al soldo del sistema del debito a realizzare questa rivoluzione.

Come scriveva Maurice Allais (unico Premio Nobel francese per l’Economia,che essendo critico verso la globalizzazione, fu intervistato solo due volte in cinquanta anni dalla TF francese):

" perchè le cause della crisi attuale che sono presentate al pubblico francese dagli esperti denotano una loro profonda incomprensione della realtà economica ? Si tratta solo di ignoranza ? E' possibile per un certo numero di esperti, ma non per tutti. Coloro che detengono il potere di

decisione vogliono lasciare al pubblico la scelta solo tra ascoltare degli ignoranti o dei propagandisti"

Facciamo un esempio tra tanti.

Alla Columbia a NY, una delle cinque top università per l'economia, uno dei top economisti è Fred Mishkin che è stato anche assieme a Greesnpan e Bernanke alla FED, quindi uno che conta. Mishkin è stato intervistato nel documentario "INSIDE JOB" sulla Crisi Finanziaria da Charles Ferguson, che lo ha imbarazzato chiedendogli perchè aveva ricevuto 200.000 dollari dalle banche dell'Islanda per scrivere un report in cui diceva che non c'erano rischi appena prima che tutto collassasse. Dopo questo documentario la facoltà di economia della Columbia ha deciso di far pubblicare le consulenze pagate esterne dei suoi professori.

 

Questa è una lista parziale degli incarichi esterni di Mishkin:

Federal Reserve Bank of New York, Lexington Partners; Tudor Investment, Brevan

Howard, Goldman Sachs, UBS, Bank of Korea; BNP Paribas, Fidelity Investments,

Deutsche Bank,, Freeman and Co., Bank America, National Bureau of Economic

Research, FDIC, Interamerican Development Bank; 4 hedge funds, BTG Pactual,

Gavea Investimentos; Reserve Bank of Australia, Federal Reserve Bank of San

Francisco, Einaudi Institute, Bank of Italy; Swiss National Bank; Pension Real Estate

Association; Goodwin Proctor, Penn State University, Villanova University,

Shroeder’s Investment Management, Premiere, Inc, Muira Global, Bidvest, NRUCF,

BTG Asset Management, Futures Industry Association, ACLI, Handelsbanken,

National Business Travel Association, Urban Land Institute, Deloitte, CME Group;

Barclays Capiital, Treasury Mangement Association, International Monetary Fund;

Kairos Investments, Deloitte and Touche, Instituto para el Desarrollo Empreserial de

lat Argentina, Handelsbanken, Danske Capital, WIPRO, University of Calgary, Pictet

& Cie, Zurich Insurance Company, Central Bank of Chile ecc...

 

Se non si capisce questo, l’ABC del  mondo in cui si vive, non c’è trattato che valga la pena firmare, non c’è Europa per cui valga la pena lottare.