La stampa ha paura di dire la verità su Maometto e tace sulle minacce del cosiddetto “imam di Pordenone”

Buongiorno amici. Il cosiddetto “imam di Pordenone”, sfruttando in modo arbitrario e arrogante lo spazio consentito per porre delle domande dopo la presentazione del mio nuovo libro “Maometto e il suo Allah” a Sacile venerdì scorso 13 ottobre, ha fatto un comizio in cui prima mi ha screditato e diffamato dandomi del “falso” perché “mente sull’islam”, poi mi ha accusato di “diffondere odio contro l’islam tra gli italiani”. Infine ha negato sia che Maometto concepì le donne come esseri inferiori rispetto agli uomini, sia che Maometto partecipò personalmente alla strage di circa 900 ebrei della tribù dei Banu Qurayza nel 627 a Medina. Pur ammettendo che la strage fu effettivamente perpetrata dai musulmani, l’ha giustificata perché si sarebbe consumata nel contesto di una guerra.

Ebbene i giornali locali che si sono occupati del caso, anziché entrare nel merito dei contenuti, verificare se fu Maometto a dire “la donna è manchevole sul piano dell’intelletto”, accertare la verità sulla strage della tribù ebraica dei Banu Qurayza così come attestata anche dalle fonti ufficiali islamiche; anziché domandarsi cosa comportino le accuse del cosiddetto “imam di Pordenone” e quale sarà la reazione degli estremisti islamici che si riterranno in dovere di uccidermi per aver oltraggiato l’islam e Maometto, hanno  rappresentato l’accaduto come un civile confronto culturale in cui il cosiddetto “imam di Pordenone” viene osannato perché ha tre lauree e sarebbe un uomo del dialogo interreligioso, ma a cui sarebbe stato impedito di esprimere in modo compiuto il suo punto di vista sull’islam e su Maometto. Si tralascia il fatto che 150 persone erano venute ad ascoltare una mia conferenza e che il cosiddetto “imam di Pordenone” ha cercato di imporre loro di subire un suo comizio non richiesto e non condiviso. 

Cari amici, la disinformazione è parte integrante della decadenza della civiltà europea succube dell’islamicamente corretto, ammalata di islamofilia, che ha paura di guardare in faccia la realtà dell’islam. Invito i giornalisti sia a studiare leggendo i libri e non svolazzando su Wikipedia, sia a coltivare il sano amor proprio salvaguardando la nostra civiltà che è l’unica al mondo che si fonda e che legittima la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta personale. 

Cari amici, noi andiamo avanti comunque a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo a realizzare con successo la missione di essere pienamente noi stessi dentro casa nostra.

 

Postato il 16/10/2017 13:04:36 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

L’imam di Pordenone nega i crimini di Maometto e mi condanna come nemico dell’islam

(Il Giornale, 15 ottobre 2017) - In Italia il «musulmano moderato» è, ad esempio, il cosiddetto «imam di Pordenone». Viene accreditato come un'autorità religiosa alla stregua del vescovo cittadino; è considerato il rappresentante della «comunità islamica», percepita come un corpo distinto dalla società italiana; è stato elevato a interlocutore ufficiale delle istituzioni dello Stato e della Chiesa. Venerdì 13 ottobre è intervenuto a Sacile, in provincia di Pordenone, in un incontro pubblico dove ho presentato il mio nuovo libro «Maometto e il suo Allah» di fronte ad una platea di circa 120 persone. È giovane, parla sufficientemente ma non adeguatamente l’italiano, veste pantaloni e camicia all’occidentale, aveva comprato il mio libro da meno di un’ora e si sentiva già in grado di bocciarlo, ma soprattutto di emettere una sentenza di condanna nei miei confronti.
Ha ammesso che io conosco il Corano ma, ha spiegato pacatamente con il tono di chi si sforza di essere convincente, «Magdi Allam estrapola i versetti del Corano per dare un’immagine fuorviante dell’islam». Infine formula la sentenza di condanna, gravissima dal punto di vista della sharia, la legge islamica: «Magdi Allam è falso, mente sull’islam, diffonde odio contro l’islam tra gli italiani». Fa questo esempio: «Magdi Allam vi dice che Maometto uccise 600 ebrei, ma non spiega che quel fatto si consumò nel contesto di una guerra». In realtà fu una decisione unilaterale di Maometto che si tradusse nella strage, tramite sgozzamento e decapitazione, di circa 900 ebrei maschi adulti della tribù ebraica dei Banu Qurayza nel 627 a Medina. Le donne e i bambini furono catturati e venduti al mercato degli schiavi. In ogni caso non vi può essere nessuna giustificazione ad un massacro che, se fosse stato perpetrato oggi, avrebbe portato all'arresto e alla condanna di Maometto per crimini contro l'umanità.
Sempre questo prototipo di «musulmano moderato» ha poi preteso di tenere un comizio per spiegare al pubblico il «vero islam». È stato interrotto dall'organizzatore dell'incontro, il consigliere regionale Luca Ciriani, e dal pubblico insofferenti per l’arbitrio e l’arroganza con cui il sedicente imam tentava di sfruttare la mia conferenza per screditarmi e diffamarmi pubblicamente.
Ebbene il messaggio che questo cosiddetto «imam di Pordenone» riferirà alla propria «comunità islamica» è il seguente: «Sono andato ad ascoltare Magdi Allam e ho denunciato pubblicamente che è un falso. Sappiate che è un nemico dell’islam perché offende Allah, Maometto e il Corano». Calata nel contesto della sharia, questa denuncia è una condanna a morte che legittima il terrorismo islamico.
So bene che non accadrà nulla. Lui continuerà a fare l'imam, riverito e temuto, cercando di farci credere che Maometto fu un sant'uomo e che l'islam è una religione di pace. Io continuerò a girare l'Italia per far conoscere i fatti oggettivi, contribuire a illuminare le menti e fortificare gli animi, per riscattare il nostro inalienabile diritto ad essere pienamente noi stessi dentro casa nostra.

Postato il 15/10/2017 19:01:54 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

Non mi riconosco e mi vergogno sia della partitocrazia consociativa sia dell’opposizione che specula sulla denuncia: tutti vogliono il monopolio del potere

Buongiorno amici. Io non mi riconosco e mi vergogno di un Governo e di una classe politica, che include forze della maggioranza e dell’opposizione, che continuano a confezionare leggi elettorali su misura, ad personam, per garantire il perpetuamento di un potere consociativo in cui ci si spartiscono le poltrone, e ad excludendum, per impedire l’avvento al potere di altre forze politiche escluse dal patto palese ma non ufficiale del consociativismo.

Non mi riconosco e mi vergogno di un’opposizione che specula sulla denuncia fine a stessa, protestando nell’Aula della Camera dei deputati urlando, alzandosi in piedi e ostentando gesti minacciosi, sventolando copie del regolamento parlamentare e lanciandole nella direzione degli spazi riservati al Governo, sbattendo violentemente la ribaltina di legno per fare rumore, precipitandosi fuori dalla sede del Parlamento con il megafono per aizzare la gente contro il Governo e le forze politiche che hanno approvato la proposta della nuova legge elettorale, con l’unico vero obiettivo di aggiudicarsi visibilità mediatica. 

Non mi riconosco e mi vergogno di una democrazia ridotta a partitocrazia, in cui tutti i partiti indistintamente hanno monopolizzato il potere trasformandolo in una proprietà esclusiva dei partiti, concependo il potere come il traguardo da conseguire costi quel che costi.

Cari amici, dobbiamo impegnarci in una autentica rivoluzione culturale che diffonda il più possibile informazione corretta, promuova formazione costruttiva, consenta al maggior numero possibile di italiani di agire da protagonisti per affermare una cultura politica e dar vita ad una classe politica che mettano al centro il bene dei cittadini e l’interesse nazionale dell’Italia. Andiamo avanti. Insieme ce la faremo. 

 

Postato il 11/10/2017 14:10:09 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Il Tribunale di Padova giudica il matrimonio di due musulmani sulla base della sharia come se fossimo uno Stato islamico

Cari amici, vi segnalo questa notizia diffusa dalla principale agenzia di stampa italiana con il titolo:

Divorzio 'marocchino' per coppia Padova

Giudici applicano per la prima volta a coppia regole tradizione

(ANSA) - PADOVA, 7 OTT - Il tribunale di Padova ha riconosciuto per la prima volta in Italia il pagamento del sadaq (dono di matrimonio) e di quello "di consolazione", applicando per una coppia che si era rivolta ai giudici per sciogliere l'unione le regole del divorzio previste in Marocco, il Paese di origine delle due famiglie, che non prevede la fase della separazione. Protagonisti sono due giovani poco più che ventenni: lui è arrivato in Italia quando era bambino, lei è nata sul suolo italiano da genitori immigrati dal Marocco e ha la doppia cittadinanza. Si sono sposati nel 2014 ma l'unione è naufragata in breve tempo.

Ebbene cari amici in uno stato di diritto che si rispetti la legge nazionale prevale sulla legge di uno stato straniero. Nel caso specifico non si tratta solo della legge del Marocco, ma della sharia,la legge islamica che è del tutto incompatibile con la legge italiana. La ragione è molto semplice: l’islam concepisce la donna come un essere antropologicamente inferiore. L’uomo può sposare fino a quattro mogli contemporaneamente, le può ripudiare a piacimento, le può picchiare se disobbediscono ai suoi ordini. In questo contesto il matrimonio non è né un sacramento religioso né un istituto salvaguardato dallo Stato, ma un semplice contratto privatistico tra due famiglie. Di fatto la donna è ridotta a oggetto sessuale e viene venduta in cambio di una dote che consta di beni materiali o denaro. È semplicemente inaccettabile. Il giudice che ha avallato il primato della sharia in Italia ha commesso un arbitrio assoluto che viola e umilia il nostro stato di diritto.

Postato il 09/10/2017 13:29:27 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Di fronte alle ingiustizie gli italiani dimostrano di non essere un popolo unito: denunciano ma concretamente subiscono e si sottomettono

(Il Giornale, 8 ottobre 2017) - Come mai gli italiani non si ribellano alle ingiustizie come fanno altri popoli? È una domanda che molti di noi si pongono. Se gli stranieri sui mezzi di trasporto pubblici si rifiutano di pagare il biglietto e peggio ancora aggrediscono fisicamente il controllore, tutti noi denunciamo totalmente indignati, ma poi concretamente li si lascia fare e alla fine siamo solo noi italiani ad essere tenuti a pagare il biglietto. Se nelle nostre città talune vie, parchi, piazze o quartieri diventano pericolosi per la presenza di delinquenti comuni, spacciatori di droga, sfaccendati che molestano donne e bambini aspirando a violentarli sessualmente, noi denunciamo massimamente preoccupati ma poi concretamente finiamo per non frequentare più quegli spazi pubblici che, di fatto, diventano delle roccaforti della criminalità.

Nel novembre del 2011 con la regia di Giorgio Napolitano e l'avvento al potere di Mario Monti l'Italia è stata sottomessa a una dittatura finanziaria che, da allora, ha spogliato la democrazia del suo contenuto sostanziale e ha generato quattro governi non eletti dagli italiani. Nel 2013 la Corte Costituzionale ha sentenziato l'incostituzionalità della legge elettorale con cui sono stati eletti i parlamenti nel 2006, 2008 e 2013, ma a quattro anni di distanza il parlamento continua a legiferare, così come i governi e i capi di Stato designati da quei parlamenti continuano a operare come se non fosse successo nulla. Nel 2016 c'è stato il referendum sulla riforma della Costituzione. Il governo era per il “Sì” e ha vinto il “No”. Ma è stato riesumato un governo del “Sì” come se gli italiani non fossero andati a votare. Gli italiani hanno denunciato a viva voce, ma concretamente nessuno mette in discussione la legittimità del sistema politico o si sottrae all'osservanza delle decisioni assunte da questi governi.

A questo punto dobbiamo concludere che gli italiani che subiscono le ingiustizie limitandosi a denunciare ma senza ribellarsi concretamente, dimostrano di non essere un popolo unito. Massimo D'Azeglio all'indomani dell'unità d'Italia nel 1861 disse: «Pur troppo s'è fatta l'Italia, ma non si fanno gli italiani». Prendiamo atto che gli italiani sono un popolo che si sente appagato dalla denuncia fine a se stessa, che vuole accontentare tutti e non scontentare nessuno, che aggira le realtà che impongono delle scelte impegnative.

Se questo comportamento potesse tradursi nella salvaguardia della civiltà che da millenni ha comunque garantito la crescita demografica, lo sviluppo economico e la qualità della vita, dovremmo considerarlo saggio e lungimirante nel lungo periodo anche se spregiudicato e riprovevole nell’immediato. Purtroppo non è così. Noi oggi rischiamo di perdere ciò che resta della nostra sovranità nazionale, di essere fagocitati dal Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza, la sostituzione etnica e la sottomissione all'islam. O gli italiani insorgeranno uniti o moriremo senza avere la certezza e l'orgoglio di chi siamo.

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Postato il 08/10/2017 15:37:56 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

La strage di Las Vegas. I "lupi solitari" sono l'arma vincente della guerra scatenata dal terrorismo islamico

Buongiorno amici. Siamo uniti nel cordoglio e nella preghiera per le vittime della strage di Las Vegas, la più sanguinosa della storia americana con 59 morti e 527 feriti. 

Abbiamo la certezza che il criminale che ha perpetrato la strage si chiamava Stephen Paddock, aveva 64 anni e si è ucciso prima dell'arrivo della polizia. Domenica primo ottobre ha aperto il fuoco dal 32esimo piano dell'hotel Mandalay Bay verso la folla che assisteva a un concerto di musica country. 

Abbiamo la certezza che la strage è stata rivendicata dai terroristi islamici dell'Isis: "L'esecutore dell'attacco a Las Vegas è un soldato dell'Isis. Ha eseguito l'operazione in risposta all'appello a prendere di mira i Paesi della coalizione".

Sembra che Stephen Paddock si fosse convertito all'islam mesi fa assumendo il nome di Samir Al-Hajib. Lo riferiscono i media americani citando fonti investigative e lo sostiene l'Isis. La polizia di Las Vegas aveva detto che la strage è "più un'azione di un lupo solitario'' e aveva escluso un atto di terrorismo islamico. 

Cari amici, nell'attesa di un chiarimento ufficiale dobbiamo prendere atto che il terrorismo islamico opera ormai prevalentemente attraverso i cosiddetti "lupi solitari". E che sono "solitari" solo nell'attuazione del crimine, mentre sono parte integrante di una organizzazione criminale che pianifica il crimine. È comunque un errore sminuire la portata del terrorismo islamico perpetrato dai cosiddetti "lupi solitari". In realtà sono la loro arma vincente. Il dato di fondo è lo stesso: siamo in guerra e dobbiamo combattere per vincere.

 

 

 

 

Postato il 03/10/2017 08:06:17 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Auguri a tutti i nonni! Ma io continuo a combattere per lasciare un'Italia migliore ai nostri figli e nipoti

Cari amici, poco fa mi hanno telefonato i miei nipotini per dirmi: "Auguri nonno". Ho chiesto loro: "Perché gli auguri?". Mi hanno risposto: "È la festa del nonno!". Non me lo ricordavo. Sinceramente non sono neppure certo che lo sapessi. Comunque mi sono commosso. Ho cercato un'immagine emblematica da allegare a questo testo. Ma i nonni rappresentati nella Rete sono persone anziane in una sorta di Limbo terreno nell'attesa dell'Aldilà. Con i miei 65 anni mi sento un protagonista attivo della vita reale, più che mai determinato a operare per costruire un'Italia migliore per i nostri figli e per i nostri nipoti. Comunque sia faccio anch'io i miei migliori auguri di tanta salute, serenità e sempre nuovi successi a tutti i nonni d'Italia. Auguri nonni!

 

 

Postato il 02/10/2017 15:33:45 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Se non abbiamo neppure la correttezza di chiamarli "terroristi islamici" saremo inevitabilmente sottomessi all'islam

Cari amici, oggi si sono perpetrati altri attentati terroristici islamici in Francia e in Canada. A Marsiglia un terrorista islamico armato di coltello al grido di "Allah è il più grande" ha ucciso due donne, la prima sgozzata e la seconda pugnalata a morte. A Edmonton in Canada un terrorista islamico prima ha accoltellato un poliziotto e poi a bordo di un camion con la bandiera dell'Isis si è lanciato contro la folla ferendo quattro persone.

Le agenzie di stampa che riferiscono i fatti non solo non specificano che i terroristi sono islamici, ma non li indicano nemmeno come terroristi ma banalmente come "uomo", "assalitore", "aggressore". 

Cari amici, fintantoché all'insegna dell'ideologia dell'islamicamente corretto continueremo ad ad avere paura di guardare in faccia la realtà dell'islam, saremo inevitabilmente condannati ad essere sconfitti. Non tanto dal terrorismo islamico di chi taglia le teste, ma dal terrorismo islamico di chi taglia le lingue, vietandoci di dire la verità in libertà dentro casa nostra. Invito i giornalisti a rappresentare correttamente la realtà dei fatti. Chi sgozza nel nome di Allah non è banalmente "un uomo", ma è un terrorista islamico. 

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 01/10/2017 16:50:17 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

In Germania il partito del cambiamento vince e si spacca. In Parlamento non si farà ciò che si è promesso in campagna elettorale

Buongiorno amici. Per la prima volta il partito "Alternativa per la Germania", che incarna la volontà di un cambiamento radicale a partire dall'uscita dall'euro, la chiusura delle frontiere all'ondata incontrollata di stranieri, lo stop alla diffusione del radicalismo islamico sul territorio nazionale, è entrato in Parlamento conquistando il 12,6% dei consensi, aggiudicandosi 94 seggi al Bundestag, piazzandosi come terza forza politica del paese.

Eppure, proprio nel momento del successo a lungo agognato, la leader storica dell'Afd, Frauke Petry, ha annunciato che lascerà il partito e non entrerà nel gruppo parlamentare. Sembra che sia in atto una scissione. Alexander Gauland, a nome del gruppo parlamentare dell'Afd che ieri per la prima volta è entrato nella sede del Bundestag, ha detto: "La campagna elettorale è finita. Noi abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei nostri elettori. Ed è ovvio che il linguaggio di una campagna elettorale è diverso da quello che si usa in Parlamento".

Cari amici, riflettiamo sulle parole "è ovvio che il linguaggio di una campagna elettorale è diverso da quello che si usa in Parlamento". Non è quello che fanno tutti i partiti: in campagna elettorale si promettono mari e monti e poi una volta che si va in parlamento si fa concretamente tutt'altro? Staremo a vedere.

 

Postato il 27/09/2017 08:19:09 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Per sconfiggere il terrorismo islamico servono leggi speciali e la mobilitazione dell'Esercito e delle Forze dell'ordine

Da tempo mettiamo in guardia contro la aggressione islamista (islamo-nazista) che ci affronta usando varie tattiche per imporci l’Isla-Vero. Il pericolo di subire nuovi attentati stragisti indiscriminati in Italia è reale: forse è solo questione non di “se” ma di “quando”.

Le tattiche contro il terrorismo islamista qui proposte e rese note, ovviamente salvo altro, potranno intanto accrescere la pubblica e indispensabile consapevolezza del pericolo mortale che, potenzialmente, date le circostanze, purtroppo qualsiasi italiano corre.

In caso di nuovo attacco micidiale sul territorio italiano, la decisione irrevocabile di attuare misure molto severe fino a quando l’ultimo terrorista islamico sia in condizioni di nuocere, dovrà essere debitamente pubblicizzata in Italia, e altresì resa nota a tutti i Paesi del mondo.

 

PROPOSTE PER COMBATTERE E VINCERE

LA GUERRA AL TERRORISMO ISLAMISTA IN ITALIA

 

1* Formare e attrezzare una milizia volontaria nazionale di cittadini consapevoli altamente referenziati e animati da patriottismo, che sorvegli -in borghese- coadiuvando le Forze dell’Ordine, i possibili obiettivi del terrorismo islamista;

 

2* Ritirare tutte le forze militari attualmente di stanza o che stanno per essere inviate in Siria o Iraq o Afghanistan, o in altri Paesi islamici instabili ed ostili, e stanziarle in Patria;

 

3* Revocare tutte le sanzioni contro la Siria al fine di accelerare la vittoria del governo siriano sui “ribelli” del Jihad e cooperare con le forze russe che combattono ISIS, Al Qaeda e i loro complici, alleati, favoreggiatori;

 

4* Esigere ed applicare sanzioni internazionali e ogni altra misura efficace per favorire il rovesciamento definitivo delle dittature wahabite in Arabia Saudita e Qatar, e della dittatura sciita in Iran. Le ricchezze, la formazione ideologica e tattica, le coperture, di quegli Stati sunniti e sciiti retti con sistemi da alto-medioevo incompatibili con la civiltà moderna, sono fondamentali per l’ascesa e l’espansione globale del terrorismo fondamentalista islamico; così l’abbattimento di quei governi tirannici soffocherà l’estremismo degli islamici-veri e il terrorismo islamista globale, ridimensionandolo a una questione di “ordine pubblico” interna a ogni Paese moderno;

 

5* Bandire e smantellare anche con la forza militare, i “Fratelli Musulmani” e tutte le altre organizzazioni terroristiche islamiste, e tutte le istituzioni e organizzazioni dagli stessi gestite o ad essi collegate esistenti in Italia;

 

6* Catturare “a vista” tutti i “foreign-fighters” che ritornano in Italia (e/o in Europa, anche con operazioni coperte) da territori di guerra islamista, identificarli ed estradarli rapidamente senza possibilità di rientro anche con revoca inappellabile della cittadinanza e spoglio/confisca irredimibile di ogni loro diritto e proprietà, affinché siano sottoposti alla giustizia per i propri crimini, in Siria o in Iraq;

 

7* Arrestare, identificare, privare della eventuale cittadinanza e di ogni bene, titolo o diritto civile in Italia, rimpatriare rapidamente tutte le persone che palesino comportamenti islamisti aggressivi, sia di origine immigrata o delle generazioni successive.

 

8* Reintrodurre temporaneamente la pena di morte per responsabilità diretta, concorso, favoreggiamento, aiuto, istigazione ad atti di terrorismo stragista in Italia, sia di matrice “religiosa” che “politica”.

 

I politicanti nostrani si astengano dal commentare. Agiscano invece, e provvedano efficacemente e in tempo utile, come è loro preciso dovere, ad attuare misure valide di protezione.

 

Postato il 24/09/2017 14:15:43 in il polemista polemologo di Giancarlo Matta

La cittadinanza non è un diritto da concedere automaticamente ma una scelta di vita esclusiva da conquistare

(Il Giornale, 24 settembre 2017) - Da ex immigrato diventato orgogliosamente italiano dico che la cittadinanza non è un diritto ma una scelta di vita, da conquistare scalando un percorso in modo consapevole, intenzionale, verificato e meritato. La cittadinanza non è un pezzo di carta ma è l'amore dell'Italia come patria esclusiva, un privilegio che accorda dei diritti solo dopo aver adempiuto ai doveri, a cominciare dalla conoscenza adeguata della lingua italiana, l'apprezzamento della cultura italiana, la condivisione dei valori che sostanziano la civiltà italiana, il rispetto delle leggi italiane, l'ottemperanza delle regole della civile convivenza, la partecipazione fattuale attraverso lo studio o il lavoro alla costruzione di un futuro migliore per gli italiani.

Ecco perché considero sbagliate sia la proposta di legge indicata come «ius soli» sia la legge vigente indicata come «ius sanguinis», perché fondano la concessione della cittadinanza in modo automatico sulla base di parametri quantitativi e formali anziché qualitativi e sostanziali.

Proprio le mie origini egiziane con una madre di pelle nera di origine sudanese, escludono categoricamente che la mia contrarietà allo «ius soli» possa fondarsi su motivazioni razziali. Non condivido affatto coloro che sostengono la tesi della difesa di una presunta «razza italiana». Ma sicuramente oggi più che mai, in quest'Europa decadente, sono favorevole alla mobilitazione popolare per salvaguardare la «civiltà italiana».

Chi invece sostiene che lo «ius soli» sarebbe una questione di «diritto» negato, o è un ingenuo o è in malafede. Considerando che la vera emergenza italiana è il tracollo demografico che si traduce in una popolazione sempre più anziana, lo «ius soli» si prospetta come una tappa ulteriore della strategia mirante a compensare la minor presenza di giovani italiani con giovani stranieri. È una strategia già in atto sia con l'apertura incontrollata delle frontiere (sono circa 604.000 le persone sprovviste di documenti accolte dal 2014), sia con l'accelerazione nella concessione della cittadinanza sulla base della legge vigente (nel 2015-2016 gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana sono stati quasi 400 mila), sia infine promuovendo il «ricongiungimento familiare» che accorda allo straniero la facoltà di far entrare in Italia i familiari se dispone di un lavoro e di una casa.

La prospettiva nei prossimi decenni sarà la sostituzione della popolazione italiana con una umanità meticcia, così come sarà la fine della nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, fagocitati dall'ideologia materialista del globalismo e sottomessi alla tirannia dell'islam, la minaccia più grave che insidia dall'interno l'Europa.

Guai a ripetere gli errori dell'impero romano che, a fronte del calo delle nascite, concesse la cittadinanza romana a tutti i sudditi dell'impero e spalancò le frontiere allo straniero. Dobbiamo escludere qualsiasi automatismo nella concessione della cittadinanza su parametri quantitativi e agevolare gli stranieri che scelgono l'Italia come nuova patria e nuova civiltà in via esclusiva. La cittadinanza deve essere revocabile e non va consentita la doppia cittadinanza. Ma soprattutto dobbiamo colmare il deficit demografico promuovendo la natalità degli italiani autoctoni, aiutando le famiglie, le madri e i giovani italiani, e favorendo il rimpatrio degli italiani emigrati. L'obiettivo deve essere la rigenerazione della nostra popolazione salvaguardando la nostra civiltà.

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Postato il 24/09/2017 08:31:58 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

Il mondo a un passo dalla guerra nucleare. Trump e Kim Jong accusati di essere dei pazzi

Cari amici, il nostro mondo potrebbe essere a un passo da una guerra nucleare senza precedenti. Nel suo recente discorso all'Assemblea Generale dell'Onu il Presidente americano Donald Trump ha minacciato di "distruggere completamente" la Corea del Nord se non rinuncerà al suo programma nucleare.
Il dittatore nord-coreano Kim Jong Un gli ha risposto anche lui con la minaccia atomica: "A questo punto non c'è una sola risposta. Lo domerò con il fuoco. Stiamo pensando a fare esplodere una bomba all'idrogeno nel Pacifico".

In parallelo si è scatenata una guerra psicologica tesa a screditare i due leader, mettendo in discussione la loro sanità mentale. Trump con un tweet ha scritto: "Kim Jong Un della Corea del Nord, che è ovviamente un pazzo cui non dispiace affamare o uccidere il suo popolo, sarà messo alla prova come mai prima!".
Il dittatore nord-coreano ha detto: "Il presidente Donald Trump è inadatto a governare come supremo comandante di un Paese, ed è sicuramente un bandito e un gangster al quale piace giocare con il fuoco, più che un politico".
A dar man forte al dittatore nord-coreano è intervenuto il settimanale americano Newsweek che ha dedicato la copertina a Trump con il titolo "Insane in the membrane": un pazzo fuori di testa, un cervello bacato. Il presidente americano è immortalato di profilo, in bianco e nero. Nel sottotitolo Newsweek ha scritto: "Come la destra ha perso la testa, venduto la sua anima e appoggiato Donald Trump".

Cari amici, assistiamo impotenti e inerti a questa guerra psicologica auspicando che non si scateni mai la guerra nucleare che potrebbe rivelarsi la più devastante in tutta la storia dell'umanità.

Postato il 22/09/2017 15:23:36 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

L'Europa sdogana il terrorismo e si sottomette all'islam

(Il Giornale, 17 settembre 2017) - Il fatto che l'attentato alla metropolitana di Londra di venerdì 15 settembre, tramite un ordigno esplosivo che a causa del malfunzionamento ha provocato «solo» 29 feriti, oltretutto «non gravi», ha determinato la scelta dei politici di mantenere un basso profilo e della stampa di non riservargli il titolo di apertura che sarebbe stato certo qualora ci fossero stati dei morti.

Significa che ormai il terrorismo islamico viene equiparato alla criminalità comune e, così come accade con i fatti di cronaca, il rilievo della notizia è subordinato all'ammontare delle vittime e all'entità dei danni. È come se fosse stato politicamente e mediaticamente sdoganato, concepito come un fatto ordinario della nostra vita, una realtà eversiva a cui dobbiamo rassegnarci.

La verità è che non si tratta di una scelta consapevole ma di un atto che quest'Europa sta subendo perché, di fatto, più che delle bombe ha paura della reazione dei musulmani, e ancor di più, di guardare in faccia la realtà dell'islam. Lo si tocca con mano dall'estrema prudenza, per non dire reticenza, con cui si ammette la matrice islamica degli attentati, senza mai palesare il concetto di «terrorismo islamico». E dalla fretta ossessiva con cui si assolve incondizionatamente l'islam reiterando la tesi del tutto ideologica secondo cui «nessuna religione legittima il terrorismo». In parallelo si esibisce il teatrino dell' «islam moderato», sollecitando gli imam e le cosiddette «comunità islamiche» a condannare genericamente «il terrorismo». 

In cambio quest'Europa ha già legittimato acriticamente l'islam come religione. Così come promuove l'islamizzazione del proprio territorio favorendo la crescita demografica dei musulmani, consentendo la proliferazione di moschee, scuole coraniche, tribunali sharaitici, enti assistenziali e finanziari islamici, codificando il reato di «islamofobia». Infine assiste inerte alla scalata dei cittadini musulmani alle istituzioni pubbliche anche se si tratta di integralisti che sfruttano la democrazia per imporre la sharia.

Tornando all'attentato alla metropolitana di Londra, è del tutto evidente che la sua finalità non è militare ma psicologica. Nessuno potrebbe illudersi che l'Europa possa essere sconfitta massacrando dieci, cento o mille europei. Ma il terrorismo islamico ritiene di poterci sconfiggere nel momento in cui la paura sarà a tal punto radicata in ciascuno di noi che finiremo per subire senza reagire, per sottometterci all'islam senza combattere.

