UE: A Bruxelles il fronte italiano

(AGENPARL) – Bruxelles, 04 dic - "Morire per l'euro?" non e' una domanda, bensì una provocazione quella che l'eurodeputato dell'Eld, Magdi Cristiano Allam, ha voluto lanciare in un convegno a Bruxelles dove ha riunito tutte le anime che vedono nell'uscita dell'Italia dalla moneta unica la sola via di uscita per la ripresa economica del nostro Paese.

Niente più dicktat dall'Ue, nessun patto di stabilita' o fiscal compact da rispettare che negli ultimi anni hanno costretto i nostri governi a politiche di austerità che ha compresso la capacita' di credito per i cittadini e le imprese italiane. Per Francesca Donato di Euroexit "in un momento di recessione e' idiota parlare di taglio di spesa pubblica perché' per uscire dalla crisi bisognerebbe fare più spesa pubblica", facendo girare più moneta e dare nuovo impulso al mercato del lavoro, perche' spiega "le imprese di fronte a 27 politiche fiscali scelgono di spostare gli impianti verso quegli Stati a tassazione agevolata. Se la tassazione fosse al 35% si avrebbe un aumento del gettito”.

“Dobbiamo prendere atto che in corso una guerra finanziaria. Siamo vittime di un crimine epocale: l'Italia ricca si sta trasformando in italiani poveri. Bisogna prendere atto della singolarità dell'euro, unica moneta al mondo ad essere stata emessa in assenza di uno Stato, chiarendo l'anomalia della Banca Centrale europea, istituzione privata di diritto pubblico, che per statuto ha come mandato la stabilità monetaria e non lo sviluppo, ciò che esclude la possibilità che possa sia emettere moneta in quantità adeguata a rilanciare lo sviluppo sia di diventare prestatore di ultima istanza per garantire il debito sovrano dello Stato”. E così su queste premesse, al Parlamento Europeo si sono alternati gli interventi di accademici italiani come il Prof. Antonio Maria Rinaldi autore del saggio “Europa Kaputt” che in copertina regala a tutti una vecchia moneta da una lira; il Prof. Claudio Borghi ed il Prof. Alberto Bagnai.

Tutti concordi sulla necessità che l'Italia si possa salvare da questo fallimento annunciato solo uscendo nel tempo più breve possibile dalla moneta unica, senza rinnegare l'appartenenza alla Ue. Perchè il problema non è politico, ma solo economico. Uno stato non può accettare vincoli troppo soffocanti per la propria economia interna e soprattutto per la sovranità dei Paesi membri. “Il sentimento dell'Europa ancora vivo nei cittadini sarà presto irrimediabilmente compromesso per aver voluto imbrigliare sotto una stessa moneta, economie ancora troppo diverse per poter essere governate solamente da un sistema rigido di regole” spiega il Prof. Rinaldi. 

Se il nostro Paese abbandonasse la moneta unica per tornare alla lira, i relatori presenti sono concordi nell'affermare che in Europa si avrebbe un effetto domino, soprattutto negli stati dell'Europa periferica come Portogallo, Grecia, Cipro, Irlanda. 

Gli euroscettici auspicano inoltre che si torni alla nazionalizzare la Banca di Italia, Ente di diritto pubblico, ma in realtà oggi partecipata da due grossi istituti privati come Mps e Banca Intesa. Il che potrebbe avvenire comprando i debiti di Mps oggi finanziati attraverso le operazioni di salvataggio dei “Monti bond”, ovvero nazionalizzando una banca oggi privata. 

Allam è convinto che si potrà uscire dalla crisi solo con “il riscatto della sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria e legislativa ridefinendo un modello di sviluppo che metta al centro la persona, la famiglia, le imprese, la comunità locale, i valori, le regole e il bene comune anziché l'euro, le banche, i mercati, il debito, lo spread e il Pil".

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