Contro il dissesto idrogeologico subito un piano per la messa in sicurezza del territorio nazionale

Dio ci ha donato il più bel Paese al mondo e noi italiani lo stiamo devastando, al punto che anziché valorizzare il patrimonio ambientale per trasformarlo in ricchezza, l’abbiamo ridotto a un incubo che miete vittime e produce danni. Come è possibile che uno Stato tra i più ricchi e sviluppati al mondo sprofonda con la pioggia, si paralizza sotto la neve e scompare per il terremoto?  Sconvolgono le immagini di imbarcazioni fluviali che si fanno largo tra le case allagate di Roma per l’assenza o la pessima gestione dei canali di scolo, di fiumi e torrenti in piena che travolgono le auto ovunque in Italia, di terreni disboscati con incendi dolosi che franano seppellendo case e vite umane, di comuni in alta quota che restano isolati per giorni a causa della neve abbondante che si accumula e ghiaccia bloccando la viabilità, di intere aree del Paese che vengono distrutte per dei terremoti che altrove nel mondo non producono le medesime tragiche conseguenze.

Gli esperti ci dicono che oggi in Italia le aree ad elevata criticità per il rischio di dissesto idrogeologico rappresentano il 9,8% della superficie nazionale, riguardano l’89% dei Comuni, concernono 5.798.000 persone, 6.250 scuole e 550 ospedali. Dal 1963 al 2012 ci sono stati 3.994 morti, vittime delle calamità provocate dal dissesto idrogeologico. Dal 1944 al 2012 il costo che l’Italia ha sostenuto per fronteggiare le conseguenze dei danni ambientali e delle vittime umane è stato di 61,5 miliardi di euro.

Tutto ciò succede non perché la natura è cattiva ma perché gli italiani hanno infierito sull’ambiente. Ieri Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, citando una tabella elaborata da Paola Salvati e ripresa ne “L’Italia dei disastri. Dati e riflessioni sull’impatto degli eventi naturali 1861-2013”, a cura di Emanuela Guidoboni e Gianluca Valenzise, rivela che nell’ultimo mezzo secolo le frane sono state 13 volte di più che nella seconda metà dell’800. Tra il 1850 e il 1899 l’Italia è stata colpita da 162 frane più gravi, triplicate nel mezzo secolo successivo (1900 – 1949) salendo a 509, per poi aumentare di 13 volte tra il 1950 e il 2008 fino a 2.204.

La devastazione del patrimonio ambientale porta alla devastazione del patrimonio culturale, frutto della creatività degli italiani in millenni di storia. Anche in questo caso, pur avendo il più cospicuo patrimonio culturale del mondo, non solo non siamo in grado di valorizzarlo per trasformarlo in ricchezza, ma l’abbandoniamo all’incuria del dissesto idrogeologico. Quanta tristezza vedere gioielli artistici danneggiati dai terremoti, da altre calamità naturali o semplicemente dall’assenza di tutela da parte  nostra.

Ebbene se consideriamo che in realtà il patrimonio ambientale, culturale ed umano sono le uniche vere risorse non clonabili e non delocalizzabili di cui disponiamo, e che potrebbero trasformarsi nella locomotiva trainante di un nuovo modello di sviluppo che metta al centro la qualità della vita anziché la quantità di beni e servizi prodotti, noi italiani abbiamo il dovere di salvaguardare e valorizzare nel migliore dei modi questa straordinaria ricchezza nazionale.

A tale fine dobbiamo promuovere subito un Piano per la messa in sicurezza del territorio nazionale. Le Regioni hanno stimato un costo di 40 miliardi, Claudio Margottini stima il costo in 48 miliardi. E il nostro governo? Nell'ultima Legge di Stabilità aveva destinato 180 milioni per i prossimi tre anni, ma nella Finanziaria ha previsto soli 30 milioni! Letta ha ragione su un punto: non ci sono soldi. Tuttavia, anziché continuare a regalare i soldi e l’oro degli italiani alle banche, a moltiplicare il debito e gli interessi sul debito  a vantaggio sempre delle banche, a svendere ciò che resta dei gioielli dello Stato a cinesi, arabi e russi a detrimento degli italiani, noi gli facciamo presente che i soldi a credito ci saranno solo quando riscatteremo la nostra sovranità monetaria. Solo così potremo finanziare il Piano per la messa in sicurezza del territorio nazionale per salvare il patrimonio che il buon Dio ci ha donato e che l’ingegno degli italiani ha creato. E finalmente torneremo a vivere!