Non facciamoci illusioni: con la moneta complementare, alternativa o elettronica non si esce dalla crisi. Servono la sovranità monetaria e la riforma del settore bancario

La crisi economica iniziata nel 2007, fondamentalmente dovuta alla scarsità di moneta in circolazione nell’economia reale, ha generato un proliferare di idee ed innovazioni in tema monetario, volte a rendere meno graffiante l’artiglio della depressione sui popoli.

Compresa dunque la natura delle crisi, si è cercato di attenuarla attraverso l’utilizzo e la creazione di quelle che ad oggi vengono comunemente denominate monete complementari, monete alternative e monete elettroniche virtuali.

La moneta complementare nasce con lo scopo di affiancare la moneta a corso legale, permettendo di fatto la realizzazione di transazioni tra privati senza l’utilizzo della moneta di Stato. Esempi di monete complementari sono i Sardex , LETS, Wir, BexBed ed altre ancora.

La moneta alternativa invece nasce con lo scopo di sostituire la moneta a corso legale, la moneta di Stato per intenderci. L’unico apprezzabile esempio di moneta alternativa è oggi rappresentato dal RES belga, seppur con evidenti limitazioni e possibilità d’impiego. In Italia, il Prof. Auriti si fece promotore del SIMEC nel 2000, interrotto a causa del sequestro da parte della Guardia di Finanza.

Le monete elettroniche virtuali invece nascono nella maggior parte dei casi mediante la generazione da parte di un algoritmo che stabilisce un limite alla loro creazione. L’esempio di maggior successo è rappresentato dal Bitcoin.

C’è tuttavia un punto da porre in evidenza; nessuna di queste differenti fattispecie possiede la qualità che nell’economia moderna definisce una moneta, ovvero la capacità di pagare i tributi e le tasse.

Nella definizione accademica la moneta rappresenta:

1) unità di conto: l'unità di misura del valore dei beni da scambiare in modo che tutti i beni esistenti vengono misurati con le stesse unità;
2) strumento di pagamento: tramite il quale è possibile scambiare i beni in qualsiasi quantità e tempo; ogni bene viene misurato e riceve un prezzo in base alle unità di moneta necessarie per acquistarlo;
3) riserva di valore: la moneta può essere conservata e utilizzata nel futuro senza che si deteriori.

Nelle economie moderne invece, la moneta è lo strumento attraverso cui gli Stati sovrani riscuotono le imposte. Ne segue che è lo Stato a dover definire arbitrariamente ciò che è moneta rispetto a ciò che non lo è.

Ciò detto, appare subito evidente come complessivamente il discorso delle monete complementari, alternative e virtuali sia comunque destinato ad un impiego marginale e non risolutivo della crisi attuale. Certamente però, laddove l’esperienza si radicasse nel tempo e nella diffusione, rappresenterebbe una valida alternativa alla moneta di Stato. “L’evidenza che emerge con sempre maggiore forza da questi esperimenti pratici in diverse comunità nel mondo dimostra che le monete complementari possono avere un impatto positivo molto significativo sulle comunità che ne adottano l’uso. Questi nuovi tipi di valuta possono indirizzare i problemi sociali più critici per i quali il denaro convenzionale si è rivelato inadeguato, ad esempio l’erosione del senso di comunità, la deteriorazione ecologica, il bisogno per la cura degli anziani, e molto altro.” ( B. Lietaer)

Se pensiamo che ad oggi, il Bitcoin che rappresenta l’esperienza di maggior successo, ha complessivamente un controvalore di qualche miliardo di dollari USA ( 6 mld nel 2013) a fronte dei 50 trilioni di dollari di moneta presente negli USA ( ovvero 50.000 mld di dollari), ci si rende conto che più che di moneta si sta parlando di “forme d’investimento alternative”.

Nella fattispecie infatti, quella che da molti siti finanziari viene definita come la “nuova moneta” ha evidenziato nei suoi primi 5 anni di vita oscillazioni degne di un derivato, passando in breve tempo da pochi dollari a circa 1.200 per poi tornare verso quota 350. 

Non so davvero quale Paese potrebbe pensare di adottare una simile valuta!

Un’altra significativa differenza tra il Bitcoin e le monete legali è che mentre il primo è un sistema di pagamento con valore intrinseco, ovvero non dipendente dalla fiducia, le monete legali sono invece basate sulla fiducia e senza alcun valore intrinseco.

I Bitcoin sono per questo motivo assimilabili all’oro o all’argento, nel senso che il loro valore nasce dall’algoritmo che li genera a costi crescenti e ne limita dunque la proliferazione.

Alla luce di quanto sopra evidenziato si palesa dunque come unica sostanziale soluzione alla scarsità di moneta attuale, la necessità di operare su due fronti.

Per quanto concerne la moneta di Stato, quella emessa dalla Banca Centrale è necessario che gli Stati sovrani tornino padroni della loro moneta (sovranità monetaria). Oggi il denaro in senso stretto viene creato dal nulla, a costo zero (salvo i bassissimi costi per le banconote e le monete) e senza limiti dalla Banca Centrale. Quando la Banca Centrale acquista titoli o presta riserve alla banche commerciali accreditando i loro conti di riserva, crea denaro. Ma la Banca Centrale ha sopra di sé solo il Governo che la controlla direttamente od indirettamente. Dunque, lo Stato sovrano è in grado di produrre leggi e regolamenti mediante i quali controllare la BC e definire il concetto di moneta.

Per quanto riguarda invece la moneta di origine bancaria, è necessario riformare l’intero sistema bancario, impedendo alle banche commerciali la possibilità di creare moneta mediante i prestiti, come avviene oggi.

In conclusione, il denaro, dato che è senza valore intrinseco e può essere creato senza costi in quantità illimitata, si basa sul fatto che lo Stato gestisca l'economia in modo decente. Ovvero è sufficiente che lo Stato da un lato operi affinché l'economia privata non vada in rovina, come invece accade oggi in Italia e dall’altro, non esageri nello spendere di più di quello che incassa.( per esempio, sarebbero auspicabili dei deficit dell’ordine del 5-6% del PIL come il Regno Unito)

Queste due riforme rappresentano i pilastri, i cardini di partenza di un processo che potrebbe rivoluzionare il sistema finanziario, rendendolo finalmente funzionale all’economia reale ed alla comunità e non padrone dei destini degli uomini.

Basteranno queste due riforme per permettere al sistema economico di svilupparsi sul sentiero di una crescita duratura e sostenibile ?

Certamente no, ma senza queste due riforme (controllo della Banca Centrale da parte degli Stati sovrani e riforma del Sistema Bancario ) nessun’altra iniziativa riuscirà a risollevare le sorti di questa depressione economica senza fine.