Strage di Nassiriya. Quindici anni dopo l'Italia è più a rischio perché il terrorismo islamico dei «tagliagole» e dei «taglialingue» è dentro casa nostra

Cari amici, il 12 novembre 2003 un commando di terroristi islamici suicidi fece esplodere il quartier generale dei Carabinieri a Nassiriya in Iraq, perpetrando una strage. Morirono 12 carabinieri, 5 militari e due civili italiani, in aggiunta a nove iracheni. L'attentato terroristico venne rivendicato da Al Qaeda di Bin Laden. 

Ebbene 15 anni dopo dobbiamo seriamente prendere atto che l'Italia è sempre a rischio. Un attentato terroristico simile potrebbe ripetersi, non solo in un'area di guerra come l'Afghanistan, ma anche all'interno stesso dell'Italia.

La verità è che, ad oggi, non abbiamo imparato la lezione di quella strage. Innanzitutto la necessità di dire chiaramente che siamo in guerra, che in guerra bisogna combattere, che bisogna combattere per vincere e sconfiggere il nostro nemico. Purtroppo ad oggi le missioni militari italiane, nel quadro della Nato o comunque multilaterale, vengono enfaticamente camuffate come operazioni di «peacekeeping», ovvero finalizzate al mantenimento della pace, o di «peace-enforcing», ovvero finalizzate a imporre la pace sulla base di un accordo già raggiunto tra le forze belligeranti. In entrambi i casi le nostre forze vengono concepite come «forze di pace». Nel modo più assoluto si nega che siano «forze di guerra», impegnate in una guerra, e che di conseguenza, debbano combattere per sconfiggere il nemico. Eppure il nemico c'è al punto tale che, rispetto al 2003, si trova ormai dentro casa nostra, anche se finora, a differenza di quanto è successo in Gran Bretagna, Francia, Spagna e Belgio, non ha finora perpetrato delle stragi. Per ragioni di opportunità tattiche. Perché ad oggi l'Italia si presta ad essere un territorio di transito dei terroristi e dei loro complici, purché ci risparmino.

Così come noi italiani non abbiamo ancora capito che siamo tutti sulla stessa barca. Quindici anni fa la bandiera arcobaleno, emblema dei pacifisti o meglio pacifinti perché, da un lato rivendicano la pace, dall'altro predicano l'odio in particolare contro gli Stati Uniti e Israele, aveva di fatto sostituito il tricolore. Fu l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che proprio in concomitanza con i funerali delle 19 vittime italiane della strage di Nassiriya, esortò gli italiani a esporre il tricolore nelle proprie case e invitò i Sindaci a donare la bandiera nazionale ai nuovi sposi e ai nuovi cittadini italiani. Dopo l'intervento internazionale in Afghanistan nel 2001, a seguito degli attentati terroristici islamici che abbatterono le Due Torri Gemelle a New York l'11 settembre 2001, gli italiani si divisero sulla legittimità della guerra. Per due anni l'Italia era spaccata tra chi si identificava nella bandiera arcobaleno, che veniva esposta ovunque, e chi timidamente difendeva il tricolore. In questo periodo i gruppi islamici organizzati in Italia arrivarono al punto di giustificare la strage di Nassiriya con delle dichiarazioni pubbliche e nei sermoni pronunciati nelle moschee.

Cari amici, quindici anni dopo la strage di Nassiriya dobbiamo finalmente dire a viva voce che «siamo in guerra», una guerra scatenata non solo dai terroristi «tagliagole», coloro che sgozzano, decapitano, uccidono e si fanno esplodere, ma soprattutto dai terroristi «taglialingue», quelli che all'occorrenza indossano giacca e cravatta e ci impongono, attraverso il controllo delle moschee, di non dire e di non fare nulla in contrasto con ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha ordinato Maometto. Quindici anni fa la guerra del terrorismo islamico era principalmente fuori di casa nostra. Oggi è principalmente dentro casa nostra. Allora era più facile sconfiggere il nemico esterno perché militarmente noi siamo comunque più forti. Oggi è di gran lunga più difficile sconfiggere il nemico interno, perché si avvale e sfrutta spregiudicatamente le nostre stesse leggi fuorviate, la nostra stessa democrazia malata, la nostra stessa civiltà decadente.

Dobbiamo mobilitarci per dar vita al fronte più ampio possibile di italiani che, al di là della loro appartenenza partitica o ideologica, assumano la consapevolezza che siamo tutti sulla stessa barca e che dobbiamo tutti combattere per salvaguardare questa nostra civiltà che si fonda e che legittima la sacralità della vita di tutti, la pari dignità di tutti, la libertà di scelta di tutti. 

 

 

Postato il 12/11/2018 17:48:32 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Mattarella condanna la Grande Guerra e auspica la fine dell’Italia come Stato nazionale per farci fagocitare dall’Unione Europea

Cari amici, nella ricorrenza del centenario della Prima Guerra Mondiale o Grande Guerra, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha condannato la guerra costata la vita a circa 650.000 italiani oltre a un milione di feriti, sostenendo: "Lo scoppio della guerra nel 1914 sancì in misura fallimentare l'incapacità delle classi dirigenti europee di allora di comporre aspirazioni e interessi in modo pacifico anziché cedere alle lusinghe di un nazionalismo aggressivo". Mattarella ha condannato il nazionalismo sostenendo che “oggi possiamo dirlo con ancora maggior forza: l'amor di Patria non coincide con l'estremismo nazionalista". 

Mattarella ha soprattutto sostenuto la tesi secondo cui l’Italia come Stato nazionale deve scomparire per aderire a un’Unione Europea che assorbirà ogni sovranità:  "Nessuno Stato, da solo, può affrontare la nuova dimensione sempre più globale. Ne uscirebbe emarginato e perdente. Soprattutto i giovani lo hanno compreso".  "Le democrazie hanno bisogno di un ordine internazionale che assicuri cooperazione e pace, altrimenti la forza dei loro stessi presupposti etici, a partire dall' inviolabilità dei diritti umani, rischia di diventare fragile di fronte all'esaltazione del potere statuale sulla persona e sulle comunità". "L'Europa si è consolidata nella coscienza degli europei, molto più di quanto non dicano le polemiche legate alle necessarie, faticose decisioni comuni nell'ambito degli organismi dell'Unione Europea". 

Cari amici, io non la penso come il Presidente Mattarella. Il centenario della Grande Guerra è innanzitutto il giorno in cui tutti gli italiani devono tributare un omaggio a tutti coloro che hanno donato la loro vita per completare l’unità nazionale. Così come è il giorno in cui festeggiamo le nostre Forze Armate, che insieme alle Forze dell’Ordine, sono l’argine estremo che tutela lo Stato nazionale e lo Stato di diritto. È il giorno in cui tutti gli italiani devono stringersi all’Italia e difenderla dalla follia suicida di chi vorrebbe la sua fine come Stato nazionale per essere fagocitata dalla dittatura dell’Unione Europea governata dai banchieri e dai burocrati, nel contesto del Nuovo Ordine Mondiale, elogiato da Mattarella, assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata. Dico con grande chiarezza a Mattarella che come italiano non mi sento rappresentato da un Capo di Stato che, tradendo il mandato costituzionale, anziché difendere l’Italia promuove la morte dell’Italia e la sua annessione a un organismo sovranazionale, che chiameranno Stati Uniti d’Europa, e che altro non sarà che un protettorato tedesco nel cui contesto l’Italia si ridurrà ad essere una colonia da sfruttare. Viva la Festa dell’unità d’Italia! Viva la Festa delle Forze Armate! Viva l’Italia!

 

Postato il 04/11/2018 21:01:10 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Ognissanti e Giorno dei Morti: un tempo i vivi “rivificavano” i morti, ora la morte ha preso il sopravvento sulla vita perché siamo morti dentro

Cari amici, vi auguro ogni bene per la Festa odierna di tutti i Santi, o Ognissanti, e per la commemorazione dei defunti, o Giorno dei Morti, che ricorre domani. Nella Storia è sempre esistito il legame tra i Santi, più in generale i più virtuosi e carismatici, anche loro defunti ma presenti con noi per i miracoli di cui beneficiano i vivi che credono nella bontà della loro intercessione, e tra i defunti che tuttavia sopravvivono nei cuori e nella memoria dei loro cari. 

Questo legame tiene uniti i vivi e i morti, al punto che i migliori tra i defunti, coloro che si sono contraddistinti per la straordinarietà delle loro opere, continuano a vivere con noi, è come se non fossero mai veramente morti. È un legame che rende la morte più umana e familiare, un evento che è parte integrante della vita senza che si spezzi il vincolo che in seno alla famiglia o a una comunità si sostanzia della condivisione del percorso esistenziale, degli affetti e degli ideali. È un legame che dà un senso compiuto alla vita e nobilita per l'eternità la morte.

Mi ricordo che nel mio Egitto degli anni Cinquanta e Sessanta il Giorno dei Morti era di fatto una festa popolare. Le famiglie trascorrevano un'intera giornata nei pressi delle tombe dei propri cari, portando con sé dei pentoloni colmi di cibo cucinato a casa. Si ricordavano i defunti per tenerne viva la memoria, esaltandone le opere buone affinché si tramandasse la loro parte migliore e, contemporaneamente, si mangiava con appetito come si sarebbe fatto in loro presenza. Al Cairo, la mia città natale, la commistione tra vivi e morti è arrivata al punto che circa due milioni di persone risiedono all'interno della «Città dei morti», vivono insieme ai morti, hanno trasformato le tombe nelle proprie case, dove cucinano, dormono e socializzano.

Cari amici, se in passato i vivi “rivificavano” i morti testimoniando la straordinarietà delle loro opere e condividendone la memoria, in questa fase di decadenza della nostra civiltà e di crisi della nostra spiritualità assistiamo al sopravvento della morte sulla vita. Tra noi ci sono sempre più persone morte dentro anche se sopravvivono fisicamente, persone che hanno rinunciato alla cultura della vita, che si sono rassegnate a rinunciare ai valori della sacralità della vita, della dignità personale, della libertà individuale. Siamo arrivati all'orrore di concepire non più il diritto alla vita bensì il diritto alla morte come l'apice della civiltà, legalizzando il diritto all'eutanasia, il diritto a procurarsi la morte, il diritto al suicidio assistito. La legittimazione della cultura della morte ha il suo fondamento nella legittimazione del diritto all'aborto, cioè la perpetrazione del crimine della soppressione della vita del nascituro. 

Cari amici, è fin troppo ovvio che la riflessione sui Santi che attraverso i miracoli vivono insieme a noi e sui morti che vivono dentro di noi, deve condurci a riscoprire la cultura della vita, prendendo atto, giorno dopo giorno, che il miracolo più grande è la vita stessa capace di unire i cuori e le menti, l'immanenza dell'esistenza terrena e la trascendenza dell'eternità.

 

 

 

Postato il 01/11/2018 14:37:25 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Lancio un appello al Governo italiano per accogliere in Italia Asia Bibi e la sua famiglia. È stata assolta ma rischia di essere uccisa dai terroristi islamici

Cari amici, oggi celebriamo una vittoria della giustizia in uno Stato islamico tra i più integralisti al mondo, il Pakistan. Una donna cristiana cattolica, Asia Bibi, madre di cinque figli, dopo aver trascorso nove anni e mezzo in carcere in attesa dell’esecuzione della condanna a morte perché avrebbe offeso Maometto, è stata definitivamente assolta dalla Corte Suprema che l’ha dichiarata innocente dall’accusa di blasfemia, per la "mancanza di prove oltre ogni ragionevole dubbio".

Asia Bibi era stata arrestata nel 2009 e condannata a morte nel 2010, in seguito alla denuncia di alcune donne musulmane per blasfemia contro Maometto perché, dopo aver bevuto da un pozzo per lei proibito in quanto "infedele cristiana" e quindi "impura", Asia Bibi avrebbe detto: "Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, morto sulla croce per i peccati dell'umanità; cosa ha mai fatto il vostro profeta Maometto per salvare l'umanità?". 

Asia Bibi ha sempre negato di aver detto quelle parole e di aver offeso Maometto. In Pakistan la blasfemia, cioè l’oltraggio all’islam, al Corano, ad Allah e a Maometto, è un gravissimo reato penale sanzionato con la condanna a morte.

Ma ora si teme per la vita dei familiari di Asia e di chiunque ne abbia favorito l’assoluzione. "È la notizia più bella che potessimo ricevere – ha detto il marito di Asia Bibi, Ashiq Masih – è stato difficilissimo in questi anni stare lontano da mia moglie e saperla in quelle terribili condizioni. Ora finalmente la nostra famiglia si riunirà, anche se purtroppo dubito che potremo rimanere in Pakistan".

Sono in tanti a temere la reazione violenta degli estremisti islamici che avrebbero voluto vederla impiccata. A partire dal suo avvocato, il musulmano Saiful Malook, che ha detto: "È una grande notizia per il Pakistan e per il resto del mondo. Asia Bibi ha ottenuto giustizia. Ma abbiamo molta paura di quanto potrà succedere. In questo Paese ci sono molti fondamentalisti. Io e la mia famiglia siamo in grave rischio, specie perché io sono un musulmano che difende una cristiana accusata di aver commesso blasfemia". 

Si teme anche per la vita dei giudici della Corte Suprema che l’hanno assolta. Oltre trecento poliziotti presidiano il palazzo della Corte Suprema e unità dell’esercito sono stanziate a difesa degli altri edifici istituzionali e delle chiese. 

La svolta è stata agevolata dal nuovo corso del Pakistan da quando lo scorso 17 agosto si è insediato come Primo ministro Imran Ahmed Niazi Khan, ex campione mondiale di cricket, un musulmano moderato.

Sul versante opposto Khadim Hussain Rizvi, capo del partito islamista Tehreek-e-Labbaik Pakistan, ha indetto una protesta nazionale contro l'assoluzione di Asia Bibi. Si temono massacri come quelli avvenuti a Gojra nel 2009 e a Joseph Colony nel 2013. 

Per aver difeso Asia Bibi fu assassinato il governatore del Punjab, Il musulmano Salmaan Taseer, che si era recato a trovarla in carcere. Fu ucciso il 4 gennaio 2011 a Islamabad da una delle sue guardie del corpo. Due mesi dopo, fu assassinato da terroristi islamici anche il Ministro per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti, cristiano cattolico, che aveva denunciato la legge sulla blasfemia e si era schierato a favore della liberazione di Asia Bibi. 

Cari amici, questa tragica vicenda ci fa comprendere come il problema non siano i musulmani in quanto persone, bensì l’islam in quanto religione. Con i musulmani veramente moderati, cioè sostanzialmente laici, che antepongono la ragione e il cuore ad Allah e a Maometto, noi possiamo dialogare e convivere. Ma per i musulmani che ottemperano letteralmente e integralmente a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto e ha fatto Maometto, tutti coloro che non sono a loro immagine e somiglianza devono essere uccisi. 

Cari amici, lancio un appello al Governo italiano per concedere l’asilo umanitario ad Asia Bibi e alla sua famiglia, prodigandosi per il loro immediato trasferimento in Italia prima che i terroristi islamici compiano delle sanguinose ritorsioni. Nel 2006 l’Italia concesse l’asilo umanitario a un afghano musulmano convertito al cristianesimo, Abdur Rahman, che rischiava la condanna a morte per apostasia. All’epoca c’era Silvio Berlusconi a capo del Governo. Se dovesse metterci una buona parola Papa Francesco, sarebbe un’opera buona da parte del Capo della Chiesa cattolica. 

 

Postato il 31/10/2018 15:04:14 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

“Al Sud” di Povia canta la realtà del Meridione prospero ed evoluto prima dell’unità d’Italia. Solo riscrivendo correttamente la Storia, l’Italia potrà sanare le ferite ancora aperte

Cari amici, sabato scorso 27 ottobre a Piano di Sorrento ho avuto il piacere di premiare il grande cantautore Povia, nell’ambito del Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito, dopo aver cantato la sua canzone “Al Sud” ad un pubblico entusiasta che alla fine gli ha tributato un’ovazione corale. 

“Al Sud” rappresenta in versi e in musica la realtà del Meridione prima dell’unità d’Italia, sconfessando la versione ufficiale della Storia insegnata nelle nostre scuole. Emerge la realtà di un Meridione prospero e sviluppato e la realtà di un Garibaldi tiranno e predatore. Vi propongo il testo della canzone “Al Sud” di Povia.

C’era una volta il Regno delle Due Sicilie 

che era tutto il Sud Italia 

dall’Abruzzo e dal basso Lazio in giù 

compresa la Sicilia 

potenza industriale e militare 

il sud era ricco 

ma poi venne Garibaldi 

fece l’Unità d’Italia e il sud divenne povero 

e cadde a picco

C'era una volta una nazione 

che si chiamava meridione 

il suo re era Ferdinando II di Borbone 

non esisteva emigrazione 

non c’era disoccupazione 

con i suoi pregi e i suoi difetti 

c’era una volta il meridione

C’era una volta 

ma poi venne Garibaldi 

c’era una volta 

a rubare oro e soldi 

c’era una volta 

ma la vera storia è che prima 

prima 

dell’Unità d’Italia

Al sud nessuno emigrava 

al sud la gente si amava 

al sud si lavorava 

prima questo prima 

dell'Unità d'Italia

Ferdinando morì e lasciò il trono al figlio Francesco 

che sposò Maria Sofia 

una ragazza di Baviera 

sempre uniti nelle battaglie 

dal Volturno a Gaeta 

aiutavano i soldati feriti 

compresi i nemici 

ma quei giorni segnarono la fine del regno 

e di un patrimonio lasciato al mondo

La prima ferrovia 

la prima cattedra in economia 

le miniere di zolfo 

la prima flotta mercantile e militare 

Federico II 

lingua italiana 

scuola siciliana 

la scienza 

la filosofia 

le tasse più basse 

le industrie 

Mongiana, Pietrarsa, Castellammare 

eccetera, eccetera

E c'era una volta 

ma poi venne Garibaldi 

c'era una volta 

e rubò soldati e soldi 

c'era una volta 

ma la vera storia è che prima 

prima 

dell'Unità d'Italia

Al sud nessuno emigrava 

al sud la gente si amava 

al sud si lavorava 

prima questo prima 

dell'Unità d'Italia

A tutti gli emigranti del mondo 

che hanno lasciato nel sud 

l'anima, la terra e tutto il cuore 

molti non sanno che il sud era ricco e very good 

sull'Italia apparse il War Sehr Gut 

prima, si ma prima, si ma prima 

dell'Unità d'Italia

Al sud nessuno emigrava 

al sud la gente si amava 

al sud si lavorava 

prima questo prima 

dell'Unità d'Italia

Al sud c'è sempre una festa 

al sud l'aria è diversa 

al sud nel bene e nel male 

solo, sole, sole, sole 

è tutto un altro sole

Dall'Unità d’Italia 

milioni di emigranti nel mondo 

che dalle navi in partenza 

lanciavano un gomitolo di lana ai loro cari rimasti a terra 

la nave si allontanava 

il gomitolo si srotolava 

finché si spezzava 

 

Gennaro De Crescenzo in “Le industrie del Regno di Napoli” elenca i primati del Regno delle Due Sicilie:

1735. Prima Cattedra di Astronomia in Italia

1737. Costruzione S.Carlo di Napoli, il più antico teatro d’Opera al mondo ancora operante

1754. Prima Cattedra di Economia al mondo

1762. Accademia di Architettura, tra le prime in Europa

1763. Primo Cimitero Italiano per poveri (Cimitero delle 366 fosse)

1781. Primo Codice Marittimo del mondo

1782. Primo intervento in Italia di Profilassi Antitubercolare

1783. Primo Cimitero in Europa per tutte le classi sociali (Palermo)

1789. Prima assegnazione di “Case Popolari” in Italia (San Leucio a Caserta)

1789. Prima assistenza sanitaria gratuita (San Leucio)

1792. Primo Atlante Marittimo nel mondo (Atlante Due Sicilie)

1801. Primo Museo Mineralogico del mondo

1807. Primo Orto Botanico in Italia a Napoli

1812. Prima Scuola di Ballo in Italia, gestita dal San Carlo

1813. Primo Ospedale Psichiatrico in Italia (Real Morotrofio di Aversa)

1818. Prima nave a vapore nel mediterraneo “Ferdinando I”

1819. Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte

1832. Primo Ponte sospeso, in ferro, in Europa sul fiume Garigliano

1833. Prima Nave da crociera in Europa “Francesco I”

1835. Primo Istituto Italiano per sordomuti

1836. Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel mediterraneo

1839. Prima Ferrovia Italiana, tratto Napoli-Portici

1839. Prima illuminazione a gas in una città città italiana, terza dopo Parigi e Londra

1840. Prima fabbrica metalmeccanica d’ Italia per numero di operai (Pietrarsa)

1841. Primo Centro Sismologico in Italia, sul Vesuvio

1841. Primo sistema a fari lenticolari a luce costante in Italia

1843. Prima Nave da guerra a vapore d’ Italia “Ercole”

1843. Primo Periodico Psichiatrico italiano, pubblicato al Reale Morotrofio di Aversa

1845. Primo Osservatorio meteorologico d’Italia

1845. Prima Locomotiva a vapore costruita in Italia a Pietrarsa

1852. Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia (Napoli)

1852. Primo Telegrafo Elettrico in Italia

1852. Primo esperimento di illuminazione elettrica in Italia, a Capodimonte

1853. Primo Piroscafo nel Mediterraneo per l’America (il “Sicilia”)

1853. Prima applicazione dei pricìpi della Scuola Positiva Penale per il recupero dei malviventi

1856. Expò di Parigi, terzo paese al mondo per sviluppo industriale

1856. Primo Premio Internazionale per la produzione di Pasta

1856. Primo Premio Internazionale per la lavorazione di coralli

1856. Primo sismografo elettrico al mondo, costruito da Luigi Palmieri

1860. Prima Flotta Mercantile e Militare d’Italia

1860. Prima Nave ad elica in Italia “Monarca”

1860. La più grande industria navale d’Italia per numero di operai (Castellammare di Stabia)

1860. Primo tra gli stati italiani per numero di orfanotrofi, ospizi, collegi, conservatori e strutture di assistenza e formazione

1860. La più bassa mortalità infantile d’Italia

1860. La più alta percetuale di medici per numero di abitanti in Italia

1860. Primo piano regolatore in Italia, per la città di Napoli

1860. Prima città d’Italia per numero di Teatri (Napoli)

1860. Prima città d’Italia per numero di Tipografie (Napoli)

1860. Prima città d’Italia per di Pubblicazioni di Giornali e Riviste (Napoli)

1860. Primo Corpo dei Pompieri d’Italia

1860. Prima città d’Italia per numero di Conservatori Musicali (Napoli)

1860. Primo Stato Italiano per quantità di Lire-oro conservata nei banchi Nazionali (443 milioni, su un totale 668 milioni messi insieme da tutti gli stati italiani, compreso il Regno delle Due Sicilie)

1860. La più alta quotazione di rendita dei Titoli di Stato

1860. Il minore carico Tributario Erariale in Euro.

Cari amici, questa non è la versione dei fatti che si insegna nelle scuole. Garibaldi è omaggiato sull’altare della Storia come l’eroe dell’unità d’Italia. Certamente è indispensabile riesaminare la versione dei fatti ufficiale per ripristinare la verità. Siamo grati a Povia per aver risollevato uno dei temi più spinosi dell’unità d’Italia. Solo rappresentando correttamente la realtà, solo dicendo la verità in libertà, l’Italia potrà sanare le ferite ancora aperte e individuare una prospettiva che coincida con il bene di tutti gli italiani. Grazie all’amico Povia, testimone di verità e libertà. 

https://youtu.be/q-yL7oF8xyU

 

Postato il 30/10/2018 16:36:10 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Per la Corte Europea dire che Maometto è stato un pedofilo è reato perché è vero che ha sposato una bambina di sei anni, ma l’ha fatto una sola volta

Cari amici, per la “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”, di fatto la suprema istanza della magistratura in Europa, è reato definire Maometto un pedofilo. Non perché si contesta il fatto incontrovertibile che nel 620, all’età di 50 anni, sposò una bambina di sei anni, Aisha, anche se il matrimonio fu consumato tre anni, nel 623, quando la bambina aveva nove anni. Ma perché, spiega la sentenza, Maometto e Aisha rimasero sposati fino alla sua morte nel 632, cioè per nove anni, quando Aisha aveva 18 anni. Quindi, secondo la Corte Europea, si può dire che Maometto sposò una bambina ma non che sia stato un pedofilo perché “pedofilo è chi è attratto solo o principalmente da minorenni". Insomma essendo stata Aisha l’unica moglie-bambina di Maometto, mentre le altre sue 14 mogli erano maggiorenni, ed essendo stato Maometto suo marito fino alla sua morte, non si può attribuire a Maometto l’orientamento sessuale del pedofilo. In conclusione per la Corte Europea se un uomo adulto sposa una sola volta una bambina e lei resta sua moglie fino alla sua morte, non è qualificabile come pedofilo.

Sulla base di questa argomentazione la Corte Europea ha dato torto a un’esperta di questioni islamiche, l’austriaca Elisabeth Sabaditsch-Wolff, che aveva presentato un ricorso dopo essere stata condannata in Austria nel 2011 per “incitazione all’odio” e “oltraggio ai simboli religiosi di una comunità religiosa riconosciuta”. La Corte Europea ha condiviso la sentenza della magistratura austriaca, secondo cui bisogna distinguere tra il matrimonio con una bambina e la pedofilia. La Corte Europea ha fatto propria anche la motivazione della magistratura austriaca sulla necessità di prevenire la reazione violenta degli islamici, sostendo il “legittimo scopo di prevenire disordini salvaguardando la pace religiosa e rispettando il sentimento religioso”. 

Ebbene è un dato di fatto che la Corte Europea nutre questa particolare sensibilità solo nei confronti dell’islam. Lo scorso gennaio la stessa Corte Europea aveva sentenziato che usare le immagini di Gesù e Maria negli spot pubblicitari, anche in pose irriverenti, è perfettamente legittimo. 

Cari amici, la sentenza della Corte Europea, e prima ancora delle Corti di giustizia dell’Austria, ci fanno toccare con mano che i giudici in Europa si comportano come se noi fossimo già sottomessi all’islam. Pur di assolvere Maometto dalla ovvia constatazione che, avendo sposato una bambina di sei anni ha assunto un comportamento attribuibile alla pedofilia, hanno introdotto il criterio della “non reiterazione” del reato, quindi se l’ha fatto una sola volta non è incolpabile. Ma soprattutto, secondo le Corti di giustizia europee, bisogna anteporre il tema della sicurezza: se dire che Maometto è stato un pedofilo finirà per scatenare la violenza degli islamici, allora non bisogna dirlo. Se invece oltraggiare Gesù non scatena alcuna violenza da parte dei cristiani, allora lo si può oltraggiare. 

Ebbene è arrivato il momento di dire la verità in libertà. Solo dicendo la verità in libertà anche nei confronti dell’islam, di Maometto, di Allah e del Corano, noi europei riusciremo a riscattare la nostra civiltà decadente. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta. Insieme ce la faremo.

 

Postato il 29/10/2018 16:49:10 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Totale condanna della strage di ebrei a Pittsburgh. Mobilitiamoci per combattere l’antisemitismo e le teorie cospirazioniste anti-ebraiche

Cari amici, esprimiamo la nostra più totale condanna della strage di 11 fedeli ebrei perpetrata ieri nella sinagoga Tree of Life di Pittsburgh, in Pennsylvania negli Stati Uniti d’America, da Robert D. Bowers, un criminale antisemita che odia gli ebrei e Israele. È entrato nella sinagoga gridando: «Tutti gli ebrei devono morire».

Bowers ha sparato all’interno della sinagoga con un fucile d’assalto e aveva con sé almeno tre pistole. Deve far riflettere che Bowers possiede 21 armi da fuoco registrate. 

Bowers era imbevuto di teorie cospirazioniste anti-ebraiche che attribuiscono agli ebrei in quanto ebrei la paternità di un progetto globalista finalizzato a sottomettere l’intera umanità al dominio della loro finanza. Alcune ore prima dell’attentato Bowers aveva scritto sul social network Gab un messaggio in cui citava la ong ebraica HIAS, che si occupa dell’accoglienza di richiedenti asilo da tutto il mondo: «All’HIAS piace accogliere gli invasori che uccidono il nostro popolo. Non posso stare seduto a guardare la mia gente che viene sgozzata. Fate attenzione, io vado».

Il Presidente americano Trump ha definito la strage un atto di «antisemitismo», un «attacco all’umanità» e che «dovremo lavorare tutti insieme per estirpare il veleno dell’antisemitismo dal mondo».

Cari amici, nel momento del lutto manifestiamo la nostra assoluta solidarietà agli ebrei di Pittsburgh e di tutto il mondo. Ci impegniamo a combattere su un fronte culturale le ideologie perverse e criminali fondate sull’odio degli ebrei in quanto ebrei, purtroppo fin troppo presenti anche nel nostro Occidente e non solo nel mondo islamico. Il nostro Stato di diritto si fonda sulla responsabilità soggettiva, ognuno risponde delle proprie azioni. Concepire gli ebrei quasi fossero dei cloni e come un blocco monolitico, indistintamente partecipi e complici di un complotto mondiale, significa mistificare la realtà e perseguire una finalità criminale. Sosteniamo il diritto di Israele ad esistere come Stato del popolo ebraico e a difendere la propria sicurezza nel contesto in cui questo diritto è negato dalla totalità degli Stati islamici.

Cari amici, unitamente ai cristiani, gli ebrei sono i più perseguitati al mondo per la loro fede e la loro identità comunitaria e nazionale. Difendere gli ebrei e lo Stato di Israele è parte integrante e indissolubile della salvaguardia della nostra civiltà.

 

 

 

 

Postato il 28/10/2018 17:42:58 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Appello agli italiani: liberiamoci dalla dittatura europea. Dopo la bocciatura di un atto sovrano del nostro governo legittimo, mobilitiamoci per riscattare la nostra sovranità

Cari amici, la bocciatura da parte della Commissione Europea, cioè il Governo dell’Unione Europea, del Documento programmatico di bilancio dell’Italia, ci fa toccare con mano la realtà di una dittatura europea che si arroga la prerogativa di definire nei minimi dettagli le scelte del nostro governo che, piaccia o meno, è un governo legittimo eletto democraticamente in uno Stato che almeno formalmente resta uno Stato sovrano. 

“Un’inosservanza particolarmente grave”, “non è in linea con gli impegni assunti”, è il giudizio dei burocrati che hanno la pretesa di imporci regole del tutto infondate nell’ambito dell’economia come il parametro del 3% nel rapporto tra il deficit pubblico e il Pil, il 60% nel rapporto tra il debito pubblico e il Pil, in aggiunta alla follia del pareggio di bilancio che l’Italia ha addirittura inserito nella Costituzione come se lo Stato fosse un’azienda qualsiasi. Di fatto i burocrati della Commissione Europea, che non sono stati eletti da nessuno e non rispondono del loro operato a nessuno, hanno bocciato la riforma della legge Fornero sulle pensioni, la Flat tax, la pace fiscale e il reddito di cittadinanza. Insomma i principali provvedimenti promessi e voluti dalla Lega e dal M5S. Parliamo di una manovra di 37 miliardi di euro, rispetto a un Pil di 1600 miliardi, pari al 2,3% dell’ammontare del valore della nostra economia. Proprio il fatto che il totale delle risorse destinate allo sviluppo e al miglioramento del tenore di vita degli italiani rappresenti una percentuale irrisoria e una cifra modesta, da un lato ci fa comprendere che la struttura economica italiana è intrinsecamente insana, dall’altro svela il livello impressionante dell’interferenza dell’Unione Europea.

Cari amici, uno Stato si fonda su tre pilastri senza i quali non è uno Stato: la sovranità monetaria, la sovranità legislativa e la sovranità in materia di difesa e sicurezza. Ebbene dobbiamo prendere atto che l’Italia ha perso tutti e tre i pilastri. 

Abbiamo perso al 100% la sovranità monetaria, rinunciando alla lira e adottando l’euro, che è il principale strumento con cui l’Unione Europea ha perpetrato il crimine epocale di ridurre uno Stato che era tra i più ricchi e i più sviluppati al mondo in una popolazione sempre più povera, avendo l’euro da subito raddoppiato il costo della vita e dimezzato il potere d’acquisto, e perché obbliga lo Stato a indebitarsi presso le banche commerciali per disporre del denaro necessario per ripianare gli interessi sul debito, alimentando una spirale suicida che aumenta inarrestabilmente il debito e gli interessi sul debito. Dato che lo Stato non può fallire, lo Stato fa fallire le imprese, le famiglie e i cittadini imponendo loro il più alto livello di tassazione al mondo.

Abbiamo perso all’80% la sovranità legislativa, considerando che l’80% delle leggi nazionali sono la semplice trasposizione di direttive e regolamenti europei. Significa che se, per assurdo, si dovesse eliminare il Parlamento e sostituirlo con un ufficio tecnico che si limita a registrare ciò che l’Europa ci impone, non cambierebbe sostanzialmente molto. E sono proprio le leggi europee quelle che hanno devastato la nostra economia reale subordinandola alla finanza virtuale; che ci hanno portato alla perdita dell’autosufficienza agroalimentare dopo che l’Italia esportava la metà della propria produzione; che hanno scardinato i pilastri su cui si fondano la vita, la costruzione sociale e la civiltà imponendoci un’ideologia di morte che si sostanzia dell’aborto, dell’eutanasia e dell’utero in affitto; l’unisessualismo, che elimina il valore della procreazione tra le popolazioni europee che sono a rischio di estinzione perché hanno il più basso di natalità al mondo; l’immigrazionismo, con cui si persegue l’omologazione dell’umanità per ridurci a semplici strumenti di produzione e consumo della materialità al più basso costo possibile; del relativismo valoriale che nega la nozione di verità e mette tutto e il contrario di tutto sullo stesso piano; l’islamofilia che ci obbliga a legittimare l’islam a prescindere dall’incompatibilità del Corano e di Maometto con la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe.

Abbiamo perso la sovranità in materia di difesa e sicurezza appaltandola, dal dopoguerra, agli Stati Uniti e alla Nato, è più recentemente tagliando significativamente le risorse. Di fatto l’Italia non ha più un esercito autonomo ed autosufficiente, ma singole unità impegnate in cosiddette “missioni di pace”. Quanto alle nostre forze dell’ordine, si rivelano inadeguate considerando che l’età media è di 48 anni, non percepisco un compenso adeguate, non sono tutelate dalla legge, non hanno un addestramento e un armamento adeguato.

Cari amici, lancio un appello agli italiani: liberiamoci dalla dittatura europea. Dopo la bocciatura di un atto sovrano del nostro governo legittimo, mobilitiamoci dentro e fuori le istituzioni per riscattare la nostra sovranità monetaria, legislativa e nella sicurezza. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo. 

 

Postato il 24/10/2018 14:38:32 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

La proposta della Lega sulle moschee impone regole per prevenire il terrorismo, ma le legittima e ne consente la proliferazione in Italia

Cari amici, sul tema cruciale della proliferazione delle moschee in Italia, del finanziamento proveniente da Stati islamici, dell’affidabilità degli imam e del controllo dei contenuti che si predicano, la Lega ha presentato un disegno di legge dal titolo “Disposizioni concernenti il finanziamento e la realizzazione di edifici destinati all’esercizio dei culti ammessi”. A firmarlo è Guido Guidesi, attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Rapporti con il Parlamento e alla democrazia diretta. La finalità principale del disegno di legge è evitare che le moschee «da punti di aggregazione, possano diventare centri di possibile reclutamento da parte dell’estremismo».

Potete leggere i contenuti della proposta legislativa della Lega nell’articolo pubblicato dal quotidiano romano “Il Messaggero” cliccando qui: 

https://www.ilmessaggero.it/italia/moschea_fondi_lega-4054767.html

Dopo averlo letto, rivolgo a tutti noi le seguenti domande:

Preso atto che l’islam non è un culto ammesso, non è una religione riconosciuta dallo Stato perché non ottempera all’articolo 8 della Costituzione, non avendo sottoscritto un’intesa con lo Stato e soprattutto perché il suo ordinamento giuridico, la sharia, è incompatibile con le nostre leggi, è logico ed ammissibile che si aggiri la realtà inequivocabile dell’incompatibilità dell’islam come religione con la nostra Costituzione, limitandosi a chiedere alle associazioni islamiche che nei loro Statuti sia previsto il «rispetto dei princìpi e dei valori della Costituzione» e, in questo modo, si verrebbe a «colmare il vuoto normativo esistente nel nostro ordinamento»? 

In uno Stato di diritto che si rispetti, non essendo l’islam una religione riconosciuta perché incompatibile con la Costituzione, non dovrebbe esserci neppure una sola moschea. Invece in Italia non solo ci sono oltre mille tra moschee e sale di preghiera, ma i Governi si prodigano affinché se ne possano costruire altre del tutto legittimate. È come se le autorità competenti legittimassero l’attività di chi esercita una professione senza essere iscritto al proprio ordine professionale perché non ne possiede i requisiti.

Nel disegno di legge si precisa che ammonterebbero «a diciotto milioni di euro all’anno i finanziamenti per la costruzione in Italia di moschee e luoghi di preghiera e culto, autorizzati o meno, provenienti dall’estero, in particolare dal Qatar, dall’Arabia Saudita e dalla Turchia». Si tratta di tre Stati che sostengono il radicalismo islamico e che in Siria e in Iraq sono risultati collusi con il terrorismo islamico. Ben venga quindi il divieto di questi finanziamenti. La proposta di legge ammette il finanziamento alle moschee a condizione che provengano da enti o persone che siano rigorosamente e tutte «residenti nel territorio nazionale» e che le comunità che vogliano realizzare edifici di culto abbiano l’obbligo di redigere il bilancio «non in forma semplificata» e di depositarlo «ai fini della loro pubblicità», presso la camera di commercio competente.

Nell’islam maggioritario sunnita non esiste un clero. L’imam è un semplice funzionario religioso la cui competenza è circoscritta alla moschea in cui funge da guida della preghiera. Ebbene elevare arbitrariamente, creando noi un clero islamico, trasformando gli imam da funzionari ad autorità religiose, la cui rappresentatività si estenderebbe a tutto il Comune di residenza, significa avallare un’impostura religiosa e imporre dei capi religiosi all’insieme dei musulmani che in maggioranza non frequentano le moschee. Ecco perché è sbagliato che sia lo Stato italiano a creare un “registro dei ministri del culto islamico”, equiparati ai sacerdoti e ai rabbini. 

Cari amici, se l’islam come religione è intrinsecamente incompatibile con le nostre leggi e con la nostra Costituzione, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori che sostanziano la nostra civiltà, lo Stato di diritto deve prenderne atto. I fatti sono fatti. In ogni caso lo Stato di diritto non può aggirare la propria Costituzione e prodigarsi per legittimare l’islam a prescindere dai suoi contenuti, per far costruire sempre più moschee, per creare un clero islamico e limitare i finanziamenti agli enti che hanno sede in Italia, tra cui figurano anche delle banche islamiche.

 

Postato il 22/10/2018 17:20:37 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il giornalista saudita Khashoggi è stato assassinato, forse segato vivo e il suo corpo sciolto nell’acido. L’Europa sta zitta e gli Stati Uniti vogliono salvare l’Arabia Saudita

Cari amici, è ormai certo che il giornalista e dissidente saudita Jamal Khashoggi è stato assassinato dopo essere entrato nella sede del Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul lo scorso 2 ottobre. Così come appare sempre più probabile che sarebbe stato barbaramente trucidato all’interno del Consolato da spietati torturatori e professionisti nell’occultamento dei cadaveri. 

La Turchia afferma di avere le «prove» che Khashoggi sarebbe stato segato mentre era ancora vivo e il suo corpo sarebbe stato sciolto nell’acido. Queste «prove» non sono state mostrate ed è pertanto doveroso usare il condizionale, anche considerando che la Turchia e l’Arabia Saudita sono ai ferri corti per il sostegno turco al Qatar, con cui i sauditi hanno rotto i rapporti diplomatici, e ai «Fratelli Musulmani», che i sauditi hanno messo fuorilegge.

Lo scorso 2 ottobre Khashoggi si era recato, entrando dalla porta principale,  nel Consolato saudita per ottenere un documento comprovante il suo divorzio, necessario per poter sposare la sua fidanzata Hatice Cengiz, cittadina turca, che l’ha atteso fuori dal Consolato tenendo con sé il cellulare di Khashoggi. Lui aveva con sé al polso un Apple Watch collegato al suo cellulare. Ed è quindi possibile che lei abbia potuto monitorare e forse registrare tutto ciò che è accaduto a Khashoggi all’interno del Consolato. Dopo la fine dell’orario di lavoro del Consolato, non avendolo visto uscire, la fidanzata ha avvisato la Polizia turca.

Khashoggi era stato direttore dei principali giornali sauditi, era ben introdotto nei palazzi del potere ed era a conoscenza dei segreti della famiglia reale, compresi i legami con Osama bin Laden e il terrorismo islamico. Aveva abbandonato l’Arabia Saudita nel 2017 e si era trasferito negli Stati Uniti dove, dalle pagine del Washington Post, ha criticato la politica del Re Salman e del Principe ereditario Mohammed bin Salman, considerato l’artefice di un «nuovo corso» modernista e liberale. 

Di fronte a questo orrore, l’Unione Europea finora non ha reagito. Il silenzio più assoluto. Gli Stati Uniti sono intensamente mobilitati per salvare l’Arabia Saudita, il primo Stato visitato da Trump dopo la sua elezione, sottoscrivendo uno stratosferico accordo da 130 miliardi di dollari per la vendita delle armi. Il segretario di Stato Mike Pompeo è arrivato a Riad per incontrare Re Salman e il principe ereditario Mohammed bin Salman. D’intesa con la Turchia, gli Stati Uniti chiederanno all’’Arabia Saudita di ammettere che Khashoggi sarebbe morto in «un interrogatorio andato male» durante un’operazione che aveva come scopo di rapirlo e riportarlo in Arabia Saudita, e che l’operazione sarebbe stata condotta senza avvertire i «massimi vertici» del Regno.

Emerge comunque l’assurdità del fatto che l’Arabia Saudita, che pubblicamente decapita i criminali e lapida le adultere nelle pubbliche piazze antistanti le moschee, ottemperando alla sharia, la legge islamica che recepisce ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto, sia stata eletta nel 2017 a far parte della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (Uncsw), l’organismo internazionale che promuove l’emancipazione delle donne, e addirittura nel 2015 l’Arabia Saudita abbia assunto la Presidenza del Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite.

Cari amici, la reazione internazionale all’atroce assassinio di Khasoggi ci fa toccare con mano la realtà di un mondo che sul rispetto dei diritti umani ha due pesi e due misure. Le Nazioni Unite e l’Unione Europea, che sono arrivati al punto di denunciare un presunto “razzismo” in Italia, tacciono sugli efferati crimini perpetrati dall’Arabia Saudita anche nello Yemen. Gli Stati Uniti, che pur di vendere armi devono mantenere in piedi l’ossessione per il nemico russo, arrivando a imporre sanzioni per la presunta responsabilità della Russia nelle morti oscure di alcuni dissidenti, viceversa nei confronti dell’Arabia Saudita tacciono su tutto e si ostinano a salvarla costi quel che costi. La ragione è ovvia: l’Arabia Saudita è il principale produttore ed esportatore di greggio al mondo, così come è il principale acquirente delle armi americane. È una tragica realtà che ci fa toccare con mano il degrado della democrazia e il declino della nostra civiltà.

 

Postato il 17/10/2018 16:47:34 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Il manifesto gigante di Salvini per celebrare il Decreto Sicurezza. Si tratta di un fatto virtuale presentato come fatto reale. Cosa accadrebbe se l’esempio venisse seguito da tutti i politici?

Buongiorno amici. Lunedì 24 settembre alle ore 12,38 il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità un decreto legge sulla sicurezza e sull’immigrazione ribattezzato “Decreto Salvini”, dal nome del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Simultaneamente, esattamente alle 12,38, sulla pagina Facebook di Salvini, tra le più seguite in Italia con oltre 3 milioni di “Mi piace”, Salvini ha pubblicato un post in cui scrive “Sono felice” e conclude “Dalle parole ai fatti, io vado avanti”. Nello stesso post Salvini ha pubblicato l’immagine di un manifesto gigante (3 metri di altezza per 6 metri di lunghezza), affisso in uno spazio pubblicitario rialzato con dei pali, con sullo sfondo e al lato un parco, in cui compare la sua foto sorridente e la scritta: “24 settembre 2018, approvato il #DecretoSalvini Sicurezza&Immigrazione - Dalle parole ai fatti! Poi la firma autografa di Salvini e in un riquadro lo slogan Prima gli italiani”. 

Ebbene cari amici, vorrei concentrare l’attenzione su quel manifesto gigante con alle spalle un parco. Apparentemente è reale. Ma se fosse reale, si dovrebbe ipotizzare che quel manifesto sia stato fatto e commissionato per l’affissione in precedenza, come minimo una o due settimane prima. Si dovrebbe dedurre che la riunione del Consiglio dei Ministri fosse stata programmata, che l’ordine del giorno e l’esito certo della votazione fossero scontati. 

Ma la verità è che quel manifesto gigante pubblicato sulla pagina Facebook di Salvini è l’unico in Italia. Non mi risulta che simili manifesti siano stati affissi nelle città italiane nella giornata di lunedì 24 settembre. Potrebbero essere stati affissi dopo, anche se al momento non mi risulta.

La deduzione è che quel manifesto gigante è virtuale, è un fotomontaggio, è una creazione grafica per dare maggiore impatto mediatico a un’iniziativa che sta particolarmente a cuore al Ministro dell’Interno. Siamo di fronte a un caso concreto di costruzione artificiale di un fatto, di un evento, di una realtà, che tuttavia esiste solo nell’ambito della virtualità mediatica. I lettori della pagina Facebook di Salvini sono stati indotti a credere che da qualche parte in Italia, di fronte a un parco, sia stato affisso un manifesto gigante per celebrare una sua importante vittoria politica. Il manifesto gigante, grazie alla sua straordinaria visibilità pubblica, lascia trasparire una notevole capacità di influenza dell’opinione pubblica e di crescita del consenso popolare. Quel manifesto gigante è un utile strumento per consolidare ed accrescere il carisma del leader della Lega.

Salvini ha confermato di essere il più straordinario comunicatore politico in Italia. Dopo essersi fatto le ossa stando in mezzo alla gente acquisendo una eccezionale capacità di empatia e di simpatia con la gente comune, Salvini si sta rivelando il più efficace fruitore dei mezzi di comunicazione per carpire il consenso delle grandi masse.

Cari amici, io mi pongo tuttavia una domanda che implica un dubbio e comporta una preoccupazione: è corretto oltreché  lecito, è giusto oltreché etico, creare un fatto virtuale presentandolo come un fatto reale? Fino a che punto un Ministro, preposto a operare concretamente per realizzare il bene degli italiani, può sostituire anche solo sul piano mediatico la virtualità con la realtà presentando un fatto virtuale come se fosse un fatto reale? Pensiamo cosa accadrebbe se l’esempio di Salvini venisse seguito da tutti i ministri e da tutti i politici. Immaginiamo le pagine dei Social Media piene di manifesti giganti posizionati nelle strade e nelle piazze delle nostre città, in mezzo a masse di gente, con messaggi finalizzati alla crescita del loro consenso. Ci rendiamo conto che milioni di italiani potrebbero essere raggirati immaginando campagne pubblicitarie di incredibile portata ovunque in Italia, alterando la valutazione del singolo politico e della sua specifica iniziativa. Ecco perché mi auguro che rimanga un caso isolato.

Postato il 28/09/2018 10:31:10 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Aderite ai Gruppi “Amici di Magdi Cristiano Allam” per acquisire informazione corretta e partecipare a una formazione costruttiva finalizzata a riscattare la sovranità dell’Italia e realizzare il bene degli italiani

Cari amici, vi invito ad aderire ai Gruppi «Amici di Magdi Cristiano Allam». Si tratta di una iniziativa di natura culturale finalizzata ad aggregare il maggior numero possibile di italiani interessati ad acquisire e diffondere informazione corretta e a partecipare a un percorso di formazione costruttiva. 

L’obiettivo è di convergere sulle idee, sui valori e sulla prospettiva che realizzino il nostro legittimo diritto a essere pienamente noi stessi dentro casa nostra, riscattando la piena sovranità dell’Italia e salvando gli italiani dal declino generalizzato in cui siamo precipitati.

Concretamente la partecipazione ai Gruppi «Amici di MCA» comporta l’adesione alla prospettiva del riscatto della sovranità nazionale dell’Italia, comprendente la sovranità monetaria, finanziaria, economica, energetica, alimentare, legislativa, giudiziaria, sul piano della sicurezza e della difesa, nonché del recupero della nostra civiltà riscoprendo la certezza e l’orgoglio di chi siamo sul piano delle nostre radici, fede, identità, valori e regole.

La prospettiva a cui aspiriamo è una nuova Italia che metta al centro la persona, la famiglia naturale, la comunità locale; 

lo sviluppo fondato sull’economia reale che produce beni e servizi, crea posti di lavoro, alimenta il circolo virtuoso della produzione e dei consumi, valorizzando prioritariamente il nostro ineguagliabile patrimonio ambientale, culturale e umano, affidandolo primariamente alle micro, piccole e medie imprese italiane radicate sul territorio che fanno l’interesse dei cittadini che vi risiedono; 

la rigenerazione della vita in seno alla popolazione italiana per porre un argine al tracollo demografico, aiutando con adeguati sussidi economici le famiglie italiane, le madri italiane e i giovani italiani affinché siano messi nella condizione di mettere al mondo figli italiani; 

una rinascita culturale ed educativa riequilibrando la cultura dei soli diritti e libertà con la cultura dei doveri, regole, responsabilità e sacrificio, e parallelamente, salvaguardando la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste, illuministe, oggi più che mai minacciata dalla crescente islamizzazione che dobbiamo contrastare e di cui dobbiamo liberarci; 

la sicurezza dei cittadini con forze dell’ordine e un esercito messi nella condizione di poter adempiere al dovere istituzionale di tutelare la vita e i beni dei cittadini, nonché la difesa delle frontiere nazionali; 

la certezza del diritto e della pena semplificando il sistema legislativo e giudiziario, ponendo fine ai privilegi della partitocrazia e allo strapotere della magistratura; 

uno Stato di diritto che garantisca la separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, che sia autenticamente al servizio dei cittadini; 

una Repubblica presidenziale in cui il Capo dello Stato sia anche il Capo del Governo, messo nella condizione di assicurare la governabilità, con un forte potere centrale bilanciato sia da un Parlamento veramente rappresentativo grazie all’elezione tramite il voto di preferenza, sia da un forte potere locale sostanziato dall’autonomia dei Comuni sul piano amministrativo, finanziario e dello sviluppo locale. 

Operativamente la nostra attività si svolge sul territorio dove si risiede, per poter interagire sia direttamente incontrandosi periodicamente, sia virtualmente attraverso whatsapp o la Rete regolarmente. Quindi i Gruppi «Amici di MCA» sono presenti a livello dei Comuni o dei quartieri nelle grandi città laddove ci sia un numero adeguato di partecipanti. È opportuno che ciascun Gruppo abbia circa una ventina di partecipanti. I Gruppi dello stesso Comune possono distinguersi o con un numero diverso o con il diverso nome del quartiere.

È importante aver presente che gli «Amici di MCA» non devono far parte tutti dello stesso partito politico, perché in questo caso il gruppo si trasforma in un gruppo degli aderenti a quel partito, ma è bene che facciano parte di partiti diversi o anche di nessun partito. Quindi il Gruppo deve essere trasversale ed autonomo dai partiti.

Sul piano dei contenuti, essendo vitale che ciascuno di noi si affranchi dalla condizione di “gregario” ergendosi a “protagonista” delle proprie scelte, agli «Amici di MCA» si richiede, quando intervengono con delle riflessioni, di affiancare la denuncia con la proposta, di chiarire come passare dalle parole ai fatti. 

I Gruppi «Amici di MCA” non devono essere dei calderoni dove si ritrova la spazzatura prodotta e diffusa dalla Rete, pubblicata in modo irresponsabile senza verificare l’attendibilità dei contenuti; così come non devono essere degli “sfogatoi” con la pubblicazione di contenuti in cui la denuncia è fine a se stessa, con l’accanimento contro singole persone spesso sfociando nella diffamazione che è un reato penale e civile.

Sempre al riguardo chiedo a tutti di attenersi alla seguente regola: le idee, le ideologie o le religioni possono essere criticate sulla base di fatti e dati oggettivi, ma le persone devono essere sempre rispettate. Ad esempio si può legittimamente criticare e anche condannare l’ideologia e la realtà dell’immigrazionismo, che ha trasformato l’Italia in una terra di nessuno dove chiunque può entrare e uscire a piacimento, ma senza mai offendere o criminalizzare gli immigrati in quanto persone. Vi chiedo pertanto di pubblicare solo dei contenuti verificati e certi, in cui siano presenti sia la corretta rappresentazione della realtà, sia la valutazione che ovviamente può comportare la critica e la condanna, sia soprattutto la proposta relativa alla possibile soluzione e, infine, l’indicazione di cosa concretamente si può e si deve fare per realizzare l’alternativa.

A coloro che sceglieranno di aderire nella consapevolezza della natura culturale del nostro impegno e con la determinazione a realizzare i contenuti della nostra missione civile ed etica, chiedo di inviare una mail a segreteria@amicimca.it scrivendo il proprio nome e cognome, Comune di residenza, professione, cellulare. Sarete informati sulla vostra partecipazione a un Gruppo di “Amici di MCA” del vostro territorio. Grazie di cuore. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 25/09/2018 09:03:35 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Perché dobbiamo dire “NO” alle moschee in Italia

Buongiorno amici. Questa mattina alle ore 11 terrò a Bologna, nel Parco del Velodromo, una conferenza su “Moschea a Bologna: le ragioni del NO”. Si tratta di un incontro culturale pubblico organizzato da Michele Facci, Consigliere Regionale del Movimento Nazionale per la Sovranità, nell’ambito della Prima Festa Regionale in Emilia-Romagna del Movimento Nazionale per la Sovranità, il cui Segretario Nazionale è l’amico Gianni Alemanno e il Presidente Nazionale è Roberto Menia. Li ringrazio per avermi invitato. Nella mia conferenza illustrerò le ragioni specifiche per il NO a una grande moschea a Bologna. Qui di seguito vi illustro le ragioni per cui in Italia non dovremmo consentire la presenza delle moschee.

Prima ragione del NO

Le moschee non sono l’equivalente delle chiese o delle sinagoghe. Non sono dei semplici luoghi di culto, ma sono innanzitutto luoghi di aggregazione della “comunità islamica” e di indottrinamento a un’ideologia che si fonda sulla divisione dell’umanità in musulmani e miscredenti, sulla convinzione che l’islam sia l’unica vera religione, che sia un obbligo combattere per sconfiggere i miscredenti e sottomettere l’umanità intera all’islam.

Seconda ragione del “NO”

L'islam non è una religione che ha stipulato un'intesa con lo Stato ed è incompatibile con le nostre leggi, conformemente a quanto prescrive l'articolo 8 della Costituzione che recita:

“Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [cfr. artt. 19, 20].

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”.

L'islam confligge con l'articolo 8 della Costituzione laddove, dopo aver premesso che “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”, si precisa che “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano”, e che “I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”.

Nel Corano e nella sharia, la legge islamica, ci sono centinaia di versetti che regolamentano i vari aspetti dell'esistenza dei musulmani, nonché pratiche imposte da Allah ai loro fedeli, che sono in totale contrasto con le leggi laiche dello Stato, in tema di diritto civile e penale, sui temi che concernono la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta religiosa.

Così come l'islam è una confessione che non ha regolato per legge tramite un'intesa il suo rapporto con lo Stato perché i musulmani non si mettono d'accordo né su una rappresentanza unitaria né su una piattaforma programmatica comune, in quanto sono profondamente divisi al loro interno e in quanto i contenuti del loro programma non sarebbero comunque compatibili con le leggi laiche dello Stato.

È pertanto veramente singolare che, mentre da un lato l'islam confligge con l'articolo 8 della Costituzione, le istituzioni pubbliche e locali operano come se l'islam fosse pienamente legittimato alla stregua delle altre religioni, accordando arbitrariamente all'islam il diritto di disporre di moschee e scuole coraniche. Se fossimo uno Stato di diritto che si rispetti, in Italia le moschee non dovrebbero proprio esserci.

È vero che l’articolo 19 della Costituzione afferma la libertà di culto del singolo “purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. Ebbene non è in discussione la libertà di culto del singolo, pur nel rispetto dei limiti del “buon costume”. Ma è in discussione la compatibilità dell’islam come religione, e che sulla base dell’articolo 8 risulta del tutto incompatibile con la nostra Costituzione.

Articolo 19

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume. 

Articolo 2

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Terza ragione del NO

Gran parte delle moschee in Italia sono abusive, illegali. Risultano essere sedi di associazioni culturali islamiche ma anziché svolgere una funzione "culturale", così come contemplato dall'oggetto sociale dello statuto, svolgano una funzione "cultuale", in modo del tutto arbitrario. 

Se un cittadino italiano dovesse adibire un locale per una finalità diversa da quella prevista legalmente, se ad esempio dovesse utilizzare un locale adibito a magazzino

come negozio per la vendita diretta delle merci, sarebbe costretto a sospendere l'attività e verrebbe sanzionato per aver violato la legge.

Nel caso della stragrande maggioranza dei luoghi di culto islamici lo Stato invece non esige la sospensione di un'attività non autorizzata e non sanziona chi compie un atto illegale, consentendo alle moschee di operare come se beneficiassero di uno stato giuridico speciale, come se i musulmani fossero al di sopra della legge.

Quarta ragione del NO 

Gran parte dei finanziamenti per la costruzione delle moschee provengono da Paesi islamici impegnati nell’islamizzazione dell’Europa e del mondo intero, così come risultano coinvolti nel finanziamento di organizzazioni terroristiche e radicali islamiche, da Hamas all’Hezbollah, da Al Qaeda all’Isis, dai Fratelli Musulmani al Milli Gorus. Tra questi Paesi primeggiano l’Arabia Saudita e il Qatar, poi la Turchia e gli Emirati Arabi, quindi l’Iran.

Quinta ragione del NO

Gli interlocutori dello Stato che si presentano come "imam" che vengono equiparati ai "ministri di culto",  i presidenti di sedicenti "comunità islamiche", sono degli impostori che ci raggirano confidando sulla nostra ignoranza e sulla nostra ingenuità. Sono tutte cariche auto-referenziali che non si fondano né su una legittimazione religiosa islamica né su una investitura democratica. È solo in Italia e in Europa che gli imam sono stati trasformati da funzionari religiosi, il cui ambito di competenza è limitato a una singola moschea, ad autorità religiosa dell’insieme di una città, provincia o Regione.

Sesta ragione del NO

Ciò che si predica nelle mosche è in flagrante contrasto con le nostre leggi, le nostre regole e i nostri valori. È un dato di fatto oggettivo che ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto legittimano l'odio, la violenza, la morte contro i miscredenti, a partire dagli ebrei e dai cristiani, contro gli apostati, gli adulteri, le donne, gli omosessuali.

 

 

L'islam è una ideologia che legittima l'odio, la violenza e la morte dei miscredenti, infedeli, apostati, adulteri e omosessuali. Ciò è prescritto da Allah nel Corano, che per i musulmani è il dio “incartato”, rivelato da Allah a Maometto attraverso l'Arcangelo Gabriele, i cui contenuti sono ordini da ottemperare letteralmente e integralmente. 

 

«Allah ha comprato dai credenti le loro vite e i loro beni dando in cambio

il Paradiso, poiché combattono sul sentiero di Allah, uccidono e sono uccisi.

Promessa autentica per Lui vincolante, presente nella Torâh, nel Vangelo e

nel Corano. Chi, più di Allah, rispetta i patti? Rallegratevi del baratto che

avete fatto. Questo è il successo più grande». (9, 111)

«Combattano dunque sul sentiero di Allah, coloro che barattano la vita terrena con l’altra. A chi combatte per la causa di Allah, sia ucciso o vittorioso, daremo presto ricompensa immensa». (4,74)

«Getterò il terrore nel cuore dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo

(…) Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi» (8, 12-17).

«Combatti dunque per la causa di Allah – sei responsabile solo di te stesso – e incoraggia i credenti. Forse Allah fermerà l’acrimonia dei miscredenti. Allah è più temibile nella Sua acrimonia, è più temibile nel Suo castigo». (4,84)

«Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa, che invece vi è nociva. Allah sa e voi non sapete». (2, 216)

«Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti». (2, 191)

«Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati (...)”. (9, 5)

«[gli ipocriti e i miscredenti] Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte.» (33, 61).

«Combatteteli finché non ci sia più persecuzione e il culto sia [reso solo] ad Allah. Se desistono, non ci sia ostilità, a parte contro coloro che prevaricano». (2, 193)

«E non chiamare morti coloro che sono stati uccisi sulla via di Dio, anzi, vivi sono, nutriti di Grazia presso il Signore!». (3, 169)

 

Il Corano è un testo che legittima la condanna a morte degli ebrei e dei cristiani:

«Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo e siano soggiogati». (9,29)

(Il «tributo», in arabo la «jizya», è il tributo di capitolazione con il quale gli

ebrei e i cristiani si sottomettevano allo Stato islamico accettando lo status di «protetti», «dhimmi», ovvero cittadini di rango inferiore rispetto ai musulmani)

«Dicono i giudei: “Esdra è figlio di Allah”; e i nazareni dicono: “Il Messia

è figlio di Allah”. Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole

di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah (…)” (9, 30)

«O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro. In verità Allah non guida un popolo di ingiusti”. (5, 51)

«Sono certamente miscredenti quelli che dicono: “Allah è il Messia, figlio di Maria!”. Mentre il Messia disse: “O Figli di Israele, adorate Allah, mio Signore e vostro Signore”. Quanto a chi attribuisce consimili ad Allah, Allah gli preclude il Paradiso, il suo rifugio sarà il Fuoco. Gli ingiusti non avranno chi li soccorra! Sono certamente miscredenti quelli che dicono: “In verità Allah è il terzo di tre”. Mentre non c’è dio all'infuori del Dio Unico! E se non cessano il loro dire, un castigo doloroso giungerà ai miscredenti.  (5, 72-73)

«Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate. Non sceglietevi tra loro né amici né alleati». (4, 89)

 

I musulmani credenti e praticanti pregano 5 volte al giorno. La preghiera inizia con la lettura della prima Sura, i capitoli del Corano che sono in tutto 114, detta Al-Fatiha, L’Aprente, che viene successivamente ripetuta all’inizio delle complessive 17 «unità adorative», fatte di gesti e di invocazioni obbligatorie. Ecco perché la Sura L’Aprente, detta anche «Madre del Corano», è in assoluto la più recitata e la più nota tra i musulmani, paragonabile al «Padre Nostro» per i cristiani. 

 

«In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso

La lode [appartiene] ad Allah, Signore dei mondi

il Compassionevole, il Misericordioso, Re del Giorno del Giudizio

Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.

Guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella tua ira, né di coloro che vagano nell’errore». (1, 1-7)

 

Ebbene tutti i teologi islamici senza alcuna eccezione, basandosi sulla Sunna, la raccolta dei detti e dei fatti attribuiti a Maometto, concordano sul fatto che «coloro che hai colmato di grazia» sono i musulmani, «coloro che sono incorsi nella tua ira» sono gli ebrei, «coloro che vagano nell’errore» sono i cristiani. Da ciò si evince che, consapevolmente o meno, tutti i giorni, almeno 17 volte al giorno, tutti i fedeli musulmani che pregano condannano gli ebrei e i cristiani, a prescindere dal fatto che essi siano musulmani moderati, integralisti, estremisti o terroristi. Ed anche coloro che non pregano ma sono comunque credenti, sono tenuti per volontà di Allah a concepire gli ebrei e i cristiani come nemici e miscredenti. In particolare i cristiani sono condannati come politeisti, il termine coranico è “associatori”, perché associerebbero ad Allah altri dei per la fede nella Trinità.

 

 

Settima ragione del “NO”

Quando il 26 giugno 2015 un terrorista islamico tunisino dell'Isis fece una strage di turisti sulla spiaggia di Sousse in Tunisia, il governo tunisino reagì proclamando lo stato d'emergenza, reintroducendo la pena di morte e ordinando la chiusura di 80 moschee indicandole come “covi del terrorismo”. Le moschee sono state chiuse e prese d'assalto dall'esercito e dalle forze dell'ordine anche in altri Stati islamici, proprio perché trasformate in arsenali e covi del terrorismo islamico. 

Impariamo dagli Stati islamici che sicuramente conoscono meglio l'islam. Se sono loro stessi a chiudere le moschee, a indicarci che le moschee possono essere “covi del terrorismo”, che all'interno delle moschee si pratica il lavaggio di cervello che trasforma le persone in robot della morte, non possiamo in Italia e in Europa continuare a costruire nuove moschee illudendoci che l'islam sarebbe una religione di pace e di amore.

L'arma vera del terrorismo islamico è il lavaggio di cervello, che si pratica sia nelle moschee sia attraverso i siti che propagandano la guerra santa islamica.

Solo dove ci sono le moschee, solo dove ci sono le comunità islamiche, irrompe il radicalismo ed esplode il terrorismo islamico. 

 

Postato il 22/09/2018 08:14:51 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Seguite la mia Diretta Facebook alle ore 18. Parleremo dei quattro eventi accaduti a settembre che hanno cambiato la nostra Storia

Cari amici, nel mese di settembre rievochiamo quattro eventi che hanno cambiato il corso della nostra Storia. L’11 e il 12 settembre 1683 la Lega Santa voluta dal Papa Innocenzo XI, resa possibile da Padre Marco d’Aviano, capeggiata dal re polacco Giovanni III Sobieski, sconfisse a Vienna il ben più poderoso esercito islamico dell'Impero ottomano comandato dal Gran Visir Merzifonlu Kara Mustafa Pasha. Dopo le vittorie degli eserciti cristiani a Poitiers nel 732, la Reconquista in Spagna nel 1492 e Lepanto nel 1571, la vittoria di Vienna pose fine alla strategia islamica di conquista dell’Europa cristiana avviata dallo stesso Maometto prima della sua morte nel 632. 

L’11 settembre 2001 ha invece sancito il successo del terrorismo islamico globalizzato colpendo al cuore la superpotenza mondiale, con l’attentato perpetrato da Al Qaeda a New York, culminato nell’abbattimento delle due Torri Gemelle e provocando circa 3 mila morti. 

Il 12 settembre 2006 il Papa Benedetto XVI per aver detto la verità in libertà sull’islam in una Lectio Magistralis pronunciata nell’Università di Ratisbona, si ritrovò oggetto di una guerra terroristica islamica e di una accesa critica da parte dell’Occidente e della Chiesa stessa. Di fatto quell’atto, che ha rappresentato l’apice del suo pontificato sul piano dell’interesse mondiale, ha coinciso con l’inizio del declino del suo pontificato culminato con le sue dimissioni il 28 aprile 2013. Ecco perché la Lectio Magistrali di Ratisbona rappresenta il culmine del successo del terrorismo dei taglialingue islamici e il culmine della deriva del “relativismo religioso” che ha contagiato l’Occidente.

Il “crimine” commesso da Benedetto XVI è stato la denuncia dell’espansionismo islamico tramite la violenza, rievocando le parole dell’imperatore e santo bizantino Manuele II Paleologo (Costantinopoli, 1350 – Costantinopoli, 1425). Si tratta di una ovvietà storica che gli stessi musulmani non solo non negano ma ne sono orgogliosi, perché dal loro punto di vista attesta che Allah è dalla loro parte. Eppure, per il fatto che è stato il Papa ad affermare la verità, si è ritrovato a fronteggiare una vera e propria guerra esterna ed interna alla cristianità. Il passo incriminato è il seguente: «Mostrami ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai solo delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva a diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava».

Nella notte tra il 14 e il 15 settembre del 2008 fallì la banca d’affari americana Lehman Brothers, dedita essenzialmente ad attività di natura speculativa, che aveva accumulato debiti per 613 miliardi di dollari, pari a circa un quarto del debito pubblico dell’Italia. Fu l’inizio di una crisi a catena di banche e imprese, che fino al 2011 costò ai cittadini americani 7.700 miliardi di dollari, pari al doppio del costo affrontato dagli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, circa 4 mila miliardi di dollari a valori odierni. Nello stesso periodo la crisi che aveva coinvolto anche banche e imprese europee, costò ai cittadini dell'Unione Europea 2 mila miliardi di dollari. Contemporaneamente 30 milioni di persone nel mondo persero il posto di lavoro. È emersa così la realtà della dittatura della finanza speculativa globalizzata che utilizza l’arma del debito per devastare l’economia reale e sottometterla alla dimensione virtuale della moneta. Si tratta di una strategia deliberata utile a riciclare una massa di denaro virtuale, a partire dai titoli derivati che erano pari a 787 mila miliardi di dollari nel 2011, pari a circa 12 volte il Pil mondiale (Prodotto Interno Lordo, 66 mila miliardi di dollari nel 2011), condizionando e imponendo il proprio potere politico.

Di ciò parleremo alle ore 18 nella Diretta Facebook «Mezz’ora culturale con gli Amici di Magdi Cristiano Allam» su questa pagina Facebook.com/MagdiCristianoAllam. Siete tutti invitati a partecipare con i vostri commenti e le vostre domande. Vi aspetto.

 

 

 

Postato il 20/09/2018 17:41:57 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Cari amici, vi invito a aderire ai Gruppi «Amici di Magdi Cristiano Allam»

Cari amici, vi invito a aderire ai Gruppi «Amici di Magdi Cristiano Allam».

Si tratta di una iniziativa di natura culturale finalizzata ad aggregare il maggior numero possibile di italiani interessati ad acquisire e diffondere informazione corretta e a partecipare a un percorso di formazione costruttiva. 

L’obiettivo è di convergere sulle idee, sui valori e sulla prospettiva che realizzino il nostro legittimo diritto a essere pienamente noi stessi dentro casa nostra, riscattando la piena sovranità dell’Italia e salvando gli italiani dal declino generalizzato in cui siamo precipitati.

La partecipazione ai Gruppi «Amici di MCA» comporta l’adesione alla prospettiva del riscatto della sovranità nazionale dell’Italia, comprendente la sovranità monetaria, finanziaria, economica, energetica, alimentare, legislativa, giudiziaria, sul piano della sicurezza e della difesa, nonché del recupero della nostra civiltà riscoprendo la certezza e l’orgoglio di chi siamo sul piano delle nostre radici, fede, identità, valori e regole.

La prospettiva a cui aspiriamo è una nuova Italia che metta al centro la persona, la famiglia naturale, la comunità locale; 

lo sviluppo fondato sull’economia reale che produce beni e servizi, crea posti di lavoro, alimenta il circolo virtuoso della produzione e dei consumi, valorizzando prioritariamente il nostro ineguagliabile patrimonio ambientale, culturale e umano, affidandolo primariamente alle micro, piccole e medie imprese italiane radicate sul territorio che fanno l’interesse dei cittadini che vi risiedono; 

la rigenerazione della vita in seno alla popolazione italiana per porre un argine al tracollo demografico, aiutando con adeguati sussidi economici le famiglie italiane, le madri italiane e i giovani italiani affinché siano messi nella condizione di mettere al mondo figli italiani; 

una rinascita culturale ed educativa riequilibrando la cultura dei soli diritti e libertà con la cultura dei doveri, regole, responsabilità e sacrificio, e parallelamente, salvaguardando la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste, illuministe, oggi più che mai minacciata dalla crescente islamizzazione che dobbiamo contrastare e di cui dobbiamo liberarci; 

la sicurezza dei cittadini con forze dell’ordine e un esercito messi nella condizione di poter adempiere al dovere istituzionale di tutelare la vita e i beni dei cittadini, nonché la difesa delle frontiere nazionali; 

la certezza del diritto e della pena semplificando il sistema legislativo e giudiziario, ponendo fine ai privilegi della partitocrazia e allo strapotere della magistratura; 

uno Stato di diritto che garantisca la separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, che sia autenticamente al servizio dei cittadini; 

una Repubblica presidenziale in cui il Capo dello Stato sia anche il Capo del Governo, messo nella condizione di assicurare la governabilità, con un forte potere centrale bilanciato sia da un Parlamento veramente rappresentativo grazie all’elezione tramite il voto di preferenza, sia da un forte potere locale sostanziato dall’autonomia dei Comuni sul piano amministrativo, finanziario e dello sviluppo locale. 

Sul piano dei contenuti, essendo vitale che ciascuno di noi si affranchi dalla condizione di “gregario” ergendosi a “protagonista” delle proprie scelte, agli «Amici di MCA» si richiede, quando intervengono con delle riflessioni, di affiancare la denuncia con la proposta, di chiarire come passare dalle parole ai fatti. Dobbiamo sempre distinguere tra le idee e le persone. Le idee, le ideologie o le religioni possono essere criticate sulla base di fatti e dati oggettivi, ma le persone devono essere sempre rispettate. Ad esempio si può legittimamente criticare e anche condannare l’ideologia e la realtà dell’immigrazionismo, che ha trasformato l’Italia in una terra di nessuno dove chiunque può entrare e uscire a piacimento, ma senza mai offendere o criminalizzare gli immigrati in quanto persone.

Operativamente la nostra attività si svolge sul territorio dove si risiede, per poter interagire sia direttamente incontrandosi periodicamente, sia virtualmente attraverso whatsapp o la Rete regolarmente. Quindi i Gruppi «Amici di MCA» sono presenti a livello dei Comuni o dei quartieri nelle grandi città laddove ci sia un numero adeguato di partecipanti. È opportuno che ciascun Gruppo abbia circa una ventina di partecipanti. I Gruppi dello stesso Comune possono distinguersi o con un numero diverso o con il diverso nome del quartiere.

È importante aver presente che «Amici di MCA» non è e non intende diventare un partito politico. Gli aderenti ai Gruppi “Amici di MCA” non devono far parte tutti dello stesso partito politico, perché in questo caso il gruppo si trasformerebbe in un gruppo degli aderenti a quel partito, ma è bene che facciano parte di partiti diversi o anche di nessun partito. Quindi il Gruppo deve essere trasversale ed autonomo dai partiti.

Concretamente gli “Amici di MCA” parteciperanno a un percorso di informazione corretta e di formazione costruttiva, che avverrà regolarmente su Whatsapp e Facebook, periodicamente tramite incontri tra gli amici sul proprio territorio, incontri con me e i soli aderenti ai Gruppi, giornate seminariali di studio nei fine settimana da concordare. Gli “Amici di MCA” potranno organizzare dei miei incontri pubblici sul proprio territorio, concordandoli con la mia assistente Marialuisa Bonomo. 

Chi fosse interessato a condividere questa missione culturale finalizzata a illuminare le menti e fortificare gli animi, è pregato di inviare una mail a segreteria@amicimca.it con i seguenti dati:

Nome e cognome

Comune di residenza, eventuale Frazione di Comune, Circoscrizione, Municipi o Quartieri nelle grandi città 

Professione

Cellulare

E-mail

I dati relativi al Cellulare e alla E-Mail non verranno resi pubblici e sarà facoltà del singolo comunicarli agli aderenti al proprio Gruppo “Amici di MCA”.

Grazie di cuore a tutti coloro che aderiranno ai Gruppi “Amici di MCA”. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Mercoledì, 19 Settembre 2018

 

 

Postato il 19/09/2018 16:31:06 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Dieci anni dopo il tracollo della Lehman Brothers la dittatura finanziaria ha impoverito tutti. Dobbiamo riscattare la civiltà che mette al centro la persona e non la moneta

Cari amici, dieci anni fa nella notte tra il 14 e il 15 settembre del 2008 fallì la banca d’affari americana Lehman Brothers, dedita essenzialmente ad attività di natura speculativa, che aveva accumulato debiti per 613 miliardi di dollari, pari a circa la metà del debito pubblico dell’Italia. 

Fu l’inizio di una crisi a catena di banche e imprese, che fino al 2011 costò ai cittadini americani 7.700 miliardi di dollari, pari al doppio del costo affrontato dagli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, circa 4 mila miliardi di dollari a valori odierni. Nello stesso periodo la crisi che aveva coinvolto anche banche e imprese europee, costò ai cittadini dell'Unione Europea 2 mila miliardi di dollari. Contemporaneamente 30 milioni di persone nel mondo persero il posto di lavoro.

I popoli possono essere sottomessi o con i carri armati o con il debito. Il tracollo della Lehman Brothers è di fatto uno spartiacque nella storia finanziaria, economica e politica, paragonabile all’11 settembre 2001 sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ecco perché è corretto parlare di guerra mondiale di natura finanziaria. È una guerra non dichiarata ma reale, prevalentemente virtuale ma comunque violenta, non convenzionale ma strategica, graduale ma letale. Provoca più morti interiori che morti fisiche, come si ci attenderebbe dalla più evoluta bomba “pulita” al neutrone, che uccide la vita e fa sopravvivere la materia. Questa inedita guerra mondiale accresce la povertà tra la popolazione, distrugge l’economia reale, scardina gli stati nazionali, fa venir meno la democrazia e lo stato di diritto, sconquassa il modello sociale e porta alla denatalità aggredendo l’istituto della famiglia naturale, distrugge il sistema di valori diffondendo il relativismo, favorisce l’invasione di clandestini e sollecita l’occupazione islamica. Sul banco degli imputati ci sono la dittatura della finanza speculativa globalizzata, dell’Eurocrazia, dello Stato-Mafia, della Chiesa relativista di Papa Francesco, dell’islam cosiddetto moderato, nel cui seno primeggiano i Fratelli Musulmani, e che inesorabilmente scatena il terrorismo islamico. Sembra apparentemente una “ammucchiata” di cinici criminali o di pazzi votati al suicidio che perseguono l’assoggettamento dell’intera umanità dopo averla “cosificata”, riducendo la persona a semplice strumento di produzione e di consumo della materialità. Ma a quei livelli nulla accade per caso. La Storia potrebbe confermare che si tratta piuttosto di una “Cupola” che realizza in modo deliberato una strategia criminale, una sorta di Massoneria mondiale che opera al di sopra di tutti e contro tutti.

La dittatura della finanza speculativa globalizzata utilizza l’arma del debito per devastare l’economia reale e sottometterla alla dimensione virtuale della moneta. Si tratta di una strategia deliberata utile a riciclare una massa di denaro virtuale, a partire dai titoli derivati che erano pari a 787 mila miliardi di dollari nel 2011, pari a circa 12 volte il Pil mondiale (Prodotto Interno Lordo, 66 mila miliardi di dollari nel 2011), condizionando e imponendo il proprio potere politico.

Stiamo subendo un crimine epocale: l’Italia ricca si sta trasformando in italiani poveri. L’Italia vive la più tragica crisi economica recessiva dalla Seconda guerra mondiale. Gli italiani si impoveriscono sempre più, crescono inesorabilmente i disoccupati, i giovani non hanno accesso al mercato del lavoro e siamo sprofondati agli ultimissimi posti al mondo per tasso di natalità.

La dittatura finanziaria comporta l’uccisione delle micro e piccole imprese per costringerle a farsi fagocitare dalle grandi imprese, negando loro l’accesso al credito necessario per produrre e crescere, finendo per ritrovarsi senza denaro per pagare i debiti nei confronti dello Stato (tasse) e dei privati (fornitori e dipendenti), pur essendo imprese sane, con prodotti d’eccellenza e mercati interessati. Le micro, piccole e medie imprese, che costituiscono il 99% del nostro sistema produttivo, sono paradossalmente condannate a morte non perché debitrici ma perché creditrici in un contesto dove il principale debitore insolvente è lo Stato. La massa monetaria in circolazione, che al 95% è costituito da denaro virtuale creato dalle banche dal nulla a costo zero, si riduce sempre più rallentando il circuito della produzione e del consumo. 

Si è pervertito il rapporto tra la ricchezza e la moneta. Anziché essere la moneta un semplice strumento che parametra il valore della ricchezza, la quale si sostanzia di beni e di servizi che si posseggono o si producono, la moneta è diventata essa stessa la ricchezza. Quindi si è ricchi solo se si possiede la moneta anche se frutto della speculazione finanziaria in borsa, mentre si può anche morire di fame pur possedendo e producendo beni e servizi reali, ma senza disporre di una quantità di moneta adeguata alle proprie incombenze nei confronti dello Stato, delle banche e dei privati.

Cari amici, dieci dopo il tracollo della Lehman Brothers la situazione generale è peggiorata. Stanno peggio i cittadini, le famiglie, le imprese, le istituzioni pubbliche e le banche stesse. La dittatura finanziaria non risparmia nessuno, si ritorce anche contro se stessa. È un vero e proprio suicidio. Dobbiamo denunciare questo crimine epocale, mobilitarci per liberarci dalla dittatura finanziaria, riscattare la nostra sovranità monetaria. Dobbiamo salvaguardare una civiltà che metta al centro la persona anziché la moneta, l’economia reale anziché la finanza speculativa, la micro-dimensione della comunità locale anziché la macro-dimensione della globalizzazione. Non si tratta affatto di rifiutare l’apertura al mondo circostante, ma di aprirci da una posizione di forza e non di debolezza, per continuare ad essere pienamente noi stessi e non essere fagocitati e sottomessi. Andiamo avanti. Insieme ce la faremo.

 

Postato il 14/09/2018 19:44:04 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

335 anni dopo la vittoria di Vienna e 17 anni dopo l’attentato di New York, l’Europa non ha imparato la lezione dell’11 settembre

Cari amici, l’11 e il 12 settembre 1683 la Lega Santa voluta dal Papa Innocenzo XI, resa possibile da Padre Marco d’Aviano, capeggiata dal re polacco Giovanni III Sobieski, sconfisse a Vienna il ben più poderoso esercito islamico dell'Impero ottomano comandato dal Gran Visir Merzifonlu Kara Mustafa Pasha. Dopo le vittorie degli eserciti cristiani a Poitiers nel 732, la Reconquista in Spagna nel 1492 e Lepanto nel 1571, la vittoria di Vienna pose fine alla strategia islamica di conquista dell’Europa cristiana avviata dallo stesso Maometto prima della sua morte nel 632. 

L’11 settembre 2001 ha invece sancito il successo del terrorismo islamico globalizzato colpendo al cuore la superpotenza mondiale, con l’attentato perpetrato da Al Qaeda a New York, culminato nell’abbattimento delle due Torri Gemelle e provocando circa 3 mila morti. 

Ebbene 335 anni dopo la vittoria cristiana di Vienna e 17 anni dopo il successo del terrorismo islamico a New York, questa nostra Europa decadente non ha imparato la lezione della Storia. Perché è un’Europa sempre più scristianizzata e sempre più islamizzata. Si vergogna e rinnega le proprie radici, fede, identità e valori cristiani, e al tempo stesso favorisce l’invasione islamica tramite l’insediamento e la crescita demografica dei musulmani, la proliferazione delle moschee e delle scuole coraniche, la legittimazione dell’islam come religione a prescindere dalla sua intrinseca incompatibilità con la nostra civiltà, la presenza di un terrorismo islamico autoctono ed endogeno, la sottomissione alla finanza e agli interessi materiali con i Paesi islamici. 

Cari amici, vi invito a conoscere e ad approfondire la realtà della Storia. Gli islamici, ottemperando a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto e ha fatto Maometto, non hanno mai cessato e non hanno mai rinunciato a voler sottomettere l’Europa e l’intera umanità all’islam. Per oltre mille anni sono ricorsi alle guerre. Oggi stanno invadendo l’Europa con le armi della paura, della demografia e della finanza. Ciò che dobbiamo aver chiaro è che questa nostra Europa decadente, sottomessa ai banchieri e ai burocrati dell’Unione Europea, rischia di essere sottomessa all’islam non per la forza degli islamici ma per la propria debolezza. Nella Storia le civiltà sono scomparse non perché vittime di un omicidio, ma perché hanno scelto di suicidarsi. Ecco perché noi possiamo e dobbiamo farcela. Non possiamo e non dobbiamo rassegnarci alla sconfitta dentro casa nostra. Mobilitiamoci per dare un’anima a questa Europa schiava del dio Euro e governata da un’oligarchia di venduti e traditori. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo. 

 

Postato il 11/09/2018 17:48:28 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

La guerra in Libia. Per tutelare i nostri interessi e bloccare i “migranti” impariamo dalla Cina: investiamo in Africa anziché foraggiare i capi tribù libici e la criminalità organizzata che gestisce la “accoglienza”

Cari amici, di fronte al nuovo conflitto esploso in Libia e che minaccia la sopravvivenza del regime di Faez Al Serraj, riconosciuto dall’Occidente e dall’Onu ma disconosciuto da molte fazioni libiche, l’Italia è preoccupata per le conseguenze dell’ulteriore destabilizzazione sia per il possibile blocco delle forniture di petrolio e gas, sia per il probabile aumento dei “migranti” in fuga dalle coste libiche. 

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta si sono riuniti a Palazzo Chigi per valutare la situazione e decidere un eventuale intervento militare italiano a sostegno del regime di Al Serraj. 

Proprio ieri a Pechino, all'inaugurazione del vertice FOCAC (Forum on China-Africa Cooperation), alla presenza di circa una trentina di capi di Stato, il presidente cinese Xi Jinping ha offerto altri 60 miliardi di dollari in finanziamenti per lo sviluppo dell’Africa, annunciando anche la cancellazione del debito per alcuni Paesi più poveri o in difficoltà. Ha aggiunto che le imprese cinesi saranno incoraggiate a investire nei prossimi tre anni almeno 10 miliardi di dollari. Nel precedente summit di tre anni fa, erano stati promessi 60 miliardi. In totale, dal 2000 al 2016, secondo le stime del China-Africa Research Initiative alla John Hopkins University of Advanced International Studies, la Cina ha dato circa 125 miliardi di dollari di finanziamenti allo sviluppo dell’Africa.

Cari amici, la Cina sta conquistando economicamente l’Africa così come sta sempre più intensificando la sua presenza economica in Europa e nel resto del mondo. L’esempio della Cina è da considerare seriamente e migliorare. La Cina sfrutta le risorse naturali dell’Africa e dà agli africani dei beni materiali. L’Europa potrebbe trarre beneficio delle immense risorse naturali dell’Africa ma condividendo con gli africani la gestione dello sviluppo, dando agli africani la formazione adeguata per trasformarli in protagonisti del proprio sviluppo, cioè mettendoli nella condizione di produrre i loro beni anziché dover continuare a dipendere in eterno dalla produzione dei Paesi più sviluppati. Aiuteremmo gli africani a creare una base di micro-piccola-media imprenditorialità, a diventare ceto medio, a dar vita ad una democrazia sostanziale e infine a stabilizzare la pace.

Certamente occorreranno degli anni ma cominciamo a operare nella giusta direzione. Sarebbe ora che il nuovo Governo italiano la smetta di foraggiare con miliardi di euro i capi tribù libici, che alla fine si scontrano tra loro anche per aggiudicarsi questa vera e propria tangente. Non ci sono cittadini libici che arrivano sui gommoni. Allora andiamo direttamente nei Paesi d’origine dei “migranti” e risolviamo alla radice il problema del loro esodo. Concordiamo con i loro governi dei piani di cooperazione allo sviluppo, coinvolgendo le nostre micro, piccole e medie imprese e non solo le solite multinazionali che di italiano hanno poco più del nome. Il Presidente del Consiglio organizzi una missione in Nigeria, Eritrea, Sudan, Gambia, Costa d’Avorio, Somalia, Pakistan, Afghanistan, Senegal, Mali, Ciad, Egitto, Tunisia e Algeria. I miliardi di euro dati ai capi tribù libici e alla cosiddetta “accoglienza” investiamoli in questi Paesi. Se opportuno investiamo molto di più. Se questi investimenti si traducono in un beneficio economico per gli Stati africani e per le nostre aziende, e in parallelo in un risparmio di decine di miliardi di euro che vanno ai capi tribù libici, alla criminalità organizzata straniera e italiana che gestiscono la tratta di esseri umani e la cosiddetta “accoglienza”, ebbene avremmo conseguito un straordinario risultato positivo per tutti. 

 

Postato il 04/09/2018 20:08:11 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Uno Stato che non consente alle forze dell’ordine di usare l’arma per combattere i criminali è votato al suicidio. Salvini intervenga subito

Massima solidarietà al Commissario di Polizia Nuccio Garozzo, selvaggiamente aggredito e ferito a colpi di arma da taglio a casa sua il 29 agosto di notte da due giovani del Gambia, uno dei quali è stato arrestato. Si chiama Mohamed Djibril, ha 18 anni, è in Italia dal 2016 con un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Aveva dei precedenti di polizia per violenza, minacce e spaccio ed era tornato a rubare. Il suo complice è riuscito a fuggire. Il Commissario Garozzo ha riportato ferite su diverse parti del corpo curate con 80 punti di sutura. 

È veramente assurdo e tragico che un operatore della pubblica sicurezza, che serve lo Stato per tutelare la vita e i beni della comunità, non abbia potuto tutelare la propria vita e i propri beni dentro la propria casa, perché qualora avesse usato l’arma che lo Stato gli assegna per adempiere al suo mandato istituzionale, lo stesso Stato non solo non l’avrebbe tutelato ma lo avrebbe pesantemente sanzionato. Ebbene se siamo arrivati al punto che un operatore delle forze dell’ordine di fatto è come se fosse disarmato di fronte ai criminali, perché qualora si difendesse usando l’arma si ritroverebbe automaticamente dalla parte del torto, se oggi concretamente la legge tutela i criminali e non le forze dell’ordine, significa che il nostro Stato è votato al suicidio. Cari italiani dobbiamo ribellarci. Dobbiamo mobilitarci subito. Visto che abbiamo finalmente un Ministro dell’Interno che sta dalla parte delle forze dell’ordine e degli italiani, chiediamo a viva voce a Matteo Salvini di porre fine a questa vergogna nazionale. Il Governo, che dispone di una maggioranza in Parlamento, abroghi le infami leggi che tutelano i criminali che irrompono nelle nostre case. Si destinino le risorse adeguate per ringiovanire, addestrare e armare le forze dell’ordine impegnate sul territorio a contrastare la criminalità e il terrorismo. Ma bisogna agire in fretta. Garantire il diritto alla vita e la certezza della sicurezza sono un’emergenza e una priorità nazionale.

Postato il 31/08/2018 13:09:19 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Comunione con l’islam e Liberazione con il velo islamico: il nuovo volto della Chiesa progressista e pragmatica

Buongiorno amici. Quest’anno ufficialmente il titolo del “Meeting per l’amicizia fra i popoli” di “Comunione e Liberazione” a Rimini, è stato “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”. Ma verrà ricordato come il Meeting della “Comunione con l’islam e Liberazione con il velo islamico”. Le immagini sono eloquenti. Questo movimento che dovrebbe rappresentare la parte progressista e pragmatica della Chiesa, ha sdoganato l’islam radicale dell’Arabia Saudita e dei Fratelli Musulmani e ha sdoganato il velo islamico integrale, una gabbia di stoffa che imprigiona il corpo della donna perché è concepita antropologicamente inferiore e semplice oggetto sessuale schiava dell’uomo. Per l’islam è un successo impagabile e per il quale i promotori dell’islamizzazione dell’Europa sono pronti a pagare qualsiasi prezzo. Per la Chiesa e per l’Europa è un suicidio da cui non ci salverà tutte le ricchezze del mondo. 

Cari amici, la Chiesa e l’Europa devono riscattare l’anima cristiana che per 1400 anni ha sempre messo fuorilegge l’islam, il Corano, Allah e Maometto. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

Postato il 25/08/2018 12:04:04 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam