L’imam di Pordenone nega i crimini di Maometto e mi condanna come nemico dell’islam

(Il Giornale, 15 ottobre 2017) - In Italia il «musulmano moderato» è, ad esempio, il cosiddetto «imam di Pordenone». Viene accreditato come un'autorità religiosa alla stregua del vescovo cittadino; è considerato il rappresentante della «comunità islamica», percepita come un corpo distinto dalla società italiana; è stato elevato a interlocutore ufficiale delle istituzioni dello Stato e della Chiesa. Venerdì 13 ottobre è intervenuto a Sacile, in provincia di Pordenone, in un incontro pubblico dove ho presentato il mio nuovo libro «Maometto e il suo Allah» di fronte ad una platea di circa 120 persone. È giovane, parla sufficientemente ma non adeguatamente l’italiano, veste pantaloni e camicia all’occidentale, aveva comprato il mio libro da meno di un’ora e si sentiva già in grado di bocciarlo, ma soprattutto di emettere una sentenza di condanna nei miei confronti.
Ha ammesso che io conosco il Corano ma, ha spiegato pacatamente con il tono di chi si sforza di essere convincente, «Magdi Allam estrapola i versetti del Corano per dare un’immagine fuorviante dell’islam». Infine formula la sentenza di condanna, gravissima dal punto di vista della sharia, la legge islamica: «Magdi Allam è falso, mente sull’islam, diffonde odio contro l’islam tra gli italiani». Fa questo esempio: «Magdi Allam vi dice che Maometto uccise 600 ebrei, ma non spiega che quel fatto si consumò nel contesto di una guerra». In realtà fu una decisione unilaterale di Maometto che si tradusse nella strage, tramite sgozzamento e decapitazione, di circa 900 ebrei maschi adulti della tribù ebraica dei Banu Qurayza nel 627 a Medina. Le donne e i bambini furono catturati e venduti al mercato degli schiavi. In ogni caso non vi può essere nessuna giustificazione ad un massacro che, se fosse stato perpetrato oggi, avrebbe portato all'arresto e alla condanna di Maometto per crimini contro l'umanità.
Sempre questo prototipo di «musulmano moderato» ha poi preteso di tenere un comizio per spiegare al pubblico il «vero islam». È stato interrotto dall'organizzatore dell'incontro, il consigliere regionale Luca Ciriani, e dal pubblico insofferenti per l’arbitrio e l’arroganza con cui il sedicente imam tentava di sfruttare la mia conferenza per screditarmi e diffamarmi pubblicamente.
Ebbene il messaggio che questo cosiddetto «imam di Pordenone» riferirà alla propria «comunità islamica» è il seguente: «Sono andato ad ascoltare Magdi Allam e ho denunciato pubblicamente che è un falso. Sappiate che è un nemico dell’islam perché offende Allah, Maometto e il Corano». Calata nel contesto della sharia, questa denuncia è una condanna a morte che legittima il terrorismo islamico.
So bene che non accadrà nulla. Lui continuerà a fare l'imam, riverito e temuto, cercando di farci credere che Maometto fu un sant'uomo e che l'islam è una religione di pace. Io continuerò a girare l'Italia per far conoscere i fatti oggettivi, contribuire a illuminare le menti e fortificare gli animi, per riscattare il nostro inalienabile diritto ad essere pienamente noi stessi dentro casa nostra.