Ha sbagliato la Diocesi di Bergamo a chiedere ai parroci di condividere la «Festa del Sacrificio» islamica e a pregare per i credenti musulmani

Buongiorno amici. Non potevo non intervenire dopo aver letto l’appello di Don Patrizio Rota Scalabrini, Direttore dell’Ufficio Dialogo Interreligioso della Diocesi di Bergamo, a tutti i parroci per condividere la «Festa del Sacrificio» islamica e di pregare per i credenti musulmani. 

In questo mio intervento spiego perché la Chiesa cattolica che legittima l'islam sta tradendo Gesù e delegittimando il cristianesimo.

Cominciamo con il chiarire che la «Festa del Sacrificio» è un rito di estrema crudeltà nei confronti degli animali. Ogni anno alla fine del pellegrinaggio alla Mecca, i musulmani celebrano la «Festa del sacrificio» o la «Festa dello sgozzamento», nel ricordo del sacrificio di un montone da parte di Abramo in sostituzione del figlio Ismaele, così come gli aveva prescritto Allah. Ebbene ai musulmani è prescritto lo sgozzamento di un montone che deve essere cosciente, affilando il coltello, facendo stendere l'animale sul suo lato sinistro orientandolo verso la Mecca, e dopo aver pronunciato «Nel nome di Allah» e «Allah è il più grande», si recide con il coltello la faringe, la via respiratoria, l’esofago, la via alimentare, e le arterie carotide fino al suo totale dissanguamento. Maometto lo definì «il giorno più sacro per Allah». Lo sgozzamento dei montoni viene spesso effettuato individualmente nelle abitazioni o nelle strade pubbliche, anche all'interno dell'Europa. Questa pratica islamica contrasta con le nostre leggi e le nostre regole preposte al trattamento degli animali e alla macellazione. 

Sempre al riguardo, sottolineo che nel suo appello Don Patrizio Rota Scalabrini scrivendo «In tale festa si ricorda Abramo che rigetta il demonio e sacrifica a Dio un montone al posto del figlio Ismaele», accredita come veritiero il racconto islamico che contrasta con il racconto della Bibbia secondo cui Abramo era intenzionato a sacrificare il figlio Isacco, avuto in tarda età dalla moglie anche lei anziana Sara, mentre Ismaele era il primogenito avuto dalla schiava Agar.

A questo punto chiarisco che è totalmente infondato e sbagliato l'accostamento del cristianesimo all'islam. L'Allah del Corano è un dio pagano preesistente all'islam, era uno dei 360 idoli venerati in un Pantheon politeista arabo, paragonabile a Giove nel Pantheon politeista romano o a Zeus nel Pantheon politeista greco. Allah è un dio violento che ordina di discriminare, odiare e uccidere i «miscredenti», ossia tutti i non musulmani. Allah non è lo stesso Dio unico dell'ebraismo né il Dio uno e trino del cristianesimo.

Chiarisco anche che è totalmente infondato e sbagliato concepire il cristianesimo e l'islam come religioni «abramitiche». L'Abramo coranico non ha nulla a che fare con l'Abramo biblico. L'Abramo coranico, al pari di tutti i profeti menzionati nel Corano, è un profeta musulmano che vive e vaga nel deserto dell'Arabia insieme a Agar e a Ismaele, e sarebbe stato l'Abramo coranico il fondatore dell'islam come «monoteismo puro», a avrebbe lui costruito l'edificio cubico denominato in arabo «Kaaba», nel punto sulla terra che corrisponde al trono di Allah nei Cieli, che sorge al centro della Grande Moschea della Mecca ed è il principale luogo di culto sacro dell'islam, dopo essere stato precedentemente il principale luogo di culto sacro del paganesimo arabo.

Chiarisco infine che, mentre è indubbiamente doveroso per il cristiano amare il musulmano come persona, ricercando quindi l'opportunità del dialogo e della pacifica convivenza, è assolutamente sbagliato legittimare l'islam come religione. Il cristiano è tenuto ad amare anche il musulmano come persona ma senza legittimare l'islam come religione. Perché o si crede nel Dio Padre e in Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, o si crede in Allah e in Maometto. E a proposito di Maometto colgo l'occasione per chiarire che non ha nulla a che fare con Gesù, perché Maometto è stato un criminale che ha personalmente combattuto, ucciso, sgozzato e decapitato i suoi nemici, così come fece con la strage degli ebrei della tribù dei Banu Qurayza nel 627 a Medina. Gesù non ha mai ucciso nessuno, non ha mai ordinato di uccidere nessuno, non si è mai compiaciuto dell'uccisione di nessuno, ma ha all'opposto donato la sua vita per redimere l'umanità. La conclusione è che o si è cristiani o si è musulmani, non si può essere cristiani e legittimare l'islam come religione.

Cari amici, mi rendo disponibile a fare in modo assolutamente volontario un corso di formazione specifico sull'islam a Don Patrizio Rota Scalabrini, al Vescovo di Bergamo Francesco Bessi, a tutti i fedeli della Diocesi di Bergamo interessati a conoscere la verità sull'islam e disponibili ad affermare la verità in libertà, conformemente all'esortazione evangelica «sia il vostro linguaggio sì sì, no no, il superfluo procede dal maligno» (Mt 5,36 -37) e «conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31- 42). Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

Postato il 03/08/2020 08:34:42 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

L’Italia è ancora una democrazia o è una dittatura che si ammanta di emergenza sanitaria?

Buongiorno amici. Il tema vero esploso finalmente in Parlamento e che riguarda tutti noi cittadini è se la nostra Italia sia ancora governata in modo democratico o se siamo di fatto sottomessi a una dittatura che si ammanta di emergenza sanitaria. Il dibattito oggi alla Camera e ieri al Senato sulla proroga dello Stato di emergenza fino al 15 ottobre ha fatto emergere a livello ufficiale il tema cruciale della costituzionalità e della legalità della decisione assunta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte lo scorso 31 gennaio con una delibera che fa riferimento all’Ordinamento della Protezione civile. Da cui ne consegue la domanda vitale se questo Governo opera nel contesto della democrazia sostanziale oppure se opera in un contesto di arbitrio costituzionale e giuridico che concretamente corrisponde a una “dittatura sanitaria” giustificata dall’emergenza della pandemia di Sars-Cov-2. 

Nella sua replica al Senato, Conte ha detto che "non dobbiamo confondere il fatto che non ci sia un percorso ad hoc nella nostra Costituzione con il fatto che non bisogni adottare misure nel segno della tempestività e dell'efficacia. Quando si dice che nella Costituzione non c'è uno stato di emergenza, non significa che questo sia illegittimo. Lo stato di emergenza è previsto. Dal 2014 a oggi è stato dichiarato 154 volte e prorogato 84".  

Prendiamo atto che Conte, che è Professore ordinario di diritto privato, ammette che lo stato di emergenza non è contemplato dalla nostra Costituzione. Tuttavia sostiene che lo stato di emergenza non è illegittimo. Qui si pone una prima riflessione: può sussistere una legittimazione da parte della legge dello Stato, oltretutto su un atto giuridico di estrema rilevanza e gravità qual è sicuramente lo stato di emergenza, che prescinda dalla Costituzione che è la fonte primaria della legge dello Stato? 

In secondo luogo evidenziamo che lo stato di emergenza è stato deliberato da Conte lo scorso 31 gennaio con una semplice delibera del Presidente del Consiglio che fa riferimento all’Ordinamento della Protezione civile, come lui stesso ha confermato oggi alla Camera. Ebbene lo stato di emergenza contemplato dall’ordinamento della Protezione civile concerne lo stato di calamità naturale o conseguente all’azione dell’uomo, come il terremoto, il dissesto idro-geologico, i nubrifagi, le alluvioni, le trombe d’aria, gli incendi estesi su un’ampia superficie. Inoltre il soggetto detentore dei poteri speciali conferiti dallo stato d’emergenza è il Capo della Protezione civile. Infine lo stato di emergenza può essere dichiarato solo nell’area geografica interessata alla calamità naturale e può protrarsi per 90 giorni rinnovabili una sola volta di altri 60 giorni previo assenso del Governo. 

Invece lo stato di emergenza deliberato da Conte non concerne una calamità naturale ma una epidemia, che non rientra nelle funzioni attribuite alla Protezione civile ma che è un fenomeno di pertinenza delle istituzioni sanitarie.

In ogni caso l’ordinamento della Protezione civile attribuisce i poteri speciali conseguenti alla proclamazione dello stato di emergenza al Capo della Protezione civile e non al Presidente del Consiglio.

Così come l’ordinamento della Protezione civile delimita nel tempo e nello spazio l’esercizio dei poteri speciali, non ne prevede l’estensione a sei mesi e sull’insieme del territorio nazionale.

Va inoltre rilevato che quando lo scorso 31 gennaio Conte deliberò lo stato di emergenza per sei mesi, in Italia ufficialmente non vi era un solo caso di contagiato, ammalato o morto di Sars-Cov-2. Conte giustificò la delibera su un piano preventivo, considerando che 24 ore prima l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva proclamato lo stato di emergenza.

Anche ieri Conte, non potendo giustificare la richiesta della proroga dello stato d’emergenza con la reale situazione sanitaria dell’Italia che registra un livello bassissimo di contagi, malati e morti di Sars-Cov-2, l’ha giustificata con il fatto che la pandemia persiste altrove nel mondo e che non è stata debellata ovunque. 

Oggi alla Camera Conte ha sostenuto che lo stato d’emergenza è necessario “per motivazioni tecniche”: “La proroga dello stato di emergenza, se tiriamo via le polemiche e le posizioni ideologiche, è una scelta obbligata basata su motivazioni tecniche". Le “motivazioni tecniche” sono i poteri straordinari conferiti al Commissario straordinario Domenico Arcuri, al Comitato tecnico-scientifico costituito dal Governo, ai Presidenti della Regione. Concretamente sono poteri straordinari per la produzione e la distribuzione delle mascherine, per rendere obbligatorio l’uso della mascherina e sanzionare chi non l’indossa, forse per accelerare l’acquisto dei banchi monoposto con le rotelline per le scuole.

In ogni caso Conte ha escluso che la proroga dello stato d’emergenza sia dovuto alla volontà di reimporre la chiusura delle attività produttive e l’isolamento coatto degli italiani nelle loro abitazioni: “La proroga viene decisa non certo perché si vuole fare un uso strumentale per atteggiamento liberticida, reprimere il dissenso o ridurre la popolazione in uno stato di soggezione. Non si faccia confusione davanti alla popolazione, c'è qualcuno che è stato convinto che la proroga dello stato di emergenza significhi il ritorno al lockdown, non è affatto così".

Francamente non comprendo la ragione di uno stato d’emergenza che, se si esclude il ripristino della chiusura generalizzata, si riduce di fatto a far rispettare l’obbligo della mascherina. Mi domando a questo punto se lo stato d’emergenza non sia finalizzato a tenere in vita un Governo perennemente in conflitto al suo interno, anche sullo stato d’emergenza. Mi domando se la ragione ulteriore non sia la volontà di imporre l’obbligatorietà del nuovo vaccino nel contesto di un giro d’affari miliardario e dubbi sulle conseguenze per la nostra salute, obbligatorietà che diventerebbe difficile giustificare in assenza dello stato d’emergenza. 

Cari amici, i fatti indicati da Conte per giustificare la proroga dello stato d’emergenza non convincono l’opposizione ma la stessa maggioranza è perplessa, al punto che ha limitato lo stato d’emergenza al 15 ottobre, ha chiesto a Conte di smetterla di governare con i “Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri” e di operare con gli strumenti legislativi ordinari coinvolgendo il Parlamento. Se persino i partiti della maggioranza sono preoccupati per la gestione solitaria del potere da parte di Conte, c’è ragione da vendere per cui tutti noi cittadini dobbiamo preoccuparci.

I fatti attestano che Conte è l’esecutore di una “dittatura sanitaria” che si sposa con la “dittatura finanziaria” avviata da Mario Monti nel 2011, e che prelude a una “dittatura informatica” di cui il M5S è il principale artefice. Sono passaggi decisivi per fagocitare l’Italia nel Nuovo Ordine Mondiale. Mobilitiamoci per far fallire questo crimine immane nei confronti dell’Italia e degli italiani. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

Postato il 29/07/2020 17:04:46 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Basta chiamarli «migranti» in fuga da guerre o persecuzioni. L’Italia ripristini l’inviolabilità delle frontiere e il reato di clandestinità

Cari amici, è successo oggi a Lampedusa. In undici, otto uomini e tre donne, sono sbarcati con bagagli e un barboncino al guinzaglio. Stanno tutti benissimo, gli uomini hanno il pancione e la barbetta curata. Vestono come turisti in vacanza. Il barboncino è di una delle tre donne, arrivata in jeans e cappello di paglia: «Sono stata 15 anni in Italia, poi sono tornata nel mio paese e ora sono tornata di nuovo in Italia perché mi piace. Spero di trovare un lavoro e la libertà perché in Tunisia è piena di carceri, è piena di schifo». Intervistata da News Mediaset la donna ha ricostruito il viaggio: «Abbiamo comprato, tutti quanti, una barca. Ognuno di noi ha dato un poco di soldi e abbiamo guidato per arrivare qua». 

Mi domando perché questo gruppo di amici anziché investire per comprare una barca non abbia speso molto meno per comprare un biglietto aereo a tariffa ridotta? Perché spendono di più e rischiano la vita in mare quando potrebbero spendere meno senza rischiare la vita? La risposta è semplice: se in Italia arrivi con un barchino e dichiari di essere fuggito da una guerra o che comunque la tua vita era in pericolo, hai la certezza di avere per due anni vitto, alloggio, paghetta, scheda telefonica, sanità e istruzione gratuitamente acquisendo lo status internazionalmente tutelato di “richiedente asilo”. Ma se arrivi a bordo di un aereo con il tuo regolare passaporto, devi avere un visto d’ingresso e devi dimostrare di avere i soldi per mantenerti per il periodo di soggiorno.

Cari amici, mi auguro che il Governo, il Papa, i giornalisti la smettano di chiamarli “migranti” in fuga da guerre o violenze sociali. Mi auguro che il Parlamento e la Magistratura riesumano correttamente la realtà del clandestino e il reato di clandestinità, internazionalmente imputabile a chi entra senza regolari documenti in uno Stato straniero. 

Mi auguro che gli italiani si mobilitino affinché l’Italia, al pari di tutti gli Stati del mondo, riaffermi l’inviolabilità delle proprie frontiere marittime, terrestri e aeree. Uno Stato che di fatto ha abolito le proprie frontiere si trasforma inevitabilmente in una terra di tutti e di nessuno. L’Italia è la casa comune degli italiani e gli italiani hanno il diritto e il dovere di salvaguardare la propria casa comune, esigendo che chiunque scelga di condividerla debba rispettare le nostre leggi, regole e valori. 

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 27/07/2020 20:08:18 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

L’Italia deve ristabilire le proprie frontiere, riesumare il reato di clandestinità, espellere i clandestini e gli irregolari che violano la legge

Buongiorno amici. Leggo dalle agenzie di stampa che ieri un centinaio di cosiddetti “migranti”, clandestini entrati senza documenti in Italia, sono fuggiti dal Centro di accoglienza di Pian del Lago a Caltanissetta. Le forze dell’ordine avrebbero ritrovato e ricondotto al Centro di accoglienza un’ottantina. Sempre ieri una trentina di cosiddetti “migranti” tunisini sono fuggiti dall'hotspot di Pozzallo. Gli hotspot sono strutture allestite per identificare rapidamente, registrare, fotosegnalare e raccogliere le impronte digitali dei cosiddetti “migranti”.

Proprio ieri ho visto diversi video che i cosiddetti “migranti” hanno registrato e poi diffuso in cui li si vede gioiosi durante la traversata in mare dalla Tunisia all’Italia, tutti giovanissimi, prevalentemente maschi, tutti in ottima condizione fisica, che cantano e gesticolano in segno di festa e di vittoria. Ad un certo punto mostrano le loro carte d’identità e alcune carte di credito e, una ad una, le gettano in alto mare affinché non rimanga alcuna traccia della loro identità. 

La ragione è molto semplice: solo se arrivi in Italia privo di documenti a bordo di un gommone, di un peschereccio, o con le imbarcazioni delle Ong che si prestano a favorire lo sbarco dei clandestini in Italia, e se al tuo arrivo dici di essere in fuga da una guerra o sei un perseguitato per una ragione qualsiasi, solo allora lo Stato italiano ti accoglie incondizionatamente, attribuendoti lo status internazionale di “richiedente asilo”, a cui si accorda per circa due anni gratuitamente il vitto, l’alloggio, il vestiario, un scheda telefonica, una paghetta, la sanità e l’istruzione.

Intanto gli sbarchi non si arrestano a Lampedusa, l’isola che segna la punta più meridionale dell’Italia, facilmente raggiungibile dalla costa tunisina o anche libica.

E, come da copione, ci sono delle “carrette del mare” che vanno in avaria e viene segnalato che circa 140 persone a bordo rischiano di perdere la vita.

Per un altro verso la Coldiretti informa che solo a luglio la mancanza di turisti stranieri è costata all’Italia la perdita di più di tre miliardi di euro, un danno enorme per gli alberghi, i trasporti, il sistema agro-alimentare, i negozi. Ebbene il paradosso è che l’Italia ha stilato un elenco di Stati europei e di altri continenti a cui è vietato l’ingresso, ma tra questi Stati non figurano quelli da cui arrivano i cosiddetti “migranti”, la Tunisia e la Libia innanzitutto, ma talvolta anche l’Algeria e il Marocco. 

Cari amici non è più possibile continuare a comportarci come chi si vuole del male, come chi è votato al proprio suicidio. L’Italia deve legittimamente operare in modo conforme al proprio interesse nazionale e al bene degli italiani. 

Per farlo deve ripristinare tre condizioni sancite dalla nostra Costituzione e assolutamente in linea con il diritto internazionale: 1) Ristabilire la frontiera marittima, terrestre e aerea dello Stato italiano. 2) Riesumare il reato di clandestinità contemplato da tutti gli Stati del mondo. 3) L’espulsione dall’Italia di tutti i clandestini e gli irregolari che vi risiedono in modo illegale.

In parallelo, per testimoniare il fatto che l’Italia è una grande Nazione civile ed è interessata a collaborare per promuovere lo sviluppo e a favorire il bene delle persone ovunque nel mondo, l’Italia investirà negli Stati da cui provengono questi giovani, per dare loro la formazione che li renda protagonisti dello sviluppo e consenta loro di vivere dignitosamente a casa propria, senza essere costretti ad abbandonare la propria famiglia e la propria Terra, considerando oltretutto che l’Africa è il Continente più ricco del Mondo. Ma bisogna farlo seriamente e bisogna farlo subito.

Postato il 27/07/2020 09:50:40 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il Sindaco di Lampedusa, di sinistra e pro-accoglienza, ha proclamato lo stato di emergenza per gli sbarchi dei clandestini, denunciando l’inerzia del Governo nazionale che è anch’esso di sinistra e pro-accoglienza

Buona domenica amici. Il Sindaco di Lampedusa Totò Martello ha dichiarato o minacciato di dichiarare lo stato di emergenza per il sovraffollamento del centro di accoglienza dei clandestini, predisposto per 300 persone e che attualmente ne ospita più di mille: “La situazione è insostenibile. Abbiamo chiesto una nave al governo ma non ha voluto darcela. Ho dichiarato lo stato di emergenza".

Totò Martello è del Partito Democratico, è fortemente favorevole all’accoglienza dei clandestini e ha appena dato del “mentitore seriale” a Salvini perché “sostiene che quando lui era ministro non c’erano più sbarchi: nulla di più falso. Quando Salvini era ministro gli sbarchi a Lampedusa sono sempre proseguiti”.

L’allarme del Sindaco di Lampedusa, l’isola che è la frontiera meridionale dell’Italia che sta più a Sud della punta più settentrionale della Tunisia, ci fa toccare con mano che i problemi reali non hanno colore politico, così come ci fa comprendere che le soluzioni concrete che s’ispirano all’interesse della collettività non sono di destra, di centro o di sinistra.

Le immagini che arrivano da Lampedusa mostrano lo sbarco di giovanotti tunisini in ottima forma fisica con lo zainetto sulle spalle. In Tunisia non c’è nessuna guerra, non c’è alcuno stato d’emergenza per rivolte sociali o calamità naturali. Arrivano come tutti i clandestini senza documenti, perché in Italia è il sistema per avere la certezza di essere accolti come “richiedenti asilo”, con la garanzia del vitto, alloggio, paghetta, vestiario, scheda del cellulare, sanità gratis per due anni.

L’Italia è l’unico Stato al mondo che di fatto ha abolito le proprie frontiere, ha legalizzato e incentiva la clandestinità. Si tratta di un crimine sia nei confronti dei giovani africani, promuovendo il loro esodo dal Continente più ricco della Terra, sia nei confronti degli italiani che versano in diffiicili condizioni economiche. Il perseverare in questa follia omicida nei confronti degli africani e suicida nei confronti degli italiani, finirà per far esplodere il razzismo e una guerra intestina.

Se Papa Francesco, che predica l’accoglienza incondizionata ma a casa degli altri e con i soldi altrui, e se il Governo italiano che ama gli immigrati più degli italiani, avessero veramente a cuore la sorte dei giovani africani, si ispirino al pensiero di San Giovanni Paolo II che disse “il diritto primario è di non emigrare”. Significa che i giovani africani vanno aiutati attraverso la formazione affinché possano diventare i protagonisti dello sviluppo del Continente più ricco della Terra, vivendo dignitosamente a casa propria e in seno alla propria famiglia, senza subire il trauma della perdita delle proprie radici e affetti, mettendo a repentaglio la vita, subendo vessazioni e umiliazioni.

In parallelo il Governo italiano investa massicciamente per migliorare le condizioni di vita e per accrescere la natalità degli italiani. Staremmo tutti meglio, gli africani in Africa e gli italiani in Italia. Mi auguro che dopo il grido d’allarme del Sindaco di Lampedusa, che ricordo è di sinistra ed è decisamente favorevole all’accoglienza, il Governo intervenga fermamente per bloccare questo traffico di clandestini, imponendo anche militarmente se necessario il blocco delle partenze dalle coste tunisine e libiche. Spero che il Governo non attenda che la situazione degeneri e la violenza esploda a Lampedusa e altrove in Italia per essere costretto a liberarsi della coltre ideologica dell’immigrazionismo costi quel che costi.

Postato il 26/07/2020 10:29:38 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

La prima preghiera islamica nella Basilica di Santa Sofia riconvertita in moschea è una devastante sconfitta dell’Europa

Buongiorno amici. Ieri è stato un giorno di lutto per la nostra civiltà europea laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe. La prima preghiera islamica nella Basilica di Santa Sofia riconvertita in moschea, tra la flebile protesta della Grecia e della sua Chiesa ortodossa, un bisbiglio di Papa Francesco e il silenzio assordante degli Stati europei, è una devastante sconfitta dell’Europa.  

Per 1400 anni l’Europa è stata costretta a combattere per non essere sottomessa all’islam. Dopo l’invasione delle sponde orientale e meridionale del Mediteranno, la cui popolazione fino al Settimo secolo era al 98 per cento cristiana, gli eserciti islamici occuparono la Spagna per circa otto secoli, la Sicilia per circa tre secoli, crearono avamposti militari ovunque in Europa. Senza le vittorie militari degli eserciti e delle flotte cristiane a Poitiers (732), la Reconquista (1492), Lepanto (1571) e Vienna (1683), anche l’Europa sarebbe già stata sottomessa all’islam.

In questo contesto si comprende l’euforia del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha dichiarato di aver realizzato il suo "più grande sogno" riconvertendo  la Basilica di Santa Sofia in moschea. Costruita nel 537 dall’Imperatore Costantino, è stata per quasi un millennio la basilica più grande della cristianità. Nel 1453 il Sultano Maometto II, a cui Erdogan ha detto di ispirarsi, ribattezzato El Fatih (Il Conquistatore), dopo aver espugnato Costantinopoli e segnato la fine dell’Impero Romano d’Oriente, convertì la Basilica di Santa Sofia in moschea con l’aggiunta di quattro minareti. Nel 1935 il fondatore della Repubblica di Turchia Mustafa Kemal Ataturk, ateo e anti-islamico, la trasformò in un museo. Il 10 luglio 2020 Erdogan con un decreto presidenziale ha riconvertito la Basilica di Santa Sofia a moschea. La decisione di Erdogan è arrivata un’ora dopo il verdetto con cui il Consiglio di Stato turco aveva annullato il decreto del 24 novembre 1934 di Ataturk. 

È fondamentale conoscere la Storia. La notte del 28 maggio 1453 fu celebrata nella Basilica di Santa Sofia l’ultima messa cristiana in presenza di una folla di fedeli ortodossi e latini. Nella mattinata del 29 maggio, mentre i sacerdoti stavano celebrando la messa mattutina, irruppero i soldati ottomani che avevano espugnato Costantinopoli. I sacerdoti furono sgozzati sull’altare. I fedeli maschi furono sterminati. Le donne e i bambini furono stuprati e ridotti in stato di schiavitù. Esattamente come fece Maometto nel corso delle razzie delle carovane dei commercianti o dei pellegrini della Mecca. Costantinopoli fu ridotta in un mare di sangue. 

Il Sultano Maometto II, per un verso colto e per l’altro sanguinario, morì nel 1481 mentre stava preparando l'invasione dell'Italia. Fu lui a ordinare la strage di Otranto nel 1480, culminata nella decapitazione di circa settemila otrantini e nel rapimento di seimila donne e bambini che furono deportati e sfruttati come schiavi. C’è un detto attribuito a Maometto, considerato veritiero dai musulmani, secondo cui dopo Costantinopoli anche Roma sarà sottomessa all’islam. Di fatto Roma è già stata invasa due volte dai corsari saraceni, nell’830 e nell’846, e per due volte gli islamici saccheggiarono la Basilica di San Pietro. Qualora i turchi-ottomani fossero riusciti a conquistare Vienna nel 1683, avrebbero proseguito fino alla conquista di Roma. La reazione flebili delle Chiese cristiane e il silenzio assordante di questa Europa scristianizzata sono un brutto presagio per il nostro futuro. Erdogan si proclama vincitore, come Maometto II si considera un “Conquistatore dell’islam”. Ieri ha fatto coniare una moneta celebrativa della riconversione della “Grande Moschea di Santa Sofia” in cui sono impresse due date: 1453-2020. La Storia, secondo Erdogan, si è ricompattata unendo la conquista di Costantinopoli e la prima conversione a moschea di Santa Sofia nel 1453 con la seconda conversione nel 2020. Erdogan realizza così la continuità storica tra lui e il Sultano Maometto II, l’artefice della sconfitta dell’Impero Romano d’Oriente, che Erdogan vuole emulare.

Erdogan deve essere fermato. È l’uomo più pericoloso del Medio Oriente. L’esercito turco è impegnato in azioni di guerra a Cipro, Iraq, Siria, Somalia, Libia e Qatar. È il protettore politico dei Fratelli Musulmani, movimento radicale islamico a cui aderiscono i terroristi palestinesi di Hamas. È tra i principali finanziatori delle moschee nel mondo. Usa le comunità turche in Europa come un cavallo di Troia per promuovere l’islamizzazione incentivando la crescita della natalità dei turchi. Ieri le campane in tono funebre hanno risuonato nella metà libera di Cipro, l’altra metà è occupata dal 1974 dall’esercito turco tra l’inerzia dell’Unione Europea a cui Cipro aderisce. Come può l’Unione Europea accettare che il territorio di un proprio Stato membro sia militarmente occupato dalla Turchia, con cui oltretutto intrattiene stretti rapporti economici e che è persino in attesa di far parte anch’essa dell’Unione Europea? Come può l’Unione Europea non condizionare il proseguimento dei rapporti con la Turchia al ritiro del suo esercito da Cipro, al riconoscimento del genocidio di un milione e mezzo di cristiani armeni, all’accettazione del diritto all’auto-determinazione del popolo curdo, al rispetto dei diritti fondamentali della persona compresa la libertà religiosa dei cristiani? 

Rifugiarsi nel formalismo diplomatico della “vicenda interna” della Turchia, come se uno Stato potesse agire arbitrariamente nei confronti dei luoghi di culto altrui oltretutto con un rilevante interesse storico, significa scegliere la politica dello struzzo rifiutandosi di guardare in faccia alla realtà. La Basilica di Santa Sofia è tra le più antiche e più grandi chiese al mondo, è stata designata dall’Unesco a “patrimonio dell’umanità”. Non è accettabile che dopo essere stata convertita a moschea nel 1453 sgozzando i sacerdoti sull’altare, venga oggi riconvertita a moschea con un decreto di Erdogan nel nome del “diritto sovrano”. Se si accreditasse questa logica, qualora ad esempio gli islamici dovessero anche democraticamente conquistare il potere in uno Stato europeo, un’ipotesi non del tutto fantasiosa, avrebbero il “diritto sovrano” di convertire le chiese in moschee, e la tragedia ulteriore è che lo farebbero tra l’indifferenza degli europei scristianizzati che ormai in chiesa non ci vanno più.

Cari amici, Erdogan ha realizzato il suo “più grande sogno” capeggiando la prima preghiera islamica nella Basilica di Santa Sofia dopo la dissoluzione del Califfato islamico turco-ottomano solo perché l’Europa è inesistente come forza politica e militare unitaria e perché la civiltà europea è in declino. Più che preoccuparci della forza politica e militare della Turchia, dobbiamo occuparci della nostra fragilità. La Storia ci insegna che gli imperi e le civiltà muoiono non per la forza del nemico ma per la propria fragilità, la causa è il suicidio non l’omicidio. Erdogan impone all’Europa una risposta unitaria perché rappresenta una minaccia all’insieme dell’Europa. L’assenza di un’opposizione europea e internazionale non potrà non incoraggiare Erdogan a procedere nella sua strategia di riesumazione di un Califfato islamico con cui l’Europa sarà comunque costretta a fare i conti.

 

 

 

 

 

 

Postato il 25/07/2020 09:50:57 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il vertice europeo sul “Recovery Fund” ha deluso le aspettative dell’Italia. È l’ennesima conferma che dobbiamo riscattare la nostra sovranità

Buongiorno amici. Alla fine ha prevalso il  “Metodo d’Hondt”, il “Manuale Cencelli” con cui in seno all’Unione Europa si spartiscono ruoli, poltrone e un fiume di denaro, sulla base della logica di una fetta della torta a ciascuno, per accontentare tutti e non dispiacere a nessuno, in proporzione al proprio peso politico. Da sempre l’Unione Europa opera come una realtà consociativa, dove la maggioranza e l’opposizione sono entità complementari nel legittimare il comune potere che consente loro di beneficiare di privilegi, un potere supremo fondato e strutturato per auto-perpetuarsi, decidendo rigorosamente nei minimi dettagli ciò che ciascun attore di una grande messinscena può fare e ciò che non può fare, lasciando liberi tutti di sfogarsi a parole per colorire il teatrino della politica dandogli una facciata di democrazia, ma a condizione di  non intaccare le fondamenta di un sistema che nella sostanza è una dittatura.

È così che nel vertice più lungo della storia dell’Unione Europea, chiamato a dare una risposta unitaria alla più grave recessione economica dal dopoguerra conseguente alla pandemia di Coronavirus, dopo 92 ore di negoziati presentati a noi spettatori come un duro braccio di ferro tra i “responsabili”, gli Stati più duramente colpiti dalla crisi e interessati ad avere più aiuti possibili (Italia e Spagna), i “frugali”, gli Stati più rigorosi nel rispetto dei conti comunitari (Olanda, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia), e i “mediatori”, che sono stati Germania e Francia interessati a confermare il loro primato politico, il gigante europeo ha partorito un topolino, frutto di un compromesso probabilmente stabilito sin dall’inizio ma che per renderlo accettabile ci è stato offerto come uno spettacolo drammatico a lieto fine.

Si era partiti dall’idea di un “Recovery Fund”, presentato enfaticamente come “Next Generation EU”, che avrebbe dovuto essere pari a circa mille miliardi di euro a fondo perduto per aiutare gli Stati più in difficoltà economica e rilanciare lo sviluppo dell’Unione Europea, e si è arrivati a un accordo di 750 miliardi di euro, suddivisi in soli 390 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 360 miliardi di prestiti da restituire con gli interessi. 

Per ottenere il consenso degli Stati “frugali”, oltre a aver ottenuto la drastica riduzione dei sussidi a fondo perduto, sono state aumentate a loro beneficio le rettifiche forfettarie del bilancio europeo, nome come “rebates”, un meccanismo di rimborso voluto dalla Gran Bretagna, e che assegnerà alla Danimarca 377 milioni di euro (a fronte dei precedenti 197 milioni), all'Austria 565 milioni (raddoppiando i precedenti 237 milioni), alla Svezia circa un miliardo (prima erano 798 milioni), all’Olanda 1,9 miliardi (contro 1,5 miliardi precedenti) e alla Germania 3,67 miliardi (senza alcun incremento). 

In teoria è un compromesso che accontenta tutti. Ma per l’Italia non è propriamente così. La quota assegnata all’Italia dal “Recovery Fund” è di circa 209 miliardi di euro, di cui solo 82 miliardi di sussidi a fondo perduto e 127 miliardi di prestiti da restituire con gli interessi. Di fatto questo “Recovery Fund” ha unificato la logica delle sovvenzioni a fondo perduto per cui è stato concepito e grazie a cui è stato salutato positivamente dagli Stati più in difficoltà economica, con la logica del prestito propria del “Mes”, il “Meccanismo Europeo di Stabilità” o “Fondo salva-Stati”, che in Italia è avversato dal M5S, dallo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nonché dalla Lega e da Fratelli d’Italia. Dobbiamo prendere atto che il teatrino politico messo in scena dai capi di Stato e di Governo europei ha consentito di accreditare la logica del Mes e di rendere accettabile ciò che si escludeva categoricamente fino a 92 ore fa.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio designato dal M5S e che votava per il Partito Democratico, nonostante un esito oggettivamente deludente, ha detto raggiante “Siamo soddisfatti: abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso e adeguato alla crisi che stiamo vivendo. Abbiamo conseguito questo risultato tutelando la dignità del nostro Paese e l'autonomia delle istituzioni comunitarie". Paolo Gentiloni, il Commissario per l’Economia dell’Unione Europea, del Partito Democratico, sostiene che “è la più importante decisione economica dall'introduzione dell'euro". 

Cari amici, sull’Unione Europea e sull’euro la penso in modo radicalmente diverso da Conte e Gentiloni. Ci sono prove inconfutabili, attestate da sette Premi Nobel per l’Economia ma che una semplice casalinga è in grado di confermare, che l’euro è stato lo strumento che ha causato la devastazione dell’economia dell’Italia e il drastico impoverimento degli italiani. Questa Unione Europea ci ha tolto la sovranità monetaria, economica, alimentare, legislativa e giudiziaria, ha scardinato le fondamenta della nostra civiltà rinnegando le nostre radici cristiane, contrastando la famiglia naturale, legittimando il relativismo e la cultura della morte, promuovendo l’invasione di clandestini e favorendo l’islamizzazione dell’Europa. L’Italia non è più uno Stato sovrano e ha sostanzialmente perso la propria indipendenza. L’esito deludente e umiliante del vertice europeo dedicato al cosiddetto “Recovery Fund” conferma che prima ci liberiamo di questa dittatura europea e della prospettiva di un Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata, è meglio sarà per l’Italia e per gli italiani. É l’ennesima conferma che l’Italia deve riscattare al più presto la propria sovranità, a partire dalla sovranità monetaria, per realizzare l’interesse supremo dell’Italia e conseguire il bene primario degli italiani Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 21/07/2020 11:26:10 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

La pandemia di Coronavirus ha fatto esplodere uno scontro tra gli scienziati, veri o presunti: è innanzitutto una sconfitta della scienza

Buongiorno amici. Questa pandemia di Coronavirus ha fatto esplodere uno scontro tra gli scienziati, veri o presunti, sulle cause, la natura, l’evoluzione, la diagnosi, la terapia, la prospettiva e le prescrizioni sociali. Il fatto che gli scienziati siano in disaccordo su tutto è innanzitutto una sconfitta della scienza, concepita come oggettiva, assoluta e universale. Ciò comprensibilmente alimenta la preoccupazione della gente perché si prende atto che non ci sono certezze su una questione cruciale che può determinare la vita o la morte di ciascuno di noi.

Per la verità tutto ciò era già accaduto quando nella seconda metà dell’Ottocento in Francia si affermò lo scientismo, una corrente di pensiero nata in seno al positivismo, che attribuisce alle scienze fisiche e sperimentali la capacità di risolvere tutti i problemi e di soddisfare tutti i bisogni dell’uomo. Successivamente il sociologo e economista Friedrich von Hayek (1899-1992) e il filosofo e epistemologo Karl Popper (1902-1994) hanno contestato la presunzione della scienza naturale di poter comprendere la realtà complessa e in continua evoluzione delle istituzioni sociali, e hanno denunciato che il dogmatismo metodologico è il presupposto al totalitarismo politico. 

Paladino dello scientismo in Italia è il virologo Roberto Burioni, che nel sottotitolo al suo libro “Virus, La grande sfida”, dice “Dal Coronavirus alla peste: come la scienza può salvare l’umanità”. In un articolo su “MedicalFacts”, il sito di informazione e divulgazione scientifica da lui fondato, Burioni lo scorso 15 luglio scrive: “Mentre in Italia il dibattito pseudoscientifico sul Coronavirus mi ricorda molto le 'bombe del calciomercato' del compianto Maurizio Mosca, la scienza prosegue con serietà e raggiunge i primi importanti traguardi”. 

Burioni rappresenta in Italia il “Patto trasversale per la scienza”, che ha rivolto un appello ai partiti politici in cui si legge: «Nessuna forza politica italiana si presta a sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica (i.e., negazionismo dell’AIDS, anti-vaccinismo, terapie non basate sull’evidenza scientifica, etc.). Tutte le forze politiche italiane si impegnano a governare e legiferare in modo tale da fermare l’operato di quegli pseudoscienziati che con affermazioni non-dimostrate ed allarmiste creano paure ingiustificate tra la popolazione nei confronti di presidi terapeutici validati dall’evidenza scientifica e medica».

Il “Patto Trasversale per la Scienza” ha effettivamente chiesto l’incriminazione di Stefano Montanari, nanopatologo (esperto di malattie provocate da micro e nanoparticelle solide), del canale YouTube «Byoblu» di Claudio Messora, e di Vittorio Sgarbi per aver sostenuto o diffuso tesi sul Coronavirus diverse da quelle accreditate ufficialmente.

A livello mondiale il nuovo paladino dello scientismo è Greta Thunberg, l'attivista svedese icona dell'ambientalismo, che a soli 17 anni è diventata una celebrità mondiale intervenendo alle Nazioni Unite, al Parlamento Europeo, al vertice dei Grandi della Terra a Davos, sostenuta da George Soros e Bill Gates, ricevuta da Papa Francesco. Il 23 luglio 2019 ha fatto un intervento all’Assemblea Nazionale Francese dal titolo “Uniti dietro la scienza”, in cui ha detto: “Non dovete ascoltare noi, ma dovete ascoltare la scienza, gli scienziati, ed è tutto quello che chiediamo”. Intervistata dalla Cnn il 14 maggio 2020 Greta ha detto: “Le persone stanno iniziando a capire che la nostra vita dipende dalla scienza e che dobbiamo iniziare a dare ascolto a scienziati ed esperti". 

Contro lo scientismo o più specificatamente la “scientocrazia”, si è recentemente espresso Mauro Minelli, immunologo e responsabile per il Centro-Sud della “Fondazione italiana medicina personalizzata”. In un’intervista pubblicata dall’agenzia Adn-Kronos il 17 luglio 2020, Minelli ha denunciato gli scienziati che hanno imposto una “scientocrazia”, che condanna come “eretici” gli scienziati che dissentono dal “pensiero unico” e che ha “commissariato perfino la politica”.

Minelli dice che in Italia sta accadendo che una cerchia di scienziati "ha preferito i tweet, i talk show e i rotocalchi" al confronto accademico "ed è disponibile alla tolleranza, ma fino a un certo punto; gelosa custode di una scientocrazia curata nei dettagli e che ha commissariato perfino la politica, pronta a processare e a condannare, se non al rogo, certamente al dileggio e all’oblio ogni 'stregone' che, rispetto ai dogmi già codificati dal 'pensiero unico', si ponga in posizione dissenziente o, comunque, non allineata".

Sempre secondo Minelli l’enorme produzione di dati e studi in Italia in questi mesi di pandemia, per dare delle risposte alle tante domande su un virus sconosciuto, "è spesso soggiogata dal pensiero unico e molti studi non possono essere ammessi, per difetto di casta, ai gran galà della scienza in mascherina". 

Cari amici, ognuno faccia ciò che gli compete. Il medico faccia solo il medico, si limiti a curare l’ammalato e a prevenire la malattia. Ma la smetta di condizionare l’operato dell’insieme di una popolazione, al punto da configurare il cambiamento radicale delle istituzioni e dello Stato, imponendo le proprie considerazioni mediche, concependole come dogmi inconfutabili pur essendo contestate da altri medici, sui politici, giuristi, economisti, sociologi e filosofi. Siamo di fronte a una strategia di natura totalitaria, che indossa i panni di una dittatura sanitaria, perpetrata da un gruppo di medici, supportati da taluni politici, speculatori finanziari, giornalisti, intellettuali e capi religiosi. Tutti coloro che hanno a cuore non solo la propria salute, ma anche la propria dignità come persone e la propria libertà come cittadini, hanno il dovere di dire “no” a questi medici e scienziati, veri o presunti, per salvaguardare la nostra civiltà che abbraccia anche la scienza ma ci garantisce la più ampia dimensione valoriale che dà un senso compiuto alla nostra esistenza. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

Postato il 20/07/2020 10:03:34 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

A 28 anni dalla duplice strage di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino abbiamo le prove per affermare che lo Stato è colluso con la Mafia

Buona domenica amici. A 28 anni dalla duplice strage di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, il 23 maggio e il 19 luglio 1992, abbiamo le prove per affermare che lo Stato è colluso con la Mafia, così come sussistono indizi per ritenere che la Mafia è parte integrante dello Stato. Per Mafia s’intende la criminalità organizzata che comprende Cosa Nostra, Camorra, ‘Nandrangheta, Sacra Corona Unita, ma anche la realtà diffusa e capillare degli appalti pilotati, delle tangenti, dei ricatti e dello scambio di favori, che fanno riferimento a organizzazioni che assumono denominazioni diverse o restano nell’anonimato. 

Ovviamente non tutto lo Stato è marcio, così come non tutta la Magistratura è marcia. Lo attesta in modo inconfutabile la duplice strage di Falcone e Borsellino, magistrati che hanno sacrificato la propria vita per combattere la criminalità organizzata e il marciume dello Stato. Ma  è altrettanto indubbio che la Magistratura, il potere dello Stato preposto a far rispettare la legge,  è strutturalmente marcia, come ha confermato lo scandalo legato all’ex Pubblico Ministero Luca Palamara, perché si fonda sul “sistema delle correnti” presente in seno al Consiglio Superiore della Magistratura e all’Associazione Nazionale Magistrati, che rende la Magistratura collusa e inquinata dagli intrallazzi della Politica, dagli interessi del mondo degli affari, dal gioco sporco del mondo del malaffare. 

Paolo Borsellino denunciò il legame tra lo Stato e la Mafia ed era consapevole che l’avevano condannato a morte: “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della Mafia, la Mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”.  Borsellino disse: “Politica e Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. 

Poco più di un mese dopo l’attentato a Falcone, il 25 giugno 1992, Borsellino denunciò la costante opposizione al lavoro e al metodo di Falcone di parti consistenti delle istituzioni: "Secondo Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone cominciò a morire nel gennaio del 1988. Io condivido questa affermazione. Oggi che tutti ci rendiamo conto di qual è stata la statura di quest'uomo, ci accorgiamo come in effetti il Paese, lo Stato, la magistratura che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò a farlo morire il primo gennaio del 1988, quando il Consiglio Superiore della Magistratura con motivazioni risibili gli preferì il consigliere Meli". A un certo punto, raccontò Borsellino, "fummo noi stessi a convincere Falcone, molto riottoso, ad allontanarsi da Palermo. Cercò di ricreare in campo nazionale e con leggi dello Stato le esperienze del Pool Antimafia. Era la Superprocura". La Mafia "ha preparato e attuato l'attentato del 23 maggio nel momento in cui Giovanni Falcone era a un passo dal diventare Direttore Nazionale Antimafia".

Il Presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra, nella ricorrenza dell’attentato a Borsellino, in cui hanno perso la vita anche gli agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli e Eddie Walter Cosina, ha detto: “Materialmente il tritolo mafioso ha posto fine alle loro esistenze", ma "più del tritolo hanno fatto inerzie, omissioni, negligenze e pavidità. È un dato di fatto che pezzi dello Stato abbiano flirtato con l'antistato, che tuttora una salda, rigorosa ed ineludibile cultura antimafia non sia patrimonio collettivo". 

L’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, fratello minore del magistrato ucciso, ha detto: “L'attentato di via D'Amelio ha il marchio del Viminale e della Polizia di Stato. Il pilastro della sentenza di via D'Amelio è quella del processo quater della Corte d'Assise di Caltanissetta chiusa il 20 aprile del 2017. Dalla motivazione sono tre gli elementi portanti: a favorire le calunnie di Vincenzo Scarantino sono stati quei soggetti che lo avevano in mano e lo controllavano e mi riferisco ai poliziotti del gruppo Falcone-Borsellino comandato da Arnaldo La Barbera; il depistaggio ha avuto il fine di sottrarre all'accertamento della verità i concorrenti esterni a Cosa Nostra; i giudici hanno affermato che quello fu un depistaggio di Stato, perché vi hanno preso parte soggetti delle istituzioni. La Barbera non ha agito certamente da solo, ha risposto agli ordini dei suoi superiori gerarchici dell'epoca".  

L’avvocato Fabio Trizzino, legale dei familiari del giudice Paolo Borsellino, ha denunciato che dopo la strage di Falcone e fino al giorno della sua strage "Borsellino in quei 57 giorni implorava di essere ascoltato e non si trovò il tempo. Dal 24 maggio al 19 luglio voleva parlare con la Procura di Caltanissetta per dare il suo contributo, ma non fu mai ascoltato. Esistono ancora clamorosi punti oscuri, troppe lacune, tanti tasselli che le procure competenti non vogliono evidentemente ricostruire pur avendo gli elementi a disposizione. Si aspetta che qualcuno parli ma le voci di chi sa sono ancora mute".

Cari amici, oggi commemoriamo la morte di un grande italiano, un magistrato che ha  amato l’Italia, ha donato consapevolmente la propria vita per la vittoria dello Stato di diritto di cui è un simbolo e un martire, come attesta il suo testamento spirituale: “È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.“ Noi facciamo nostro il messaggio di Borsellino mobilitandoci su un fronte culturale e civile per conoscere correttamente la realtà, sostenendo a viva voce la verità in libertà, operando per salvaguardare e tramandare la civiltà della vita, della dignità e della libertà. Insieme ce la faremo.

 

Postato il 19/07/2020 11:27:34 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Gli scienziati italiani hanno dimostrato che l’esposizione alla luce ultravioletta del Sole può uccidere in pochi secondi il nuovo coronavirus Sars-CoV-2

Buongiorno amici. Leggo con gioia che l’esposizione ai raggi del Sole uccide il virus Sars-Cov-2 in pochi secondi. Abbiamo in assoluto il miglior vaccino naturale per prevenire e il miglior antidoto naturale per curare totalmente gratis questa pandemia. Non servono respiratori polmonari per intubare, complesse strutture di terapia intensiva, alchimie di medicinali da sperimentare sui pazienti-cavie, ospedali continuamente igienizzati, medici e infermieri prigionieri di asfissianti scafandri, tutti noi costretti a imbavagliarci con le mascherine. È sufficiente rilassarsi di fronte al Sole, il dio Ra nell’antico Egitto, il re di tutti gli dèi e creatore dell’universo, e beneficiare dei suoi salutari e salvifici raggi. 

Leggo con gioia sull’agenzia di stampa Agi che gli scienziati italiani dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), dell'Università Statale di Milano, dell'Istituto nazionale tumori (Int) e dell'Irccs Fondazione Don Gnocchi hanno dimostrato che i raggi della luce ultravioletta possono uccidere in pochi secondi il nuovo coronavirus Sars-CoV-2. 

Stando a quanto pubblicato su due preprint di Medrxiv (un sito Internet che distribuisce manoscritti completi e inediti nei settori della medicina, della ricerca clinica e delle relative scienze della salute senza spese per il lettore), la luce ultravioletta a lunghezza d'onda corta, o radiazione UV-C, quella tipicamente prodotta da lampade a basso costo al Mercurio (usate ad esempio negli acquari per mantenere l'acqua igienizzata), ma anche i raggi ultravioletti del sole, hanno un'ottima efficacia nel neutralizzare il coronavirus SARS-COV-2.

È ben noto il potere germicida della luce UV-C (che ha tipicamente una lunghezza d'onda di 254 nanometri, ovvero 254 miliardesimi di metro) su batteri e virus, una proprietà dovuta alla sua capacità di rompere i legami molecolari di DNA e RNA che costituiscono questi microorganismi. 

Per quanto spesso questa tecnologia venga richiamata pubblicamente a livello internazionale anche per la lotta alla diffusione della pandemia Sars-Cov-2, una misura diretta della dose di raggi UV necessaria per rendere innocuo il virus non era stata ancora effettuata e finora erano state considerate dosi con valori tra loro molto contraddittori, derivati da altri lavori scientifici riguardanti precedenti esperimenti su altri virus.

“Abbiamo illuminato con luce UV soluzioni a diverse concentrazioni di virus, dopo una calibrazione molto attenta effettuata con i colleghi di INAF e INT" dice Mara Biasin, Docente di Biologia Applicata dell'Università Statale di Milano "e abbiamo trovato che è sufficiente una dose molto piccola - 3.7 mJ/cm2 , cioè equivalente a quella erogata per qualche secondo da una lampada UV-C posta a qualche centimetro dal bersaglio- per inattivare e inibire la riproduzione del virus di un fattore 1000, indipendentemente dalla sua concentrazione".

Andrea Bianco, Tecnologo INAF aggiunge: "Con dosi così piccole è possibile attuare un'efficace strategia di disinfezione contro il coronavirus. Questo dato sarà utile a imprenditori e operatori pubblici per sviluppare sistemi e attuare protocolli ad hoc utili a contrastare lo sviluppo della pandemia".

Il risultato ottenuto è stato molto importante anche al fine di validare uno studio parallelo, coordinato da INAF e Università degli Studi di Milano, per comprendere come gli ultravioletti prodotti dal nostro Sole, al variare delle stagioni possano incidere sulla pandemia, inattivando in ambienti aperti il virus presente in aerosol, contenuto ad esempio nelle piccolissime bollicine prodotte dalle persone quando si parla o, peggio, con tosse e starnuti.

In questo caso ad agire non sono i raggi ultravioletti corti UV-C (anch'essi prodotti dal Sole, ma assorbiti dallo strato di ozono della nostra atmosfera) bensì i raggi UV-B e UV-A, con lunghezza d'onda tra circa 290 e 400 nanometri, quindi maggiore degli UV-C. 

In estate, in particolare nelle ore intorno a mezzogiorno, bastano pochi minuti perché la luce ultravioletta del Sole riesca a rendere inefficace il virus, come dimostrato da una recente misura in luce UV-A e UV-B dal Laboratorio di Biodifesa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Tali risultati sono in buon accordo anche con quelli del primo articolo poc'anzi descritto, se opportunamente rapportati alle lunghezze d'onda più lunghe degli UV-B e UV-A. Fabrizio Nicastro, ricercatore INAF commenta: "Il nostro studio sembra spiegare molto bene come la pandemia COVID19 si sia sviluppata con più potenza nell'emisfero nord della Terra durante i primi mesi dell'anno e ora stia spostando il proprio picco nei Paesi dell'emisfero sud, dove sta già iniziando l'inverno, attenuandosi invece nell'emisfero nord".

Cari amici, visto che è scientificamente confermato che l’esposizione ai raggi del Sole serve a prevenire e a curare il nuovo coronavirus Sars-Cov-2, visto che il Sole è gratis, visto che l’Italia, sopratutto il Meridione, è ricchissima di sole, visto che siamo ancora d’estate e farà caldo per altri due mesi e mezzo, perché non approfittarne e investire le risorse pubbliche per favorire una vacanza anche di pochi giorni al maggior numero possibile di italiani ovunque ci si possa esporre al Sole, al mare, in campagna, in collina o in montagna? Servirebbe a consolidare le difese immunitarie degli italiani e a rimettere in moto il settore del turismo che, se opportunatamente valorizzato, potrebbe diventare la locomotiva trainante del nostro sviluppo e trasformare l’Italia nel primo Paese al mondo per la qualità della vita. Ma lo si deve fare seriamente, con un vero investimento e non la presa in giro del “bonus vacanze” che verrebbe dato a chi in vacanza non ci va perché non ha i soldi per sopravvivere e la regalia governativa è del tutto insufficiente. Temo che alla fine ciascuno di noi si arrangerà da solo. Per fortuna siamo il Bel Paese e il Sole è dappertutto. 

 

 

 

 

 

Postato il 17/07/2020 09:53:36 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Sulla vicenda autostrade ho il dubbio che il Governo abbia operato contro l’interesse dell’Italia e a favore della famiglia Benetton

Buongiorno amici. Sulla vicenda della revoca della concessione per la gestione delle autostrade e il passaggio della proprietà dell’Aspi (Autostrade per l’Italia S.p.A.) da imprenditori privati all’amministrazione pubblica, cioè allo Stato, regna una grande confusione tra i cittadini a causa di una deliberata opera di disinformazione da parte del Governo. 

Non voglio affrontare i dettagli della vicenda né esprimere una valutazione definitiva e complessiva. Mi limito a osservare che non corrisponde al vero la rigida separazione del privato dal pubblico, con il sottinteso ideologico che gli imprenditori privati si preoccupano del proprio profitto e all’opposto la pubblica amministrazione dello Stato è dedita all’interesse esclusivo dei cittadini.

Cominciamo con il chiarire che l’Aspi è una società per azioni il cui principale azionista è il gruppo Atlantia che possiede l’88,08% del capitale; l’Appia Investments S.r.l., consorzio formato da Allianz Group, la prima compagnia assicurativa del mondo che ha sede a Monaco di Baviera, possiede il 6,94% ; e Silk Road Fund, il fondo sovrano dello Stato cinese, possiede il 5%. 

A sua volta Atlantia è una società per azioni, è la principale azienda al mondo nel settore delle infrastrutture autostradali, aeroportuali e dei servizi legati alla mobilità, di cui la famiglia Benetton è il principale azionista con il 30,25% delle azioni, attraverso la loro società Sintonia, mentre le quote rimanenti sono detenute da investitori italiani e stranieri, GIC Private Limited, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Lazard Asset Management, HSBC Holdings.

La Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., che secondo l’accordo annunciato dal Governo sostituirà Atlantia, è anch’essa una società per azioni controllata per l’83% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e per circa il 16% da fondazioni bancarie private. In Italia le banche sono ormai tutte private. Non esiste una sola banca interamente pubblica. 

La stessa Banca d’Italia, pur essendo un istituto di diritto pubblico preposto a vigilare sull’attività delle banche, è controllato dalle banche private, a cominciare da Intesa Sanpaolo S.p.A. che detiene il 20,09% delle quote e da UniCredit S.p.A. che detiene il 10,81% delle quote. Considerando lo strapotere che hanno le banche e la grande finanza speculativa globalizzata, la Banca d’Italia incarna il più colossale e scandaloso conflitto d’interessi che c’è in Italia, perché il controllore e il controllato sono lo stesso soggetto.

Inoltre, secondo l’agenzia di stampa Adn-Kronos, al fianco della Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. ci sarà un partner industriale che si occuperà della gestione delle infrastrutture autostradali. E tra i nomi che circolano spiccano fondi di investimento internazionali, tra cui l’australiano Macquarie e l’americano Blackstone.

La conclusione è che dobbiamo prendere atto che siamo in un’Italia dove non c’è più uno Stato sovrano titolare della propria moneta, così come non ci sono più né una Banca Centrale statale né banche interamente pubbliche. Ugualmente dobbiamo prendere atto che la cosiddetta privatizzazione delle aziende statali, decisa a bordo dello Yacht Britannia ormeggiato nel porto di Civitavecchia il 2 giugno 1992, è stato un complotto contro l’interesse dell’Italia, con la svendita a pochi imprenditori legati ai politici di sinistra dei gioielli dello Stato, Iri, Sme, Eni, Agip, Snam, Ina, Enel, Telecom, Ente Ferrovie dello Stato, Società Autostrade, Banca Commerciale Italiana, Banca Nazionale dell’Agricoltura, ecc. Si è trattato in definitiva di una privatizzazione pilotata per favorire pochi imprenditori legati ai politici di sinistra e non di una vera liberalizzazione a beneficio della crescita delle aziende, dello sviluppo dell’Italia e del miglioramento della qualità della vita degli italiani.

Cari amici, non voglio esprimere valutazioni certe su una vicenda dai contenuti ancora incerti, ma ho il dubbio che il Governo stia commettendo due errori. Il primo è quello di sostituire la famiglia Benetton con i partiti politici che gestiscono il Ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista di maggioranza della Cassa Depositi e Prestiti, attualmente guidato dal Ministro Roberto Gualtieri del Partito Democratico, affidando la parte industriale a delle società di proprietà della grande finanza speculativa globalizzata. Il secondo è quello di liberare la famiglia Benetton, dopo aver realizzato per 21 anni dei colossali profitti dalla gestione delle autostrade, dall’onere di dover ricostruire centinaia di ponti e cavalcavia che potrebbero da un momento all’altro crollare come è successo al Ponte Morandi di Genova, un onere che verrà assunto dallo Stato con la beffa che contemporaneamente lo Stato corrisponderà alla famiglia Benetton il valore delle quote detenute in Atlantia e nell’Aspi. E quando si parla di Stato significa che a pagare saremo tutti noi contribuenti italiani. In definitiva a beneficiare della nuova gestione delle autostrade saranno i partiti politici e la grande finanza speculativa globalizzata. A pagare saranno i cittadini italiani.

Anche questa vicenda mi conferma che lo Stato debba limitarsi a definire e a far rispettare le regole nell’interesse supremo dell’Italia. E che la gestione dello sviluppo debba essere lasciata agli imprenditori italiani che operano sul territorio locale e nazionale, che creano nuovi posti di lavoro per gli italiani, che pagano le tasse e che reinvestono gli utili in Italia. Ho il dubbio che quelli che in seno al Governo gridano vittoria, sostenendo di aver fatto prevalere l’interesse dell’Italia e degli italiani abbiano operato contro l’interesse dell’Italia e degli italiani, e che quelli che gioiscono per essere riusciti a allontanare la famiglia Benetton dalla gestione delle autostrade abbiano operato nell’interesse della famiglia Benetton. 

Noi che abbiamo a cuore l’interesse supremo dell’Italia e il bene primario degli italiani andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 16/07/2020 11:22:29 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Uno studio scientifico prevede che nel 2100 la popolazione italiana si dimezzerà crollando da 60,36 a 30,5 milioni di abitanti

Buongiorno amici. Ieri vi ho presentato il più recente rapporto dell’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) che conferma la gravità del tracollo demografico in Italia, indicando che nel 2019 il saldo naturale, cioè la differenza tra nati e morti, è stato di -212 mila unità, frutto della differenza tra 435 mila nascite e 647 mila decessi. L’Istat sottolinea che si tratta del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918. Il dato sintetico che ci fa toccare con mano l’estrema gravità del tracollo demografico dell’Italia è che per ogni 100 residenti che lasciano per morte ci sono appena 67 neonati, un deficit oggettivamente incolmabile.

Ebbene oggi leggo sull’agenzia Adn-Kronos il resoconto di un’analisi degli scienziati dell'Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme) alla School of Medicine dell'University of Washington, pubblicata dalla rivista scientifica medica “The Lancet”, secondo cui la popolazione italiana si dimezzerà nel 2100 crollando dagli attuali 60,36 milioni a 30,5 milioni. Anche la Spagna crollerà da 46 milioni a circa 23 milioni di abitanti, e il Portogallo passerà da 10 a 5 milioni di abitanti. In Europa Regno Unito, Germania e Francia manterranno il livello demografico o lo aumenteranno, come il Regno Unito che passerà dai circa 67 milioni attuali a circa 71 milioni. 

Per quanto riguarda il Pil (Prodotto interno lordo), si prevede che nel 2100 Regno Unito, Germania e Francia rimarranno tra i primi 10 Paesi al mondo per Pil, mentre l’Italia calerà dal nono al 25esimo posto, e Spagna scenderà dal 13esimo al 28esimo posto.

Sul piano globale la popolazione mondiale raggiungerà il picco nel 2064 con circa 9,7 miliardi di abitanti e poi comincerà l'inversione di tendenza che farà scendere gli abitanti globali a quota 8,8 miliardi a fine secolo, con 23 paesi, fra cui l'Italia, che vedranno ridursi le loro popolazioni di oltre il 50%. 

Se in Europa l’Italia diventerà un nano demografico ed economico rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, anche al Sud l’Italia risulterà una facile preda considerando che si prevede che sia il Nord Africa e il Medio Oriente aumenteranno nel 2100 la loro popolazione mentre si prevede che l’Africa sub-sahariana triplicherà la propria popolazione. 

Gli esperti segnalano che entro il 2100 sui 195 Paesi del mondo protagonisti dello studio, 183 non avranno tassi di fertilità abbastanza alti (trovandosi al di sotto del livello di sostituzione di 2,1 nascite per donna) da mantenere le popolazioni attuali senza politiche di immigrazione liberale. Per l'Italia si stima un tasso di fecondità totale a 1,2, in Polonia intorno a 1,17.

Il direttore dell'Ihme, Christopher Murray, che ha guidato la ricerca, sottolinea che il cambiamento demografico previsto “mette in luce le enormi sfide poste da una forza lavoro in calo, dall'elevato carico per i sistemi sanitari e di sostegno sociale rappresentato da una popolazione che invecchia, e l'impatto sul potere globale legato ai cambiamenti nella popolazione mondiale". La difficoltà di garantire pensioni, sanità, scuola e servizi sociali si deve allo squilibrio previsto nel 2100 nella struttura demografica globale con una stima di 2,37 miliardi degli ultra 65enni nel mondo, rispetto a 1,7 miliardi di giovani con meno di 20 anni. Gli ultra 80enni supereranno i bambini di età inferiore a cinque anni con un rapporto di 2 a 1. Si prevede infatti che il numero di bambini di questa fascia d'età diminuirà del 41% (da 681 milioni nel 2017 a 401 milioni nel 2100), mentre si prevede che il numero di persone di età superiore a 80 anni aumenterà di 6 volte (da 141 a 866 milioni).

“Questo studio - osserva Murray - offre ai governi di tutti i Paesi l'opportunità di iniziare a ripensare le loro politiche in materia di migrazione, forza lavoro e sviluppo economico per affrontare le sfide poste dal cambiamento demografico". "Il declino della popolazione può essere positivo per la riduzione delle emissioni di carbonio e il minore stress sul sistema alimentare - conclude Stein Emil Vollset, primo autore dell'articolo - Ma i nostri risultati suggeriscono che il calo del numero di soli adulti in età lavorativa ridurrà i tassi di crescita del Pil e potrebbe determinare importanti cambiamenti nel potere economico globale entro fine secolo. La risposta al declino della popolazione diventerà probabilmente una preoccupazione politica prioritaria in molte nazioni".

Cari amici, questa previsione di lungo periodo non è una certezza assoluta ma sicuramente è un severo monito a agire. Probabilmente per l’Italia il tracollo demografico è già irreversibile, ma noi non possiamo rassegnarci alla sconfitta: non possiamo accettare o di scomparire come popolazione o di subire la sostituzione etnica con l’accoglienza indiscriminata dei clandestini e la conseguente fine della nostra civiltà. Lo studio citato non fa riferimento a politiche per favorire la crescita della popolazione autoctona, ma si limita a concepire le “politiche di immigrazione liberale” come l’antidoto al tracollo demografico. So bene che ci vorrà un miracolo per porre un argine e risalire la china del tracollo demografico. Ma dobbiamo credere che questo miracolo potrà realizzarsi. 

Lancio un appello a tutta la classe politica affinché concepisca il tracollo demografico come la più grave emergenza dell’Italia, adottando subito una strategia che incentivi la crescita della natalità della popolazione italiana, sostenendo economicamente e culturalmente la famiglia naturale, le madri e i giovani, promuovendo la cultura della vita e della natalità, garantendo la stabilità lavorativa, un adeguato compenso per chi sceglie di dedicarsi alla cura dei propri figli, la gratuità dei servizi sociali, l’esenzione dalle tasse in proporzione crescente al numero dei figli. Tutto ciò non è solo necessario ma è vitale, da attuare subito. Ciascuno di noi faccia la propria parte acquisendo e diffondendo una corretta rappresentazione della realtà, per poi mobilitarci civilmente per esigere che il Governo, chiunque sia al potere, agisca nell’interesse supremo dell’Italia e per il bene primario degli italiani. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

Postato il 15/07/2020 11:13:06 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il tracollo demografico è la più grave emergenza in Italia. Per ogni 100 residenti che ci lasciano per morte ci sono appena 67 neonati

Buongiorno amici. L’emergenza in assoluto più grave in Italia è l’inarrestabile tracollo demografico. Secondo il più recente rapporto dell’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) nel 2019 il saldo naturale, cioè la differenza tra nati e morti, è stato di -212 mila unità, frutto della differenza tra 435 mila nascite e 647 mila decessi. L’Istat sottolinea che si tratta del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918. Ciò comporta che il ricambio per ogni 100 residenti che lasciano per morte sia oggi assicurato da appena 67 neonati, mentre dieci anni fa risultava pari a 96. 

Al saldo naturale che registra 212 mila italiani in meno dobbiamo aggiungere la perdita di 120 mila residenti di nazionalità italiana che sono partiti definitivamente per l’estero cancellandosi dall’anagrafe. Il totale degli italiani che nel 2019 mancano all’appello sale a 332 mila. È come se nel 2019 fosse scomparsa una città come Bari o Firenze dalla carta geografica.

L’Italia conferma un tasso di fecondità tra i più bassi al mondo, pari a 1,29 figli per donna feconda, mentre si allunga l’età media che è pari a 85,3 anni per le donne e 81 anni per gli uomini. 

Ebbene se gli italiani, da un lato, fanno sempre meno figli e, dall’altro, aumenta sempre più il numero degli anziani, il risultato sarà inevitabilmente l’implosione dello Stato per l’impossibilità di disporre delle risorse per finanziare i servizi pubblici, dalle pensioni alla sanità, dalla scuola alle forze armate e dell’ordine. 

E siamo già a un passo dal baratro. Lo scorso marzo il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico, a seguito della sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali a causa del blocco delle attività produttiva nell’ambito della gestione dell’epidemia di Covid-19, avvertì il Governo che l’Inps disponeva di liquidità per pagare le pensioni fino a maggio, scoprendo che le risorse dell’Inps sono di fatto esigue, esauribili in soli due mesi. 

Ora apprendiamo che entro il 2021 la Pubblica amministrazione avrà più pensionati che dipendenti. Attualmente ci sono 3,2 milioni di impiegati pubblici italiani, mentre i pensionati pubblici sono già 3 milioni e sono in crescita costante perché 540 mila dipendenti hanno già compiuto 62 anni di età (il 16,9% del totale), mentre 198 mila hanno maturato 38 anni di anzianità. L’età media del personale della Pubblica amministrazione è di 50,7 anni, con il 16,9% di dipendenti con oltre 60 anni e appena il 2,9% al di sotto dei 30 anni. Ciò emerge da una ricerca di Fpa, società del Gruppo Digital360. 

Il tracollo demografico si riflette anche sulla scuola. Le iscrizioni per l’anno accademico 2019-2020 avevano registrato un calo di 70 mila alunni, mentre dal 2015 il calo è stato di 188 mila alunni. 

Cari amici i fatti sono fatti, non hanno alcuna connotazione politica o ideologica. Ciascuno di noi può legittimamente avere delle idee diverse, ma senza figli siamo inesorabilmente destinati a morire tutti come popolazione, Stato e civiltà. Il tracollo demografico dovrebbe essere dichiarato dal Governo, a prescindere che sia di destra, centro o sinistra, come la massima emergenza nazionale a cui destinare tutte le risorse necessarie per risalire la china. Un Governo che abbia a cuore l’interesse supremo dell’Italia e il bene primario degli italiani dovrebbe devolvere le risorse per sostenere la famiglia naturale, le madri e i giovani affinché siano messi nella condizione di mettere al mondo dei figli italiani, che salvaguardino la nostra popolazione, sostengano il nostro Stato di diritto e tramandino la civiltà italiana. Ma se non si opera in questa direzione e si continua nella follia suicida di investire per accogliere i giovani africani, mediorientali e asiatici prevalentemente musulmani, del tutto incompatibili con le nostre leggi, regole e valori, il risultato sarà la nostra sostituzione etnica, la fine del nostro Stato di diritto e la morte della civiltà italiana. E sarà la fine di tutti a prescindere che si sia di destra, centro o sinistra. Acquisiamo e diffondiamo la corretta rappresentazione della realtà, mobilitiamoci civilmente per salvaguardare e tramandare la civiltà della vita, dignità e libertà. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

 

Postato il 14/07/2020 09:46:05 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il Governo vuole prolungare lo “stato di emergenza” quando in Italia l’epidemia di Sars-Cov-2 è sostanzialmente finita

Buongiorno amici. Lo scorso 31 gennaio il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte impose lo “stato di emergenza” per sei mesi di fatto a titolo preventivo, con una semplice delibera in cui si affermava che sussisteva un “rischio sanitario” solo perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva proclamato il giorno prima una “emergenza internazionale”, anche se in realtà in Italia non c’era un solo caso ufficiale di Coronavirus. Il primo caso ufficiale è il “paziente uno” di Codogno e risale al 23 febbraio, cioè 24 giorni dopo l’introduzione dello “stato di emergenza”.

Ebbene ora il Governo Conte è determinato a prorogare lo stato di emergenza nonostante che l’epidemia in Italia è sostanzialmente debellata, con soli 9 morti attribuite al Sars-Cov-2 nelle ultime ventiquattro ore, in un contesto in cui per il 97% dei casi i deceduti avevano patologie pregresse e un’età media di 80 anni, che significa che il virus è una concausa ma non è la causa della morte di pazienti prevalentemente anziani. 

Questa volta, secondo il Ministro della Salute Roberto Speranza, del Partito Democratico, la proroga dello “stato di emergenza” in Italia si giustifica con il fatto che a livello mondiale la pandemia non è stata ancora debellata: "Duecentoventimila contagi Covid in un solo giorno a livello mondiale. Mai prima un numero così alto in sole 24 ore. Questo ci dice che non è vinta e che serve ancora attenzione da parte di tutti".

Eppure lo stesso Conte, intervenendo al termine del concerto della Banda musicale della Polizia di Stato sabato 11 luglio è stato rassicurante: “Abbiamo fatto tanti test, abbiamo una maggiore conoscenza, più diffusa, c’è una cultura su questo virus che nei primi tempi ci sfuggiva. Tutti sappiamo che con alcune regole precauzionali possiamo affrontare anche la nuova stagione, questa estiva, la prossima, con relativa tranquillità”. 

L’infettivologo Matteo Bassetti, Direttore della Clinica Malattie Infettive dell'Ospedale Policlinico San Martino di Genova, ha sostenuto in un’intervista all’Agi dell’11 luglio che l’emergenza è finita: “Stiamo dando al mondo l'idea di essere ancora in pieno dramma, che tutti i sacrifici non sono serviti a niente. Mentre è vero il contrario: il Covid è stata un'emergenza ospedaliera, che oggi, lo dicono i numeri, è finita. Ma viene comunicato il contrario, un atteggiamento veramente alla Tafazzi". 

Bassetti dice anche che una eventuale proroga dello stato di emergenza non sarebbe giustificabile da ragioni sanitarie: “Io lo dico da medico e non voglio fare politica, però anche la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre, se così sarà, mi pare francamente un po' spinta. Decidere oggi a luglio cosa succederà tra sei mesi non ha molto senso, in molti paesi si danno scadenze temporali più ravvicinate, anche di mese in mese, poi semmai si proroga. Ma anche qui, il messaggio che passa è che siamo in emergenza, come a marzo, invece sono due situazioni assolutamente imparagonabili". 

L’Osservatorio Permanente sulla Legalità Costituzionale ha emesso un comunicato in cui afferma che qualora il Governo dovesse prorogare lo stato di emergenza “ci troveremmo di fronte a uno strappo gravissimo dell’ordine costituzionale, a causa del quale la democrazia di un Paese viene di fatto congelata per un anno intero, ad arbitrio del Potere Esecutivo oggi ancor più in assenza di qualunque presupposto giustificativo”. 

L’Osservatorio precisa: “La sola presenza di sparuti focolai, peraltro circoscritti in alcune zone del Paese e ad oggi perfettamente gestibili dal Servizio Sanitario, non costituisce requisito sufficiente a introdurre un regime di eccezione che consenta di derogare alla dialettica democratica di uno Stato di Diritto. Nè lo stato di eccezione è giustificato dal mero timore di possibili scenari futuri, sui quali ancora nulla è dato prevedere e sui quali, peraltro, la stessa Comunità Scientifica mostra di avere opinioni divergenti. Ciò equivarrebbe a giustificare il puro arbitrio di un Potere Esecutivo che potrebbe sospendere la democrazia in qualunque momento, perché in fondo, ‘del doman non v’è mai certezza’. Neppure si può giustificare lo stato di emergenza con la presenza di focolai in Paesi stranieri, essendo sufficienti le ordinarie misure di contenimento dei flussi in entrata e uscita del Paese per arginare qualunque pericolo in tal senso”.

Cari amici, sin da quando lo scorso 31 gennaio il Governo Conte, pur in assenza di un solo contagiato, ammalato o deceduto da Sars-Cov-2 impose lo stato di emergenza, io denunciai la realtà di una “dittatura sanitaria”. Fui criticato quando fummo sommersi dai bollettini di guerra quotidiani sul numero delle vittime, di cui la stragrande maggioranza aveva patologie plurime pregresse e un’età media di 80 anni, scoprendo solo dopo i tragici errori medici commessi dal non aver eseguito le autopsie e dal non aver diagnosticato le trombosi. 

Ora comunque, e lo dice persino Conte, possiamo essere più tranquilli perché i medici sanno come curare il Sars-Cov-2 ed abbiamo una cura certa che è il plasma iperimmune disponibile nelle decine di migliaia di ammalati che sono guariti e hanno sviluppato gli anticorpi. Quindi, da un punto di vista sanitario, non è giustificabile la proroga dello stato di emergenza, che sin dallo scorso 31 gennaio è stata una decisione del tutto arbitraria sfruttando indebitamente il regolamento della Protezione civile. 

Ebbene qualora ciononostante il Governo dovesse prolungare lo stato di emergenza, sarà chiaro che la motivazione è solo politica. Questo Governo è in bilico ogni giorno per i conflitti interni tra il M5S e il Pd. Ma deve restare unito almeno fino ai primi di agosto 2021 quando inizierà il “semestre bianco” che precede l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e nel corso del quale il Parlamento non può essere sciolto, affinché sia questo Parlamento ad eleggere una personalità favorevole ai partiti di Governo. Inoltre gran parte dei parlamentari del M5S ha la certezza che non verrà più rieletto, data l’impossibilità di replicare il 33% dei consensi del 2018, e quindi è preferibile tenersi il più a lungo possibile la poltrona e il lauto stipendio. 

Ecco perché la definisco una “dittatura sanitaria”, che si sposa con la “dittatura finanziaria” e la “dittatura informatica”, che vede partecipi la grande finanza speculativa, politici, medici e giornalisti favorevoli al Nuovo Ordine Mondiale. Dobbiamo essere consapevoli della realtà e mobilitarci civilmente per riscattare lo stato di diritto, la democrazia sostanziale, la sovranità nazionale, la nostra civiltà. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 13/07/2020 12:03:03 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

A ventotto anni dalla sua morte il mio pensiero alla mamma che mi ha donato la mia e la sua vita

Buona domenica amici. Ventotto anni fa, il 12 luglio 1992, mia madre morì e fui io stesso a seppellirla nel cimitero a ridosso della Grande Moschea del Profeta Maometto a Medina, la seconda città santa dell’islam, in Arabia Saudita. 

La rigida ideologia wahhabita vigente vieta il culto dei morti. Quindi non si possono mettere delle lapidi che attestino il luogo della sepoltura e ricordino i nostri cari ai posteri. In un eccesso di disumanità periodicamente le ruspe scavano, prelevano i corpi o i resti e li gettano altrove. Perché il fedele musulmano deve venerare solo Allah. 

Ed è così che non ho più la possibilità di raccogliermi in preghiera sul luogo della sua sepoltura. 

Ma lei è sempre viva dentro di me. A lei oggi dedico la mia riflessione e rinnovo la mia eterna gratitudine per avermi donato la vita e aver scelto di dedicare la sua vita per crescermi ed educarmi nel migliore dei modi possibili. A lei devo ciò che sono. Grazie mamma. 

 

A mamma Safeya

 

Rivedo il tuo sguardo tenerissimo 

specchio dell’innocenza radicata nell’anima

con gli occhi di un’orfana persi nel vuoto 

privata degli affetti e sfortunata in amore.

 

Giovane mamma temprata dalla sofferenza 

hai donato al tuo unico figlio tutta te stessa 

concependomi come la missione di vita

per regalarmi quella felicità che ti fu negata.

 

Per te l’islam è stato un’ancora di certezza

la fede ha compensato le ingiustizie terrene 

ma per un destino che non è mai casuale

mi hai affidato a un’educazione cristiana.

 

Da adulta con uno sforzo immane

imparasti a leggere per recitare il Corano

e a scrivere per potermi inviare delle lettere

che ad oggi mi commuovo solo a toccarle.

 

Il duro lavoro ti ha portato in giro per il mondo

ho patito immensamente per la tua lontananza

il collegio è stato una straordinaria scuola di vita

ma ho pianto spesso in una solitudine incolmabile.

 

I miei studi e soprattutto il mio amore per l’Italia

la tua scelta di vivere nella terra più sacra dell’islam 

ci hanno confinato in due mondi inconciliabili

condannandoci a una dolorosa frattura familiare.

 

Ricordo l’ultima volta che ci siamo rivisti 

isolata dietro il vetro per un male incurabile 

incrociandosi i nostri sguardi hanno condiviso 

che l’essenza della vita è la vita stessa.

 

Le mie lacrime adagiando il tuo corpo

in una fossa scavata e subito ricoperta

poco distante dalla tomba di Maometto 

realizzando il tuo ultimo desiderio. 

 

Senza una lapide sei fisicamente scomparsa 

gli inflessibili custodi dell’ortodossia islamica 

reprimono l’umana devozione per i propri cari

da vivi e da morti ci si sottomette solo ad Allah. 

 

Ma tu sei sempre viva dentro di me

ciò che io sono me l’hai donato tu

l’amore assoluto e la dedizione totale

alla causa che dà un senso compiuto alla vita.

 

Ti rivedrò quando toccherà a me

guardare la vita per l’ultima volta

ti abbraccerò forte come non ho fatto mai

nulla e nessuno ci separerà mai più.

 

 

 

 

 

 

Postato il 12/07/2020 08:49:44 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

La decisione del Presidente turco Erdogan di riconvertire la Cattedrale di Santa Sofia a moschea è la parabola della fine del cristianesimo e della vittoria dell’islam

Buongiorno amici. La decisione del Presidente turco Erdogan di riconvertire la Cattedrale di Santa Sofia a moschea è la parabola della fine del cristianesimo e della vittoria dell’islam nel nostro Mondo in preda alla decadenza della civiltà laica e liberale. 

È successo in passato quando i musulmani hanno imposto con la violenza il loro potere sulle popolazioni cristiane nel Mediterraneo.

Succede ora sia nei territori dove i musulmani sono diventati la maggioranza della popolazione sia in un’Europa scristianizzata dove gli stessi cristiani vendono le chiese ai musulmani per trasformarle in moschee.

Succederà sempre più in futuro ovunque nell’Occidente formalmente civilizzato ma sostanzialmente sottomesso, vittima del relativismo che ha legittimato l’islam a prescindere dalla sua incompatibilità con le leggi, le regole e i valori di uno Stato di diritto e democratico, precipitato nel baratro dell’odio di se stesso concependosi come l’incarnazione di tutti i mali del mondo, razzismo, schiavismo, colonialismo e totalitarismo, da espiare mettendosi in ginocchio e cancellando la propria Storia.

La Cattedrale di Santa Sofia è l’emblema della fragilità del cristianesimo e dell’aggressività dell’islam. Costruita nel 537 per volere dell'imperatore Giustiniano e della moglie Teodora che desideravano farne la più grande chiesa del mondo, fu contesa dalle Chiese cristiane. Gestita prima dalla Chiesa greco-cattolica, poi dalla Chiesa ortodossa che la trasformò in sede del Patriarcato di Costantinopoli, mentre dal 1204 al 1261 i crociati la trasformarono in una cattedrale cattolica di rito romano. 

Il 29 maggio 1453, dopo la presa di Costantinopoli da parte delle truppe islamiche ottomane e la fine dell’Impero Romano d’Oriente, il Sultano Mehmet II, Maometto II,  detto “Al Fatih”, Il Conquistatore”, trasformò la Cattedrale di Santa Sofia in una moschea con l'aggiunta dei 4 minareti. 

Il primo febbraio 1935 per volere di Mustafa Kemal Ataturk, il “Padre della Patria”, fondatore della Repubblica della Turchia su basi laiche, la Cattedrale di Santa Sofia divenne un museo.

Il 10 luglio 2020 il Presidente Erdogan con un decreto presidenziale ha riconvertito la Cattedrale di Santa Sofia a moschea. La decisione di Erdogan è arrivata appena un’ora dopo il verdetto con cui il Consiglio di Stato turco ha annullato il decreto del 24 novembre 1934 di Ataturk che trasformava la Cattedrale di Santa Sofia in un museo. Erdogan ha detto che questa decisione è un "diritto sovrano" della Turchia ed è già stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. 

Debole la denuncia della Chiesa ortodossa e ancor più tiepide le reazioni dell’Unesco, che ha inserito la Cattedrale di Santa Sofia tra il patrimonio dell’umanità, degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Finora non ci sono reazioni della Chiesa cattolica.

Il protagonista della riconversione di un luogo di culto cristiano fortemente rilevante trattandosi di una delle Cattedrali più antiche, più grandi e più visitate al mondo, è un musulmano considerato moderato. Erdogan non è considerato un terrorista o un estremista. La Turchia è formalmente uno Stato laico e democratico, fa parte della Nato, del Consiglio d’Europa e vuole aderire all’Unione Europea. Eppure Erdogan è l’artefice della reislamizzazione della Turchia, promuove la riesumazione del Califfato islamico turco-ottomano anche con interventi militari in Siria, Iraq, Somalia, Libia e Qatar, è tra i più accesi finanziatori della proliferazione delle moschee in Europa e altrove nel mondo. Ed è lo stesso Erdogan che nega l’esistenza di un “islam moderato” sostenendo che “l’islam è l’islam”. 

Cari amici, stiamo toccando con mano la decadenza della nostra civiltà. La causa è la nostra fragilità. Come già accadde con l’Impero Romano d’Occidente, l’Europa laica e liberale sta collassando non per la forza degli islamici o dei cinesi, ma per la propria intrinseca debolezza. Siamo a un passo dalla morte non per omicidio ma per suicidio. È arrivato il momento di riscattarci per salvaguardare il nostro inalienabile diritto alla vita, alla dignità e alla libertà. Nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, dobbiamo avere l’onestà intellettuale e il coraggio umano di mettere fuori legge l’islam come religione dentro casa nostra, all’interno del nostro Stato nazionale, esercitando la nostra legittima sovranità, per preservare noi stessi e la nostra civiltà laica e liberale. Non vogliamo fare la guerra ai musulmani o all’islam nel mondo, chi vuole praticare l’islam a casa sua è libero di farlo, ma abbiamo il diritto e il dovere di difendere la nostra civiltà sia dai terroristi e estremisti islamici, sia dai “musulmani moderati” alla Erdogan. Anche gli italiani e gli europei che legittimamente la pensano diversamente da me, sappiano che siamo tutti sulla stessa barca: o ci liberiamo tutti dall’islam o saremo tutti sottomessi all’islam. E dobbiamo agire subito. Il tempo non è dalla nostra parte. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 11/07/2020 11:20:48 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Mi dissocio dall’ossessione di Papa Francesco per l’accoglienza dei “migranti” da lui identificati con Dio

Buongiorno amici. Io rispetto la persona di Papa Francesco così come rispetto tutte le persone conformemente

ai valori fondanti della nostra civiltà. Critico e rifiuto le sue idee così come posso criticare o rifiutare le idee, le ideologie o le religioni conformemente alla libertà d’espressione sancita anche dalla nostra Costituzione. Invito tutti gli amici che mi seguono su questa mia Pagina o sul mio sito a rispettare sempre le persone e a contenere la legittima critica alle idee. Anticipo che chi dovesse venir meno al rispetto del Papa sul piano personale verrà bloccato e il suo commento verrà cancellato. 

L’8 luglio, in occasione del settimo anniversario della sua visita a Lampedusa che fu il viaggio d’esordio del suo Pontificato iniziato il 13 marzo 2013, Papa Francesco ha totalmente identificato il «migrante» con Dio, sostenendo che è Dio «che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare». 

Per la Chiesa cattolica il Papa è il Vicario di Cristo in Terra. Ebbene se il suo rapporto è così stretto con Dio al punto che con assoluta certezza ci dice che il «migrante» è Dio stesso che bussa alla nostra porta, ebbene chiedo a Papa Francesco di esortare Dio a non bussare sempre alla stessa porta, cioè all’Italia. Perché Dio non bussa alla porta dello Stato del Vaticano, degli altri Stati del Mediterraneo, o soprattutto degli Stati arabi ed islamici del Medio Oriente dove sicuramente si troverebbero meglio dato che la stragrande maggioranza dei «migranti» sono musulmani? 

Chiedo inoltre a Papa Francesco di porre fine alla pesante ingerenza negli affari interni di uno Stato indipendente e sovrano, l’Italia che accoglie nel suo seno lo Stato del Vaticano, accordando ai suoi cittadini dei privilegi, perché non è accettabile che il Papa predichi l’accoglienza non a casa propria e con i propri soldi ma a casa degli altri e con i soldi degli altri.

Faccio osservare a Papa Francesco che la sua ossessiva insistenza sull’accoglienza dei «migranti» rischia di alimentare ulteriormente il rancore degli italiani e di allontanare sempre più fedeli italiani dalla sua Chiesa perché in Italia la sacca della disoccupazione, della povertà e della fame è notevolmente cresciuta a causa della pessima gestione politica dell’emergenza sanitaria causata dall’epidemia di Sars-Cov-2.

Nella stessa omelia pronunciata nel corso della Messa con cui ha rievocato il settimo anniversario della sua visita a Lampedusa, Papa Francesco ha paragonato i centri di raccolta dei «migranti» ai lager nazisti. È assolutamente vero che in Libia i clandestini africani sono maltrattati e sfruttati nel contesto della realtà della «tratta dei clandestini» che costituisce un giro d’affari considerevole per la criminalità organizzata con la complicità dei governi africani e delle Mafie nostrane. Ma paragonare questa terribile realtà, che ha alla base il profitto materiale, con l’Olocausto di sei milioni di ebrei, che ha alla base un’ideologia razzista che ha perseguito l’obiettivo di sterminare gli ebrei ovunque nel Mondo, è totalmente sbagliato.

In passato Papa Francesco ha sostenuto che Gesù è stato «il primo migrante» per la fuga della Sacra Famiglia in Egitto per sfuggire alla persecuzione omicida del re Erode. Ma è un paragone improprio perché la Sacra Famiglia tornò nella propria Patria, in Israele, dopo la morte di Erode, restando in Egitto circa due o tre anni. I «migranti» che invece sbarcano in Italia non se ne vanno, a parte il fatto che non sono annoverabili tra gli africani che fuggono da guerre, persecuzioni e neppure dalla fame.

Cari amici, nel più assoluto rispetto di Papa Francesco come persona, mi dissocio totalmente dal suo pensiero che considero eretico sul piano della fede cristiana, mistificante della realtà sul piano della ragione, nocivo per gli italiani sul piano politico. La sua ossessiva apologia dell’immigrazionismo, che concretamente si traduce nell’esigere dall’Italia di eliminare le proprie frontiere per farsi auto-invadere dal maggior numero possibile di clandestini ribattezzati come «migranti», è del tutto inaccettabile dagli italiani che hanno a cuore l’interesse supremo dell’Italia e il legittimo primato del bene degli italiani a casa propria. Io mi riconosco nel pensiero di Giovanni Paolo II, condiviso da Benedetto XVI, che affermò il «diritto a non emigrare»: «Costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i migranti e i rifugiati, significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria» (Messaggio per la 90esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato» per il 2004, pubblicato il 15 dicembre 2003). Questo è il corretto atteggiamento cristiano ed è la politica lungimirante che dovrebbe essere assunta dal Governo italiano: aiutare i giovani africani, mediorientali, asiatici o sudamericani a diventare protagonisti dello sviluppo dei propri Stati per vivere dignitosamente a casa propria. 

 

 

    

Postato il 11/07/2020 11:04:39 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

È sconvolgente come solo l'Occidente scelga di inginocchiarsi concependosi come l'unico responsabile del razzismo, schiavismo, colonialismo e autoritarismo

Buongiorno amici. Vi presento i protagonisti della nuova puntata della serie che ha come titolo «L'Occidente si inginocchia», il cui sottotitolo recita «Dobbiamo odiarci e cancellare il nostro passato perché siamo colpevoli del razzismo, schiavismo, colonialismo e autoritarismo». 

Re Filippo del Belgio ha inviato una lettera al presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, in occasione del 60esimo anniversario dell'indipendenza, in cui per la prima volta nella storia del Belgio ha chiesto scusa per il passato coloniale belga: «Vorrei esprimere i miei più profondi rimpianti per queste ferite del passato, il dolore è rianimato oggi dalle discriminazioni ancora presenti nelle nostre società».
Intanto in Belgio vengono rimosse le statue dell'ex Re Leopoldo II, l'iniziatore della spedizione in Congo nel 1879 e a cui viene imputata la responsabilità dell'eccidio di 10-15 milioni di congolesi. Una sua statua è stata rimossa da una piazza di Anversa. Su iniziativa di un ragazzo di 14 anni, Noah N.L., già 44 mila persone hanno firmato una petizione per rimuovere le statue di Leopoldo II a Bruxelles e in tutte le città del Belgio. La proposta è stata accolta dai partiti di maggioranza in Parlamento che hanno chiesto al governo di istituire un gruppo di lavoro per «decolonizzare» gli spazi pubblici in Belgio, rivedendo ed eliminando i nomi di strade e piazze che contengono riferimenti alla storia coloniale del Paese, in particolare al re Leopoldo II che visse tra 1835 e 1909. 

Negli Stati Uniti la «Scuola di Affari Pubblici e Internazionali» e il College della prestigiosa università americana Princeton non saranno più associati all'ex Presidente e Premio Nobel per la Pace, Thomas Woodrow Wilson. Il suo nome sarà rimosso dall'ateneo in risposta agli appelli scatenati dall'uccisione di George Floyd. Nella nota pubblicata sul sito dell'ateneo, il quarto più antico degli Stati Uniti, si legge che i membri del Consiglio d'amministrazione «hanno concluso che il pensiero e le politiche razziste di Woodrow Wilson lo rendono inappropriato a rappresentare una scuola o un college i cui accademici, studenti ed allievi devono opporsi fermamente al razzismo in tutte le sue forme». Alla luce di ciò, «le politiche segregazioniste di Wilson lo rendono un rappresentante particolarmente inappropriato per una scuola di politica pubblica. Quando un'università dà il nome di una scuola di politica pubblica a un leader politico, suggerisce inevitabilmente che l'omonimo sia un modello per gli studenti. Questo momento scottante della storia americana ha reso chiaro che il razzismo di Wilson lo squalifica da quel ruolo. In una nazione che continua a lottare contro il razzismo, questa Università e la sua Scuola di affari pubblici e internazionali devono sostenere con chiarezza e fermezza l'uguaglianza e la giustizia». La Scuola sarà ora chiamata «Princeton School of Public and International Affairs», non più Wilson. 
Thomas Woodrow Wilson fu a capo della Casa Bianca dal 1913 al 1921, fu studente e poi rettore a Princeton. I libri di storia lo ricordano per la Conferenza di pace dopo la Prima Guerra mondiale, iniziativa che gli valse il Nobel per la Pace. Ma lo ricordano anche per le sue posizioni segregazioniste e il suo ferreo divieto ai neri di accedere all'università. A Wilson resta dedicata la sede dell'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani, a Ginevra. 

 In Germania la Mercedes, regina della Formula 1, correrà con un'auto color nero abbandonando il tradizionale argento per mostrare «l'impegno del team nella lotta contro il razzismo e la discriminazione in tutte le sue forme». «Il razzismo e la discriminazione non hanno posto nella nostra società, nel nostro sport o nella nostra squadra: questa è una convinzione fondamentale in Mercedes», ha dichiarato il Direttore esecutivo della scuderia Mercedes, «Ma avere le giuste convinzioni e la giusta mentalità non è sufficiente se rimaniamo in silenzio».

In Francia L'Oreal ha messo al bando i termini «sbiancante» e «schiarente» dalle creme per la pelle per non urtare la suscettibilità dei neri. La decisione segue di poche ore quella della filiale indiana di Unilever di ribattezzare una crema illuminante per la pelle, «Fair & Lovely», venduta in India e Bangladesh, dove «Fair» sta per «chiaro», in «Glow & Lovely», dove «Glow» sta per «scintillante». I grandi gruppi cosmetici sembrano dunque impegnati a bandire tutti i termini che possano richiamare ed esaltare il mito della pelle chiara. La scorsa settimana Johnson & Johnson ha smesso di vendere in Asia e Medio Oriente alcuni prodotti Neutrogena e Clean & Clear, pubblicizzati come «illuminanti delle zone buie» del volto.

Anche le multinazionali si sono mobilitate contro il razzismo. La Coca-Cola, seguendo l'esempio di Unilever, Diageo, Starbucks, Patagonia e North Face, ha deciso di non fare pubblicità sui social media accusando le piattaforme di non contrastare il razzismo. Coca-Cola sospenderà la pubblicità per almeno un mese. «Non c'è spazio per il razzismo nel mondo e non c'è spazio per il razzismo sui social media», ha denunciato il Presidente e Amministratore delegato di Coca-Cola James Quincey in una nota, reclamando maggiore affidabilità e trasparenza. Significa che i gestori di Facebook, Twitter, Youtube, Instagram, ecc. se vorranno avere la pubblicità delle multinazionali, che sono vitali per la loro sopravvivenza, dovranno censurare tutti i testi, le immagini, gli audio e i video considerati come «razzisti».

Cari amici è sconvolgente come l'Occidente scelga di inginocchiarsi, di auto-colpevolizzarsi fino a odiare se stesso, con l'obiettivo dichiarato di cancellare la propria storia perché concepisce se stesso come l'incarnazione del razzismo, schiavismo, colonialismo e totalitarismo. Si tratta di realtà che sono sempre esistite nel corso della storia e che esistono tutt'ora ovunque nel mondo, che concernono bianchi, neri, gialli e mulatti. E che sono pienamente legittimate dall'islam, affermate da Allah nel Corano e praticate da Maometto e dagli islamici che si prefiggono di imporre l'islam all'insieme dell'umanità. Perché solo l'Occidente si inginocchia, si auto-colpevolizza, odia se stesso, vuole cancellare la propria storia? Perché solo l'Occidente ha scelto di suicidarsi? Possibile che sia tutta e solo una manovra per danneggiare e compromettere la rielezione alla Presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump, concepito come l'uomo più pericoloso al mondo e nemico mortale della grande finanza speculativa, dei globalisti, immigrazionisti, relativisti, multiculturalisti, omosessualisti e islamofili? Noi prendiamo atto che l'Occidente è una civiltà profondamente decadente votata al suicidio. E noi dobbiamo combattere sul fronte culturale per salvaguardare l'unica civiltà al mondo che si fonda e legittima la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta individuale. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

  


 

Postato il 02/07/2020 09:59:25 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Liberiamoci dalla “denuncite”, lo sfogatoio di massa che culmina nella sottomissione

Cari amici buona domenica. La maggioranza degli italiani si limita a denunciare, accusando qualcun altro di tutto ciò che non va. È affetta dalla “denuncite”, una epidemia ben più grave del Coronavirus. La sterile denuncia fine a se stessa è lo sfogatoio di massa che ci consente di esternare la nostra rabbia e di trasformare le nostre frustrazioni in urla e imprecazioni, sostanzialmente in parole che evaporano nel nulla. La “denuncite” è la finta catarsi che ci da l’impressione di esserci liberati di tutto ciò che non va ma in realtà nulla concretamente cambia. 

Alla fine, dopo aver lungamente e inutilmente denunciato, ci rassegniamo alla sconfitta senza combattere realmente. La “denuncite” è prodotta nel laboratorio dei Poteri forti per addomesticare la massa, consentendole di liberarsi dell’aggressività primordiale, inalando gradualmente il virus della rassegnazione per il quale non ci sono vaccini, fino a provocare la sottomissione che corrisponde alla morte interiore che è la morte peggiore, perché si sopravvive fisicamente rinunciando alla propria dignità e libertà. Antropologicamente la “denuncite” ci riduce a un semplice tubo digerente, alienando la nostra umanità e annullando la nostra idealità. Concretamente ci sentiamo soddisfatti sopravvivendo fisicamente all’interno di un recinto, perdendo definitivamente la capacità di volare alto per individuare una prospettiva qualitativamente migliore oltre lo steccato della dittatura finanziaria, sanitaria e informatica.

Cari amici l’unico antidoto alla “denuncite” è dentro di noi, è la nostra scelta di far prevalere la ragione e il cuore, rimboccandoci le maniche e mettendoci la faccia per assumerci in prima persona la nostra parte di responsabilità nella comune missione finalizzata a recuperare il nostro inalienabile diritto alla vita, dignità e libertà.

A 68 anni ho deciso di dare il mio contributo promuovendo l’associazione di formazione culturale e di mobilitazione civile “Insieme ce la faremo”. Non è un partito e non intende diventare un partito, ma una scuola di vita per fortificarci dentro e uno strumento di aggregazione per vincere la rassegnazione e essere pienamente noi stessi dentro casa nostra. Questa mia testimonianza è l’eredità che lascio ai miei figli e ai miei nipoti, affinché possano vivere in un’Italia migliore.

Cari amici, se volete dare il vostro contributo da Protagonisti consapevoli e determinati per riscattare la sovranità nazionale dell’Italia, affermare il primato del bene degli italiani, far rinascere la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, aderite all’Associazione di formazione culturale e di mobilitazione civile “Insieme ce la faremo” inviando una mail a :

adesione@insiemecelafaremo.org

Nella richiesta di adesione indicate le seguenti generalità:

Nome

Cognome

Comune

Provincia

Regione

Data di nascita

Professione

Cellulare

E-Mail

 

Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

Postato il 28/06/2020 11:13:08 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Basta con gli scienziati che diffondono un terrorismo psicologico senza alcun fondamento logico e scientifico

Cari amici, Ranieri Guerra, vice-Direttore delle Iniziative strategiche dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha messo a confronto l'attuale pandemia di Sars-Cov-2 con quella del 1918 conosciuta come «la Spagnola», per lanciare l'allarme rosso: «L'andamento dell'epidemia di oggi è previsto e prevedibile. La Spagnola ebbe un'evoluzione dello stesso tipo: andò giù in estate per riprendersi ferocemente a settembre e ottobre, facendo 50 milioni di morti durante la seconda ondata. È quello che dobbiamo evitare».
Ebbene mi domando come si possa su un piano logico e scientifico mettere sullo stesso piano due realtà diverse in contesti radicalmente diversi. 
Nel 1918 la popolazione mondiale era di circa 2 miliardi di persone, il virus infettò circa 500 milioni di persone e fece circa 50 milioni di morti. Oggi la popolazione mondiale è di circa 7,7 miliardi di persone, il virus ha finora contagiato 9,6 milioni di persone e ufficialmente i morti sono 491.115. 
La pandemia del 1918 fu causata da un virus influenzale H1N1 di origine aviaria. L'attuale pandemia da Sars-Cov-2 è un ceppo virale della sottofamiglia dei Coronavirus, che provocano sia il comune raffreddore sia malattie più gravi, come la Mers (Sindrome respiratoria mediorientale) e la Sars (Sindrome respiratoria acuta grave). In entrambe le pandemie le morti sono legate alla polmonite bilaterale interstiziale, causata dall'indebolimento del sistema immunitario. Ma nella pandemia del 1918 gran parte delle vittime erano giovani e in buone condizioni di salute. All'opposto gran parte delle vittime dell'attuale pandemia sono persone anziane con patologie pregresse, con rari casi di giovani.
Ma soprattutto nel 1918 non si sapeva che la pandemia fosse causata da un virus e la quasi totalità della comunità scientifica era convinta che la causa fosse di natura batterica. È solo nel 1933 che verrà dimostrata per la prima volta l'origine virale dell'infezione. Gli antibiotici in grado di trattare le polmoniti legate all'influenza, generalmente causate da batteri, verranno scoperti solo 10 anni dopo la pandemia del 1918. I farmaci antivirali verranno sviluppati solo nel 1963.
Gran parte delle vittime della pandemia del 1918 era la popolazione che non aveva accesso alle cure mediche, soffriva di malnutrizione, risiedeva nelle periferie disagiate, in case prive di servizi sanitari e senza una cultura dell'igiene personale. All'epoca solo le classi agiate avevano accesso alle cure mediche. Oggi in Europa tutti i cittadini e i residenti colpiti dal virus hanno potuto beneficiare dell'assistenza sanitaria pubblica.
Nel 1918, anno conclusivo della Prima Guerra mondiale, la comunicazione tra gli Stati colpiti dalla pandemia era inesistente. Oggi possiamo beneficiare di una comunicazione tempestiva in tempo reale a livello mondiale, con il contributo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che non c'era nel 1918 e opera dal 1948. 

Allora domando: assodato che è totalmente infondato sul piano logico e scientifico mettere sullo stesso piano la pandemia del 1918 e quella attuale, com'è possibile che un alto responsabile dell'Organizzazione Mondiale della Sanità lo faccia e arrivi a suonare l'allerta rossa ammonendoci che alla fine dell'estate potremmo avere 50 milioni di morti nel mondo? 
Mi domando com'è possibile che veri o presunti scienziati del cosiddetto «Comitato tecnico-scientifico» costituito dal Governo avessero ad aprile previsto che, qualora si fosse consentito la riapertura delle attività produttive, a fine giugno avremmo avuto 151.231 ammalati gravi in terapia intensiva e a fine anno sarebbero schizzati a 430.866? Com'è possibile che queste previsioni totalmente sbagliate siano state fatte proprie e utilizzate per motivare il rallentamento del ritorno alla vita normale dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte? Ieri, 26 giugno, i malati di Sars-Cov-2 ricoverati in terapia intensiva erano 105 in tutt'Italia. 

Cari amici, fino a quando si consentirà a questi veri o presunti scienziati di diffondere un terrorismo psicologico senza alcun fondamento logico e scientifico? Chi pagherà il conto della catastrofe economica e sociale conseguente a una disastrosa gestione politica della pandemia? Chi risarcirà le centinaia di migliaia di micro e piccole imprese condannate a chiudere? Chi ridarà una sicurezza economica ai milioni di nuovi poveri? Chi restituirà la fiducia in se stessi e nel prossimo e più in generale la voglia di vivere a milioni di italiani che hanno interiorizzato l'incubo dell'untore e la paura della morte?  È ora di dire basta. È ora di riprenderci il diritto alla vita facendo prevalere il sano e legittimo amor proprio, affrancandoci da tutti coloro che stanno spregiudicatamente strumentalizzando un'epidemia per imporre una dittatura sanitaria, che si affianca alla dittatura finanziaria già presente e alla dittatura informatica che suggellerà il compimento del loro Nuovo Ordine Mondiale.

Postato il 27/06/2020 23:11:09 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam