I primati di Renzi: crescono debito pubblico, disoccupazione e i ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione alle imprese

Effetto Renzi! Il debito pubblico s’impenna!! Sfondata la soglia dei 2.100 miliardi di euro, per l’esattezza 2.107,2. Lo avevamo detto per tempo…non fatevi illusioni; Renzi è un ologramma, in realtà non esiste.

E’ la proiezione degli interessi del sistema bancario che preme perché nulla cambi e tutto resti così com’è, confondendo la sprovveduta opinione pubblica e mistificando la realtà con la decisiva collaborazione dei media (tv, giornali, web), attribuendo le ragioni del dissesto dell’economia italiana alle spese pazze della pubblica amministrazione e alla corruzione, ai super stipendi dei top manager e all’evasione fiscale.

Ragazzi, basta a farsi prendere in giro da questi lestofanti. Con la mano destra scrivono un provvedimento e con la sinistra lo cancellano.

Dell’approssimazione, faciloneria con cui Renzi ed il suo “gabinetto” affrontano quelli che a loro dire sono i reali problemi del Paese, ne è testimonianza la vicenda dei pagamenti dei debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese private.

Ve le ricordate le slides di Renzi?

Solo bieca propaganda, tanto fumo negli occhi dei disperati cittadini italiani che oramai si attaccano a chiunque prometta loro qualcosa che possa migliorare la loro condizione. Siamo un popolo di fessacchiotti!

Per facilitare la comprensione della vicenda facciamo sinteticamente il punto della situazione.

Quanti sono i debiti della P.A? Risposta: non si sa. Potrebbero variare tra i 70 ed i 150 miliardi di euro, a seconda delle stime. Prendiamo per buono un valore medio e supponiamo che siano intorno ai 110 miliardi.

Quanti di questi miliardi sono stati effettivamente pagati ad oggi alle imprese creditrici? Risposta: 22 pagati dal Governo Letta. Renzi aveva promesso il pagamento di altri 68 miliardi entro il mese di luglio 2014, mentre nel documento presentato (DEF) si prevede di pagarne solamente 13; ma nessuno gli chiede ragione di ciò; tutti zitti.

Cosa comporta questo ennesimo ritardo nei pagamenti dei crediti alle imprese? Risposta: un danno doppiamente pesante nei confronti del Paese. In primo luogo, le aziende creditrici vedono ancora una volta dilatarsi i tempi per ottenere il riconoscimento del loro credito ed il saldo dovuto. In secondo luogo, il ritardo comporta l’ avvio di una procedura d’infrazione da parte della UE per i tempi di pagamento eccessivi dei debiti della Pubblica Amministrazione. Insomma oltre al danno, la beffa. Da Economy2050, apprendiamo che il 31 marzo scorso il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani ha reso pubblica la decisione dell’avvio ufficiale della procedura di infrazione, la cui prima fase consiste nell’invio di una lettera di messa in mora all’Italia.

Chiaramente, se la procedura dovesse concretizzarsi, l’Italia dovrà subire una sanzione. Sulla stampa sono circolate cifre ipotetiche circa l’entità della multa (3-4 miliardi di euro), che tuttavia oggi non sono assolutamente quantificabili: sia perché l’Italia potrebbe sanare l’oggetto dell’infrazione, sia perché l’ammontare della multa dipende da fattori oggi ancora non conoscibili.

In verità lo stesso Commissario Tajani ha ricordato che la pubblica amministrazione italiana è già soggetta ad una sanzione pesante, visto che il dlgs 231/2012 (quello che ha recepito la direttiva) prevede che per ogni giorno di ritardo sul pagamento dei debiti contratti dal gennaio 2013, maturano interessi di mora pari all’8,25% a favore delle imprese creditrici.

In concreto, ai costi diretti per la Pa si aggiungono i costi indiretti a carico del sistema produttivo. La Confartigianato ha stimato che nel 2013 i ritardi delle PA siano costati 2,1 miliardi di maggiori oneri finanziari, visto che le imprese sono state costrette a chiedere prestiti in banca per finanziare la carenza di liquidità derivante dalle fatture non saldate.”

E mentre il tempo passa, nuovi debiti correnti vanno accumulandosi a quelli passati, rendendo sempre più complessa la contabilizzazione del totale ed arrecando danni consistenti al tessuto produttivo del Pese.

Ma allora, cosa c’è di nuovo con il Governo dell’ologramma? Nulla di positivo; debito pubblico record, disoccupazione record, ritardi nei pagamenti della P.A. sempre più probabili, coperture a rischio del Piano di rilancio Renzi-Padoan, stime di crescita del PIL fatte a capocchia solo per far quadrare i conti, ben sapendo che la realtà li sbugiarderà da qui a qualche mese.

E i giornalisti d’assalto? Quelli che fanno le pulci a tutto e tutti? Dove sono i Floris, i Santoro,l’Annunziata, i Lerner…questi paladini della “corretta informazione”? Non vedono nulla di anomalo nel programma del Governo Renzi? Direi di no se l’unico argomento che trattano è la fuga di Dell’Utri a Beirut.

E Repubblica? Il Corriere della Sera, il Sole 24 Ore…di cosa stanno scrivendo? Della fuga di Dell’Utri.

Siamo nella mani di pochi astutissimi mistificatori, in grado di veicolare solo le informazioni che ritengono utili alla “loro” causa, venendo meno all’imparzialità ed oggettività che dovrebbero essere i cardini di ciascun buon giornalista.

Renzi è in missione per conto del sistema bancario, col secondario scopo di riportare qualche milione di voti dal M5S al PD; ci riuscirà, prendendo in giro sovranamente gli italiani, ma nel frattempo tutti noi avremo perso tempo prezioso, benessere e speranza.