Tutti uniti, vaccinati e non vaccinati, per l’abolizione del Green Pass. Ma senza legittimare la dittatura sanitaria, finanziaria e mediatica di cui Mario Draghi è un rappresentante mondiale di alto livello

Cari amici Buona Domenica del Signore. Stefano Puzzer, leader del Coordinamento dei portuali triestini, diventato epicentro della mobilitazione nazionale contro il Certificato verde digitale o Green Pass, ha annunciato che il 30 ottobre capeggerà una delegazione che si recherà in Parlamento per richiedere l’abrogazione del Green Pass. 

In una conferenza stampa, secondo il resoconto dell’Ansa, Puzzer ha detto: “Se il 30 non otteniamo il ritiro del Green Pass bloccheremo tutta l'Italia”, “Abbiamo parlato con un rappresentante di governo, il 30 ottobre saremo alla Camera e al Senato senza creare confusione", “Verranno con noi i rappresentanti di vigili del fuoco, giornalisti e sanitari". 

L’Agenzia Agi spiega che Puzzer si è contraddetto e ha avuto un ripensamento sulla fine della serrata al Porto di Trieste dopo aver subito una sorta di processo in cerchio da parte di chi contestava la sua decisione. Queste sono le parole attribuite a Puzzer: “Vi chiedo scusa, riscriveremo il comunicato. Il presidio va avanti. Se ho sbagliato due parole vi chiedo scusa. Non volevo dire che la battaglia è finita, ma che abbiamo vinto perché abbiamo visto tante persone qui e perché saremo ricevuti a Roma. Festeggeremo solo quando l'obbiettivo di abolire il Green Pass sarà raggiunto".

Puzzer ha in parallelo invitato a porre fine al concentramento di simpatizzanti che da tutt’Italia si accalcano nel Porto di Trieste per manifestare la loro solidarietà ai portuali in sciopero: “Non andrò a lavorare fin quando non lo ritireranno. Domani staremo assieme, ma chi deve arrivare da fuori Regione stia a casa e combattere lì. Userò il mio tempo per raccogliere tutte le denunce quando i lavoratori verranno chiamati a lavorare senza Green Pass come oggi".

Stefano Puzzer ha 45 anni, di professione è gruista, operaio addetto alla manovra della gru. Il Giorno” precisa che Puzzer ha detto di aver ricevuto il vaccino anti Covid-19 “per scelta”. Puzzer è conosciuto “fra i suoi colleghi con il nome di Ciccio, per il suo fisico robusto e la sua disponibilità ad aiutare gli altri. Sposato, con un figlio, si definisce cattolico praticante. Da ragazzo ha militato nelle giovanili della Triestina, giocando come centrocampista”.

Il Giorno aggiunge che l’antagonista principale di Puzzer , il presidente dell'Autorità portuale del mare Adriatico Orientale Zeno D'Agostino, ha precisato di "voler bene a Ciccio" che, l'anno scorso, non aveva esitato a scendere in piazza per difendere D'Agostino finito nel mirino dell'Anac, l'Autorità anti corruzione, che ne considerava illegittima la nomina. 

Il sito “Rollingstone” ricorda che Puzzer è da sei anni un sindacalista che ha promosso delle battaglie a capo della propria lista. In un’intervista a L’Espresso ha dichiarato di essere vaccinato e “credere nei vaccini”. In un’intervista a “Open” ha dichiarato che “questo Green pass è incostituzionale, un ricatto dello Stato italiano che vuole portare le persone a vaccinarsi. Questo ‘accomodamento’  – quello dei tamponi gratuiti pagati dalle aziende – creato per i lavoratori portuali non è giusto. E gli altri lavoratori? Di loro si sono dimenticati tutti. Con che faccia ci facciamo pagare i tamponi sapendo che tutti gli altri dovrebbero pagarselo di tasca propria?”. 

Cari amici, sono convinto che nell’immediato la battaglia di tutti gli italiani, vaccinati e non vaccinati, debba convergere e concentrarsi sull’abolizione del Green Pass che, per ammissione generale, non ha alcuna valenza sanitaria e viola diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. Ben venga l’iniziativa di Puzzer e dei portuali di Trieste di promuovere una mobilitazione nazionale contro il Green Pass. Ma deve essere solo un passo per scardinare la dittatura sanitaria, espressione della dittatura finanziaria, che si avvale della dittatura mediatica, finalizzata a imporci il Nuovo Ordine Mondiale. 

Non dobbiamo cadere nella trappola di barattare la fine del Green Pass come viene applicato in Italia, in contrasto con la stessa norma europea che l’ha istituito, con la legittimazione della dittatura sanitaria, finanziaria e mediatica di cui Mario Draghi è un rappresentato mondiale di alto livello. 

Noi che amiamo l’Italia e abbiamo a cuore il bene degli italiani dobbiamo concepire l’abolizione del Green Pass come un atto dovuto e un primo passo verso il riscatto dell’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano; la salvezza degli italiani ad iniziare dal tracollo demografico che ci condanna all’estinzione; la rinascita della nostra civiltà decaduta. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Domenica 17 ottobre 2021

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/10/16/portuali-triestevinta-battaglia-domani-si-torna-a-lavoro_71e6cccb-efa1-4742-b252-4a5054af33de.html

https://www.agi.it/cronaca/news/2021-10-16/marcia-indietro-puzzer-presidio-va-avanti-14217254/

https://www.ilgiorno.it/cronaca/stefano-puzzer-trieste-1.6918632/amp

 

https://www.rollingstone.it/politica/chi-e-stefano-puzzer-il-leader-della-protesta-dei-portuali-di-trieste/589986/amp/

 

 

 

 

Postato il 17/10/2021 10:06:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Dopo le manifestazioni di ieri un’opportunità storica per riscattare la nostra libertà

Cari amici Buona domenica del Signore. Dalle manifestazioni di ieri in varie parti d’Italia emerge che qualcosa di significativo si sta muovendo. Sta a tutti noi impegnarci affinché non rimanga un evento isolato che si spegne con il calo del clamore mediatico. Dobbiamo cogliere questa opportunità per avviare il passaggio dalla menzogna alla verità, dalla denuncia alla proposta, dalle parole ai fatti. 

Il 15 ottobre, data dell’entrata in vigore dell’estensione del Green Pass, deve diventare la data dell’inizio della mobilitazione civile degli italiani per riscattare i diritti inalienabili alla vita, al lavoro, alla dignità e alla libertà. 

Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

 

Magdi Cristiano Allam

 

Domenica 26 settembre 2021

Postato il 26/09/2021 11:32:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Condivido il messaggio «No Green Pass» della manifestazione di Roma, ma non condivido il calderone del «Fronte del dissenso»

Cari amici buongiorno. Condivido il messaggio centrale “No Green Pass” della manifestazione indetta oggi alle ore 15 a Roma in Piazza San Giovanni. Non condivido il concepire l’insieme dei soggetti politici che vi partecipano come “Fronte del dissenso”, che si presenta come un calderone dove dentro c’è tutto e il contrario di tutto sul piano delle idee, dei valori e della prospettiva.

Il dissenso è un atto legittimo in una sana democrazia sostanziale. Le manifestazioni di protesta sono legittime in uno Stato di diritto dove il Governo, espressione della maggioranza della volontà popolare, si confronta con le istanze critiche sollevate dalla minoranza o comunque presenti in seno alla popolazione. 

Ma in un contesto in cui lo Stato di diritto è collassato sottomettendosi allo strapotere della grande finanza speculativa globalizzata; la democrazia sostanziale è inconsistente fagocitata dal consociativismo della partitocrazia; la nostra civiltà è decaduta travolta dall’ideologia del relativismo al punto che abbiamo perso la certezza e l’orgoglio di chi siamo; ebbene in questo contesto il dissenso non può essere scisso dalla proposta perché non si tratta di riformare dall’interno una istituzione che permane strutturalmente sana, ma bensì di ricostruire dalle fondamenta un nuovo modello di etica personale, di Stato, di sviluppo, di società e di civiltà.

Apprezzo coloro che dissentono contro un lasciapassare che è uno strumento di controllo sociale e di repressione della libertà personale denominato “Certificato verde digitale” o Green Pass. Ammiro le madri e i padri che sfilano in prima fila nelle manifestazioni spingendo la carrozzina dei propri neonati scandendo le parole d’ordine “Libertà”, “No Green Pass”, “Basta dittatura”.

Tuttavia questo legittimo dissenso e queste legittime manifestazioni risultano inconcludenti e frustranti se alle parole non seguono dei fatti concreti. Ebbene se il messaggio implicito nel dissenso e nella manifestazione ha di fatto come referente lo stesso Potere che ha causato il collasso dello Stato di diritto, la fine della democrazia sostanziale e la morte della nostra civiltà, è del tutto velleitario immaginare un esito positivo.

Ma allora qual è l’alternativa? Preso atto che queste seppur legittime, apprezzabili e ammirevoli manifestazioni di dissenso sono inconcludenti e frustranti, ancor di più se ci si aggrega in un’unica piazza da tutt’Italia illudendosi che i mezzi di comunicazione a diffusione nazionale le rappresenteranno in modo positivo o quantomeno imparziale, dobbiamo avere l’onestà intellettuale, la saggezza politica e il coraggio umano di intraprendere il percorso che ci consenta di passare dalla menzogna alla verità, dalla denuncia alla proposta, dalle parole ai fatti.

Si tratta di una missione di vita in cui ci impegniamo per affrancarci dalla condizione di gregari, che affida e confida in un “salvatore della Patria” a cui si delega la soluzione di tutti i problemi, per elevarci allo status di protagonisti, chi si impegna in prima persona per il successo della comune missione; in cui ci liberiamo dalla “denuncite”, che è la pandemia più grave che ci devasta interiormente avviluppandoci nella sterile spirale della denuncia fine a se stessa, per trasformarci in esseri propositivi e costruttivi; in cui soprattutto ci affranchiamo dall’idea che si possano ancora riformare dall’interno l’insieme delle istituzioni pubbliche, convergendo sulla proposta che sostanzi un’alternativa qualitativamente migliore.

Nell’augurare che la manifestazione di oggi a Roma possa avere successo nel contribuire a diffondere le ragioni per cui dobbiamo opporci al Green Pass, a prescindere dal fatto se siamo vaccinati o meno, il mio impegno continuerà sul fronte della formazione culturale, della mobilitazione civile, dell’azione politica in seno ad una comunità che converge su una piattaforma di idee, valori e prospettiva, a partire dalla sacralità della vita; la centralità della persona, della famiglia naturale e della comunità locale; la scelta dell’economia reale affidata ai micro, piccoli e medi imprenditori; il riscatto dell’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano; la rinascita della nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe. 

Cari amici questo mio impegno proseguirà in seno alla nuova comunità “Casa della Civiltà - Noi amiamo l’Italia”, confrontandoci e collaborando con tutti i soggetti individuali e collettivi con cui vi è una sostanziale convergenza sul piano delle idee, dei valori e della proposta. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam 

Sabato 25 settembre 2021

 

 

 

 


 

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Postato il 25/09/2021 21:48:39 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Sempre più “cervelli” in fuga dall'Italia: in 8 anni sono aumentati del 48%

 

Cari amici buongiorno. In Italia facciamo sempre meno figli. Il tasso medio di fertilità delle donne è dell’1,3% rispetto al 2,1% necessario per salvaguardare l’equilibrio demografico. Si assottiglia sempre di più la fascia d’età tra i 20 e i 30 anni che corrisponde al livello più alto della fertilità. Siamo la popolazione più anziana al mondo dopo il Giappone. La conseguenza è che siamo destinati a estinguerci come popolazione autoctona e a subire la sostituzione etnica e l’islamizzazione, a partire da quella demografica, dato che la stragrande maggioranza dei clandestini che accogliamo da un decennio sono musulmani.

In questo contesto la fuga dei cosiddetti “cervelli”, i giovani laureati e specializzati con maggiore competenza e creatività scientifica, rappresenta il fattore che attesta il tracollo dell’Italia che non fa figli e obbliga i propri figli migliori ad abbandonare la propria Patria. 

Cari amici la nostra Italia è da ricostruire dalle fondamenta come Stato, sistema educativo e di sviluppo, come società e civiltà. Servono una rivoluzione culturale, una mobilitazione civile, un’azione politica per realizzare un’alternativa che trasformi l’Italia nel Paese numero 1 al mondo per la qualità della vita.

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam 

Venerdì 20 agosto 2021

 

Sempre più “cervelli” in fuga dall'Italia: in 8 anni sono aumentati del 48%

È l'allarme della Corte dei conti, secondo cui aumenta il numero dei laureati ma resta sotto la media Ocse

26 maggio 2021

AGI - In Italia, la quota dei giovani adulti con una laurea è aumentata costantemente durante l’ultimo decennio, ma resta comunque inferiore rispetto agli altri Paesi dell’Ocse. Tale fenomeno è riconducibile sia alle persistenti difficoltà di entrata nel mercato del lavoro sia al fatto che il possesso della laurea non offre, come invece avviene in area Ocse, possibilità d’impiego maggiori rispetto a quelle di chi ha un livello di istruzione inferiore. E le limitate prospettive occupazionali, con adeguata remunerazione, spingono sempre più laureati a lasciare il Paese: +41,8% rispetto al 2013.

E’ quanto emerge dal Referto sul sistema universitario 2021 approvato dalle Sezioni riunite della Corte dei conti, che approfondisce finanziamento, composizione, modalità di erogazione della didattica, offerta formativa e ranking delle università italiane (98 atenei di cui 67 statali, che comprendono 3 Scuole Superiori e 3 Istituti di alta formazione, nonché 31 Università non statali, di cui 11 telematiche).

La Corte osserva anche il mancato accesso o l’abbandono dell’istruzione universitaria dei giovani provenienti da famiglie con redditi bassi: questo perché pesano, oltre a fattori culturali e sociali, il fatto che la spesa per gli studi terziari, caratterizzata da tasse di iscrizione più elevate rispetto a molti altri Paesi europei, grava quasi per intero sulle famiglie, vista la carenza delle forme di esonero dalle tasse o di prestiti o, comunque, di aiuto economico per gli studenti meritevoli meno abbienti.

E’ questo un aspetto che, per la magistratura contabile, richiede un’opera di aggiornamento e completamento dell’attuale normativa per dare piena attuazione alla disciplina del diritto allo studio con la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e l’attivazione degli strumenti per l’incentivazione e la valorizzazione del merito studentesco.

La Corte dei Conti evidenzia, inoltre, profili di criticità nell’ambito della ricerca scientifica in Italia con particolare attenzione a quella del settore università:"nel periodo 2016-2019 l’investimento pubblico nella ricerca appare ancora sotto la media europea", mentre le attività di programmazione, finanziamento ed esecuzione delle ricerche si caratterizzano "per la complessità delle procedure seguite, la duplicazione di organismi di supporto, nonché per una non sufficiente chiarezza sui criteri di nomina dei rappresentanti accademici in seno ai suddetti organismi, tenuto conto della garanzia costituzionale di autonomia e indipendenza di cui all’art. 33 della Costituzione".

In più, la notevole percentuale del lavoro precario nel settore della ricerca determina la dispersione delle professionalità formatesi nel settore.

Risultano, poi, ancora poco sviluppati i programmi di istruzione e formazione professionale, le lauree professionalizzanti in edilizia e ambiente, energia e trasporti, ingegneria, e mancano i laureati in discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e questo incide negativamente sul tasso di occupazione.

Per quanto riguarda la collaborazione tra università e settore produttivo privato, invece, appare positivo il ruolo svolto da uffici per il trasferimento tecnologico e imprese spin off, con un notevole incremento della spesa per la protezione della proprietà intellettuale, più che raddoppiata nel quadriennio 2016-2019, come è quasi raddoppiato il numero dei brevetti concessi riconducibile alle attività di ricerca delle università italiane, rendendo, con ciò, pienamente evidente, anche in chiave prospettica, il ruolo che le strutture di trasferimento tecnologico possono svolgere per lo sviluppo economico del Paese.

In relazione agli aspetti finanziari emerge, infine, che il fondo per il finanziamento ordinario, il cui ruolo di finanziamento primario ha dispiegato i propri effetti anche con riferimento alla necessità di far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19, "rappresenta la quota più significativa a carico del bilancio statale per le spese per il funzionamento e per le attività istituzionali delle Università". 

https://www.agi.it/economia/news/2021-05-26/corte-conti-boom-fuga-cervelli-universita-italiane-12687823/

 

 

 

 

 

Postato il 20/08/2021 12:14:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

In Afghanistan si è consumata la resa della civiltà occidentale all’islam, non una sconfitta militare

Cari amici buongiorno. Vorrei che fosse chiaro a tutti che in Afghanistan si è consumata la resa della nostra civiltà occidentale, non una sconfitta militare. Ciò che rappresentava realmente o simbolicamente la civiltà occidentale, le istituzioni politiche, militari e sociali occidentali o afghane costituite dagli occidentali, si sono dissolte in un attimo attestando la loro intrinseca inconsistenza. Ma non c'è stata alcuna battaglia, alcuna sconfitta sul campo dell'Occidente o dei suoi alleati e alcuna vittoria militare dei Taliban. I 300 mila soldati afghani messi in piedi, armati e finanziati dall'Occidente non si sono materializzati, l'avanzata dei Taliban, che contano 50 mila miliziani, è stata una passeggiata senza incontrare alcuna resistenza. Le istituzioni politiche create dall'Occidente, a partire dal Capo dello Stato Ashraf Ghani che è fuggito ad Abu Dhabi pare con 169 milioni di dollari, sono crollate prima ancora dell'ingresso dei Taliban a Kabul. In un attimo abbiamo preso atto che non sono serviti a nulla i 2.300 miliardi di dollari spesi dagli Stati Uniti in una guerra durata vent'anni, la più lunga della nostra Storia contemporanea, non è servito a nulla il sacrificio di 2.300 soldati americani morti in Afghanistan. 

Le drammatiche immagini della folla in fuga accalcata all'Aeroporto di Kabul, che rincorre gli aerei in partenza, stipata a terra a centinaia nel vano dei Boeing da trasporto C-17 Globemaster III, i giovani che sono morti precipitando dopo essersi aggrappati agli aerei in volo, sono la testimonianza del collasso di un sistema di potere che avrebbe dovuto rappresentare la nostra civiltà occidentale. Il popolo afghano percepisce il collasso del sistema di potere messo in piedi dall'Occidente non solo come una sconfitta, ma soprattutto come un tradimento. Nessun afghano crederà più all'Occidente come un modello di civiltà migliore. Inevitabilmente si rassegneranno a credere che il sistema di potere islamico sia il migliore, perché comunque è quello che ha vinto.

Tutto ciò conferma che non è stata una sconfitta o una vittoria militare, ma il tracollo di un sistema politico, militare e sociale che si traduce nella resa della nostra civiltà occidentale all'islam. Una resa che c'è stata perché l'Occidente si è rassegnato alla sconfitta senza combattere e si è sottomesso all'islam senza reagire. Per l'islam è una vittoria epocale perché ora ha la certezza di poter conquistare l'Europa e l'Occidente non perché l'islam sia più forte, ma perché l'Europa e l'Occidente sono votati al suicidio, non hanno più un'anima che sostanzi la loro ragion d'essere, non hanno più la certezza di chi sono sul piano della fede, radici, identità, valori, regole e leggi. In Afghanistan in queste ore tocchiamo con mano il fatto che la civiltà occidentale è morta non per omicidio ma per suicidio, non per la forza del nemico ma per la sua intrinseca debolezza. 

Il declino della civiltà occidentale è iniziato all'indomani del crollo del Muro di Berlino nel 1989, l'evento che paradossalmente celebra la vittoria della civiltà occidentale laica, liberale e democratica sull'ideologia comunista atea, centralistica e dittatoriale. Un declino che ha apparentemente avuto come causa scatenante il denaro, la necessità di ridurre significativamente il costo delle spese militari destinate al contrasto del terrorismo islamico.      

Sin dal 2011 il Congresso americano evidenziò l’impatto devastante del costo complessivo delle guerre sferrate all'indomani dell'11 settembre 2001. All’epoca gli Stati Uniti avevano speso 2.800 miliardi di dollari, a fronte di un costo complessivo di oltre 4 miliardi di dollari della guerra al terrorismo islamico a livello mondiale. Nello specifico, agli Stati Uniti la guerra in Iraq era costata 757,8 miliardi; la guerra in Afghanistan 416,4 miliardi; la guerra in Pakistan 13,3 miliardi; spese militari supplementari, 667 miliardi; spese per la Sicurezza interna, 402 miliardi; rafforzamento della sicurezza, 28,5 miliardi; gestione degli affari internazionali, 66,7 miliardi; indennità per l'invalidità dei veterani, 18,1 miliardi; spese mediche dei veterani, 13,2 miliardi.

La guerra al terrorismo aveva portato gli Stati Uniti ad un passo dall'insolvenza nel pagamento degli interessi sul debito pubblico, il più elevato al mondo, pari a 15.476 miliardi di dollari, circa il 100% del Pil (Prodotto interno lordo). Se nel 1989, anno del crollo del Muro di Berlino, che avvia la dissoluzione dell'Unione Sovietica e del Blocco comunista, la spesa militare degli Stati Uniti era di 526,271 miliardi di dollari, da allora continua a calare fino a ridursi a 375,893 miliardi di dollari nel 2000. E' dal 2001, con l’attentato alle Due Torri Gemelle, che riprende a salire fino a superare i 710 miliardi di dollari nel 2011, registrando un'impennata di circa l'85%  in un decennio. 

La questione della spesa militare ha avuto un'incidenza primaria nella scelta di arrendersi al nemico islamico, dal momento che per gli Stati Uniti il contenimento della spesa militare è diventato un obbligo per ridurre l'indebitamento pubblico.

La crisi finanziaria ha riguardato anche la Nato. L'insieme dell'Unione Europea spende per la difesa 300 miliardi di dollari all'anno, un quarto degli Stati Uniti che si accollano il 75% delle spese della Nato, mentre fino al 2001 le quote venivano equamente suddivise. Nel giugno 2011 l’allora ministro della Difesa americano Robert Gates ha lanciato una dura accusa agli europei: «Quasi tutti gli alleati hanno votato per la missione in Libia, ma meno della metà ha aderito alla missione, e meno di un terzo ha partecipato alle azioni militari. La più potente alleanza nella storia del mondo, impegnata contro un regime male armato, è rimasta senza munizioni dopo 11 settimane».

In questo contesto gli Stati Uniti, sin dall’amministrazione di George W. Bush e con maggiore determinazione con Barack Hussein Obama, si sono imposti l'obiettivo di abbattere le spese militari. Per farlo è comunque indispensabile assicurarsi che i terroristi islamici non compiano più attentati quantomeno in Occidente. Ed è così che consapevolmente o meno, comunque irresponsabilmente, l'Occidente è caduto nella trappola micidiale dell'illusione che per affrancarsi dal terrorismo islamico dei tagliagole, coloro che disprezzano la sacralità della vita propria ed altrui, si possa o addirittura si debba allearsi con i terroristi islamici dei taglialingue, coloro che, bontà loro, ci risparmiano la vita, promettono che non metteranno le bombe e non si faranno esplodere dentro casa nostra, ma in cambio chiedono ed ottengono la loro piena legittimazione politica come potere egemone nei Paesi a maggioranza islamica e della concessione di «roccaforti islamiche» all'interno stesso dell’Occidente.

Ciò è sostanzialmente quanto è accaduto a partire dal 2005 con un accordo segreto fatto dal Presidente americano Bush Junior e dal Premier britannico Tony Blair con i «Fratelli Musulmani» in chiave anti-Al Qaeda, ed è sostanzialmente quanto è accaduto il 15 agosto a Kabul con i Taliban che oggi si presentano nei panni più moderati di chi aderisce all'ideologia e alla prassi politica dei «Fratelli Musulmani»,  abbandonando l'abito impresentabile dei «fondamentalisti», i puri e duri che dicono e fanno solo ciò che è letteralmente e integralmente prescritto da Allah nel Corano e solo ciò che ha detto e ha fatto Maometto. Anche se è del tutto evidente che sia i «Fratelli Musulmani» sia i «fondamentalisti» convergono sull'obiettivo strategico di imporre ovunque nel mondo l'islam concepito come l'unica vera religione, pur perseguendo modalità diverse sul piano della tattica.

La resa della civiltà occidentale in Afghanistan inevitabilmente incentiverà gli Stati islamici, a partire dalla Turchia, Iran, Pakistan, Arabia Saudita, Qatar, Marocco e Algeria, i movimenti politici-religiosi, a partire dai «Fratelli Musulmani», i gruppi terroristici, a partire dall'Isis e da Al Qaeda, ad accrescere e accelerare i loro piani per conquistare l'Europa e l'Occidente promuovendo l'islamizzazione demografica con gli sbarchi dei clandestini e la crescita della natalità dei residenti; del territorio con la proliferazione delle moschee, delle scuole coraniche, di macellerie e negozi halal; finanziaria con i crediti a fondo perduto delle banche islamiche e gli investimenti mirati in ambiti a forte impatto mediatico; nonché destabilizzando il fronte interno con le azioni terroristiche che inculcano e diffondono la paura di una morte atroce. La civiltà occidentale si è arresa sia perché non ha più un'anima e si è prostrata al dio denaro, sia perché ha talmente paura della morte che sceglie di rinunciare alla vita. All'opposto proprio i terroristi islamici hanno fatto propria la parola d'ordine attribuita a Bin Laden, coniata all'epoca di Maometto: «Noi amiamo la morte come voi amate la vita».  

Cari amici, non possiamo rassegnarci ad essere sottomessi a un sistema di potere tirannico, violento e guerrafondaio che si chiama islam. Dobbiamo innanzitutto far rinascere la nostra civiltà fortificandoci dentro sul fronte culturale, valoriale e ideale. Dobbiamo essere pronti a combattere una guerra che è in atto su tutti i fronti, scatenata dall'islam per sottomettere l'Europa, l'Occidente e l'intera umanità. Dobbiamo riscattare il nostro diritto a essere pienamente noi stessi a casa nostra. Dobbiamo onorare l'impegno a garantire ai nostri figli e nipoti una casa comune dove non venga mai meno la certezza della vita, della dignità e della libertà. Dobbiamo combattere per affermare la nostra civiltà e per sconfiggere l'islam dentro casa nostra. Non è una guerra contro i musulmani come persone, ma è una guerra contro un'ideologia incompatibile con la nostra civiltà.

