Noi italiani non ci meritiamo l’umiliazione di un governo contronatura

Buongiorno amici. Così come la responsabilità nei confronti dei figli non potrebbe essere affidarli a una famiglia contronatura, formata da due padri o da due madri, la responsabilità nei confronti degli italiani non può essere imporre loro un governo contronatura, formato da soggetti politici contrapposti, il M5S e la Lega, violando i propri contenuti programmatici e tradendo la fiducia dei propri elettori. 
Lo dico con il cuore in mano agli amici della Lega: il governo non è la somma di numeri anche se incompatibili, ma è l’unione di idee, valori e prospettiva compatibili. 
Sinceramente, come cittadino orgogliosamente italiano che ama l’Italia, mi sento immensamente offeso dall’idea che un semi-analfabeta che non sa neppure parlare correttamente l’italiano, che non ha mai assunto ruoli di responsabilità in un’azienda o in un’amministrazione, che non ha maturato data la giovane età un’adeguata esperienza nemmeno in seno alla scuola della vita, possa diventare il Presidente del Consiglio o il Ministro degli Esteri. Noi italiani non ci meritiamo una simile umiliazione. E a chi mi dice che il trentunenne Luigi Di Maio e l’esercito degli illustrissimi parlamentari del M5S sono stati eletti da 11 milioni di italiani, rispondo che anche Hitler e Mussolini furono eletti dai tedeschi e dagli italiani, ma non per questo li si deve accettare costi quel che costi. 

Postato il 10/05/2018 09:01:25 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

La libertà d'informazione è morta. Siamo sottomessi a una dittatura mediatica imposta da chi ci governa, con una stampa omologata e giornalisti tuttologi e tuttofare, precari e sottopagati

Cari amici, ieri si è celebrata la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa. Secondo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il male di fondo che minaccerebbe la libertà di stampa sarebbe «una nuova stagione di violenze contro la stampa, in Italia, in Europa, nel mondo. Ancora oggi aggressioni e intimidazioni minacciano il lavoro di quei cronisti che non si piegano alla logica di interessi e poteri illegali e della criminalità, recando così un contributo rilevante alla causa della democrazia.» 
La minaccia evocata da Mattarella, secondo l'organizzazione Reporters sans frontières (Rsf), si traduce in 29 giornalisti e operatori dei media uccisi nel mondo dall'inizio del 2018. Sempre secondo Rsf l'Italia si colloca al 77esimo posto su 180 Stati nella classifica concernente la libertà di stampa nel mondo. Ma anche in questo caso il declassamento dell'Italia si deve al fatto che in Italia ci sono «fra i 30 e i 50 giornalisti» sotto protezione delle forze dell'ordine per minacce di morte o intimidazioni.  

Sia Mattarella sia Rfs, consapevolmente o meno, comunque irresponsabilmente danno una rappresentazione fuorviante dello stato della libertà di stampa in Italia e più in generale in Europa. La verità è che non esiste più la libertà di stampa non per le minacce dei poteri illegali e della criminalità, ma per una strategia deliberata, pianificata e attuata dai poteri che ci governano, quindi dai poteri formalmente legali ma di fatto poteri dittatoriali. La verità è che siamo sottomessi ad un lavaggio di cervello, indottrinati, plagiati, raggirati da un'informazione intenzionalmente mistificata e ideologizzata, siamo bombardati da notizie false anche se verosimili. La verità è che gli stessi poteri finanziari ed economici sono riusciti a imporre una dittatura mediatica e informatica controllando le maggiori testate e i principali siti d'informazione o di ricerca di contenuti attinenti alla conoscenza intesa in senso lato, somministrandoci un'informazione omologata e omogeneizzata. La verità è che i cittadini hanno una crescente difficoltà a disporre di una corretta rappresentazione della realtà, sono sempre più confusi e incerti su ciò che accade dentro casa nostra e tutt'intorno a noi. La verità è che il venir sempre meno della certezza della realtà, che è di per sé un fatto negativo, ha finito per essere trasformato in un fenomeno concepito positivamente come il «relativismo». La verità è che oggi gran parte di noi non crede più che esista la nozione stessa di verità e, di conseguenza, anche sul piano dell'informazione ci rassegniamo al fatto che ciascuno può rappresentare arbitrariamente in modo diverso o anche contrapposto la stessa realtà. 
La conseguenza è che sempre più cittadini non leggono più i giornali e non seguono più i telegiornali. Perché l'informazione è sempre più screditata. Più che informazione si è ridotta a essere spettacolo, dove il protagonista non sono più i detentori del sapere ma il giornalista o il conduttore che impone la «linea editoriale», cioè ottempera agli ordini del padrone. Il risultato è che la professione giornalistica si è sempre più degradata in tutti i sensi, sia sul piano della formazione sia sul piano della retribuzione. Regna un'ignoranza e un pressapochismo sconvolgente tra i giornalisti, compensati con il precariato a vita e con retribuzioni inferiori a quelle dei lavapiatti. 

Cari amici, è di questa dittatura mediatica e informatica che dobbiamo occuparci. Dobbiamo mobilitarci su un fronte culturale per acquisire e diffondere informazione corretta, riscattando il nostro diritto e il nostro dovere di disporre di una corretta rappresentazione della realtà che ci circonda. Solo così le nostre valutazioni potranno essere adeguatamente ponderate e le nostre azioni potranno rivelarsi correttamente orientate alla realizzazione del nostro legittimo interesse.


 

Postato il 04/05/2018 16:19:42 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il Presidente palestinese “laico” parla come i terroristi islamici: Israele non ha diritto a esistere e l’Olocausto è colpa degli ebrei perché praticano l’usura

Israele non ha diritto ad esistere perché è un "prodotto coloniale" britannico. L'Olocausto è colpa degli ebrei perché è stato causato da alcuni "comportamenti sociali" tenuti dagli ebrei, come "l'usura, le banche e cose del genere". L’ha sostenuto ieri a Ramallah, in diretta televisiva, Mahmoud Abbas, noto con il nome di battaglia Abu Mazen, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestina. Nella foto è ritratto in un abbraccio intimo con Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, accogliendolo a Bruxelles il 22 gennaio 2018, che tradisce non solo lo stretto rapporto personale, che a noi interessa relativamente, ma soprattutto la solida intesa politica. (Vi prego di non commentare la foto ma il tema del mio articolo. Grazie).

Intervenendo al Consiglio Nazionale Palestinese, il Parlamento dell’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), Abu Mazen ha negato che esista una relazione fra gli ebrei e la terra di Israele, definendo lo Stato ebraico un "prodotto coloniale" britannico.

Queste le parole di Abu Mazen in cui fa ricadere sugli stessi ebrei la colpa dell’Olocausto: "In Europa orientale e occidentale gli ebrei sono stati periodicamente massacrati nei secoli, fino all'Olocausto. Ma perché è accaduto? Loro dicono: 'È perchè siamo ebrei'. Vi porterò tre ebrei, con tre libri, che dicono che l'odio verso gli ebrei non è causato della loro identità religiosa, ma dalle loro funzioni sociali. La 'questione ebraica', che era diffusa in tutta Europa, non era diretta contro la loro religione, ma contro le loro funzioni sociali, legate all'usura, all'attività bancaria e simili".

Le affermazioni di Abu Mazen sono del tutto concordanti con ciò che Allah prescrive nel Corano e con ciò che ha detto e ha fatto Maometto. Il Corano è un testo profondamente ed esplicitamente anti-ebraico. Gli ebrei sono presentati come “i più feroci nemici di coloro che credono”, “coloro che Allah ha maledetto”, perché “uccidevano ingiustamente i profeti”, “praticano l’usura”, “con falsi pretesti divorano i beni della gente”, che Allah “ha trasformato in scimmie e porci”, che “somigliano a un asino”.

Per quanto concerne specificatamente la condanna degli ebrei per la pratica dell’usura, vi riporto due diverse Sure, o capitoli, del Corano. Dopo la fuga di Maometto dalla Mecca a Medina nel 622, Allah gli ordinò di fare la guerra agli ebrei perché praticavano l’usura, chiarendogli che qualora si fossero convertiti all’islam avrebbero potuto conservare i propri beni anche se erano stati acquisiti in modo fraudolento, a condizione ovviamente che pagassero la zakat, una tassa imposta ai musulmani non a caso sul valore dei loro beni, per «purificare» le loro ricchezze, e non sui proventi dal lavoro svolto.

«Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana. E questo perché dicono: “Il commercio è come l’usura!”. Ma Allah ha permesso il commercio e ha proibito l’usura. Chi desiste dopo che gli è giunto il monito del suo Signore, tenga per sé quello che ha e il suo caso dipende da Allah. Quanto a chi persiste, ecco i compagni del Fuoco. Vi rimarranno in perpetuo. Allah vanifica l’usura e fa decuplicare l’elemosina. Allah non ama nessun ingrato peccatore. In verità coloro che avranno creduto e avranno compiuto il bene, avranno assolto l’orazione e versato la decima, avranno la loro ricompensa presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti. O voi che credete, temete Allah e rinunciate ai profitti dell’usura se siete credenti. Se non lo farete vi è dichiarata guerra da parte di Allah e del Suo Messaggero; se vi pentirete, conserverete il vostro patrimonio. Non fate torto e non subirete torto.» (2, 275-279)

I suoi compagni domandarono a Maometto come fosse possibile, dal momento che Allah era lo stesso Dio adorato dagli ebrei, che Allah consentisse ai musulmani di mangiare la carne di cammello mentre il Dio degli ebrei la vietasse. Fu allora che Allah rivelò a Maometto che aveva vietato quegli alimenti agli ebrei per punirli, perché gli alimenti sono buoni e leciti, ma gli ebrei sono malvagi e hanno violato la legge di Allah praticando l’usura.

«È per l’iniquità dei giudei, che abbiamo reso loro illecite cose eccellenti che erano lecite, perché fanno molto per allontanare le genti dalla via di Allah; perché praticano l’usura – cosa che era loro vietata – e divorano i beni altrui. A quelli di loro che sono miscredenti, abbiamo preparato un castigo atroce.» (4, 160-161)

Il comportamento di Abu Mazen ci fa toccare con mano l’incompatibilità dell’islam non solo con i valori che sostanziano la nostra civiltà, ma con la stessa ragione. Perché nelle sue affermazioni c’è la negazione pregiudiziale della realtà storica relativa all’esistenza del Regno di Israele con capitale Gerusalemme ben tremila anni fa, del popolo ebraico che per duemila anni ha pregato per il ritorno in terra di Israele, della legittimazione internazionale del diritto di Israele all’esistenza espressa con la risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1947. Di fatto Abu Mazen, che almeno formalmente viene considerato un laico, un “musulmano moderato”, si comporta come i terroristi e gli integralisti islamici che antepongono ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto alla ragione e al cuore. 

Cari amici, ecco perché dico, sottolineo e ripeto che l’islam è l’islam, l’islam è lo stesso nelle sue fondamenta, non esiste un “islam moderato” e un “islam radicale”. I musulmani possono essere moderati solo se sono autenticamente laici, ma l’islam non è moderato. Acquisiamo e diffondiamo informazione corretta, riscattiamo il nostro diritto e dovere di dire la verità in libertà anche nei confronti dell’islam come religione, senza mai discriminare o peggio ancora criminalizzare i musulmani come persone. Solo se saremo illuminati di verità e fortificati dal coraggio della libertà potremo essere pienamente noi stessi dentro questa nostra casa comune e tramandare ai nostri figli il loro diritto inalienabile alla vita, dignità e libertà.

 

Postato il 02/05/2018 11:52:15 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

La “Festa del Lavoro” andrebbe abolita perché è un’offesa ai 6 milioni di disoccupati, ai 18 milioni a rischio povertà, ai 250 mila emigrati perché manca il lavoro

Cari amici, se fossimo uno Stato serio e se la classe politica che ci governa fosse rispettabile, si dovrebbe abolire la “Festa del Lavoro” che scade oggi, primo maggio. Perché non c’è nulla da festeggiare. La condizione dei datori di lavoro e dei lavoratori in Italia è semplicemente tragica. É un vero e proprio bollettino di guerra.

Secondo l’Istat, nel 2016 in Italia risultavano 6 milioni di disoccupati e inoccupati, di cui 3,07 milioni di disoccupati e 2,99 milioni di inoccupati che non sono mai entrati nel mondo del lavoro. Sono 1.944.000 i giovani tra 25 e 34 anni senza lavoro, la percentuale più alta in Europa, pari al 25,9%.

Solo negli ultimi otto anni hanno chiuso 158 mila aziende, con la perdita di 400 mila posti di lavoro.

Sono circa 4 milioni gli italiani che non hanno alcuna fonte di reddito. 

Nel 2016 circa 285 mila italiani sono emigrati all’estero principalmente perché in Italia non trovano un lavoro dignitoso. Una cifra vicina a quella del dopoguerra, quando emigrarono 300 mila italiani. Secondo il Centro Studi Idos, che insieme alla rivista Confronti pubblica il Dossier statistico sull’immigrazione 2017, questa fuga di cervelli corrisponde alla perdita di 8,8 miliardi di euro, limitandoci a quanto lo Stato ha speso per la loro formazione. 

Secondo Eurostat l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di poveri in valori assoluti, pari a 10,5 milioni. Secondo la Banca d’Italia quasi una persona su 4 era a rischio povertà nel 2016. Diciotto milioni di italiani sono a rischio povertà o esclusione sociale, pari al 30% della popolazione residente. Sono circa 5 milioni gli italiani che per sopravvivere ogni giorno fanno la fila alle mense dei poveri.

La Cgia rileva che 80% dei pensionati percepisce una pensione inferiore ai 1.000 euro e un terzo dei pensionati inferiore ai 500 euro.

Ecco perché è offensivo che Governo e Sindacati, ogni anno il primo maggio, festeggino. Oggi i Segretari nazionali delle tre maggiori confederazioni dei lavoratori, Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno pronunciati dei discorsi a Prato sul tema “Sicurezza: il cuore del lavoro”. Rimproverano ai datori di lavoro di non investire sufficientemente per la tutela della sicurezza dei lavoratori nelle aziende. Ebbene proprio i Sindacati a Prato dovrebbero domandarsi come sia stato possibile che un’area imprenditoriale italiana d’eccellenza nel tessile e nel cuoio sia quasi tutta finita nelle mani dei cinesi. Che si mettano nei panni degli imprenditori italiani, oberati dal più alto livello di tassazione al mondo, che devono corrispondere un costo del lavoro eccessivo che erode i margini minimi di profitto, costretti a ottemperare a decine di tasse e adempimenti burocratici, strozzati da uno Stato ladrone che allunga le mani nelle loro tasche ma che paga con estremo ritardo quanto è dovuto agli imprenditori, alle prese con una magistratura elefantiaca che emette le sentenze troppo tardi quando le imprese sono già fallite. 

La “Festa del Lavoro” andrebbe abolita perché ormai si è sostanzialmente ridotta al “Concertone del Primo Maggio” in Piazza San Giovanni a Roma, uno spettacolo musicale di cantanti professionisti che non ha nulla a che fare con la realtà del lavoro. Che c’entrano con i lavoratori disoccupati e gli imprenditori falliti Gianna Nannini, Fatboy Slim, Max Gazzè & Form, Ermal Meta, Carmen Consoli, Sfera Ebbasta, Lo Stato Sociale, Cosmo, le Vibrazioni, Calibro 35, I Ministri, The Zen Circus, Canova, Gemitaiz, Ultimo, Nitro, Achille Lauro e Boss Doms, Gazzelle, Francesca Michielin, Frah Quintale, Maria Antonietta, Galeffi, Mirkoeilcane, John De Leo, Willie Peyote, Wrongonyou, Dardust ft. Joan Thiele? Forse c’entrano perché a pagare questi cantanti, che confesso di non conoscere, sono sempre i lavoratori attraverso le tessere e le trattenute sindacali.

 

 

Postato il 01/05/2018 16:45:10 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Congratulazioni all’amico Massimiliano Fedriga. Auguro che sia il Presidente di “Prima i friulani” e che il Friuli diventi un volano del riscatto della civiltà italiana decadente

Buongiorno amici. Faccio le mie più sincere congratulazioni all’amico Massimiliano Fedriga per aver stravinto ed essere diventato il nuovo Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia a capo della coalizione del Centrodestra. Faccio i miei più sentiti complimenti ai tantissimi amici della Lega, che ha conquistato il primato assoluto tra i partiti, e agli amici di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, che hanno visto premiato l’impegno profuso tra la gente sul proprio territorio. 

Tuttavia dobbiamo tenere ben presente che in realtà il primo partito uscito dalle urne è quello degli astensionisti, considerando che più della metà degli elettori, il 50,35%, non è andata a votare. In una Regione con una popolazione esigua, 1.216.524 abitanti, e con complessivi 1.107.415 elettori, sono andati a votare solo 549.806 elettori, pari al 49,65%. Il fatto che la maggioranza dei friulani non sia andata a votare è una sconfitta della politica, è una responsabilità che ricade su tutti i partiti. Perché significa che la maggioranza dei friulani, distribuiti prevalentemente in piccoli centri dove ci si conosce bene e ci si frequenta intensamente, non individua nella politica e non concepisce i partiti come la soluzione ai problemi reali. La mia valutazione non cambia sostanzialmente anche considerando la percentuale di chi non ha votato preferendo andare in vacanza lontano dal proprio seggio elettorale, approfittando del lungo ponte del Primo Maggio. 

Da amico dico a Max, come Fedriga viene amichevolmente chiamato, che l’impegno principale dovrà essere quello di recuperare la fiducia e la partecipazione della maggioranza dei friulani che ha disertato le urne. Serve una politica impregnata di valori capace di mostrare un’anima integerrima, i cui rappresentanti predicano bene e operano bene. Serve una classe politica totalmente calata nel vissuto dei cittadini, capace di dare risposte concrete ai problemi quotidiani.

Da amico consiglio di adottare come principio ispiratore della strategia del mandato di cinque anni “Prima i friulani”, anteponendo in modo prioritario, all’occorrenza esclusivo, il bene e l’interesse dei friuliani rispetto a tutti e a tutto a 360 gradi, dal lavoro alla casa, dalla sanità alla sicurezza, dalla famiglia alla scuola, dalla cultura all’educazione civica. 

Bisogna porre fine alla follia della precedente Presidente della Regione, Debora Serracchiani, della Sinistra e dei catto-comunisti che hanno speso un fiume di denaro per promuovere la cosiddetta “accoglienza”, con pesanti ricadute negative sui friulani anche sul piano sociale e della sicurezza. 

“Prima i friuliani” significa che si dovranno assegnare ai friuliani in via prioritaria le risorse della Regione e dei Comuni, con una attenzione estrema ai più bisognosi, garantendo loro la concessione delle case popolari, il pagamento utenze domestiche, gli assegni familiari, i posti gratuiti negli asili nido, l’assistenza sanitaria totalmente gratuita, l’accesso alle cariche pubbliche e ai corsi di formazione professionale. 

“Prima i friulani” significa in parallelo porre un argine all’auto-invasione dei cosiddetti “migranti” imposta dal Governo nazionale e dall’Eurocrazia, cominciando a eliminare tutti i cosiddetti “centri di accoglienza” che creano legittime paure e problemi reali ai cittadini. 

“Prima i friulani” significa anche porre fine al suicidio dell’islamizzazione della Regione attraverso la proliferazione di moschee, scuole coraniche, negozi e macellerie islamiche, divieti islamici nelle scuole, privilegi agli islamici negli ospedali. 

“Prima i friulani” significa infine porre l’attenzione sulla presenza delle testate atomiche, di arsenali di armi e di aeroporti militari degli Stati Uniti e della Nato che connotano il Friuli come terra militarizzata e di “prima linea” bellica, con ricadute negative sulla popolazione a cominciare dall’inquinamento ambientale e dalla conseguente diffusione di tumori. 

Da amico consiglio a Max di considerare da oggi stesso conclusa la campagna elettorale e di non menzionare più gli errori del passato per addebitarne la colpa alla sinistra. Il Presidente della Regione è il Presidente di tutti i friulani. I problemi sono i problemi, non sono né di sinistra né di centro né di destra. Così come le soluzioni che si ispirano al buonsenso e che risolvono concretamente i problemi reali non hanno alcuna connotazione ideologica. 

Da amico consiglio a Max di calarsi totalmente nella sua nuova missione di Presidente della Regione e di dare un taglio netto al suo coinvolgimento nella politica nazionale nella sua veste di Capogruppo della Lega alla Camera. Da oggi in poi dovrà far prevalere gli interessi dei friulani non solo rispetto alle politiche del Governo nazionale, ma anche da eventuali scelte discordanti della Lega stessa. 

Da amico consiglio a Max di valorizzare come altamente positiva la micro-dimensione che connota la realtà demografica, urbanistica e imprenditoriale della Regione. Il Friuli Venezia Giulia proprio perché calato nella micro-dimensione ha potuto salvaguardare più di altre Regioni d’Italia l’attaccamento alle proprie radici, tradizioni, identità e valori, incarnati nella famiglia, nelle comunità territoriali, nelle micro, piccole e medie imprese. Ed è proprio questa micro-dimensione che ha fatto emergere la Regione sul piano dello sviluppo e della qualità della vita. Ecco perché sono convinto che il Friuli possa rivelarsi un volano nel processo di riscatto della civiltà italiana ed europea decadenti. 

I miei sono consigli non richiesti ma che dò spontaneamente mosso esclusivamente da un sentimento di amicizia nei confronti di Massimiliano Fedriga e da un sentimento di gratitudine nei confronti di tanti amici della Lega, di Forza Italia e di Fratelli d’Italia che mi hanno spesso invitato in una Regione che amo e dove mi sento a casa. Auguri di cuore di sempre nuovi successi al nuovo Presidente e alla nuova Giunta regionale, per adempiere al meglio alla missione che è civile ed etica prima ancora di essere politica.

 

 

 

 

Postato il 30/04/2018 17:12:07 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Il piccolo Alfie è volato in Cielo incarnando la sacralità della vita. Noi tutti moriamo dentro, sottomessi alla cultura della morte incarnata dal dio Denaro. Ed è la morte peggiore

Buongiorno amici. Al piccolo Alfie Evans sono spuntate le ali ed è volato in Cielo. 

Per i credenti vivrà in eterno in Paradiso tra le braccia del Padre. 

Per coloro che concepiscono la centralità della persona come depositaria di valori inalienabili nella nostra esistenza terrena, il piccolo Alfie è l’icona della sacralità della vita che va salvaguardata dal concepimento alla morte naturale. 

Per coloro che sono intellettualmente onesti, il piccolo Alfie è l’emblema dell’eutanasia di Stato per ragioni economiche, condannato a morte da medici carnefici e da giudici aguzzini perché tenerlo in vita sarebbe costato troppo al bilancio dell’azienda ospedaliera pubblica. 

Per tutti coloro, consapevolmente o meno, che hanno a cuore la sorte dei propri figli, il piccolo Alfie ci fa toccare con mano il collasso della civiltà decadente che ha rinnegato, disprezzato, violato, calpestato la cultura della vita che s’incarna nel primato della vita stessa costi quel che costi, ed è precipitata nell’Inferno della cultura della morte incarnata dal dio Denaro. 

Con il piccolo Alfie moriamo tutti noi. È la nostra morte interiore. Il piccolo Alfie ci ha lasciato ed è volato alto perché fino all’ultimo respiro ha fatto primeggiare la vita, dopo essere stato barbaramente condannato a morte. Noi tutti, che ci siamo auto-condannati alla sottomissione alla cultura della morte e ci siamo prostrati al dio Denaro, saremo costretti a sopravvivere fisicamente ma privati dei valori inalienabili della vita, della dignità e della libertà. Questa è la morte più grave. La morte peggiore.

 

 

Postato il 28/04/2018 10:35:34 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Agli islamici che rifiutano di stringere la mano all’altro sesso, non solo non va concessa la cittadinanza, ma andrebbero espulsi per incompatibilità con la nostra civiltà

Buongiorno amici. Lo scorso 11 aprile il Consiglio di Stato di Parigi ha emesso una sentenza per cui si nega la cittadinanza francese a una donna algerina che al momento della cerimonia di naturalizzazione si era rifiutata di stringere la mano ai funzionari comunali uomini. Un fatto simile era accaduto nel 2016 a Grenoble. Anche in quel caso una donna si era rifiutata di dare la mano al funzionario locale del governo e al rappresentante delle istituzioni locali, entrambi maschi, adducendo motivazioni religiose. Il rifiuto di stringere la mano, hanno sentenziato i giudici del Consiglio di Stato, tradisce una mancanza di integrazione, per di più in un luogo e in un momento altamente simbolici.

Va benissimo. Ma allora a queste donne islamiche che rifiutano di stringere la mano agli uomini, o anche agli uomini islamici che rifiutano di stringere la mano alle donne, si dovrebbe non soltanto non concedere loro la cittadinanza, ma proprio perché incompatibili con la nostra civiltà andrebbero espulsi e rinviati ai loro Paesi d’origine. 

E se si volesse essere coerenti fino in fondo, dovremmo assumere un atteggiamento conforme alla nostra civiltà con tutti gli islamici che mettono piede dentro casa nostra. È inaccettabile che, ad esempio, le autorità iraniane, anche se sono in visita in Occidente, impongano a tutte le donne occidentali che incontrano di indossare il velo e si rifiutino di stringere la mano agli occidentali dell’altro sesso. 

Cari amici, il Consiglio di Stato di Parigi ha fatto benissimo. Ma se, dentro casa nostra, volessimo mettere al centro del sistema di convivenza la salvaguardia della nostra civiltà, dovremmo farlo sempre, non solo con i più deboli ma anche con i più forti. Così come dovremmo esigere che tutti coloro che scelgono di stare dentro casa nostra, perché evidentemente vi stanno meglio che a casa loro, lo facciano rispettando le nostre leggi, ottemperando alle nostre regole, condividendo i valori che sostanziano la nostra civiltà, a partire dalla sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta personale.

 

Postato il 27/04/2018 10:25:56 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Com’è possibile che in una democrazia e in uno stato di diritto un giudice condanna a morte un bambino di 23 mesi che respira, vede ed è conscio?

Buongiorno amici. Può un giudice condannare a morte un bambino di 23 mesi affetto da una malattia neurogenerativa non diagnosticata anche se respira, è conscio, vede, reagisce alle sollecitazioni esterne, controlla i muscoli della braccia, succhia il ciuccio? 

Può un giudice britannico negare la richiesta dei genitori di trasferire il loro figlio in un ospedale italiano, considerando che il figlio ha acquisito la cittadinanza italiana, che c’è un aereo attrezzato pronto a trasferirlo, che l’Ospedale Bambino Gesù di Roma è pronto ad accoglierlo, che il Governo italiano ha ufficialmente chiesto che venga trasferito, che l’Ambasciatore italiano a Londra ha ammonito i medici dell’Ospedale pediatrico di Liverpool che verranno denunciati per la morte di un cittadino italiano? 

Cari amici, com’è possibile che nella democrazia moderna più antica al mondo e in uno stato di diritto un giudice si trasformi in un carnefice e in un assassino di una creatura innocente i cui genitori, degli autentici eroi del nostro tempo, cercano disperatamente di salvargli la vita? Stiamo toccando con mano l’attuazione dell’eutanasia di Stato, dell’affermazione della cultura della morte e della sconfitta della cultura della vita. Questa è una fase tragica in cui la nostra civiltà decadente si sta suicidando perché odia se stessa.

Postato il 26/04/2018 12:22:59 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Basta con la menzogna storica dei partigiani comunisti che avrebbero liberato l’Italia. Serve una “Festa della Riconciliazione Nazionale” tra tutti gli italiani

Buongiorno amici. La foto di Giuseppina Ghersi, una bambina di 13 anni, che il 30 aprile 1945 fu assassinata dai partigiani con un colpo di pistola, dopo essere stuprata e picchiata insieme a sua mamma con il papà costretto a suon di botte ad assistere a quell’atrocità, e il cui corpicino fu ritrovato su un mucchio di altri cadaveri di civili innocenti barbaramente trucidati dai partigiani davanti alle mura del Cimitero di Zinola, alla periferia di Savona, dove i Ghersi erano proprietari di un piccolo negozio di frutta e verdura, è emblematica della grande menzogna sulla “Festa della Liberazione”.

La versione del tutto ideologica che a liberare l’Italia dal nazismo e dal fascismo sarebbero stati gli stessi partigiani comunisti che violentarono e assassinarono Giuseppina Ghersi e perpetrarono degli efferati crimini contro la popolazione civile inerme, ci impone di riscrivere la verità sulla nostra Storia. Il fatto che l’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, monopolizzi il merito della liberazione e gestisca in esclusiva la “Festa della Liberazione”, è una radicale mistificazione della realtà e un oltraggio della memoria delle decine di migliaia di vittime dei partigiani comunisti. Così come è paradossale che l’Anpi, che ha fatto dell’antifascismo e dell’antirazzismo la sua ragion d’essere, connotandosi come movimento ideologico della sinistra globalista e multiculturalista, di fatto più che salvaguardare l’Italia e difendere la nostra civiltà, predica l’apertura incondizionata delle frontiere, la fine dell’Italia sovrana e in prospettiva la morte della nostra civiltà. 

Mi domando fino a quando si continuerà a celebrare la “Festa della Liberazione” senza fare alcun riferimento al ruolo principale svolto dalle forze anglo-americane? Fino a quando si continuerà a rappresentare il fascismo come il male assoluto, ignorando le molteplici opere indubbiamente positive attuate da Mussolini? Fino a quando si continuerà a tollerare l’ignoranza dei tantissimi antifascisti di professione che non sanno nulla del fascismo e dell’ipocrisia degli antifascisti che hanno scalato le vette del potere politico e sociale tacendo sul loro trascorso fascista, quali Giorgio Napolitano, Eugenio Scalfari e Dario Fo?

Cari amici, ciò che serve all’Italia è una “Festa della Riconciliazione Nazionale”, riconciliazione con la verità storica della liberazione dal nazismo e dal fascismo che si deve principalmente all’intervento bellico anglo-americano; riconciliazione con la verità storica dei crimini perpetrati dai partigiani comunisti da condannare come “crimini contro l’umanità”; riconciliazione con la verità storica sul ventennio fascista nella complessità di ciò che di positivo e di negativo ha rappresentato per gli italiani; riconciliazione tra tutti gli italiani che hanno a cuore l’Italia e la difesa della civiltà italiana a prescindere se votino a destra, al centro o a sinistra.

 

Postato il 25/04/2018 11:37:17 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Hanno condannato a morte Alfie Evans di 23 mesi staccandogli il respiratore. Ma dalle 22,17 di ieri i genitori Tom e Kate lo tengono in vita praticandogli la respirazione bocca a bocca

Buongiorno amici. Non piango facilmente. Ma questa mattina mi sono commosso vedendo un video, registrato ieri, lunedì 23 aprile, nel suo lettino dell’ospedale pediatrico Alder Hey di Liverpool, che ritrae il piccolo Alfie Evans con gli occhi aperti, che sbatte le palpebre, che segue con lo sguardo le parole del padre, che succhia il ciuccio in bocca come farebbe qualsiasi bambino di 23 mesi. 

Poi ho provato una rabbia incontenibile leggendo che il giudice d’Appello britannico, Anthony Hayden, ha ordinato di staccare la spina del respiratore che tiene in vita Alfie, nonostante la strenua opposizione dei genitori e la straordinaria decisione del Governo italiano di concedergli la cittadinanza italiana, chiedendo il suo immediato trasferimento in Italia per essere accolto nell’Ospedale Bambin Gesù, grazie all’interessamento personale di Papa Francesco. Thomas Alfie, il padre, ha comunicato che il distacco del respiratore è effettivamente avvenuto alle ore 21,17, corrispondenti alle 22,17 in Italia. 

Ebbene non ho potuto trattenere le lacrime quando ho letto che, subito dopo il distacco del respiratore, Tom e Kate, i due giovani genitori di Alfie si sono avvicendati nel praticargli la respirazione bocca a bocca e che Alfie era ancora vivo nove ore dopo il distacco del respiratore. Fino alle ore 8,30 italiane Alfie era ancora vivo. 

Cari amici, pensate all’orrore che ha devastato la mente e l’animo di due giovani genitori alla vista del loro figlioletto che muore sotto i loro occhi perché gli negano l’ossigeno vitale per la sua sopravvivenza. Pensate alla loro reazione naturale ma al tempo stesso ispirata da una volontà sovrumana di far trionfare la vita del proprio figlioletto salvandolo dall’atroce morte per soffocamento ordinata dalla crudeltà di medici e di giudici che hanno venduto la loro anima al dio denaro, condannando a morte un innocente perché tenerlo in vita costerebbe troppo al bilancio della sanità pubblica. Pensate a Tom Evans e Kate James, il padre e la madre, entrambi giovani, che si attaccano alla boccuccia di Alfie per dargli il loro respiro, per tenerlo in vita sostituendosi ai suoi piccoli polmoni e al respiratore meccanico che dalle 22,17 di ieri ha smesso di dargli ossigeno. 

Cari amici, denunciamo denunciamo questa criminale condanna a morte di un bambino di 23 mesi che respira, vede, capisce, è consapevole di ciò che accade attorno a lui, reagisce alle stimolazioni esterne, succhia il ciuccio, alza le braccia e le riabbassa gradualmente controllando i muscoli. Denunciamo la detenzione forzata in un ospedale pediatrico pubblico di un bambino di 23 mesi nonostante l’opposizione dei genitori. 

Denunciamo l’ostinata cattiveria d’animo del giudice che si è opposto al trasferimento in Italia del piccolo Alfie, nonostante la richiesta ufficiale del Governo italiano e la concessione della cittadinanza italiana al piccolo Alfie. 

Denunciamo la barbarie dell’esecuzione della sentenza di morte tramite soffocamento di un innocente, staccandogli il respiratore che gli inalava l’ossigeno ai polmoni. 

Denunciamo l’immortalità dei medici dell’Alder Hey Children Hospital e dei giudici della Corte Suprema della Gran Bretagna e della Corte Europea per i diritti dell’uomo che hanno fatto prevalere il denaro rispetto alla vita, hanno condannato a morte un bambino vivo, attivo e conscio perché costerebbe troppo il trattamento ospedaliero tramite cui respira e viene alimentato. 

Cari amici, diffondiamo il più possibile la nostra solidarietà e il nostro affetto a Tom e Kate, i due giovani genitori che si avvicendano nel praticare la respirazione bocca a bocca del figlioletto Alfie per tenerlo in vita. Sono due veri eroi che si battono non solo per salvare il loro figlioletto, ma per il trionfo della vita sulla morte. 

Facciamo sentire forte il nostro appello affinché la Magistratura e il Governo della Gran Bretagna ordinino la riattivazione del respiratore e il trasferimento di Alfie in Italia. 

Noi italiani lo abbracceremo forte e gli doneremo tutto ciò che si renderà possibile affinché possa vivere. Vivere. Vivere. Vivere. Perché il dono immenso della vita è la vita stessa. 

 

 

 

 

Postato il 24/04/2018 09:47:12 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Salviamo il piccolo Alfie Evans. Apre gli occhi e ascolta le parole. Ma nelle prossime gli staccheranno la spina perché tenerlo in vita costerebbe troppo

Buongiorno amici. Mobilitiamoci a difesa della vita di Alfie Evans, un bambino di circa due anni ricoverato all’ospedale pediatrico Alder Hey di Liverpool, affetto da una malattia degenerativa non diagnosticata. Alfie apre gli occhi. Accenna sorrisi. Gli alzi le braccia e lui le mantiene sollevate o le abbassa lentamente controllando i muscoli. Sente il solletico, i pizzicotti, il freddo e il caldo, ascolta le parole, apre gli occhi, sbadiglia. Ma è stato condannato a morte dalla Corte suprema del Regno Unito e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Nelle prossime ore gli verrà staccata la spina che gli consente di alimentarsi e di respirare artificialmente.

Il suo giovane padre, Thomas Evans, denuncia che la “sentenza di morte” si deve a ragioni economiche: «Nel Regno Unito è molto costoso mantenere in vita dei bambini disabili. Costerebbe oltre un milione di sterline per Alder Hey mantenere Alfie in vita per un anno e l’ospedale non ne vuole sapere, perché i medici sono convinti che mio figlio non avrà una buona qualità di vita. In questo paese i portatori di handicap sono discriminati. Dovrebbe esserci un diritto a morire in modo naturale. Ci sono altri genitori nella mia condizione. Nel Regno Unito si fanno calcoli sulla pelle della gente e salvare il servizio sanitario nazionale è la cosa più importante, anche se ad andarci di mezzo sono degli innocenti».

L’Alder Hey Children Hospital ha ottenuto dalla Corte Suprema della Gran Bretagna l’autorizzazione a staccare la spina: “È opinione unanime dei dottori che l’hanno esaminato che quasi tutto il suo cervello è stato distrutto” anche se “nessuno sa perché”, e ciò fa sì che “Alfie non possa respirare, mangiare o bere senza trattamenti medici sofisticati” e che non c’è speranza che possa migliorare. Di conseguenza “non ci sono motivi per ulteriori ritardi” e “l’ospedale deve essere libero di fare quello che è stato deciso essere nell’interesse migliore per Alfie”. Il “migliore interesse di Alfie” sarebbe ucciderlo staccandogli la spina.

L’Ospedale Bambin Gesù a Roma e il Gaslini di Genova si sono offerti di accogliere il piccolo Alfie. Andrea Williams, Presidentessa del Christian Legal Centre, ha detto che un'eliambulanza polacca e 3 ospedali son pronti a dare assistenza a Alfie. Ma la sentenza della Corte suprema lo vieta. Il papà Thomas, in un’intervista a “Famiglia Cristiana” spiega: «Dicono che morirà durante il viaggio, ma noi sappiamo che non è così perché degli specialisti ci hanno confermato questo. L’ospedale di Liverpool ha paura che, se nostro figlio arriva in Italia, viene curato e si riprende, la loro reputazione ne risentirà e io mi farò risarcire i danni da un tribunale. Credo che abbiano paura di questo. Ci sono tanti altri genitori nella mia situazione a Liverpool che hanno accettato di far staccare la spina, perché non avevano altra scelta». Anche la Corte europea per i diritti dell’uomo ha dato ragione alla Corte suprema della Gran Bretagna.

Cari amici, come nel caso del piccolo a Charlie Gard a cui fu staccata la spina il 28 luglio 2017 contro la volontà dei genitori, anche Alfie è stato condannato a morte perché tenerlo in vita costerebbe troppo al Servizio sanitario nazionale. Prendiamo atto che siamo in un’Europa che fa prevalere il denaro sulla vita. E che proprio quest’Europa che rinnega la cultura della vita rischia di scomparire sul piano demografico perché promuove la cultura della morte. Si fanno sempre meno figli in un’Europa dove si concepisce che l’apice della civiltà siano l’aborto, l’eutanasia, l’eugenetica, l’utero in affitto, il matrimonio omosessuale. Mobilitiamoci affinché non si stacchi la spina al piccolo Alfie, affinché quest’Europa riconosca la sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale, affinché si promuova la cultura della rigenerazione della vita sostenendo la famiglia naturale, aiutando le madri, favorendo i giovani. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

Postato il 23/04/2018 11:22:54 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

I potenziali terroristi islamici nelle carceri italiane sono aumentati del 72%. E per redimerli vengono affidati agli imam, così come fanno i governi islamici

Buongiorno amici. I potenziali terroristi islamici detenuti nelle carceri italiane sono aumentati del 72 per cento nel 2017 rispetto all'anno precedente. Al 31 dicembre ne risultavano 506, contro i 365 del 2016. Ed è cresciuto anche il loro grado di pericolosità: 242 sono classificati al più alto livello di rischio (il 32% in più del 2016), 150 vengono ritenuti ad un livello medio (il 100% in più del 2016), 114 quelli a basso pericolo (nel 2016 erano 126). Tra coloro che rientrano nel livello alto, 180 sono in carcere per reati comuni e 62 perché sospettati o condannati per reati connessi al terrorismo islamico. I 62 detenuti sono in regime di alta sicurezza e si trovano principalmente nelle carceri di Sassari (26), Rossano (19) e Nuoro (11), dove è stata creata anche una sezione femminile (con 4 detenute). 

I detenuti che si dichiarano di fede musulmana sono 7.194, circa il 12% del totale di 58.223 detenuti al 31 marzo scorso. Sono autorizzati ad entrare in carcere 17 imam. Le autorità penitenziarie vorrebbero molti più imam nelle carceri, convinte che predicando un “islam moderato” potrebbero redimere i potenziali terroristi islamici.

Lo Stato ha tagliato i fondi anche per le carceri. I mediatori culturali sono solo 223: uno ogni 88 detenuti. Fra il 2016 e il 2017 si è registrato un taglio del 27 per cento delle risorse e i 1.377 educatori si sono ridotti a 999. Col risultato che ci sono strutture nelle quali ognuno di loro deve occuparsi dei percorsi individuali di 90 o 100 detenuti. Dove si può ci si arrangia con i volontari: sono quasi 17.000, in aumento rispetto agli anni precedenti. Questi sono i che numeri emergono dal XIV dossier sulle condizioni di detenzione pubblicato ieri dall'Associazione Antigone.

Cari amici, se in Italia i potenziali terroristi islamici detenuti nelle carceri sono aumentati del 72 per cento in un anno, se periodicamente le forze dell’ordine annunciano l’arresto di potenziali terroristi islamici che si annidano nelle moschee, nelle scuole coraniche o che si manifestano in seno alla Rete, significa che l’Italia è profondamente infiltrata dal terrorismo islamico. E se in parallelo emerge che proprio le carceri sono un luogo dove i detenuti per reati comuni si trasformano in potenziali terroristi islamici e che gran parte di chi perpetra le efferate stragi islamiche è transitato dalle carceri, ci si dovrebbe porre seriamente il problema della detenzione degli islamici nelle nostre carceri. A mio avviso l’Italia dovrebbe concordare con gli Stati d’origine dei detenuti di far scontare la pena dei loro connazionali nelle loro carceri. 

Sempre al riguardo sono estremamente preoccupato per il fatto che le autorità penitenziarie, in linea con il pensiero delle forze dell’ordine, della classe politica e della magistratura, siano convinte che gli imam possano redimere i potenziali terroristi islamici perché li convertirebbero al vero “islam moderato”, e pertanto vorrebbero molti più imam nelle nostre carceri. Non capiscono che l’islam è l’islam e che l’eventuale recupero alla legalità di un criminale islamico si potrà avere soltanto se si comporterà da laico, anteponendo la ragione e il cuore ad Allah e a Maometto, esigendo il rispetto delle leggi laiche dello Stato e la condivisione dei valori che sostanziano la nostra civiltà. Inoltre il pericolo del terrorismo islamico è alimentato dall’apertura incondizionata delle nostre frontiere alla cosiddetta “accoglienza” di centinaia di migliaia di giovani musulmani di cui non sappiamo nulla perché tutti sprovvisti di documenti. 

Ebbene a nessuno sorge il dubbio che se ad oggi l’Italia non è stata colpita da attentati, nonostante il fatto che sia profondamente infiltrata dal terrorismo islamico, si debba proprio al fatto che stiamo consentendo agli islamici di fare ciò che vogliono, cioè di entrare, uscire, scorrazzare a piacimento, costituire le loro cellule dormienti, trasformare i detenuti per reati comuni in potenziali terroristi, disporre di una rete sempre più fitta e capillare di moschee e scuole coraniche? 

Cari amici, acquisiamo e diffondiamo informazione corretta, creiamo gruppi al cui interno ci sia convergenza sulle idee, i valori e la prospettiva, mobilitiamoci per passare dalla denuncia alla proposta e dalle parole ai fatti. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo a riscattare il nostro diritto ad essere pienamente noi stessi dentro casa nostra. 

 

Postato il 20/04/2018 11:22:49 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Sempre più insegnanti vengono aggrediti. È il fallimento della scuola, della famiglia, della cultura di soli diritti e libertà, della civiltà che nega la verità e offende l’autorità

Buongiorno amici. Nella nostra Italia decadente sempre più insegnanti vengono fisicamente aggrediti, minacciati, denunciati alla Magistratura per aver adempiuto al loro dovere istituzionale di educatori. All'Istituto Tecnico Commerciale  “F. Carrara” di Lucca uno studente ha minacciato il suo docente di Italiano e Storia che si apprestava a dargli una insufficienza. In un video si vede lo studente che intima al professore: “Mi metta 6 e non mi faccia incazzare!”. Gli sbatte il quaderno di fronte e gli ribadisce: “Non mi faccia incazzare! Metti 6! Non mi faccia incazzare!”. I suoi compagni ridono divertiti. Lo studente si avvicina al suo professore e con fare minaccioso gli dice: “Lei non ha capito nulla! Chi è che comanda?  Chi è che comanda? Si metta in ginocchio!”. A questo punto si vede lo studente che si allontana dalla cattedra. Lo studente e due suoi compagni, tutti minorenni, sono stati iscritti d’ufficio nel registro degli indagati e il Preside ha presentato formale denuncia.

Cari amici, a prescindere dalla decisione della Magistratura su questo caso specifico, le aggressioni e le minacce ai docenti, persino da parte dei genitori degli studenti, rappresentano il segno più manifesto del fallimento del nostro sistema scolastico, sia sul piano strettamente cognitivo sia soprattutto sul piano educativo. Così come evidenziano il fallimento delle famiglie che dovrebbero affiancare la scuola nel percorso educativo dei propri figli. Più in generale confermano il fallimento di un sistema culturale che si è limitato a elargire diritti e libertà, senza esigere l’ottemperanza dei doveri, il rispetto delle regole, l’assunzione della responsabilità, la disponibilità al sacrificio. Il quadro complessivo che emerge è della decadenza di una civiltà che non crede più alla nozione di verità e ritiene che ciascuno possa essere depositario della propria verità, che ha eliminato il riferimento alle certezze identitarie e valoriali, che ha fatto venir meno la considerazione e il rispetto per la figura dell’autorità, siano essi i genitori, gli insegnanti o le forze dell’ordine. 

Dobbiamo promuovere un processo culturale che riscatti la certezza e l’orgoglio di chi siamo sul piano delle nostre radici, fede, identità, valori, regole e leggi, che ristabilisca la cultura dei doveri, delle regole e del senso di responsabilità, che imponga il rispetto dell’autorità e sanzioni chiunque l’offenda. Lo dobbiamo fare per salvare i nostri figli e salvaguardare la nostra civiltà. Andiamo avanti. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

 

Postato il 19/04/2018 10:19:51 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Il Ministro dell’Istruzione Fedeli dice che l’italiano deriva sia dal latino sia dall’arabo. Proprio perché è ignorante ha il compito di danneggiare la nostra lingua

Buongiorno amici. L’Accademia della Crusca, la più antica accademia linguistica del mondo, costituita il 25 marzo 1585 a Firenze, che da oltre quattro secoli opera per salvaguardare la purezza della lingua italiana originale, ha denunciato il fatto che il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (Miur), attualmente retto da Valeria Fedeli, “promuove l’abbandono sistematico della lingua italiana”.

I linguisti dell’Accademia della Crusca sottopongono all’esame un documento “Il Sillabo programmatico”, pubblicato lo scorso marzo e dedicato alla promozione dell'imprenditorialità nelle scuole statali secondarie di secondo grado: "Più che un'educazione all'imprenditorialità, sembra promuovere un abbandono sistematico della lingua italiana e delle sue risorse nei programmi formativi delle forze imprenditoriali del futuro. Pare una sorta di contraffazione paradigmatica della cultura e del patrimonio italiano: è così che si vogliono promuovere e valorizzare le eccellenze italiane, il Made in Italy"? E ancora: «Questo pare il messaggio del Sillabo: per imparare a essere imprenditori non occorre saper lavorare in gruppo, bensì conoscere le leggi del team building, non serve progettare, ma occorre conoscere il design thinking, essere esperti in business model canvas e adottare un approccio che sappia sfruttare la open innovation, senza peraltro dimenticare di comunicare le proprie idee con adeguati pitch deck e pitch day". L’Accademia della Crusca denuncia un "sovrabbondante e non di rado inutile" ricorso all'inglese, una "meccanica applicazione di un insieme concettuale anglicizzante, a fronte di un italiano volutamente limitato nelle sue prerogative basilari di lingua intesa quale strumento di comunicazione e di conoscenza". Questa la conclusione dei linguisti: “Si usi maggiore rispetto nei confronti della lingua e della cultura italiana".

Ebbene questa è la risposta del Ministro Valeria Fedeli: «Non vi sfuggirà che il ricorso a termini stranieri è tutt’altro che “inutile” (come scrivete) qualora ci si riferisca ad ambiti strettamente specialistici. Nella storia delle lingue è sempre stato e sempre sarà così. Cosa sarebbe stato l’italiano senza i prestiti arabi o senza gli stessi latinismi?»

Cari amici, avete capito bene: il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, mette sullo stesso piano i “prestiti arabi” e i “latinismi” quali radici di pari rilevanza nella costituzione della lingua italiana. Possibile che la massima autorità preposta alla promozione della conoscenza, intesa in senso lato, non sappia che l’italiano è essenzialmente una lingua neolatina e che i “prestiti arabi” sono apporti integrativi e marginali nella struttura della nostra lingua? È una vergogna che il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non abbia né una laurea né il diploma di maturità, ma solo un diploma magistrale triennale. È uno scandalo che abbia mantenuto il suo prestigioso incarico dopo aver mentito sui suoi titoli di studio. Ma è un’umiliazione per tutti noi italiani essere governati da un Ministro che  è a dir poco ignorante. Forse ora è chiaro che la Fedeli è stata appositamente designata a quell’incarico per condannare a morte la nostra lingua italiana, affermare il monopolio dell’inglese come lingua unica del mondo globalizzato assoggettato al Nuovo Ordine Mondiale della grande finanza speculativa. Dobbiamo insorgere a difesa della nostra lingua italiana, per salvaguardare la nostra cultura e porre un argine al declino della nostra civiltà. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

 

 

Postato il 18/04/2018 12:17:30 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Domani a Roma manifestazione per ricordare l’atroce uccisione e squartamento di Pamela Mastropietro. La famiglia non può ancora celebrare i funerali e non ha ottenuto giustizia

Buongiorno amici. Domani, venerdì 13 aprile, si terrà una manifestazione a Roma (appuntamento alle ore 19 in via Saluzzo per raggiungere, in corteo, piazza Re di Roma), per ricordare Pamela Mastropietro, la giovane diciottenne uccisa e fatta a pezzi da uno o più nigeriani e il cui corpo sezionato è stato ritrovato in due valigie a Pollenza, in Provincia di Macerata, lo scorso 31 gennaio. A due mesi e mezzo dal più atroce crimine perpetrato dagli stranieri contro gli italiani in Italia, ancora non è stata emessa alcuna condanna e la famiglia non ha finora potuto celebrare i funerali.

Lo zio di Pamela e legale della famiglia, l'avvocato Marco Valerio Verni, a nome del Coordinamento delle Associazioni a Tutela delle Vittime Dimenticate che ha promosso l’iniziativa (tra i partecipanti l’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime fondato da Angelo Bertoglio e presieduto da Elisabetta Aldrovandi) ha detto: «La fiaccolata nasce per tenere alta l'attenzione sulla vicenda di Pamela, da intendersi come simbolo di tutte le vittime che sono state dimenticate e che stentano ad avere giustizia». Nel merito della condizione psico-fisica in cui versava Pamela, lo zio chiarisce: «Pamela non era una drogata come qualcuno si ostina a far credere per offuscare il giudizio delle persone. Pamela era ricoverata nella comunità terapeutica perché soffriva di un disturbo della personalità grave che, come effetto secondario, la portava a usare stupefacenti come automedicamento, che è cosa diversa».

In una intervista rilasciata lo scorso 10 aprile a Elena Barlozzari del Giornale, la madre di Pamela, Alessandra Verni, ha denunciato: "Quello di Pamela non è stato un femminicidio. È stato un atroce omicidio che rappresenta la sintesi del fallimento di certe istituzioni e di determinate politiche. Certo, tante associazioni femministe, che sono scese in campo per molto meno, questa volta hanno taciuto. Imbarazzante.” E a proposito di chi ha manifestato non contro l’atroce uccisione e squartamento del corpo di Pamela ma contro la reazione violenta ma isolata di un cittadino italiano, Luca Traini, che ha sparato e ferito sei stranieri, la madre di Pamela dice: “Ha sbagliato ad agire in quel modo e, sia io che la mia famiglia, abbiamo preso subito le distanze dai fatti di cui è stato protagonista. Ma certamente è stato il simbolo di tante persone esasperate, come detto, da certe politiche che hanno portato, oggi, ad un razzismo al contrario, ossia verso noi italiani. La recente vittoria della Lega nelle Marche, d’altronde, testimonia tutto ciò.” E aggiunge sulle manifestazioni contro il razzismo e il fascismo: “Lo hanno fatto per depistare l’attenzione da quanto accaduto. Non sarò una professoressa, ma da quel che ho studiato, il fascismo è finito il secolo scorso, più di cinquanta anni fa. Sul razzismo, già ho detto: oggi è al contrario, verso noi italiani.”

Cari amici, ho il timore che il potere politico e della magistratura stiano rallentando il più possibile le indagini e il corso della giustizia per smorzare il più possibile l’emotività degli italiani per quello che è indubbiamente il più atroce crimine perpetrato dagli stranieri contro i cittadini italiani. Sono sorte delle legittime preoccupazioni di fronte alla rapidità e alla precisione chirurgica con cui hanno sezionato il corpo di Pamela. Non è stato finora ufficialmente chiarito se mancano o meno alcuni organi, come il cuore e il fegato di Pamela, che potrebbero essere stati mangiati secondo una consuetudine presente in alcune aree della Nigeria. Gli italiani hanno il diritto di sapere e le autorità hanno il dovere di informare se in Italia si pratichi il cannibalismo e se questa atrocità sia stata perpetrata in passato. 

Noi tutti domani ci stringeremo con l’affetto, la preghiera e la solidarietà alla famiglia di Pamela che, due mesi e mezzo dopo l’atroce fine della loro giovane figlia, non possono celebrarne i funerali e non hanno ottenuto giustizia. 

 

Postato il 12/04/2018 13:11:35 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Il M5S è disonesto né più né meno di tutti i partiti interessati alla conquista del potere costi quel che costi. Dobbiamo mobilitarci affinché chi ci governa sia al servizio del popolo sovrano

Buongiorno amici. L'onestà significa dire e agire coerentemente a valori in cui si crede e che si traduce nel bene comune. L’onestà è pertanto il contrario di ipocrisia, menzogna, malaffare. L’onestà in definitiva è il fondamento mentale, valoriale e comportamentale che ispira lo stato di diritto e che legittima chi è preposto a governare lo Stato e le istituzioni pubbliche.

Eppure l’onestà è del tutto assente nella cultura e nella prassi della classe politica al potere. All’opposto si è affermata la consapevolezza che per conquistare il potere bisogna essere spregiudicati e falsi: dire una cosa oggi e l’esatto opposto domani; assecondare a parole i desideri degli elettori e poi tradirli nei fatti una volta eletti. Nella realtà la politica, anziché essere il buon governo dello Stato e delle istituzioni pubbliche, è diventata la conquista del potere costi quel che costi. L’unico dio di fronte a cui i politici si prostrano è il sondaggio. A secondo di ciò che ispira il sondaggio i politici virano a destra, al centro o a sinistra. La politica diventa così la negazione dell’onestà. Più i soggetti politici o comunque personaggi investiti di una pubblica responsabilità si avvicinano al potere, più cresce la facoltà di decidere autonomamente il destino altrui, più diventa forte la tentazione di allungare la mano nel fiume abbondante delle risorse pubbliche, e più si rivelano disonesti. 

La storia ci insegna che in politica gli unici onesti sono quelli che non hanno ancora avuto l’opportunità di essere disonesti, perché esclusi dal potere. L’abbiamo visto con il Partito Comunista Italiano, che si vantava di essere l’unico partito dalle “Mani pulite”, quando in realtà riceveva ingenti finanziamenti dall’Unione Sovietica e poi dalle Cooperative rosse o dalle banche ad esso legate. È successo ai partiti di Centro e anche alla Lega Nord e alla Destra una volta entrati nel Palazzo del Potere.

Ebbene oggi il Movimento 5 Stelle con il volto affabile di giovani vergini di politica e contestatori nullafacenti e nullatenenti di professione, ha la presunzione di ribaltare la realtà della storia presentandosi come l’unico “Partito dell’Onestà”. Innanzitutto dico che è già disonestà pretendere di assumere una carica pubblica senza averne i requisiti, come è il caso del loro candidato a Capo del Governo, Luigi Di Maio, che non ha adeguati titoli di studio, non ha mai svolto lavori qualificati, non ha mai amministrato nulla e non sa nemmeno parlare correttamente l’italiano. 

Mattia Feltri, sulla Stampa dello scorso 6 aprile, nella sua rubrica “Buongiorno” con il titolo “Uno, nessuno e Di Maio”, ha elencato ben 23 diverse e contrastanti affermazioni di Di Maio sul Partito Democratico. Eccole:

Di Maio 1: «Il Movimento è nato in reazione al Pd, al loro modo di fare politica. E oggi offre uno stile nuovo». 

Di Maio 2: «Il Pd ha un’idea perversa del concetto di democrazia». 

Di Maio 3: «Il Pd è un partito di miserabili che vogliono soltanto la poltrona». 

Di Maio 4: «Il Pd si fa pagare da Mafia Capitale». 

Di Maio 5: «Il Pd profana la democrazia». 

Di Maio 6. «Nel Pd hanno una questione morale grande come tutto il Pd». 

Di Maio 7. «Nel Pd sono ladri di democrazia». 

Di Maio 8: «Il Pd è il simbolo del voto di scambio e del malaffare». 

Di Maio 9: «Nel Pd ci sono gli assassini politici della mia terra, sono criminali politici». 

Di Maio 10: «Il Pd fa politiche che favoriscono i mafiosi». 

Di Maio 11: «Il Pd è da mandare via a calci». 

Di Maio 12: «Il Pd ha i mesi contati, mandiamoli a casa». 

Di Maio 13: «Il Pd è il partito dei privilegi, della corruzione e delle ruberie. A casa». 

Di Maio 14: «Il Pd sta con le banche, manda sul lastrico i risparmiatori». 

Di Maio 15: «Il Pd è responsabile di questo schifo». 

Di Maio 16: «Il Pd è il male dell’Italia». 

Di Maio 17: «Le misure economiche del Pd sono infami». 

Di Maio 18: «Siamo noi l’unica alternativa al Pd». 

Di Maio 19: «L’unica cosa che possiamo fare è invitare i cittadini a liberare l’Italia dal Pd». 

Di Maio 20: «Non ci fidiamo del Pd». 

Di Maio 21: «Parlare con il Pd è un suicidio». 

Di Maio 22: «Escludo categoricamente qualsiasi alleanza col Pd». 

Di Maio 23: «Il nostro primo interlocutore è il Pd con l’attuale segretario e con le persone che in questi anni hanno lavorato bene». 

Cari amici, la verità è che il M5S è disonesto né più e né meno come lo sono tutti i partiti interessati a conquistare il potere costi quel che costi. La radice del male è in una concezione del potere che prevarica il popolo, che spoglia il popolo della sovranità, che tradisce la fiducia del popolo. Noi tutti, compresi gli 11 milioni di italiani che hanno votato il M5S percependolo come il simbolo del cambiamento, dobbiamo mobilitarci su un fronte culturale affinché il governo dello Stato sia servizio al popolo e non più lo strapotere dei partiti, la democrazia sia fondata sul voto di preferenza che garantisce il rapporto fiduciario tra l’elettore e l’eletto, la politica sia una missione che si adempie volontariamente e non una professione finalizzata a depredare le risorse pubbliche. Andiamo avanti. Insieme ce la faremo.

 

Postato il 10/04/2018 10:16:29 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

La ricerca della maggioranza per fare un governo anche sommando delle incompatibilità politiche, ci fa toccare con mano la decadenza della nostra civiltà

Cari amici, nelle concitate consultazioni al Quirinale tra il Presidente della Repubblica Mattarella e i capi dei partiti politici, l’interesse principale se non esclusivo è sui numeri per formare una maggioranza. Prima del voto tutti assicuravano che i numeri dovevano essere compatibili con i contenuti dei programmi politici promessi ai propri elettori. Dopo il voto quasi tutti sono alla caccia dei numeri costi quel che costi, a prescindere dalla compatibilità con i contenuti. 

L’unica cosa che apparentemente conta è formare un governo. Se non fosse possibile sommando i numeri compatibili, va bene anche la sommatoria delle incompatibilità purché si traducano nella maggioranza dei numeri.

Anche questo triste spettacolo ci fa toccare con mano la decadenza della nostra civiltà. Ci troviamo di fronte ad un bivio e ad una sfida epocale: o riusciremo a riscattare la nostra civiltà che mette al centro la persona, la famiglia naturale, la comunità locale, l’economia reale; che bilancia tra diritti e doveri e tra libertà e regole; che si fonda sulla certezza e l’orgoglio di chi siamo sul piano delle nostre radici, fede, identità e valori; che si fonda sulla cultura della vita e promuove la rigenerazione della vita; che persegue la corretta rappresentazione della realtà attribuendole la connotazione di verità oggettiva, assoluta e universale; che legittima l’inviolabilità della proprietà privata e il primato dell’interesse dei cittadini all’interno della nostra casa comune; oppure saremo inesorabilmente destinati a morire come popolazione, condannati dal tracollo demografico senza precedenti nella nostra Storia, così come finiremo come civiltà travolti dalla dittatura globalista, eurocratica, finanziaria, relativista, informatica, mediatica, immigrazionista, islamofila. 

La prospettiva sarà un Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata; una umanità omogeneizzata e omologata in un meticciato antropologico universale; l’abbattimento delle frontiere nazionali e delle identità localistiche; il predominio della finanziarizzazione dell’economia con l’esclusiva moneta virtuale; la riduzione delle persone a codici digitali; un sistema di potere amministrato dalla Rete; la trasformazione delle relazioni umane reali in una comunicazione virtuale; l’eliminazione del concetto di “verità” e l’affermazione del relativismo valoriale, cognitivo e comportamentale; lo scardinamento del processo umano che coniugando la dimensione delle parole, dei valori e delle opere ci consente di auto-realizzarci e di perseguire una missione che dà un senso compiuto alla nostra esistenza, per trasformare l’individuo in un semplice strumento di produzione e consumo della materialità al più basso costo possibile.

Cari amici, ora più che mai dobbiamo promuovere un processo culturale che ci consenta di acquisire e diffondere informazione corretta, recuperare la certezza e l’orgoglio di chi siamo sul piano delle nostre radici, fede, valori e regole, convergere sulle idee, i valori e la prospettiva, mobilitarci per assumere delle iniziative concrete che si traducano nel riscatto della nostra civiltà. Andiamo avanti. Insieme ce la faremo ad essere pienamente noi stessi dentro casa nostra.

 

Postato il 05/04/2018 17:33:03 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Chi sono i veri musulmani moderati? Il pericolo dei giovani apparentemente laici ma che sembrano pronti a mobilitarsi per la causa di Allah

Cari amici, ho imparato a costo della mia vita che i musulmani come persone possono essere moderati, ma che l’islam come religione non è moderato. Le persone vanno sempre rispettate nella loro individualità e valutate sulla base delle loro azioni. Il nostro stato di diritto si fonda sulla responsabilità personale, ognuno risponde dei propri atti. Ma ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto sono del tutto incompatibili con le nostre leggi, regole e valori. 

A questo punto si tratta di chiarire chi sono i musulmani moderati. Sulla base della mia esperienza, ho preso atto che i musulmani possono essere moderati solo se sono laici, ovvero solo se antepongono la ragione e il cuore ad Allah e a Maometto. All’opposto con i musulmani che prima di parlare o di agire verificano se sia conforme o meno con ciò che Allah prescrive nel Corano e con ciò che ha detto e ha fatto Maometto, non sono possibili né il dialogo né la convivenza. 

Ebbene, sto verificando sempre più che non c’è una linea di demarcazione netta che separa e distingue tra i musulmani moderati, i musulmani integralisti, i musulmani terroristi. Esiste invece un’area di compenetrazione, di contiguità e di condivisione, che generano personalità complesse, equivoche, problematiche e preoccupanti. Gli esempi concreti sono tantissimi. Mi limiterò a titolo esemplificativo a un caso delle ultime ore. Nella posta personale della mia pagina Facebook, un utente che si presenta con il nome arabo Safuan Ghoul, mi scrive: “Fai pena figlio di puttana.. tu devi essere crocifissato dalle palle che non hai.. Tanto poi risorgerai 

Figlio di Maria”. 

Entrando nella sua pagina Facebook, si vede la foto di un giovanissimo dai tratti mediorientale vestito all’occidentale con felpa rialzata, cappellino, occhiali da sole, taglio di capelli alla moda. Sotto la sua foto compare la bandiera palestinese, la Moschea della Cupola della Roccia o di Omar, e la scritta in arabo: Gerusalemme è la capitale della Palestina. Si legge che ha frequentato l’Istituto alberghiero di Castelvetrano, che esiste effettivamente in Provincia di Trapani, e che “Lavora presso Juventus”. Sarebbe originario di Mahdia, località agricola nel centro del Marocco da cui provengono tanti marocchini residenti in Italia, e attualmente si troverebbe per lavoro a Lubecca, nel nord della Germania. Scorrendo la sua pagina Facebook si constata che si tratterebbe di un giovanissimo laico, tifoso della Juventus, che segue trasmissioni televisive in lingua araba di chiacchiere di società, amante del mare e delle belle spiagge, in una foto compare con una ragazza senza velo occidentalizzata. Ma parallelamente sono presenti sia citazioni del Corano sia la difesa strenua dei palestinesi concepiti come vittime di una presunta occupazione israeliana. 

Cari amici, com’è possibile che un giovane musulmano laico, che conduce uno stile di vita occidentale, tifoso sfegatato della Juventus, che ama le belle donne, arrivi a inviarmi un messaggio in cui mi definisce “figlio di puttana” e afferma che “tu devi essere crocifissato dalle palle che non hai”? Come può un giovane musulmano che apparentemente ama la vita condannare a morte e auspicare la mia crocifissione, irridendo di Gesù e del miracolo della Resurrezione? Quanti di questi giovani sono tra noi? Chi sono allora i veri musulmani moderati?

Postato il 03/04/2018 17:31:32 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Buon Lunedì dell’Angelo e Buona Pasquetta amici

Buon Lunedì dell’Angelo e Buona Pasquetta amici. Oggi, secondo il Vangelo, si celebra l’incontro dell’Angelo con tre donne, Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salomè al Santo Sepolcro dove Gesù era stato sepolto. Lo trovarono aperto e l’angelo disse loro:"Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto." (Mc 16,1-7). E aggiunse: "Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli". Buona riflessione e buon proseguimento di vacanza pasquale.

 

Postato il 02/04/2018 09:00:40 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Buona Santa Pasqua con l’augurio che il miracolo della Resurrezione di Gesù Cristo ci conforti, consolidi e incoraggi a realizzare insieme il miracolo della rinascita della nostra civiltà decadente

Buona Santa Pasqua amici. Gesù Cristo è risorto. Oggi si compie il miracolo che sostanzia l’essenza della fede in Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, nato, morto e risorto. 

Sono stato amico dell’ex Rettore Maggiore dei Salesiani, il messicano Don Pascual Chavez Villanueva. Mi confidò che pur essendo la Resurrezione di Gesù Cristo il miracolo che incarna il fulcro del cristianesimo, la Santa Pasqua è meno sentita dalla Chiesa e dai fedeli come festa religiosa rispetto al Santo Natale. Mentre la rievocazione del mistero della nascita di Gesù Bambino da Maria Vergine, evocando l’atto d’amore supremo del dare alla luce una nuova vita, fa scaturire in noi sul piano affettivo un livello ineguagliabile di condivisione, la Festa della Resurrezione di Gesù, impegnando principalmente la nostra mente sul fondamento del miracolo, ci induce a una maggiore riflessione e si traduce in una minore partecipazione. Eppure, mi disse Don Pascual, il cristianesimo si fonda innanzitutto sulla fede in Gesù Cristo risorto.

Cari amici, Buona Santa Pasqua a voi e alle vostre famiglie, con l’augurio che il miracolo della Resurrezione di Gesù Cristo ci conforti, consolidi e incoraggi a realizzare insieme il miracolo della rinascita della nostra civiltà decadente, per tramandare ai nostri figli i valori assoluti e universali che sostanziano l’essenza della nostra comune umanità: la certezza della vita, della dignità e della libertà.

Postato il 01/04/2018 08:02:43 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam