Questo 2 giugno non è una giornata di festa ma di riflessione

Cari amici, ricorre oggi il 74esimo anniversario del referendum che sancì la scelta della Repubblica nel referendum istituzionale sulla forma dello Stato all'indomani della caduta del regime fascista. Gli italiani con il 54,3% dei consensi posero fine alla monarchia, che fu sostenuta dal 45,7% degli elettori. Ma si deve alla monarchia sabauda la nascita dello Stato italiano il 17 marzo 1861, 159 anni fa.

Oggi non c'è nulla da festeggiare. L'Italia ha perso concretamente la propria sovranità e di fatto non è più uno Stato indipendente. Nulla accade per caso. La cultura dominante e la classe politica promuovono la dissoluzione dell'Italia come Stato nazionale sovrano e la sua fagocitazione da parte della macro-dimensione dell'Unione Europea e del Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata. A partire dal Presidente della Repubblica in giù vengono messi al bando e criminalizzati i concetti di «nazionalismo» e di «sovranità». Così come sono spariti dal lessico politico ufficiale i concetti di «Nazione», «Patria» e «Civiltà» italiana, che sostanziano le nostre radici e che esistono da millenni, ben prima dell'unificazione dello Stato e dell'adozione della Repubblica. 

Ebbene oggi, di fronte al sostanziale fallimento dello Stato, alla devastazione della nostra economia, allo sgretolamento della nostra società e alla crisi profonda della nostra civiltà, dobbiamo recuperare le nostre radici per costruire un modello di Stato, di sviluppo, di società e di civiltà qualitativamente migliori, risanando le ferite provocate dalla modalità traumatica con cui si unificò lo Stato e si affermò la Repubblica. 

Per quanto concerne il nuovo modello di Stato bisogna garantire, da un lato, la governabilità dello Stato unitario e, dall'altro, la sovranità popolare a partire dal basso, dalla micro-dimensione dei Comuni che rappresentano l'unico ambito dove sussiste un rapporto fiduciario autentico e continuativo tra gli elettori e gli eletti. La micro-dimensione è la vera anima dell'Italia: su 8 mila Comuni, 6 mila Comuni hanno meno di 5 mila abitanti. Il Sindaco è l'unico rappresentante politico che corrisponde alla libera volontà dei propri concittadini, che ogni giorno deve rendere conto del proprio operato direttamente ai propri cittadini. Luca Zaia è il Governatore più amato d'Italia perché si comporta come se fosse il Sindaco del Veneto, recependo e sostenendo le istanze dei propri imprenditori e cittadini. Il nuovo modello di Stato, secondo il Movimento culturale e politico «Insieme ce la faremo» che sto costituendo, dovrà essere una «Repubblica Presidenziale dei Comuni», con un Capo dello Stato forte detentore del potere esecutivo a livello nazionale e i Comuni forti detentori dell'autonomia amministrativa e finanziaria a livello locale. 

Cari amici, questo 2 giugno non è una giornata di festa ma di riflessione. Abbiamo la necessità di conoscere correttamente la realtà per affrancarci dalla mistificazione della realtà di chi, dal Presidente della Repubblica in giù, vorrebbero farci credere che non solo non avrebbe più senso ma sarebbe addirittura deleterio amare, credere e sostenere l'Italia come Stato nazionale sovrano indipendente. Così come abbiamo la necessità di affrancarci dalla «denuncite», l'epidemia endemica che rende gli italiani succubi della sterile denuncia fine a se stessa, per elaborare la proposta e costruire l'alternativa. Io non ho alcun dubbio che la maggioranza degli italiani ama, crede e sostiene l'Italia, così come è radicata nella micro-dimensione della propria comunità locale. Noi possiamo e dobbiamo farcela. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

Postato il 02/06/2020 15:06:20 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Abbiamo il diritto di contestare il Governo Conte e l’Unione Europea assoggettati a una dittatura finanziaria e sanitaria

Cari amici, stamane ho letto con sconcerto e preoccupazione una notizia che concerne l’attività del Copasir, Il “Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica”, che è l’organo del Parlamento di controllo dell’operato dei Servizi segreti, attualmente presieduto da Raffaele Volpi della Lega Nord. 

La notizia, pubblicata sul sito dell’Adn-Kronos, riguarda una relazione del deputato del Partito Democratico Enrico Borghi sul tema della disinformazione nella Rete. Ebbene leggo che il Copasir “prende atto” della relazione e “esprime preoccupazione sull'utilizzo di tecniche per rendere virali le notizie: soprattutto la pandemia Covid-19 è stata al centro di una diffusa attività di disinformazione on line, nella quale si sono inseriti attori statuali, attori strutturati (think tank, stakeholder, professionisti della comunicazione, speculatori e gruppi industriali con forti cointeressenze rispetto ai Paesi d'origine), che intendono manipolare il dibattito politico interno, influenzare gli equilibri geo-politici internazionali, incitare al sovvertimento dell'ordine sociale e destabilizzare l'opinione pubblica in merito alla diffusione del contagio e alle misure di prevenzione e di cura".

Secondo la relazione attribuita al Copasir dietro questa pericolosa strategia ci sarebbero non meglio specificati “regimi autocratici” che hanno preso di mira l’Italia: “L’attività infodemica rilevata si inquadra in un contesto geopolitico nel quale il Coronavirus rappresenta il palcoscenico perfetto che alcuni regimi autocratici aspettavano per mostrare una supposta -e non provata- maggiore efficienza e capacità, rispetto alle democrazie occidentali. Sia pure con posture differenti tra loro sull’idea di ordine globale, gli attori principali della campagna di disinformazione hanno inserito tale attività in un quadro di parallelismo, posizionando l’Italia come target".

Quanto all’obiettivo della strategia di disinformazione, secondo la relazione attribuita al Copasir, è innanzitutto “screditare la reputazione statuale non solo attraverso la disinformazione, ma spesso con la diffusione di messaggi fuorvianti, decontestualizzati o parziali, che raggiungono il pubblico globale"; e in parallelo “si tende a fomentare polemiche contro l’Unione europea e i Paesi dell’Alleanza euro-atlantica".

Enrico Borghi in una dichiarazione all’Adn-Kronos ha ribadito: “Il lavoro svolto conferma che l'Italia è un obiettivo, sia di soggetti esterni che di soggetti interni, che hanno l'interesse di utilizzare il Covid-19 da una parte per sostenere un'indimostrabile superiorità degli Stati autocratici rispetto ai modelli democratici e dall'altra per cercare di soffiare sulle difficoltà di parte dell'opinione pubblica per far passare messaggi destabilizzanti". 

Faccio le seguenti considerazioni. Innanzitutto il Copasir e i suoi membri dovrebbero vigilare sull’operato dei Servizi segreti e accertare che avvenga in modo conforme alla Costituzione e alle leggi dello Stato, ma non devono né sostituirsi né sovrapporsi ai servizi segreti. É compito dei Servizi segreti e non del Copasir indagare e elaborare una relazione su una strategia ostile nella comunicazione in Rete. 

Secondo. Sostenere che l’obiettivo principale di questa strategia promossa da non meglio specificati “regimi autocratici” sarebbe “screditare la reputazione statuale” dell’Italia nell’attuale emergenza legata alla pandemia di Covid-19, è come dire che ci sarebbe un complotto internazionale per mettere in cattiva luce il Governo presieduto da Giuseppe Conte che, viceversa, avrebbe gestito bene l’emergenza. Io dico che sono innanzitutto gli italiani che si ritrovano nullatenenti, impoveriti, impossibilitati a lavorare, disperati, per la disastrosa gestione sanitaria ed economico-sociale, a bocciare il Governo Conte. 

Terzo. Sostenere che l’obiettivo ulteriore di questa strategia di disinformazione sarebbe “fomentare polemiche contro l’Unione europea e i Paesi dell’Alleanza euro-atlantica", sottintende una valutazione negativa della critica all’Unione Europea e alla Nato. Ma vi pare che dopo il vergognoso comportamento dell’Unione Europea gli italiani non abbiano autonomamente maturato una valutazione negativa e che come tale va rispettata e non criminalizzata? Non è accettabile che un membro del Copasir voglia accreditare l’idea che criticare, denunciare o ripudiare l’Unione Europea sarebbe un crimine. Quanto alla Nato, considerando il comportamento della Turchia, direi che non è il caso di parlarne. Ormai, di fatto, la Nato non esiste.

Quarto. La condanna di non meglio specificati Stati o regimi autocratici si fonda sulla certezza che l’Italia e l’Unione Europea sono delle democrazie. Ebbene io sostengo che, a dispetto della dimensione formale, l’Italia nella sostanza è retta da un sistema autoritario e che l’Unione Europea nella sostanza è assoggettata alla dittatura della grande finanza speculativa globalizzata. L’Italia è sottomessa alla “dittatura finanziaria” dal 2011 con l’imposizione di Mario Monti alla guida del Governo da parte di Giorgio Napolitano, a cui si è sovrapposta la “dittatura sanitaria” affidata a Giuseppe Conte. 

Cari amici, la vera disinformazione sta in questa relazione del deputato del Partito Democratico Enrico Borghi che, secondo quanto si legge, sarebbe stata fatta propria dal Copasir. Noi italiani abbiamo il diritto costituzionale di denunciare la dittatura finanziaria e sanitaria che si è imposta e ha devastato l’Italia, di ripudiare l’Unione Europea che ci ha spogliato della nostra sovranità. Ma soprattutto abbiamo il dovere morale di costruire un’Italia migliore prendendo atto del fallimento di questo Stato. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

Postato il 27/05/2020 17:42:43 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il virologo Guido Silvestri ammette che è stato un errore chiudere le attività produttive e isolare la popolazione

Guido Silvestri, nativo di Perugia, è un luminare della scienza che fa onore all’Italia nel mondo. È professore ordinario e Capo Dipartimento Patologia all’Università Emory di Atlanta, è Direttore della Divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center, è Presidente del Consiglio scientifico dell’Anrs (Agence Nationale de Recherche sur le Sida et les Hepatites), l’ente governativo francese che coordina la ricerca su Aids, epatiti e malattie virali emergenti.

Ebbene il prestigioso virologo, patologo, immunologo di fama mondiale ha confessato sulla sua pagina Facebook che è stato un errore la chiusura di tutte le attività produttive e l’isolamento di 60 milioni di italiani costretti a non uscire di casa. Silvestri ammette che sarebbe stato non solo possibile, ma persino necessario, limitare la chiusura agli ambienti a rischio come gli ospedali e le case di accoglienza degli anziani, che sono la fascia della popolazione con malattie pregresse e il sistema immunitario più fragile. E rileva che chi ha sostenuto la chiusura totale si è basato su dati sbagliati: “Alcuni modelli epidemiologici che hanno previsto grandi benefici dalla chiusura potrebbero essere basati su dati iniziali incompleti e/o contenere errori metodologici". Silvestri sottolinea che la chiusura totale è stata comunque un errore perché arreca un danno incolmabile all’economia e alla società.

Comunque per il futuro, precisa Silvestri, meglio chiusure parziali e mirate in caso di esplosione di nuovi casi. “Ogni giorno scopriamo cose nuove, e non è saggio rimanere della stessa idea quando cambiano i dati a nostra disposizione". “Se il Presidente Conte o chi per lui mi avesse chiesto il 10 marzo 2020 un parere sul lockdown, avrei detto senza esitazione: "Sì, lo dobbiamo fare, qui e subito". Perché in quel momento non avevamo altra scelta. Ora, due mesi dopo, sappiamo fortunatamente molte più cose sul virus e sulla malattia, ed è normale che, quando cambiano le informazioni a nostra disposizione, cambino anche le nostre opinioni".

Alcuni dei fatti chiave emersi in queste ultime settimane, spiega il virologo, sono che "la stagionalità sembra avere un ruolo molto importante nell'andamento della pandemia in specifiche aree geografiche", e "l'immunità naturale potrebbe essere più facile da raggiungere a causa di cross-reattività dell'immunità cellulare con altri coronavirus".

Inoltre "non sempre le chiusure "totali" hanno dato risultati migliori delle chiusure parziali o limitate (vedi New York vs. Florida). I clusters più grandi di contagi avvengono in ambienti non protetti dalla chiusura (case di riposo, ospedali, famiglie, industria della conservazione della carne, ecc.), mentre i contagi in altri ambienti sono rari".

E infine, "stanno emergendo terapie in grado di limitare la morbidità e mortalità da COVID-19". Ognuno di questi punti, conclude, "meriterebbe un saggio di dieci o venti pagine che naturalmente non ho il tempo di scrivere adesso. Ma il punto è un altro. Il punto è che io non sono né pro-chiusura né contro-chiusura. Io sono solo pro-scienza, pro-evidenza, e pro-dati. Sono uno che si fa un mazzo cosi' per studiare e comprendere la mole enorme di dati che emergono ogni giorno su COVID-19, e questo compito richiede, oltre a tanta competenza (non ce lo scordiamo, signori virologi della domenica!), anche una notevole apertura mentale ed onestà intellettuale". 

