La trappola del debito privato che destabilizza il sistema economico

In questo breve articolo cercherò di evidenziare come nella realtà, il debito che conta veramente per l’economia  è il debito privato e non il debito pubblico, che invece ad oggi è il nemico pubblico da abbattere con ogni mezzo, al fine di giungere a realizzare un nuovo sistema di governo globale.

Osservando il seguente grafico sul debito pubblico e privato USA, si possono fare alcune considerazioni.

Durante gli ultimi 40 anni, è  accaduto che circa l’80% della creazione di moneta ad opera delle banche  è stata destinata a governi, famiglie e settore finanziario mentre solo il 20% è andato a finanziare il settore produttivo.

 

 

 

Dal grafico si osserva che dal 1953 circa il debito privato ha superato il debito pubblico USA e negli ultimi 30-40 anni, mentre il debito pubblico è  passato dal 50 al 90% del PIL, quello privato è mostruosamente cresciuto dal 110 al 300% del PIL!!!

Il debito delle famiglie ed imprese USA è il 300%  del  PIL della prima potenza economica mondiale!!!

Altro che debito pubblico… è il debito privato quello che destabilizza il sistema economico!!

Se poi analizziamo come risulta composto questo sconcertante livello d’indebitamento del settore privato, ci accorgiamo che esso è per gran parte costituito da mutui erogati per l’acquisto di proprietà immobiliari, come si osserva dal seguente  grafico chiarificatore :

 

 

Dunque, si può affermare che la qualità del credito erogato negli ultimi 40 anni dalle banche commerciali è stato indirizzato verso la componente improduttiva del sistema, determinando una sopravvalutazione degli asset immobiliari che ancora oggi, devono scontare almeno un altro 20-30% di perdita di valore.

Se poi, sempre a livello puramente didattico, volessimo mettere a confronto il tasso d’incremento del debito privato con il tasso di crescita del reddito personale USA, si comprenderebbe immediatamente che il sistema è giunto al limite.

 

Curiosamente però, negli USA quanto più cresce il debito, tanto più basso risulta il tasso d’interesse sullo stesso (questo ovviamente non vale per l’Italia, la Grecia, la Spagna, la Francia,..).

Ad esempio, per gli USA  è così:

Gli Stati Uniti più si indebitano e meno pagano d’interesse; grazie alla FED possono disporre di tutto il credito necessario, realizzando paurosi deficit di bilancio che qui in Italia neppure possiamo sognarci.

 

Noi facciamo austerity e pareggio di bilancio; chiudiamo aziende “creditrici verso lo Stato” per mancanza di liquidità, non troviamo soldi per garantire una degna copertura agli esodati e come se non bastasse, il nostro debito pubblico cresce sempre di più e con esso gli interessi passivi.

Ma un ragionevole dubbio ai nostri governanti quando sorgerà: quando prenderanno in considerazione l’idea di non aver capito niente della situazione economica?

Per  capire in quali mani abbiamo rimesso il nostro futuro, le nostre speranze, ho trovato questo meraviglioso grafico dei super tecnici di Banca d’Italia del marzo 2007, pochi mesi prima che scoppiasse la crisi economica attuale, che lo diciamo sottovoce, nessuno dei professori, ricercatori, studiosi ha neppure minimamente intravisto all’orizzonte.

Verrebbe da riderci sopra tenuto conto di come  le cose sono poi andate,se non fosse che la realtà è fatta di persone che vivono e soffrono per mancanza di moneta, di lavoro, di speranza.

Che ci piaccia o no siamo in viaggio verso una destinazione fatta di repressione finanziaria, limitazioni severe della libertà, crescente controllo sulle masse.

Questa folle, maledetta, irresponsabile globalizzazione mira a renderci sempre più schiavi e dipendenti  dal sistema  bancario, assicurativo, politico. Abbiamo la possibilità di impedirlo ma dobbiamo capire ora, subito, i rischi di una deriva massimizzante e globalista, il cui  scopo è quello di sottomettere e controllare la  popolazione del pianeta, una volta  ridotta ad un ammasso inerte di singoli deboli pensieri.

Per far ciò dobbiamo da subito rivendicare la nostra libertà, la nostra sovranità senza  rinunciare alle nostre singole identità, tradizioni e religione: insomma dobbiamo decidere di non rinunciare a noi stessi.