Noi amiamo l'Italia. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Giovedì 19 agosto 2021

Postato il 19/08/2021 15:09:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

In Afghanistan la resa dell’Occidente all’islam scatenerà la conquista dell’Europa e del Mondo libero

In Afghanistan gli Stati Uniti, la superpotenza mondiale emblema dell'Occidente laico e democratico, si sono arresi ai terroristi islamici dei Taliban che ottemperano letteralmente e integralmente ad Allah e a Maometto. La conseguenza devastante per tutti noi è che la percezione di una epocale vittoria dell'islam scatenerà l'attività degli Stati islamici, dei movimenti politico-religiosi e dei gruppi terroristici per accelerare la conquista dell'Europa e del Mondo libero

 

Cari amici, dopo l'11 settembre 2001, il 15 agosto 2021 rappresenta un nuovo spartiacque della nostra Storia contemporanea. In Afghanistan gli Stati Uniti, la superpotenza mondiale emblema dell'Occidente laico e democratico, si sono arresi ai terroristi islamici dei Taliban che ottemperano letteralmente e integralmente ad Allah e a Maometto. La conseguenza devastante per tutti noi è che la percezione di una epocale vittoria dell'islam scatenerà l'attività degli Stati islamici, dei movimenti politico-religiosi e dei gruppi terroristici per accelerare la conquista dell'Europa e del Mondo libero. 

Si tratta di una vittoria epocale dell'islam ed una resa totale dell'Occidente laico e liberale perché il ritorno trionfante a Kabul dei Taliban, letteralmente «Studenti della Sharia», e la riesumazione del sedicente «Emirato Islamico dell'Afghanistan», è il compimento di un processo politico e negoziale intrapreso dagli ultimi quattro Presidenti degli Stati Uniti. 

Ad avviarlo fu nel 2005 George W. Bush, il Presidente che aveva subìto la tragedia dell'11 settembre 2001 e scatenato la guerra in Afghanistan. Dopo aver preso atto dell'insuccesso nello sconfiggere Al Qaeda e di fronte alla necessità di abbattere drasticamente i costi della Difesa, Bush con l’allora Premier britannico Tony Blair fecero un accordo segreto con i «Fratelli Musulmani», movimento estremista islamico nato in Egitto nel 1924 che, al pari di Al Qaida e dell'Isis, mira a imporre l'islam ovunque nel mondo, ma preferibilmente attraverso la proliferazione delle moschee, scuole coraniche, enti sociali e istituzioni finanziarie islamiche, senza escludere il terrorismo come fa Hamas che rappresenta i «Fratelli Musulmani» nei Territori palestinesi. Ebbene in virtù dell'accordo segreto con Bush e Blair nel 2006 i Fratelli Musulmani parteciparono per la prima volta alla vita politica in Medio Oriente. In Egitto entrarono con 88 deputati in Parlamento. Nei Territori palestinesi Hamas vinse le elezioni legislative e si aggiudicò la guida del Governo della cosiddetta «Autorità Nazionale Palestinese». E fu sempre Bush nel 2007 ad avviare dei negoziati con i Taliban per il tramite dell'allora Presidente afghano Hamid Karzai.

Barack Hussein Obama il 6 giugno 2009 legittimò l'islam come religione totalmente compatibile con la nostra civiltà occidentale, nel discorso all'Università del Cairo in cui disse: «America e Islam si sovrappongono, condividono medesimi principi e ideali, il senso di giustizia e di progresso, la tolleranza e la dignità dell'uomo». Nel 2011 Obama sostenne le cosiddette «Primavere arabe» che posero fine a dei regimi laici e favorirono l'ascesa al potere di esponenti dei «Fratelli Musulmani», che conquistarono la Presidenza della Repubblica in Egitto, erano a un passo dal monopolizzare il potere in Tunisia e Libia, mentre in Siria scatenarono una sanguinosissima guerra civile. In questa strategia Obama si affidò totalmente alla Turchia di Erdogan e al Qatar, rispettivamente i principali sostenitori politico e finanziario dei «Fratelli Musulmani».

Il 29 febbraio 2020 è stato Donald Trump a sottoscrivere proprio a Doha nel Qatar l’accordo con i Taliban che pose formalmente fine alla guerra, stabilì un calendario per il ritiro delle forze statunitensi nell'arco di quattordici mesi, e lasciò ai Taliban la prerogativa di negoziare un accordo distinto con le fazioni afghane, suggellando di fatto la loro vittoria militare e la resa degli Stati Uniti. L'accordo fu sottoscritto dal delegato talebano Abdul Ghani Baradar e dal Segretario alla Difesa Mark Esper, alla presenza del Segretario di Stato Mike Pompeo e del Rappresentante statunitense per l’Afghanistan Zalmay Khalilzad.

Alla luce di tutto ciò è infondato attribuire all'attuale Presidente americano Joe Biden la responsabilità della resa degli Stati Uniti e della vittoria dei Taliban. «La scelta che avevo era proseguire l'accordo negoziato da Donald Trump con i Taliban o tornare a combattere», ha chiarito Biden, sostenendo di aver fatto «l'interesse nazionale»: «Ci sono sicuramente soldati coraggiosi in Afghanistan, ma se l'Afghanistan non vuole combattere contro i Taliban non possiamo farlo noi. Quanti altri caduti dobbiamo riportare? Non voglio commettere errori del passato. Questo conflitto non è nell'interesse nazionale degli Stati Uniti. Quando sono diventato Presidente ho preso un impegno con gli americani: che avrei posto fine alla guerra in Afghanistan. Non voglio lasciare questa incombenza al prossimo Presidente. So che la mia decisione verrà criticata, ma non possiamo rimanere lì in eterno».

Ciò che invece può essere attribuito a Biden è di aver lasciato l'Afghanistan nelle mani della Cina, che ora diventerà il principale alleato economico di un Paese ricchissimo di rame, litio, marmo, oro e uranio, una ricchezza mineraria stimata di oltre 1 trilione di dollari, cioè mille miliardi di miliardi di dollari. Questa enorme ricchezza non sfruttata contribuirà a fare della Cina la prima potenza economica mondiale.

L'altro aspetto rilevante nel successo dei Taliban è che di fatto l'islam è sempre stato il riferimento identitario dello Stato. La forma di Stato vigente fino allo scorso 15 agosto si chiamava «Repubblica islamica dell'Afghanistan» e la sua Costituzione sanciva che «nessuna legge può essere contraria ai principi e alle disposizioni della sacra religione dell’islam». Il ritorno all'Emirato Islamico dell'Afghanistan, che mette al centro la Sharia, la legge islamica fondata su ciò che Allah prescrive nel Corano e sulla Sunna, la raccolta dei detti e dei fatti attribuiti a Maometto, nella sostanza è più una continuità che non una rottura, perché le leggi e l'organizzazione sociale hanno continuato ad essere fondate sull’islam. Il cambiamento sarà più politico che religioso, per la precisione stiamo assistendo al passaggio dei Taliban dallo schieramento dei «fondamentalisti», che dicono e fanno solo ciò che è apertamente prescritto nel Corano, allo schieramento dei «Fratelli Musulmani», che usano la «takiya», la dissimulazione, strumentalizzando la modernità e la democrazia per imporre il potere islamico ovunque nel mondo. È in questo quadro che si spiega la concessione alle donne di non essere più imprigionate sotto la gabbia di stoffa del burqa e di poter indossare un abito anche a due pezzi che copre i capelli ma lascia libero l'ovale del volto, pur restando la donna un essere antropologicamente inferiore secondo i dettami dell'islam, e pur potendo accedere a taluni incarichi sociali sempre a condizione che non violino i limiti imposti dalla Sharia. 

Cari amici, vent'anni dopo la conquista militare dell'Afghanistan, scopriamo che l'islam ha vinto una guerra epocale fondamentalmente sul piano religioso, identitario e politico, mentre l'Occidente è morto, privo di un'anima, senza la certezza di chi siamo, più che mai diviso politicamente e militarmente nonostante il fiume di denaro speso, 2.300 miliardi di dollari solo da parte degli Stati Uniti, e le migliaia di soldati uccisi, 2.300 solo gli americani. Come la Storia insegna, gli imperi e le civiltà non finiscono per la forza dei nemici ma per la propria intrinseca fragilità. L'Occidente è morto non per la forza dei Taliban, ma per la sua ormai inconsistenza. Non è stato un omicidio ma un suicidio. Noi tutti oggi, ovunque in Europa e nel Mondo libero, rischiamo di essere sottomessi all'islam non tanto perché gli islamici sono forti, ma perché siamo a tal punto deboli che ci vergogniamo di chi siamo sul piano delle nostre radici, fede, identità, valori, regole e leggi, con la conseguenza che non sappiamo più farci rispettare dentro casa nostra, finendo per trasformarci in una terra di tutti e di nessuno. Il vuoto che noi stessi abbiamo creato verrà inesorabilmente colmato dai più agguerriti, determinati, violenti. Per prevenire che l'Europa e il Mondo libero facciano la fine dell'Afghanistan, dobbiamo fortificarci dentro, acquisendo la certezza e l'orgoglio di chi siamo, diventando pienamente noi stessi dentro casa nostra, esigendo che tutti, compresi i musulmani, si comportino né più né meno come sono tenuti a comportarsi tutti i cittadini, rispettando le stesse leggi, ottemperando alle stesse regole, condividendo gli stessi valori. Considerando che siamo una civiltà decaduta, solo un miracolo potrà salvarci. Ma dobbiamo credere che questo miracolo si realizzerà. Non possiamo in alcun modo rassegnarci alla sconfitta e alla sottomissione all'islam. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Mercoledì 18 agosto 2021

 

  

Postato il 18/08/2021 19:09:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il portavoce dei Taliban si chiama Zabihullah, letteralmente «Sgozzatore di Allah»

Il portavoce dei Taliban si chiama Zabihullah, letteralmente «Sgozzatore di Allah». Un nome e un fatto che attesta la tragica realtà della ferocia omicida prescritta da Allah e praticata da Maometto 

 

Cari amici buongiorno e buon inizio di settimana. Il biglietto da visita del regime terroristico islamico dei Taliban, che ieri ha riportato indietro l'Afghanistan di venti anni riesumando l'Emirato Islamico dell'Afghanistan, è Zabihullah Mujahid, il suo portavoce ufficiale. Zabihullah si traduce letteralmente «Sgozzatore di Allah», mentre Mujahid è «Combattente della Guerra santa islamica». 

Una delle due principali feste religiose islamiche si chiama «Id al adha», che si traduce «Festa del sacrificio» o «Festa dello sgozzamento», che si celebra alla fine del pellegrinaggio alla Mecca, nel ricordo del sacrificio di un montone da parte di Abramo in sostituzione del figlio Ismaele, così come gli aveva prescritto Allah. Ebbene ai musulmani è prescritto lo sgozzamento di un montone che deve essere cosciente, affilando il coltello, facendo stendere l’animale sul suo lato sinistro orientandolo verso la Mecca, e dopo aver pronunciato «Nel nome di Allah» e «Allah è il più grande», si recide con il coltello la faringe che è la via respiratoria, l’esofago che è la via alimentare, le arterie carotide fino al suo totale dissanguamento. Maometto lo definì «il giorno più sacro per Allah». 

Lo sgozzamento dei nemici è stato praticato da Maometto, assurgendo a modello di comportamento per i terroristi islamici che imitandolo hanno sgozzato i «nemici dell'islam». Nel 627 a Medina, ottemperando a un ordine rivelatogli da Allah, Maometto partecipò allo sgozzamento e alla decapitazione di circa 900 ebrei maschi adulti della tribù dei Banu Qurayza e lui personalmente sgozzò e decapitò i capi della tribù dei Banu Qurayza. Nella Sunna, la raccolta dei detti e dei fatti attribuiti a Maometto, si precisa che Maometto sgozzò e decapitò con le proprie mani i dignitari ebrei Kaab ibn Asad, Nabbash ibn Qays, Ghazzal ibn Samuel. Maometto decapitò anche Huyayy ibn Akhtab, capo dei Banu Nadir. Poi si rivolse a Sa’ad ibn Muadh e gli cedette il posto dicendogli: «A te i restanti». Tutti i circa 900 ebrei furono sgozzati e decapitati prima del crepuscolo. Maometto ordinò di ricoprire i corpi mutilati con la terra che era stata scavata, trasformandola in una terrificante fossa comune.

Lo sgozzamento dei «miscredenti» è prescritto da Allah nel Corano: «E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: “Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! E ciò avvenne perché si erano separati da Allah e dal suo Messaggero”. Allah è severo nel castigo con chi si separa da lui e dal suo Messaggero...! Assaggiate questo! I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! O voi che credete, quando incontrerete i miscredenti in ordine di battaglia non volgete loro le spalle. Chi in quel giorno volgerà loro le spalle - eccetto il caso di stratagemma per meglio combattere o per raggiungere un altro gruppo - incorrerà nella collera di Allah e il suo rifugio sarà l’Inferno. Qual triste rifugio! Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi. Quando tiravi non eri tu che tiravi, ma era Allah che tirava, per provare i credenti con bella prova. In verità Allah tutto ascolta e conosce. Ecco quello che avvenne: Allah vanificò l’astuzia dei miscredenti.» (8, 12-18)

Lo sgozzamento dei «nemici dell'islam» è stato praticato dai terroristi islamici ottemperando a ciò che Allah prescrive nel Corano e emulando le gesta di Maometto, nella convinzione che la testa decapitata non potrà più ricongiungersi al corpo nel Giorno del Giudizio e che i «nemici dell'islam» saranno inesorabilmente condannati all'Inferno. Il 7 maggio 2004 in Iraq, Abu Musab Al Zarqawi, l'allora luogotenente di Osama Bin Laden, si fece immortalare mentre sgozzava e decapitava il giovane ebreo americano Nick Berg. Dopo aver urlato ripetutamente insieme ad altri terroristi «Allah Akhbar!», «Allah è il più grande», Al Zarqawi pronunciò il versetto coranico «Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti» (2, 191). Poi impugnò il coltello e con una ferocia disumana lo infilzò nella gola di Berg. Quindi Al Zarqawi, a giustificazione dello sgozzamento di un «nemico dell'islam» disse: «Sia gloria ad Allah, che ha onorato l'islam con il suo sostegno, ha umiliato gli infedeli con il suo potere». Poi evocò Maometto: «Il profeta, Signore della grazia, ha ordinato di tagliare la testa ad alcuni dei prigionieri di Badr (allusione alla battaglia di Badr, combattuta da Maometto nel 624, ndr). Egli è il nostro esempio e il nostro modello di buon comportamento».

I terroristi islamici di Al Qaeda e dell'Isis hanno immortalato in video e in immagini le teste sgozzate e decapitate per radicare il terrore nei «nemici dell'islam», affinché facendosi sopraffare dalla paura di fare quella fine atroce, finiscano per sottomettersi senza reagire e per arrendersi senza combattere.

Cari amici, gli antichi romani dicevano «Nomen omen», che significa «Il nome è un presagio», nella convinzione che nel nome fosse indicato il destino della persona. Oggi si dice che una persona è tale «di nome e di fatto». Che cosa dobbiamo aspettarci di buono dal portavoce ufficiale dei terroristi islamici dei Taliban, che di nome fa Zabihullah, «Sgozzatore di Allah»? È vero che le persone vanno rispettate nella loro individualità e valutate sulla base dei loro fatti. Ma è altrettanto vero che ci troviamo di fronte a dei terroristi islamici che ottemperano letteralmente e integralmente a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto e ha fatto Maometto. Il ritorno dei Taliban al potere in Afghanistan, concordato con gli Stati Uniti, ci fa toccare con mano la tragica realtà della resa dell'Occidente all'islam.

Magdi Cristiano Allam

Lunedì 16 agosto 2021

 

 

 

Postato il 18/08/2021 18:39:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Appello a una mobilitazione nazionale per salvare i nostri figli bambini e adolescenti dalla terapia genica sperimentale denominata vaccinazione anti Covid-19

Buongiorno amici. Il Governo italiano, tramite una conferenza stampa l’11 giugno presso la sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, a cui hanno partecipato il Ministro della Salute Roberto Speranza, il Coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico del Governo e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli, il Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, il Commissario straordinario per l’emergenza Covid, generale Francesco Paolo Figliuolo, ha comunicato che “ci sono tutti i presupposti per una campagna di vaccinazione in fascia adolescenziale”, annunciando la decisione di avviare l’inoculazione del siero di terapia genica sperimentale, denominato ufficialmente “vaccino anti Covid-19”, anche ai bambini e agli adolescenti dai 12 ai 16 anni. 

Il contesto in cui il Governo italiano ha assunto questa decisione si connota come segue:

    1.    Sempre più scienziati americani e il nuovo Governo degli Stati Uniti con il Presidente Joe Biden hanno fatto propria la convinzione del precedente Presidente Donald Trump accreditando la realtà del Sars-Cov-2 come un virus prodotto nell’Istituto di Virologia di Wuhan in Cina, un fatto che impone di riconsiderare sia la natura del Sars-Cov-2 sia la realtà complessiva originata dalla pandemia di Covid-19.

    2.    La quasi totalità dei medici ha preso atto che la “terapia domiciliare precoce”, praticata ai primi sintomi del Covid-19 e la cura basata sugli anticorpi monoclonali in fase successiva sono adeguati a guarire dalla malattia ed evitare soprattutto il ricovero in ospedale del paziente. Questa constatazione, basata sull’evidenza medica, mette in discussione la modalità con cui si è proceduto e ufficialmente si continua a procedere nel contrasto al Covid-19 sintetizzabile nella raccomandazione “Tachipirina e vigile attesa”.

    3.    La quasi totalità dei medici contesta fortemente il fatto che da circa un anno e mezzo il sistema sanitario nazionale sia stato monopolizzato dalla gestione della pandemia di Covid-19, trascurando i malati di patologie che tutti gli anni provocano molti più morti rispetto a quelli provocati dal Covid-19, a partire dalle malattie del sistema circolatorio e dei tumori.

    4.    Sempre più cittadini, a partire dai piccoli imprenditori, denunciano la devastazione economica conseguente al blocco di gran parte delle attività produttive nell’ambito della serrata, il lockdown, imposta alla popolazione nella gestione della pandemia di Covid-19, che ha condannato a morte centinaia di migliaia di imprese ed accresciuto la povertà, in parallelo alla destabilizzazione sociale e alla crescita delle malattie psichiche specie tra i giovani.

    5.    Sempre più scienziati, medici, giuristi e cittadini nutrono crescenti perplessità sulla prima sperimentazione nella Storia di una terapia genica resa obbligatoria all’insieme dell’umanità avvalendosi dell’autorità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), il cui secondo donatore, dopo gli Stati Uniti, è il miliardario americano Bill Gates che finanzia il 10% del bilancio dell’Oms, che opera principalmente nelle aziende farmaceutiche che producono i cosiddetti “vaccini anti Covid-19, e che nel 2015 previde una pandemia da virus che avrebbe decimato l’umanità.

    6.    Ogni giorno si registrano morti e vittime gravi conseguenti alla inoculazione dei cosiddetti vaccini anti Covid-19, scoprendo tramite le autopsie la diffusione delle trombosi e la tossicità della proteina Spike. Il vaccino anti Covid-19, per gli ormai frequenti eventi avversi che vengono segnalati, sottostimati dal sistema di Farmacovigilanza passivo, rischia di produrre, in un numero non trascurabile di cittadini e nel tempo, effetti tossici simili e quelli indotti dalla malattia Covid-19 sull’organismo umano nel grado medio-grave.

    7.    I bambini e gli adolescenti sono in assoluto coloro che raramente si ammalano e ancor meno muoiono per il Covid-19.

    8.    Gli insegnanti nelle scuole sono quasi tutti vaccinati o per convinzione o perché costretti sotto il ricatto di essere sospesi dal lavoro e dallo stipendio. Quindi se sono vaccinati non dovrebbero temere l’eventuale contagio da parte dei bambini.

    9.    La verità sostenuta dallo stesso Ministero della Salute è che anche i vaccinati possono contagiarsi, ammalarsi, contagiare e soprattutto sviluppare le varianti ancor più aggressive, ciò che solleva dubbi di fondo sulla valenza dei cosiddetti vaccini anti Covid-19.

    10.    Il Governo italiano, con la complicità dei mezzi di comunicazione di massa, ha promosso una campagna pubblicitaria per persuadere bambini, adolescenti e giovani a vaccinarsi, sostenendo che il cosiddetto vaccino anti Covid-19 è un atto di responsabilità nei confronti degli adulti e degli anziani che con più facilità si ammalano e muoiono di Covid-19, ma soprattutto che in cambio del cosiddetto vaccino anti Covid-19 riscatteranno la loro libertà, intesa come la libertà di andare in vacanza e divertirsi in discoteca.

    11.    Tra le conseguenze a lungo termine della terapia genica sperimentale in atto, denominata ufficialmente vaccinazione anti Covid-19, è il potenziale rischio di incremento a medio e lungo termine nella popolazione vaccinata dell’infertilità e dell’aumento delle malattie tromboemboliche, autoimmuni e leucemie. Di fatto si tradurrebbe nella sterilizzazione e nella estinzione della popolazione italiana. 

12 . La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che i bambini non dovrebbero essere vaccinati per il momento. Questo è quanto si legge nel sito ufficiale dell’Oms: “Non ci sono ancora prove sufficienti sull'uso dei vaccini contro il Covid-19 nei bambini per formulare raccomandazioni affinché i bambini vengano vaccinati contro il Covid-19. I bambini e gli adolescenti tendono ad avere una malattia più lieve rispetto agli adulti. Tuttavia, i bambini dovrebbero continuare a ricevere i vaccini per l'infanzia raccomandati”.

Cari amici, in questo quadro complessivo l’annuncio del Governo italiano di sottoporre anche i bambini e gli adolescenti dai 12 ai 16 anni alla terapia genica sperimentale, ufficialmente denominata vaccinazione anti Covid-19, è un crimine contro l’umanità. Tutti i genitori, tutti gli italiani intellettualmente onesti e moralmente integri, hanno il dovere di mobilitarsi per impedire che si metta a rischio la vita dei nostri figli e il futuro della nostra popolazione.

All’interno del Movimento culturale, civile e politico “Noi amiamo l’Italia” ci siamo mobilitati per redigere un documento che sia oggettivo e inconfutabile sul piano medico-scientifico e giuridico, in aggiunta all’indubbia valenza etica, spirituale, sociale e politica, da diffondere tra gli italiani affinché partecipino consapevolmente e responsabilmente a una mobilitazione nazionale contro la terapia genica sperimentale ai bambini e agli adolescenti. 

Nessuna madre e nessun padre può accettare che il proprio figlio venga sfruttato come cavia nella sperimentazione di una terapia genica che potrebbe provocare la sua morte immediata, renderlo invalido, in prospettiva condannarlo alla sterilità e alla morte per malattie incurabili. Il mio auspicio è che il maggior numero possibile di italiani, compresi quelli che si sono già vaccinati e che credono nella bontà dei cosiddetti vaccini anti Covid-19, comprendano che non possiamo in ogni caso e in alcun modo mettere a rischio la vita dei bambini e degli adolescenti che sono i nostri figli o i nostri nipoti, il futuro della popolazione e della civiltà italiana.

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Mercoledì 23 giugno 2021

Postato il 23/06/2021 16:58:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

I mezzi di comunicazione nazionali tacciono sui 328 morti dopo la somministrazione del vaccino anti Covid-19 segnalati dall’Aifa

I mezzi di comunicazione nazionali tacciono sui 328 morti dopo la somministrazione del vaccino anti Covid-19 segnalati dall’Aifa. Confermano di essere una dittatura mediatica e informatica asservita alla dittatura finanziaria e sanitaria, per sottomettere gli italiani al Nuovo Ordine Mondiale.

Cari amici, non ho trovato riscontro sulla stampa nazionale del dato di 328 morti a seguito della somministrazione del vaccino anti Covid-19 comunicato dall’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, nel nuovo “Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19” pubblicato il 10 giugno.

“Il Messaggero” di Roma ieri titolava: “AstraZeneca, reazioni avverse: nessun caso di trombosi dopo seconda dose vaccino. Il rapporto Aifa”.

“Il Fatto Quotiano” titolava ieri: “Covid, Aifa presenta il quinto rapporto di farmacovigilanza sui vaccini: “66.258 effetti avversi segnalati su 32,5 milioni di dosi”.

All’interno dell’articolo non si menzionano in assoluto i 328 morti.

Ebbene i 328 morti dopo la somministrazione del vaccino anti Covid-19 sono una realtà, anche nel distinguo che l’Aifa fa tra un nesso correlabile, non correlabile (nel caso in cui sussistono altre cause di morte in aggiunta al vaccino), indeterminato o inclassificabile. Se è l’Aifa stessa, che è un’agenzia governativa, ad attestare che 328 persone sono decedute dopo la somministrazione del vaccino anti Covid-19, nessun organo di informazione serio dovrebbe ignorare questa realtà.

Ci sono 328 persone che hanno avuto il via libera del proprio medico di base, il via libera del medico o infermiere vaccinatore, hanno firmato il Modulo del “Consenso informato” assumendosi la responsabilità delle conseguenze del vaccino (e questo rappresenta un arbitrio legale e un crimine umano trattandosi di un cosiddetto vaccino sperimentale), e poi sono morte.

Il silenzio dei mezzi di comunicazione nazionali conferma che sostanziano una dittatura mediatica e informatica che è asservita alla dittatura finanziaria e sanitaria per manipolare le menti, disinformare, disorientare, sottomettere gli italiani alla prospettiva del “Nuovo Ordine Mondiale”. 

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Sabato 12 giugno 2021

(La vignetta in allegato è di Alex Di Gregorio)

 

 

Postato il 12/06/2021 19:54:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

L’Aifa comunica che al 26 maggio in Italia 328 persone sono morte dopo la somministrazione del vaccino anti Covid-19

L’Aifa comunica che al 26 maggio in Italia 328 persone sono morte dopo la somministrazione del vaccino anti Covid-19. Inoltre ci sono state 66.258 “reazioni avverse”, di cui 6.890, pari al 10,4% sono “gravi”. Tutti i quattro vaccini autorizzati, con in testa Cominarty della Pzifer-Biontech, sono responsabili delle morti e delle “reazioni avverse”

Buongiorno amici. Il nuovo “Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19” dell’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, l’ente del Governo che regolamenta la presenza dei farmaci in Italia, ha comunicato che dal 27 dicembre 2020 al 26 maggio 2021 ci sono stati 328 morti a seguito della somministrazione del vaccino anti Covid-19. 

Sul totale di 328 morti, 213, pari al 64,9%, sono morti dopo la somministrazione del vaccino Cominarty della Pzifer-Biontech; 58, pari al 17,6%, sono morti dopo la somministrazione del vaccino Moderna; 53, pari al 16,1%, sono morti dopo la somministrazione del vaccino Vaxzevria dell’Astrazenica; 4, pari all’1,2%, sono morti dopo la somministrazione del vaccino Janssen della Johnson&Johnson. 

Nel rapporto dell’Aifa, si legge che “il 68,6% delle schede (225 su 328) presenta una valutazione di causalità con l’algoritmo utilizzato nell’ambito della vaccinovigilanza (Algoritmo OMS), in base al quale il 57,8% dei casi è non correlabile, il 36,9% indeterminato e il 3,6% inclassificabile per mancanza di informazioni necessarie all’applicazione dell’algoritmo.

In quattro casi (1,8% del totale), la causalità risulta correlabile”.

Al riguardo il rapporto dell’Aifa precisa quanto segue:

correlabile, significa che l’associazione causale fra evento e vaccino è considerata plausibile;

non correlabile, significa che altri fattori possono giustificare l’evento;

indeterminata, significa che l’associazione temporale è compatibile, ma le prove non sono sufficienti a

supportare un nesso di causalità; 

non classificabili, significa che le segnalazioni sono prive di informazioni sufficienti, per cui sono necessari ulteriori

approfondimenti.

Complessivamente al 26 maggio 2021 sono state somministrate 32.429.611 dosi di vaccino, di cui Comirnaty per il 68,7%, Vaxzevria per il 20,8%, Moderna per il 9% e Janssen per l’1,5%2. 

In aggiunta alle morti, il rapporto dell’Aifa informa che, a seguito della somministrazione del vaccino anti Covid-19, i vaccinati hanno subito delle “reazioni avverse”, che complessivamente sono state 66.258, di cui il 71,8% causate dal vaccino Comirnaty, il 3,9% causate dal vaccino Moderna, il 24% causate dal vaccino Vaxzevria, lo 0,3% causate dal vaccino Janssen.

Sul totale delle 66.258 “reazioni avverse”, 6.890, pari al 10,4% sono “gravi”, mentre 59.234, pari all’89,4% sono “non gravi”. 

Nel lungo elenco delle “reazioni avverse” figurano: patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione (33%); patologie del sistema nervoso (18%); patologie del sistema muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo (17%); patologie gastro-intestinali (9%); patologie del sistema emolinfopoietico (4%).

Cari amici, 328 morti dopo la somministrazione di un vaccino non sono solo tanti ma sono troppi; non è una conseguenza accettabile ma è un crimine perpetrato nei confronti degli italiani. 

Chi si ammala di Covid-19 e muore, è vittima della diffusione del virus Sars-Cov-2 e della condizione generale del suo stato fisico. Invece chi muore a seguito della somministrazione del vaccino anti Covid-19 ha scelto volontariamente di farsi vaccinare, dopo aver avuto il nulla osta da parte del proprio medico curante e del medico o infermiere vaccinatore, firmando il modulo del “consenso informato”. 

Chi si vaccina è incentivato a farlo nella convinzione di tutelare la propria vita e quella altrui, ottemperando alla raccomandazione ufficiale del Governo, diffusa in modo martellante dai mezzi di comunicazione di massa, facendo leva sul ricatto di essere sospesi dal lavoro e dallo stipendio, di non poter viaggiare o andare in discoteca, di non poter insegnare o studiare a scuola. Il vaccino anti Covid-19 pur essendo formalmente volontario, è di fatto obbligatorio.

Dai dati diffusi dall’Aifa, emerge che tutti i quattro vaccini autorizzati causano la morte, anzi mentre il vaccino Vaxzevria dell’Astrazenica è responsabile della morte del 16,1% dei vaccinati, il vaccino Cominarty della Pzifer-Biontech è responsabile della morte del 64,9% dei vaccinati. Anche considerando che le dosi somministrate del Vaxzevria sono il 20,8% del totale e quelle del Cominarty il 68,7%, prendiamo atto che entrambi i vaccini sono responsabili delle morti dei vaccinati. Ebbene il fatto che ci si limiti a mettere in discussione il vaccino dell’Astrazenica e si promuova il vaccino della Pfizer-Biontech, alimenta il sospetto che sia una scelta finalizzata a favorire determinate multinazionali della farmaceutica e gli Stati di riferimento.

Vi invito a leggere e a approfondire il rapporto dell’Aifa cliccando 

https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_5.pdf

 

Postato il 12/06/2021 15:14:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Impegnare una poderosa forza d’assalto per chiudere con la forza la Torteria di Rosy a Chivasso è una vergogna per le forze dell’ordine

Impegnare una poderosa forza d’assalto per chiudere con la forza la Torteria di Rosy a Chivasso è una vergogna per le forze dell’ordine e l’ennesima conferma del fallimento di uno Stato che nega i diritti fondamentali, prioritari e inviolabili del lavoro, della dignità e della libertà dei cittadini

Cari amici, ieri giovedì 6 maggio un imponente schieramento di carabinieri, polizia di Stato e polizia locale a Chivasso, in Provincia di Torino, ha fatto un’irruzione nella Torteria di Rosanna Spatari, conosciuta come Rosy, per chiuderla, cambiando la serratura e apponendo i sigilli al piccolo locale a conduzione familiare. 

Dallo scorso novembre Rosy non ha mai chiuso il proprio locale nonostante ben 150 multe ricevute e che lei contesta sulla base dell'incostituzionalità dei Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri finora emessi, così come sentenziato dai tribunali del Lazio e dell’Emilia-Romagna. 

Ho visto più volte i video dell’imponente irruzione delle forze dell’ordine al piccolo locale di Rosy; ho ascoltato più volte le parole colme di rabbia ma comunque sensate espresse da Rosy che con la sua statura bassa fa apparire dei giganti gli uomini comunque corpulenti inviati per chiudere con la forza il suo piccolo locale; ho osservato la reazione della gente presente che si è divisa tra spettatori apparentemente neutrali, sostenitori di Rosy e critici di Rosy. 

Ebbene lo dico con sofferenza: è stata una vergogna per le forze dell’ordine prestarsi a un’operazione che sarebbe stata giustificabile e apprezzabile se si fosse trattato di dare l’assalto a una roccaforte della criminalità organizzata. Impegnare una poderosa forza d’assalto per chiudere con la forza un piccolo locale la cui titolare, conformemente alla Costituzione, rivendica il diritto di lavorare per poter sopravvivere, è una vergogna per le nostre forze dell’ordine e l’ennesima conferma del fallimento di uno Stato che nega i diritti fondamentali e prioritari del lavoro, della dignità e della libertà dei cittadini, strumentalizzando una pandemia che è stata e continua ad essere gestita in modo criminale, dall’aver vietato di curarsi adeguatamente a casa al sorgere dei primi sintomi del Covid-19 fino all’obbligo di fatto di un vaccino che ha già provocato migliaia di morti nell’Unione Europea e di cui non si conoscono le conseguenze nel lungo termine.

Manifesto la mia totale solidarietà a Rosy, una micro-imprenditrice italiana che per far valere il suo diritto costituzionale al lavoro, alla dignità e alla libertà impugna l’arma incontestabile della Costituzione e lo strumento irresistibile della voce forte e chiara per manifestare la sua legittima disobbedienza civile. Taluni suoi comportamenti non mi appartengono, come l’affronto di urinare di fronte alle forze dell’ordine dopo averle vietato di accedere al bagno del suo locale. 

Quanto alla reazione della gente che ha presenziato all’irruzione delle forze dell’ordine, e che in piccolo rappresentano l’orientamento dell’insieme degli italiani, rilevo che c’è una maggioranza che si limita a osservare da spettatori neutrali, che non si manifesta né con le parole né con le azioni. Poi c’è una minoranza che sostiene Rosy, cioè il diritto al lavoro, alla dignità e alla libertà. Infine c’è un’altra minoranza che contesta Rosy, indicando come unica priorità la pandemia e il rispetto assoluto delle decisioni governative anche se sono incostituzionali, anche se riducono alla fame la popolazione, anche se tolgono la dignità e la libertà ai cittadini. 

Cari amici, fermo restando il dovere dello Stato di curare gli ammalati e salvaguardare le persone a rischio, ritengo che sia stato un comportamento criminale aver devastato l’economia nazionale vietando agli italiani di lavorare, aver destabilizzato la società inculcando la paura del prossimo in quanto possibile untore, aver leso lo stato di diritto e la democrazia sostanziale violando la Costituzione, negando le elezioni, imponendo al vertice del potere il rappresentante della grande finanza globalizzata Mario Draghi, che è il curatore fallimentare di ciò che resta della nostra indipendenza e sovranità. Rosy è diventata un simbolo della disobbedienza civile per aver avuto il coraggio di dire e la determinazione a fare ciò che sancisce la nostra Costituzione. Noi che amiamo l’Italia andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

 

Magdi Cristiano Allam 

Venerdì 7 maggio 2021

 

 

Postato il 07/05/2021 17:22:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Caro Enrico Montesano il conflitto non è tra chi ha poco e chi ha troppo, ma tra gli italiani che amano l’Italia e quelli che l’hanno svenduta

Caro Enrico Montesano apprezzo il tuo impegno per risvegliare gli italiani dal sonno della ragione. Ma il conflitto in atto non è di natura quantitativa tra l’1% che ha troppo e sta sopra e il 99% che ha poco e sta sotto, ma è di natura qualitativa tra gli italiani che amano l’Italia compresi i tantissimi micro, piccoli e medi imprenditori che hanno fatto grande l’Italia, e gli italiani che hanno svenduto l’Italia e tradito gli italiani asserviti al Nuovo Ordine Mondiale dominato dalla grande finanza speculativa globalizzata e trainato dalla Cina capital-comunista

Cari amici buongiorno. L’attore comico Enrico Montesano questo sabato 8 maggio alle ore 17 a Montecucco, collina della borgata del Trullo di Roma, in Piazza Gaetano Mosca, terrà una manifestazione politico-satirica a cui ha dato questo titolo: “Un comico ci ha distrutto, un comico ci salverà!”. E il sottotitolo recita: “Non siamo di destra, né di sinistra, nemmeno di centro! Ora la divisione è tra chi sta sopra (1%) e chi sta sotto (99%)”. Infine l’appello: “Noi siamo ‘di sotto”! Tutti quelli che sono di sotto sono invitati a partecipare!”. L’iniziativa risulta essere promossa da “Piazze libere - Per un nuovo strumento decisionale”, che corrisponde ad un sito in allestimento che pubblicizza la manifestazione di Enrico Montesano.

Mi sono prestato volentieri a pubblicizzare volontariamente la manifestazione dell’attore comico Enrico Montesano augurandogli il successo a cui aspira di partecipazione di pubblico e di risonanza mediatica. 

Ma ve ne parlo soprattutto per manifestarvi il mio dissenso sulla rappresentazione che Montesano fa della nostra attualissima umanità, quando da un lato dice “Non siamo di destra, né di sinistra, nemmeno di centro” e, dall’altro, precisa “Ora la divisione è tra chi sta sopra (1%) e chi sta sotto (99%). Noi siamo ‘di sotto”!”. 

Questa divisione netta in due fronti contrapposti dell’umanità ha un suo fondamento laddove si evidenzia lo strapotere della grande finanza speculativa globalizzata che non ha né patria né fede, che persegue l’obiettivo di un Nuovo Ordine Mondiale trainato dal regime capital-comunista della Cina, che ci ha imposto una dittatura finanziaria, sanitaria, mediatica, relativista, omosessualista, multiculturalista, immigrazionista e islamofila con la connivenza di governi collaborazionisti insediati al potere ovunque nel mondo e della Chiesa cattolica di Papa Francesco.

Tuttavia questa divisione e contrapposizione della nostra umanità, tra chi ha troppo e tra chi ha poco, rievoca la divisione classica di Karl Marx e dell’ideologia comunista tra capitalisti e proletari, fondata sulla criminalizzazione specificatamente del profitto e più in generale dell’iniziativa imprenditoriale individuale, della proprietà privata e della ricchezza, nonché sul perseguimento del traguardo di una umanità omogeneizzata in cui nessuno deve possedere più di un altro e tutti devono essere identici agli altri in tutto e per tutto. 

La visione comunista se, da un lato, è stata bocciata in Europa con il crollo del Muro di Berlino nel 1989, dall’altro ha trionfato in Cina e si sta diffondendo nel mondo grazie al sodalizio con la grande finanza speculativa globalizzata condividendo “The Great Reset”, il “Grande Azzeramento”, sponsorizzato dal “World Economic Forum” di Davos. 

Ebbene la realtà, considerando quella specificatamente dell’Italia che interessa a noi italiani, chiarisce che la divisione e la contrapposizione non è di natura quantitativa ma qualitativa, non è su base materiale o finanziaria, perché sono i tantissimi micro, piccoli e medi imprenditori che rappresentano oltre il 90% del sistema dello sviluppo e producono la quota maggioritaria del Pil (Prodotto interno lordo), ma tra gli italiani che amano l’Italia e gli italiani che hanno svenduto l’Italia e tradito gli italiani, tra gli italiani che vogliono salvaguardare l’Italia e gli italiani che vogliono la fine dell’Italia e la sua dissoluzione in seno al Nuovo Ordine Mondiale.

Nel video che ho volentieri condiviso, Montesano include tra i comici che hanno distrutto l’Italia tutti i politici degli ultimi cinquant’anni, da Romano Prodi, a Silvio Berlusconi, a Beppe Grillo, a Matteo Salvini,  a Giorgia Meloni e infine Mario Draghi. Anche qui un fondamento c’è nella realtà dell’attuale Governo Draghi che è l’apoteosi del consociativismo della partitocrazia, con la partecipazione di tutti i partiti presenti in Parlamento ad eccezione di Fratelli d’Italia che fa “opposizione costruttiva”. 

Lo stesso Montesano esclude che possa essere lui il comico che salverà l’Italia. Ed è così che Montesano ripropone l’approccio della denuncia fine a stessa, ridiffonde il male della “denuncite”, la vera pandemia che ha contagiato e ha preso il sopravvento in Italia e nel mondo. 

Cari amici, noi amiamo l’Italia e vogliamo costruire un’Italia migliore. Noi vogliamo salvaguardare l’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano, affermare il primato del bene degli italiani, far rinascere la nostra civiltà. Noi vogliamo impegnarci concretamente per costruire un nuovo modello di etica personale, di Stato, di sviluppo, di società e di civiltà. Siamo consapevoli che stiamo tutti sulla stessa barca, destra, centro, sinistra, sopra e sotto: o ci salveremo tutti o saremo tutti sopraffatti dal Nuovo Ordine Mondiale, con la dissoluzione dell’Italia, l’estinzione degli italiani, la fine della nostra civiltà.

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam 

Giovedì 6 maggio 2021

 

 

 

Postato il 06/05/2021 15:08:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Mai come quest’anno il Primo Maggio è la “Festa dell’ipocrisia” di chi ha tradito l’interesse dei lavoratori e degli imprenditori che creano il lavoro

Cari amici buongiorno. Mai come quest’anno il Primo Maggio è la “Festa dell’ipocrisia” di chi ha tradito l’interesse dei lavoratori e degli imprenditori che creano il lavoro. Mai come quest’anno la tragica realtà si scontra con l’inveterata retorica dei Sindacati, del Presidente della Repubblica, a cui dà man forte questo Papa molto ideologizzato e politicizzato ma poco cristiano. 

Mai come quest’anno cresce la consapevolezza che è più che mai vitale ed urgente una riforma radicale dello Stato e del modello di sviluppo, che mettano al centro la micro-dimensione dei Comuni e delle imprese che storicamente hanno fatto grande l’Italia, unendo la creatività che è il valore aggiunto del nostro patrimonio umano in filiere e reti che consolidino l’eccellenza della produzione italiana; contrastando la prospettiva del “Nuovo Ordine Mondiale” assoggettato alla dittatura della grande finanza speculativa globalizzata; trasformando l’Italia nel Paese numero 1 al mondo per la qualità della vita; affrancandoci dalla “cinesizzazione” in corso che ci obbliga ad appiattirci sul parametro quantitativo della crescita del Pil (Prodotto interno lordo) costi quel che costi producendo il più possibile al minor costo possibile.

Con che coraggio i tre grandi sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno coniato quest’anno lo slogan: “L'Italia si cura con il lavoro”, evocando la pandemia di Covid-19 e sottintendendo che il disastro economico è conseguente all’imperativo di attribuire la priorità alla cura dei malati e che è arrivata l’ora di curare gli affamati. 

Con che coraggio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella indica la salvezza nel cosiddetto “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, sostenendo che “la battaglia per il lavoro è una battaglia che deve unire gli sforzi di tutti ed è questa l'ambizione del Pnrr. Bisogna riconoscere il bene comune e perseguirlo, non possiamo sprecare l'occasione di compiere tutti insieme un passo in avanti". Peccato che il passo in avanti è nella direzione della fossa che seppellirà quel poco che resta della nostra sovranità, compito affidato a Mario Draghi che non è il “salvatore della Patria” ma all’opposto il curatore fallimentare dell’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano.

Infine Papa Francesco ha ritenuto di dover anch’egli intervenire con un tweet in linea con il pensiero di Mattarella, di Draghi e dei Sindacati. Questo è il testo del messaggio pubblicato su Twitter: "Il lavoro di San Giuseppe ci ricorda che Dio stesso fatto uomo non ha disdegnato di lavorare. Imploriamo #SanGiuseppeLavoratore perché possiamo trovare strade che ci impegnino a dire: nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro!". 

Nei discorsi dei Sindacati, di Mattarella e del Papa non c’è la corretta rappresentazione della devastazione economica, della destabilizzazione sociale, della distruzione umana in cui versano l’Italia e gli italiani. 

Ebbene è arrivato il momento di avviare un processo a nome dell’Italia e per conto degli italiani nei confronti dei Sindacati perché anziché tutelare i lavoratori hanno salvaguardato se stessi, anteponendo l’interesse dell’apparato burocratico al bene dei lavoratori; 

nei confronti delle associazioni di categoria degli imprenditori che hanno subìto inerti la condanna a morte di milioni di micro e piccoli imprenditori che sono la colonna vertebrale del nostro sistema di sviluppo, ricercando più il favore dei poteri finanziari e politici anziché la salvezza dei propri assistiti; 

nei confronti dei Governi che nel corso di decenni hanno imposto il più alto livello di tassazione al mondo, una insopportabile interferenza della burocrazia, i tempi più lunghi al mondo per le cause di lavoro che di per sé danneggiano pesantemente le imprese, l’estrema difficoltà di accesso al credito bancario aggravato dal fatto che lo Stato è il principale debitore insolvente delle imprese. 

Cari amici mi ripeto anche quest’anno: il Primo Maggio non c’è assolutamente nulla da festeggiare. Ma non dobbiamo rassegnarci alla nostra fine come Stato nazionale e come popolo italiano. Dobbiamo piuttosto insorgere con le armi della formazione culturale e della mobilitazione civile per promuovere una legittima disobbedienza civile conforme alla Costituzione per riscattare l’Italia, salvare gli italiani e far rinascere la nostra civiltà. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Sabato 1 maggio 2021

 

Postato il 01/05/2021 14:40:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Nel giorno del mio 69esimo compleanno mi sento felice perché ho la vitalità per continuare a testimoniare l’amore per la mia famiglia e per l’Italia

Cari amici buongiorno. Quando nacqui 69 anni fa al Cairo, alla mia età ci si considerava dei miracolati. A cinquant’anni si era vecchi. Effettivamente si era fisicamente e visibilmente vecchi. Tutto il tempo ulteriore che il buon Dio concedeva era una grazia di cui essere riconoscenti giorno dopo giorno al Creatore fino a quando non fosse arrivata l’ora dell’addio alla nostra esistenza terrena. Nell’attesa il “vecchio” godeva di un particolare rispetto, a partire dal baciargli la mano. Diventava il vero “capo famiglia” che impartisce le istruzioni sulle scelte contingenti della quotidianità e concernenti il futuro di figli e nipoti. Veniva esentato dai lavori impegnativi, era servito e omaggiato, assurgeva a emblema dell’unità di una famiglia che si estendeva fino a quattro generazioni. Il passaggio generazionale si realizzava attorno ai vent’anni. A quell’età ci si sposava e si mettevano al mondo i figli, tutti raccolti in seno alla medesima famiglia. 

Oggi la soglia della vecchiaia si è spostata molto più avanti. A cinquant’anni si è ancora giovani. Solo a settant’anni ci si considera “non più giovani” ma sempre vitali. Il concetto di anzianità vera e propria, in senso fisico e mentale, subentra dopo gli ottant’anni. Mentre il cinquantenne dell’Egitto in cui sono nato e vissuto per vent’anni, diventava il “saggio” rispettato e riverito dalla famiglia che si estendeva a quattro generazioni che in lui si identificavano, l’ottantenne di oggi in Italia è prevalentemente una persona che vive da solo a casa propria o in una casa per anziani, che può mediamente contare dopo di lui due o una sola generazione, considerando che il primo figlio lo si mette al mondo dopo i trent’anni, che la maggioranza degli italiani si limita a un figlio, che molti figli restano senza prole sia per ragioni economiche sia perché si è persa la cultura della vita, della rigenerazione della vita, della famiglia, della maternità e dei figli come ciò che dà un senso compiuto alla vita.

Oggi a 69 anni mi sento sostanzialmente giovane, nel senso di vitale sul piano fisico e mentale. Sono felice di essere padre di tre figli e nonno di tre nipotini, anche se l’unità della famiglia tradizionale si è incrinata con la fine dei miei due matrimoni. Per me i figli sono stati, sono e saranno ciò che ispira la mia vita e fortifica la mia determinazione a dare il meglio di me stesso. La vera eredità che lascerò loro è una testimonianza di vita in cui giorno dopo giorno si realizza concretamente ciò che riteniamo essere la verità e ciò in cui crediamo come valori. 

In parallelo sento di avere una nuova vita davanti per dare il mio contributo al successo della comune missione per riscattare la nostra amata Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano, per affermare la centralità del primato del bene degli italiani, per far rinascere la nostra civiltà precipitata nella decadenza. 

Così come sono convinto che senza i miei figli non avrei mai trovato in me le risorse che mi hanno consentito di diventare ciò che sono, ugualmente nutro un debito di gratitudine nei confronti dell’Italia che ho scelto e che amo come la mia Patria. 

Oggi tutti noi italiani siamo chiamati a dare il proprio contributo per difendere l’Italia dalla prospettiva di essere fagocitata e annullata dal Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata, trainato dalla dittatura della Cina capital-comunista; per salvaguardare gli italiani dalla prospettiva dell’estinzione a causa del tracollo demografico e dell’auto-invasione di clandestini che porterà all’omogeneizzazione e omologazione dell’intera umanità; per prevenire la sostituzione della nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe con la dittatura dell’islam intrinsecamente incompatibile con le nostre leggi, regole e valori.

Nel giorno del mio 69esimo compleanno mi sento felice perché ho la vitalità per continuare a testimoniare l’amore per la mia famiglia e per l’Italia. Vi ringrazio di cuore anticipatamente degli auguri da parte di tantissimi amici che mi confortano e incoraggiano ad andare avanti fino al successo della comune missione. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

22 aprile 2021

Potete vedere il video della mia riflessione sui miei 69 anni cliccando 

https://youtu.be/KGMgUzlQ-CU

 

 

 

Postato il 22/04/2021 08:12:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il coraggio di essere se stessi non l’autocommiserazione salverà gli italiani

Chiara è una piccola imprenditrice. A causa della chiusura forzata imposta dal Governo, in nove mesi ha perso due ristoranti-bar a Empoli e Cerreto Guidi. Alla manifestazione di protesta degli imprenditori a Roma lo scorso 13 aprile, Chiara si è messa in ginocchio di fronte al cordone della Polizia e ha supplicato lo Stato di aiutarla perché ormai non ha nemmeno i soldi per mangiare.

Io stesso, insieme a molti italiani mi sono commosso, mi sono sentito sconvolto, ho provato tanta rabbia nel vedere e nel sentire la drammatica testimonianza di Chiara.

Rosanna Spatari, più semplicemente Rosy, è la titolare di una Torteria a Chivasso. Dallo scorso novembre Rosy non ha mai chiuso il proprio locale nonostante ben 150 multe ricevute e che lei contesta sulla base dell'incostituzionalità dei Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri finora emessi. Rosy sfida caparbiamente le Forze dell'ordine invocando il primato della Costituzione sui Dpcm. E sostiene a viva voce: «Io non chiuderò mai!»

Abbiamo di fronte due casi reali di due donne imprenditrici. Chiara ha rispettato in tutto e per tutto l'ordine della chiusura della propria attività ed ora è ridotta letteralmente alla fame. Si è messa in ginocchio in lacrime supplicando lo Stato di aiutarla. 

Rosy contesta i Dpcm, che sono provvedimenti amministrativi, e nel nome del primato della Costituzione tiene aperta la propria Torteria sfidando le ininterrotte irruzioni delle Forze dell'ordine e la raffica di multe che lei non intende pagare. Ed è così che Rosy continua a guadagnarsi onestamente il pane.

Eppure molti italiani, da un lato, si commuovono e provano una umana solidarietà per Chiara che è stata ridotta alla fame obbedendo all'ordine della chiusura, dall'altro, condannano Rosy perché svolge regolarmente la propria attività disobbedendo all'ordine della chiusura.   

Cari amici, non è l'autocommiserazione ma è il coraggio di essere se stessi che salverà gli italiani dal baratro in cui ci hanno sprofondare dei Governi che hanno perpetrato il crimine epocale di trasformare l'Italia ricca in italiani poveri. Esprimo tutta la mia umana solidarietà a Chiara ma difendo totalmente la disobbedienza civile, assolutamente conforme alla nostra Costituzione e sancita dalle nostre leggi, portata avanti coraggiosamente da Rosy.

Noi amiamo l'Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

20 aprile 2021

 

 

 

 

 

Postato il 20/04/2021 14:44:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Appello al Governo Draghi: Guai a strumentalizzare le Forze dell’ordine e le Forze armate per reprimere il dissenso e la disobbedienza civile degli imprenditori

Cari amici buongiorno e buon inizio di settimana. Rivolgo un appello al Governo Draghi e a tutti i partiti che ne fanno parte: guai a strumentalizzare le Forze dell’ordine e le Forze armate per reprimere il dissenso e la disobbedienza civile che sono assolutamente legittimi e conformi alla nostra Costituzione che sancisce il diritto al lavoro, alla libertà, alla manifestazione e alla protesta per affermare il primato dei valori inalienabili della vita, dignità e libertà che sostanziano l’essenza della nostra civiltà e della nostra umanità.

Guai a concepire una soluzione securitaria contro la richiesta e l’iniziativa di milioni di micro, piccoli e medi imprenditori a riaprire subito e riaprire tutti la propria attività perché sono già stati ridotti alla fame o in condizioni disperate, molti di loro comunque non riapriranno sotto il peso di debiti che non potranno ripianare, tutti hanno comunque subito delle gravi perdite e hanno perso quote di mercato che nessun cosiddetto “ristoro” potrà restituire. 

È semplicemente vergognoso che uno Stato che ha fallito trasformando l’Italia ricca in italiani poveri, mandi allo sbaraglio le Forze dell’ordine costringendole a scontrarsi in prima linea con i cittadini onesti, che hanno speso una vita per avviare un’attività produttiva, che creano ricchezza in beni e servizi, che danno lavoro ad altri cittadini italiani, che mantengono con le loro tasse uno Stato fin troppo oneroso, corrotto, inefficiente, vessatorio e aguzzino. Questi imprenditori non sono dei criminali ma sono cittadini onesti, non sono nemici dello Stato ma sono quelli che più di altri sostengono lo Stato.

Questi imprenditori che chiedono soltanto di poter lavorare e di garantire una vita dignitosa alla propria famiglia, che non vogliono l’elemosina di Stato denominata “ristori” che corrisponde a nuovi debiti che comunque si tradurranno in nuove tasse e in ulteriori tagli ai servizi pubblici, potrebbero essere il padre o la madre, figli o parenti, amici o conoscenti degli uomini e delle donne delle Forze dell’ordine. In ogni caso la rivendicazione di poter tornare a lavorare e di garantirsi onestamente il pane non potrebbe essere percepita come un crimine da parte delle Forze dell’ordine. 

Oltretutto è da circa un ventennio che le Forze dell’ordine e le Forze armate subiscono continui tagli alle proprie risorse, non percepiscono adeguamenti salariali rispetto al maggior costo della vita, non sono tutelate dalla legge e sono discriminate da una magistratura ideologizzata, al punto che se dovessero usare o anche semplicemente afferrare l’arma d’ordinanza si ritroverebbero automaticamente criminalizzati con la sospensione dal lavoro e dallo stipendio. 

Di fatto le Forze dell'ordine non vengono messe nella condizione di poter ottemperare al dovere istituzionale di salvaguardare la vita e tutelare i beni dei cittadini.

Ugualmente le Forze armate non adempiono più al dovere istituzionale di difendere i confini nazionali marittimi, terrestri e aerei, in ogni caso non sono più nella condizione di fare la guerra a un possibile nemico esterno. Il fatto che le Forze armate vengano sempre più impiegate per compiti pertinenti alle Forze dell’ordine o alla Protezione civile, è una deriva che le allontana dalla propria specifica funzione istituzionale.

Ecco perché attribuire alle Forze dell’ordine e alle Forze armate la responsabilità di contrastare e reprimere il dissenso e la disobbedienza civile si configura come un ulteriore arbitrio da parte di Governi che gestiscono in modo incostituzionale un’emergenza ospedaliera trasformata in una dittatura sanitaria, strumentalizzando la paura di morire a causa della pandemia di Covid-19, tramite dei Dpcm (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri) con cui a partire dal 31 gennaio 2020 è stato promulgato lo stato d’emergenza, bocciati come incostituzionali da sentenze dei Tribunali di Roma, Reggio Emilia e del Giudice di pace di Frosinone, in quanto atti amministrativi che non possono violare la libertà personale sancita dall’articolo 13 della Costituzione.

Cari amici, sono stato, sono e sarò sempre dalla parte delle Forze dell’ordine e delle Forze armate. Voglio uno Stato autorevole ma non autoritario. Voglio delle Forze dell’ordine e delle Forze armate più forti ed efficienti, totalmente dedite all’interesse supremo dell’Italia e al primato del bene degli italiani. Il Governo Draghi e i partiti che lo sostengono commetterebbero un crimine immane, foriero dell’esplosione di violenze e di una guerra civile, qualora riversassero sulle Forze dell’ordine e sulle Forze armate il compito di reprimere un legittimo dissenso e una altrettanto legittima disobbedienza civile promossi da cittadini onesti che rivendicano il diritto costituzionale al lavoro, alla libertà, alla vita dignitosa. Lo Stato ha certamente il dovere di curare gli ammalati e di tutelare i pazienti a rischio, ma i Governi non avrebbero mai dovuto bloccare l’attività produttiva, devastare la nostra economia, destabilizzare la nostra società, inculcare la paura del prossimo in quanto possibile “untore” che può procurare la morte. 

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

 

Magdi Cristiano Allam

Lunedì 19 aprile 2021

 

 

Postato il 19/04/2021 14:07:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Difendo la battaglia civile di Rosy, titolare della “Torteria” di Chivasso, e di milioni di piccoli imprenditori per il diritto al lavoro

Cari amici, sembra proprio che nel processo di riscatto degli italiani dalla dittatura sanitaria vigente da oltre un anno, che ci obbliga a vivere confinati in casa e a non lavorare, in prima linea si affermano i micro e piccoli imprenditori e tra loro spiccano le donne. 

Donne arrabbiate e determinate come Rosanna Spatari, più semplicemente Rosy, titolare della “Torteria” a Chivasso, in Provincia di Torino, in via Orti 14C con affaccio su piazza d’Armi. 

Rosy non ha mai chiuso la sua Torteria nonostante ben 150 multe finora ricevute e che Rosy contesta sulla base dell’incostituzionalità dei Dpcm (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri) con cui a partire dal 31 gennaio 2020 è stato promulgato lo stato d’emergenza, così come hanno decretato i Tribunali di Roma, Reggio Emilia e il Giudice di pace di Frosinone, in quanto atti amministrativi che non possono violare la libertà personale sancita dall’articolo 13 della Costituzione che recita: “Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”. 

Nel video in allegato dello scorso 10 aprile si vede una Rosy fuori di sé e indomita che da sola fronteggia una decina tra carabinieri e agenti della Polizia comunale, che fanno irruzione nel suo negozio per comminarle l’ennesima multa. Rosy difende se stessa ma soprattutto difende i suoi clienti. Contesta l’irruzione delle Forze dell’ordine all’interno della sua “proprietà privata”. Rivendica il suo diritto di lavorare evocando l’articolo 1 della Costituzione: “Siete qui anziché essere dai criminali. Vogliamo solo lavorare. Siamo noi che vi manteniamo con il nostro lavoro. Vergognatevi. Siete delle merde”. Invita i carabinieri e la polizia locale a studiare la Costituzione: “Non potete portare la divisa senza conoscere la Costituzione. Non siete in onore. Non dovete prendere ordini incostituzionali”. Contesta l’incostituzionalità dei Dpcm e dice alle Forze dell’ordine che dovrebbero stare dalla parte dei cittadini onesti e non di un Governo repressivo: “Siete il braccio armato della politica. Senza di voi non ci sarebbe la dittatura”. Nega la realtà della pandemia e l’obbligo delle mascherine. Afferma che questa è una dittatura. Poi raggiunge le decine di persone che si sono accalcate nella piazza antistante e li sprona a ribellarsi: “Voi siete nati liberi, nessuno vi può tenere in dittatura. Cominciate a dire di no”.

I toni coloriti di Rosy possono non piacere ma si giustificano con l’esasperazione di una donna sola che difende il proprio diritto a lavorare, a guadagnarsi onestamente il pane, a dare da mangiare alla propria famiglia. La frustrazione di Rosy è accentuata dalla disapprovazione degli altri piccoli imprenditori che operano nella sua stessa attività e che l’accusano di “concorrenza sleale”, anziché fare fronte comune per costringere il Governo a restituire il diritto al lavoro e la libertà di vivere alla stragrande maggioranza degli italiani che per fortuna stanno bene e non si sono ammalati di Covid-19 a un anno e mezzo dall’esplosione della pandemia. Eppure Rosy è ammirevole per il suo essere portavoce di diritti collettivi sanciti dalla Costituzione. Si sta battendo anche per il diritto a riaprire l’attività degli imprenditori che la contestano. 

Cari amici, io difendo la legittima battaglia civile di Rosy e di milioni di piccoli imprenditori per il diritto a lavorare e a guadagnarsi onestamente il pane, fermo restando il dovere di curare l’esigua minoranza di italiani, circa il 2% su 60 milioni di abitanti, che si sono ammalati, che sono in quarantena, che sono ospedalizzati o in terapia intensiva, che sono purtroppo morti. Il linguaggio usato da Rosy è tutt’altro che “politicamente corretto”. Ma è di una straordinaria efficacia al punto da paralizzare letteralmente i carabinieri e i poliziotti locali che finiscono per ascoltarla subendo senza reagire. Perché quello che dice, al di là di qualche parola che può urtare, è sostanzialmente corretto. Rosy ci fa toccare con mano il potere straordinario della parola se è supportata da contenuti solidi, da un vigore incrollabile, da una causa incontestabile. Il suo ripetere alle Forze dell’ordine “Studiate!”, “Non potete portare la divisa senza conoscere la Costituzione”, fa emergere il ruolo cruciale della cultura nella comune missione per riscattare l’Italia e restituire la libertà agli italiani. 

Questa mattina, di fronte al suo negozio, hanno esposto un drappo con questa scritta a mano: “É il coraggio delle persone comuni che cambierà la Storia. Grazie Rosanna”. Firmato: Vale e Deny. Rosy si è fatta immortalare al fianco di questo omaggio, un’attestazione di stima e gratitudine. Rosy è una persona comune, un’italiana vera, che sta dando il proprio contributo per cambiare la Storia della nostra amata Italia.

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Domenica 18 aprile 2021

 

 

 

 

 

Postato il 18/04/2021 19:04:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il Sindaco Michele Conti della Lega sbaglia a approvare una grande moschea a Pisa

Cari amici buongiorno. Ho partecipato nel 2018 a alcune manifestazioni pubbliche a Pisa contro la costruzione di una grande moschea. Lo feci su invito di amici rappresentanti locali della Lega, di Forza Italia e di Fratelli d’Italia. 

Lo feci soprattutto perché sono fermamente contrario alla presenza e alla proliferazione delle moschee in Italia, nella consapevolezza che le moschee, diversamente dalle chiese e dalle sinagoghe, non sono luoghi di culto ma di aggregazione, di indottrinamento, di occupazione territoriale con il fine di islamizzare l’Italia, l’Europa e l’insieme dell’umanità conformemente a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto e ha fatto Maometto. 

Lo feci evidenziando che ad oggi l’islam non è una religione riconosciuta dallo Stato italiano perché non ottempera all’articolo 8 della nostra Costituzione che sancisce che in Italia le religioni sono pari di fronte alla legge solo se il loro ordinamento giuridico non è in contrasto con le leggi italiane e solo se hanno stipulato un’intesa con lo Stato. 

Ebbene l’ordinamento giuridico dell’islam, la Sharia, è totalmente incompatibile con i valori dell’inviolabilità della vita di tutti, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta individuale compresa la libertà religiosa, sancite dalle nostre leggi e che sostanziano la nostra civiltà. Ugualmente l’islam non ha sottoscritto alcuna intesa con lo Stato italiano a causa del contrasto tra le varie organizzazioni militanti islamiche sui contenuti dell’intesa e sulla spartizione del potere al loro interno. Ebbene se noi fossimo uno Stato di diritto che rispetta la propria Costituzione, non essendo l’islam una religione riconosciuta dallo Stato, a rigore in Italia non dovrebbe esserci neppure una sola moschea, perché le moschee dovrebbero essere una prerogativa accordata a un islam riconosciuto dallo Stato.

Avevo inoltre sostenuto agli amici del Centrodestra pisano che in ogni caso il progetto di una nuova grande moschea a Pisa doveva essere sottoposto a un referendum cittadino, perché i pisani hanno il diritto di essere consultati e di manifestare la loro scelta considerando l’estrema problematicità della presenza delle moschee nel territorio in cui sorgono sul piano urbanistico, del degrado ambientale, la fuga dei residenti italiani, il crollo dei valori degli immobili, la nascita di ghetti islamici in cui si finisce per imporre la Sharia, l’esplosione di violenze legate al fanatismo islamico e alla criminalità organizzata al punto da sottrarre il territorio non solo al controllo delle forze dell’ordine ma alla sovranità nazionale. 

Questa realtà è già presente in Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio, Olanda, Svezia, Norvegia, negli Stati europei che ci hanno preceduto nell’accoglienza degli immigrati islamici e che hanno consentito l’islamizzazione principalmente attraverso la proliferazione delle moschee. Ma è una realtà che si manifesta anche in Italia, a partire dalla zona di Porta Palazzo nel centro storico di Torino e dalla zona della Stazione centrale di Napoli.

Ebbene giovedì 15 aprile il Sindaco di Pisa Michele Conti della Lega, eletto il 24 giugno 2018 a capo di una Giunta insieme a Fratelli d’Italia e a Forza Italia, ha approvato la costruzione della grande moschea. 

Queste le parole del Sindaco Conti: «La delibera di oggi è un atto dovuto che dà seguito alla sentenza del Tar che ha accolto il ricorso della comunità islamica di Pisa sulla moschea. Nella motivazione della sentenza, infatti, si legge che: “L’Associazione ricorrente è portatrice dell’interesse alla realizzazione di un edificio di culto, l’unico, nel Comune di Pisa, destinato a soddisfare le necessità di quanti pratichino la religione islamica. Si tratta di un interesse particolare in quanto espressamente considerato dall’art. 8 della Costituzione, e riguardante la pratica di una delle religioni più diffuse al mondo, negli ultimi decenni ampiamente praticata anche in Italia”.»

Il Sindaco Conti chiarisce che la sua contrarietà non è alla moschea ma alla ubicazione della moschea nel quartiere Porta a Lucca: «Rimaniamo fermamente convinti che le valutazioni di carattere tecnico-amministrativo che abbiamo svolto in questi due anni e mezzo portano tutte alla medesima conclusione, quell’area non è adatta a ospitare qualsiasi luogo di culto. Lo abbiamo sostenuto in ogni sede e ribadito anche nell’aggiornamento delle linee di mandato definendo, nero su bianco, che in merito alla moschea a Porta a Lucca questa amministrazione ha, da sempre, preso una posizione non favorevole considerando la zona non idonea per la realizzazione della struttura. In questo modo abbiamo provato a sostenere le nostre ragioni pur tenendo sempre aperto un canale di dialogo con la comunità islamica per valutare localizzazioni alternative e, indipendentemente dall’iter amministrativo relativo al permesso a costruire a Porta a Lucca, sono ancora in corso interlocuzioni con la comunità islamica e i professionisti di parte».

Porta a Lucca sta a circa due chilometri da Piazza dei Miracoli, patrimonio dell’umanità dal 1987, uno dei più rilevanti gioielli del patrimonio culturale italiano comprendente il Campanile, la Cattedrale, il Battistero e il Campo Santo. Di fatto i turisti che affollano Piazza dei Miracoli oltre ad ammirare la Torre di Pisa, che è il Campanile della Cattedrale di Santa Maria Assunta, ammireranno anche la cupola  e il minareto della limitrofa grande moschea di Pisa, una novità che si scontra con la realtà dell’Europa che per 1400 anni ha dovuto combattere per respingere le invasioni e aggressioni islamiche, per salvaguardare la propria civiltà cristiana. Una realtà dimenticata anche dalla Chiesa cattolica il cui clero a Pisa si è schierato a favore della costruzione della grande moschea.

Mi spiace prendere atto che né il giudice del Tar, il Tribunale Amministrativo Regionale, né il Sindaco di Pisa conoscono l’articolo 8 della Costituzione italiana. Ecco il testo dell’articolo 8 della Costituzione italiana:

«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze».

Le argomentazioni presenti nella sentenza del giudice del Tar relative alla «pratica di una delle religioni più diffuse al mondo, negli ultimi decenni ampiamente praticata anche in Italia», non hanno nulla a che fare con l’articolo 8 della Costituzione. 

Invito il Sindaco Michele Conti a riconsiderare la sua decisione di consentire la costruzione di una grande moschea a Pisa sulla base della motivata evidenza dell’errore presente nella sentenza del Tar relativo all’articolo 8 della Costituzione. Invito la Giunta comunale di Centrodestra di Pisa a fare ricorso al Consiglio di Stato e indire subito un referendum consultivo che coinvolga i cittadini pisani in una scelta che stravolgerà in peggio la loro vita all’interno del proprio territorio. 

Cari amici, nel più assoluto rispetto dei musulmani che scelgono di condividere la nostra amata Italia nel rispetto delle nostre leggi, ottemperando alle regole della civile convivenza, facendo propria la nostra civiltà, noi che amiamo l’Italia dobbiamo avere l’onestà intellettuale e il coraggio umano di promuovere la messa fuori legge dell’islam come religione perché è totalmente incompatibile con le nostre leggi, regole e valori. È sbagliato addurre motivazioni urbanistiche per opporsi alle moschee, la ragione principale è l’islam, che storicamente ha dimostrato di essere una realtà autoritaria, aggressiva, violenta e guerrafondaia, che non ha mai rinunciato all’obiettivo di sottomettere l’Europa. 

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

17 aprile 2021

 

 

 

 

Postato il 17/04/2021 14:26:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Per Papa Francesco la proprietà privata «non è intoccabile». Ma contraddice i «Dieci comandamenti»

Cari amici, domenica scorsa 11 aprile nell'omelia pronunciata nella Messa celebrata nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma in occasione della Festa della Divina Misericordia, Papa Francesco ha sostenuto che «condividere la proprietà non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro». 

Già nel novembre scorso Papa Francesco aveva sostenuto che il diritto alla proprietà privata «non è intoccabile». In una riflessione rivolta ai giudici dell'America e dell'Africa aveva detto che occorre costruire una «nuova giustizia sociale partendo dal presupposto che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto e intoccabile il diritto alla proprietà privata» e ne ha sempre invece sottolineato «la funzione sociale». Secondo Papa Francesco «il diritto di proprietà è un diritto naturale secondario derivato dal diritto che hanno tutti, nato dal destino universale dei beni creati». E ancora: «Non c'è giustizia sociale che possa essere fondata sulla disuguaglianza, che implichi la concentrazione della ricchezza».

Papa Francesco mette sullo stesso piano il comunismo e il cristianesimo sostenendo che entrambi convergono sulla condivisione della proprietà. 

Papa Francesco mette al centro della sua visione della vita una umanità intesa come una entità unica e omogeneizzata, che sottintende una concezione collettivista della società e che si sposa con l'ideologia comunista basata sull'assoluta parità delle persone nel possesso dei beni a prescindere da qualsiasi considerazione relativa all'impegno e al merito individuale. 

Ebbene questa concezione comunista della vita, che Papa Francesco ritiene che sia «cristianesimo allo stato puro», ha dimostrato nei fatti di essere un'ideologia autoritaria e violenta, responsabile dei più efferati crimini contro l'umanità perpetrati nella nostra Storia moderna e contemporanea, dalle purghe di Stalin nei gulag dell'Unione Sovietica al genocidio attuato dai Khmer rossi in Cambogia, fino alle epurazioni operate dal regime comunista cinese che è diventato la superpotenza che mira a sottomettere l'umanità in seno a un Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata.

Papa Francesco dimentica che Dio nei «Dieci comandamenti», che sono il pilastro della nostra civiltà ebraico-cristiana, mette al centro la persona come depositaria di valori inalienabili alla vita, dignità, libertà e proprietà, non l'umanità genericamente intesa come una massa indistinta. «Non desiderare la roba d'altri», «Non rubare», «Non desiderare la donna d'altri», evidenziano il fatto che Dio concepisce la persona come il protagonista assoluto della creazione, creato a sua immagine e somiglianza, titolare del diritto alla proprietà dei propri beni, del diritto alla salvaguardia della propria famiglia, del diritto ad essere tutelato dalle mire di chi vorrebbe appropriarsi dei suoi beni e della sua famiglia.

Papa Francesco non perde occasione per predicare l'abbattimento dei muri e la costruzione ovunque di ponti, il superamento dei confini nazionali e l'annullamento degli Stati nazionali, il diritto a emigrare ovunque a prescindere dalle motivazioni e il dovere di accogliere tutti indistintamente e illimitatamente a prescindere dalle conseguenze sul nostro vissuto e sul nostro futuro, prefigurando una umanità massificata, omogeneizzata e omologata nel contesto di un Nuovo Ordine Mondiale dove non ci saranno più radici e identità, cultura e civiltà. 

Papa Francesco ha ugualmente incrinato l'assolutezza della famiglia naturale come fulcro della costruzione sociale e della rigenerazione della vita, legittimando le «unioni civili» delle coppie omosessuali, affermando «chi sono io per giudicare?».

Ora con la tesi secondo cui il diritto alla proprietà privata «non è intoccabile» e che «condividere la proprietà è cristianesimo allo stato puro», Papa Francesco sembra voler dare il colpo di grazia al pilastro su cui si fonda il nostro stato di diritto, la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, la concezione della vita di tutte le persone perbene ed oneste che lavorano per guadagnarsi il pane, costruirsi una casa, mettere su la propria famiglia, mettere al mondo i propri figli, individuando nel proprio successo personale che si sostanzia di persone che si amano e di beni che si posseggono, ciò che da un senso compiuto alla propria esistenza.

Cari amici, pur nel rispetto della persona, mi duole prendere atto che sono totalmente in disaccordo con le idee di Papa Francesco, che sta nuocendo non solo alla nostra civiltà e al nostro stato di diritto, ma anche e soprattutto alla Chiesa cattolica che si sta allontanando sempre di più dall'autentica fede cristiana.

Noi amiamo l'Italia e vogliano il bene degli italiani. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo.

 

Postato il 14/04/2021 14:46:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

L'Unione Europea sta con la Turchia e l’Iran, contro l’Italia e Israele

Cari amici, l’Unione Europea nello scontro politico con implicazioni economiche esploso tra l'Italia, che è uno Stato membro e un pilastro dell'Unione Europea, e il regime dittatoriale del Presidente della Turchia Erdogan, e nello scontro nucleare con implicazioni militari tra Israele, lo Stato del popolo ebraico costretto a difendersi dalla stragrande maggioranza degli Stati arabi ed islamici che negano il suo diritto all'esistenza, e il regime teocratico islamico degli ayatollah che non perde occasione per chiarire la sua volontà di cancellare Israele dalla carta geografica, ebbene l'Unione Europea si è schierata con la Turchia contro l'Italia e con l'Iran contro Israele.

L'Unione Europea ha preso le distanze e implicitamente condannato l’affermazione del Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi in cui, commentando lo sgarbo al Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in visita ufficiale in Turchia, ha qualificato il Presidente turco Erdogan «un dittatore». Così come ha condannato di fatto Israele che avrebbe verosilmente sabotato con un cyber-attacco il sito nucleare iraniano di Natanz, causando l'interruzione per almeno nove mesi del programma di arricchimento dell'uranio e delle mire atomiche, in un contesto in cui il regime teocratico islamico dell'Iran ha reiterato la minaccia di «radere al suolo Tel Aviv e Haifa».

Contraddicendo l'affermazione di Draghi, un portavoce della Commissione Europea ha dichiarato: «La Turchia è un Paese che ha un Parlamento eletto e un presidente eletto, verso il quale nutriamo una serie di preoccupazioni e con il quale cooperiamo in molti settori. Si tratta di un quadro complesso, ma non spetta all’Unione Europea qualificare un sistema o una persona». 

Ugualmente l’Unione Europea ha condannato l’attacco al sito nucleare iraniano di Natanz. Il portavoce della Commissione Europea Peter Stano ha detto: «Respingiamo ogni tentativo di distruggere gli sforzi diplomatici per il dialogo sul nucleare iraniano.  Bisogna chiarire subito tutte le circostanze di questo incidente. Non vi è alternativa alla via diplomatica per risolvere tutti i problemi concernenti il nucleare in Iran». Ebbene è assurdo che l'Unione Europea difenda una «via diplomatica» quando anche lo scorso 7 marzo il ministro della Difesa iraniano Amir Hatami ha minacciato di «radere al suolo Tel Aviv e Haifa». 

L'Unione Europea si è di fatto piegata al ricatto del regime dittatoriale di Erdogan di far invadere l'Europa con i quattro milioni di profughi siriani presenti sul proprio territorio, costretti alla fuga dalla Siria per una guerra ordita dallo stesso Erdogan che è il principale sostenitore degli estremisti islamici dei “Fratelli Musulmani” ed è stato il principale sostenitore dei terroristi islamici dell'Isis; così come ha paura sia per i contraccolpi ai propri interessi economici, commerciali e energetici in Turchia, sia per una possibile destabilizzazione interna da parte di milioni di turchi residenti in Europa. Ugualmente l'Unione Europea ha paura per i contraccolpi ai propri interessi energetici, economici e commerciali con l'Iran.

L'Unione Europea si sta comportando come fecero il Regno Unito, la Francia e l'Italia con il dittatore tedesco Adolf Hitler nel 1938 a Monaco, dove dopo aver annesso l'Austria gli fu consentito di annettersi la Cecoslovacchia, immaginando che così facendo avrebbero soddisfatto le mire di Hitler. Ebbene Winston Churchill denunciò la politica di «accondiscendenza» degli Stati europei dicendo: «Una persona conciliante è come uno che dà da mangiare al coccodrillo sperando di essere mangiato per ultimo». Così come denunciò la resa degli Stati europei a Hitler dicendo: «Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra». 

Cari amici, la Storia insegna che i tiranni fanatici e guerrafondai vanno fermati affrontandoli con la schiena dritta, impiegando tutti i mezzi necessari e accettando di pagare un costo per prevenire il deterioramento della situazione, che nel caso specifico del dittatore turco Erdogan potrebbe sfociare in una guerra contro la Grecia e in gravi disordini all'interno degli Stati europei, mentre nel caso del regime teocratico islamico iraniano potrebbe sfociare in una guerra atomica contro Israele. L'Unione Europea ha confermato per l'ennesima volta la sua inconsistenza politica e militare, di essere una realtà appiattita su interessi finanziari a discapito del bene dei cittadini europei. E per l'ennesima volta noi traiamo la conclusione che prima usciamo da questa Unione Europea e meglio sarà per noi italiani; prima recupereremo la nostra sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria, sul piano della difesa e della sicurezza, nonché alimentare, energetica e informatica, e prima potremo realizzare l'interesse autentico dell'Italia e il bene primario degli italiani.

Noi amiamo l'Italia. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo.

 

 

 

 

Postato il 14/04/2021 14:40:00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam