La Grecia resterà nell’euro: a pagare il conto salatissimo saranno i cittadini e le imprese

In questi giorni di trepidante attesa su un nuovo possibile accordo tra il Governo Tsipras e la UE, ci si interroga sul futuro della Grecia. Il 95% degli addetti ai lavori tratta la questione greca in modo naif, con arroganza, senza approfondire, con poche informazioni e spesso parziali. L’economista italiano, l’unico in grado di definire un quadro corretto e completo della crisi greca è il Prof. Gennaro Zezza, che in un paper di un mese fa, ha ben delineato quale potrebbe essere la soluzione che si dovrebbe adottare per salvare la Grecia ed il suo popolo dal disastro.

In sintesi, per i lettori più pigri proponiamo subito le nostre conclusioni:

1 – la Grecia NON uscirà MAI dall’euro, perché questo porterebbe all’immediato blocco del sistema bancario greco, al raddoppio istantaneo del debito estero ed il sistema economico cadrebbe nella paralisi più totale. Chi dice che stampando dracme poi si comprerebbero le valute per ripagare il debito estero nominato in euro, franchi, dollari, … dice una fesseria sesquipedale. L’effetto congiunto di una creazione enorme di moneta in assenza di un contestuale incremento di produzione, genererebbe una forte svalutazione della dracma, un aumento dei costi interni di produzione dovuti all’inflazione ed una consistente perdita di competitività letale per qual che resta dell’industria greca; sarebbe la fine.

2 – la Grecia RESTERA’ nell’euro perché la cifra per salvarla è ridicola rispetto ad altre operazioni realizzate dalla BCE nel corso degli ultimi anni (LTRO, LTRO, QE..). Resterà nell’euro grazie ad un nuovo significativo default sul debito pubblico (che darà da subito ossigeno alle sempre più svuotate casse greche, grazie al fatto di ridurre il flusso di interessi passivi) e mediante l’ introduzione di una moneta parallela.

Ora per capire come stanno realmente le cose in Grecia occorre fare un piccolo passo avanti e puntualizzare alcuni aspetti.

I risultati più evidenti delle politiche della Troika in Grecia sono i seguenti;

dal 2008 ad oggi, il PIL è sceso del 30% e la disoccupazione è passata dal 7 al 26%!! In figura possiamo osservare il crollo del PIL.

Il PIL si è ridotto in modo così consistente perché le politiche di austerità, queste folli ed insane politiche di pareggio di bilancio, hanno prodotto alcuni risultati evidenti:

1 –i salari reali sono stati ridotti del 20% al punto che oggi in Grecia, un salario medio equivale al 51% di un salario medio tedesco;

2 – l’esplosione del debito pubblico, oggi pari al 177% del PIL è sfuggito di mano alla Troika, che invece si illudeva di riuscire a ridurlo, programmando riforme e riduzioni della spesa pubblica. Oggi la Grecia paga circa 10 miliardi di euro d’interessi sul debito pubblico, 10 miseri miliardi che la Troika vuole ottenere a tutti i costi.

3 – il debito privato greco (quello di famiglie ed imprese) è il vero problema della Grecia, che è esploso dall’introduzione dell’euro ad oggi del 400% e si stima che sul 50% di questa massa complessiva di 200 miliardi, vi siano concreti rischi di rimborso da parte dei debitori. Perché non pagano famiglie ed imprese greche? Le famiglie ed imprese greche sono sempre più nei guai perché perché il loro reddito nominale non cresce per via delle riforme sul mercato del lavoro e delle politiche di austerità che hanno portato il Paese in deflazione. Se a ciò sommiamo la costante fuga di depositi dalle banche greche, si comprende come nell’istante stesso in cui l’ELA (organismo della Banca Centrale Europea che eroga liquidità ai Paesi in difficoltà) dovesse togliere il sostegno al sistema bancario greco, questo fallirebbe all’istante.

Ora dopo questa breve analisi della situazione greca attuale, vogliamo concludere affermando che la Grecia può farcela a rimettere in moto la sua economia, a patto però di abbandonare politiche economiche basate sul pareggio di bilancio e mediante l’utilizzo di forme di finanziamento alternative, ovvero attraverso l’introduzione di una moneta parallela.

Tra le varie tipologie di moneta parallela studiate, la migliore a nostro avviso è rappresentata dai Certificati di Credito Fiscale (ideati da Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi).

Sulla base dell’adozione dei CCF i parametri vitali dell’economia greca migliorerebbero in modo significativo, riuscendo in solo 3 anni, a ridurre il debito pubblico del 10%, a creare un milione di nuovi occupati e portare ad una crescita complessiva del PIL nel triennio 2015/2017 pari all’11%.

Il tutto restando nell’euro.