L'Italia è una

(Il Giornale, 11 giugno 2017) - Ci rendiamo conto che anche dopo aver preso atto che l'Italia è una “fabbrica del terrorismo islamico”, che ci sono terroristi islamici con cittadinanza italiana o residenti in Italia che hanno perpetrato attentati all'interno e all'esterno del nostro territorio, noi italiani derubrichiamo fatti così strategicamente rilevanti a semplici episodi di cronaca, archiviandoli nel dimenticatoio di una storia di cui dovremmo quantomeno preoccuparci?

Era un cittadino italiano Youssef Zaghba, il terzo terrorista islamico della strage di Londra del 3 giugno. È italiano Ismail Tommaso Ben Youssef Hosni, che il 18 maggio alla Stazione Centrale di Milano ha accoltellato due soldati e un agente della Polfer.

Più in generale l'Italia si conferma un territorio fertile e permeato dal terrorismo islamico. Dall'inizio di quest'anno sono stati espulsi 52 stranieri collusi con il terrorismo islamico globalizzato, mentre sono 184 gli espulsi dal 2015 ad oggi.

Il 9 giugno è stato espulso per «pericolosità sociale» un marocchino residente a Città di Castello, dopo aver manifestato comportamenti di indubbia matrice terroristica islamica.

Il primo giugno è stato espulso «per motivi di sicurezza dello Stato» un marocchino di 25 anni, residente nel bresciano, perché legato all'Isis.

Sempre il primo giugno è stato espulso l'imam della moschea di via dei Priori a Perugia, di 29 anni, che in un sermone aveva chiesto ai fedeli di «tagliare la testa dei non credenti» e di «sacrificare la propria vita» se chiamati da Allah.

Il 31 maggio la Digos di Rimini ha comunicato l'intenzione di far espellere dall'Italia tre albanesi e un macedone frequentatori della moschea in via Popilia alle Celle, perché coinvolti in attività terroristiche nei Balcani.  

Dobbiamo prendere atto che le nostre leggi sono inadeguate. Youssef Zaghba era stato fermato nel marzo 2016 all'aeroporto di Bologna, da dove stava per prendere un volo diretto a Istanbul. Aveva con sé solo un piccolo zaino, il passaporto e un biglietto di sola andata. Fu fermato per accertamenti. Poi fu rilasciato nonostante fosse ritenuto soggetto a rischio radicalizzazione. Ebbene il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, ha detto: «Abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare, ma non c'erano gli elementi di prova che lui fosse un terrorista, era un soggetto sospettato per alcune modalità di comportamento».

Ma anche la magistratura è inadeguata. Gafurr Dibrani, kosovaro, 24 anni, fu arrestato nel novembre 2016 e fu disposta la sua espulsione per «apologia del terrorismo», dopo aver pubblicato un video su internet dal titolo «Prendi la mia mano e andiamo al Jihad». Ma i giudici del Tribunale del Riesame ne hanno appena ordinato la scarcerazione perché, pur ammettendo che i video possano «avere valenza di adesione all'Isis», tuttavia sostengono che «la breve durata della condivisione» sarebbe sufficiente per ridurne «la potenzialità di propaganda».

Non possiamo continuare a prenderci in giro. L'Italia è pesantemente infiltrata dal terrorismo islamico. O lo combattiamo o lo subiremo. O lo sconfiggiamo o saremo sconfitti. Non ci salveranno né le menzogne sull'efficienza dei nostri apparati della sicurezza che vengono propinate ai cittadini, né l'irresponsabilità di chi ci governa che si limita a rinviare l'assunzione della responsabilità accollandola sulle spalle dei nostri figli.

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