La strage di Barcellona ci conferma che dobbiamo innanzitutto riscattare la certezza di chi siamo e poi combattere l'islam che ci vuole sottomettere

(Il Giornale, 18 agosto 2017) - Ancora una volta tocchiamo con mano che il terrorismo islamico esplode laddove in Europa si sono persi la certezza e l'orgoglio della propria identità, finendo per odiare se stessi, accordando ai propri nemici interni ciò che è interdetto ai propri cittadini. Il sanguinoso attentato nel centro di Barcellona si consuma nel contesto della Catalogna che non vuole essere regione autonoma della Spagna ma anela a farsi fagocitare dagli Stati Uniti d'Europa; si batte strenuamente per affermare la propria identità nazionale ma si sta dissolvendo nel meticciato antropologico del multiculturalismo e del globalismo; è intollerante nei confronti di qualsiasi lesione al relativismo valoriale elevato a dogma universale ma tollera il radicalismo islamico che s'impone violentemente come l'unica verità assoluta.

I protagonisti di questa violenza sono i musulmani di seconda generazione, nati o comunque cresciuti in Europa, che conoscono bene la lingua, la cultura e le leggi dello Stato di adozione, che sono affascinati dall'Iphone e dalla Nike, ma che rifiutano il sistema di valori che sostanzia la nostra civiltà. Amano la nostra materialità e odiano la nostra spiritualità. Ed è così che anche a Barcellona, come a Londra, sono sorti «tribunali islamici» e unità della «polizia islamica», che sanzionano i musulmani che non si comportano secondo quanto prescrive la sharia, la legge di Allah e di Maometto. Barcellona è diventata la città più islamizzata della Spagna dopo le enclaves di Ceuta e Melilla che sorgono geograficamente in Marocco. Per quanto ufficialmente i musulmani in Catalogna siano solo il 6% della popolazione, pari a 450 mila persone, condizionano pesantemente l'insieme della collettività perché di fatto si comportano come se fossero un corpo estraneo ed ostile. Ci sono dei quartieri, a partire da quello di Raval, che sono stati trasformati in un micro-Stato islamico con la proliferazione di moschee, scuole coraniche, macellerie e negozi halal, enti assistenziali e finanziari islamici. Questa strisciante islamizzazione urbanistica e demografica ha registrato un'accelerazione con l'entrata in scena del Qatar, il principale finanziatore del movimento estremista dei «Fratelli Musulmani», come sponsor del Barcellona fino allo scorso giugno. Il Qatar ha ovunque condizionato i suoi finanziamenti alla costruzione di moschee.

Barcellona è un esempio perfetto che ci fa toccare con mano come quando si consente ai musulmani di auto-regolamentarsi addirittura con le proprie leggi, quando noi ci auto-imponiamo di non entrare nel merito dei contenuti dell'islam e lo legittimiamo acriticamente mettendolo sullo stesso piano del cristianesimo, inevitabilmente gli estremisti e i terroristi islamici prendono il sopravvento, ci massacrano e ci umiliano. Ed è così che per i musulmani di seconda generazione diventano l'alternativa alla nostra civiltà decadente. Dobbiamo innanzitutto riscattare la certezza di chi siamo e poi combattere l'islam che ci vuole sottomettere.

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