Il piccolo Archie è stato deliberatamente ucciso dai medici con l’avvallo di un giudice perché la sua degenza in ospedale costava troppo, contro la volontà dei genitori.

Cari amici buongiorno e buon inizio di settimana. Sabato scorso, 6 agosto, Patricia Goodings-Williams ha scritto su “La Nuova Bussola Quotidiana”: «Archie Battersbee è morto alle 12.15 (le 13.15 ora italiana). Dopo una dura battaglia legale durata quattro mesi, i medici del Royal London Hospital l’hanno avuta vinta: ad Archie, il ragazzino 12enne in coma dallo scorso 7 aprile, sono stati tolti i sostegni vitali ed è stato lasciato morire in ospedale con una procedura che sa di esecuzione. La madre, Hollie Dance, ha lottato fino all’ultimo istante per affermare il diritto alla vita e il primato dell’amore dei genitori davanti a uno Stato che pretende potere di vita e di morte sui suoi cittadini.»
Queste le parole della madre Hollie Dance: «Questo è un caso che riguarda essenzialmente l'amore di una madre, ma anche i suoi diritti. A che punto io e il padre di Archie abbiamo perso i nostri diritti di genitori nel decidere cosa vogliamo per nostro figlio?». Archie è morto due ore dopo l’inizio della procedura di distacco dei supporti vitali, nutrizione, idratazione e soprattutto la ventilazione. La notizia della morte è stata data dalla madre all'esterno dell'ospedale: «Archie è morto alle 12.15. Sono la mamma più orgogliosa del mondo. Era un bambino bellissimo, e ha combattuto fino all'ultimo minuto». «Con tutto il rispetto, i medici hanno detto che Archie non sarebbe durato 24 ore ed eccoci al giorno 121. Altri paesi danno ai loro figli 6 mesi. Perché questo Paese dovrebbe essere in grado di porre fine alla vita di un bambino, a qualsiasi età, nel giro di poche settimane? Volevano porre fine alla sua vita dal secondo giorno in poi».
La zia Ella Carter, tra le lacrime, ha detto: «Sono state tolte tutte le medicazioni alle 10. Le sue condizioni sono rimaste completamente stabili per due ore, finché gli è stata ridotta la ventilazione. A quel punto è diventato completamente blu. Non c'è nulla di dignitoso nel guardare un familiare o un bambino soffocare. Nessuna famiglia dovrebbe essere costretta a vivere questo. È una barbarie»
Archie è morto 122 giorni dopo che la madre l’aveva trovato privo di sensi il 7 aprile, strangolato con una corda al collo in casa a Southend-on-Sea, nell'Essex. Sua madre crede che sia stato causato dall’aver tentato la “sfida del blackout”, una pericolosa moda che ha preso piede su Tik Tok, che ha ucciso almeno altri due bambini.
L’ultima richiesta della famiglia è stata una «morte dignitosa» per il piccolo Archie. Avrebbe comportato il trasferimento di Archie all'ospizio di St. Mary, a breve distanza in auto dal Royal London Hospital. «Tom, il fratello di Archie, aveva già riservato un posto all'hospice per suo fratello minore alcuni giorni fa in modo che Archie potesse trascorrere i suoi ultimi momenti in un bellissimo giardino con scoiattoli e fauna selvatica, sotto il sole estivo (…) Archie non vede la luce da quattro mesi e vogliamo dare ad Archie l'ultimo saluto che vorrebbe, lontano dall'ambiente teso, chiassoso e caotico dell'ospedale. Ma l'ospedale ha rifiutato di lasciar andare Archie», ha denunciato la madre.
Il “Christian Legal Center” che ha sostenuto la famiglia di Archie ha chiesto una «revisione e riforma urgente» della legge inglese in materia:  «Gli eventi delle ultime settimane sollevano molte questioni significative, tra cui domande su come viene definita la morte, come vengono prese queste decisioni e il posto della famiglia. Nessuno vuole vedere altre famiglie vivere quello che hanno passato. Serve una revisione e una riforma urgenti del sistema». 

Tre giorni prima, il 3 agosto, Elena, una donna di 69 anni della provincia di Venezia affetta da una grave patologia oncologica, ha scelto di farsi togliere la vita tramite il suicidio assistito in Svizzera. Marco Cappato, Tesoriere della Fondazione Luca Coscioni, che ha accompagnato Elena si è autodenunciato dai Carabinieri: «Oggi mi reco alla caserma dei Carabinieri per raccontare l'aiuto fornito a Elena, senza cui non sarebbe stato possibile arrivare in Svizzera. E spiegherò ai Carabinieri che per le prossime persone che ce lo chiederanno, se saremo nelle condizioni di farlo, aiuteremo anche loro. Sarà poi compito della giustizia stabilire se questo è un reato o se c'è la reiterazione del reato. O se c'è discriminazione come noi riteniamo tra malati. A noi pare evidente che c'è una discriminazione costituzionale tra malati». Cappato fa riferimento al caso di Federico Carboni, tetraplegico da 12 anni in seguito ad un incidente stradale, che il 16 giugno 2022 si è tolto la vita con il consenso della magistratura, il primo caso legale di suicidio assistito in Italia. Cappato spiega che la mancanza del trattamento di sostegno vitale per Elena l’ha costretta a recarsi in Svizzera: «Che senso ha che una persona completamente paralizzata possa accedere al suicidio mentre un malato terminale di cancro con aspettativa di vita di pochi mesi non ha diritto e deve affrontare quello che Elena ha definito un inferno che non voleva affrontare».

Il 4 agosto, in una lunga intervista a “Vanity Fair”, il Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha detto «Celebrerei le esequie se una persona morisse con il suicidio assistito», pur precisando che «la Chiesa non ammette l’eutanasia, ma chiede l’applicazione delle cure palliative. Si resta fino all’ultimo accanto all’amato, facendo di tutto per togliere la sofferenza del corpo e dello spirito, quindi senza alcun accanimento, ma difendendo sempre la dignità della persona. La complessità richiede intelligenza, misericordia e amore per capire le vicende della vita».

La Corte Costituzionale del 2019 ha emesso una sentenza che fissa quattro condizioni per accedere al suicidio assistito: la presenza di una patologia irreversibile, la piena capacità di autodeterminarsi, la condizione di sofferenza e il trattamento di sostegno vitale.
Per suicidio assistito si intende la morte che avviene attraverso l'assunzione “autonoma” da parte del paziente terminale del farmaco letale. Si dice “assistito” perché sono i medici a preparare il farmaco o la struttura meccanica che aiuterà il paziente ad assumere il medicinale. L’ultimo gesto, anche soltanto spingere un tasto, deve essere autonomo. In pratica il suicidio assistito prevede l'aiuto medico e amministrativo portato a un soggetto che ha deciso di morire tramite suicidio, ma senza intervenire nella somministrazione delle sostanze.
Con eutanasia si indica indica l'atto di procurare intenzionalmente e nel suo interesse la morte di una persona che ne faccia esplicita richiesta, senza tuttavia un gesto autonomo della persona.
Ebbene, mentre nei casi menzionati di Federico Carboni e di Elena si tratta di «suicidio assistito», nel caso del piccolo Archie non si tratta né di suicidio assistito né di eutanasia, perché né il piccolo Archie, che non era in grado di intendere, né i suoi genitori, avevano dato il consenso a procurargli la morte. Ma sono stati i medici, con l’avvallo del giudice, a decidere che Archie doveva morire. La legge ha dato ai medici il potere di sostituirsi e di prevalere sulla potestà genitoriale, sulla volontà dei genitori. Per una ragione squisitamente e esplicitamente economica: la degenza di Archie in ospedale, che durava da quattro mesi, costava troppo per il bilancio pubblico. L’ha chiarito la sua mamma: «Tutto quello che ho sempre chiesto è di prolungare la degenza a sei mesi. Quale era il problema per loro? Hanno speso una fortuna in spese legali combattendo contro di me in tribunale, soldi che avrebbero potuto spendere per la cura di Archie e di altri».

Cari amici, il piccolo Archie è stato deliberatamente ucciso dai medici con l’avvallo di un giudice perché la sua degenza in ospedale costava troppo, senza l’assenso del bambino e contro la volontà dei genitori. Lo stesso accade per i pazienti anziani che necessitano di essere assistiti in ospedale, ma che vengono considerati un costo economico senza alcun utile perché tanto sono in un età che statisticamente risultano prossimi alla morte. Non si tratta né di suicidio assistito né di eutanasia, ma di omicidio di Stato perché il costo di degenza dei pazienti va oltre il bilancio a disposizione. Prendiamo atto che questa civiltà decaduta mette al centro la moneta anziché la persona, concepisce il valore del denaro superiore al valore della vita.
La Casa della vita crede fermamente nella sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale; considera la vita, la dignità e la libertà di scelta come valori inviolabili e diritti inalienabili; condanna come crimini contro l’umanità l’aborto, l’eutanasia, l’eugenetica, l’utero in affitto, la manipolazione genica, il transumanesimo. Dobbiamo mobilitarci per affermare la civiltà che metta al centro la persona come depositaria di valori naturali assoluti, universali e eterni, la cultura della vita e della rigenerazione della vita. Prendiamo atto che quando si consente un’eccezione al rispetto della sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale, si spalanca una voragine che rende impossibile salvaguardare la vita di tutti noi, a prescindere dalla nostra volontà.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Lunedì 8 agosto 2022

Postato il 08/08/2022 12:20:24 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il «Programma per un Governo di Centrodestra» corrisponde nella sostanza alla «Agenda Draghi», condivisa anche dal Centrosinistra, e conferma la realtà della «Partitocrazia consociativa».

Cari amici Buona Domenica del Signore. In vista delle elezioni anticipate per il rinnovo del Parlamento il prossimo 25 settembre, il Centrodestra, ossia la coalizione formata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, ha presentato un «Programma quadro per un Governo di Centrodestra», con un titolo privo di uno specifico contenuto «Italia, domani», il cui testo è stato pubblicato dall’Agenzia di stampa Ansa.

Il Programma si articola in 15 punti. Emerge subito quanto segue:
1. La sostanziale adesione e continuità con il Programma e gli impegni assunti dal Governo dimissionario di Mario Draghi, di cui hanno fatto parte la Lega e Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia, seppur dall’opposizione, ne ha approvato i decreti più importanti.
2. L’enunciazione di principi generali e di intendimenti generici che potrebbero essere condivisi e che potrebbero essere fatti propri da tutti i principali partiti di destra, di centro e di sinistra.
3. L’assenza di proposte concrete, esplicitate e argomentate che, rispetto alle passate promesse elettorali, evidenzino una novità che potrebbe tradursi nella soluzione reali ai problemi esposti.
4. La perdita di incisività e di chiarezza dei contenuti rispetto al Programma elettorale del Centrodestra per le elezioni parlamentari del 4 marzo 2018, che già dal titolo «Un Programma per l’Italia - Per la crescita, la sicurezza, le famiglie e la piena occupazione» delineava una discontinuità, in aggiunta all’impatto dei capitoli dedicati a «Meno tasse», «Meno Stato invadente, Più Stato efficiente, Più società», «Meno vincoli dall’Europa».

Nel punto 1, «Italia, a pieno titolo parte dell'Europa, dell'Alleanza Atlantica e dell'Occidente. Più Italia in Europa più Europa nel Mondo», si sposano totalmente le posizioni espresse anche recentemente da Draghi: «Rispetto delle alleanze internazionali e rafforzamento del ruolo diplomatico dell'Italia nel contesto geopolitico»; «Rispetto degli impegni assunti nell'Alleanza Atlantica, anche in merito all'adeguamento degli stanziamenti per la difesa, sostegno all'Ucraina di fronte all'invasione della Federazione Russa e sostegno ad ogni iniziativa diplomatica volta alla soluzione del conflitto»; «Piena adesione al processo di integrazione europea, con la prospettiva di un'Unione europea più politica e meno burocratica».

Nel punto 2, «Utilizzo efficiente delle risorse europee», ugualmente si riafferma la linea del Governo Draghi: «Pieno utilizzo delle risorse del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), colmando gli attuali ritardi di attuazione»; «Accordo con la Commissione Europea, cosi come previsto dai Regolamenti Europei, per la revisione del PNRR in funzione delle mutate condizioni, necessità e priorità»; «Efficientamento dell'utilizzo fondi europei con riferimento all'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime»; «Rendere l'Italia competitiva con gli altri Paesi europei attraverso l'ammodernamento della rete infrastrutturale e la realizzazione delle grandi opere (potenziamento della rete dell'alta velocità e ponte sullo Stretto), contro la filosofia del "no”; Banda ultralarga in tutta Italia» (richiesta dall’Unione Europea e che si abbina al 5G).

Nel punto 3, «Riforme istituzionali e strutturali», si reitera la prospettiva della «Elezione diretta del Presidente della Repubblica», indicando come ulteriore riforma costituzionale la «Piena attuazione della legge sul federalismo fiscale e Roma capitale. Attuare percorso già avvenuto per il riconoscimento delle Autonomie ai sensi dell'art. 116 comma 3 della Costituzione garantendo tutti i meccanismi di perequazione», nonché la «Valorizzazione del ruolo degli enti locali», senza ulteriori specificazioni e senza delineare il quadro complessivo del nuovo assetto istituzionale dello Stato.
Sempre nel punto 3 si ripetono le richieste della «Riforma della Giustizia: equo processo in tempi rapidi, separazione delle carriere e riforma del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), e della «Riduzione di tempi del processo penale e civile e stop ai processi mediatici e diritto alla buona fama».

Il punto 4, «Per un fisco equo», ripete genericamente una posizione affermata da tutti i partiti da sempre, «Riduzione della pressione fiscale per famiglie, imprese e lavoratori autonomi».

Il punto 5, «Sostegno alla famiglia e alla natalità», ricalca le posizioni proclamate in passato da tutti i partiti e sostenute da Draghi. Si legge «Allineamento Pil per spese infanzia e famiglia», senza spiegare che cosa dovrebbe concretamente comportare per il Prodotto interno lordo. Poi si indica un «Piano di sostegno alla natalità», che contempla «asili nido gratuiti, asili nido aziendali, ludoteche e detassazione dei prodotti per l'infanzia», «Aumento dell'assegno unico e universale», «Introduzione del quoziente familiare», «Sostegno concreto alle famiglie con disabili a carico attraverso l'incremento dei livelli essenziali di assistenza sociale», «Tutela del lavoro delle giovani madri», «Agevolazioni per l'accesso al mutuo per l'acquisto della prima casa per le giovani coppie».

Il punto 6 affronta il tema più caro alla destra, «Sicurezza e contrasto all'immigrazione illegale», annunciando «Nuovi decreti sicurezza», «Adeguamento dell'organico e delle dotazioni delle Forze dell'Ordine e dei Vigili del Fuoco e della fattiva collaborazione di questi con la Polizia locale e le Forze armate, per consentire un capillare controllo del territorio», «Difesa dei confini nazionali ed europei come richiesto dall'UE con il nuovo Patto per la migrazione e l'asilo, con controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi per fermare, in accordo con le autorità del Nord Africa, la tratta degli esseri umani», «Creazione degli hot-spot nei territori extra-europei, gestiti dall'Unione europea, per valutare le richieste di asilo». Ebbene, tutte queste istanze vengono sostenute e ripetute da circa vent’anni.

Al punto 7, «Tutela della salute», non si fa esplicito riferimento né all’obbligo dell’inoculazione dei cosiddetti vaccini anti Covid-19 né all’obbligo del lasciapassare denominato Green Pass, ma si afferma genericamente «Contrasto alla pandemia di Covid-19 attraverso la promozione di comportamenti virtuosi e adeguamenti strutturali - come la ventilazione meccanica controllata e il potenziamento dei trasporti - senza compressione delle libertà individuali secondo il principio del convincere per non costringere».

Il punto 8, «Difesa del lavoro e dell'economia reale», ripete la richiesta del «Taglio del cuneo fiscale in favore di imprese e lavoratori».

Il punto 9, «Stato sociale e sostegno ai bisognosi», parla di «Ridefinizione del sistema di ammortizzatori sociali al fine di introdurre sussidi universali», chiede la «Sostituzione dell'attuale reddito di cittadinanza con misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro», promette l’ «Innalzamento delle pensioni minime sociali e di invalidità».

Al punto 10, «Made in Italy, cultura e turismo», si dice genericamente «Tutela e promozione del Made in Italy, con particolare riguardo alla tipicità delle eccellenze italiane»; «Le coste italiane: 8000 km di litorale, 300.000 addetti del settore, un patrimonio che va tutelato», senza precisare il sostegno agli imprenditori balneari che sono contrari alla messa all’asta dei loro beni e della loro attività imposta dall’Unione Europea e varata dal Governo Draghi.

Al punto 11, «Sfida autosufficienza energetica», si afferma la «Transizione energetica sostenibile attraverso l'aumento della produzione dell'energia rinnovabile», sostenendo alla fine il «Ricorso alla produzione energetica attraverso la creazione di impianti di ultima generazione, compreso il nucleare pulito e sicuro, senza veti preconcetti».

Il punto 12, «L’Ambiente nostra priorità», enuncia un «Piano straordinario per la tutela e la salvaguardia della qualità delle acque marittime e interne», e la «Salvaguardia della biodiversità, anche attraverso l'istituzione di nuove riserve naturali».

Il punto 13, «L’Agricoltura: la nostra storia, il nostro futuro», afferma la «Tutela delle specificità e delle eccellenze agricole italiane».

Solo al punto 14, si parla di «Scuola, università e ricerca», promettendo di «Rivedere in senso meritocratico e professionalizzante il percorso scolastico» e un «Piano straordinario per l'eliminazione del precariato del personale docente».

Il punto 15, «Giovani, sport e sociale», parla di «Supporto e valorizzazione degli enti del Terzo settore nell'ottica del principio di sussidiarietà anche attraverso un ripensamento dell’approccio allo sport nelle scuole, consentendo ai giovani di accedere alle diverse discipline sportive a seconda delle proprie attitudini all'interno degli istituti scolastici, sollevando le famiglie da ostacoli di ordine economico e sociale».

Cari amici, la sostanziale continuità dei contenuti del Programma del Governo di Centrodestra con la cosiddetta «Agenda Draghi», che è condivisa anche dal Centrosinistra, in aggiunta alla genericità della loro formulazione, confermano la realtà della Partitocrazia consociativa che si è affermata in modo anche formale con il Governo Draghi. Se consideriamo che i Programmi elettorali si sono sempre rivelati solo delle esche per catturare i voti del maggior numero possibile di elettori costi quel che costi, per poi disattenderli all’indomani del voto, ebbene sarebbe velleitario immaginare che l’Italia potrebbe concretamente cambiare qualora al Governo andasse il Centrodestra o il Centrosinistra, perché nella sostanza - al di là delle recite proprie del teatrino della politica - tutti i partiti fanno le stesse cose una volta che entrano nel «Palazzo del potere». Prima delle elezioni parlano lingue diverse, ma ormai neanche tante diverse, mentre dopo elezioni parlano la stessa lingua.

La Casa della Civiltà prende atto che questo sistema di potere è intrinsecamente marcio, che lo Stato è collassato e la civiltà è decaduta. Prende atto che il sistema di potere non è riformabile dal suo interno. Promuove, pertanto, in parallelo alle istituzioni, la rinascita della nostra civiltà, la salvezza degli italiani e il riscatto dell’Italia impegnandosi sul fronte della formazione culturale, della mobilitazione e della disobbedienza civile, dell’azione politica costruttiva per ricostruire dalle fondamenta un nuovo modello di civiltà, di società e di Stato.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Domenica 7 agosto 2022

Postato il 07/08/2022 09:48:18 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Alle elezioni legislative del 25 settembre si presentano sei differenti liste di partiti «antisistema». Incerta la loro partecipazione perché sono obbligati a raccogliere 56.250 firme entro il 22 agosto.

Cari amici buongiorno. Sono al momento sei i partiti e le coalizioni di partiti del fronte denominato “antisistema” che hanno annunciato di voler partecipare alle elezioni legislative del 25 settembre. 

La loro effettiva partecipazione dipenderà dalla loro capacità di raccogliere le firme autenticate. Sono infatti solo questi partiti e coalizioni di partiti ad avere l'obbligo della raccolta delle firme.
  
Da ieri, mercoledì 3 agosto 2022, è ufficialmente aperta la raccolta firme per le elezioni politiche 2022.
Entro il 22 agosto dovranno essere presentate all’Ufficio elettorale in Corte d’Appello le liste dei candidati di tutti i collegi con le firme autenticate per i partiti che hanno l'obbligo della raccolta delle firme.
Prima, entro il 14 agosto, dovranno essere depositati i simboli elettorali al Ministero dell’Interno. 

L'obbligo della raccolta delle firme vale per i partiti che non abbiano costituito un Gruppo politico in almeno una Camera del Parlamento prima del 31 dicembre 2021, oppure che alle ultime elezioni legislative del 2018 abbiano ottenuto almeno un seggio, o che abbiano contribuito all’attribuzione di seggi per i propri alleati in una coalizione avendo più dell’1%. 
In meno di venti giorni questi partiti dovranno raccogliere 36.750 firme per la Camera e 19.500 firme per il Senato, divise tra rispettivamente 49 e 26 collegi plurinominali, con una media di 750 firme per ciascun collegio elettorale. 
Ciascuna firma, apposta da un cittadino che non abbia già firmato per un altro partito, va raccolta alla presenza di un autenticatore o pubblico ufficiale, che può essere un avvocato, un notaio, un sindaco o un amministratore comunale. 
Il Ministero dell'Interno ha fornito i moduli ai partiti che hanno l'obbligo di raccolta delle firme con estremo ritardo, nel periodo in cui gli italiani che possono permetterselo sono in vacanza al mare, in montagna o altrove.

I sei partiti e coalizioni di partiti “antisistema” sono:

«Italia Sovrana e Popolare» - Coalizione formata da:
«Ancora Italia», Presidente Francesco Toscano, Segretario nazionale Mario Gallo, l'ideologo Diego Fusaro ha annunciato il 2 agosto 2022 la fine del suo rapporto con il Partito; 
«Partito Comunista» di Marco Rizzo; 
«Riconquistare l’Italia» di Stefano D'Andrea; 
«Azione Civile» dell'ex magistrato Antonio Ingroia; 
Comitati No Draghi, composti dal Partito Comunista, dal Comitato «No Green Pass», dall'Associazione «Liberazione» e dalla formazione «Riconquistiamo l’Italia»; 
«Italia Unita», Presidente Francesco Nappi, vice-Presidente Sirio Gandolfi, Coordinatore nazionale Edoardo Luparia, Segretario Nazionale Adriano Duina; Francesca Donato, europarlamentare e Presidente della lista «Rinascita Repubblicana» ci ha ripensato e il 2 agosto 2022 ha annunciato che non parteciperà alle elezioni. 
Daniele Giovanardi, medico, ex Primario del Pronto Soccorso del Policlinico di Modena, sospeso dall’Ordine dei Medici per non essersi vaccinato, si candida come capolista al Senato con «Italia Sovrana e Popolare».

«Per l'Italia con Paragone» - Lista formata da «Italexit» dell'ex giornalista e ex parlamentare del M5S Gianluigi Paragone, e da «Alternativa» di Pino Cabras, ex parlamentare del M5S; a cui hanno aderito Nunzia Schilirò, ex vice-Questore della Polizia di Stato di Roma, e Stefano Puzzer, personaggio simbolo della rivolta dei portuali di Trieste.

«VITA» - Lista unitaria fondata da Sara Cunial, Davide Barillari, Paolo Sensini, Luca Teodori, Edoardo Polacco, Maurizio Martucci; tra i candidati Stefano Montanari ed Antonietta Gatti.

«Alternativa per l’Italia» - Lista unitaria fondata da Mario Adinolfi, leader di ciò che resta di «Il Popolo della Famiglia» e da Simone Di Stefano, fondatore di «Exit» e ex Segretario nazionale di CasaPound.

«UCDL, Unione per le Cure, i Diritti e le Libertà» - Movimento fondato dall’avvocato Erich Grimaldi, a sostegno del Comitato Cura Domiciliare Covid, e da Valentina Rigano, co-fondatrice e Portavoce dell'UCDL.

«Forza del Popolo» - Lista fondata da Lillo Massimiliano Musso, Segretario Generale; Maddalena Corrias, Vice-Segretario Generale; aderiscono Giuseppe Montone, Mille Medici per la Costituzione; Barbara Sedioli, Mille Avvocati per la Costituzione.
 
Cari amici, in una democrazia sostanziale, compiuta e effettiva si concorre alle elezioni per dare il proprio contributo al miglioramento della qualità di vita dei concittadini, certi della bontà delle istituzioni dello Stato e del sistema che regolamenta il voto.
Il fatto che questi partiti si concepiscano e vengano indicati come «antisistema», fa riflettere sull'incongruenza di chi pur non credendo nel sistema e pur denunciando il meccanismo punitivo della raccolta delle firme che di fatto potrebbe impedire loro di partecipare alle elezioni, scelgono tuttavia di partecipare alle elezioni per poter far parte del sistema, immaginando che una volta che si entra nel sistema lo si potrà riformare dal proprio interno.
Personalmente, sulla base dell'esperienza maturata da europarlamentare, da Presidente del Partito «Io amo l'Italia» che ha concorso a elezioni nazionali, regionali e comunali, da politico che ha frequentato e conosciuto la realtà dei partiti, ho maturato il convincimento che non sia possibile riformare questo sistema di potere dall'interno delle istituzioni, in un contesto in cui considero che lo Stato è collassato, la democrazia è marcia e si è ridotta a una partitocrazia consociativa, la Giustizia è morta. 
La Casa della Civiltà è impegnata sul fronte della formazione culturale, della mobilitazione e della disobbedienza civile, dell'azione politica costruttiva per dare il proprio contributo alla rinascita della nostra civiltà decaduta, al riscatto dell'Italia come Stato indipendente e sovrano, alla salvezza degli italiani soprattutto dal tracollo demografico che ci condanna all'estinzione, operando su un binario parallelo a quello delle istituzioni.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Giovedì 4 agosto 2022

Postato il 04/08/2022 14:47:41 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Le truffe perpetrate da stranieri e italiani per percepire illegalmente il Reddito di cittadinanza sono una costante e non un’eccezione su tutto il territorio nazionale.

Cari amici buongiorno. Le truffe perpetrate prevalentemente dai residenti stranieri, ma anche da cittadini italiani, per percepire indebitamente il reddito di cittadinanza non sono un’eccezione, bensì una realtà costante e reiterata su tutto il territorio nazionale.
È di oggi l’annuncio che la Guardia di Finanza a Torino ha denunciato che almeno 314 persone, prevalentemente cittadini romeni, hanno fraudolentemente percepito oltre 1.400.000 euro dichiarando falsamente di risiedere a Torino, mentre in realtà vivono in Romania. La truffa si è resa possibile grazie alla disponibilità di una dipendente dell'Ente nazionale assistenza sociale ai cittadini/Caf dell’Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori, che avrebbe inoltrato numerose richieste al portale Inps, finalizzate a consentire l'indebita erogazione del reddito. La donna, insieme al marito, utilizzando documenti e dichiarazioni false, presentava le istanze senza che ci fosse il requisito previsto dalla normativa di risiedere da almeno dieci anni in Italia di cui gli ultimi due in modo continuativo. A coadiuvarli c'erano quattro romeni che facevano da collettore tra la coppia e i beneficiari della prestazione.

Da una rapida ricerca in Rete, emerge che casi simili sono innumerevoli. Ne riporto solo alcuni.
Il 22 aprile 2022 viene annunciato che a Napoli dal novembre 2021 all’aprile 2022, 1.204 persone hanno indebitamente percepito il Reddito di cittadinanza, per truffa ai danni dello Stato che ammonta a 6.557.931,86 euro.

Il 14 aprile 2022 si apprende che dal primo gennaio del 2021 al mese di febbraio 2022, il Reddito di cittadinanza è stato percepito in modo indebito da ben 955 persone, di cui 472 stranieri, per una truffa di oltre 5 milioni di euro. La scoperta è stata fatta dai carabinieri delle Regioni Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Sardegna, inquadrati nel Comando Interregionale "Podgora" e dei locali Nuclei Carabinieri Ispettorato del Lavoro.

Il 13 aprile 2022 i Finanzieri del Comando Provinciale di Crotone denunciano 102 stranieri perché ritenuti responsabili di percepire il Reddito di cittadinanza illegalmente per un importo complessivo di circa 500.000 euro. L’indagine ha verificato la presenza di false attestazioni all’interno delle Dichiarazioni Sostitutive Uniche, le Dsu, da parte dei 102 stranieri.

L’11 novembre 2021 la Guardia di Finanza annuncia l’individuazione di una banda di cittadini di nazionalità rumena sgominata che era riuscita a produrre «indebite istanze per una truffa di oltre 20 milioni di euro», e che l’operazione ha permesso di «evitare l’indebita percezione di altri 60 milioni di euro». Si tratta probabilmente della più grande truffa allo Stato legata al Reddito di cittadinanza, culminata nella denuncia di 9 mila persone con arresti e perquisizioni condotte nelle province di Cremona, Lodi, Brescia, Pavia, Milano, Andria, Barletta e Agrigento.
I promotori della truffa, cittadini rumeni e un solo italiano, avevano il compito di procurare i documenti e i nominativi di propri connazionali avvalendosi anche dell'ausilio di complici operanti all'estero. Questi documenti venivano poi consegnati, tramite persone di fiducia, ai titolari compiacenti di Caf i quali predisponevano e compilavano la falsa documentazione di supporto alla domanda (DSU e codice fiscale). Successivamente altri membri erano incaricati di ritirare le card presso gli uffici postali.