Ebbene se ad ogni attentato noi legittimiamo sempre di più l'islam e consolidiamo il potere di imam, moschee, finanza e rappresentanti islamici in seno alle nostre istituzioni, di fatto il terrorismo islamico emerge come la causa principale del loro successo. Dobbiamo prendere atto che il terrorismo islamico è funzionale alla crescita dell'islamizzazione dell'Europa per via democratica. Di questo passo l'Europa che annuncerà di aver sconfitto il terrorismo islamico sarà un'Europa islamizzata.

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Postato il 17/09/2017 07:23:16 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

L'obiettivo vero del terrorismo islamico è di radicare in noi la paura. Dobbiamo combattere per sconfiggerlo

Cari amici, l'ennesimo attentato terroristico a Londra, finora senza rivendicazione anche se non ci sono dubbi sulla sua matrice islamica, non deve portarci a sminuirne la gravità per il fatto che al momento si contano "solo" 22 feriti. 

Dobbiamo aver chiaro che il terrorismo islamico, ormai autoctono ed endogeno essendo l'Europa diventata una "fabrica del terrorismo", ha un obiettivo psicologico non militare. Il ricorso a esplosivi artigianali, ai coltelli o ai camion, evidenzia che lo scopo è di inculcare in noi la paura. I terroristi islamici sono consapevoli che non potrebbero mai sconfiggere militarmente gli eserciti europei. Ma contano di sconfiggerci nel momento in cui la paura sarà a tal punto radicata in noi che finiremo per subire senza reagire, per farci sottomettere senza combattere.

Detto ciò è del velleitario il messaggio ufficiale dei governi europei con cui si invitano i cittadini a non cambiare le proprie abitudini per non piegarsi alla paura costi quel costi. È troppo facile a dirsi da parte di chi abitualmente non usa la metropolitana, non frequenta i supermercati e non passeggia nelle piazze pubbliche.

Cari amici, gli Stati hanno il dovere di reprimere il terrorismo islamico contrapponendo la forza legittima alla violenza criminale di chi disconosce il valore della sacralità della vita di tutti. Stiamo subendo una guerra. E in questa guerra noi dobbiamo combattere per salvaguardare il nostro inalienabile diritto alla vita, alla dignità e alla libertà.

 

Postato il 15/09/2017 16:14:08 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il testamento di Oriana Fallaci: "Siamo in guerra: vogliamo mettercelo in testa, sì o no?!? E in guerra si piange, si muore. Punto e basta"

Cari amici, oggi ricorre l’undicesimo anniversario della morte di Oriana Fallaci. Avrò l’immensa gioia di partecipare alle ore 17 a Grosseto alla cerimonia di intitolazione di una via a Oriana Fallaci.

Che cosa direbbe oggi Oriana se fosse ancora in vita in mezzo a noi? Dal mio libro “Io e Oriana” vi ripropongo l’ultimo articolo pubblicato da Oriana sul “Corriere della Sera” il 16 luglio 2005, dal titolo “Il nemico che trattiamo da amico”. Può essere considerato il suo testamento. È incredibilmente attuale, le sue parole potrebbero essere state scritte oggi.

In sostanza non è cambiato nulla. Nulla. Dall'antiamericanismo all'antioccidentalismo al filoislamismo, tutto continua come prima. (…)  

Sono quattr'anni che dico. Che mi scaglio contro il Mostro deciso ad eliminarci fisicamente e insieme ai nostri corpi distruggere i nostri principii e i nostri valori. La nostra civiltà. Sono quattr'anni che parlo di nazismo islamico, di guerra all'Occidente, di culto della morte, di suicidio dell'Europa. Un'Europa che non è più Europa ma Eurabia e che con la sua mollezza, la sua inerzia, la sua cecità, il suo asservimento al nemico si sta scavando la propria tomba. Sono quattr'anni che come una Cassandra mi sgolo a gridare «Troia brucia, Troia brucia» e mi dispero sui Danai che come nell'Eneide di Virgilio dilagano per la città sepolta nel torpore. Che attraverso le porte spalancate accolgono le nuove truppe e si uniscono ai complici drappelli. Quattr'anni che ripeto al vento la verità sul Mostro e sui complici del Mostro cioè sui collaborazionisti che in buona o cattiva fede gli spalancano le porte. Che come nell'Apocalisse dell'evangelista Giovanni si gettano ai suoi piedi e si lasciano imprimere il marchio della vergogna. Incominciai con «La Rabbia e l'Orgoglio». Continuai con «La Forza della Ragione». Proseguii con «Oriana Fallaci intervista sé stessa» e con «L' Apocalisse». E tra l'uno e l'altro la predica «Sveglia, Occidente, sveglia». (...)

Continua anche la fandonia dell'Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell'integrazione, la farsa del pluriculturalismo. Vale a dire delle moschee che esigono e che noi gli costruiamo. (...) 

Continua la Political Correctness dei magistrati sempre pronti a mandare in galera me e intanto ad assolvere i figli di Allah. A vietarne l'espulsione, ad annullarne le (rare) condanne pesanti, nonché a tormentare i carabinieri o i poliziotti che con loro gran dispiacere li arrestano. (…) 

Continua anche la panzana che l'Islam è una religione di pace, che il Corano predica la misericordia e l'amore e la pietà. Come se Maometto fosse venuto al mondo con un ramoscello d'ulivo in bocca e fosse morto crocifisso insieme a Gesù. Come se non fosse stato anche lui un tagliateste e anziché orde di soldati con le scimitarre ci avesse lasciato san Matteo e san Marco e san Luca e san Giovanni intenti a scrivere gli Evangeli. (…)

Continua anche la frottola dell'Islam vittima-dell'Occidente. Come se per quattordici secoli i musulmani non avessero mai torto un capello a nessuno e la Spagna e la Sicilia e il Nord Africa e la Grecia e i Balcani e l'Europa orientale su su fino all'Ucraina e alla Russia le avesse occupate la mia bisnonna valdese. Come se ad arrivare fino a Vienna e a metterla sotto assedio fossero state le suore di sant'Ambrogio e le monache Benedettine. (…) 

Continua anche la frode o l'illusione dell'Islam Moderato. Con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un'esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in paesi lontani. Bé, il nemico non è affatto un'esigua minoranza. E ce l'abbiamo in casa. (…) Ce l'abbiamo in casa da oltre trent'anni, perdio. Ed è un nemico che a colpo d'occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all'occidentale, e secondo i suoi complici in buona o in malafede perfettamente-inserito-nel-nostro-sistema-sociale. Cioè col permesso di soggiorno. Con l'automobile. Con la famiglia. (…)  E' un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità. Tale intensità che verrebbe spontaneo gridargli: se siamo così brutti, così cattivi, così peccaminosi, perché non te ne torni a casa tua? Perché stai qui? Per tagliarci la gola o farci saltare in aria? (…)  

Un nemico, inoltre, che in nome dell'umanitarismo e dell'asilo politico (ma quale asilo politico, quali motivi politici?) accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di Accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più dove metterlo. Un nemico che in nome della «necessità» (ma quale necessità, la necessità di riempire le strade coi venditori ambulanti e gli spacciatori di droga?) invitiamo anche attraverso l'Olimpo Costituzionale. «Venite, cari, venite. Abbiamo tanto bisogno di voi». Un nemico che per partorire non ha bisogno della procreazione assistita, delle cellule staminali. Il suo tasso di natalità è così alto che secondo il National Intelligence Council alla fine di quest'anno la popolazione musulmana in Eurabia risulterà raddoppiata. Un nemico che le moschee le trasforma in caserme, in campi di addestramento, in centri di reclutamento per i terroristi, e che obbedisce ciecamente all'imam (però guai se arresti l'imam). (...)

L'Islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani. E' incompatibile col concetto di civiltà. (...)

Continua anche l'indulgenza che la Chiesa Cattolica (del resto la maggiore sostenitrice del Dialogo) professa nei riguardi dell'Islam. Continua cioè la sua irremovibile irriducibile volontà di sottolineare il «comune patrimonio spirituale fornitoci dalle tre grandi religioni monoteistiche». Quella cristiana, quella ebraica, quella islamica. Tutte e tre basate sul concetto del Dio Unico, tutte e tre ispirate da Abramo. Il buon Abramo che per ubbidire a Dio stava per sgozzare il suo bambino come un agnello. Ma quale patrimonio in comune?!? Allah non ha nulla in comune col Dio del Cristianesimo. Col Dio padre, il Dio buono, il Dio affettuoso che predica l'amore e il perdono. Il Dio che negli uomini vede i suoi figli. Allah è un Dio padrone, un Dio tiranno. Un Dio che negli uomini vede i suoi sudditi anzi i suoi schiavi. Un Dio che invece dell'amore insegna l'odio, che attraverso il Corano chiama cani-infedeli coloro che credono in un altro Dio e ordina di punirli. Di soggiogarli, di ammazzarli. Quindi come si fa a mettere sullo stesso piano il cristianesimo e l'islamismo, come si fa a onorare in egual modo Gesù e Maometto?!? (…)

Naturalmente capisco che la filosofia della Chiesa Cattolica si basa sull'ecumenismo e sul comandamento Ama-il-nemico-tuo-come-te-stesso. Che uno dei suoi principii fondamentali è almeno teoricamente il perdono, il sacrificio di porgere l'altra guancia. (Sacrificio che rifiuto non solo per orgoglio cioè per il mio modo di intendere la dignità, ma perché lo ritengo un incentivo al Male di chi fa del male). Però esiste anche il principio dell'autodifesa anzi della legittima difesa, e se non sbaglio la Chiesa Cattolica vi ha fatto ricorso più volte. Carlo Martello respinse gli invasori musulmani alzando il crocifisso. Isabella di Castiglia li cacciò dalla Spagna facendo lo stesso. E a Lepanto c'erano anche le truppe pontificie. A difendere Vienna, ultimo baluardo della Cristianità, a romper l'assedio di Kara Mustafa, c'era anche e soprattutto il polacco Giovanni Sobienski con l'immagine della Vergine di Chestochowa. E se quei cattolici non avessero applicato il principio dell'autodifesa, della legittima difesa, oggi anche noi porteremmo il burka o il jalabah. (...)

La strage toccherà davvero anche a noi, la prossima volta toccherà davvero a noi? Oh, sì. Non ne ho il minimo dubbio. Non l'ho mai avuto. Anche questo lo dico da quattro anni. E aggiungo: non ci hanno ancora attaccato in quanto avevano bisogno della landing-zone, della testa di ponte, del comodo avamposto che si chiama Italia. Comodo geograficamente perché è il più vicino al Medio Oriente e all'Africa cioè ai paesi che forniscono il grosso della truppa. Comodo strategicamente perché a quella truppa offriamo buonismo e collaborazionismo, coglioneria e viltà. Ma presto si scateneranno. (...)

Detesto fare la Cassandra. La profetessa. Non sono una Cassandra, non sono una profetessa. Sono soltanto un cittadino che ragiona e ragionando prevede cose che secondo logica accadranno. Ma che ogni volta spera di sbagliarsi e, quando accadono, si maledice per non aver sbagliato. (…) Non possiamo scappare o alzare bandiera bianca. Possiamo soltanto affrontare il mostro con onore, coraggio, e ricordare quel che Churchill disse agli inglesi quando scese in guerra contro il nazismo di Hitler. Disse: «Verseremo lacrime e sangue». Oh, sì: pure noi verseremo lacrime e sangue. Siamo in guerra: vogliamo mettercelo in testa, sì o no?!? E in guerra si piange, si muore. Punto e basta. 

 

Postato il 15/09/2017 10:30:46 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Oggi a Grosseto per l'intitolazione di una via a Oriana Fallaci

 

 

Buongiorno amici. Oggi alle ore 17 parteciperò a Grosseto, nella Sala del Consiglio comunale in Piazza Duomo 1, a una cerimonia di intitolazione di via IV Novembre a Oriana Fallaci. Parlerò del mio rapporto con Oriana Fallaci descritto nel mio libro «Io e Oriana». 

Interverranno il Sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, l'assessore ai Servizi demografici Giacomo Cerboni, e il consigliere comunale Olga Ciaramella. Chiuderà l'incontro il fotoreporter Gianfranco Jacopo Iacopozzi.

Vi ripropongo la dedica a Oriana Fallaci pubblicata nel mio libro «Io e Oriana».

 

Grazie Oriana 

Se per miracolo o magia dovessi rincontrarti

ti abbraccerei forte fissandoti negli occhi

per rassicurarmi della straordinaria vitalità

concentrata in quel fascio di luce 

che non si è mai spento 

perché non ti sei mai arresa.

Mi sentirei confortato

perché sei più che mai viva dentro di noi

faro di verità che ci illumina

bandiera di libertà che ci guida. 

Quanta ragione avevi Oriana! 

Io non ti dimenticherò mai. 

Grazie Oriana. 

 

 

Postato il 15/09/2017 08:22:40 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Dal tracollo della Lehmans Brothers al colpo di stato finanziario di Napolitano-Monti

Buongiorno amici. Nove anni fa, nella notte tra il 14 e il 15 settembre 2008, fallì la banca d'affari americana Lehman Brothers. Si tratta della più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti, denunciando debiti per 613 miliardi di dollari e debiti obbligazionari di 155 miliardi di dollari, a fronte di attività di 639 miliardi di dollari.

Il tracollo della Lehman Brothers ci fece scoprire la realtà del denaro virtuale, del tutto sconnesso dall'economia reale, frutto della speculazione di denaro su denaro, il cui ammontare a livello globale fu stimato all'epoca in 787.000 miliardi di dollari, pari a dodici volte il Pil (Prodotto interno lordo) mondiale, cioè pari a dodici volte il valore dei beni e dei servizi prodotti dalle economie reali.

Siamo di fronte alla cosiddetta "finanziarizzazione dell'economia" che si traduce nel fatto che la ricchezza non si sostanzia più di beni e servizi che si possiedono o producono, ma bensì di denaro, a prescindere dal fatto che il denaro sia virtuale o espressione dell'economia reale.

Ebbene chi detiene questo denaro virtuale, per poterlo riciclare sostanziandolo in beni e servizi dell'economia reale, in un contesto dove l'ammontare del denaro virtuale è pari a dodici volte il Pil mondiale, deve di fatto governare il mondo e controllare i governi dei paesi del mondo. 

Il risultato è l'imposizione di un Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla finanza speculativa globalizzata e di dittature finanziarie nei singoli Stati. In Italia abbiamo subito un vero e proprio colpo di stato finanziario nel novembre 2011 con l'avvento al potere di Mario Monti, calato dall'alto da Giorgio Napolitano, estromettendo il capo del governo Berlusconi a suon di impennate dello spread, causando alle sue società quotate in borsa una perdita di un miliardo di euro. 

Cari amici, noi abbiamo il dovere di liberarci di questa dittatura finanziaria e di riscattare un sistema di sviluppo che metta al centro l'economia reale, più in generale che metta al centro la persona anziché la moneta. Andiamo avanti. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

 

Postato il 14/09/2017 12:53:37 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Undici anni fa Benedetto XVI a Ratisbona fu condannato per aver detto la verità in libertà su Maometto

Cari amici, undici anni fa, il 12 settembre 2006 Papa Benedetto XVI subì una vera e propria guerra verbale, diplomatica e terroristica semplicemente per aver detto la verità in libertà su Maometto, nel contesto di una Lectio Magistralis pronunciata nell’Università tedesca di Ratisbona, la cui tesi principale è che una vera fede non può essere in contrasto con la ragione.

Vi ripropongo la mia considerazione su quello storico evento pubblicato nell’Introduzione del mio nuovo libro «Maometto e il suo Allah».

Guai a dire la verità storica su Maometto. La durissima reazione alla conferenza tenuta dal Papa Benedetto XVI nell'Università di Ratisbona il 12 settembre 2006, di totale condanna da parte dei musulmani e di accesa critica da parte dei laici e persino dei cristiani d'Occidente, ha rappresentato un evento storico che evidenzia il fatto che ormai l'Occidente si è auto-imposto di non criticare l'islam a prescindere dai suoi contenuti violenti, rinunciando aprioristicamente a essere pienamente se stesso dentro casa propria come depositario dei valori inviolabili della vita, della dignità e della libertà, ciò che si traduce nella effettiva sottomissione all'islam. 

Nella sua Lectio Magistralis dal titolo «Fede, ragione e università - Ricordi e riflessioni», Benedetto XVI sostenne la tesi dell'indissolubilità tra fede e ragione, specificando che una vera fede non può essere contraria alla ragione, che sottintende la concordanza della dimensione trascendente di Dio con la dimensione terrena della persona umana. 

«Dio non si compiace del sangue, non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia. Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte.»

Ebbene la guerra verbale, diplomatica, ma anche violenta e terroristica che esplose, fu dovuta specificatamente al fatto che il Papa evocò una breve dichiarazione critica su Maometto, fatta dall'imperatore bizantino Manuele II Paleologo nel corso di un dialogo con un persiano musulmano su cristianesimo e islam, svoltosi probabilmente durante l'assedio di Costantinopoli tra il 1394 e il 1402. 

«Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava.» 

Per aver detto la semplice, oggettiva e assoluta verità in libertà, Benedetto XVI si ritrovò ad essere bersaglio di una guerra politica con il richiamo di ambasciatori dei paesi islamici accreditati presso lo Stato del Vaticano e la richiesta di pubbliche scuse, di una guerra religiosa con la condanna da parte delle autorità religiose islamiche, di una guerra mediatica con una incredibile mobilitazione dei mezzi di comunicazione contro il Pontefice, di una guerra terroristica con la distruzione di chiese, uccisione di cristiani, minacce di morte al Papa. 

Ma anche personalità di spicco della Chiesa cattolica criticarono il Papa. La critica apparentemente pacata ma di fatto la più grave gli fu rivolta dal cardinale Carlo Maria Martini, gesuita come l'attuale Papa Francesco, secondo cui le parole di Benedetto XVI erano «inopportune». Ebbene il sottinteso è che ormai, anche dentro casa nostra, in quest'Europa che è stata la culla della democrazia e la patria dei diritti fondamentali della persona tra cui primeggia la libertà d'espressione, ci siamo auto-imposti la censura preventiva nei confronti dell'islam, per cui si può dire la verità su Maometto solo se è «opportuno» dirla, mentre è preferibile non dire la verità su Maometto se è «inopportuno». Di fatto il non poter dire la verità in libertà dentro casa nostra su Maometto e sull'islam è la morte interiore, ancora peggiore della morte fisica, perché è come morire ogni giorno spogliati della nostra dignità e libertà.

 

 

Postato il 12/09/2017 17:28:38 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Padre Henri Boulad - Io accuso l’islam di essere la causa del terrorismo e accuso la Chiesa di essersi arresa all’islam

Io accuso l’islam di essere la causa dell’attuale barbarie e di tutti gli atti di violenza commessi in nome della fede islamica.

Non accuso i musulmani, che per lo più sono persone pacifiche, amabili e amichevoli, ma l’islam in quanto ideologia politica. Tra i fedeli musulmani – nostri fratelli umani – ho innumerevoli amici, fedeli e irreprensibili, che auspicano essi stessi un islam umanista e pacificato. Molti musulmani – come pure ex-musulmani – non sono responsabili di questa barbarie in nome di Dio. Non sono quindi queste persone coloro che sto accusando… ma l’islam in quanto tale.

E non accuso nemmeno i terroristi né il terrorismo. E neppure unicamente i Fratelli Musulmani o la nebulosa di gruppuscoli gravitanti attorno a questa confraternita jihadista e violenta. Come pure non accuso né l’islamismo né l’islam politico e radicale.

Accuso semplicemente l’islam, che, per sua natura, è al contempo politico e radicale.

Come già scrissi oltre venticinque anni fa, l’islamismo è l’islam senza veli, in tutta la sua logica e il suo rigore. È presente nell’islam come il pulcino nell’uovo, il frutto nel fiore, l’albero nel seme. Esso è portatore di un progetto di società volto a stabilire un califfato mondiale, fondato sulla sharia, unica legge legittima, poiché divina. Si tratta di un progetto universale e globalizzante: totale, totalizzante e totalitario.

L’islam è contemporaneamente religione, stato e società: din wa-dawla. Ed è infatti così che è sempre stato, sin dalle sue origini più remote.

Con il passaggio da Mecca a Medina (l’Egira), l’islam passò dallo status di religione a quello di stato teocratico. Questo fu anche il momento in cui Muhammad cessò di essere un semplice capo religioso per divenire comandante militare, governante e leader politico. Religione e politica divennero così legate indissolubilmente: “L’islam è politica o nulla” (Imam Rouhollah Khomeini).

Accuso di deliberata menzogna coloro che pretendono che le atrocità commesse da musulmani «non abbiano nulla a che spartire con l’Islam». È infatti proprio in nome del Corano e delle sue precise ingiunzioni che questi crimini vengono perpetrati. Il solo fatto che l’appello alla preghiera e l’incitazione all’uccisione degli infedeli siano preceduti dal medesimo grido “Allah-u-akbar” (Dio è il più grande) è altamente significativo.

Accuso i sapienti dell’islam del decimo secolo di avere promulgato decreti – divenuti ormai irreversibili – che hanno condotto l’islam nelle secche odierne.

Il primo di questi decreti – quello «dell’abrogante e dell’abrogato» – consiste nel dare priorità ai versetti medinesi, latori di violenza e intolleranza, a detrimento dei versetti meccani, invitanti alla pace e alla concordia.

Al fine di rendere irreversibile tale disposizione, vennero promulgati altri due decreti: quello di dichiarare il Corano «parola increata di Allah», e dunque immutabile, e quello di interdire ogni ulteriore sforzo interpretativo, dichiarando «definitivamente chiusa la porta dell’ijtihad (sforzo di riflessione)». La sacralizzazione di queste decisioni ha fossilizzato il pensiero islamico e contribuito a mantenere i Paesi islamici in uno stato di stagnante arretratezza cronicizzata.

Accuso l’islam di essersi arenato in un dogmatismo, da cui non riesce a uscire: auto-imprigionatosi nella trappola del rancore, accusa l’intera umanità delle proprie sconfitte, in un’opera di vittimizzazione e auto giustificazione.

Accuso al-Azhar, in teoria incarnazione dell’islam moderato, di alimentare uno spirito di odio, fanatico e intollerante, presso i milioni di studenti e imam provenienti dal mondo intero per formarsi presso le sue istituzioni. Al-Azhar così è divenuta una della principali fonti del terrorismo nel pianeta.

Accuso al-Azhar per il rifiuto sistematico di riformare i suoi programmi e i suoi manuali scolastici e universitari. Nonostante le reiterate richieste del Presidente egiziano al-Sisi di purgare tutti i testi incitanti all’odio, alla violenza e alla discriminazione, nulla ancora è stato realizzato.

Accuso al-Azhar per il suo rifiuto di condannare lo Stato Islamico (Daesh) e l’islamismo salafita/wahhabita, prova di una reale prossimità con il terrorismo.

Accuso il Grande Imam di al-Azhar, lo sheikh Ahmad al-Tayyeb, nonostante molti anni di studi a Parigi e una tesi dottorale sostenuta alla Sorbonne, di persistere nel conformarsi alle correnti oscurantiste e retrograde, mentre da parte sua ci si attendeva la promozione di un pensiero innovatore in seno a questa istituzione venerabile. Al contrario, egli ha ristabilito testi incitanti alla violenza e all’intolleranza nei testi scolastici e universitari delle istituzioni legate ad al-Azhar, malgrado alcuni fossero stati già scartati dal suo predecessore, lo sheikh Muhammad Tantawi.

Accuso al-Azhar di non ricorrere ai «nuovi pensatori islamici» di Oriente e di Occidente, al fine di intraprendere con loro una profonda riforma dell’islam.

Accuso le grandi Nazioni occidentali che, pretendendo di difendere i valori di libertà, democrazia e inerenti ai diritti dell’essere umano, collaborano invece attivamente con un islam fondamentalista per gretti interessi economici e finanziari.

Accuso l’Occidente di aver inventato con gli islamisti il mendace concetto di «islamofobia» per tacitare ogni critica in relazione all’islam.

Accuso non poche dirigenze europee di cedere alle rivendicazioni liberticide di un islam di ora in ora più aggressivo e con sempre maggiori pretese, il cui scopo chiaramente proclamato è la pura e semplice conquista dell’Occidente. Queste stesse dirigenze tradiscono così i loro popoli e svendono il loro patrimonio storico. In nome di un’ideologia multiculturalista, di un universalismo selvaggio e di aperture senza limite alcuno, costoro contribuiscono alla rovina di un grandioso lascito di civiltà e cultura.

Accuso il lassismo di una certa sinistra liberale, incapace in Francia di imporre le leggi della Repubblica a una minoranza che avversa ogni tentativo di integrazione. Le dirigenze, asservite per interessi elettorali a banlieues pronte a esplodere, hanno preso parte al degrado sociale dei «quartieri perduti della Repubblica», il che equivale alla capitolazione dello Stato.

Accuso la Chiesa Cattolica di portare avanti con l’Islam un «dialogo» fondato su compiacenza, compromessi e doppiezza. Dopo oltre mezzo secolo di iniziative unilaterali, siffatto monologo è oggi a un punto morto. Cedendo al «politicamente corretto», e con il pretesto di non offendere l’interlocutore musulmano in nome della «convivenza», si fa ben attenzione a evitare le questioni spinose e vitali. Ogni dialogo verace inizia con la verità.

Accuso i principali media di manipolazione e di falsità, offrendo una lettura distorta del reale, fornendo cifre tendenziose, statistiche falsate e «sondaggi» truccati. Questa sistematica disinformazione calpesta la deontologia e l’etica più elementari per gli interessi di grandi gruppi finanziari che li sovvenzionano, dettando le linee editoriali.

Anziché indignarsi per gli atti di terrorismo, sempre più frequenti, è giunta l’ora di fronteggiare la «reale» realtà, osando ricorrere alla parola giusta.

È giunta l’ora di riconsiderare il problema posto dall’islam senza tergiversare, senza paura e senza indulgenza. Il politichese e il relativismo conducono solo al peggio. Gli Stati occidentali hanno l’obbligo morale e legale di preservare la loro integrità territoriale, il loro stile di vita, la loro cultura e i loro valori in relazione a un islam bellicoso e dichiaratamente ostile alla civiltà occidentale.

I musulmani che non si riconoscono in questo deflagrare di odio e di violenza si confrontino con acribia, senza infingimenti e pregiudizi, con loro stessi, con i loro testi fondativi, con la loro storia, come pure con la loro odierna, tragica situazione nel mondo. Piuttosto di promuovere un dialogo tra cristianesimo e islam, o tra islam e Occidente, urge la promozione di riforme e dialogo intra-islamici. Che i musulmani possano riconoscere che il loro problema è endogeno, avendo il coraggio di affrontarlo in piena lucidità e umiltà, cessando di mettere la testa sotto la sabbia.

È giunto il tempo di superare le etichette di sinistra e destra, progressista e conservatore, socialista e democratico, repubblicano e liberale, di giudeo-cristiano e musulmano, al fine di trovare tra tutti gli esseri umani una base comune di valori e principi. Ora, personalmente non riconosco una base simile se non nella Carta Universale dei Diritti dell’Uomo, promulgata dall’ONU nel 1948, che tutti i Paesi arabi e musulmani hanno rifiutato di sottoscrivere nella sua interezza.

È giunto il tempo di porre l’Essere Umano al centro della discussione, in una comune ricerca della verità. Poiché «la verità e l’amicizia ci sono ugualmente care, è sacro dovere tuttavia accordare la preferenza alla verità» (Aristotele, Etica Nicomachea, I, 4, 1096 a 13).

Unicamente un vero confronto con il reale permetterà che «amore e verità si incontrino di nuovo… che giustizia e pace si abbraccino» (Salmo 85, 11).

 

 

Postato il 12/09/2017 09:48:39 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Sedici anni dopo l'11 settembre l'Occidente ha paura di guardare in faccia il vero nemico: l'islam, non i singoli terroristi

Buongiorno amici. Sedici anni dopo, l'Occidente non ha ancora imparato la lezione dell'11 settembre 2001. Il più clamoroso e più sanguinoso attentato terroristico della storia contemporanea non ci ha insegnato ciò che è l'essenza della guerra scatenata da cellule di aspiranti suicidi-omicidi votati al martirio per conquistare il Paradiso di Allah. 

Ad oggi chi è preposto a gestire la sicurezza in Italia, in Europa e in Occidente non ha capito che l'arma vera del terrorismo islamico non sono le bombe, i Kalashnikov o le cinture esplosive, ma è il lavaggio di cervello che trasforma le persone in robot della morte. Ci si limita a ricercare, arrestare, espellere potenziali terroristi colti in flagranza di reato. Che significa limitarsi a interagire e a scalfire la punta dell'iceberg senza rimuovere l'iceberg, che è la fabbrica del terrorismo dove si pratica il lavaggio di cervello attingendo a piene mani da ciò che Allah prescrive nel Corano e da ciò che ha detto e ha fatto Maometto. 

Fino a quando non si avrà l'onestà intellettuale e il coraggio umano di prendere atto che il nemico da combattere è l'islam come religione e non i musulmani come persone, l'Occidente sarà destinato a perdere la guerra scatenata dal terrorismo islamico ormai autoctono ed endogeno. 

Le due Torri gemelle abbattute e i tremila morti hanno raggiunto l'obiettivo di radicare in noi la paura di guardare in faccia la radice del male: l'islam. Ecco perché ad oggi il terrorismo islamico è vincente e noi siamo perdenti. La nostra sconfitta non è di natura militare perché l'obiettivo del terrorismo islamico non è militare, ma è di natura ideologica perché di fatto ci stiamo sottomettendo all'islam legittimandolo come religione pur essendo del tutto incompatibile con le nostre leggi laiche, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori che sostanziano la nostra civiltà, a partire dalla sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e la donna, la libertà di scelta personale.

 

Postato il 11/09/2017 14:03:05 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam