La cittadinanza non è un diritto da concedere automaticamente ma una scelta di vita esclusiva da conquistare

(Il Giornale, 24 settembre 2017) - Da ex immigrato diventato orgogliosamente italiano dico che la cittadinanza non è un diritto ma una scelta di vita, da conquistare scalando un percorso in modo consapevole, intenzionale, verificato e meritato. La cittadinanza non è un pezzo di carta ma è l'amore dell'Italia come patria esclusiva, un privilegio che accorda dei diritti solo dopo aver adempiuto ai doveri, a cominciare dalla conoscenza adeguata della lingua italiana, l'apprezzamento della cultura italiana, la condivisione dei valori che sostanziano la civiltà italiana, il rispetto delle leggi italiane, l'ottemperanza delle regole della civile convivenza, la partecipazione fattuale attraverso lo studio o il lavoro alla costruzione di un futuro migliore per gli italiani.

Ecco perché considero sbagliate sia la proposta di legge indicata come «ius soli» sia la legge vigente indicata come «ius sanguinis», perché fondano la concessione della cittadinanza in modo automatico sulla base di parametri quantitativi e formali anziché qualitativi e sostanziali.

Proprio le mie origini egiziane con una madre di pelle nera di origine sudanese, escludono categoricamente che la mia contrarietà allo «ius soli» possa fondarsi su motivazioni razziali. Non condivido affatto coloro che sostengono la tesi della difesa di una presunta «razza italiana». Ma sicuramente oggi più che mai, in quest'Europa decadente, sono favorevole alla mobilitazione popolare per salvaguardare la «civiltà italiana».

Chi invece sostiene che lo «ius soli» sarebbe una questione di «diritto» negato, o è un ingenuo o è in malafede. Considerando che la vera emergenza italiana è il tracollo demografico che si traduce in una popolazione sempre più anziana, lo «ius soli» si prospetta come una tappa ulteriore della strategia mirante a compensare la minor presenza di giovani italiani con giovani stranieri. È una strategia già in atto sia con l'apertura incontrollata delle frontiere (sono circa 604.000 le persone sprovviste di documenti accolte dal 2014), sia con l'accelerazione nella concessione della cittadinanza sulla base della legge vigente (nel 2015-2016 gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana sono stati quasi 400 mila), sia infine promuovendo il «ricongiungimento familiare» che accorda allo straniero la facoltà di far entrare in Italia i familiari se dispone di un lavoro e di una casa.

La prospettiva nei prossimi decenni sarà la sostituzione della popolazione italiana con una umanità meticcia, così come sarà la fine della nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, fagocitati dall'ideologia materialista del globalismo e sottomessi alla tirannia dell'islam, la minaccia più grave che insidia dall'interno l'Europa.

Guai a ripetere gli errori dell'impero romano che, a fronte del calo delle nascite, concesse la cittadinanza romana a tutti i sudditi dell'impero e spalancò le frontiere allo straniero. Dobbiamo escludere qualsiasi automatismo nella concessione della cittadinanza su parametri quantitativi e agevolare gli stranieri che scelgono l'Italia come nuova patria e nuova civiltà in via esclusiva. La cittadinanza deve essere revocabile e non va consentita la doppia cittadinanza. Ma soprattutto dobbiamo colmare il deficit demografico promuovendo la natalità degli italiani autoctoni, aiutando le famiglie, le madri e i giovani italiani, e favorendo il rimpatrio degli italiani emigrati. L'obiettivo deve essere la rigenerazione della nostra popolazione salvaguardando la nostra civiltà.

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