Cari amici, la Casa della Civiltà boccia categoricamente il Reddito di cittadinanza. L’Inps, Istituto Nazionale Previdenza Sociale, già offre sussidi per le persone in difficoltà. Sarebbe sufficiente adeguare questi sussidi al costo reale della vita. Ma il Reddito di cittadinanza, voluto dal Movimento 5 Stelle e che alle elezioni legislative del 2018 gli consentì di diventare il primo partito in Parlamento conquistando il consenso di quasi il 33% degli elettori, configurandosi come un voto di scambio, è iniquo perché si regalano circa 800 euro al singolo senza chiedere in cambio una prestazione lavorativa; è diseducativo perché inculca il parassitismo soprattuto nei giovani; è devastante per la nostra economia perché induce i giovani a non accettare dei posti di lavoro il cui compenso è più o meno pari al Reddito di cittadinanza.
La Casa della Civiltà afferma che il lavoro è parte integrante e fondamentale della realizzazione della persona, e che nessun compenso debba essere dato se non a fronte di una prestazione lavorativa.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Mercoledì 3 agosto 2022

Postato il 03/08/2022 17:58:05 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il fatto che se è uno straniero a uccidere la responsabilità è soggettiva, mentre se è un italiano a uccidere uno straniero la responsabilità è di tutti gli italiani che chiedono il rispetto delle leggi, regole e valori, ci fa toccare con mano l’odio

Cari amici buongiorno. Nell’arco di 48 ore si sono succedute due storie tragiche aventi come protagonisti due nigeriani. 
Venerdì scorso, 29 luglio, Alika Ogorchukwu, un venditore ambulante nigeriano di 39 anni, disabile a seguito di un incidente, sposato e con una figlia, è stato ucciso a Civitanova Marche da Filippo Claudio Ferlazzo, cittadino italiano di 32 anni, originario di Salerno. 
Nel centralissimo Corso Umberto I, Filippo ha colpito ripetutamente Alika con il bastone-stampella che usava per muoversi, gli è montato sopra, gli ha tenuto stretto un braccio e con il ginocchio gli ha schiacciato la testa sulla strada fino a ucciderlo. 
L’anno scorso a Salerno Filippo era stato denunciato dalla madre per minacce e sottoposto a Tso (trattamento sanitario obbligatorio). Per i medici era un tossicodipendente aggressivo, con disturbi della personalità, una sindrome bipolare e comportamenti psicotici. Madre e figlio avevano fatto pace e la madre risulta essere il suo amministratore di sostegno, nonostante il figlio da oltre un mese si fosse trasferito a Civitanova Marche, andando ad abitare con la compagna Elena, che al momento dell'omicidio era all'interno di un negozio. 
Agli agenti del Commissariato che l’hanno fermato, Filippo ha giustificato l’uccisione di Alika dicendo: «Ha importunato la mia fidanzata».

Il giorno successivo, il 30 luglio scorso, Robert Omo, un nigeriano di 24 anni, ha ucciso a colpi di martello Gao Yuan Cheng, soprannominato Franco, un commerciante cinese di 56 anni da tempo residente in Italia in contrada Alvanella a Monteforte Irpino in Provincia di Avellino. All’interno del negozio di Gao “Beautiful City”, Robert ha ferito gravemente anche un cliente bulgaro di 49 anni che aveva tentato di fermarlo. 
Robert si è impadronito di due martelli esposti in negozio e ha cominciato a distruggere le scaffalature. Gao ha tentato di fermarlo e Robert lo ha colpito più volte al capo.
Dopo l'aggressione, Robert è tornato in strada e ha tentato di aggredire una donna e la sua bambina. A fermarlo sono stati alcuni passanti e i dipendenti di un vicino centro gomme che dopo una violenta colluttazione sono riusciti a immobilizzarlo e a consegnarlo ai carabinieri. I carabinieri che l’hanno fermato dicono che Robert era in stato confusionale e con gli abiti sporchi di sangue.
Poco prima era stato allontanato dal dormitorio della Caritas diocesana. Nella notte, dopo essere stato rimproverato per l'ennesima volta da un operatore perché non rispettava gli orari di entrata e uscita, Robert lo aveva colpito con un pugno in pieno volto. 

Tra le due tragiche storie c’è una differenza sostanziale. 
La storia del crudele assassinio di un nigeriano da parte di un italiano, è subito diventata un fatto mediatico di straordinaria rilevanza a cui i mezzi di comunicazione di massa hanno riservato i titoli di apertura; così come è subito diventata un fatto politico con la messa in stato d’accusa dei leader e dei partiti di destra o comunque nazionalisti e sovranisti, perché sarebbero colpevoli di fomentare l’odio contro gli stranieri, chiedendo esplicitamente lorodi condannare il crimine perpetrato contro uno straniero, con il sottinteso che sotto sotto a loro non dispiacerebbe affatto.

Invece nell’altrettanto crudele assassinio di un commerciante cinese da parte di un nigeriano, il fatto è stato correttamente trattato dai mezzi di comunicazione di massa come una notizia di cronaca nera, circoscrivendo la responsabilità al nigeriano, come è giusto che sia in uno stato di diritto dove la responsabilità è soggettiva, dove ognuno risponde solo delle proprie azioni.

Cari amici, il fatto che se l’assassino è un italiano allora la responsabilità del suo crimine non è solo soggettiva ma oggettiva, perché ricadrebbe su tutti gli italiani che pensano e dicono che l’ingresso e la presenza degli stranieri dovrebbe essere regolamentata nel rispetto delle nostre leggi e valori, ci fa toccare con mano l’odio di se stessi, perché non ci vogliamo del bene e scegliamo di infierire contro noi stessi, mentre accordiamo solo agli stranieri il beneficio di essere giudicati conformemente alla legge. 

La Casa della Civiltà promuove l’educazione al sano e legittimo amor proprio, al diritto e dovere di esigere da tutti gli stranieri che scelgono di condividere la nostra amata Italia il rispetto delle leggi, delle regole e dei valori, affermando sempre il principio della responsabilità soggettiva su cui si fonda lo stato di diritto. 
Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam 
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà 

Martedì 2 agosto 2022

Postato il 02/08/2022 17:03:21 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

I clandestini preferiscono spendere molto di più, rischiare la vita, finire per essere sfruttati e schiavizzati perché solo se entrano clandestinamente in Italia potranno rimanerci gratuitamente come profughi o rifugiati

Cari amici buongiorno e buon inizio di settimana. Perché un siriano il cui Paese ha un reddito pro capite annuo di 2 mila dollari o un iracheno il cui Paese ha un reddito pro capite annuo di 4 mila dollari spendono o si indebitano per 10 mila euro per salire su un’imbarcazione in mare più o meno sicura che deve attraversare circa 1.900 chilometri e impiegarci almeno 36 ore, partendo in modo furtivo da un punto incontrollato della costa turca e approdare clandestinamente sulla costa italiana, quando potrebbero imbarcarsi su un aereo che costerebbe circa 120 euro se prenotato con largo anticipo e circa 500 euro se prenotato pochi giorni prima, viaggiare sicuri per circa due ore e arrivare comodamente e legalmente in un aeroporto italiano?

Perché un bangladese il cui Paese ha un reddito pro capite annuo di 1900 dollari o un egiziano il cui Paese ha un reddito pro capite annuo di 3.500 dollari spendono o si indebitano per 6 mila euro per salire su un’imbarcazione in mare più o meno sicura per attraversare in modo illegale un tratto tra le 70 e le 120 miglia nautiche che separano la costa albanese da quella italiana arrivandoci clandestinamente, quando potrebbero prendere un traghetto ordinario che costerebbe 210 euro tra Bari e Durazzo e arrivare in modo sicuro, comodamente e legalmente in un porto italiano?

Perché un eritreo il cui Paese ha un reddito pro capite annuo di 642 dollari o un tunisino il cui Paese ha un reddito pro capite annuo di 3.300 dollari spendono o si indebitano per 3 mila o 4 mila euro per salire su un gommone o una barca fatiscente, che purtroppo talvolta vengono travolti dalle onde alte condannando alla morte i passeggeri, per attraversare un tratto di mare di appena 61 chilometri dalla costa tunisina e di circa 290 chilometri dalla costa libica all’isola italiana di Lampedusa, quando con circa 200 - 300 euro ci si imbarca su un aereo di linea da Tunisi a Roma e con circa 500 euro ci si imbarca su un aereo da Tripoli a Roma, arrivando in circa 1 ora o 1 ora e 45 minuti, in modo sicuro, comodo e legale?

Perché dei cittadini di Paesi africani e asiatici accettano di spendere o di indebitarsi per una cifra che corrisponde a quanto guadagnano in un anno, o al doppio o fino a 5 volte tanto, mettendo a rischio la propria vita, affidandosi alla criminalità organizzata che organizza i viaggi illegali, pur di arrivare clandestinamente in Italia, mentre spendendo una cifra considerevolmente inferiore potrebbero viaggiare in sicurezza e in modo legale, salvaguardando la propria vita e rispettando le leggi dello Stato ospitante e il diritto internazionale che condanna la clandestinità come reato penale?

La risposta a questa domanda, che rappresenta una realtà apparentemente assurda se non folle, è che ahimè l’Italia premia i clandestini accordando loro automaticamente lo status di «richiedenti asilo» a prescindere dalla motivazione addotta per il loro ingresso irregolare, sia che dicano che sono in fuga dalla guerra o per motivi economici, per persecuzione politica o per discriminazione sessuale, a causa della carestia o per il surriscaldamento dell’ambiente, il che si traduce in due anni di permanenza in Italia, il tempo necessario alla burocrazia per accertare se sussistano o meno le condizioni per attribuire lo status di rifugiato o profugo, concedendo gratuitamente alloggio, vitto, vestiario, paghetta, cellulare e wi-fi. Ma ormai è consolidata la prassi che questi clandestini non se ne andranno mai più via dall’Italia, a meno che loro non scelgano di trasferirsi in un altro Stato in Europa o altrove. E soprattutto questi clandestini, assistiti gratuitamente da avvocati d’ufficio ideologicamente favorevoli all’immigrazionismo, al multiculturalismo e alla prospettiva di un’Italia meticcia fagocitata dal Nuovo Ordine Mondiale, hanno l’assoluta certezza che in Italia potranno fare tutto ciò che vogliono, comportarsi in modo arbitrario, arrogante e anche violento nei confronti delle Forze dell’ordine certi della loro impunità, contando sulla collusione della Magistratura, così come potranno entrare, uscire e scorrazzare a piacimento perché di fatto l’Italia si è ridotta a una terra di tutti e di nessuno, una terra di conquista.

Il livello di asservimento ideologico è tale che in Italia è ufficialmente vietato ai mezzi di comunicazione di massa di indicare i clandestini per ciò che sono, ovvero clandestini, ma devono essere indicati come «migranti», participio presente del verbo «migrare», che indica un’azione in fieri ma non connota l’identità del soggetto, per aggirare la realtà e raggirare gli italiani. Vietando ufficialmente, con il documento «Carta di Roma» sottoscritto nel 2012 dalla Federazione Nazionale della Stampa e dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti, l’uso del termine «clandestino», di fatto si è finito per legittimare la clandestinità, anche se si tratta di un’azione condannata dal diritto internazionale.

Queste considerazioni emergono e s’impongono dopo che un’inchiesta investigativa denominata “Astrolabio”, coordinata da Eurojust (Agenzia dell'Unione Europea per la Cooperazione giudiziaria penale), che ha supportato le attività della squadra investigativa comune costituita nel gennaio del 2021 tra la Direzione distrettuale Antimafia di Lecce, la Procura generale della Corte di appello di Atene e la Procura speciale Anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana, ha accertato che i cosiddetti «migranti» che sbarcano sulle nostre coste pagano 6 mila euro a persona se partono dalla Grecia o dall’Albania e 10 mila euro se partono dalla Turchia; che a gestirli è una «organizzazione criminale transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare verso l’Europa e in particolare verso le coste salentine»; che sono 30 i viaggi contati dagli inquirenti e che hanno fatto arrivare in Italia 1.120 «migranti» irregolari e portato all’identificazione di 26 presunti scafisti, 8 dei quali arrestati in flagranza di reato (3 in Italia e 5 in Albania) e alla denuncia di 52 persone. L’esito dell’inchiesta investigativa è stata pubblicata dall’Agenzia giornalistica “Dire” il 30 luglio 2022.

Cari amici, è del tutto evidente che solo ponendo fine a questa assurda e folle realtà gestita dalla criminalità organizzata, con la regia dello strapotere della grande finanza speculativa globalizzata che gestisce le navi delle cosiddette «Ong», Organizzazioni non governative, che svolgono un ruolo principale nel riversare sulle nostre coste un flusso ininterrotto di clandestini, con la complicità delle istituzioni dello Stato che operano contro l’indipendenza e la sovranità dell’Italia e contro il bene primario degli italiani, noi potremo porre fine a questo crimine immane che nuoce all’interesse di tutti, compresi gli stessi clandestini che vengono sfruttati, schiavizzati e, purtroppo, talvolta ci rimettono la vita.
La Casa della Civiltà promuove la medesima soluzione indicata da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: aiutiamo i giovani africani, mediorientali, asiatici e sudamericani a vivere dignitosamente a casa propria, e in parallelo recuperiamo il nostro diritto e dovere di essere pienamente noi stessi a casa nostra.

Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Lunedì 1 agosto 2022

Postato il 01/08/2022 13:24:19 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

I «migranti» che sbarcano sulle nostre coste pagano ciascuno da 3 mila euro se arrivano dalla Libia a 10 mila euro se arrivano dalla Turchia. Non sono «viaggi della speranza», ma una strategia deliberata e pianificata

Cari amici Buona Domenica del Signore. I cosiddetti «migranti» che sbarcano sulle nostre coste e noi italiani «accogliamo» concedendo loro automaticamente lo status di «richiedenti asilo», pagano 6 mila euro a persona se partono dalla Grecia o dall’Albania e 10 mila euro se partono dalla Turchia. A gestirli è una «organizzazione criminale transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare verso l’Europa e in particolare verso le coste salentine». Lo ha stabilito un’inchiesta investigativa denominata “Astrolabio”, coordinata da Eurojust (Agenzia dell’Unione Europea per la Cooperazione giudiziaria penale), che ha supportato le attività della squadra investigativa comune costituita nel gennaio del 2021 tra la Direzione distrettuale Antimafia di Lecce, la Procura generale della Corte di appello di Atene e la Procura speciale Anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana. Sono 30 i viaggi contati dagli inquirenti e che hanno fatto arrivare in Italia 1.120 «migranti» irregolari e portato all’identificazione di 26 presunti scafisti, 8 dei quali arrestati in flagranza di reato (3 in Italia e 5 in Albania) e alla denuncia di 52 persone.
L’Agenzia giornalistica “Dire” che ieri, 30 luglio 2022, ha pubblicato l’esito dell’inchiesta, precisa che il pagamento è avvenuto attraverso il sistema denominato «hawala», una sorta di sistema bancario abusivo di trasferimento di soldi basato su una vasta rete di mediatori localizzati in varie parti del territorio comunitario ed extracomunitario.
Le indagini, durate più di un anno, sono state condotte dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Lecce e dello Scico (Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata, reparto speciale della Guardia di Finanza), della Polizia dell’Attica, divisione anti-immigrazione in Grecia, della Polizia in Albania e l’Europol (Ufficio Europeo di Polizia). Il lungo lavoro ha consentito agli investigatori di «acquisire un grave quadro indiziario» relativo alla «esistenza di un’organizzazione criminosa» attiva su territori e articolata in quattro cellule criminali composte da cittadini stranieri che guadagnavano grazie «alla gestione del trasferimento illecito di migranti, provenienti da varie parti del mondo, attraverso Turchia, Grecia e Albania verso le coste salentine e da qui verso altri Paesi europei, loro destinazione finale». Uno dei due gruppi presenti in Italia e facente capo a un cittadino iracheno domiciliato nell’hinterland di Venezia, provvedeva non solo al trasferimento nel territorio italiano ed europeo di migranti irregolari prevalentemente di origine arabo-siriana ma poggiandosi su una rete di collaboratori in diversi Paesi europei riusciva a trasferire migranti dalla Turchia in Italia e in altri Stati dell’Unione Europea.
L’altro gruppo sempre in Italia era guidato da un cittadino sempre iracheno ma domiciliato a Bari che si occupava di recuperare i presunti scafisti dopo l’approdo in Salento agevolando la loro fuga per poi trasferirli in Grecia da dove poi raggiungevano la Turchia, Paese in cui riprendevano le loro attività illecite «continuando a operare senza soluzione di continuità», dicono gli investigatori. L’uomo forniva anche «ausilio e supporto» ai migranti una volta arrivati in Puglia «avviandoli verso le destinazioni finali». Il terzo gruppo invece aveva base in Albania e il suo riferimento era un cittadino siriano che si occupava del trasferimento in Italia dei migranti giunti dalla Grecia. L’ultimo gruppo invece, si trovava in Turchia e aveva come responsabile un iracheno che provvedeva al trasferimento dei migranti irregolari provenienti da Paesi del Medio Oriente a bordo di imbarcazioni dirette verso le coste salentine e calabresi.
Sempre ieri il quotidiano «Il Fatto», nell’ambito di un articolo relativo allo sbarco sulle nostre coste di oltre mille cosiddetti «migranti» nelle ultime 24 ore, scrive che «il costo del viaggio pagato dai profughi per raggiungere le coste italiane oscilla tra i 15 mila e i 20 mila dinari libici a testa, circa 3 mila – 4 mila euro a testa.

Cari amici, il fatto accertato che per sbarcare sulle nostre coste le decine di migliaia di clandestini, impropriamente definiti «migranti», paghino agli scafisti cifre stratosferiche che oscillano da 3 mila euro se in partenza dalla costa libica a 10 mila euro se in partenza dalla costa turca, evidenzia che non si tratta di fughe improvvise, scelte disperate e «viaggi della speranza», ma una strategia deliberata, pianificata e finanziata.
Il fatto che il costo di questi viaggi sia proibitivo per gli Stati d’origine di questi clandestini, perlopiù poveri, ma sarebbe problematico anche per dei cittadini di Stati con un alto livello di reddito, pone il quesito: chi paga? Se non possono essere i clandestini a pagare, chi ha interesse a pagare per loro?
Il fatto che a gestire questi viaggi sia la criminalità organizzata pone ulteriori quesiti: perché c’è qualcuno che paga la criminalità organizzata per far sbarcare in massa i clandestini sulle nostre coste? Che cosa si richiede ai clandestini per restituire il debito contratto con chi ha pagato il viaggio?
Al riguardo possiamo indicare delle risposte conformi alla realtà attestata dalle cronache: sfruttamento dei clandestini nel lucroso traffico e spaccio della droga, nella prostituzione, nelle attività criminali quali i furti e le rapine, nei lavori usuranti in campagna e nelle fabbriche, infine nell’attività del terrorismo islamico. Ma non possiamo escludere che a pagare siano gli stessi che beneficiano del giro d’affari legato alla cosiddetta «accoglienza».
È del tutto evidente che questa realtà è assolutamente contraria all’interesse dell’Italia e al bene degli italiani, così come lede la vita, la dignità e la libertà dei clandestini che finiscono per subire una effettiva schiavitù e un criminale sfruttamento. La Casa della Civiltà propone la fine immediata di questa strategia criminale affermando una strategia che garantisca a ciascuno di vivere dignitosamente a casa propria.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Domenica 31 luglio 2022

Postato il 31/07/2022 12:17:11 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Le piccole e medie imprese in prima linea nel sostegno ai propri dipendenti in difficoltà per il caro-vita. Questo Stato onerosissimo e corrottissimo continua a tassare persino questi aiuti straordinari

Cari amici buongiorno e buon fine settimana. Alcune imprese, soprattutto piccole e medie, hanno deciso di donare una o più mensilità in più o un contributo speciale per aiutare i propri dipendenti a fronteggiare l’impennata del costo della vita.
Ciò che risalta è che le imprese più piccole sono, in rapporto ai propri introiti, le più generose perché evidentemente hanno maggiormente a cuore il benessere dei propri dipendenti concepiti come parte integrante dell’attività dell’impresa, perché il titolare ha investito per la crescita professionale di ciascun dipendente che a tutti gli effetti diventa una risorsa vitale che si vuole salvaguardare, perché tra il titolare e i dipendenti c’è un rapporto personale che potrebbe sussistere da decenni, coinvolgere le rispettive famiglie, tramandarsi da padre in figlio, estendersi ad ambiti sociali al di fuori dell’azienda.

Marco Piccolo, alla guida dell’azienda familiare di cosmetici Reynaldi di Rivoli, alle porte di Torino, già da tre anni distribuisce metà degli utili ai dipendenti: «L’anno scorso hanno avuto cinque mensilità extra in busta paga, quest’anno tre perché capitalizziamo una parte dei profitti. Per noi i lavoratori sono come soci». L’azienda familiare è nata negli Anni 80 con un negozio. Oggi la Reynaldi è un laboratorio di cosmetici con produzione e vendita al dettaglio: da 60 mq e un solo dipendente è passata agli attuali 7.500 mq e 75 addetti, produce 100.000 pezzi ogni giorno per clienti di tutto il mondo, anche multinazionali. «Lo stipendio medio dei nostri dipendenti, che io preferisco chiamare collaboratori, è il 37% superiore a quello della media del settore, paghiamo gli straordinari, ci sono premi di produzione contrattualizzati. Alle 16,30 finisce la produzione, alle 17,30 chiudiamo gli uffici: si deve avere la possibilità di andare a prendere i figli a scuola, di avere una vita sociale. La crescita dell’azienda dimostra che questa formula ha successo». La Reynaldi è stata segnalata di recente dalla Commissione Europea in un documento sulle «best practice».

Alberto Bertone, titolare dell’azienda “Acqua Sant’Anna” di Vinadio, in Provincia di Cuneo, ha donato ai suoi circa 200 dipendenti una cifra lorda di circa 800 euro, di cui purtroppo lo Stato si è portato via circa 400 euro di tasse.
Proprio per questa triste realtà, Elisabetta Nonino, della nota famiglia di distillatori friulani, ha apprezzato l’iniziativa di Alberto Bertone auspicando che «possa fare da sprone al Governo perché implementi l’importo defiscalizzato del bonus da 250 euro e lo porti almeno a 1.000 euro».

Al Molino Caputo di Napoli nel mese di giugno hanno dato buoni benzina e buoni spesa per 258 euro netti ai collaboratori.
La Labomar di Treviso a maggio ha dato un bonus di 700 euro ai dipendenti con almeno sei mesi di anzianità.
RadiciGroup ha erogato un contributo di 1.000 euro lordi quale premio una tantum.
Atlante alla fine di giugno ha destinato un “bonus anti-inflazione” di 458 euro per ognuno dei suoi 90 dipendenti.

Alberto Rossi, Presidente e Amministratore della Frittelli Maritime Group, uno dei maggiori operatori del settore marittimo con sede a Ancona, con un fatturato che nel 2020 è calato a 19.278.817 euro rispetto ai 23.238.420 del 2019, ha deciso di donare circa 1.800 euro lordi di contributo straordinario ai 610 dipendenti, con questa motivazione: «Grazie all’impegno di tutti, l’azienda ha saputo cavalcare ogni singolo segnale di recupero, andando in questi mesi ad offrire alla propria clientela servizi di eccellenza con la puntualità e la professionalità che la contraddistinguono da sempre. A tutte le donne e gli uomini che hanno dimostrato ancora una volta di saper affrontare con responsabilità, passione e spirito di sacrificio un periodo ancora ricco di incertezze, va la più sincera riconoscenza e la massima gratitudine del Presidente, con la consapevolezza che la soddisfazione del Gruppo risiede nel camminare giorno dopo giorno al fianco delle proprie risorse e condividerne i successi e le difficoltà».

Matteo Tiraboschi, Presidente di Brembo, azienda leader del settore nello sviluppo e nella produzione di impianti frenanti per veicoli con 12.000 dipendenti e un fatturato di 2,592 miliardi di euro nel 2019, lo scorso maggio ha riconosciuto un contributo straordinario di 1.000 euro a tutti i dipendenti per fronteggiare il caro vita e ha detto: «Supportare e sostenere i collaboratori è un atto dovuto».

Intesa San Paolo, la più grande banca italiana che per il 2022 stima di superare i 4 miliardi di utile netto, ha dato un contributo straordinario di 500 euro a 82.000 dipendenti che non siano dirigenti, con un costo complessivo di 50 milioni di euro.
Carlo Messina, l’Amministratore delegato, ha detto: «Il quadro economico è segnato dal notevole incremento dell’inflazione, che già a inizio anno mostrava le prime evidenze, e dal conseguente aumento delle difficoltà sociali. Per questa ragione abbiamo deciso di destinare a tutte le nostre persone in Italia e all’estero, eccetto chi ha funzione di dirigente o equivalente, un contributo economico straordinario di circa 500 euro».

Cari amici, più l’azienda è piccola e meno dipendenti ha, più è generosa, mentre più l’azienda è grande e più dipendenti ha, meno è generosa. Questa realtà ci porta a prendere atto che piccolo in Italia, anche nell’ambito dell’impresa, si traduce con l’essere migliore sicuramente sul piano del rapporto umano ma spesso anche sul piano della qualità del prodotto e del servizio offerto.
In secondo luogo è evidente il ruolo del tutto negativo di uno Stato che essendo onerosissimo, oltre ad essere corrottissimo e inefficientissimo, si conferma come pesantemente sanzionatorio e vessatorio nei confronti delle aziende. Ciò che oggi le aziende fanno a sostegno dei propri dipendenti, dovrebbe farlo lo Stato a sostegno di tutti gli italiani che versano in condizioni economiche sempre più difficili.
La Casa della Civiltà propone, per un verso, una drastica riduzione del costo dello Stato e, dall’altro, l’incentivazione dell’attività soprattutto delle piccole e medie imprese che creano eccellenza e garantiscono la qualità dei prodotti e dei servizi, investendo sulla persona e contribuendo fattivamente al benessere dell’insieme della collettività.
Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Sabato 30 luglio 2022

Postato il 30/07/2022 20:00:30 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Denunciamo la prima guerra biologica e genica mondiale con un virus prodotto in laboratorio, dei cosiddetti vaccini deleteri per la salute, una gestione della cosiddetta pandemia finalizzata a imporre il Nuovo Ordine Mondiale

Cari amici buongiorno. I fatti sono fatti. I fatti sostanziano un contenuto oggettivo, assoluto e universale. I fatti non sono opinioni soggettive, relative e contingenti. Eppure in questa nostra epoca buia in cui la civiltà è decaduta e imperversa la «dittatura del relativismo», magistrale neologismo coniato dal Papa Benedetto XVI, i fatti vengono confusi con le opinioni, si negano i fatti come se fossero delle opinioni, non si opera conformemente ai fatti danneggiando se stessi e l’insieme della comunità.
In questo contesto ho scelto di individuare tre fatti e di presentarveli sotto forma di domanda e di risposta, concernenti il virus Sars-Cov-2, la pandemia di Covid-19, i vaccini anti Covid-19, affinché si possa distinguere il fatto dall’opinione, il vero dal falso, il bene dal male, il buono dal cattivo.

1. Perché ritieni che il virus Sars-Cov-2 non sia naturale ma prodotto in laboratorio?
«Perché si tratta di un virus chimerico, che include addirittura un frammento di RNA del virus HIV, perché lo hanno sostenuto da 18 mesi a questa parte illustri scienziati dopo le opportune indagini e verifiche scientifiche, fra i quali Luc Montagnier. Più recentemente è emerso e provato che Anthony Fauci sosteneva e finanziava, seppur indirettamente, da molti anni il laboratorio di Wuhan per studi di "gain of function" sui virus Sars ottenuti dai pipistrelli.»

2. Perché sostieni che la pandemia di Covid-19 sia stata il più grande esperimento genico e psicologico a livello mondiale?
«Prima di tutto perché si tratta di prodotti con un meccanismo d'azione mai sperimentato prima sull'uomo d'ingegneria genetica (sieri genici). L'antigene utilizzato nei cosiddetti vaccini è la spike, cioè la glicoproteina del SARS-CoV-2 del ceppo di Wuhan (che non esiste più), responsabile della malattia Covid-19. La spike è anche una potente tossina cardiovascolare e neurologica che può produrre gravi effetti avversi nelle persone, con una grande variabilità biologica fra gli individui. Poi, perché rappresenta la più grande manipolazione di una malattia infettiva della storia dell'umanità, caratterizzata da menzogne ufficiali guidate in modo coperto dalle burocrazie, dalle associazioni mediche, dall'élite mediche, dai media, e dalle agenzie internazionali. Con enormi intrusioni mai viste prima nella pratica clinica, inclusi attacchi a esperti clinici, distruzioni di carriere cliniche per quei medici che si sono rifiutati di praticare procedure sbagliate che mettevano a rischio la vita dei loro pazienti. Infine, per la militarizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, il tutto guidato da gruppi di potere non qualificati con enormi ricchezze e influenze a disposizione.»

3. Perché ritieni che i vaccini anti Covid-19 siano farmaci a terapia genica sperimentale?
«Perché dal punto di vista scientifico l'autorizzazione all'immissione in commercio che è stata concessa è di tipo condizionata ("sub judice"), dovuta al fatto che i dati di sicurezza ed efficacia dello studio registrativo presentato corrispondono ad un periodo di osservazione pari a soli due mesi (!) che sono ampiamente insufficienti. Infatti, per valutare la Sicurezza e l'Efficacia di un nuovo prodotto servono dati ottenuti nello studio di almeno 3 anni. Infine, questo è ampiamente certificato anche dal bugiardino del vaccino Pfizer in cui è riportato che la sperimentazione di fase 3 si concluderà entro dicembre 2023. Solo allora sapremo se il vaccino è sicuro ed efficace. L’ultima relazione presentata agli azionisti non risulta ottimista da questo punto di vista. Infatti l'azienda mette clamorosamente le mani avanti con gli azionisti. Il metodo scientifico non può essere superato dal fatto che sia stato iniettato a miliardi di volontari. A questo proposito la quantità e la qualità degli “effetti avversi” raccolti spontaneamente finora dai sistemi di farmacovigilanza passivi suggeriscono massima attenzione.»

