Se in Italia avessimo una banca pubblica risolveremmo il problema del debito

E’possibile eliminare gli interessi passivi sul debito pubblico italiano pari a 85 miliardi di euro l’anno, senza dover uscire dall’euro, senza rinegoziare i trattati, senza far arrabbiare Barroso, Draghi e la Lagarde?

La risposta è SI. Ce lo dice la stessa BCE, ma in Italia pare la cosa non interessi alcuno, men che meno i politici ed il Governo. Roba da matti!

Dunque andiamo per gradi. In Italia si pagano annualmente circa 200 miliardi d’interessi sul debito globale (Stato, famiglie, imprese e banche); rappresentano una quota pari al 14% del PIL; gli interessi sul debito pubblico sono una larga parte di questi, circa 85 miliardi l’anno.

Il debito pubblico italiano, oramai giunto a 2100 miliardi ed in continua inesorabile ascesa, è oggi essenzialmente dovuto agli interessi cumulati sul debito stesso. L’Italia ha infatti nel corso degli ultimi 20 anni realizzato avanzi primari di bilancio pari a circa 700 miliardi di euro (cioè ha speso meno di quello che ha incassato), senza però che questo impedisse al debito di continuare a crescere, fino ad arrivare oggi al 134% del PIL.

Dunque se non è la spesa pubblica, cosa ha fatto salire il debito? Risposta: gli interessi che lo Stato dal 1981 si è impegnato a pagare generosamente al mercato, offrendo rendimenti molto superiori al tasso d’inflazione.

La “Troika” (Ue, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) e i governi Monti, Letta, Renzi, non menzionano mai, questo semplice fatto, ovvero che il debito pubblico attuale è frutto del cumulo degli interessi a causa del fatto che lo Stato è stato costretto, dal 1981, a finanziare il debito sul mercato, pagando interessi reali elevati. Se a questa condizione di profonda sofferenza, sommiamo il fatto che con l’avvento dell’euro circa metà dei Btp sono stati comprati da investitori esteri (infatti non c’era più il rischio di cambio con l’infida Lira), abbiamo anche la beffa per cui almeno metà degli interessi pagati sono usciti dalla nostra economia a favore dell’estero, a differenza di quanto avvenuto fino a metà anni ’90 in cui i titoli erano comprati essenzialmente da italiani.

Insomma, da qualsiasi parte la si guardi sembra proprio di essere stati in balia di una manica di incompetenti.

Detto in parole semplici, lo Stato italiano è stato obbligato a farsi prestare denaro a tassi d’interesse dettati dalle banche commerciali, quando invece avrebbe potuto continuare a farsi finanziare a costo zero dalla Banca d’Italia.

Qual è stato il risultato sulle finanze pubbliche? …il seguente, per nulla esaltante:

Dunque, la prima cosa da fare è quella di ridurre il peso degli oneri sul debito, gli interessi, in modo tale da potersi sottrarre alla folle politica di austerità e poter immediatamente ridurre le tasse di 150-200 miliardi di euro complessivi a favore di famiglie ed imprese (non i 10 miserabili miliardi di Renzi con cui vuol farci credere che inizierà la ripresa!). Stiamo parlando di un risparmio annuo di 70-80 miliardi di Euro!!!

E’ noto che la Bce da quando è iniziata la crisi finanziaria nel 2008 ha creato (“dal niente” e senza costi) circa 2.800 miliardi di euro e ha fornito alle banche commerciali più di 1.000 miliardi ad un costo vicino a zero, usati da queste per comprare titoli di Stato a lunga durata come i Btp. In pratica, le banche italiane hanno ricevuto prestiti ad un costo inferiore allo 0,5% con cui hanno comprato Btp che rendevano più del 4%.

Sarebbe possibile ottenere per lo Stato italiano il denaro direttamente dalla BCE allo stesso tasso delle banche, ovvero dello 0,25-0,5% anziché indebitarsi e pagare il 4%?

La risposta della BCE al dott. Claudio Bertoni è stata affermativa. Riporto testualmente: ” Il divieto di scoperto bancario e di altre forme di facilitazione creditizia in favore dei governi non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca Centrale Europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati». Inoltre, in riferimento alle banche pubbliche: «Gli istituti di credito possono liberamente prestare i soldi ai governi o comprare i loro titoli di Stato, nonché prestare soldi a qualsiasi cliente».

E’ quindi possibile per lo Stato italiano nazionalizzare una banca, la quale acceda alla liquidità della Bce e finanzi il suo debito ad un tasso di interesse appena superiore a quello applicato dalla Bce stessa e in ogni caso sempre molto inferiore a quello di mercato, che va ricordato è attualmente superiore al 4% . Stiamo parlando qui di come “trovare” non due o tre miliardi con l’Imu, qualche privatizzazione o risparmiando sulla sanità, le scuole, le infrastrutture, ma risparmiando sugli interessi, sulla rendita che da decenni lo Stato italiano paga a investitori esteri, banche e anche a investitori italiani.

Nell’arco di 7 anni, tutti gli interessi sul debito italiano verrebbero a ridursi enormemente, scendendo al di sotto del tasso d’inflazione, permettendo un risparmio di 70 miliardi di euro l’anno, realizzando quella repressione finanziaria in grado di ridurre progressivamente il debito, senza dover ricorrere a politiche deflazionistiche come l’austerità e Patrimoniali .

In pratica, se il debito pubblico venisse man mano rifinanziato tramite prestiti diretti di banche pubbliche (che hanno accesso al finanziamento della Bce, smettendo di emettere BTP), il suo costo non verrebbe più determinato dal mercato finanziario e si tornerebbe ad una condizione pre-1981, quando il costo del debito pubblico non era un problema perché era costantemente pari o inferiore all’inflazione.

Infatti col tempo, il debito si ridurrebbe progressivamente.

Questa sopra descritta non è la soluzione ideale, ma è una valida alternativa, realizzabile immediatamente, per risolvere radicalmente i problemi legati al debito ed all’interesse che hanno portato l’Italia in depressione e l’hanno così esposta al ricatto dei mercati finanziari.

Gli italiani devono rendersi conto che non è vero che “non si può fare niente” contro il peso del debito pubblico e delle tasse a causa dei trattati firmati e delle posizioni degli altri governi all’interno delle istituzioni europee. In realtà, un governo italiano competente e che abbia a cuore gli interessi degli italiani invece che del “mercato finanziario” potrebbe muoversi anche all’interno dei trattati europei.

La realtà è che purtroppo siamo governati da una manica di incapaci, incompetenti, che piuttosto che sulla Costituzione, han giurato fedeltà al sistema finanziario e bancario.

Può mai essere che tra i 1000 deputati e senatori, non uno, non un solo onorevole dica quello che noi abbiamo sopra riportato, la possibilità per lo Stato di risparmiare 70-80 miliardi di euro l’anno? Non c’è un solo onorevole capace di leggere e comprendere il TFUE, art 123 che consente agli Stati dell’Eurozona di dotarsi di una banca statale e di usarla per finanziarsi presso la BCE ai tassi che questa pratica alle banche, cioè ora allo 0,25%? Possibile che siano tutti dei decerebrati, da Forza Italia, al Movimento 5 Stelle, dal PD a Scelta Civica? Possibile che non in una delle infinite trasmissioni di pseudo-informazione si trovino 5 minuti per argomentare, spiegare come funzionano realmente le cose e dire quello che si potrebbe fare per uscire da questa depressione in cui siamo piombati? Può essere che non ci sia un giornale, una rivista in grado di ospitare una spiegazione rigorosa e degna di questo nome della realtà economica che viviamo, invece di dar spazio a corbellerie, gossip e ricette di cucina?

Lo sforzo di capire come stanno realmente le cose è fondamentale; se non si capisce la dinamica del debito, della creazione della moneta, non si capisce il mondo.

Il tempo scorre inesorabile e senza pietà.

Insieme ce la faremo!