Quest’ultima punzecchiatura ai “signori virologi della domenica” sembra essere una critica al suo amico Roberto Burioni, ospite fisso della trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa” che viene trasmessa la domenica sera. Ci conforta in ogni caso l’autocritica dello scienziato. Che ha l’onestà intellettuale di ammettere l’ovvio: proprio perché si fonda sul metodo induttivo la scienza è limitata, è sperimentale, è fallace. Di errori, anche gravi, gli scienziati veri o presunti, ne hanno commesso troppi. Ed è ora che si limitino a fare il loro dovere, curare gli ammalati e prevenire le malattie. Ma la smettano di invadere l’ambito della politica ordinandoci nei minimi dettagli ciò che è lecito e ciò che è vietato. Basta con questa “dittatura sanitaria”. 

 

 

 

 

 

Postato il 26/05/2020 17:39:17 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

«Amici di Magdi Cristiano Allam» lascia il posto al Movimento culturale e politico «Insieme ce la faremo»

Cari amici, vi comunico che l’Associazione «Amici di Magdi Cristiano Allam» lascia il posto al Movimento culturale e politico «Insieme ce la faremo». Lo scioglimento dell’Associazione è stato formalizzato dal Direttivo riunitosi tramite videoconferenza domenica scorsa 17 maggio. 

A fine mese si scioglieranno i «Gruppi di amici» che si sono costituiti in varie parti d’Italia e che hanno svolto un’attività culturale attraverso il confronto sulla piattaforma virtuale WhatsApp. 

I membri dei «Gruppi di amici» che vorranno proseguire nella crescita culturale e integrarlo con l’impegno civile lo potranno fare aderendo al Movimento «Insieme ce la faremo». Ricordo che il Movimento, sul piano giuridico, è sempre un’associazione e non è un partito politico. Chi fosse iscritto a un partito politico può aderire all’Associazione-Movimento «Insieme ce la faremo» previo consenso del suo partito.

Chi vorrà aderire potrà farlo sia informandomi personalmente tramite WhatsApp, sia comunicandolo al Coordinatore del «Gruppo di amici», sia inviando una mail a :

adesione@insiemecelafaremo.org

Nella richiesta di adesione al Movimento «Insieme ce la faremo» è necessario indicare le seguenti generalità:

Nome

Cognome

Comune

Provincia

Regione

Data di nascita

Professione

Cellulare

E-Mail

Cari amici, andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

Postato il 22/05/2020 09:31:37 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Ecco come potete aderire al Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo”

Cari amici, vi invito ad aderire al Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo” se volete condividere il successo della comune missione per riscattare la sovranità nazionale e l’indipendenza autentica dell’Italia sul piano monetario, economico, legislativo, giudiziario, alimentare, energetico, informatico, della difesa e sicurezza; per rimettere al centro l’economia reale che in Italia si regge prevalentemente sulle micro, piccole e medie imprese capaci di produrre beni e servizi che si connotano per l’eccellenza sul piano della qualità; per affermare la cultura della vita e del sano amor proprio che promuova la crescita della natalità degli italiani e il legittimo primato dell’interesse degli italiani per essere pienamente se stessi dentro casa propria; per far rinascere la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, e salvaguardarla mettendo fuori legge l’islam come religione nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone.

 

Il percorso dell'attività del Movimento «Insieme ce la faremo» si svilupperà in quattro fasi:

1) La formazione culturale dei «Protagonisti» in seno ai «Gruppi Comunali»

2) La mobilitazione civile tematica settimanale sul territorio nazionale

3) La mobilitazione civile programmatica permanente

4)La Costituente per la nuova «Italia Presidenziale dei Comuni»

 

Prima fase: La formazione culturale dei «Protagonisti» in seno ai «Gruppi comunali»

Operativamente dobbiamo costituire dei «Gruppi Comunali», ciascuno di 15 «Protagonisti», ossia cittadini italiani consapevoli del progetto del Movimento «Insieme ce la faremo» e determinati a dare il proprio contributo per il successo della comune missione, in tutti gli 8 mila Comuni sull'insieme del territorio nazionale.

Il «Gruppo Comunale» verrà indicato con la sigla Iclf seguito dal nome del Comune. Ad esempio il Gruppo di Treviso si chiamerà «Iclf-Treviso».

Ciascun «Gruppo Comunale» avrà un «Coordinatore» che gode del consenso dei suoi membri.

Qualora nello stesso Comune ci fossero più Gruppi, si distingueranno o per la numerazione crescente o per il nome del quartiere o della frazione da aggiungere al nome del Comune. Ad esempio i Gruppi di Treviso potranno chiamarsi «Iclf - Treviso 1» e «Iclf – Treviso – Centro storico».

I Coordinatori dei diversi Gruppi dello stesso Comune sceglieranno tramite votazione il «Coordinatore Comunale». Ad esempio i Coordinatori dei Gruppi «Iclf – Treviso 1», «Iclf – Treviso – Centro storico», sceglieranno tramite votazione il «Coordinatore Comunale» di «Iclf – Treviso».

I Coordinatori comunali sceglieranno tramite votazione un «Coordinatore Provinciale».

I Coordinatori Provinciali sceglieranno tramite votazione un «Coordinatore Regionale».

I Coordinatori Regionali aderiscono a un «Coordinamento Nazionale» di cui mi assumo la responsabilità quale «Fondatore» e «Coordinatore Nazionale» del Movimento «Insieme ce la faremo».

 

Chi è interessato ad aderire al Movimento «Insieme ce la faremo» lo può fare con due modalità:

Proporsi come «Coordinatore» di un «Gruppo Comunale», se ha la certezza che altre 14 persone residenti nel suo stesso Comune, da lui conosciute e che condividono la proposta programmatica del Movimento, siano interessate ad aderire.

Aderire individualmente a un Gruppo del suo Comune già esistente o che si inizia a costituirlo. Temporaneamente, nell'attesa di raggiungere i 15 aderenti dello stesso Comune, la Segreteria del Movimento lo potrà far aderire a un Gruppo Provinciale provvisorio.

Nel primo caso, sarà il Coordinatore a comunicare i dati dei 15 aderenti al «Gruppo Comunale». Nel secondo caso il singolo richiedente l'adesione a un Gruppo del suo Comune, invierà direttamente la sua richiesta.

 

Le richieste di adesione vanno inviate alla mail

adesioni@insiemecelafareno.org

Per informazioni concernenti l'organizzazione del Movimento, inviate una mail a

segreteria@insiemecelafaremo.org

Per informazioni di carattere generale inviate una mail a

info@insiemecelafaremo.org

 

Nella richiesta di adesione indicare i seguenti dati:

Nome

Cognome

Gruppo

Comune

Provincia

Regione

Data di nascita

Professione

Cellulare

E-Mail

Il Coordinatore del «Gruppo comunale» è pregato di inviare i dati dei 15 aderenti su un Foglio Excel per semplificare il trasferimento nell'archivio della Segreteria nazionale.

Il Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo” non è e non vuole diventare un partito politico. Pertanto non solo non è in competizione con nessun partito ma può liberamente confrontarsi e promuovere azioni comuni con i partiti con cui ci sia una sintonia sul piano delle idee, dei valori e della prospettiva, se finalizzate a far crescere il Movimento e a favorire il successo della propria missione.

Possono aderire al Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo” tutti i cittadini italiani che condividono il programma del Movimento, che seguono il corso di formazione culturale, che partecipano alla mobilitazione civile tramite delle manifestazioni pacifiche e legali nei propri Comuni di residenza. 

Essendo giuridicamente una associazione, possono aderire al Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo” anche chi ha la tessera di un partito. Lo Statuto dei partiti consente ai propri iscritti di aderire a delle associazioni. Tuttavia è opportuno che i tesserati di un partito chiedano al proprio partito conferma della compatibilità dell’adesione ad una costituenda associazione sul piano giuridico che opera come un Movimento culturale e politico sul piano sostanziale.

Così come il Movimento «Insieme ce la faremo» non è né vuole diventare un partito, ugualmente i  «Coordinatori» non sono dei rappresentanti o dei portavoce di un partito. Così come l'ambito dell'attività del Movimento è concentrato sul Movimento per far crescere il Movimento, consentire la mobilitazione civile e realizzare la proposta programmatica, l'ambito dell'attività dei «Coordinatori» è all'interno del Movimento e i loro interlocutori sono i «Protagonisti» dei Gruppi a cui fanno riferimento. I «Coordinatori» svolgono una funzione culturale e politica ma non sono una autorità politica. La funzione è quella di convincere il maggior numero possibile di cittadini italiani a condividere i contenuti e a aderire al Movimento. Ma i «Coordinatori» non sono autorizzati a rappresentare politicamente il Movimento con altri soggetti politici, né a rapportarsi con i mezzi di comunicazione di massa.

Il Movimento «Insieme ce la faremo» ambisce a vivere di luce propria e non a sopravvivere all'ombra dei partiti e dei mezzi di comunicazione di massa. I politici e i giornalisti interessati ai contenuti della proposta programmatica del Movimento potranno conoscerli attraverso il sito insiemecelafaremo.org (in via di costruzione). Non è interesse del Movimento confrontarsi con altri soggetti politici fintantoché non diventerà una realtà solida, credibile e autorevole. Ugualmente non è interesse del Movimento prestarsi alle strumentalizzazioni mediatiche di un sistema d'informazione che più che rappresentare correttamente la realtà mira alla spettacolarizzazione, al sensazionalismo, allo scandalismo, alla mistificazione della realtà, in ogni caso a screditare e denigrare chi non è allineato con gli orientamenti ideologici del «Nuovo Ordine Mondiale». 

Sarà il «Fondatore» e «Coordinatore nazionale» del Movimento Magdi Cristiano Allam a decidere tempi, modalità e finalità del rapporto con altri soggetti politici e con i mezzi di comunicazione di massa.

Concretamente vi è richiesto di partecipare insieme al vostro Gruppo a un corso sintetico di formazione culturale che si sostanzia di una sessione tramite videoconferenza di circa due ore in cui acquisirete e condividerete i contenuti della nuova proposta programmatica.

Tutti coloro che partecipano al corso di formazione culturale diventano «Protagonisti» del Movimento «Insieme ce la faremo».

 Prima della sessione di formazione culturale tramite videoconferenza riceverete alla vostra E-Mail il testo da me elaborato «La proposta culturale e politica del Movimento Insieme ce la faremo». La videoconferenza si svolgerà con una piattaforma per uso professionale.

Per i costi organizzativi è richiesto un contributo di 10 euro a persona. Il pagamento avverrà dopo aver inviato la richiesta di adesione e dopo la sua accettazione.

 Seconda fase: La mobilitazione civile tematica settimanale sul territorio nazionale

 Quando si costituiranno almeno 100 «Gruppi Comunali», per un totale di almeno 1.500 «Protagonisti», si darà vita alla «Rete dei Gruppi Comunali». Conto di conseguire questo traguardo per la fine di luglio 2020. Qualora lo si conseguisse prima, scatterebbe prima la tappa successiva.

Quando la Rete abbraccerà almeno 200 Gruppi Comunali, per un totale di almeno 3.000 «Protagonisti», il Movimento «Insieme ce la faremo» avvierà la seconda fase della «Mobilitazione civile tematica settimanale». Conto di conseguire questo traguardo entro la fine di ottobre 2020. Qualora lo si conseguisse prima, scatterebbe prima la tappa successiva.

La «Mobilitazione civile tematica settimanale» consiste in una serie di manifestazioni pubbliche, da svolgersi nei Comuni di costituzione dei Gruppi, in luoghi pubblici, preferibilmente all'aperto ma se non fosse possibile anche in luoghi chiusi possibilmente gratuiti, dove sia possibile farsi sentire, incontrare, comunicare e confrontarsi con i cittadini italiani. Ciascuna manifestazione pubblica sarà dedicata a far conoscere un singolo tema della proposta politica di «Insieme ce la faremo», ad esempio il tema del riscatto della sovranità monetaria. 

Tutte le manifestazioni pubbliche si svolgeranno simultaneamente in tutti i Comuni coinvolti. Verranno scelti un giorno e un arco orario in cui avverrà la medesima manifestazione su tutto il territorio nazionale. Potrebbe essere di domenica tra le 10 e le 12 del mattino.

Terza fase: La mobilitazione civile programmatica permanente

 Quando si costituiranno «Gruppi di Protagonisti» in tutti gli 8 mila comuni d'Italia, per un totale di almeno 120 mila «Protagonisti», il Movimento «Insieme ce la faremo» darà vita ad una «Mobilitazione civile programmatica permanente», simultaneamente in tutti gli 8 mila Comuni sull'insieme del territorio nazionale. Conto di conseguire questo traguardo entro la fine di gennaio 2021. Qualora si conseguisse questo traguardo prima, scatterebbe prima l'attuazione della «terza fase».