Cari amici, i fatti sono fatti. I fatti sono che che stiamo subendo la prima guerra biologica e genica a livello mondiale, con un virus prodotto in laboratorio; con dei cosiddetti vaccini che possono essere letali nel breve, medio o lungo termine e che, comunque ci indeboliscono e ci modificano; con la gestione centralizzata della cosiddetta pandemia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i cui principali finanziatori sono le multinazionali della farmaceutica che hanno prodotto il virus e i cosidetti vaccini, che ha devastato l’economia, destabilizzato le società, inculcato la paura e la sottomissione nelle persone, scardinato gli Stati nazionali.
L’obiettivo è l’imposizione del Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata.
La Casa della Civiltà denuncia questa strategia disumana e diabolica, promuove la rinascita della nostra civiltà, il riscatto dell’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano, la salvezza degli italiani per fare dell’Italia il primo Paese al Mondo per la qualità della vita.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Venerdì 29 luglio 2022

Postato il 29/07/2022 10:24:51 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

A Orbetello un’azienda all’avanguardia nella coltivazione di piante e prati che richiedono pochissima acqua e manutenzione . Per la politica è un’opportunità per aggirare la siccità e combattere la desertificazione

Cari amici buongiorno. In un’Italia dove scarseggia l’acqua a uso domestico, dove d’estate in tanti Comuni si vieta l’irrigazione dei campi e degli orti, dove le case si ritrovano a secco in talune fasce orarie della giornata, dove il livello dei fiumi e dei laghi si abbassa al di sotto del livello di mantenimento e le aree interne si stanno desertificando, scopriamo con soddisfazione che c’è la possibilità concreta di fare e coltivare i giardini risparmiando ben l’80% dell’acqua e della manutenzione.

Sabato scorso 23 luglio ho avuto modo di visitare l’azienda agricola BotanicalDryGarden, sulla Strada Provinciale 160 Amiatina n. 42 a Orbetello in Provincia di Grosseto, scoprendo migliaia di specie e varietà di piante mediterranee che hanno la capacità di resistere a lunghi periodi di siccità, di sopravvivere alle poco piovose estati mediterranee e alle forti escursioni termiche. Al BotanicalDryGarden non si usano concimi chimici e pesticidi, e soprattutto non esiste un vero e proprio impianto di irrigazione.  
Si tratta di un vero giardino secco, grazie a tecniche e accorgimenti per costruire e coltivare un giardino senza irrigazione, una realtà naturale, eco-sostenibile e a bassa manutenzione. 
Luca Agostini è l’Amministratore unico della Società agricola Mates Piante ed è l’ideatore e realizzatore dell'Orto Botanico BotanicalDryGarden. Si definisce “Produttore di ossigeno”.

Dopo la visita a questo singolare parco e vivaio di piante e prati che richiedono pochissima acqua su una superficie di oltre 40 mila metri quadrati, ho avuto il grande piacere di conoscere e di ascoltare una conferenza del Professor Stefano Mancuso, che presso l’Università di Firenze ha l’unico cattedra al Mondo di “Etologia vegetale”. L’etologia è una disciplina biologica fondata da Konrad Lorenz (1903-1989), che studia le abitudini e i costumi degli animali, nonché l'adattamento delle piante all'ambiente.
Il titolo della conferenza era: “Il pianeta verde: vita, relazioni e viaggi delle piante”. 
Il Professor Mancuso è il fondatore della neurobiologia vegetale, disciplina che si impegna a studiare l'intelligenza delle piante e a divulgare un nuovo modo di approcciarsi ad esse: non soltanto "vegetali", ma esseri senzienti capaci di scegliere, imparare e ricordare.
Ebbene il Professor Mancuso ci ha spiegato magistralmente che se l’intelligenza significa essenzialmente la capacità di risolvere al meglio i problemi, le piante sono esseri intelligenti avendo la capacità di risolvere i problemi che si presentano concernenti l’alimentazione, la respirazione, la fotosintesi, la relazione e la riproduzione. A differenza degli esseri umani in cui l’intelligenza è concentrata nel cervello, l’intelligenza delle piante è presente nell’integralità dell’organismo, una sorta di “cervello diffuso”.
Il Professor Mancuso ha affrontato il tema del surriscaldamento ambientale che attribuisce all’inquinamento provocato dall’attività umana, ha indicato come soluzione piantare mille miliardi di piante a livello mondiale, chiarendo che la cifra di un milione di nuove piante promesse da Berlusconi nel suo programma elettorale sarebbero del tutto inefficaci. 

Cari amici, pur prendendo atto che sulla causa del surriscaldamento del nostro pianeta ci sono tesi diverse, è tuttavia indubbio che il drastico calo dell’inquinamento provocato dall’attività umana e l’aumento considerevole degli spazi verdi si tradurrebbero in un ambiente più salubre per tutti. 
Ma soprattutto dobbiamo valorizzare la possibilità di piantare e coltivare prati e piante che richiedono pochissima acqua e che con pochissimo impegno diventano dei polmoni verdi benefici per la produzione di ossigeno e e per ridurre l’inquinamento. 
Mi auguro che non solo il mondo dell’imprenditoria ma soprattutto il mondo della politica assuma la consapevolezza sia della straordinaria potenzialità di combattere la desertificazione e la siccità con la creazione di ampi spazi verdi che necessitano di pochissima acqua e manutenzione, sia dell’urgenza di piantare non milioni ma miliardi di piante per risolvere alla radice l’inquinamento atmosferico che ovviamente va contrastato con tecnologie “pulite”. 

Magdi Cristiano Allam 
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà 

Giovedì 28 luglio 2022

Postato il 28/07/2022 11:49:01 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

In Italia i suicidi sono 12 volte più delle vittime di omicidi. Il suicidio del macellaio Vincenzo a Roma è il più recente gesto disperato di chi è sopraffatto dai debiti. Promuoviamo il condono del debito per il bene degli italiani

Cari amici buongiorno. Tre giorni fa a Roma Vincenzo si è impiccato davanti al banco della propria macelleria che aveva gestito per tutta la vita. Lo scrive il Corriere della Sera il 25 luglio: «Il racconto del quartiere Laurentino è quello dell’Italia che non ce la fa: Vincenzo il macellaio era un uomo distrutto dalla crisi del Covid, dai tempi di magra per i “piccoli” fagocitati dai centri commerciali come Euroma o Maximo, che si trovano in zona. Vincenzo, insomma, era schiacciato dai debiti. Non riusciva a pagare l’affitto, mese dopo mese, e alla fine, chissà, si era pure rivolto a qualcuno per farsi aiutare. Qualcuno cattivo, dedito ad attività criminali. A settant’anni suonati, così, non ce l’ha fatta ad accettare l’umiliazione. Lui, che aveva regalato il piacere a tavola a generazioni di romani, con le sue carni, non riusciva a mettere insieme il pranzo con la cena. Si sentiva solo, sconfitto. L’attività la stava per chiudere - dopo che era finito sotto sfratto - e al suo posto sarebbe entrato l’amico parrucchiere. Vincenzo gli aveva già passato le consegne. Ma l’altro giorno ci ha ripensato, è passato dal salone di bellezza. “Mi sono dimenticato una cosa a bottega, mi dai un attimo le chiavi?”. “Certo, tieni”. Chi lo avrebbe mai immaginato. Vincenzo e il suo disperato gesto di denuncia, nel luogo che aveva più amato. Per l’ultima volta il “sor macellaio” ha alzato la serranda e aperto la vetrina. Ha fatto quel che aveva deciso di fare, senza un grido. Il parrucchiere poco dopo l’ha visto penzolare, nella penombra».

Sembra incredibile ma in Italia si muore molto più per suicidio che per omicidio. Chi si toglie la vita sono 12 volte più di chi la vita gli viene tolta con la violenza. Secondo i dati dell’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) relativi alla “Indagine sulle cause di morte”, nel 2016 (ultimo anno per il quale i dati sono attualmente disponibili) in Italia si sono tolte la vita 3.780 persone. Il 78,8% dei morti per suicidio sono uomini. Il tasso (grezzo) di mortalità per suicidio per gli uomini è stato pari a 11,8 per 100.000 abitanti, mentre per le donne e 3,0 per 100.000 abitanti. 
Sempre l’Istat attesta che nel 2019 si sono contati 315 omicidi, 204 vittime uomini e 111 donne, pari a 0,53 omicidi per 100.000 abitanti.
I suicidi sono 12 volte più di tutte le vittime della mafia, della camorra, dell’ndrangheta, della Sacra Corona Unita, dei femminicidi, degli infanticidi, dei parenticidi messi insieme. Eppure in televisione e sui giornali si parla quasi esclusivamente di chi perde la vita per la violenza altrui, mentre raramente si parla di chi si toglie la vita per una disperazione insanabile e come estremo atto violento su se stesso per protestare contro la percezione di un’avversità travolgente che non lascia altra via d’uscita.

I suicidi sono strettamente connessi all’indebitamento delle famiglie. In uno studio pubblicato il 4 aprile 2022, la Cgia di Mestre, l’Associazione artigiani e piccole Imprese, le famiglie italiane sono sempre più indebitate. Al 31 dicembre 2021 il debito delle famiglie italiane ammontava complessivamente a 574,8 miliardi di euro, che equivale ad un +21,9 miliardi rispetto all’anno precedente. Per ogni nucleo familiare l’importo medio era di 22.237 euro. Da sottolineare il fatto che le aree provinciali più indebitate sono anche quelle che presentano i livelli di reddito più elevati, anche se sono presenti nuclei familiari con debiti appartenenti alle fasce sociali più deboli. A livello geografico, le famiglie più in “rosso” sono quelle di Milano e provincia, ove si registra un debito medio di 33.523 euro. Al secondo posto troviamo invece quelle di Monza-Brianza, con 31.547 euro. Seguono le famiglie romane, che hanno un debito medio che ammonta a 30.441 euro; quelle di Como, con 29.564 euro; quelle di Prato con 29.310 euro. Tra le meno esposte, invece, ci sono le famiglie residenti nella provincia di Reggio Calabria, che hanno un’esposizione di 10.712 euro, quelle di Agrigento, con un debito di 10.185 euro e quelle di Vibo Valentia, con 9.964 euro. Le famiglie meno indebitate d’Italia si trovano a Enna, con un “rosso” pari a 9.468 euro.  

I suicidi sono correlati all’impoverimento delle famiglie. Secondo l’Istat nel 2021 erano in condizione di povertà assoluta poco più di 1,9 milioni di famiglie (7,5% del totale da 7,7% nel 2020) e circa 5,6 milioni di individui (9,4% come l’anno precedente). Pertanto, la povertà assoluta conferma sostanzialmente i massimi storici toccati nel 2020, anno d’inizio della pandemia dovuta al Covid-19.
Per la povertà relativa l’incidenza sale all’11,1% (da 10,1% del 2020) e le famiglie sotto la soglia sono circa 2,9 milioni (2,6 milioni nel 2020). 
Per l’Istat un individuo si trova in stato di povertà assoluta, o povertà estrema, se non dispone di risorse essenziali (ad es.: cibo, acqua, casa, vestiti, medicine). In Italia un individuo adulto (18-59 anni) è considerato in povertà assoluta se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a 560-600 euro nel Mezzogiorno, a 700-800 euro nel Centro, a 750-840 euro nel Nord.
Un individuo si trova in stato di povertà relativa se ha l’impossibilità di fruire di beni o servizi che normalmente sono alla portata degli individui che vivono nello stesso Paese. In altre parole, è una persona che usufruisce di un reddito che non gli permette di acquistare buona parte dei prodotti che desidererebbe acquistare.

La Comunità Casa della Civiltà, mettendo al centro il bene primario degli italiani a cominciare dalla salvaguardia del bene supremo della vita, denunciando l’ingiustizia del più alto livello di tassazione al mondo imposto agli italiani da uno Stato onerosissimo, corrottissimo, inefficientissimo, vessatorio e aguzzino, denunciando la pratica dell’usura di fatto praticata dalle banche e della prassi diffusa della confisca delle case e delle imprese di chi è impossibilitato a rispettare le scadenze debitorie, perseguendo il riscatto della sovranità monetaria con la riattribuzione allo Stato del potere di emettere direttamente la moneta a credito e non a debito, promuove il condono generalizzato dei debiti contratto dagli italiani nei confronti dello Stato e delle banche, nonché la negoziazione a condizioni umanamente accettabili dei debiti contratti nei confronti di cittadini terzi. 
La Casa della Civiltà vuole ricostruire l’Italia per trasformarla nel primo Stato al Mondo per la qualità della vita, mettendo gli italiani nella condizione di esprimersi al meglio per essere pienamente se stessi a casa propria, in un contesto in cui la moneta deve essere al servizio dei cittadini e non i cittadini schiavi della speculazione finanziaria, in cui lo Stato è al servizio dei cittadini e non i cittadini schiavi della Cupola criminale che si è impossessata dello Stato.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Mercoledì 27 luglio 2022

Postato il 27/07/2022 08:39:49 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Salvini aspira a tornare a fare il Ministro dell’Interno e rilancia la parola d’ordine «zero clandestini». Denuncia la responsabilità della Lamorgese per l’impennata degli sbarchi dei clandestini, ma anche la Lega faceva parte del Governo Draghi

Cari amici buongiorno e buon inizio di settimana. La crisi politica e la pandemia infinita ci hanno distolto dalla realtà degli sbarchi dei clandestini che ieri, l’Agenzia giornalistica Agi ha sintetizzato con il titolo «Cè una (seria) emergenza migranti». «Migrante» è l’eufemismo con cui ufficialmente si occulta la realtà dei clandestini, corretta rappresentazione di chi entra in uno Stato straniero senza regolari documenti d’ingresso.
Leggiamo: «Sono state fatte sbarcare nei porti di Calabria e Sicilia le 674 persone soccorse a 124 miglia dalle coste italiane. Nel peschereccio alla deriva c'erano anche 5 morti. I migranti, alcuni dei quali sono stati recuperati in acqua, sono stati soccorsi da tre motovedette della Guardia costiera e da un'unità della Guardia di finanza, nonché dalla nave mercantile Nordic - fatta dirigere sul posto - che poi li ha trasbordati sulla nave Diciotti della Guardia Costiera presente nell’area».
E ancora: «Questa mattina la Ocean Viking di Sos Mediterranee ha avvistato e soccorso un gommone in acque internazionale, al largo della Libia, con 87 persone a bordo, tra cui 57 minori non accompagnati. Nessun migrante aveva il giubbotto di salvataggio». 
E ancora: «A circa 4 miglia da Capo Ponente è stata bloccata una barca con 33 siriani ed egiziani, fra cui 10 donne e 2 minori. È approdato direttamente sul molo Madonnina, invece, un barchino di 5 metri, partito da Zarzis (Tunisia), con a bordo 13 tunisini, fra cui 4 minori. Sullo stesso molo sono approdati altri 14 tunisini partiti da Djerba. Il settimo sbarco, dopo l'avvistamento da parte della Guardia di finanza a 3 miglia e mezzo dalla costa, ha portato sull'isola 13 tunisini su una barca di 5 metri. Poco dopo, a 6 miglia, sono approdati altri 38 subsahariani, fra cui 16 donne e 4 minori».
E ancora: «All'alba sono approdati , dopo essere stati soccorsi a 19 miglia da Lampedusa, 41 bengalesi ed egiziani su un'imbarcazione alla deriva. A seguire, all'ingresso del porto, sono stati bloccati su un barcone di 10 metri, partito da Zuara, in Libia, 45 egiziani, bengalesi e marocchini; un barchino con 18 tunisini, fra cui 3 donne, ed ancora altri 18, fra cui una donna e due minori. Il tredicesimo barchino, partito da Djerba in Tunisia, aveva a bordo 13 migranti, fra cui 2 minori. A soccorrerli è stata la Guardia di finanza che ha pure bloccato altri 24 tunisini a bordo di due barche».
Infine: «Intanto l'hotspot di Lampedusa è nuovamente al collasso. Oltre 400 i migranti approdati sull'isola in una quindicina di sbarchi e quasi 1.200 gli ospiti del centro di accoglienza a fronte di una capienza di 350. Di sole poche settimane fa la precedente emergenza, quando l'hotspot è arrivato a contenere oltre duemila persone, bambini compresi, nel degrado e nella sporcizia. Sui quindici barchini arrivati nella notte tra sabato e domenica c'erano 411 migranti che si sono aggiunti alle altre 350 persone arrivate sabato in altri 13 sbarchi». 

In questo contesto Matteo Salvini ha lanciato la parola d’ordine «zero clandestini», sperando di tornare a fare il Ministro dell’Interno nel prossimo Governo che, secondo i sondaggi, dovrebbe essere di Centrodestra: «Il 25 settembre si sceglie l'Italia dei prossimi 30 anni. Se andremo al Governo porteremo come prima proposta un nuovo decreto sicurezza e l'impegno a zero clandestini in giro per le nostre strade. Per i clandestini biglietto di sola andata per tornarsene a casa».
Il 14 luglio 2022, dopo la pubblicazione di un video che mostra l’esultanza di 314 clandestini a bordo della «Mediterraen Sea», una nave di una Ong (Organizzazione non governativa) che lavora nel Mar Mediterraneo, dopo aver avuto il via libera per attraccare in Italia e farli sbarcare, Salvini aveva commentato su Twitter: «Clandestini esultanti alla notizia che sbarcheranno tutti e 314… A Malta? In Grecia? In Francia? In Spagna? In Tunisia? Ma no. In Italia, ovviamente. Lamorgese, chi l’ha vista?».
Successivamente Salvini ha fatto questa valutazione complessiva: «Siamo neanche a metà luglio e siamo a 31.000 sbarchi contati di migranti in Italia. Siamo in una situazione di degrado nelle città grandi e soprattutto nelle piccole. È difficile lavorare in un governo in cui c’è il ministro dell’Interno di cui non si hanno notizie. Sbarchi senza sosta. Lampedusa al collasso. L’Italia sta per esplodere. Se Lamorgese non è in grado di difendere la sicurezza e i confini italiani si faccia aiutare. E ancora in un altro post in cui condivide la storia di Chiara Ferragni, che si è detta «angosciata e amareggiata della violenza che continua a esserci a Milano», Salvini scrive: «Prosegue l’incessante problema sicurezza a Milano. Ormai è proprio sotto gli occhi di tutti... Sala e Lamorgese, se ci sono battano un colpo, altrimenti si facciano aiutare».

L’emergenza degli sbarchi dei clandestini è una realtà documentati dai dati ufficiali del Ministero dell’Interno. Nel 2016 il totale dei clandestini provenienti dalla Libia furono 181.436; nel 2017 furono 139.369; nel 2018, il primo anno di Salvini come Ministro dell’Interno, i clandestini calarono a 23.370; nel 2019, secondo anno di Salvini a Ministro dell’Interno, i clandestini calarono ulteriormente a 11.471; nel 2020 con il primo anno della Lamorgese a Ministro dell’Interno con il Governo formato da M5S e Pd, i clandestini sbarcati risalirono a 34.154; nel 2021, nel secondo anno della Lamorgese a Ministro dell’Interno con il Governo Draghi di cui ha fatto parte anche la Lega, i clandestini sbarcati raddoppiarono a 67.040; nel 2022, fino al 22 luglio con la Lamorgese a ministro dell’Interno nel Governo Draghi, i clandestini sbarcati dalla Libia sono stati 34.013. Solitamente la stagione degli sbarchi si intensifica d’estate e prosegue fino a autunno.
Quindi è vero che con Salvini a Ministro dell’Interno i clandestini sbarcati dalla Libia calarono significativamente; ma è anche vero che con il Governo Draghi, di cui ha fatto parte anche la Lega, i clandestini sbarcati hanno raggiunto il picco di 67.040 nel 2021.

Cari amici, la Casa della Civiltà promuove la formazione professionale dei giovani e lo sviluppo economico degli Stati da cui provengono gran parte dei clandestini, per metterli nella condizione di scegliere di vivere dignitosamente a casa propria, salvaguardali dal trauma dello sradicamento dai propri cari e prevenendo la tragedia della schiavitù in cui taluni si ritrovano e soprattutto dei morti che purtroppo ci sono viaggiando su delle imbarcazioni precarie.
La Casa della Civiltà difende giustamente il diritto dell’Italia di accogliere solo gli stranieri autorizzati e il dovere di tutelare la vita, i beni, la sicurezza e la libertà dei cittadini italiani che vengono lesi e messi a repentaglio dall’arbitrio, arroganza e violenza con cui spesso si comportano i clandestini, perché chi ci governa ha trasformato l’Italia in una terra di tutti e di nessuno, dove chiunque può entrare, scorrazzare e uscire a piacimento, certi della loro impunità a causa di leggi e di magistrati schierati dalla parte dei clandestini e non delle forze dell’ordine e dei cittadini italiani.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Lunedì 25 luglio 2022

Postato il 25/07/2022 14:29:27 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

L’Istituto Superiore di Sanità continua a manipolare la realtà pur di criminalizzare i non vaccinati, nonostante Crisanti abbia ammesso che il 98% di chi oggi muore sono i vaccinati fragili con tre dosi dei cosiddetti vaccini

Cari amici Buona Domenica del Signore. Domenica 3 luglio 2022 Andrea Crisanti, Direttore di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova, intervistato dal programma «In onda» su «La 7», ha detto che «nel 98% dei casi muoiono i vaccinati fragili, non i no vax». Queste le sue parole: «Bisogna prendere delle misure ad hoc per proteggere i fragili. E ce ne sono tante, in primis si deve spiegare ai fragili che devono continuare a usare la mascherina. La devono usare loro e coloro che li accudiscono. Dobbiamo proteggere i fragili, perché chi muore ogni giorno non sono i no vax, ma nel 98% dei casi sono persone fragili e vaccinate. Non abbiamo avuto il coraggio di dire sin dall’inizio che i 160 morti al giorno non erano no vax, ma persone vaccinate e fragili. Tutta la polemica sui no vax ha creato un cortocircuito per cui sembrava che morissero solo i no vax. E invece non era vero. La vera priorità di questa epidemia sono i vaccinati fragili».
Crisanti ha spiegato perché sono i vaccinati quelli che più facilmente si contagiano, si ammalano e muoiono a causa delle varianti dei virus: «Le varianti si sviluppano sotto la pressione delle persone vaccinate, che sono la maggioranza. Il vaccino è una barriera contro il virus, che genera varianti in maniera casuale. Se c’è una variante in grado di infettare i vaccinati si ritrova avvantaggiata, è l’abc della genetica. I non vaccinati non sono un ostacolo per il virus, il vero ostacolo sono i vaccinati, quindi la pressione selettiva esercitata sul virus è quella del vaccino. Naturalmente si infettano anche i non vaccinati, sia chiaro».
Il 19 aprile 2021 in dichiarazioni pubblicate dall’Agenzia di stampa Dire, Crisanti spiegò che è comunque sbagliato vaccinare quando la pandemia è in corso e che sono i vaccini anti Covid-19 somministrati nel corso della pandemia ad alimentare le varianti: «La probabilità che una variante emerga è direttamente proporzionale al livello di trasmissione. Se a questo dato sovrapponiamo la vaccinazione si crea la situazione in cui si selezionano le varianti resistenti al vaccino. Non si vaccina con alti livelli di trasmissione, questo è l’abc della genetica. Più c’è moltiplicazione virale più crescono le probabilità che aumentino varianti e che possa emergere una variante resistente al vaccino. Non si vaccina in presenza di varianti, perché sarebbe come trattare una persona affetta da un’infezione batterica con un basso livello di antibiotici o addirittura con antibiotici sbagliati. Così si selezionano le varianti resistenti, è inevitabile».
Chiariamo che il Professor Andrea Crisanti è vaccinato con tre dosi, sostiene pubblicamente la validità dei cosiddetti vaccini anti Covid-19 anche se specificatamente per le persone fragili. Eppure ha avuto l’onestà intellettuale di dirci che oggi quelli che muoiono in ospedale a causa delle varianti sono quasi totalmente i vaccinati con tre dosi fragili, che sono proprio i vaccinati a alimentare le varianti, che è in ogni caso sbagliato vaccinare quando la pandemia è in corso perché si alimentano le varianti più aggressive. 
Facendo auto-critica e criticando l’intera classe medica, Crisanti ha ammesso: «Non abbiamo avuto il coraggio di dire sin dall’inizio che i 160 morti al giorno non erano no vax, ma persone vaccinate e fragili. Tutta la polemica sui no vax ha creato un cortocircuito per cui sembrava che morissero solo i no vax. E invece non era vero. La vera priorità di questa epidemia sono i vaccinati fragili».

Ebbene, se ciò che ci dice il Professor Andrea Crisanti è vero, domandiamoci perché l’Istituto Superiore di Sanità continua a manipolare la realtà pur di proseguire la campagna d’odio, di terrore e criminalizzante nei confronti dei non vaccinati. Nel rapporto settimanale pubblicato dall’Agenzia Agi il 23 luglio, si legge: «Dal 24 agosto 2021 al 13 luglio 2022 sono stati segnalati 813.817 casi di reinfezione, pari a 5,2% del totale dei casi notificati. Il tasso di mortalità per le persone non vaccinate è di 6 volte e mezzo superiore rispetto a chi ha fatto la dose booster». E ancora: «Il tasso di mortalità standardizzato per età, relativo alla popolazione di età 12 anni, nel periodo 27/05/2022-26/06/2022, per i non vaccinati (12 decessi per 100.000 ab.) risulta circa quattro volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da 120 giorni (3 decessi per 100.000 ab.) e circa sei volte e mezzo più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (2 decessi per 100.000 ab.).»
Domandiamoci perché l’Istituto Superiore di Sanità anziché ammettere che quasi tutti quelli che oggi muoiono in ospedale per le varianti sono i soggetti fragili con tre dosi dei cosiddetti vaccini, debba ricorrere al confronto dei casi di reinfezione dal 2021 a oggi?

Cari amici, la realtà è di per sé oggettiva, assoluta e universale. Ci auguriamo che finalmente tutta la classe medica abbracci la realtà e abbia l’onestà intellettuale di dire la verità sui virus prodotti in laboratorio e che mietono vittime a 40 gradi di calore, sui farmaci a terapia genica sperimentale fraudolentemente spacciati per vaccini anti Covid-19, sulle conseguenze letali e nocive che si registrano dopo l’inoculazione di questi sieri sotto il ricatto della sospensione dal lavoro e dallo stipendio.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Domenica 24 luglio 2022

Postato il 24/07/2022 12:21:52 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

È subito iniziato il “mercato delle candidature”: il dio sondaggio, i capi bastone, il tariffario dei posizionamenti in lista, il cerchio magico

Cari amici buongiorno. In una democrazia marcia dove si sovrappongono i ruoli del Governo e dell'opposizione, dove i partiti che stanno al Governo fanno contemporaneamente opposizione al proprio Governo; dove i partiti che stanno al Governo sfruttano il potere per farsi campagna elettorale permanentemente e dove pertanto, la campagna elettorale non cessa mai a discapito della governabilità dello Stato, il “mercato delle candidature” è iniziato subito da quando nella tarda mattinata di giovedì 21 luglio il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha reiterato le proprie dimissioni e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sciolto il Parlamento ed è stata annunciata la data di domenica 25 settembre per le nuove elezioni legislative.

Cominciamo con il “mercato dei parlamentari” che precede e consegue al “mercato delle candidature”. Nel parlamento che è stato appena sciolto, su un totale di 945 parlamentari, sono stati 213 i parlamentari, pari al 22,5%, che hanno cambiato Gruppo politico all'interno del Parlamento e, considerando che ci sono dei parlamentari che hanno cambiato più volte, il totale dei cambi dei Gruppi politici è stato di 282 pari al 29,8% del totale dei parlamentari.

Tornando al “mercato delle candidature” chiariamo che c'è da molto tempo, sicuramente dagli anni Novanta, ma forse c'è sempre stato anche nella cosiddetta «Prima Repubblica». Si comprende bene che ora, con il totale dei parlamentari eletti che calerà da 945 a 600, riducendosi alla Camera dei deputati da 630 a 400 e al Senato 315 a 200, il “mercato delle candidature” diventerà ancor più rovente, agguerrito e soprattutto costosissimo.
Precedenti inchieste giudiziarie hanno rivelato la realtà di un “tariffario” per essere inseriti nelle liste dei candidati, con un prezzo che sale a secondo della posizione nella lista. Chi vuole aggiudicarsi le candidature certe che garantiscono l'accesso al Parlamento, sia nei collegi uninominali sia nei collegi proporzionali, deve pagare molto di più. 
Entrare in Parlamento è come vincere una lotteria: i senatori guadagnano ogni mese 14.634,89 euro netti e i deputati 13.971,35 euro netti; tutti hanno diritto a un assegno di fine mandato, che è pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo. Ma soprattutto ci sono i guadagni non calcolabili legati all'esercizio effettivo del proprio potere di parlamentare nel promuovere attività varie proprie o dei propri raccomandati.

La scelta dei candidati avviene in un clima di guerra intestina ai singoli partiti. Ciascun possibile candidato scopre che i suoi peggiori nemici sono proprio i suoi compagni o colleghi di partito perché sono i primi e i più diretti concorrenti ad aggiudicarsi il posto in lista.
I partiti funzionano come delle aziende che hanno un bilancio con entrate e uscite. Da quando i partiti non beneficiano più del finanziamento pubblico, tutti i partiti hanno i conti in rosso e hanno un disperato bisogno di soldi. I soldi sono vitali per assicurare l'attività delle strutture e gli stipendi dei funzionari che sorreggono il partito a livello nazionale. In aggiunta le campagne elettorali costano tantissimo. 
Ebbene i soldi arrivano se i partiti occupano posti di potere: seggi nel Parlamento nazionale e in quello europeo, nei Consigli regionali, provinciali e comunali, presidenze e consigli di amministrazione degli enti statali o parastatali. 
Alla luce di ciò le elezioni vengono concepite come l'anticamera dell'accesso alle stanze del potere e ai forzieri del fiume ininterrotto del denaro pubblico, concepito come denaro di tutti e di nessuno, oggetto del desiderio e di preda da parte di chi ha più potere.

Il faro che illumina le scelte dei partiti è innanzitutto il sondaggio, l'unico dio di fronte a cui tutti i partiti si prostrano e modificano spregiudicatamente le proprie scelte. Se il sondaggio dice che per conquistare maggiore consenso è opportuno virare a destra, al centro o a sinistra, lo si fa disinvoltamente. L'importante sono i voti, non importa se in cambio si fanno delle promesse irrealizzabili o dannose per l'interesse generale dello Stato. 
In questa fase non si guarda in faccia o nessuno. Si accolgono a braccia aperte i cosiddetti «capi bastone», espressione mutuata dalla 'ndrangheta calabrese, per indicare coloro che sono in grado di assicurare al partito migliaia di voti sicuri, proprio perché espressi da un bacino controllato dalla criminalità organizzata o comunque con mezzi di persuasione che di fatto corrispondono al reato penale del «voto di scambio».
Fanno eccezione gli «amici» e gli «amici degli amici», gli «intoccabili», gli adepti al «cerchio magico» del capo supremo o dei capi locali, che devono comunque incarnare sia la fedeltà assoluta al capo sia la capacità di veicolare il consenso per il proprio partito, oppure sono semplicemente dei prestanome di «amici» potenti che preferiscono non apparire in prima persona. 
In questo contesto chi si affaccia per la prima volta nella realtà dei partiti e dell'esperienza cruciale delle elezioni rimane attonito e scandalizzato. Nessuno immagina che i partiti siano essenzialmente delle macchine per catturare i voti costi quel che costi e che le elezioni sono una guerra intestina ai partiti e una guerra totale tra i partiti per conquistare i posti di potere che si traducono in denaro. 

Cari amici, questa è la realtà della democrazia intrinsecamente marcia di uno Stato collassato e di una civiltà decaduta. Soprattutto la realtà della partitocrazia consociativa che ha sostenuto il Governo Draghi ci fa toccare con mano che i partiti non hanno più ideali o valori, l'importante è spartirsi la torta del potere e i soldi. 

La Casa della Civiltà promuove un nuovo modello di democrazia con un'unica elezione a livello di circoscrizioni comunali con non più di 30 mila cittadini, dove si ha la certezza del rapporto fiduciario tra gli elettori e gli eletti, dove la sovranità popolare è garantita dal voto di preferenza, dove gli elettori hanno quotidianamente il fiato sul collo degli eletti per assicurare che i loro impegni elettorali si traducano in fatti concreti. La rifondazione dello Stato potrà esserci solo quando l'esercizio di una funzione politica pubblica sarà considerata un servizio e non una opportunità di lucro, quando la funzione politica pubblica sarà temporanea e ciascuno dovrà guadagnarsi onestamente il pane svolgendo una propria attività professionale, quando verrà prosciugato il fiume ininterrotto di denaro pubblico di fronte a cui tutti i partiti allungano le mani per arraffare fintantoché possono.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Sabato 23 luglio 2022

Postato il 23/07/2022 11:53:23 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Draghi se ne va e torna il gas russo. Grazie al pragmatismo di Putin e dell’Eni

Cari amici buongiorno. Proprio nel giorno in cui il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha reiterato le proprie dimissioni e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella le ha accolte sciogliendo il Parlamento ed è stata annunciata la data del 25 settembre per le nuove elezioni, la Russia è ripristinato le normali forniture di gas all’Italia e all’Europa.
È stata una certamente una coincidenza. Ieri mattina, dopo dieci giorni di manutenzione, ha ripreso il flusso regolare di gas sul gasdotto Nord Stream 1 che serve principalmente la Germania e l’Italia.
L’Eni, l’Ente Nazionale Idrocarburi, ha fatto sapere che Gazprom, la multinazionale controllata dal Governo della Federazione Russa, ha comunicato la consegna di volumi di gas pari a circa 36 milioni di metri cubi, a fronte di consegne giornaliere pari a circa 21 milioni di metri cubi effettuate nei giorni scorsi.
Il 20 luglio il Presidente russo Vladimir Putin, dopo una visita a Teheran, aveva rassicurato: «Gazprom rispetterà in pieno gli impegni di esportazioni di gas. Gazprom ha adempiuto, sta adempiendo e adempirà pienamente ai suoi obblighi. Gazprom è pronta a pompare quanto necessario. Non c’è dubbio che i nostri partner stiano dando la colpa o cercando di dare la colpa di tutti i loro errori alla Russia e a Gazprom. Gli europei hanno scommesso su fonti energetiche non tradizionali».
Sempre il 20 luglio Mario Draghi, nel suo intervento al Senato in cui ha chiesto la fiducia al Governo dopo aver rassegnato le dimissioni il 14 luglio, aveva detto: «Abbiamo ridotto le nostre importazioni di gas russo dal 40% a meno del 25% del totale e intendiamo azzerarle entro un anno e mezzo».
In un’analisi pubblicata dall’Agenzia Agi dell’Eni, che riprende una valutazione della Commissione Europea, si precisava che «senza gas russo l’Italia rischia oltre 5,5 punti di Pil (Prodotto interno lordo».
In uno studio a cura di Federico Petroni pubblicato dalla rivista di geopolitica “Limes” lo scorso 17 luglio si chiarisce che l’insieme delle fonti alternative di gas non potrebbero colmare la perdita del gas russo: «Da Nord, i declinanti giacimenti olandesi o norvegesi non potranno coprire l’ammanco. Nemmeno i circa 15 miliardi di metri cubi provenienti da ovest (Stati Uniti). Resta il fronte Sud, con la Penisola Italiana naturale candidata a ricevere un aumento di flussi via Mediterraneo. Nemmeno questi incrementi saranno sufficienti a mettere completamente al riparo da aziende senza energia e disagi per i cittadini. L’accordo Commissione-Azerbaigian prevede di aumentare le forniture di gas da 8 a 12 miliardi di metri cubi annui già nel 2022 e di portarle a quota 20 entro il 2027. Con Algeri, Roma si era già accordata per incrementare di 9 miliardi di metri cubi l’import nel 2023-24 e in queste ore ha annunciato ulteriori 4 miliardi, che non è chiaro se si aggiungano ai 3 miliardi in più per il 2022 già promessi ad aprile. Per mettere in prospettiva, dalla Russia soltanto in un anno l’Italia importa tra i 25 e i 30 miliardi di metri cubi di gas».

Dobbiamo prendere atto che la posizione di scontro frontale e totale deciso da Draghi nei confronti della Russia ha danneggiato principalmente l’Italia. Le bollette del gas sono quintuplicate condannando a morte tantissime piccole imprese e mettendo in sofferenza le famiglie italiane. In piena estate cominciano anche le interruzioni della corrente elettrica. I prezzi di tutti i beni alimentari e prodotti industriali sono sensibilmente lievitati.
Dobbiamo essere grati al pragmatismo di Putin e dell’Eni se l’Italia continua a ricevere le forniture di gas necessarie e concordate. Da un certo punto di vista è una fortuna che la vera politica energetica e, parzialmente, la vera politica estera dell’Italia la faccia l’Eni e non Draghi o i Governi che l’hanno preceduto.

Cari amici, la Casa della Civiltà promuove il conseguimento della piena autonomia energetica dell’Italia affrancandoci dalla schiavitù degli idrocarburi che sono comunque una fonte in via di esaurimento. L’investimento principale va fatto nei termovalorizzatori e nelle centrali nucleari di ultima generazione a zero emissioni nocive e massima sicurezza.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Venerdì 22 luglio 2022

Postato il 22/07/2022 08:15:10 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

La fine del Governo Draghi conferma che la nostra democrazia malata è intrinsecamente inadeguata a garantire la governabilità dello Stato

Cari amici buon pomeriggio. Dal primo Governo dell’Italia repubblicana presieduto da Alcide De Gasperi il 13 luglio 1946, al Governo Draghi costituto il 13 febbraio 2021, che ha rassegnato le dimissioni il 14 luglio 2022 e le ha reiterate oggi 21 luglio, in Italia si sono succeduti 67 governi in 76 anni, con una durata media di un anno e poco più di un mese per ciascun Governo. Il Governo Draghi è durato circa un anno e cinque mesi.

Nessun Governo italiano ha portato a termine la legislatura di cinque anni. Il Governo che è durato di più è stato il secondo Governo Berlusconi, rimasto in carica dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005, in totale 1412 giorni, pari a 3 anni e 8 mesi. Questa realtà ci fa toccare con mano che la nostra democrazia è intrinsecamente inadeguata a garantire la governabilità dell’Italia.

È difficile dire se sia finita l’esperienza politica di Mario Draghi. È la personalità italiana più autorevole e altolocata nella grande finanza globalizzata; è l’unico di cui l’Unione Europea si fida per continuare a elargire i complessivi 191,5 miliardi del cosiddetto Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza); è l’unico che gode della stima incondizionata dell’amministrazione americana di Biden.
Da mesi si ventila l’ipotesi che Draghi possa diventare il nuovo Segretario generale della Nato e, alla luce di ciò, si spiegherebbe la scelta di impegnare pubblicamente l’Italia nella guerra al fianco dell’Ucraina contro la Russia, al punto di proclamare lo stato d’emergenza per ragioni belliche, unico Stato dell’Europa occidentale a farlo pur non confinando né con la Russia né con l’Ucraina.

Draghi ha tentato il colpaccio ma non c’è riuscito. Dopo aver ispirato la divisione del M5S operata dal suo fidato Luigi Di Maio, Draghi avrebbe voluto imporre formalmente la sua dittatura personale, obbligando i partiti della coalizione a sottomettersi incondizionatamente alle sue scelte.
Nel suo ultimo discorso politico al Senato, ieri 20 luglio, Draghi ha detto: «Serve un nuovo patto di fiducia, sincero e concreto, come quello che ci ha permesso finora di cambiare in meglio il Paese. I partiti e voi parlamentari, siete pronti a ricostruire questo patto? Siete pronti a confermare quello sforzo che avete compiuto nei primi mesi, e che poi si è affievolito? Siamo qui, in quest'aula, oggi, a questo punto della discussione, perché e solo perché gli italiani lo hanno chiesto. Questa risposta a queste domande non la dovete dare a me, ma la dovete dare a tutti gli italiani. Ritengo che un Presidente del Consiglio che non si è mai presentato davanti agli elettori debba avere in Parlamento il sostegno più ampio possibile». Quel «sostegno più ampio possibile» è l’eufemismo che sta per dittatura personale ma che Draghi non ha avuto.
Draghi ha calcato la mano sui soldi che devono arrivare dall’Unione Europea nell’ambito del Pnrr: «Abbiamo già ricevuto dalla Commissione Europea 45,9 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno nelle prossime settimane ulteriori 21 miliardi, per un totale di quasi 67 miliardi. Entro la fine di quest'anno, dobbiamo raggiungere 55 obiettivi, che ci permetteranno di ricevere una nuova rata da 19 miliardi di euro».
Tuttavia la Lega e Forza Italia, in aggiunta al M5S, non hanno votato la fiducia a Draghi, anche se l’ha comunque ottenuta. Nell’incontro che c’è stato a Palazzo Chigi sempre ieri, Draghi ha categoricamente rifiutato la richiesta di Salvini di procedere a un rimpasto governativo escludendo il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il ministro della Salute Roberto Speranza. Draghi avrebbe risposto che la Lamorgese e Speranza sono «intoccabili».
Questa mattina Draghi si è presentato alla Camera dei Deputati per l’ultima volta in veste di Presidente del Consiglio. Le agenzie di stampa filo-governative ci dicono che Draghi si è commosso assistendo all’applauso corale dei deputati del Partito Democratico e ha detto: «Certe volte anche il cuore dei banchieri centrali viene usato». Il 12 luglio, in un intervento fatto durante una cena nella Sede della Stampa estera a Roma, Draghi aveva raccontato una barzelletta che si concludeva dicendo che «il cuore di un banchiere centrale non viene mai usato». Dopo quest’ultima battuta Draghi si è recato al Quirinale e ha reiterato al Presidente della Repubblica le proprie dimissioni che diventano pertanto definitive. A questo punto inizia ufficialmente la campagna elettorale che, di fatto, non è mai cessata.

La nostra democrazia è malata perché i partiti di Governo fanno contemporaneamente l’opposizione al Governo, essendo esclusivamente interessati a carpire il consenso degli elettori costi quel che costi. Il male profondo della nostra democrazia ha raggiunto l’apice proprio con il Governo Draghi, concretizzando una partitocrazia consociativa dove, partiti di estrazione diversa ma senza più ideali e valori, sono stati insieme solo per spartirsi il potere e il fiume ininterrotto di denaro pubblico.
La Casa della Civiltà ha elaborato una proposta di rifondazione dello Stato che mette al centro i Comuni, a cui spetta l’amministrazione locale e lo sviluppo del territorio, con un’unica tassa pagata direttamente ai Comuni di cui una quota va a uno Stato più autorevole ma non autoritario, retto da un Capo dello Stato scelto da un «Parlamento dei Sindaci» e votato dal popolo, che assume il potere esecutivo garantendo la governabilità dello Stato.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Giovedì 21 luglio 2022

Postato il 21/07/2022 18:09:03 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Trent’anni dopo le stragi di Falcone e di Borsellino gli italiani non conoscono la realtà del rapporto tra lo Stato e la Mafia

Cari amici buongiorno. Nel trentesimo anniversario della strage del magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti di Polizia della sua scorta in via D’Amelio a Palermo, perpetrata il 19 luglio 1992, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha denunciato «oscuri tentativi di deviare le indagini», mentre il Presidente del Consiglio Mario Draghi facendo riferimento alla strage del magistrato Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e di tre agenti di Polizia della scorta avvenuta cinquantasette giorni prima, il 23 maggio 1992 a Capaci sull’autostrada dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, ha detto che «la sua morte rimane una macchia sulla nostra storia e sulle nostre istituzioni che non seppero proteggerlo».

Queste le parole in cui Mattarella, trent’anni dopo la strage di Paolo Borsellino, afferma che bisogna «far luce» sulla vicenda: «Preservarne la memoria vuol dire rinnovare questo impegno nel tenace perseguimento del valore della legge, del diniego nei confronti del compromesso, dell’acquiescenza e dell’indifferenza che aprono la strada alla sopraffazione. Il suo ricordo impone di guardare alla realtà con spirito di verità, dal quale l’intera comunità non può prescindere. Quell’anelito di verità che è indispensabile nelle aule di giustizia affinché i processi ancora in corso disvelino appieno le responsabilità di quel crudele attentato e degli oscuri tentativi di deviare le indagini, consentendo così al Paese di fare luce sul proprio passato e poter progredire nel presente».

Anche Draghi ha detto che «dobbiamo continuare nella ricerca della verità»: «Nel celebrare il lavoro di Borsellino, il suo coraggio, il suo senso del dovere e dello Stato dobbiamo continuare nella ricerca della verità sullo stragismo mafioso e intensificare il nostro impegno contro le mafie. È il modo migliore per commemorare chi ha perso la vita al servizio dell’Italia, per mostrare concreta vicinanza ai loro cari. L'uccisione di Giovanni Falcone cinquantasette giorni prima non aveva scalfito la determinazione di Borsellino nel portare avanti le indagini su Cosa Nostra. La sua morte rimane una macchia sulla nostra storia e sulle nostre istituzioni che non seppero proteggerlo».

Eppure dai processi sono stati ufficialmente individuati sia i mandanti sia gli esecutori materiali, tutti della Mafia. Perché dunque, trent’anni dopo le stragi di Falcone e Borsellino, Mattarella dice che bisogna «far luce» e denuncia «oscuri tentativi di deviare le indagini»? Perché Draghi afferma «dobbiamo continuare nella ricerca della verità», e condanna lo Stato per la strage di Falcone perché «la sua morte rimane una macchia sulla nostra storia e sulle nostre istituzioni che non seppero proteggerlo»?

Cari amici, il lato oscuro su cui bisogna far luce è il rapporto tra lo Stato e la Mafia, tra politici, magistrati, dirigenti delle Forze dell’ordine, imprenditori, banchieri e personaggi additati come appartenenti alla criminalità organizzata. Ciò che va chiarito è se veramente c’è una netta linea di demarcazione tra lo Stato e la Mafia, tra chi è depositario del potere legittimo e chi sostanzia un contropotere illegittimo, tra chi detiene legalmente il denaro e chi se ne appropria illegalmente, oppure se tra lo Stato e la Mafia c’è compenetrazione, contiguità e collusione come lasciano trasparire mille indizi collegati alla trattativa che c’è stata tra lo Stato e la Mafia.
La vera storia delle stragi terroristiche e mafiose che hanno colpito Aldo Moro, Carlo Alberto Della Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, limitandoci ai nomi più conosciuti, è ancora da scoprire e riscrivere. Solo quando si affermerà la verità su queste stragi, questo Stato collassato potrà essere rifondato e corrispondere al bene primario degli italiani e all’interesse supremo dell’Italia.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Mercoledì 20 luglio 2022

Postato il 20/07/2022 15:36:08 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

La barzelletta di Draghi sul banchiere senza cuore preoccupa più che far ridere, è un’auto-confessione più che un’auto-ironia

Cari amici buongiorno e buon inizio di settimana. In linea di massima irridere di se stessi è apprezzabile. L’auto-ironia è un tratto della personalità forte e sicura. Schernirsi è segno di intelligenza. Ma è il contenuto che determina la valutazione complessiva.
Ebbene se il Presidente del Consiglio Mario Draghi racconta pubblicamente una barzelletta per dirci che i Governatori delle Banche centrali, qual è stato lui in Italia e nell’Unione Europea, sono persone senza cuore, più che ridere preoccupa, più che un’auto-ironia sembra un’auto-confessione, più che apprezzamento incute paura.
In un video diffuso lo scorso 12 luglio, in un intervento fatto durante una cena nella Sede della Stampa estera a Roma, rivolgendosi ai corrispondenti delle principali testate giornalistiche straniere Draghi ha detto:
“In genere in queste occasioni da un Presidente del Consiglio ci si aspetta un discorso leggero, ironico, fuori dagli schemi. Avete cominciato bene con un ex banchiere centrale. Mi viene sempre in mente quella storia: uno sta aspettando un trapianto di cuore. Gli dicono che ce ne sono due: uno di un giovane di 25 anni in splendida condizione fisica e poi quello di un banchiere centrale di 86 anni. Cosa sceglie? Il secondo, risponde, perché non è mai stato usato". 
Vivere 86 anni “senza usare il cuore”, cioè senza sentimento, passione, amore, umanità, è un fatto sostanzialmente diverso dall’auto-ironia dell’avaro, del geloso, dell’ingordo, del lussurioso o persino del freddo calcolatore. Sostenere, come ha precisato Draghi, che il banchiere centrale ha vissuto per 86 anni senza aver mai usato il cuore, ci rappresenta un essere disumanizzato, un robot vivente che si limita a ottemperare e a far rispettare le regole per far fruttare il più possibile il denaro a prescindere dalle conseguenze sulle persone.

Cari amici, l’intelligenza e le regole vanno bene solo se si coniugano con il cuore e l’amore del prossimo. La Casa della Civiltà mette al centro la persona non la moneta, il bene primario degli italiani non la speculazione finanziaria.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Lunedì 18 luglio 2022

https://www.casadellacivilta.com/2022/07/18/la-barzelletta-di-draghi-sul-banchiere-senza-cuore-preoccupa-piu-che-far-ridere-e-unauto-confessione-piu-che-unauto-ironia/

Postato il 18/07/2022 12:12:02 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

La scelta tra il male della partitocrazia consociativa e il peggio della dittatura di Draghi o il caos senza Draghi

Cari amici Buona Domenica del Signore. Il quotidiano d’opinione “Il Foglio” ha lanciato un appello “Salvare Draghi, whatever it takes”, traducibile con “costi quel che costi”, parafrasando l’espressione usata dallo stesso Draghi quando da Presidente della Banca Centrale Europea il 26 luglio 2012 assicurò che avrebbe fatto tutto il possibile per salvare l’euro e salvaguardare il debito sovrano europeo dalla crisi finanziaria globalizzata.
All’appello sono stati chiamati quelli che lo stesso “Il Foglio” definisce il “Partito del Pil”, del Prodotto interno lordo, il parametro quantitativo che registra il valore dei beni e dei servizi posseduti e prodotti.
Tra gli aderenti al “Partito del Pil” che hanno sottoscritto l’appello “Salvare Draghi, costi quel che costi”, figurano imprenditori, dirigenti d’impresa e sindacalisti.
Questi i nomi pubblicati: Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad e presidente di Agecore; Federica Brancaccio, Presidente dell'Ance (Associazione nazionale costruttori); Antonio Gozzi, Presidente Federacciai; Diego Della Valle, Presidente e amministratore delegato di Tod's; Carlo Cimbri, Presidente di Unipol; Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura; Carlo Cimbri, Presidente dell'Abi; Maurizio Gardini, Presidente di Alleanza delle Cooperative; Luigi Sbarra, Segretario generale della Cisl; Laura Dalla Vecchia, Presidente di Confindustria Vicenza; Michelangelo Agrusti, Presidente di Confindustria Alto Adriatico; Aurelio Regina, Presidente di Fondimprese; Alessandro Spada, Presidente di Assolombarda; Sergio Silvestrini, Segretario generale di Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa); Marco Granelli, presidente di Confartigianato; Mario Resca, Presidente di Confimprese; Francesco Mutti, Presidente di Centromarca.

Sempre ieri i Sindaci delle maggiori città italiane hanno sottoscritto un appello congiunto a Mario Draghi affinché prosegua la sua azione di Presidente del Consiglio.
Nell’appello si legge:
“Con incredulità e preoccupazione assistiamo alla conclamazione della crisi di Governo generata da comportamenti irresponsabili di una parte della maggioranza.
Le nostre città, chiamate dopo la pandemia e con la guerra in corso ad uno sforzo inedito per il rilancio economico, la realizzazione delle opere pubbliche indispensabili e la gestione dell’emergenza sociale, non possono permettersi oggi una crisi che significa immobilismo e divisione laddove ora servono azione, credibilità, serietà.
Il Presidente Mario Draghi ha rappresentato fino ad ora in modo autorevole il nostro Paese nel consesso internazionale e ancora una volta ha dimostrato dignità e statura, politica e istituzionale. Draghi ha scelto con coraggio e rigore di non accontentarsi della fiducia numerica ottenuta in aula ma di esigere la sincera e leale fiducia politica di tutti i partiti che lo hanno sostenuto dall’inizio. 
Noi Sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo.”
I sindaci che hanno firmato l’appello sono:
Roberto Gualtieri, sindaco di Roma 
Beppe Sala, sindaco di Milano
Stefano Lo Russo, sindaco di Torino 
Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia 
Dario Nardella, sindaco di Firenze e Coordinatore città metropolitane 
Marco Bucci, sindaco di Genova 
Antonio Decaro, sindaco di Bari e Presidente ANCI (Associazione nazionale Comuni italiani)
Michele De Pascale, sindaco di Ravenna e Presidente UPI (Unione Province Italiane)
Giorgio Gori, sindaco di Bergamo 
Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e Presidente ALI (Lega delle Autonomie locali)
Maurizio Rasero, sindaco di Asti 
È da rilevare che tutti questi sindaci sono rappresentanti di partiti presenti in Parlamento e che sostengono il Governo Draghi.

Sappiamo che Draghi dispone della maggioranza parlamentare anche nell’eventualità che il M5S, dimezzato dopo la scissione di Luigi Di Maio e del suo nuovo Partito “Insieme per il Futuro”, abbandonasse il Governo. E il Presidente della Repubblica non potrebbe sciogliere il Parlamento e indire elezioni anticipate se Draghi ha comunque una maggioranza parlamentare.
Ma allora perché Draghi ha formalmente rassegnato le dimissioni? E perché Giuseppe Conte, che presiede quel che resta del M5S, continua a minacciare di uscire dal Governo?
Per quanto concerne Conte la risposta è semplice: siamo in campagna elettorale anticipata, si andrà comunque a votare nel marzo 2023 alla scadenza naturale della legislatura, e il M5S dimezzato vuole assicurarsi la fetta di elettorato che continuerà a votarlo se riuscirà a mantenere il reddito di cittadinanza.
Ma per quanto riguarda Draghi la risposta è più subdola: se concretamente non può dimettersi perché ha comunque la maggioranza parlamentare (a meno che non sollevi una scelta personale e non politica), di fatto la manovra di rassegnare formalmente le dimissioni ha come obiettivo di imporre il suo potere assoluto in Italia.
Quando Draghi annuncerà che nell’interesse supremo dell’Italia ritirerà le dimissioni, sarà ovvio per tutti che da quel momento in poi nessun partito potrà sollevare obiezione di sorta al suo potere.
Il messaggio politico è chiaro: o si accetta il potere assoluto di Draghi, o l’Italia sprofonderà ulteriormente nel baratro del dissesto finanziario, devastazione economica, destabilizzazione sociale, ingovernabilità politica.
Questo messaggio corrisponde a un’imposizione dell’Unione Europea i cui vertici hanno chiarito che si fidano solo di Draghi per la gestione dei miliardi che verranno erogati per il “Piano nazionale di Ripresa e Resilienza”.

Cari amici, come italiani che amano l’Italia prendiamo atto che siamo messi di fronte alla scelta tra il male e il peggio.
Il male è la partitocrazia consociativa che sostanzia il Governo Draghi per spartirsi il potere e i soldi del Pnrr, che sono in realtà debiti ulteriori che graveranno sugli italiani.
Il peggio è la dittatura assoluta di Mario Draghi o il caos totale qualora Draghi uscisse dalla scena politica sbattendo la porta, trasmettendo al mondo il messaggio che l’Italia è ingovernabile.
Noi della Comunità Casa della Civiltà ci impegniamo a gettare le basi culturali e sociali di un’alternativa politica che metta al centro non la dimensione quantitativa del Pil ma la scelta della migliore qualità di vita, che realizzi autenticamente il bene primario degli italiani e l’interesse supremo dell’Italia.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Domenica 17 luglio 2022

Postato il 17/07/2022 11:42:30 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Ora che l’Europa lo consente, il Governo promuova una strategia energetica incentrata sui termovalizzatori e sul nucleare

Cari amici buongiorno. Ora che il Parlamento Europeo, recependo una istanza della Commissione Europea (il Governo dell’Unione Europea), che a sua volta si è fatta interprete della volontà della maggioranza degli Stati membri, ha legittimato il gas e il nucleare come fonti energetiche pulite, il Governo italiano attui subito una nuova strategia energetica, finalizzata al conseguimento dell’autonomia energetica, incentrata sui termovalizzatori e sulle centrali nucleari di ultima generazione.

Il 6 luglio 2022 il Parlamento Europeo ha dato il via libera alla tassonomia che classifica gas e nucleare come fonti di transizione “green” meritevoli di investimenti pubblici e privati.
Il Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha detto che il voto favorevole del Parlamento Europeo “è un riconoscimento importante del nostro approccio pragmatico e realistico nell'aiutare molti Stati membri nel loro percorso di transizione verso la neutralità climatica".
Il Premier ceco Petr Fiala, che detiene la Presidenza di turno dell'Unione Europea, ha detto: “L'energia nucleare e il gas come fonti di transizione per una serie di Paesi membri sono l'unico strumento che consentirà nei prossimi anni di raggiungere gli obiettivi climatici comuni".
Se tutto sarà confermato, la tassonomia entrerà in vigore il primo gennaio 2023. 

In seno al Parlamento Europeo i partiti italiani che fanno parte del Governo Draghi si sono divisi: Partito Democratico e M5S hanno votato contro il riconoscimento del gas e del nucleare come fonti energetiche pulite, mentre Lega, Forza Italia in aggiunta a Fratelli d’Italia hanno votato a favore.

Non è una buona premessa per una soluzione unitaria del nostro Governo. Ma ci auguriamo che prevalgano la ragione e il buon senso.
È una follia assoluta che l’Italia confini con Stati europei che da decenni hanno centrali nucleari e che acquisti dalla Francia energia prodotta da centrali nucleari, mentre ci siamo autoimposti di non avere centrali nucleari perché non sarebbero sicure. È un’assurdità assoluta perché è del tutto evidente che, se non fossero sicure, l’Italia comunque subirebbe le conseguenze dell’eventuale rilascio di sostanze tossiche delle centrali nucleari dislocate a ridosso dei nostri confini in Francia, Svizzera e Slovenia.

In Italia ci sono 5 centrali nucleari che hanno funzionato senza problemi tra il 1963 e il 1990. Sono state chiuse per raggiunti limiti d’età o a seguito del referendum del 1987. Con il referendum del 2011 si è ulteriormente sbarrato il ricorso al nucleare abrogando alcune disposizioni concepite per agevolare l'insediamento delle centrali nucleari.
Si è trattato di posizioni ideologiche che si scontrano con la realtà oggettiva delle centrali nucleari di ultima generazione e che ledono pesantemente l’interesse supremo dell’Italia.

Cari amici, noi promuoviamo una nuova strategia energetica incentrata sui termovalizzatori che utilizzano i rifiuti urbani e industriali consentendo anche il recupero delle materie prime, e sulle centrali nucleari assolutamente sicure. In particolare i termovalizzatori diffusi in tutto il territorio nazionale cambieranno radicalmente la nostra realtà energetica perché i rifiuti, che comunque produciamo, si riveleranno il nostro vero oro.
La Casa della Civiltà mira al conseguimento dell’autonomia energetica perché corrisponde all’interesse supremo dell’Italia e al bene primario degli italiani.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Sabato 16 luglio 2022

Postato il 16/07/2022 12:43:27 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam