I 1.000 miliardi di Draghi serviranno ad aumentare le riserve delle banche ma non risaneranno l'economia reale né miglioreranno il tenore di vita dei cittadini

Il clamore suscitato dall’utilizzo del bazooka finanziario in mano alla BCE, ovvero la realizzazione di un Quantitative Easing su scale europea in grado di riportare l’economia del Vecchio continente sulla via della crescita è ingiustificato.
Il QE non serve a niente…o meglio, serve solo al sistema bancario e finanziario.
Gli effetti che vengono individuati nel grafico pubblicato dall'agenzia ANSA (in allegato) sono o non corretti (aumento dell’inflazione) od assolutamente inutili (aumento della domanda dei titoli di Stato, abbassamento del costo dei prestiti,..).
L’economia reale non ripartirà e non può ripartire attraverso una pur gigantesca creazione di riserve bancarie, perché al circuito reale non arriverà nulla di ciò.
Purtroppo la Troika continua a non voler affrontare il reale motivo che ha scatenato questa crisi, ovvero la crescita del debito totale (pubblico ma soprattutto privato) che in termini di costi (ovvero di spesa per interessi) costa, ad esempio, allo stato italiano il 14%del PIL (220 miliardi di euro). La giusta soluzione sarebbe quella di stimolare la domanda reale immettendo liquidità nel sistema economico e non sui mercati finanziari, perché come già visto, poi tutta questa massa di moneta creata dalle banche centrali (riserve) resta confinata al mercato. Nulla o quasi giunge all'economia reale.
In termini pratici, un QE di 1000 miliardi di euro porterebbe ad un incremento del reddito di appena 30-50 miliardi!! In Gran Bretagna l'effetto del loro QE da quasi 500 miliardi di euro (cioè di una dimensione enormemente superiore a quello proposto dalla BCE se paragonato alla singola economia inglese) è stato un aumento di soli 50 miliardi di extra reddito all'economia reale; per ogni sterlina di QE, sono arrivati all'economia reale solo 8 pence. Se invece, si fosse adottata la strategia di immettere moneta direttamente nel sistema reale (nelle tasche dei cittadini), con soli 10 mld di sterline si sarebbe avuta una crescita del PIL di 28 mlddi sterline.
Dunque, la domanda da porsi a questo punto è: quanti dei miliardi creati dalle banche centrali di mezzo mondo sono poi arrivati all’economia reale? 
Risposta: quasi nulla, zero. 
C’è infatti un fraintendimento di base, dettato dall’ignoranza di molti e dalla malafede di altri, sul Quantitative Easing (QE) che viene chiamato a sproposito “stampare moneta” o “iniettare liquidità”. 
La Banca del Giappone, al pari della FED e della BOE, non fanno altro che procedere a un’operazione di acquisto di titoli di stato, azioni, altri asset finanziari “a rischio”, al fine di aumentare la base monetaria. Questo intervento, consiste in uno scambio di riserve bancarie (create al momento dalla banca stessa) con titoli di Stato. Attraverso questa pratica, i titoli vengono rimossi dalla circolazione e scambiati con riserve (ecco il motivo per cui la base monetaria aumenta). L’unico effetto reale del QE, è che aumenta le riserve bancarie delle banche .
Attraverso il Quantitative Easing :
1) Non si “inietta nuova liquidità”, non si“stampa moneta”, ma si creano riserve bancarie e non si produce alcun effetto sulla domanda aggregata;
2) L’aumento di riserve NON significa incremento dei crediti che saranno erogati dal sistema bancario alle attività produttive, perché le riserve per definizione, non operano al di fuori del sistema bancario (le riserve non si possono prestare a privati per mutui o finanziamenti);
3) Mediante il riassorbimento dei titoli di Stato, la Banca Centrale sottrae al settore privato anche il rendimento dello stesso titolo, quindi in realtà rimuove liquidità, non la aggiunge al sistema dell’economia reale. Produce quindi un effetto deflazionistico ( è come se si aumentassero le imposte, la moneta nel sistema reale diminuisce, non aumenta).
4) Infine, le politiche di QE non creano “direttamente” inflazione.
Non esiste alcun nesso diretto tra l’economia reale e le politiche di QE. La maggior parte degli effetti di dette politiche si consuma direttamente nei mercati finanziari e tocca solo marginalmente l’economia reale (privati ed imprese) limitatamente ai casi in cui si abbiano grandi ricchezze e proprietà.
I mercati invece sono assai sensibili alle politiche di QE per una serie di motivi che ora andremo ad analizzare.
In primo luogo a risentire positivamente del QE è il mercato obbligazionario e del debito sovrano; la certezza che il debito contratto, per quanto elevato, troverà sempre un compratore, rende l’investimento a rischio praticamente nullo. Dunque la domanda di “safe asset” è forte e comprime i tassi dei titoli di Stato, portandoli a quotazioni fino a qualche anno fa inimmaginabili.
In secondo luogo, la riduzione del costo del debito, induce una maggior competitività delle aziende presenti sul mercato (gli interessi passivi rappresentano un costo per il sistema produttivo) e dunque anche la componente azionaria finisce per godere dell’allentamento delle tensioni sul mercato del credito.
Il fatto che i vari QE siano operazioni di tipo deflazionistico, spiega anche il crollo dei corsi dei metalli preziosi e dei beni rifugio in generale.
Indirettamente, un altro effetto dei vari QE, è quello di permettere l’utilizzo di un sempre più ampio ventaglio di asset da porre a garanzia nei prestiti tra banche ed istituzioni finanziarie per ottenere nuova liquidità da reinvestire poi sul mercato finanziario, favorendone in ultima istanza crescita.
Il tutto senza che nulla giunga all’economia reale.
Le politiche di QE adottate, sebbene abbiano impedito il prodursi di una catastrofe finanziaria ed economica come accadde nel 1929, sono ben lungi dal poter essere considerate le migliori strategie possibili.
Il problema, se lo si vuole semplificare al massimo, è che in Italia c’è troppo debito totale (pubblico e privato), poca moneta (perché il sistema bancario ha ridotto il credito e lo Stato ha ridotto i deficit) ed un livello eccessivo e punitivo di tasse. Si deve mettere la moneta nelle tasche di famiglie ed imprese; il riacquisto di debito sovrano da parte delle banche centrali non porta un centesimo nelle tasche dei privati, ed anzi, abbassando i tassi, riduce anche il flusso d’interessi.
Il più prestigioso ed illustre economista monetario, Mike Woodford si esprime in questi termini “ occorre una creazione permanente di moneta tramite trasferimenti diretti a famiglie ed imprese che consistono in riduzioni di tasse, accoppiati ad acquisti addizionali di debito governativo, per cui i tagli di tasse vengono effettivamente finanziati con creazione di moneta”.
Purtroppo per noi, in Europa ed in Italia, i Governi continuano a non trattare il tema monetario nel più ampio contesto dell'economia reale, fallendo passo dopo passo, amplificando la depressione e creando miseria e povertà.