La «Mobilitazione civile programmatica permanente» si tradurrà in una manifestazione pubblica ininterrotta sull'insieme del territorio nazionale, da svolgersi in modo pacifico e nel rispetto della legalità costituzionale, avrà come obiettivo la partecipazione attiva del maggior numero possibile di cittadini italiani nella testimonianza diretta della volontà popolare di realizzare un nuovo modello di civiltà, di Stato, di sviluppo e di società qualitativamente migliori che corrisponda al riscatto della sovranità dell'Italia, all'affermazione del primato del bene degli italiani, alla rinascita della nostra civiltà.

Quarta fase: La Costituente della nuova «Italia Presidenziale dei Comuni»  

Quando sarà manifesta e forte la volontà degli italiani di concretizzare un cambiamento qualitativo con un nuovo modello di civiltà, di Stato, di sviluppo e di società, il Movimento “Insieme ce la faremo” darà vita alla «Costituente per la nuova Italia Presidenziale dei Comuni». Si procederà alla scelta di 400 membri in seno al Movimento «Insieme ce la faremo» e in rappresentanza di soggetti politici e della società italiana che convergono sulle idee, i valori e la prospettiva, per elaborare la bozza della Costituzione della nuova «Italia Presidenziale dei Comuni».

Cari amici, andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

Postato il 21/05/2020 12:02:23 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

La proposta culturale e politica del Movimento “Insieme ce la faremo”

Cari amici, la nostra amata Italia ha perso la propria sovranità sostanziale ed indipendenza reale, noi italiani rischiamo di scomparire per il tracollo demografico e la devastazione economica che sta trasformando l'Italia ricca in italiani poveri, la nostra civiltà da faro dell'umanità è degradata nel discredito e nell'oblio.

Stiamo subendo le conseguenze di una guerra mondiale scatenata con un'arma invisibile e micidiale paragonabile alla bomba al neutrone che non danneggia la materia inanimata ma provoca mutazioni del Dna, il nostro patrimonio genetico, letali alla vita umana e organica. Registriamo la morte fisica delle persone più fragili e meno funzionali a un sistema economico finalizzato alla crescita quantitativa illimitata della produzione di beni materiali al minor costo possibile e, in parallelo, la morte interiore della massa della popolazione che viene resa fisicamente più fragile ma soprattutto terrorizzata e sottomessa alla paura della morte, privandola della certezza e della gioia della vita, rinunciando alla propria dignità, rassegnandosi alla perdita della propria libertà.

Siamo di fronte a un bivio che ci impone una scelta epocale:

se continueremo a subire le vessazioni della «dittatura europea» che ci ha spogliato della sovranità monetaria, economica, legislativa, giudiziaria, sanitaria, sul piano della difesa e della sicurezza, così come ha scardinato la civiltà che mette al centro la sacralità della vita, la famiglia naturale, la rigenerazione della vita, l'economia reale, l'autonomia alimentare e dei beni primari, la qualità della vita;

se continueremo a sottometterci all'arbitrio del vero potere forte che condiziona le sorti dell'umanità, la «dittatura finanziaria» che deve riciclare un ammontare di «titoli derivati», valuta virtuale frutto della speculazione globalizzata, qualificati come «tossici» e «spazzatura», pari a 33 volte il Pil (Prodotto interno lordo) mondiale, oggi spalleggiata da una «dittatura sanitaria» promossa da scienziati veri o presunti ma certamente ideologizzati asserviti allo strapotere dell'industria farmaceutica con la complicità di governi succubi e che hanno tradito l’interesse nazionale;

ebbene finiremo per essere fagocitati dal «Nuovo Ordine Mondiale», che sta abbattendo gli Stati nazionali e soffocando le civiltà localistiche, riducendoci da persone depositarie di una dimensione integrale, che coniuga la materialità, la spiritualità e l'idealità, che dà un senso compiuto alla nostra esistenza, a semplici strumenti di produzione e di consumo della materialità al più basso costo possibile;

oppure dobbiamo perseguire l'alternativa che concretamente significa insorgere per riscattare l’indipendenza e la sovranità della nostra amata Italia; per affermare il primato dell’interesse degli italiani e riconquistare il nostro legittimo diritto-dovere a essere pienamente noi stessi dentro la nostra «casa comune»; per far rinascere la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe.

Cari amici, proprio perché siamo precipitati nel baratro del tracollo demografico, dello scardinamento della famiglia naturale, della diffusione dell'ideologia e della pratica dell'omosessualismo, dell'auto-invasione di stranieri clandestini incompatibili con le nostre leggi, regole e valori;

del disastro economico, della moria delle micro, piccole e medie imprese, del crescente impoverimento della popolazione, della dominazione della grande finanza speculativa globalizzata a cui abbiamo svenduto le nostre imprese migliori;

del discredito dello Stato, della politica e della magistratura, dell'inadeguatezza delle forze dell'ordine e delle forze armate, dell'acuirsi della conflittualità sociale con il rischio dell'esplosione di una guerra civile;

del declino della nostra civiltà, della perdita della cultura della vita e del sano amor proprio, del tradimento delle nostre radici storiche e dell'abbandono della nostra fede cristiana, dell'adesione all'ideologia del relativismo e del venir meno della certezza del concetto di verità, della legittimazione dell'islam con la proliferazione delle moschee nonostante sia il nemico storico che da 1400 anni non ha mai smesso di aggredirci per sottomettere l'Europa e l'umanità;

ebbene, considerando l'insieme di questa catastrofica realtà che sostanzia la nostra sconfitta e la nostra resa, non è più sufficiente una riforma di natura tecnica per rendere più efficiente il sistema attuale mantenendolo invariato. Noi potremo riscattarci solo avendo la consapevolezza della corretta rappresentazione della nostra realtà, solo recuperando i valori che ci fortificano dentro, ma soprattutto individuando una prospettiva qualitativamente diversa che corrisponda a un nuovo modello di civiltà, a un nuovo modello di Stato, a un nuovo modello di sviluppo, a un nuovo modello di società. Concretamente significa sia avere i piedi per terra sia volare alto per individuare un'alternativa al di là della gabbia mentale in cui ci hanno confinato. Si tratta di una missione che coniuga la realtà e l'idealità, il pragmatismo e l'utopia, la scienza e la fede, consapevoli che per il suo successo dovremo realizzare un miracolo, ma con la determinazione a conseguire il miracolo che ci liberi dalla morte interiore, che è la morte peggiore, e ci restituisca alla pienezza della vita.

Cari amici, proprio perché siamo in una fase storica di eccezionale gravità, e ci troviamo di fronte ad un bivio che ci impone una scelta epocale, è arrivato il momento in cui ciascuno di noi ha il dovere individuale e il diritto universale di affrancarci dalla condizione di «gregari», chi si limita a subire la fine dell'Italia, degli italiani e della nostra civiltà sperando che all'improvviso emerga un «salvatore della Patria» che da solo risolva tutti i nostri problemi, per ergerci a «protagonisti», chi si assume in prima persona la responsabilità di condividere il successo di una comune missione per onorare la memoria dei nostri avi, per riscattare il nostro diritto inalienabile alla vita, dignità e libertà, per tramandare ai nostri figli e ai nostri nipoti un'Italia dove possano essere pienamente se stessi.

Se volete condividere questa comune missione vi invito ad aderire al Movimento culturale e politico «Insieme ce la faremo», da me concepito nel 2014, che non è e non intende diventare un partito né a entrare in qualsivoglia istituzione statale, per promuovere l’aggregazione di tutti gli italiani che convergono sulle idee che rappresentano correttamente la realtà, sui valori fondanti della nostra civiltà che ci fortificano dentro, sulla prospettiva che si traduce in un nuovo modello di civiltà, di Stato, di sviluppo e di società qualitativamente migliori. Proprio perché il Movimento «Insieme ce la faremo» non è e non vuole diventare un partito, non solo non è in competizione con i partiti ma può collaborare con i partiti sul piano della formazione culturale e della mobilitazione civile, ovviamente a condizione che ci sia convergenza sulle idee, i valori e la prospettiva.

Condizione imprescindibile per aderire al Movimento «Insieme ce la faremo» è innanzitutto, su un piano personale, l'assunzione di una «etica della responsabilità» che corrisponda a un comportamento pacifico e non violento, propositivo e non di denuncia fine a se stessa, costruttivo e non distruttivo, partecipativo e non individualista, altruista e non egoista, fiducioso e non scettico, determinato e non rassegnato, da vincitore e non da perdente.

Sul piano dei contenuti, condizione imprescindibile per aderire al Movimento «Insieme ce la faremo», è l'adesione convinta alla proposta culturale e politica del Movimento. Questi sono i punti essenziali:

Il riscatto della sovranità nazionale sul piano monetario, economico, legislativo, giudiziario, della difesa e della sicurezza, alimentare, energetico e informatico, per attribuire all’Italia una indipendenza autentica come Stato nazionale Protagonista autonomo sulla scena internazionale. Concretamente lo Stato emetterà direttamente una nuova moneta nazionale a credito, senza che comporti un debito nei confronti di terzi; le banche raccolgono il risparmio delle famiglie e lo reinvestono nello sviluppo del territorio, cessando l'attività speculativa sconnessa dall'economia reale; l'economia reale che produce beni e servizi è affidata agli imprenditori italiani che investono il denaro e reinvestono i profitti per creare nuovi posti di lavoro per gli italiani; le leggi nazionali prevalgono sulle altre leggi; le sentenze dei tribunali nazionali prevalgono sulle altre sentenze; la difesa e la sicurezza tutelano l'interesse supremo dell'Italia; lo Stato promuove l'autosufficienza alimentare ed energetica; lo Stato garantisce che il sistema informatico e della comunicazione operi per il bene primario degli italiani.  

Un nuovo modello di Stato, «L'Italia dei Comuni», basato sulla complementarità tra l’autonomismo dei Comuni sul piano amministrativo, finanziario e dello sviluppo della comunità locale, e tra il centralismo dello Stato che governa le funzioni di rilevanza nazionale quali la politica monetaria, le linee guida della gestione finanziaria e dello Sviluppo economico, le leggi di interesse generale, la Difesa e la Sicurezza dello spazio vitale dell'Italia, la Politica estera, la Solidarietà nazionale, la strategia nazionale della Sanità, dell’Istruzione e della Cultura. «L'Italia dei Comuni» riduce le strutture intermedie tra lo Stato e i Comuni, ossia le Province e le Regioni, a riferimenti formali ma non più entità giuridiche autonome con risorse proprie. «L'Italia dei Comuni» concepisce l'interesse supremo dell'Italia e il bene primario degli italiani come il parametro fondamentale nel rapporto con le sovrastrutture internazionali, l'Unione Europea, il Consiglio d'Europa, l'Alleanza o Patto Atlantico, le Nazioni Unite e tutte le organizzazioni internazionali a cui l'Italia aderisce.

Un nuovo modello di democrazia, «L'Italia Presidenziale e il Parlamento dei Sindaci», basato sulla centralità delle elezioni comunali, che sono l’unico ambito politico dove c’è un rapporto fiduciario reale e continuativo tra gli elettori e gli eletti. I Sindaci, che devono avere almeno la laurea, un'esperienza lavorativa di successo e una comprovata credibilità sociale, scelgono tramite elezione 400 membri del «Parlamento italiano» monocamerale. Il Senato della Repubblica viene eliminato. Il Parlamento sceglie tramite elezione il «Presidente della Repubblica», che acquisisce il potere esecutivo e presiede il Governo nazionale. Viene eliminata la carica di «Presidente del Consiglio». Il Presidente e i Ministri devono avere le competenze specifiche necessarie per adempiere al meglio alla propria funzione. È vitale, da un lato, garantire la democrazia sostanziale e la governabilità dello Stato, dall'altro bisogna porre fine allo strapotere della politica e specificatamente della partitocrazia, ampliando lo spazio della partecipazione alla gestione della sfera pubblica ai cittadini attraverso le molteplici istituzioni che rappresentano la società reale.    

Un nuovo modello di sviluppo basato su tre “T”, «Terra, Tradizione, Tecnologia», che corrispondono ai tre patrimoni ambientale, culturale e umano ineguagliabili e inestimabili dell'Italia: siamo il Paese più bello al mondo, abbiamo il patrimonio culturale più cospicuo dell'umanità, la creatività degli italiani è un valore aggiunto che crea eccellenza in ogni scibile umano. L'Italia ha tutti i requisiti per diventare il Paese numero uno al mondo per la qualità della vita. Ora l'Italia è inesorabilmente perdente perché siamo costretti a competere sul piano della quantità dei beni e dei servizi, producendo il più possibile al minor costo possibile, ciò che si traduce nella crescita del Pil e nella riduzione in stato di schiavitù esistenziale e di povertà economica dei cittadini.

Lo Stato definisce le linee guida dello sviluppo e affida la gestione dello sviluppo agli imprenditori privati che hanno a cuore il successo della propria attività. Lo Stato, restringendo l'ambito delle proprie competenze, dovrà snellire considerevolmente il proprio apparato burocratico e ridurre drasticamente i propri costi, cominciando ad eliminare i compensi stratosferici dei dirigenti pubblici compresi quelli dei magistrati, così come cesserà di sostituirsi agli imprenditori eliminando le strutture clientelari e parassitarie, le Municipalizzate, le Partecipate e tutti i «postifici» che sperperano il denaro pubblico alimentando la corruzione e favorendo la criminalità organizzata, offrendo dei servizi onerosi e inefficienti.

Un nuovo modello fiscale basato sul principio che «le tasse si pagano una sola volta alla fonte» e che «non si tassano beni acquistati con denaro tassato», a partire dalla casa che è il bene rifugio in cui ha investito l'80% delle famiglie italiane. La drastica riduzione dei costi dello Stato, l'autonomia dei Comuni, l'affidamento della gestione dello sviluppo agli imprenditori privati consentono un drastico abbattimento della tassa unica con una sola aliquota del 20%, da corrispondere direttamente ai Comuni. Questo favorisce l'accertamento che le tasse vengano pagate da tutti senza alcuna eccezione, perché in seno alla comunità locale è più difficile evadere le tasse così come è più difficile rubare il denaro pubblico. Un'unica tassa equa è l'antidoto sia all'evasione fiscale sia al lavoro nero che in Italia rappresentano circa un quarto del Pil, assicurando maggiori risorse a beneficio dell'insieme della collettività. I Comuni, sulla base del principio della Solidarietà nazionale, versano una quota delle tasse allo Stato per consentire l'esercizio delle funzioni di sua pertinenza.

Un nuovo modello sociale basato sulla «cultura della vita» e sulla «rigenerazione della vita». La popolazione e la civiltà italiana rischiano di scomparire perché gli italiani hanno cessato di fare figli. L'Italia ha il più basso tasso di natalità in Europa, che è l'area del mondo che ha il più basso tasso di natalità, e ha la popolazione più anziana al mondo, dopo il Giappone. Dobbiamo assumere la promozione della natalità degli italiani come la principale emergenza nazionale, offrendo sia dei sostanziosi aiuti economici sia incentivando la cultura della vita. Lo Stato e i Comuni, con la collaborazione degli imprenditori, devono porsi come obiettivo primario la nascita di più figli italiani sostenendo la maternità, la centralità della famiglia naturale, la sicurezza lavorativa dei giovani. In considerazione dell'effettiva valenza economica del lavoro domestico, lo Stato riconoscerà il diritto a uno stipendio alle madri italiane che scelgono di occuparsi a tempo pieno dei figli, della famiglia, della casa o in alternativa a dei sussidi alle madri che, in parallelo alla cura dei figli,  scelgono di svolgere un'attività professionale fuori di casa. Sul piano culturale la promozione della cultura della vita e della rigenerazione della vita si scontra e comporta l'apposizione alla cultura della morte e a tutto ciò ostacola la rigenerazione della vita, a partire dall'aborto, dall'eugenetica e dall'eutanasia, così come si scontra con dei comportamenti che non favoriscono la rigenerazione della vita e calpestano il diritto del nascituro a una crescita sana con una madre e un padre, quale il matrimonio e l'adozione di figli da parte di coppie omosessuali, la pratica dell'utero in affitto perlopiù connessa all'omosessualismo, pur nel rispetto della vita, dignità e libertà degli omosessuali al pari di tutte le persone.

Un nuovo modello di civiltà che, per un verso, riaffermi orgogliosamente la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, per l’altro verso, consolidi il nostro legittimo diritto a essere pienamente noi stessi dentro casa nostra, ponendo fine alle derive ideologiche del relativismo, immigrazionismo, multiculturalismo e dell’islamofilia. L’Italia deve cessare di presentarsi come una terra di tutti e di nessuno e deve cessare di essere percepita come una terra di conquista. Dobbiamo avere la certezza e l’orgoglio di chi siamo sul piano della nostra civiltà che sostanzia le nostre radici, tradizioni, fede, identità, valori, cultura, regole e leggi. Dobbiamo porre fine alla follia suicida dell’auto-invasione di stranieri clandestini, condizionando la presenza regolare degli immigrati all’effettiva necessità lavorativa e al rigoroso rispetto delle nostre leggi. Dobbiamo accrescere l’investimento nella formazione professionale dei giovani stranieri nei loro Paesi d’origine affinché diventino i protagonisti dello sviluppo della propria Patria e possano vivere dignitosamente a casa loro. 

La cittadinanza italiana va accordata solo agli stranieri che amano l’Italia, che scelgono in via esclusiva l’Italia come Patria di adozione, imparando correttamente la lingua italiana, conoscendo adeguatamente la cultura italiana, rispettando le regole della civile convivenza e le leggi laiche dello Stato, condividendo i valori fondanti della nostra civiltà, a cominciare dalla sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta individuale compresa la libertà religiosa. 

Nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, che al pari di tutte le persone sono depositari dei valori inalienabili della vita, dignità e libertà, così come vanno valutati singolarmente per le proprie azioni sulla base della responsabilità soggettiva che è il fondamento del nostro Stato di diritto, dobbiamo prendere atto che l’islam come religione non a caso non è riconosciuto dallo Stato perché contrasta con l’articolo 8 della Costituzione, sia perché non ha stipulato una Intesa con lo Stato sia soprattutto perché il suo ordinamento giuridico, la Sharia, è totalmente incompatibile con le nostre leggi, regole e valori. Ebbene nell’esercizio del diritto-dovere di salvaguardare la nostra civiltà e di essere pienamente noi stessi dentro casa nostra, senza in alcun modo discriminare e meno che mai criminalizzare i musulmani come persone, dobbiamo mettere fuorilegge l’islam come religione limitatamente a casa nostra, senza che ciò significhi la guerra ai musulmani o la guerra all’islam altrove nel mondo.

Cari amici, andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

Postato il 20/05/2020 16:40:58 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Cari amici, è ora di rimboccarci le maniche e di metterci la faccia per garantire un futuro migliore ai nostri figli e nipoti

Cari amici, nel 2014 concepii la nascita del Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo” come sviluppo e fase operativa dell’Associazione culturale “Amici di Magdi Cristiano Allam”. Si tratta di un percorso di formazione culturale e di una mobilitazione civile per affrancarci dalla condizione di “gregari” manipolabili e asserviti a strategie che non corrispondono al nostro bene, alla condizione di “protagonisti” artefici della propria scelta che si traduca nel riscatto dei diritti alla vita, dignità e libertà. 

Ebbene ora è il momento di rimboccarci le maniche e di metterci la faccia, per salvaguardare noi stessi ma soprattutto per garantire un futuro migliore ai nostri figli e nipoti. 

Domani vi presenterò la proposta del Movimento culturale e politico “Insieme ce la faremo”, da me rielaborata alla luce delle disastrose conseguenze economiche, sociali e sul piano della sicurezza della gestione dell’epidemia di Coronavirus da parte del Governo, che evidenziano la realtà di una “dittatura sanitaria” che si sposa con la “dittatura finanziaria” formalizzata nel 2011 da Giorgio Napolitano imponendo Mario Monti alla guida del Governo. 

Ora vi propongo un estratto dal Programma dell’Associazione “Amici di Magdi Cristiano Allam” che ci fa comprendere che la situazione della nostra amata Italia era già disastrata sei anni fa. Il paragone è importante per capire che stiamo peggiorando sempre di più, con il rischio di rassegnarci sempre di più a rinunciare non solo alla dignità e alla libertà, ma alla vita stessa.

“Amici di MCA” e “Insieme ce la faremo”: aprire le menti e salvare gli italiani

Di fronte a questa crisi epocale che minaccia l'esistenza stessa dell'Italia come Stato, dei Comuni come ambito territoriale primario, delle piccole e medie imprese come fulcro del sistema produttivo, della famiglia naturale come fondamento della costruzione sociale, degli italiani come persone depositarie dei valori inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà, l’Associazione “Amici di Magdi Cristiano Allam” si assume la responsabilità storica di aprire le menti e fortificare gli animi degli italiani, per passare dalla denuncia alla proposta, diffondendo informazione corretta e costituendo “Gruppi di Amici” dediti alla formazione sull’insieme delle tematiche che spaziano dalla moneta ai valori.

Questi “Gruppi di Amici” rappresentano la base popolare per promuovere il nostro riscatto su tutto il territorio nazionale e in seno alle comunità italiane all’estero, dando vita al movimento “Insieme ce la faremo” di mobilitazione e di azione, che ci consenta di passare dalle parole ai fatti, per salvare gli italiani e far rinascere l’Italia, ispirandosi al movimento di disobbedienza civile del Mahatma Ghandi e di Martin Luther King. L’obiettivo è di provocare un terremoto politico promuovendo una protesta in tutti i comuni d’Italia e far scandire all’unisono la denuncia e la proposta, “Basta tasse”, “Tassa unica al 20%”, “No euro”, “Sovranità monetaria”, “Basta debiti”, “Condono dei debiti dei cittadini”, “Basta clandestini”, “Prima gli italiani”, “Stop alle moschee”, “Difendiamo la nostra civiltà”.

Nella consapevolezza che oggi sussiste una straordinaria e urgente opportunità di riunire gli italiani che pagano sulla propria pelle la chiusura delle imprese, la perdita del lavoro, la diffusione della povertà, lo scollamento della famiglia, il crollo della natalità, l’assenza di un futuro per i nostri giovani che vengono costretti a emigrare; che sono delusi e disorientati dal fallimento della partitocrazia, dallo strapotere della magistratura e dal venir meno della giustizia; che hanno una paura crescente per la diffusione della criminalità e l’inadeguatezza delle forze dell’ordine a cui vengono sottratte risorse umane e materiali; che si sentono angosciati e sopraffatti dall’invasione di clandestini e dai privilegi accordati agli immigrati; che si sentono disarmati e impotenti di fronte alla guerra del terrorismo islamico e dall’islamizzazione dell’Italia che si perpetra attraverso uno “Stato islamico” in nuce all’interno del nostro stato di diritto, il movimento “Insieme ce la faremo” promuove una mobilitazione popolare all’altezza della sfida epocale, per aggregare il consenso degli italiani perbene, di buon senso, moderati, pragmatici, liberi e orgogliosi.

“Insieme ce la faremo” si propone di creare il fronte gli italiani che producono e lavorano, che rappresentano le comunità locali, che creano nuove tecnologie e capolavori artistici, che difendono la popolazione e le frontiere, ovvero gli imprenditori, i lavoratori, i sindaci e gli amministratori locali, i ricercatori, gli scienziati e gli artisti, i poliziotti e i militari. “Insieme ce la faremo” è favorevole a collaborare per il successo della comune missione con tutti i soggetti politici che condividono i tre punti qualificanti del progetto di salvezza degli italiani e rinascita dell'Italia che si ispira a un principio fondamentale:

Salviamo i tanti piccoli che fanno grande l’Italia, perché la realtà storica, sociale e imprenditoriale conferma che in Italia piccolo è bello, buono e di successo. Quindi salviamo i piccoli imprenditori, i piccoli comuni, la famiglia naturale, i valori tradizionali, il patrimonio ambientale e culturale. E’ la scelta del localismo che consentirà all’Italia di poter riemergere nel globalismo senz’anima, sottomesso agli interessi materiali dei poteri imprenditoriali e finanziari forti.

1) Riforma dello sviluppo: sovranità monetaria; condono dei debiti dei cittadini nei confronti dello Stato e delle banche; rilancio economico finanziando con denaro pubblico tre grandi progetti: la messa in sicurezza del territorio nazionale, l'autonomia alimentare e l'autonomia energetica; abbattere drasticamente i costi dello Stato; tassa unica al 20%; rendere gli imprenditori i protagonisti dello sviluppo

2) Riforma dello Stato: Federalismo dei Comuni autonomi e Repubblica presidenziale

3) Riforma della società: più figli italiani per salvaguardare la nostra civiltà sia dal colonialismo economico cinese sia dall’invasione degli immigrati e dalla sottomissione all’islam

Una scelta storica per salvaguardare la nostra civiltà

Noi italiani ci troviamo di fronte a un bivio che c’impone una scelta storica: o ci rassegniamo alla strategia criminale che sta trasformando l’Italia ricca in italiani poveri, accettando la perdita totale della nostra sovranità per confluire negli Stati Uniti d’Europa e in prospettiva essere sottomessi al Governo mondiale dei poteri imprenditoriali e finanziari forti, oppure promuoviamo il riscatto della nostra sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria e nazionale affrancandoci sia da questa Unione Europea assoggettata a banchieri e burocrati sia da questa globalizzazione appiattita sulla sola dimensione materiale della modernità.

“Insieme ce la faremo” è l’appello alla mobilitazione nazionale per riscattare i nostri diritti inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà, chiarendo che per noi la persona, la famiglia naturale, la comunità locale, i valori non negoziabili, le regole fondanti della civile convivenza e il bene comune vengono prima della moneta, delle banche, dei mercati, del profitto, del debito e del Pil. Su un piano più generale noi scegliamo la qualità della vita che soddisfa intimamente consentendo ciascuno di noi di sentirsi pienamente realizzato a casa propria e in seno ai propri cari, rispetto alla vita parametrata dalla quantità di beni e servizi che si producono a prescindere dall’impatto sul vissuto e nella quotidianità delle persone.

 

 

 

Postato il 19/05/2020 17:01:19 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Silvia Romano, una vicenda da archiviare per non svelare i fatti inquietanti sul rapporto tra lo Stato e i terroristi islamici

Buongiorno amici. Silvia Romano ha parlato. Ha detto di essersi convertita all’islam per sua spontanea scelta e che ora si chiama Aisha, il nome della moglie-bambina prediletta di Maometto che lui sposò nel 630 quando aveva 50 anni e lei aveva 6 anni, e consumò il matrimonio tre anni dopo quando Aisha aveva 9 anni. 

Ma ha negato sia di essersi sposata con uno dei terroristi islamici suo carceriere sia di essere incinta. La notizia del suo matrimonio islamico durante la sua prigionia era stata pubblicata dalla stampa italiana sulla base di informazioni raccolte dai Servizi segreti che per 18 mesi hanno operato per il suo rilascio in cambio di un riscatto. La notizia della sua gravidanza si deve al fatto che ieri nella saletta dell’aeroporto di Ciampino subito dopo il suo ritorno in Italia, Silvia Romano per un paio di volte ha appoggiato la mano alla pancia e in un caso ha accarezzato velocemente la pancia come accade a una donna incinta quando si muove il feto che porta in grembo. 

Restano gli interrogativi e le perplessità sul pagamento di un riscatto ai terroristi islamici somali di Al-Shabab, che secondo il Corriere della Sera è stato tra i 2 e i 4 milioni di euro. Sulla collaborazione determinante dei Servizi segreti della Turchia di Erdogan, legato sia agli estremisti islamici dei Fratelli Musulmani e di Hamas, sia ai terroristi islamici dell’Isis e di Al-Shabab. Sull’inverosimile conversione spontanea all’islam di una giovane catturata quando aveva 23 anni da criminali in Kenya e venduta ai terroristi islamici somali di Al-Shabab, la cui ragione di vita è imporre la dittatura islamica ovunque nel mondo. Sulla strumentalizzazione politica fatta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si è fatto immortalare al fianco di Silvia Romano sostenendo che “lo Stato c’è, c’è sempre, e non si lascia mai distrarre da tutti i suoi compiti, su tutti i fronti”, in un momento in cui dovrebbe vergognarsi e rassegnare le dimissioni per aver devastato l’economia italiana e ridotto in povertà almeno venti milioni di italiani a causa della sua scellerata gestione dell’emergenza del Coronavirus.

Cari amici, probabilmente già da domani i grandi mezzi di comunicazione di massa non si occuperanno più della vicenda di Silvia Romano. E lei manterrà il riserbo sui fatti accaduti nei 18 mesi di prigionia nelle mani dei terroristi islamici di Al-Shabab che ieri ha difeso dicendo “sono stata trattata sempre bene". Lo spettacolo del commovente abbraccio di Silvia Romano con i suoi genitori e familiari resterà la copertura ben accetta di una vicenda che è preferibile archiviare per non dover svelare dei fatti inquietanti sul rapporto tra lo Stato e i terroristi islamici, più in generale sulla strategia di islamizzazione dell’Italia e dell’Europa. 

Postato il 11/05/2020 09:25:04 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

L’insieme dell’inquietante vicenda di Silvia Romano è solo un sintomo della tragica decadenza in cui siamo precipitati

Cari amici, non potremmo non gioire per il ritorno in Patria di una nostra connazionale e non potremmo non condividere la gioia dei familiari di Silvia Romano, una giovane italiana di 25 anni, rapita 18 mesi fa in Kenya dove operava con l’associazione “Africa Milele” che si occupa di sostegno all’infanzia.

Ma dovremmo gioire per il fatto che il Governo ci ha messo 18 mesi per individuare tra i criminali che l’hanno catturata e i terroristi islamici che l’hanno imprigionata l’interlocutore giusto a cui pagare un cospicuo riscatto, tra i 2 e i 4 milioni di euro secondo il “Corriere della Sera”?

Dovremmo gioire perché ad aiutare l’Italia nella liberazione di Silvia Romano sono stati i Servizi segreti della Turchia di Erdogan, l’uomo più pericoloso del Medio Oriente, il principale sostenitore dei Fratelli Musulmani e di Hamas, il grande burattinaio dei terroristi islamici dell’Isis e che anche in Somalia ha stretti rapporti con i terroristi islamici degli Al-Shabab?

Dovremmo gioire del fatto che Silvia Romano ha subito un lavaggio di cervello che l’ha persuasa a convertirsi all’islam, che sia stata costretta a sposare un terrorista islamico suo carceriere, che ora porti in grembo il figlio di un terrorista islamico? 

Dovremmo gioire del fatto che Silvia Romano, atterrata vestita all’islamica all’Aeroporto di Ciampino a Roma con un aereo di Stato, ha ignorato in un primo tempo di salutare e ringraziare il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, presenti per accoglierla, e che solo in un secondo tempo è stata richiamata dal Direttore dell’Aise, il Servizio segreto esterno, Luciano Carta, per correggere un gesto di grande insensibilità e ingratitudine?

Dovremmo gioire per la più recente sciocchezza detta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte “lo Stato c’è, c’è sempre, e non si lascia mai distrarre da tutti i suoi compiti, su tutti i fronti”, quando a causa della sua scellerata gestione dell’emergenza del Coronavirus ci sono venti milioni di italiani ridotti in stato di povertà di cui la metà non ha alcuna fonte di reddito? 

A parte la gioia per il ritorno in Patria di una nostra connazionale, non c’è null’altro da gioire. Piuttosto sarebbe veramente ora che lo Stato vietasse tassativamente ai cittadini italiani di recarsi in zone a rischio per l’attività della criminalità e del terrorismo islamico. L’Italia si è fatta la pessima fama di essere un “buon pagatore” che cede subito alle minacce dei terroristi islamici e alla richiesta del riscatto. Parliamo di decine di milioni di euro pagati ai terroristi islamici con i soldi dei contribuenti italiani.

Così come dovremmo prendere atto che il Mondo è tragicamente cambiato. La scristianizzazione, il tracollo demografico, il declino della civiltà, l’assottigliamento del ceto medio e il crescente impoverimento hanno fatto venir meno la forza e la credibilità dell’Europa, finendo per essere percepita come terra di conquista. I terroristi, gli estremisti e sedicenti “musulmani moderati” mobilitano tutte le loro risorse per sottomettere l’Europa all’islam. Sul piano economico la prospettiva è di essere fagocitati, con la complicità di governi asserviti e traditori, al “Nuovo Ordine Mondiale” assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata. 

Cari amici, l’insieme dell’inquietante vicenda di Silvia Romano, ad eccezione di queste ore di gioia per il suo ritorno in Patria e dell’abbraccio dei suoi familiari, è solo un sintomo della tragica decadenza in cui siamo precipitati. Dobbiamo imparare anche da questa esperienza per individuare un’alternativa a questo modello di civiltà, di Stato, di sviluppo e di società che è fallito. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

Postato il 10/05/2020 18:21:20 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Con la cura del plasma iperimmune in una settimana in Italia potrebbero non esserci più malati di Sars-Cov-2

Cari amici, Giuseppe Nisticò, farmacologo di fama internazionale, già membro del comitato scientifico dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco, e rappresentante del parlamento europeo in seno al consiglio di amministrazione della stessa agenzia, ha dichiarato all’agenzia di stampa Agi che il Governo italiano dovrebbe estendere a livello nazionale la cura con il plasma iperimmune perché “si riuscirebbe a ridurre significativamente o addirittura a cancellare i decessi e la sindrome da Coronavirus non farebbe più tanta paura”. 

Ci auguriamo che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte prenda atto del fatto che tutti gli ammalati curati con il plasma iperimmune negli ospedali di Mantova e Pavia sono guariti, e la smetta di terrorizzare gli italiani sostenendo che non possiamo assolutamente ritornare a vivere, lavorare e studiare normalmente perché se lo si facesse ci sarebbe il rischio che entro giugno ben 151.231 italiani avrebbero bisogno della terapia intensiva e il loro numero balzerebbe addirittura a 430.866 a fine anno.

Chi ha concepito l’algoritmo che ha prodotto questo risultato stupefacente andrebbe bocciato. Ma soprattutto chi gli da ascolto e se ne avvale per continuare a terrorizzare gli italiani dovrebbe essere perseguito e rassegnare le dimissioni. 

Il Governo ha a disposizione la cura certa per guarire i malati di Sars-Cov-2, una cura testata con successo in Italia, a costi pressoché nulli perché il plasma iperimmune viene donato da pazienti guariti che hanno sviluppato gli anticorpi specifici. Dovrebbe essere orgoglioso dei medici italiani, procedere immediatamente ad estendere la cura in tutti gli ospedali, con la certezza che nel giro di una settimana in Italia non ci sarebbe più nessun malato. Una settimana è il tempo massimo in cui sono guariti gli ammalati di Sars-Cov-2 curati con il plasma iperimmune negli ospedali di Mantova e Lodi. E dovrebbe da subito restituire agli italiani le libertà costituzionali violate in modo arbitrario, consentendo a tutti gli italiani di tornare a vivere nella più assoluta normalità, di potersi guadagnare il pane con il sudore della propria fronte. 

Cari amici, se il Governo invece dovesse continuare nella campagna mediatica finalizzata a terrorizzarci, inculcando in noi la paura della morte, facendoci concepire il prossimo come un possibile untore e un nemico mortale, se il Governo dovesse continuare a condannare a morte le piccole imprese, i liberi professionisti e milioni di italiani precari, ebbene vorrà dire che non è solo un Governo di incapaci ma è un Governo di criminali che devono essere processati.

Noi andiamo comunque avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

Postato il 06/05/2020 17:56:14 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

I conti del Governo e dei suoi veri o presunti scienziati non corrispondono al successo nella battaglia al virus Sars-Cov-2

Cari amici, i conti dei veri o presunti scienziati a cui il Governo Conte ha affidato il potere di decidere il nostro presente e il nostro futuro non tornano.

Mentre continua a calare il numero dei morti in Italia per il Coronavirus, o Covid-19 o Sars-Cov-2, nelle ultime 24 ore hanno perso la vita solo 174 persone, e i pazienti in terapia intensiva sono in tutto 1.501, gli scienziati e il Governo continuano a terrorizzare gli italiani paventando uno scenario tragico per i prossimi mesi.

Il consigliere del ministro alla Salute, e rappresentante italiano del Consiglio  dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Walter Ricciardi, ha detto al quotidiano Repubblica che “non è ancora finita. Dobbiamo avviare un cambiamento culturale per convivere con il coronavirus”, “restiamo in una fase rischiosa, anzi certe regioni sono ancora in piena fase 1". Ha avvertito che “come si è aperto si può anche richiudere. Per farlo abbiamo degli indicatori che ci permettono di prendere misure correttive nel caso di un ritorno dell'epidemia, le chiusure se le cose vanno male avvengono automaticamente".

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, menzionando un rapporto del “Comitato tecnico-scientifico” che di fatto sta gestendo l’Italia, ha messo in guardia che se oggi si consentisse il ritorno alla normalità con la riapertura delle scuole e di tutte le attività produttive, entro giugno il totale degli italiani che dovranno essere curati in terapia intensiva arriverebbe a 151.231 e a fine anno aumenterebbero a 430.866.

Questi numeri sono stati messi in discussione persino da Matteo Renzi, che fa parte del Governo Conte: "Il giocattolo sull'epidemia si rompe quando le terapie intensive esplodono - aggiunge Renzi - qualcuno immagina di tenere viva la paura per non ripartire mai. Quando eravamo veramente con l'acqua alla gola, con le partite di calcio e Milano non si ferma, eravamo a 4 mila terapie intensive. Oggi, secondo i dati della protezione civile delle 18,00, sono 1.453. Questo vuol dire che è evidente che non arriveremo mai a 151 mila ricoveri in terapia intensiva, è evidente che dobbiamo stare attenti ed e' evidente che dobbiamo ripartire altrimenti fra sei mesi saremo alla disperazione".

Questa prospettiva catastrofica si scontra anche con il successo conseguito dagli ospedali di Mantova e di Pavia nel guarire tutti gli ammalati di Covid-19 con il plasma iperimmune, donato da pazienti guariti e contenente gli anticorpi specifici al Covid-19. 

Così come si scontra con il fatto che quasi 60 milioni di italiani, dopo essere stati costretti a restare chiusi in casa per circa due mesi, considerando che la quarantena per ritenere superato il contagio dura 14 giorni, ma anche volendola raddoppiare a 28 giorni, dovrebbe significare che gli italiani stanno bene. E se stanno bene possono tornare a vivere normalmente. E qualora qualcuno si ammalasse, abbiamo una cura certa e a costo zero, il plasma iperimmune.

Cari amici, dobbiamo liberarci dalla paura che questo Governo e i suoi veri o presunti scienziati ideologizzati ci hanno inculcato. La paura di morire, come se la morte fosse un rischio quotidiano che potrebbe toglierci la vita all’improvviso in qualsiasi momento. Ci fanno concepire il prossimo come un possibile untore che potrebbe procurarci la morte, quindi da tenere a distanza, da temere. Il danno psicologico che questo Governo e i suoi veri o presunti scienziati ci hanno provocato è enorme. Ma dobbiamo soprattutto liberarci di questo Governo e dei suoi veri o presunti scienziati perché hanno messo a repentaglio la nostra esistenza e leso il futuro dei nostri figli, devastando la nostra economia, destabilizzando la nostra società, alimentando le reazioni devianti e criminali. 

Postato il 05/05/2020 13:20:51 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

La mascherina obbligatoria ci trasforma da persone naturalmente sane con cui interagire in potenziali untori da tenere a distanza e da temere

Cari amici buona domenica. Così come il velo obbligatorio per le donne musulmane è il simbolo della loro sottomissione alla “dittatura islamica”, la mascherina obbligatoria per tutti i cittadini è il simbolo della nostra sottomissione alla “dittatura sanitaria”. 

Il velo obbligatorio identifica la donna musulmana come un essere antropologicamente inferiore, oggetto sessuale che vale la metà dell’uomo. 

La mascherina obbligatoria identifica tutti noi come antropologicamente mutati, trasformati da persone naturalmente sane con cui interagire per soddisfare l’istinto alla socialità che è il fondamento della vita, dello sviluppo e della civiltà, in potenziali untori da tenere a distanza e da temere, promuovendo la nostra disumanizzazione, radicando in noi il terrore di una morte perennemente in agguato, sfociando nel rifiuto di mettere al mondo dei figli e nell’inarrestabile impoverimento delle famiglie, culminando nella barbarie dell’arbitrio, della violenza e della sopraffazione.

La “dittatura sanitaria” si sostanzierà di una triade: la mascherina; l’applicazione sul cellulare per il tracciamento a distanza; il vaccino. Tutti obbligatori. Per chi ha superato i 65 anni si aggiunge l’obbligo di restare a casa, con orari prestabiliti dell’ “ora di libertà” per andare a fare la spesa e passeggiare all’interno di uno spazio delimitato. Infine per tutti coloro che manifesteranno sintomi rapportabili al virus, scatterà l’obbligo dell’internamento negli ospedali o nei reparti sigillati dove è molto più facile contagiarsi, ammalarsi e morire.

Cari amici mobilitiamoci per liberarci dalla “dittatura sanitaria”, promossa da veri o presunti scienziati sicuramente ideologizzati e politicizzati, fatta propria da governi asserviti alla “dittatura globalista” che prefigurano un “Nuovo Ordine Mondiale”. Mobilitiamoci per salvaguardare la nostra umanità, salvare la nostra civiltà, riscattare la nostra amata Italia, promuovere la cultura della vita incentrata sulla persona depositaria di valori inalienabili, con il diritto alla salute mai disgiunto dal diritto al lavoro e più in generale ad essere pienamente se stessi. I malati vanno doverosamente curati e le persone a rischio vanno comprensibilmente tutelate. Ma la stragrande maggioranza della popolazione sana sia lasciata libera di vivere naturalmente, civilmente, felicemente. Mobilitiamoci per tramandare ai nostri figli e nipoti una “casa comune” dove non venga mai meno il loro diritto insopprimibile alla vita, dignità e libertà.

 

 

 

Postato il 26/04/2020 10:10:00 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

È ora di dire la verità agli italiani sulla liberazione, sui crimini perpetrati dai partigiani comunisti, sul disprezzo di Togliatti dell’Italia

Cari amici, sono trascorsi 75 anni dal 25 aprile 1945 quando il “Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia” proclamò a Milano l’insurrezione generale contro le forze fasciste e naziste. Questa data viene commemorata come la “Festa della Liberazione”.

In realtà l’Italia era già stata liberata dalle forze anglo-americane, il Regio Esercito combatteva al fianco degli Alleati, il regime fascista era finito dopo l’arresto e la destituzione di Mussolini da Capo del Governo da parte del Re Vittorio Emanuele III il 25 luglio 1943. Anche la “Repubblica Sociale Italiana” era finita proprio il 25 aprile 1945 con lo scioglimento dal giuramento per i militari e i civili. Il 28 aprile Mussolini fu fucilato dai partigiani comunisti a Bonzanigo, frazione del Comune di Tremezzina, in Provincia di Como, e il 29 aprile il suo cadavere fu esposto appeso con la testa all’ingiù a Piazzale Loreto a Milano.

I partigiani comunisti hanno successivamente perpetrato delle stragi tra la popolazione civile, giustiziando sommariamente migliaia di italiani denunciati come “fascisti”.

I partigiani comunisti responsabili di questi crimini impuniti e che fucilarono Mussolini, violando l’accordo di armistizio firmato a Malta il 29 settembre 1943 dal Capo del Governo, il maresciallo Pietro Badoglio, e il Presidente americano Dwight Einsenhower, che impegnava l’Italia a consegnare Mussolini e i suoi gerarchi alle Nazioni Unite, facevano capo a Palmiro Togliatti, Segretario del Partito Comunista Italiano dal 1927 fino alla sua morte a Jalta nel 1964. Nel 1930 Togliatti rinunciò alla cittadinanza italiana e prese la cittadinanza sovietica, manifestando pubblicamente il proprio disprezzo dell’Italia e degli italiani. Partecipando ai lavori del XVI Congresso del Partito Comunista Russo, svoltosi a Mosca dal 29 giugno al 13 luglio 1930, Togliatti disse: “È motivo di particolare orgoglio per me l'aver abbandonato la cittadinanza italiana per quella sovietica. Io non mi sento legato all’Italia come alla Patria, ma mi considero cittadino del mondo, di quel mondo che noi vogliamo unito a Mosca agli ordini del compagno Stalin. È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte di più del migliore cittadino italiano”. 

Eppure Togliatti condizionò pesantemente le sorti dell’Italia nel dopoguerra, assumendo dal 1944 al 1945 la carica di vice-Presidente del Consiglio, e dal 1945 al 1946 la carica di Ministro di Grazia e Giustizia. Il Partito Comunista Italiano, forte del maggior numero di militanti in Europa, riuscì a infiltrarsi nei gangli vitali delle istituzioni dello Stato, egemonizzando in particolare la Magistratura, l’Istruzione e la Cultura, e attraverso il controllo del più forte sindacato dei lavoratori impose una sostanziale spartizione del potere economico e amministrativo con la Democrazia Cristiana, un consociativismo che ha affermato lo strapotere della partitocrazia.

La “Festa della Liberazione” è appannaggio dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), eredi della “Resistenza italiana o partigiana”, i cui aderenti facevano riferimento ai partiti che diedero vita al “Comitato di Liberazione Nazionale”, che poi formarono la “Assemblea Costituente” che ha elaborato la Costituzione su cui si fonda l’Italia dal primo gennaio 1948.

Erigendo l’antifascismo a propria missione eterna, l’Anpi è diventato esplicitamente un soggetto politico di sinistra, europeista, globalista, immigrazionista, multiculturalista. 

È chiaro che l’Anpi è gestito non dai partigiani che avrebbero liberato l’Italia e che se sono ancora in vita non hanno meno di 90 anni, ma dai loro discepoli. 

Ebbene se i discepoli dei partigiani che promuovono la “Festa della Liberazione”, avessero veramente a cuore la liberazione dell’Italia, oggi dovrebbero insorgere contro il Governo di Giuseppe Conte, perché ha imposto una “dittatura sanitaria” violando la Costituzione, praticando un terrorismo psicologico tra i cittadini diffondendo la paura della morte, devastando l’economia nazionale, riducendo alla fame milioni di italiani.

Così come dovrebbero insorgere contro la “dittatura finanziaria”, formalizzata dal Governo di Mario Monti nel 2011, che sta sottomettendo sempre più l’Italia allo strapotere della grande finanza speculativa globalizzata.

Così come dovrebbero insorgere contro la “dittatura europeista”, che spogliandoci della sovranità monetaria e legislativa, ha accelerato l’impoverimento degli italiani e ci ha privato della sovranità nazionale.

Così come dovrebbero insorgere contro il “Nuovo Ordine Mondiale”, che sta abbattendo gli Stati nazionali e le identità localistiche, che sta omologando l’umanità per ridurci a semplici strumenti di produzione e di consumo della materialità al più basso costo possibile.

I discepoli dei partigiani che avrebbero liberato l’Italia e che hanno eretto l’antifascismo come missione a propria missione eterna, sappiano che oggi dobbiamo mobilitarci per liberare l’Italia e che oggi il nemico vero dell’Italia è la “dittatura sanitaria”, la “dittatura finanziaria”, la “dittatura europeista” e il “Nuovo Ordine Mondiale”. 

 

 

Postato il 25/04/2020 15:52:13 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

A 68 anni il calice della vita trabocca di vitalità

Cari amici, oggi festeggio i miei 68 anni. Festeggio. Non compio. Festeggio. É una festa straordinaria. É una festa che si rinnova ogni giorno, ogni mese, ogni anno. É il dono immenso, ineguagliabile, inestimabile della vita che si ripropone nella sua integralità offrendomi l’opportunità ulteriore per poter realizzare con successo ciò che mi sento dentro, ciò che da un senso compiuto alla mia vita, ciò che sostanzia l’essenza del mio vissuto, ciò che io sono.

La filosofia popolare del gioire per il mezzo bicchiere pieno, anziché rattristarsi per il mezzo bicchiere vuoto, che comporta in sé una perla di saggezza umana, è però riduttiva rispetto alla bontà, alla bellezza, al fascino del dono della vita che giorno dopo giorno, anno dopo anno, ci viene offerto come un calice che trabocca di vitalità. Il calice non è mai pieno o vuoto a metà ma trabocca sempre del dono della vita, perché il valore della vita non è mai relativo ma è sempre assoluto. 

E anche oggi, a 68 anni, il calice della vita trabocca di vitalità offrendomi l’opportunità di rigenerarmi, di rinascere, di fortificarmi, per andare avanti, immergermi nel mistero eterno dell’esistenza, abbracciare il più possibile l’amore insito in ciascuno di noi, essere pienamente se stessi.

Postato il 22/04/2020 07:11:44 in Buongiorno Amici di Magdi Allam

Il Governo esiga dai musulmani in Italia di rinviare il digiuno del Ramadan a dopo la fine dello stato di emergenza per tutelare la salute degli italiani

Cari amici, da questo giovedì 23 aprile inizierà per i musulmani il Ramadan, il mese del digiuno. Dal sorgere del sole fino a dopo il tramonto, è vietato bere e mangiare. In Italia in questa stagione il sole sorge poco dopo le 6 e tramonta verso le 20. Quindi per circa 14 ore i musulmani che digiunano in Italia dovranno astenersi dal bere e dal mangiare.

In Italia si stima che ci siano circa 2 milioni di musulmani. Se ipotizziamo che coloro che effettivamente digiunano siano il 20 per cento, significa che 400 mila musulmani residenti in Italia si asterranno dal bere e dal mangiare per 14 ore consecutive per un mese.

Negli Stati a maggioranza islamica, a causa dell’epidemia di Coronavirus, le autorità hanno ordinato la chiusura delle moschee e il divieto dei tradizionali assembramenti per condividere il pasto principale dopo il tramonto del sole e per le preghiere collettive. Ma non hanno vietato il digiuno, essendo uno dei cinque pilastri dell’islam. 

Ma le autorità religiose islamiche in Egitto, Arabia Saudita e Iran, conformemente a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto Maometto, hanno precisato che i fedeli musulmani che temono per la loro salute e che rischiano di ammalarsi di Coronavirus a causa del digiuno, sono esentati dal digiunare e possono posticiparlo a quando staranno meglio.

Ebbene io credo che in Italia il Governo, d’intesa con i medici, debba non solo vietare, come è conforme ai regolamenti vigenti per tutti gli italiani, gli assembramenti per condividere il pasto principale dopo il tramonto del sole e per le preghiere collettive nelle moschee, ma debba esigere dai musulmani di posticipare il digiuno a dopo la fine dello stato di emergenza, perché la disidratazione e l’indebolimento fisico rendono più facile ammalarsi e ridiffondere l’epidemia di Covid-19. 

Teniamo presente che un certo numero dei musulmani praticanti che digiunano, andranno a lavorare e saranno in contatto con tante altre persone. Nel momento in cui si sta registrando un calo dei contagiati e degli ammalati, il Governo ha il dovere di prevenire nuovi possibili focolai di riesplosione dell’epidemia. 

Cari amici, quasi 60 milioni di italiani sono stati costretti a rinunciare a tutto, dal lavoro alla libertà personale compresa la pratica del culto religioso, per ottemperare ai provvedimenti governativi concepiti per salvaguardare la salute di tutti. Ebbene io credo che i musulmani residenti in Italia non debbano fare eccezione. Il Governo dimostri che in Italia la legge e le regole valgono indistintamente per tutti.

 

Postato il 21/04/2020 23:13:57 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il movimento politico “Insieme ce la faremo” vuole aggregare tutti gli italiani decisi a riscattare la sovranità nazionale dell’Italia, la rinascita della civiltà italiana, il bene primario degli italiani

Cari amici buongiorno. Il 22 marzo 2008, nella notte della Veglia Pasquale, ricevetti il battesimo, la cresima e l’eucarestia dalle mani del Papa Benedetto XVI. In concomitanza con la Pasqua, che commemora la Resurrezione di Gesù Cristo, l’evento fondamentale nella fede cristiana, scelsi di rinascere cambiando radicalmente la mia vita, rassegnai le dimissioni da vice-direttore del “Corriere della Sera” e decisi di impegnarmi sul fronte della politica per trasformare in atti concreti le idee che affermavo e i valori in cui credevo. 

Nel contesto di una “dittatura finanziaria” sostanziata dall’emergere dello strapotere della finanza speculativa globalizzata e specificatamente dalla devastazione economica provocata da un ammontare di titoli derivati che nel 2008 era pari a 13 volte il Pil (Prodotto interno lordo) mondiale, mi prefissi l’obiettivo di portare il mio contributo per dare un’anima all’Europa materialista e relativista. Costituii il movimento “Protagonisti per l’Europa Cristiana Libera” ed entrai nel 2009 nel Parlamento Europeo come indipendente nella lista dell’Udc. Nel 2009 diedi vita al movimento “Io amo l’Italia” con il quale aderii al Gruppo politico “Europa della Libertà e della Democrazia” che in seno al Parlamento Europeo rivendicava il riscatto della sovranità nazionale. 

Nel 2014, a conclusione del mio mandato nel Parlamento Europeo, rilanciai l’Associazione “Amici di Magdi Cristiano Allam” per promuovere un percorso di formazione culturale e diffondere una corretta rappresentazione della realtà. Nel Programma, che potete leggere all’interno del mio sito magdicristianoallam.it, già nel 2014 indicai la necessità di dar vita a un movimento politico ma non partitico, denominato “Insieme ce la faremo”, per aggregare il maggior numero possibile di italiani capillarmente negli 8.000 Comuni, convergendo sulle idee, sui valori e sulla prospettiva che corrispondano al riscatto della sovranità nazionale dell’Italia, alla rinascita della civiltà italiana, all’affermazione del bene primario degli italiani.

Ebbene oggi, in concomitanza con la Festa della Pasqua, nel contesto di una “dittatura sanitaria” che si sposa con la “dittatura finanziaria”, che sta dando il colpo di grazia a ciò che resta della nostra sovranità, condannando alla morte le micro e piccole imprese, riducendo alla fame milioni di italiani impoveriti e disoccupati, sottomettendoci a un Nuovo Ordine Mondiale egemonizzato dalla grande finanza speculativa e dal monopolio della produzione da parte della Cina capital-comunista, annuncio la mia decisione di impegnarmi per concretizzare gli obiettivi del movimento “Insieme ce la faremo”. 

Cari amici, vi propongo la parte del Programma di “Amici di Magdi Cristiano Allam” in cui sin dal 2014 annunciai la costituzione del movimento politico “Insieme ce la faremo”.

“Amici di MCA” e “Insieme ce la faremo”: aprire le menti e salvare gli italiani

Di fronte a questa crisi epocale che minaccia l'esistenza stessa dell'Italia come Stato, dei Comuni come ambito territoriale primario, delle piccole e medie imprese come fulcro del sistema produttivo, della famiglia naturale come fondamento della costruzione sociale, degli italiani come persone depositarie dei valori inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà, l’Associazione “Amici di Magdi Cristiano Allam” si assume la responsabilità storica di aprire le menti e fortificare gli animi degli italiani, per passare dalla denuncia alla proposta, diffondendo informazione corretta e costituendo “Gruppi di Amici” dediti alla formazione sull’insieme delle tematiche che spaziano dalla moneta ai valori.

Questi “Gruppi di Amici” rappresentano la base popolare per promuovere il nostro riscatto su tutto il territorio nazionale e in seno alle comunità italiane all’estero, dando vita al movimento “Insieme ce la faremo” di mobilitazione e di azione, che ci consenta di passare dalle parole ai fatti, per salvare gli italiani e far rinascere l’Italia, ispirandosi al movimento di disobbedienza civile del Mahatma Ghandi e di Martin Luther King. L’obiettivo è di provocare un terremoto politico promuovendo una protesta in tutti i comuni d’Italia e far scandire all’unisono la denuncia e la proposta, “Basta tasse”, “Tassa unica al 20%”, “No euro”, “Sovranità monetaria”, “Basta debiti”, “Condono dei debiti dei cittadini”, “Basta clandestini”, “Prima gli italiani”, “Stop alle moschee”, “Difendiamo la nostra civiltà”.

Nella consapevolezza che oggi sussiste una straordinaria e urgente opportunità di riunire gli italiani che pagano sulla propria pelle la chiusura delle imprese, la perdita del lavoro, la diffusione della povertà, lo scollamento della famiglia, il crollo della natalità, l’assenza di un futuro per i nostri giovani che vengono costretti a emigrare; che sono delusi e disorientati dal fallimento della partitocrazia, dallo strapotere della magistratura e dal venir meno della giustizia; che hanno una paura crescente per la diffusione della criminalità e l’inadeguatezza delle forze dell’ordine a cui vengono sottratte risorse umane e materiali; che si sentono angosciati e sopraffatti dall’invasione di clandestini e dai privilegi accordati agli immigrati; che si sentono disarmati e impotenti di fronte alla guerra del terrorismo islamico e dall’islamizzazione dell’Italia che si perpetra attraverso uno “Stato islamico” in nuce all’interno del nostro stato di diritto, il movimento “Insieme ce la faremo” promuove una mobilitazione popolare all’altezza della sfida epocale, per aggregare il consenso degli italiani perbene, di buon senso, moderati, pragmatici, liberi e orgogliosi.

“Insieme ce la faremo” si propone di creare il fronte gli italiani che producono e lavorano, che rappresentano le comunità locali, che creano nuove tecnologie e capolavori artistici, che difendono la popolazione e le frontiere, ovvero gli imprenditori, i lavoratori, i sindaci e gli amministratori locali, i ricercatori, gli scienziati e gli artisti, i poliziotti e i militari. “Insieme ce la faremo” è favorevole a collaborare per il successo della comune missione con tutti i soggetti politici che condividono i tre punti qualificanti del progetto di salvezza degli italiani e rinascita dell'Italia che si ispira a un principio fondamentale:

Salviamo i tanti piccoli che fanno grande l’Italia, perché la realtà storica, sociale e imprenditoriale conferma che in Italia piccolo è bello, buono e di successo. Quindi salviamo i piccoli imprenditori, i piccoli comuni, la famiglia naturale, i valori tradizionali, il patrimonio ambientale e culturale. E’ la scelta del localismo che consentirà all’Italia di poter riemergere nel globalismo senz’anima, sottomesso agli interessi materiali dei poteri imprenditoriali e finanziari forti.

1) Riforma dello sviluppo: sovranità monetaria; condono dei debiti dei cittadini nei confronti dello Stato e delle banche; rilancio economico finanziando con denaro pubblico tre grandi progetti: la messa in sicurezza del territorio nazionale, l'autonomia alimentare e l'autonomia energetica; abbattere drasticamente i costi dello Stato; tassa unica al 20%; rendere gli imprenditori i protagonisti dello sviluppo

Il nostro obiettivo primario è il riscatto della sovranità monetaria, alimentare, energetica, legislativa, giudiziaria, popolare, istituzionale e nazionale, sul piano della difesa e della sicurezza, sottratta o violata dall'Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea, dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, dalla partitocrazia e dall'oligarchia della Pubblica amministrazione, dalla Nato e dagli Stati Uniti. Concretamente significa innanzitutto uscire dall’euro e affrancarci dalla dittatura dell’Unione Europea dei banchieri e dei burocrati.

Noi crediamo che il rilancio dell'economia nazionale possa e debba realizzarsi mettendo gli imprenditori, specie i micro, piccoli e medi imprenditori che sono il fulcro del nostro sistema produttivo, nella condizione ottimale per assumersi il ruolo di protagonisti dello sviluppo in un contesto dove il ruolo dello Stato e delle istituzioni sarà di definire e far rispettare le regole che garantiscono l'interesse nazionale e perseguono il bene comune. A tale fine si deve abbattere drasticamente il costo dello Stato eliminando le istituzioni superflue, quali il Senato, le Province e le Regioni, gli enti fallimentari quali municipalizzate, parificate e ovunque lo Stato sia presente nei panni dell’imprenditore, per assicurare una sana gestione e consentire il drastico abbattimento delle tasse fino a ridursi a una tassa unica del 20% da corrispondere direttamente al Comune.

Serve un nuovo modello di sviluppo che valorizzi i tre grandi patrimoni di cui disponiamo, il patrimonio ambientale, il patrimonio culturale e il patrimonio umano, individuando tre direttrici principali, le tre “T”: Turismo, Terra e Tecnologia.

La messa in sicurezza del territorio nazionale per salvaguardare il patrimonio ambientale, culturale e urbanistico; il riciclaggio al 100% dei rifiuti urbani e industriali quale pilastro dell’autonomia energetica, liberandoci dalla schiavitù del petrolio e del gas; la bonifica delle falde acquifere, delle acque marittime, fluviali e lacustri, del territorio e dell’ambiente nazionale inquinati, ponendo immediatamente fine a tutte le cause dell’inquinamento, comprese le discariche, le perforazioni e la raffinazione degli idrocarburi; il rilancio della produzione agricola, zootecnica ed ittica per conseguire l’autonomia alimentare a livello nazionale, la costruzione di insediamenti urbani energeticamente autosufficienti e con criteri anti-sismici, la riqualificazione degli edifici dismessi e la messa a norma degli edifici obsoleti, costituiscono i grandi progetti per rilanciare lo sviluppo con un adeguato finanziamento statale per creare lavoro a decine di migliaia di aziende italiane che producono, investono e pagano le tasse in Italia, a dare lavoro a centinaia di migliaia di lavoratori italiani che vanno favoriti rispetto agli stranieri, affermando il principio che il lavoro è un dovere prima ancora di essere un diritto.  

2) Riforma dello Stato: Federalismo dei Comuni autonomi e Repubblica presidenziale

Prendendo atto che la realtà storica dell’Italia evidenzia che da sempre sono i piccoli che fanno grande l’Italia, sia che si tratti di imprenditori o di Comuni, e scegliendo una filosofia di vita che mette al centro la qualità della vita della persona e non la quantità delle risorse accumulate dallo Stato sfruttando i cittadini ridotti a strumenti di produzione e consumo, noi consideriamo che i Comuni debbano diventare il fulcro della riforma dello Stato, rapportandosi direttamente con uno Stato più autorevole, efficiente e solidale grazie al sistema istituzionale della Repubblica presidenziale dove il capo dello Stato, al pari dei sindaci, ha il potere esecutivo del governo del Paese, è eletto direttamente dai cittadini con il voto di preferenza, ha il vincolo di mandato, la responsabilità civile e penale per gli atti commessi nel corso del suo mandato. I Comuni devono avere autonomia amministrativa e finanziaria, decidendo autonomamente l'amministrazione della comunità locale e lo sviluppo del proprio territorio, percependo direttamente le tasse di cui una quota viene devoluta allo Stato per quei compiti che sono di sua esclusiva pertinenza, quali la Difesa, la Sicurezza e la Politica Estera. 

3) Riforma della società: più figli italiani per salvaguardare la nostra civiltà sia dal colonialismo economico cinese sia dall’invasione degli immigrati e dalla sottomissione all’islam

È prioritario porre un argine al suicidio-omicidio demografico che ha fatto precipitare l’Europa, in particolar modo l’Italia, agli ultimi posti al mondo per tasso di natalità. È più che mai vitale promuovere la natalità tra gli italiani, sostenendo la famiglia naturale e incentivando la maternità, riconoscendo la valenza economica del lavoro domestico e corrispondendo un adeguato compenso alle donne che scelgono di dedicarsi a tempo pieno o parziale ai figli, alla famiglia e alla casa; favorendo la cultura della sacralità della vita dalla nascita, all’intero corso dell’esistenza fino alla morte naturale, contrastando l’aborto, l’eugenetica, l’eutanasia, valorizzando e aiutando i disabili e gli anziani.

Una scelta storica per salvaguardare la nostra civiltà

Noi italiani ci troviamo di fronte a un bivio che c’impone una scelta storica: o ci rassegniamo alla strategia criminale che sta trasformando l’Italia ricca in italiani poveri, accettando la perdita totale della nostra sovranità per confluire negli Stati Uniti d’Europa e in prospettiva essere sottomessi al Governo mondiale dei poteri imprenditoriali e finanziari forti, oppure promuoviamo il riscatto della nostra sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria e nazionale affrancandoci sia da questa Unione Europea assoggettata a banchieri e burocrati sia da questa globalizzazione appiattita sulla sola dimensione materiale della modernità.

“Insieme ce la faremo” è l’appello alla mobilitazione nazionale per riscattare i nostri diritti inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà, chiarendo che per noi la persona, la famiglia naturale, la comunità locale, i valori non negoziabili, le regole fondanti della civile convivenza e il bene comune vengono prima della moneta, delle banche, dei mercati, del profitto, del debito e del Pil. Su un piano più generale noi scegliamo la qualità della vita che soddisfa intimamente consentendo ciascuno di noi di sentirsi pienamente realizzato a casa propria e in seno ai propri cari, rispetto alla vita parametrata dalla quantità di beni e servizi che si producono a prescindere dall’impatto sul vissuto e nella quotidianità delle persone.

 

 

Postato il 13/04/2020 13:50:55 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Il Governo ascolti i medici che si occupano di circa 100 mila pazienti positivi di cui circa 4 mila sono in terapia intensiva, ma poi faccia il Governo decidendo a favore del benessere di 60 milioni di italiani

Cari amici siamo di fronte ad un bivio epocale. La strategia in atto in Italia e altrove nel mondo, che si sostanzia del blocco di gran parte delle attività produttive e dell’isolamento forzoso di gran parte della popolazione, da un lato limita indubbiamente il contagio del Coronavirus (più correttamente Covid-19 o Sars-Cov-2), ma dall’altro sta uccidendo il sistema produttivo nazionale e condannando alla fame gli italiani. La prospettiva è che dopo i morti da Coronavirus ci saranno molti più morti per fame, povertà, disperazione, criminalità, teppismo, terrorismo. 

Ritengo che i medici devono limitarsi a fare i medici, curando gli ammalati e promuovendo la prevenzione. Così come ritengo che il Governo debba occuparsi del benessere dei 60 milioni di italiani. I medici devono correttamente calarsi nella contingenza dell’emergenza dell’epidemia di Coronavirus. Ma il Governo deve dare soluzioni adeguate ai problemi dell’oggi ma senza trascurare la prospettiva del futuro prossimo, deve combattere il Coronavirus ma continuando a garantire il lavoro agli italiani, deve avere a cuore la sorte dei nostri concittadini malati ma salvaguardando il benessere della stragrande maggioranza degli italiani sani. 

Considero  che sia tragicamente sbagliato che il Governo si comporti come se fosse un medico, appiattisca la sua attività alla dimensione medico-ospedaliera, al punto da delegare ai medici non solo la gestione dell’emergenza da Coronavirus ma anche della fase successiva con la motivazione che l’emergenza si protrarrà fino a quando non sarà scoperto il vaccino e che l’emergenza potrebbe ripresentarsi come accade con le influenze stagionali. 

Il Governo dovrebbe essere consapevole che l’Italia, al pari della Germania o degli Stati Uniti, ha potuto affrontare l’emergenza Coronavirus, anche se con differente efficacia, solo perché disponiamo di un sistema di sviluppo avanzato, anche se il nostro in modo particolare è stato pesantemente logorato negli ultimi decenni. Gli ospedali, la terapia intensiva e l’assistenza sanitaria pubblica ci sono solo grazie al lavoro degli italiani, alle tasse versate dagli imprenditorie e dai liberi professionisti, dalle famiglie e dai cittadini. Ma se a causa della sospensione dell’attività produttiva lo Stato non riscuoterà le tasse, non potrà garantire la sanità pubblica, gli stipendi ai dipendenti pubblici, le pensioni a 16 milioni di pensionati. 

Il Governo ascolti i medici che si occupano di circa 100 mila pazienti positivi di cui circa 4 mila sono in terapia intensiva, ma poi faccia il Governo decidendo a favore del benessere di 60 milioni di italiani. E così come è corretto che siano i medici a occuparsi degli ammalati e a suggerire le misure idonee alla prevenzione, si impedisca ai medici di sostituirsi al Governo decretando loro il futuro di 60 milioni di italiani.

 

 

 

Postato il 07/04/2020 09:03:38 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Il Governo si comporta come il medico che annuncerà “l’intervento è riuscito, il paziente è morto”

Buona domenica amici. Più passano i giorni e meno soldi ci sono nelle tasche degli italiani costretti all’isolamento nelle proprie abitazioni. Tra non molto ci saranno famiglie senza soldi in casa. Altre famiglie non avranno soldi né in casa né in banca. Altre ancora non avevano soldi prima dell’emergenza ed ora sono ridotte alla fame. 

I provvedimenti del Governo per aiutare le partite Iva e gli imprenditori danneggiati dalla chiusura o riduzione della propria attività comportano un inter burocratico impraticabile nei tempi brevi e in condizione di isolamento forzoso. 

Ebbene se il Governo fosse veramente intenzionato a prevenire che lo stato di crescente povertà degli italiani degeneri in una gravissima destabilizzazione sociale anche violenta, intervenga subito o per ripristinare le condizioni che consentano agli italiani di lavorare e guadagnare, oppure dia subito agli italiani i soldi in contanti necessari ad una vita dignitosa.

Concretamente significa corrispondere a tutti gli italiani il “reddito di cittadinanza”. Considerando che, secondo l’Istat sulla base del censimento del 2011, in Italia ci sono complessivamente 20.460.741 nuclei familiari, di cui 16.648.813 con genitori e figli, 2.651.827 monogenitore e 1.160.101 con almeno uno straniero residente, stimando un “reddito di cittadinanza” medio pari a 1.600 euro a nucleo familiare, il totale da corrispondere è di circa 33 miliardi di euro. 

Ricapitolando il Governo ha di fronte tre opzioni: 1) Porre subito fine all’isolamento di 60 milioni di italiani (limitandolo alle persone ammalate e alle persone immunodepresse e con patologie a rischio), ripristinando l’insieme del sistema dello sviluppo nei suoi cicli della produzione e del consumo; 2) Mobilitare il maggior numero possibile di postini e corrieri per far recapitare nelle case delle famiglie italiane e straniere regolarmente residenti una busta con 1.600 euro in contanti da corrispondere all’inizio del mese fino al ripristino della normalità; 3) Mobilitare da subito l’Esercito, le Forze dell’ordine e i Servizi segreti per pattugliare le strade e le piazze su tutto il territorio nazionale al fine di prevenire e reprimere sul nascere qualsiasi azione ostile o violenta. 

Cari amici, al momento il Governo sembra propendere per la terza opzione. Si comporta come il medico che annuncerà: “L’intervento è riuscito, il paziente è morto”. Il paziente è l’Italia e tutti noi italiani. Io rispetto la legge e invito tutti a rispettare la legge. Ma abbiamo il diritto di manifestare civilmente e liberamente il nostro dissenso e abbiamo il dovere di prevenire e contrastare il nostro suicidio. Non è né logico né umano immaginare che per salvarci dal Coronavirus ci auto-condanniamo a morire di fame.

 

Postato il 22/03/2020 11:46:12 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Pur rispettando le disposizioni governative, sono perplesso sull’imposizione dello stato d’emergenza in tutt’Italia

Cari amici, in uno Stato di diritto i cittadini sono tenuti a rispettare le leggi. Anch’io le rispetto e invito tutti a rispettarle. Compreso il recente decreto legge concernente il contrasto all’epidemia di Coronavirus. Pur rispettandolo e adeguandomi alle disposizioni governative, sono perplesso sull’imposizione dello stato d’emergenza in tutt’Italia come se fossimo bersaglio di una guerra batteriologica, e dello stato d’assedio in cui sono stati confinati all’interno delle loro abitazioni 60 milioni di italiani. 

Sono perplesso sul fatto che una indubbia emergenza ospedaliera sia stata trasformata in uno stato di emergenza nazionale, che ha paralizzato l’economia e ha sospeso le libertà e i diritti costituzionali. 

L’unica vera emergenza è quella sanitaria. Il personale ospedaliero, medici e infermieri, sono i veri eroi di questa nostra Italia. Sono costretti a operare in un sistema sanitario inadeguato, a causa della limitatezza dei posti letto in terapia intensiva e dei relativi ventilatori polmonari, e dell’insufficienza di medici specialistici, infettivologi e virologi.

L’Annuario del Ministero della Salute relativo al 2018 attesta che negli ultimi dieci anni sono stati chiusi quasi 200 ospedali e 1000 presidi di specialistica ambulatoriale, i posti letto ospedalieri sono diminuiti di circa 40 mila, così come il personale ospedaliero è sceso di 35 mila unità. 

La pubblicazione delle Sdo (Schede di dimissioni ospedaliere) del 2018, da parte del Ministero della Salute, attesta che negli ultimi dieci anni i ricoveri ospedalieri sono stati 3,5 milioni in meno, in picchiata anche le ore di degenza: -16,9 milioni.

La Fondazione Gimbe, che ha lo scopo di promuovere e realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitario, ha evidenziato che sempre negli ultimi dieci anni il Sistema Sanitario Nazionale ha perso 37 miliardi di euro, di cui circa 25 miliardi nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre 12 miliardi nel 2015-2019, quando alla sanità sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica. Il rapporto della Fondazione Gimbe Stima una perdita di oltre 70.000 posti letto negli ultimi 10 anni, con 359 reparti chiusi, oltre ai numerosi piccoli ospedali riconvertiti o abbandonati. 

Nel giugno 2018 Giuseppina Onotri, Segretario generale del Sindacato Medici Italiani, disse che “Dieci anni di tagli alla spesa nella sanità pubblica hanno prodotto la scomparsa di 175 ospedali, la perdita di oltre centomila posti letto e qualcosa come meno ventimila medici a disposizione degli ammalati".

Per quanto concerne la terapia intensiva in Italia, secondo la Fondazione Veronesi, ci sono poco più di 5.300 posti di terapia intensiva e subintensiva, divisi tra gli ospedali pubblici (70 per cento) e quelli privati (30 per cento). Ciò vuol dire avere la disponibilità di 13.5 posti letto per 100mila abitanti, pari all'incirca il 3.3 per cento del totale dei posti letto utilizzati per i pazienti acuti. Sul totale dei posti di terapia intensiva, attualmente oltre 1.000 sono occupati da pazienti con Covid-19.

Cari amici, i medici e gli infermieri che combattono per salvare la vita degli italiani nelle condizioni critiche in cui versa il Sistema Sanitario Nazionale meritano il plauso e la gratitudine di tutti noi. L’azione del Governo dovrebbe essere concentrata nel potenziamento immediato della capacità operativa del Sistema Sanitario Nazionale, cominciando a valorizzare gli ospedali chiusi tra cui figuravano delle eccellenze anche in ambito epidemiologico come il Forlanini a Roma. I numeri dei contagiati, degli ospedalizzati e dei ricoverati in terapia intensiva è ancora contenuto. Se si intervenisse subito si potrebbe garantire una condizione ospedaliera più tranquilla. Verrebbe meno l’automatismo attuale che ha trasformato un’emergenza ospedaliera in uno stato d’emergenza nazionale. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 16/03/2020 17:23:33 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Dopo il Coronavirus avremo milioni di nuovi italiani poveri ridotti alla fame

Buongiorno amici e buon inizio di settimana. Il settimanale L’Espresso ha pubblicato un articolo, da evidenti fonti governative, in cui si paventano caos e disordini nel dopo-Coronavirus al punto che polizia ed esercito saranno chiamati a pattugliare le strade e a distribuire cibo e medicinali. 

Questo articolo conferma le mie perplessità sull’isolamento di 60 milioni di italiani nelle loro case. Sinteticamente: per me l’unica vera emergenza è quella ospedaliera, che oggi si evidenzia in particolare in Lombardia, al punto che mancano non solo i ventilatori polmonari ma persino le mascherine per i medici. 

Considero che sia un errore trasferire l’indubbia emergenza ospedaliera in uno stato di emergenza nazionale come se fossimo in una guerra batteriologica. 

Fermo restando la necessità di isolare solo i soggetti a rischio, io sono molto più preoccupato del dopo-Coronavirus. Il Coronavirus lo debelleremo come succede a tutti i virus. Ma dopo avremo milioni di nuovi italiani poveri ridotti alla fame, centinaia di migliaia di micro-imprese chiuse, esploderà la criminalità e verrà sempre meno la sicurezza dei cittadini. 

Chi ci governa e anche chi tra l’opposizione caldeggia questo stato di assedio dell’Italia e di confinamento degli italiani, ci pensano? Ne sono consapevoli? Io credo di sì. Nulla accade per caso. Ma allora perché lo fanno?

Postato il 16/03/2020 10:02:59 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam