Siamo di fronte ad un bivio: o blocchiamo l'auto-invasione di giovani maschi, fertili, musulmani e abili al combattimento o l'Italia morirà

(Il Giornale, 23 luglio 2017) - Abbiamo quattro certezze sul fenomeno epocale e senza precedenti dell'ingresso ininterrotto e incontrollato nel territorio nazionale di centinaia di migliaia di persone provenienti dall'Africa, dal Medio Oriente e dall'Asia. La prima certezza è che sono prevalentemente giovani di sesso maschile di età compresa tra i 20 e i 30 anni. La seconda è che nella stragrande maggioranza sono originari di paesi dove non sono in corso delle guerre. La terza è che sono quasi tutti musulmani. La quarta, acquisita grazie alle recenti ammissioni della Bonino, è che il governo Renzi nel 2014 ha voluto che gli sbarchi dalla costa libica avvengano tutti in Italia.

Manca la certezza più importante: chi sono veramente questi giovani, che vivono l'esplosione della fertilità maschile con la prospettiva di promuovere una società meticcia, il cui aspetto ci dice che non hanno mai conosciuto la fame, che sbarcano con il cellulare attivato e sono consapevoli dei loro «diritti», che potrebbero rivelarsi dei combattenti pronti a farci la guerra dentro casa nostra per sottometterci all'islam. 

Nei bandi dei prefetti per l'individuazione delle «strutture di accoglienza temporanea», il Ministero dell'Interno li chiama in quattro modi: «cittadini stranieri richiedenti la protezione internazionale», «migranti», «profughi», ma soprattutto «ospiti». Il Presidente della Camera Boldrini li ha indicati come «una risorsa», «l'avanguardia umana della globalizzazione e del mondo futuro». Tito Boeri, presidente dell'Inps, li chiama «migranti», invoca frontiere aperte e la loro regolarizzazione, perché a suo avviso saranno loro a pagarci le pensioni.

Anche i mezzi di comunicazione di massa li chiamano «migranti». Per sano realismo hanno smesso di chiamarli «immigrati», perché chi meglio degli italiani sa che gli immigrati sono dei lavoratori, che appena sbarcano in un altro paese si rimboccano le maniche e si guadagnano il pane con il sudore della propria fronte. È vietato chiamarli «clandestini», anche se di fatto tutti quelli che sbarcano sono sprovvisti di documenti. Di fatto non sono «clandestini» perché non entrano furtivamente in Italia, siamo noi che li andiamo a prendere a casa loro e li portiamo sin dentro casa nostra. «Migrante» è il participio presente del verbo «migrare», indica un'azione in fieri, in addivenire, ma non connota lo status della persona. 

La verità, a cui si perviene per esclusione, è che questi giovani maschi, fertili, musulmani e abili al combattimento sono lo «strumento umano» di una «auto-invasione», finalizzata alla nostra sostituzione etnica e al suicidio della nostra civiltà. L'Europa prende le distanze dall'Italia o perché, come nel caso di Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, osteggiano il Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata, o perché, come nel caso di Francia e Germania, ritengono di aver tutto da guadagnare dalla dissoluzione dell'Italia. 

Ecco perché siamo di fronte ad un bivio: o blocchiamo le frontiere o l'Italia morirà. 

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