Appello al rinvio del “reddito di cittadinanza” a dopo le elezioni europee affinché non diventi un “voto di scambio” a beneficio del M5S

Cari amici, lancio un appello al rinvio delle procedure per l’assegnazione e l’erogazione del cosiddetto “reddito di cittadinanza” a dopo le elezioni europee. Perché cominciare a elargire questo ennesimo ammortizzatore sociale a pochi giorni dalle elezioni europee del 26 maggio non potrà che essere un “voto di scambio”. Miliardi di denaro pubblico che si tradurranno in voti per il Movimento 5 Stelle che ha fatto del “reddito di cittadinanza” la sua carta vincente alle scorse elezioni politiche del 4 marzo 2018 ed ora vorrebbe replicare il successo distribuendolo a pioggia. 

Alla vigilia delle scorse elezioni europee del 25 maggio 2014, il M5S giustamente denunciò il fatto che gli 80 euro elargiti dall’allora Capo di Governo Matteo Renzi erano un “voto di scambio”. Queste le parole di Beppe Grillo sul suo blog: “Mentre in campagna elettorale Renzie promette 80 euro, una mancia miserabile, un voto di scambio politicomafiosomassonico con cui comprare voti, il debito pubblico aumenta ogni mese. Ma non doveva diminuire grazie ai sacrifici?”.  Luigi Di Maio definì  gli 80 euro “mancetta elettorale”. Ricordiamo che il Partito Democratico di Renzi grazie agli 80 euro ottenne un successo strepitoso conquistando il 40,82% dei consensi.

Ebbene oggi il M5S vorrebbe fare la stessa cosa con il “reddito di cittadinanza”. Considerando che non vi è urgenza di attuarlo perché non è un provvedimento che crea nuovi posti di lavoro e non sarà l’unico ammortizzatore sociale che viene incontro agli italiani in difficoltà, considerando che elargire miliardi di euro e attribuirsene il merito a pochi giorni dalle elezioni non potrebbe non essere considerato un “voto di scambio”, ritengo logico sul piano reale, doveroso sul piano legale, opportuno sul piano politico rinviare a dopo le elezioni europee l’insieme della procedura di attribuzione e erogazione del “reddito di cittadinanza”. 

 

 

Postato il 12/02/2019 16.19.59 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Nel “Giorno del ricordo” chiediamo che un Tribunale della Storia si pronunci sulle efferatezze e sui crimini perpetrati dal comunismo in Italia, nella ex Jugoslavia e altrove nel mondo

Cari amici, nel “Giorno del ricordo” in cui ufficialmente si rende omaggio  alla «memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato secondo dopoguerra (1943-1945), e della più complessa vicenda del confine orientale», prendiamo atto che anno dopo anno sta affiorando sempre più la verità storica di una tragedia nazionale per decenni negata e mistificata. 

Una sorta di “tribunale popolare” che fa leva sulla coscienza nazionale sta man mano facendo venire a galla le efferatezze di chi perpetrò il crimine delle foibe costato la vita a circa 11 mila italiani in Dalmazia e in Venezia Giulia; di chi cacciò dalle loro terre circa 350 mila italiani giuliani, fiumani e dalmati; di chi tradì l’Italia abbandonando alla Jugoslavia l'Istria, il Quarnaro e la maggior parte della Venezia Giulia; di chi in Italia voltò le spalle agli esuli italiani fuggiti dalle foibe e dalla terrificante pulizia etnica attuata dai comunisti jugoslavi di Tito; di chi in Italia solidarizzò con i carnefici degli italiani ritenendosi innanzitutto comunista e giustificando quei crimini nel nome dell’antifascismo.

Cari amici, è arrivato il momento di liberarci della maschera dell’antifascismo con cui si continuano a coprire e giustificare dei crimini nei confronti di italiani. É arrivato il momento in cui un Tribunale della Storia si pronunci con assoluta obiettività sulle efferatezze e sui crimini perpetrati dal comunismo in Italia, nella ex Jugoslavia, nella ex Unione Sovietica, in Cina, nella Corea del Nord e altrove nel mondo. È incredibile ed inaccettabile che il comunismo abbia provocato i massacri più sanguinosi della nostra Storia moderna e contemporanea ed al tempo stesso continui ad essere considerata un’ideologia positiva ed un sistema di potere costruttivo che beneficia della legittimità internazionale. Solo dicendo la verità in libertà e correggendo gli errori del passato noi renderemo veramente omaggio alle vittime del comunismo.

 

 

 

 

 

 

Postato il 10/02/2019 13.49.38 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

La canzone “Soldi” che ha vinto il Festival di Sanremo non mi piace. Ma condanno sia chi fa del razzismo contro Mahmood sia chi lo strumentalizza politicamente

Cari amici, buona domenica. Sono anni che non vedo la televisione. Sono decenni che non vedo il Festival di Sanremo. Ieri sera, per puro caso, a casa c’era un televisore accesso e mi sono imbattuto in un giovane cantante ventisettenne di nome Mahmood. Ho ascoltato una manciata di secondi e poi me ne sono andato. Per me quella non è musica. Il cosiddetto “rap” è una degenerazione della musica. Così come per me quelli non sono testi né musicabili né tantomeno poetici. Sono solo parole sfogate, urlate, talvolta violente. Infine per me quelle non sono voci degne del livello di “cantanti”. Ormai conta solo il fascino che il corpo tatuato e la recitazione di un ruolo trasgressivo nell’ambito di un video ad effetto. 

Per me la musica italiana è Giuseppe Verdi. La canzone italiana è Lucio Battisti. Sanremo è Domenico Modugno e Gigliola Cinguetti con la canzone “Dio come ti amo” del 1966. Lo so bene che sono rimasto indietro. I miei figli mi direbbero “papà sei vecchio”. Ma io a quasi 67 anni mi sento giovane dentro e da giovane dentro dico che la canzone di Mahmood che ieri ha vinto il Festival di Sanremo non mi piace, non mi piace la sua musica, non mi piace il suo testo, non mi piace la sua voce, non mi piace lui come si atteggia.

Chiarito tutto ciò, dico però che non condivido affatto le contestazioni di chi è contrario al fatto che Mahmood possa aver vinto il Festival di Sanremo. Intanto lui si chiama Alessandro, nome italianissimo, essendo lui di madre italiana e di padre egiziano. Lui stesso ha voluto precisare di essere 

«un ragazzo italiano al 100%, nato e cresciuto a Milano». Sulle sue fonti musicali ha detto: «Sono fan della musica moderna, ascolto dalla musica trap a quella moderna, il rap, il cantautorato. Non so se appartengo a questo genere, ma ho influenze miste che arrivano anche da quando ero bambino, periodo in cui ho ascoltato tantissima musica araba». Lui stesso era incredulo quando gli hanno comunicato di essere il vincitore: «Grazie mille a tutti, non ci sto proprio credendo: è incredibile». 

La canzone di Mahmood “Soldi” l’avrei bocciata anche se l’avesse cantata qualsiasi altro cantante. Sarebbe veramente folle se io, che sono figlio di genitori entrambi egiziani, che sono nato in Egitto ed arrivato in Italia all’età di vent’anni, potessi minimamente nutrire un pregiudizio legato alle origini etniche o al colore della pelle. Ecco perché ancor più della canzone “Soldi” boccio tutti coloro che contestano Mahmood per il fatto di avere un padre egiziano. Questo è razzismo ed io lo condanno nel mio più assoluto. 

Allo stesso modo e per la stessa ragione troverei deplorevole se la vittoria di Mahmood venisse concepita come una sorta di rivalsa politica da parte di Claudio Baglioni, il presentatore del Festival di Sanremo, nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini dopo la polemica innescata da Baglioni quando alla vigilia del Festival disse: «L'Italia è un Paese incattivito, dove consideriamo pericoloso il diverso da noi e guardiamo con sospetto anche la nostra stessa ombra. Le misure prese dall'attuale governo, come i precedenti, non sono all'altezza della situazione». Sarebbe grave se la vittoria di Mahmood venisse strumentalizzata politicamente e presentata come una vittoria del modello e della prospettiva multiculturalista e globalista propugnati dalla sinistra e dai catto-comunisti della Chiesa di Papa Francesco, e per contro una sconfitta di chi tiene alla salvaguardia della nostra identità nazionale e al riscatto della piena sovranità dell’Italia così come dovrebbe essere la missione della destra e di un centro moderato. 

 

A chi non avesse ascoltato la canzone “Soldi” di Mahmood, vi propongo sia il testo sia il link per vedere il video della canzone. È la sua storia, il ricordo dell’infanzia travagliata per il difficile rapporto tra i genitori. In essa compaiono poche parole in arabo “figlio mio, figlio mio, amore mio, vieni qui”. 

 

Soldi 

 

In periferia fa molto caldo

Mamma stai tranquilla sto arrivando

Te la prenderai per un bugiardo

Ti sembrava amore era altro

Beve champagne sotto Ramadan

Alla TV danno Jackie Chan

Fuma narghilè mi chiede come va

Mi chiede come va come va come va

Sai già come va come va come va

Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai

Non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei

È difficile stare al mondo quando perdi l’orgoglio lasci casa in un giorno

Tu dimmi se

Pensavi solo ai soldi soldi

Come se avessi avuto soldi

Dimmi se ti manco o te ne fotti

Mi chiedevi come va come va come va

Adesso come va come va come va

Ciò che devi dire non l’hai detto

Tradire è una pallottola nel petto

Prendi tutta la tua carità

Menti a casa ma lo sai che lo sa

Su una sedia lei mi chiederà

Mi chiede come va come va come va

Sai già come va come va come va

Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai

Non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei

È difficile stare al mondo

Quando perdi l’orgoglio

Ho capito in un secondo che tu da me

Volevi solo soldi

Come se avessi avuto soldi

Prima mi parlavi fino a tardi

Mi chiedevi come va come va come va

Adesso come va come va come va

Waladi waladi habibi ta’aleena

Mi dicevi giocando giocando con aria fiera

Waladi waladi habibi sembrava vera

La voglia la voglia di tornare come prima

Io da te non ho voluto soldi…

È difficile stare al mondo

Quando perdi l’orgoglio

Lasci casa in un giorno

Tu dimmi se

Volevi solo soldi soldi

Come se avessi avuto soldi

Lasci la città ma nessuno lo sa

Ieri eri qua ora dove sei papà

Mi chiedi come va come va come va

Sai già come va come va come va

 

https://youtu.be/22lISUXgSUw

 

Postato il 10/02/2019 09.54.11 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Siamo tutti soddisfatti per la cattura di un criminale pluriomicida. Ma sono esterrefatto dall’accoglienza ricevuta neanche fosse un’autorità rispettabile o un personaggio pubblico

Cari amici, siamo tutti soddisfatti per la cattura di questo criminale pluriomicida che finalmente dovrà scontare quattro ergastoli passati in giudicato. 

Ma sono esterrefatto dell’accoglienza che gli è stata tributata, neanche fosse una autorità o un personaggio degno di rispetto. A parte le mani libere e non ammanettate come dovrebbe essere con un criminale pluriomicida, mi sgomenta la diretta televisiva, il corteo di poliziotti rilassati e in uniforme che l’attorniano, l’ammassamento di giornalisti, il passaggio nella Sala del Cerimoniale riservato alle autorità. Fa male vedere il volto più che rilassato di questo criminale pluriomicida che accenna al sorriso beffardo di chi non si aspettava un’accoglienza in pompa magna. E poi, scusatemi, ma perché mai all’arrivo di un criminale pluriomicida si sono recati all’aeroporto il Ministro dell’Interno e il Ministro della Giustizia? Solo affinché i telegiornali citino i loro nomi? 

Avrei preferito un arrivo in un aeroporto segreto, senza dirette televisive e giornalisti, senza ministri alla costante ricerca di pubblicità. Avrei preferito che la prima ed unica immagine pubblica di questo criminale pluriomicida fosse stata dietro le sbarre, con il volto cupo di chi ha la certezza che resterà in carcere fino all’ultimo dei suoi giorni. 

Mettetevi nei panni dell’amico Adriano e della famiglia Sabbadin, il cui papà Lino fu assassinato il 16 febbraio 1979 a Caltana, nel Comune di Santa Maria di Sala (Venezia), della famiglia del maresciallo Antonio Santoro, assassinato a Udine il 6 giugno del 1978, della famiglia dell'agente Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile del 1979, della famiglia del gioielliere Pierluigi Torregiani, assassinato a Milano il 16 febbraio del 1979. Come potrebbero aver recepito l’immagine del criminale che ha assassinato i loro congiunti accolto come se fosse una celebrità televisiva? 

Cari amici, è ovvia e scontata la mia soddisfazione per l’arresto di questo criminale pluriomicida che per quasi 40 anni ha vissuto protetto dal governo francese di Mitterrand e poi da quello brasiliano di Lula. Ma sono triste e sgomento per il trattamento che gli è stato riservato al suo arrivo in Italia. Spero ora che si spengano i riflettori su questo criminale pluriomicida. Mi auguro che si operi in modo rispettoso del dolore delle famiglie delle sue vittime, che nulla e nessuno potrà mai ripagare. Almeno si smetta subito di trasformare questo criminale pluriomicida in un personaggio mediatico e in un fenomeno da spettacolo. Smettiamola persino di nominarlo. È solo un criminale pluriomicida. 

 

Postato il 14/01/2019 16.55.25 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Vittoria! La giovane saudita che rischia la morte per aver abbandonato l’islam è arrivata in Canada accolta come rifugiato politico

Cari amici, Vittoria! La giovane diciottenne saudita Rahaf Mohammed Alqanun, fuggita dall’Arabia Saudita dove rischia la condanna a morte per apostasia avendo pubblicamente abbandonato l’Islam, è arrivata nelle scorse ore in Canada. 

La sua disavventura era iniziata il 6 gennaio quando, atterrata a Bangkok, in uno scalo tecnico per proseguire verso l’Australia, le fu sequestrato il passaporto con un inganno e dato alle autorità saudite. Rahaf non si perse d’animo. Si barricò in una stanza d’albergo e scatenò una battaglia mediatica su Twitter chiedendo l’intervento dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati affinché venisse riconosciuta come profuga e chiedendo all’Europa, all’Australia e al Canada di accoglierla accordandole lo status di rifugiata politica. Riuscì a vincere i molteplici tentativi delle autorità thailandesi, che inizialmente erano conniventi con i sauditi, per costringerla a reimbarcarsi su un volo diretto a Kuwait City da dove era partita. 

Da ogni parte del mondo c’è stata una straordinaria mobilitazione per evitare che Rahaf venisse rimpatriata e consegnata al boia per eseguire la condanna a morte prescritta per chi abbandona l’islam. Alla fine hanno vinto la sua straordinaria lucidità e il suo ineguagliabile coraggio, considerando che a 18 anni ha combattuto e ha sconfitto lo Stato teocratico islamico più integralista e più oppressivo nei confronti delle donne.

La splendida vittoria di Rahaf è un incoraggiamento a tutte le donne islamiche consapevoli e determinate a riscattare la loro libertà. Nel suo ultimo messaggio sul suo profilo Twitter, prima di chiuderlo per ragioni di sicurezza e di opportunità, Rahaf ha scritto: “Non permettere a nessuno di spezzarti le ali. Tu sei una persona libera. Combatti e conquista i tuoi diritti”. Rahaf ce l’ha fatta. Auguriamo a tutte le donne musulmane di farcela, liberandosi della dittatura islamica e riscattando il proprio diritto inalienabile alla vita, dignità e libertà. Grazie Rahaf!

 

 

Postato il 12/01/2019 18.42.37 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Mattarella vuole la fine dell'Italia come Stato nazionale in seno all'Unione Europea. Servono un Governo e un Presidente autenticamente sovranisti. Ma per ora non ci sono

Cari amici, buongiorno e Buon Anno. Cominciamo il nuovo anno con una riflessione sul tema fondamentale: quale futuro ci attende? Ebbene, secondo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il futuro che ci attende è di essere fagocitati dall'Unione Europea con la scomparsa dell'Italia come Stato nazionale sovrano.

Nel suo discorso di Capodanno, dopo aver premesso che «sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme», Matterella ha detto: «La dimensione europea è quella in cui l’Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole.»

Poi ha evocato la tragica fine di Antonio Megalizzi, lo sfortunato giovane di 29 anni, aspirante giornalista, che lo scorso 11 dicembre è stato ucciso da un terrorista islamico durante un attentato al Mercatino di Natale a Strasburgo. Mattarella ne ha fatto un'icona dell'europeismo: «Vorrei rinnovare un pensiero di grande solidarietà ai familiari di Antonio Megalizzi, vittima di un vile attentato terroristico insieme ad altri cittadini europei. Come molti giovani si impegnava per un’Europa con meno confini e più giustizia. Comprendeva che le difficoltà possono essere superate rilanciando il progetto dell’Europa dei diritti, dei cittadini e dei popoli, della convivenza, della lotta all’odio, della pace».

Infine ha enfatizzato il peso e il valore delle prossime elezioni del Parlamento Europeo che si terranno il prossimo maggio: «Quest’anno saremo chiamati a rinnovare il Parlamento europeo, la istituzione che rappresenta nell’Unione i popoli europei, a quarant’anni dalla sua prima elezione diretta. È uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne. Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sul futuro dell’Europa».

In realtà il Parlamento Europeo è l'istituzione che in assoluto conta poco o nulla. Il vero potere legislativo è nelle mani della Commissione Europea, che è anche depositaria del potere esecutivo. Oltre ad essere un'istituzione onerosissima con ben tre sedi (Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo). Ma tuttavia è una realtà pesantemente invasiva e condizionante, considerando che ben l'80% delle nostre leggi nazionali sono la semplice trasposizione delle direttive e dei regolamenti decisi dalla Commissione Europea e approvati dal Parlamento Europeo.

Cari amici, non sarà l'esito delle prossime elezioni del Parlamento Europeo a cambiare il nostro destino. L'Italia potrà cambiare solo riscattando la sua sovranità, affrancandosi da questa Unione Europea che è una vera e propria dittatura, che ci ha spogliato della nostra sovranità, ha devastato il nostro sistema di sviluppo, ha impoverito gli italiani, ha sovvertito la nostra civiltà a dimensione d'uomo. A tale fine servono sia un Governo che sia autenticamente sovranista, favorevole all'uscita dell'Italia dall'Unione Europea (e l'attuale Governo non lo è al pari dei precedenti), sia un Presidente della Repubblica che, ottemperando alla nostra Costituzione, difenda e riscatti la nostra sovranità nazionale (e Mattarella non lo fa).

Acquisiamo e diffondiamo informazione corretta. Fortifichiamoci della certezza della realtà dentro casa nostra e attorno alla nostra amata Italia. Recuperiamo i valori che sostanziano la nostra civiltà. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

Postato il 02/01/2019 14.49.12 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Gli italiani sono sempre più mammoni e bamboccioni: due su tre con meno di 34 anni continuano a vivere con la mamma

Cari amici, dobbiamo purtroppo prendere atto che gli italiani sono sempre più  mammoni e di conseguenza sempre più bamboccioni. Lo confermano in modo inequivocabile i numeri: il 66,4 per cento dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni, cioè due giovani su tre, continuano a vivere a casa con i genitori. Questi giovani sono come una pianta dalle radici sempre più secche e pertanto destinata a morire. Di fatto hanno scelto di limitare la propria vita a se stessi, auto-sterilizzandosi privandosi del dono naturale della rigenerazione della vita che ci da la grazia di perpetuarci attraverso i nostri figli. Ma è anche la morte interiore di chi rifugge dalla sfida edificante del dovere, della responsabilità, del sacrificio, e finirà per essere sconfitto e sostituito da chi è più forte dentro e da chi si sente investito di una missione di conquista. È una realtà che attesta il preoccupante livello di decadenza della nostra civiltà.

Secondo Eurostat, l'Ufficio Statistico dell'Unione Europea, in Italia i giovani tra i 18 e i 34 anni che nel 2017 vivevano a casa con i genitori erano il 66,4% del totale, in crescita rispetto al 65,8% nel 2016. I più mammoni sono soprattutto i maschi: ben il 72,7% dei maschi tra i 18 e i 34 anni dichiara di vivere a casa con la mamma, contro il 59,8% delle femmine nella stessa fascia di età. Il divario tra maschi e femmine cresce nella fascia tra i 25 e i 34 anni con il 57,9% dei maschi italiani che vivono ancora con i genitori, a fronte del 40,6% delle femmine nella stessa fascia d’età. 

E se in Italia quasi un giovane su due tra i 25 e i 34 anni vive ancora con i genitori, la percentuale è del 14,9% nel Regno Unito, del 13,5% in Francia, del 17,3% in Germania, dell’11,4% in Olanda, del 6% in Svezia, del 3,1% in Danimarca. Percentuali superiori a quella italiana per i giovani tra i 18 e i 34 anni che convivono ancora con i genitori si registrano in Grecia (67,2%), a Malta (67,3%), in Slovacchia (70,9%) e in Croazia (73,2%). 

Cari amici, è indubbio che se non dovessimo porre un argine a questa deriva sociale saremmo destinati a morire come società e ad essere travolti come civiltà. Dobbiamo esserne innanzitutto consapevoli per poterci mobilitare in vista dell’adozione di un’azione adeguata a risolvere alla radice questa tragedia epocale. Acquisiamo e diffondiamo informazione corretta e recuperiamo la sana cultura dei doveri, delle regole, della responsabilità e dei sacrifici per fortificarci dentro. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 18/12/2018 17.28.18 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Cherif Chekatt, il terrorista islamico francese di Strasburgo, serve a accelerare l’islamizzazione dell’Europa concedendo più moschee ai predicatori del “vero islam”

Cari amici, a Strasburgo non c’è stato un “attentato terroristico islamico”. Si è trattato di un “atto di follia” isolato da parte di un criminale comunale pluricondannato. La parola d’ordine è non collegare l’attentato all’islam. 

È vero che Cherif Chekatt, 29 anni, cittadino francese di fede islamica nato proprio a Strasburgo, ha urlato "Allahu Akbar", Allah è il più grande, prima di sparare sulla folla al mercatino di Natale. Ma è mancata la scenografia che avrebbe conferito il marchio di un vero e proprio attentato terroristico islamico. Sul numero delle vittime c’è stato un balletto. A lungo si è parlato di un solo morto. Ora si dice che sono tre. Ma l’incertezza serve a tenere basso il profilo del fatto, per evitare che possa essere definito una strage. Poi lui che fugge come un qualsiasi delinquente, anziché immolarsi facendosi esplodere o ricercando comunque la morte per ergersi a “martire” dell’islam e conquistare di diritto il Paradiso di Allah con le 72 vergini perpetue. Infine è finora mancata la rivendicazione che conferisce al singolo attentato quel rilievo che è proprio di una strategia più ampia, da parte di una rete del terrorismo islamico globalizzato, in grado di incutere paura e di diffondere il panico tra la popolazione.

È vero che Cherif Chekatt si è radicalizzato in carcere ed era schedato con la lettera “S”, per indicare i potenziali terroristi islamici che potrebbero compiere degli attentati. Ma come lui ce ne sono decine di migliaia in Francia e per controllarli ci vorrebbero circa 300 mila uomini. Impossibile operare sul piano della prevenzione. Si può intervenire solo in presenza di fatti certi. Cioè quando stanno premendo il grilletto o stanno facendosi esplodere. È una battaglia persa in partenza.

La verità è che se questo attentato non fosse stato perpetrato a Strasburgo, dove vi è la sede del Parlamento Europeo che era riunito in sessione plenaria, se non fosse stato denunciato dai “gilet gialli” come un complotto per deviare l’attenzione dalla protesta che sta infiammando la Francia, se tra i feriti gravi non ci fosse il giovane giornalista italiano Antonio Megalizzi, la sua eco si sarebbe già spenta.

Ormai l’Europa tratta gli attentati terroristi islamici alla stregua di atti criminali ordinari. Ma il fatto gravissimo è che, per sconfiggere i terroristi islamici autoctoni e endogeni (perché sono ormai cittadini europei), l’Europa si affida agli integralisti e estremisti islamici che controllano le moschee, nella convinzione che i terroristi islamici potranno essere redenti se abbracceranno il “vero islam”. Ovviamente gli integralisti ed estremisti islamici che controllano le moschee sono ben felici e ci ringraziano. Più attentati terroristici islamici ci saranno, e più moschee verranno costruite. La prospettiva è che l’Europa sarà sottomessa all’islam pacificamente attraverso le moschee anziché violentemente con il terrorismo. Il finale vedrà un’Europa del tutto islamizzata che eliminerà del tutto il terrorismo islamico. Perché a quel punto non servirà più. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 12/12/2018 17.40.32 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Venerdì notte Sfera Ebbasta era atteso in due discoteche a Rimini e Corinaldo nella stessa fascia oraria. La lunga attesa a Corinaldo ha alimentato l’ubriacatura da alcolici dei ragazzi

Cari amici, venerdì notte 7 dicembre il trapper Sfera Ebbasta aveva due concerti. Il primo nella discoteca “Altromondo Studios” a Rimini e il secondo nella discoteca “Lanterna Azzurra” a Corinaldo, vicino ad Ancona. Sempre il 7 dicembre era il compleanno di Sfera Ebbasta, pseudonimo di Gionata Boschetti.

Dopo essere atterrato nel pomeriggio all’Aeroporto Fellini di Rimini con un jet privato, ha festeggiato i suoi 26 anni con degli amici all’Hotel Lungomare di Riccione. Poi, a partire da mezzanotte circa, si è esibito nella discoteca “Altromondo Studios”, gremita di ragazzi tra i 14 e i 18 anni, fino a mezzanotte e mezza. “Mi dispiace di non poter restare ancora, me ne devo andare”, ha annunciato dal palco infilandosi in auto per recarsi a Corinaldo. La tragedia nella discoteca “Lanterna Azzurra” si è consumata verso l’una di notte quando Sfera Ebbasta era in autostrada. Da Rimini a Corinaldo ci vuole circa un’ora d’auto.

Paolo Curi, il marito di Eleonora Girolimini, madre di quattro figli morta anche lei nella calca della discoteca “Lanterna Azzurra” di Corinaldo dove si era recata per accompagnare la figlioletta più grande di appena 11 anni, ha dichiarato: “Non ce la faccio a dire niente. Solo che quattro figli sono rimasti senza la loro mamma e uno di loro prende ancora il latte. Parlerò più avanti per dire quello che è successo li dentro. Non era un concerto ma una discoteca strapiena di gente e piena di alcolici. Il concerto doveva iniziare alle 22 e invece non iniziava. Porti tuo figlio li ed erano tutti ubriachi”.

C’è un problema che concerne la sovrapposizione degli orari. Nelle due discoteche di Rimini e di Corinaldo, entrambe gremite di ragazzi a partire dalle 21, si attendeva il concerto di Sfera Ebbasta nella stessa fascia oraria. La lunghissima attesa nella discoteca di Corinaldo, come denuncia il marito della madre di 39 anni morta nella calca, si è tradotta nell’ubriacatura per eccesso di alcolici dei ragazzi. È un elemento ulteriore per capire meglio la dinamica della tragedia e soprattutto per prevenire il ripetersi di simili stragi dei nostri figli in discoteche che, anziché essere luoghi di sano divertimento, si trasformano in calderoni infernali di morte.

 

Postato il 09/12/2018 13.37.17 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Salviamo i nostri figli da pseudo-cantanti che esaltano la trasgressione sociale e il nichilismo valoriale, la promozione della droga e del sesso libero, l’aspirazione al denaro e al lusso sfrenato

Cari amici, confesso che non so nulla di Gionata Boschetti, in arte Sfera Ebbasta, il trapper (così si definisce), nato a Sesto San Giovanni, che ieri nel giorno del suo ventiseiesimo compleanno si apprestava a tenere un concerto in una discoteca a Corinaldo, vicino ad Ancona. Cinque ragazzini e una madre di quattro ragazzi sono morti calpestati nella calca. 

Sfera Ebbasta non è responsabile della tragedia che si è consumata prima che iniziasse il concerto. Al momento gli inquirenti stanno vagliando la posizione di una persona che ha spruzzato uno spray al peperoncino seminando il panico tra la folla e quella dei gestori della discoteca che hanno venduto circa 1.400 biglietti in un locale che può contenere circa 870 persone, secondo le dichiarazioni rese dal Procuratore capo della Repubblica di Ancona Monica Garulli.

Ma da padre e da nonno che si unisce al dolore delle famiglie distrutte per la perdita dei loro figlioli e di una madre, mi domando chi è questo trapper che piace ai ragazzini e che ha indotto circa un migliaio di loro, alcuni accompagnati dai genitori, a rinchiudersi nella trappola mortale di una discoteca pigiata fino all’inverosimile. 

Ebbene la realtà di questo giovane trapper di 26 anni è inquietante. Da come si presenta, per come ha trasformato il proprio corpo in un enorme tatuaggio, ma soprattutto per il messaggio contenuto nelle sue immagini e nelle sue canzoni, impregnate di trasgressione sociale, nichilismo valoriale, promozione della droga, esaltazione del sesso libero, aspirazione al denaro e al lusso. Il brano “Trap King” inizia così: 

“Nella tomba mi voglio portare soldi ed erba

Ma prima di andarci voglio uscire dalla merda

Spiegarti com'è che vivo, non credo che serva

Hai presente un grammo? pensa ad una serra

Panico se afferra il serramanico, rapido

Sali sulla sella e scappiamo nel traffico

Più in fretta della gazzella

Poi abbandoniamo il mezzo al primo angolo

Siamo giovani promesse del blocco”.

Ebbene come padre e nonno mi domando: possiamo dare in pasto i nostri figli e nipoti a degli pseudo-cantanti che inculcano una concezione perversa della vita e favoriscono una cultura distruttiva? Io credo che dobbiamo mobilitarci per porre un argine a questo degrado culturale che sta nuocendo allo spirito e che si ripercuote nell’integralità della vita dei nostri ragazzi. Mi auguro di cuore che la tragedia di Corinaldo possa almeno servire a far luce su un aspetto cruciale dell’educazione dei nostri figli e che concorre nel determinare la decadenza della nostra civiltà.

 

 

 

Postato il 08/12/2018 22.52.55 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Questo Governo di giovani intervenga affinché le discoteche cessino di essere luoghi di morte spirituale e fisica dei giovani

Buongiorno amici. È un giorno di lutto. Cinque ragazzini e una madre sono stati uccisi travolti e schiacciati dalla calca in una discoteca. Un centinaio i feriti di cui 12 versano in gravi condizioni. Saranno gli investigatori a ricostruire la dinamica di questa tragedia e i magistrati a sanzionare i responsabili di un crimine. 

Ma a noi spetta il dovere di riflettere, di acquisire una corretta rappresentazione della realtà, di prevenire che si consumino altre tragedie e si perpetrino altri crimini. 

Dobbiamo prendere atto che le discoteche non sono un luogo di ballo ma di sballo. Dove non si ascolta la musica che ritempra la mente ma si viene frastornati da ritmi incalzanti diffusi a un volume assordante che sconvolge il sistema nervoso. Dove le parole trasmesse non stimolano la sana affettività e l’esaltazione dell’amore ma incitano alla trasgressione, alla ribellione e talvolta alla violenza. Dove non si danza con un movimento corporeo che valorizza ed esalta la nostra fisicità salvaguardando un equilibrio psico-fisico, ma ci si scatena con pulsioni estreme che provocano la perdita dell’auto-controllo. Dove non c’è uno spazio vitale che garantisca l’autonomia individuale, ma si è pigiati fino all’inverosimile, costretti ad abbandonarsi alla fluttuazione del movimento collegiale.

Così come dobbiamo prendere atto che le discoteche sono il luogo privilegiato per lo spaccio di alcol e droghe che avvelenano e uccidono i nostri giovani. Regolarmente le cronache ci riferiscono di giovani morti dentro o fuori le discoteche per droga, o di incidenti stradali all’uscita dalle discoteche per un elevato tasso alcolico del conducente. Ed allora va bene dare la caccia e sanzionare pesantemente gli spacciatori di droga, ma fintantoché ci saranno giovani e meno giovani che fanno uso di droghe, lo spaccio della droga continuerà a lucrare sulla nostra pelle. 

A questo governo fatto di tanti giovani, anche se purtroppo non all’altezza della responsabilità di chi deve amministrare uno Stato, chiediamo una maggiore attenzione alla tragica realtà delle discoteche, affinché diventino solo un luogo di sano divertimento e non di atroce morte dello spirito e talvolta anche del corpo dei nostri giovani.

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 08/12/2018 13.49.19 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Gli italiani fanno sempre meno figli. Le risorse finanziarie dello Stato a sostegno delle famiglie sono inadeguate. Ma soprattutto si è persa la cultura della vita, della famiglia e dei figli

Cari amici, il tracollo demografico che affligge l’Italia persiste. Nell’ultimo rapporto dell’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica, dal titolo “Natalità e fecondità della popolazione residente. Anno 2017”, si informa che in un anno sono nati 15 mila bambini in meno e che sono 120 mila i bambini in meno negli ultimi dieci anni. Il numero medio di figli per donna continua a scendere toccando l’1,32 contro l’1,46 del 2010. Si stima che il 22% delle attuali donne 40enni, alla fine del ciclo di vita riproduttiva, potrebbe rimanere senza figli. Una percentuale che si raddoppia rispetto all’11,1% stimato per la generazione delle loro mamme (le nate del 1950). Il calo delle nascite si riflette soprattutto sui primi figli: diminuiti del 25% rispetto al 2008. Calano soprattutto i nati da coppie di genitori entrambi italiani (14mila in meno rispetto al 2016 e oltre 121mila in meno rispetto al 2008). Per la prima volta dal 2008 scendono sotto i 100mila i nati con almeno un genitore straniero.

Vittoria Buratta, direttore Statistiche Sociali dell’Istat, ha così commentato: «Come era nelle aspettative la natalità è ulteriormente in calo. È un fenomeno che va avanti da un decennio ed è dovuto a fattori strutturali. Ma questo non deve far pensare che sia un fenomeno irreversibile e che non si possa intervenire».

Il ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana annuncia «un codice della natalità che in modo strutturale e definitivo affronti il tema del rilancio demografico. Gli ultimi dati Istat confermano l’idea maturata nell’ambito delle nostre analisi tecniche, e cioè che il contrasto alla riduzione della natalità necessita di un piano di interventi strutturale e il superamento delle politiche ereditate dai precedenti governi, che non hanno affrontato in modo sistemico questo fenomeno». 

Nella sua pagina Facebook Lorenzo Fontana, martedì 27 novembre, ha scritto: “Soddisfazione per l'approvazione in commissione Finanze al Senato del fondo incentivi alla natalità: 444milioni di euro inseriti nel decreto fiscale. Un passo concreto per venire incontro alle esigenze delle famiglie”.

Ma nei commenti, Ilaria Salvato scrive: “Peccato che l’incentivo duri solo 1 anno. Sono in attesa di 2 gemellini e sono già mamma di un altro bimbo e constato come, purtroppo, non ci sia nessun aiuto per le famiglie. Non è un bel modo per incentivare la natalità. Almeno si potrebbero pagare meno tasse in base ai numeri di figli che una famiglia ha”. 

Michelangelo Russo scrive: “Sig. ministro ho letto sui comunicati stampa di poche ore fa che è sparito il saldo e stralcio promesso dopo la conversione del dl fiscale. Non si può fare portavoce almeno per istituirlo per i disabili? Capirà che oltre ad evere pensioni basse non possono pagare tutto e poteva essere anche questo un valido aiuto per le famiglie che hanno disabili gravi da mantenere e sono vessati equitalia. Grazie”.

Cari amici, di fronte a questa tragedia epocale che dovrebbe essere assunta a principale emergenza nazionale, mentre se ne parla periodicamente quando l’Istat emette il suo nuovo rapporto che conferma il tracollo demografico, mi consola che Vittoria Buratta, direttore Statistiche Sociali dell’Istat, continui a nutrire fiducia in una possibile inversione di tendenza. 

Ma mi preoccupa assai sia l’inadeguatezza dei provvedimenti di natura finanziaria a favore delle famiglie in generale e della crescita della natalità in particolare, sia l’assenza della considerazione delle cause culturali che alimentano il tracollo demografico, ossia il venir meno della cultura della famiglia e della natalità. La verità è che oggi i giovani, anche quelli che economicamente potrebbero permettersi di avere figli, non li fanno comunque perché non ci pensano proprio. Ed allora, in parallelo all’intervento finanziario e di altra natura da parte delle istituzioni, serve una rivoluzione culturale che riaffermi la bontà e la centralità della cultura della vita, della famiglia e dei figli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 29/11/2018 17.48.45 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Oggi è il Black Friday: non è accettabile che pur di possedere beni materiali a basso costo la persona rinunci alla propria dignità e metta a rischio la propria vita

Cari amici, oggi ricorre il Black Friday, il “Venerdì nero”, il giorno che a partire dagli Stati Uniti incarna l’apice della cultura del consumismo. Pur di possedere un elettrodomestico o la carta igienica a un prezzo fortemente scontato, milioni di persone danno l’assalto ai supermercati, assicurandosi le prime file attendendo in piedi tutta la notte. Appena aprono si spingono, corrono, pestano chi inciampa e resta a terra, urlano come se fossero in guerra, si picchiano, talvolta si uccidono. Gran parte di questi famelici divoratori di materialità sono obesi e spregiudicati, hanno mutato la specie umana da “homo sapiens”, dove eccelle l’intelligenza che primeggia sugli altri organi vitali, a “homo digerens“, dove si è ridotti a un semplice tubo digerente.

Cari amici, sono scioccato. È questa la prospettiva di questa nostra civiltà decadente che idolatra e si sottomette al dio denaro? È accettabile che pur di possedere beni materiali a basso costo la persona rinunci alla propria dignità e metta a rischio la propria vita? Dobbiamo opporci alla deriva del materialismo imposto da una globalizzazione che sta massificando l’umanità, omogenizzandola e omologandola privandoci delle identità e dei valori, per atomizzare, reificare o cosificare la persona, trasformandoci in esclusivi produttori e consumatori di materialità. La prospettiva che ci attende è un Nuovo Ordine Mondiale senza Comuni e Stati, senza Patrie e identità, senza civiltà e valori, assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata, con una crescente moltitudine meticcia senza radici e sradicata dalla Storia, dove la persona sarà ridotta a un codice digitale, in un contesto dove conterà avere e non essere, possedere illimitatamente e non disporre dei beni adeguati ad un’esistenza dignitosa, trangugiare il cibo per avidità e non mangiare per necessità. Non mi domando se sia possibile interrompere il flusso di questa inciviltà che ha nel Black Friday un suo simbolo. Di fronte a una morte certa per suicidio dobbiamo solo darci una risposta che sia in grado di cambiare la vita: “Io non ci sto”.

 

 

 

Postato il 23/11/2018 14.54.05 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Strage di Nassiriya. Quindici anni dopo l'Italia è più a rischio perché il terrorismo islamico dei «tagliagole» e dei «taglialingue» è dentro casa nostra

Cari amici, il 12 novembre 2003 un commando di terroristi islamici suicidi fece esplodere il quartier generale dei Carabinieri a Nassiriya in Iraq, perpetrando una strage. Morirono 12 carabinieri, 5 militari e due civili italiani, in aggiunta a nove iracheni. L'attentato terroristico venne rivendicato da Al Qaeda di Bin Laden. 

Ebbene 15 anni dopo dobbiamo seriamente prendere atto che l'Italia è sempre a rischio. Un attentato terroristico simile potrebbe ripetersi, non solo in un'area di guerra come l'Afghanistan, ma anche all'interno stesso dell'Italia.

La verità è che, ad oggi, non abbiamo imparato la lezione di quella strage. Innanzitutto la necessità di dire chiaramente che siamo in guerra, che in guerra bisogna combattere, che bisogna combattere per vincere e sconfiggere il nostro nemico. Purtroppo ad oggi le missioni militari italiane, nel quadro della Nato o comunque multilaterale, vengono enfaticamente camuffate come operazioni di «peacekeeping», ovvero finalizzate al mantenimento della pace, o di «peace-enforcing», ovvero finalizzate a imporre la pace sulla base di un accordo già raggiunto tra le forze belligeranti. In entrambi i casi le nostre forze vengono concepite come «forze di pace». Nel modo più assoluto si nega che siano «forze di guerra», impegnate in una guerra, e che di conseguenza, debbano combattere per sconfiggere il nemico. Eppure il nemico c'è al punto tale che, rispetto al 2003, si trova ormai dentro casa nostra, anche se finora, a differenza di quanto è successo in Gran Bretagna, Francia, Spagna e Belgio, non ha finora perpetrato delle stragi. Per ragioni di opportunità tattiche. Perché ad oggi l'Italia si presta ad essere un territorio di transito dei terroristi e dei loro complici, purché ci risparmino.

Così come noi italiani non abbiamo ancora capito che siamo tutti sulla stessa barca. Quindici anni fa la bandiera arcobaleno, emblema dei pacifisti o meglio pacifinti perché, da un lato rivendicano la pace, dall'altro predicano l'odio in particolare contro gli Stati Uniti e Israele, aveva di fatto sostituito il tricolore. Fu l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che proprio in concomitanza con i funerali delle 19 vittime italiane della strage di Nassiriya, esortò gli italiani a esporre il tricolore nelle proprie case e invitò i Sindaci a donare la bandiera nazionale ai nuovi sposi e ai nuovi cittadini italiani. Dopo l'intervento internazionale in Afghanistan nel 2001, a seguito degli attentati terroristici islamici che abbatterono le Due Torri Gemelle a New York l'11 settembre 2001, gli italiani si divisero sulla legittimità della guerra. Per due anni l'Italia era spaccata tra chi si identificava nella bandiera arcobaleno, che veniva esposta ovunque, e chi timidamente difendeva il tricolore. In questo periodo i gruppi islamici organizzati in Italia arrivarono al punto di giustificare la strage di Nassiriya con delle dichiarazioni pubbliche e nei sermoni pronunciati nelle moschee.

Cari amici, quindici anni dopo la strage di Nassiriya dobbiamo finalmente dire a viva voce che «siamo in guerra», una guerra scatenata non solo dai terroristi «tagliagole», coloro che sgozzano, decapitano, uccidono e si fanno esplodere, ma soprattutto dai terroristi «taglialingue», quelli che all'occorrenza indossano giacca e cravatta e ci impongono, attraverso il controllo delle moschee, di non dire e di non fare nulla in contrasto con ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha ordinato Maometto. Quindici anni fa la guerra del terrorismo islamico era principalmente fuori di casa nostra. Oggi è principalmente dentro casa nostra. Allora era più facile sconfiggere il nemico esterno perché militarmente noi siamo comunque più forti. Oggi è di gran lunga più difficile sconfiggere il nemico interno, perché si avvale e sfrutta spregiudicatamente le nostre stesse leggi fuorviate, la nostra stessa democrazia malata, la nostra stessa civiltà decadente.

Dobbiamo mobilitarci per dar vita al fronte più ampio possibile di italiani che, al di là della loro appartenenza partitica o ideologica, assumano la consapevolezza che siamo tutti sulla stessa barca e che dobbiamo tutti combattere per salvaguardare questa nostra civiltà che si fonda e che legittima la sacralità della vita di tutti, la pari dignità di tutti, la libertà di scelta di tutti. 

 

 

Postato il 12/11/2018 17.48.32 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Mattarella condanna la Grande Guerra e auspica la fine dell’Italia come Stato nazionale per farci fagocitare dall’Unione Europea

Cari amici, nella ricorrenza del centenario della Prima Guerra Mondiale o Grande Guerra, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha condannato la guerra costata la vita a circa 650.000 italiani oltre a un milione di feriti, sostenendo: "Lo scoppio della guerra nel 1914 sancì in misura fallimentare l'incapacità delle classi dirigenti europee di allora di comporre aspirazioni e interessi in modo pacifico anziché cedere alle lusinghe di un nazionalismo aggressivo". Mattarella ha condannato il nazionalismo sostenendo che “oggi possiamo dirlo con ancora maggior forza: l'amor di Patria non coincide con l'estremismo nazionalista". 

Mattarella ha soprattutto sostenuto la tesi secondo cui l’Italia come Stato nazionale deve scomparire per aderire a un’Unione Europea che assorbirà ogni sovranità:  "Nessuno Stato, da solo, può affrontare la nuova dimensione sempre più globale. Ne uscirebbe emarginato e perdente. Soprattutto i giovani lo hanno compreso".  "Le democrazie hanno bisogno di un ordine internazionale che assicuri cooperazione e pace, altrimenti la forza dei loro stessi presupposti etici, a partire dall' inviolabilità dei diritti umani, rischia di diventare fragile di fronte all'esaltazione del potere statuale sulla persona e sulle comunità". "L'Europa si è consolidata nella coscienza degli europei, molto più di quanto non dicano le polemiche legate alle necessarie, faticose decisioni comuni nell'ambito degli organismi dell'Unione Europea". 

Cari amici, io non la penso come il Presidente Mattarella. Il centenario della Grande Guerra è innanzitutto il giorno in cui tutti gli italiani devono tributare un omaggio a tutti coloro che hanno donato la loro vita per completare l’unità nazionale. Così come è il giorno in cui festeggiamo le nostre Forze Armate, che insieme alle Forze dell’Ordine, sono l’argine estremo che tutela lo Stato nazionale e lo Stato di diritto. È il giorno in cui tutti gli italiani devono stringersi all’Italia e difenderla dalla follia suicida di chi vorrebbe la sua fine come Stato nazionale per essere fagocitata dalla dittatura dell’Unione Europea governata dai banchieri e dai burocrati, nel contesto del Nuovo Ordine Mondiale, elogiato da Mattarella, assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata. Dico con grande chiarezza a Mattarella che come italiano non mi sento rappresentato da un Capo di Stato che, tradendo il mandato costituzionale, anziché difendere l’Italia promuove la morte dell’Italia e la sua annessione a un organismo sovranazionale, che chiameranno Stati Uniti d’Europa, e che altro non sarà che un protettorato tedesco nel cui contesto l’Italia si ridurrà ad essere una colonia da sfruttare. Viva la Festa dell’unità d’Italia! Viva la Festa delle Forze Armate! Viva l’Italia!

 

Postato il 04/11/2018 21.01.10 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Ognissanti e Giorno dei Morti: un tempo i vivi “rivificavano” i morti, ora la morte ha preso il sopravvento sulla vita perché siamo morti dentro

Cari amici, vi auguro ogni bene per la Festa odierna di tutti i Santi, o Ognissanti, e per la commemorazione dei defunti, o Giorno dei Morti, che ricorre domani. Nella Storia è sempre esistito il legame tra i Santi, più in generale i più virtuosi e carismatici, anche loro defunti ma presenti con noi per i miracoli di cui beneficiano i vivi che credono nella bontà della loro intercessione, e tra i defunti che tuttavia sopravvivono nei cuori e nella memoria dei loro cari. 

Questo legame tiene uniti i vivi e i morti, al punto che i migliori tra i defunti, coloro che si sono contraddistinti per la straordinarietà delle loro opere, continuano a vivere con noi, è come se non fossero mai veramente morti. È un legame che rende la morte più umana e familiare, un evento che è parte integrante della vita senza che si spezzi il vincolo che in seno alla famiglia o a una comunità si sostanzia della condivisione del percorso esistenziale, degli affetti e degli ideali. È un legame che dà un senso compiuto alla vita e nobilita per l'eternità la morte.

Mi ricordo che nel mio Egitto degli anni Cinquanta e Sessanta il Giorno dei Morti era di fatto una festa popolare. Le famiglie trascorrevano un'intera giornata nei pressi delle tombe dei propri cari, portando con sé dei pentoloni colmi di cibo cucinato a casa. Si ricordavano i defunti per tenerne viva la memoria, esaltandone le opere buone affinché si tramandasse la loro parte migliore e, contemporaneamente, si mangiava con appetito come si sarebbe fatto in loro presenza. Al Cairo, la mia città natale, la commistione tra vivi e morti è arrivata al punto che circa due milioni di persone risiedono all'interno della «Città dei morti», vivono insieme ai morti, hanno trasformato le tombe nelle proprie case, dove cucinano, dormono e socializzano.

Cari amici, se in passato i vivi “rivificavano” i morti testimoniando la straordinarietà delle loro opere e condividendone la memoria, in questa fase di decadenza della nostra civiltà e di crisi della nostra spiritualità assistiamo al sopravvento della morte sulla vita. Tra noi ci sono sempre più persone morte dentro anche se sopravvivono fisicamente, persone che hanno rinunciato alla cultura della vita, che si sono rassegnate a rinunciare ai valori della sacralità della vita, della dignità personale, della libertà individuale. Siamo arrivati all'orrore di concepire non più il diritto alla vita bensì il diritto alla morte come l'apice della civiltà, legalizzando il diritto all'eutanasia, il diritto a procurarsi la morte, il diritto al suicidio assistito. La legittimazione della cultura della morte ha il suo fondamento nella legittimazione del diritto all'aborto, cioè la perpetrazione del crimine della soppressione della vita del nascituro. 

Cari amici, è fin troppo ovvio che la riflessione sui Santi che attraverso i miracoli vivono insieme a noi e sui morti che vivono dentro di noi, deve condurci a riscoprire la cultura della vita, prendendo atto, giorno dopo giorno, che il miracolo più grande è la vita stessa capace di unire i cuori e le menti, l'immanenza dell'esistenza terrena e la trascendenza dell'eternità.

 

 

 

Postato il 01/11/2018 14.37.25 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Lancio un appello al Governo italiano per accogliere in Italia Asia Bibi e la sua famiglia. È stata assolta ma rischia di essere uccisa dai terroristi islamici

Cari amici, oggi celebriamo una vittoria della giustizia in uno Stato islamico tra i più integralisti al mondo, il Pakistan. Una donna cristiana cattolica, Asia Bibi, madre di cinque figli, dopo aver trascorso nove anni e mezzo in carcere in attesa dell’esecuzione della condanna a morte perché avrebbe offeso Maometto, è stata definitivamente assolta dalla Corte Suprema che l’ha dichiarata innocente dall’accusa di blasfemia, per la "mancanza di prove oltre ogni ragionevole dubbio".

Asia Bibi era stata arrestata nel 2009 e condannata a morte nel 2010, in seguito alla denuncia di alcune donne musulmane per blasfemia contro Maometto perché, dopo aver bevuto da un pozzo per lei proibito in quanto "infedele cristiana" e quindi "impura", Asia Bibi avrebbe detto: "Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, morto sulla croce per i peccati dell'umanità; cosa ha mai fatto il vostro profeta Maometto per salvare l'umanità?". 

Asia Bibi ha sempre negato di aver detto quelle parole e di aver offeso Maometto. In Pakistan la blasfemia, cioè l’oltraggio all’islam, al Corano, ad Allah e a Maometto, è un gravissimo reato penale sanzionato con la condanna a morte.

Ma ora si teme per la vita dei familiari di Asia e di chiunque ne abbia favorito l’assoluzione. "È la notizia più bella che potessimo ricevere – ha detto il marito di Asia Bibi, Ashiq Masih – è stato difficilissimo in questi anni stare lontano da mia moglie e saperla in quelle terribili condizioni. Ora finalmente la nostra famiglia si riunirà, anche se purtroppo dubito che potremo rimanere in Pakistan".

Sono in tanti a temere la reazione violenta degli estremisti islamici che avrebbero voluto vederla impiccata. A partire dal suo avvocato, il musulmano Saiful Malook, che ha detto: "È una grande notizia per il Pakistan e per il resto del mondo. Asia Bibi ha ottenuto giustizia. Ma abbiamo molta paura di quanto potrà succedere. In questo Paese ci sono molti fondamentalisti. Io e la mia famiglia siamo in grave rischio, specie perché io sono un musulmano che difende una cristiana accusata di aver commesso blasfemia". 

Si teme anche per la vita dei giudici della Corte Suprema che l’hanno assolta. Oltre trecento poliziotti presidiano il palazzo della Corte Suprema e unità dell’esercito sono stanziate a difesa degli altri edifici istituzionali e delle chiese. 

La svolta è stata agevolata dal nuovo corso del Pakistan da quando lo scorso 17 agosto si è insediato come Primo ministro Imran Ahmed Niazi Khan, ex campione mondiale di cricket, un musulmano moderato.

Sul versante opposto Khadim Hussain Rizvi, capo del partito islamista Tehreek-e-Labbaik Pakistan, ha indetto una protesta nazionale contro l'assoluzione di Asia Bibi. Si temono massacri come quelli avvenuti a Gojra nel 2009 e a Joseph Colony nel 2013. 

Per aver difeso Asia Bibi fu assassinato il governatore del Punjab, Il musulmano Salmaan Taseer, che si era recato a trovarla in carcere. Fu ucciso il 4 gennaio 2011 a Islamabad da una delle sue guardie del corpo. Due mesi dopo, fu assassinato da terroristi islamici anche il Ministro per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti, cristiano cattolico, che aveva denunciato la legge sulla blasfemia e si era schierato a favore della liberazione di Asia Bibi. 

Cari amici, questa tragica vicenda ci fa comprendere come il problema non siano i musulmani in quanto persone, bensì l’islam in quanto religione. Con i musulmani veramente moderati, cioè sostanzialmente laici, che antepongono la ragione e il cuore ad Allah e a Maometto, noi possiamo dialogare e convivere. Ma per i musulmani che ottemperano letteralmente e integralmente a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto e ha fatto Maometto, tutti coloro che non sono a loro immagine e somiglianza devono essere uccisi. 

Cari amici, lancio un appello al Governo italiano per concedere l’asilo umanitario ad Asia Bibi e alla sua famiglia, prodigandosi per il loro immediato trasferimento in Italia prima che i terroristi islamici compiano delle sanguinose ritorsioni. Nel 2006 l’Italia concesse l’asilo umanitario a un afghano musulmano convertito al cristianesimo, Abdur Rahman, che rischiava la condanna a morte per apostasia. All’epoca c’era Silvio Berlusconi a capo del Governo. Se dovesse metterci una buona parola Papa Francesco, sarebbe un’opera buona da parte del Capo della Chiesa cattolica. 

 

Postato il 31/10/2018 15.04.14 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

“Al Sud” di Povia canta la realtà del Meridione prospero ed evoluto prima dell’unità d’Italia. Solo riscrivendo correttamente la Storia, l’Italia potrà sanare le ferite ancora aperte

Cari amici, sabato scorso 27 ottobre a Piano di Sorrento ho avuto il piacere di premiare il grande cantautore Povia, nell’ambito del Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito, dopo aver cantato la sua canzone “Al Sud” ad un pubblico entusiasta che alla fine gli ha tributato un’ovazione corale. 

“Al Sud” rappresenta in versi e in musica la realtà del Meridione prima dell’unità d’Italia, sconfessando la versione ufficiale della Storia insegnata nelle nostre scuole. Emerge la realtà di un Meridione prospero e sviluppato e la realtà di un Garibaldi tiranno e predatore. Vi propongo il testo della canzone “Al Sud” di Povia.

C’era una volta il Regno delle Due Sicilie 

che era tutto il Sud Italia 

dall’Abruzzo e dal basso Lazio in giù 

compresa la Sicilia 

potenza industriale e militare 

il sud era ricco 

ma poi venne Garibaldi 

fece l’Unità d’Italia e il sud divenne povero 

e cadde a picco

C'era una volta una nazione 

che si chiamava meridione 

il suo re era Ferdinando II di Borbone 

non esisteva emigrazione 

non c’era disoccupazione 

con i suoi pregi e i suoi difetti 

c’era una volta il meridione

C’era una volta 

ma poi venne Garibaldi 

c’era una volta 

a rubare oro e soldi 

c’era una volta 

ma la vera storia è che prima 

prima 

dell’Unità d’Italia

Al sud nessuno emigrava 

al sud la gente si amava 

al sud si lavorava 

prima questo prima 

dell'Unità d'Italia

Ferdinando morì e lasciò il trono al figlio Francesco 

che sposò Maria Sofia 

una ragazza di Baviera 

sempre uniti nelle battaglie 

dal Volturno a Gaeta 

aiutavano i soldati feriti 

compresi i nemici 

ma quei giorni segnarono la fine del regno 

e di un patrimonio lasciato al mondo

La prima ferrovia 

la prima cattedra in economia 

le miniere di zolfo 

la prima flotta mercantile e militare 

Federico II 

lingua italiana 

scuola siciliana 

la scienza 

la filosofia 

le tasse più basse 

le industrie 

Mongiana, Pietrarsa, Castellammare 

eccetera, eccetera

E c'era una volta 

ma poi venne Garibaldi 

c'era una volta 

e rubò soldati e soldi 

c'era una volta 

ma la vera storia è che prima 

prima 

dell'Unità d'Italia

Al sud nessuno emigrava 

al sud la gente si amava 

al sud si lavorava 

prima questo prima 

dell'Unità d'Italia

A tutti gli emigranti del mondo 

che hanno lasciato nel sud 

l'anima, la terra e tutto il cuore 

molti non sanno che il sud era ricco e very good 

sull'Italia apparse il War Sehr Gut 

prima, si ma prima, si ma prima 

dell'Unità d'Italia

Al sud nessuno emigrava 

al sud la gente si amava 

al sud si lavorava 

prima questo prima 

dell'Unità d'Italia

Al sud c'è sempre una festa 

al sud l'aria è diversa 

al sud nel bene e nel male 

solo, sole, sole, sole 

è tutto un altro sole

Dall'Unità d’Italia 

milioni di emigranti nel mondo 

che dalle navi in partenza 

lanciavano un gomitolo di lana ai loro cari rimasti a terra 

la nave si allontanava 

il gomitolo si srotolava 

finché si spezzava 

 

Gennaro De Crescenzo in “Le industrie del Regno di Napoli” elenca i primati del Regno delle Due Sicilie:

1735. Prima Cattedra di Astronomia in Italia

1737. Costruzione S.Carlo di Napoli, il più antico teatro d’Opera al mondo ancora operante

1754. Prima Cattedra di Economia al mondo

1762. Accademia di Architettura, tra le prime in Europa

1763. Primo Cimitero Italiano per poveri (Cimitero delle 366 fosse)

1781. Primo Codice Marittimo del mondo

1782. Primo intervento in Italia di Profilassi Antitubercolare

1783. Primo Cimitero in Europa per tutte le classi sociali (Palermo)

1789. Prima assegnazione di “Case Popolari” in Italia (San Leucio a Caserta)

1789. Prima assistenza sanitaria gratuita (San Leucio)

1792. Primo Atlante Marittimo nel mondo (Atlante Due Sicilie)

1801. Primo Museo Mineralogico del mondo

1807. Primo Orto Botanico in Italia a Napoli

1812. Prima Scuola di Ballo in Italia, gestita dal San Carlo

1813. Primo Ospedale Psichiatrico in Italia (Real Morotrofio di Aversa)

1818. Prima nave a vapore nel mediterraneo “Ferdinando I”

1819. Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte

1832. Primo Ponte sospeso, in ferro, in Europa sul fiume Garigliano

1833. Prima Nave da crociera in Europa “Francesco I”

1835. Primo Istituto Italiano per sordomuti

1836. Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel mediterraneo

1839. Prima Ferrovia Italiana, tratto Napoli-Portici

1839. Prima illuminazione a gas in una città città italiana, terza dopo Parigi e Londra

1840. Prima fabbrica metalmeccanica d’ Italia per numero di operai (Pietrarsa)

1841. Primo Centro Sismologico in Italia, sul Vesuvio

1841. Primo sistema a fari lenticolari a luce costante in Italia

1843. Prima Nave da guerra a vapore d’ Italia “Ercole”

1843. Primo Periodico Psichiatrico italiano, pubblicato al Reale Morotrofio di Aversa

1845. Primo Osservatorio meteorologico d’Italia

1845. Prima Locomotiva a vapore costruita in Italia a Pietrarsa

1852. Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia (Napoli)

1852. Primo Telegrafo Elettrico in Italia

1852. Primo esperimento di illuminazione elettrica in Italia, a Capodimonte

1853. Primo Piroscafo nel Mediterraneo per l’America (il “Sicilia”)

1853. Prima applicazione dei pricìpi della Scuola Positiva Penale per il recupero dei malviventi

1856. Expò di Parigi, terzo paese al mondo per sviluppo industriale

1856. Primo Premio Internazionale per la produzione di Pasta

1856. Primo Premio Internazionale per la lavorazione di coralli

1856. Primo sismografo elettrico al mondo, costruito da Luigi Palmieri

1860. Prima Flotta Mercantile e Militare d’Italia

1860. Prima Nave ad elica in Italia “Monarca”

1860. La più grande industria navale d’Italia per numero di operai (Castellammare di Stabia)

1860. Primo tra gli stati italiani per numero di orfanotrofi, ospizi, collegi, conservatori e strutture di assistenza e formazione

1860. La più bassa mortalità infantile d’Italia

1860. La più alta percetuale di medici per numero di abitanti in Italia

1860. Primo piano regolatore in Italia, per la città di Napoli

1860. Prima città d’Italia per numero di Teatri (Napoli)

1860. Prima città d’Italia per numero di Tipografie (Napoli)

1860. Prima città d’Italia per di Pubblicazioni di Giornali e Riviste (Napoli)

1860. Primo Corpo dei Pompieri d’Italia

1860. Prima città d’Italia per numero di Conservatori Musicali (Napoli)

1860. Primo Stato Italiano per quantità di Lire-oro conservata nei banchi Nazionali (443 milioni, su un totale 668 milioni messi insieme da tutti gli stati italiani, compreso il Regno delle Due Sicilie)

1860. La più alta quotazione di rendita dei Titoli di Stato

1860. Il minore carico Tributario Erariale in Euro.

Cari amici, questa non è la versione dei fatti che si insegna nelle scuole. Garibaldi è omaggiato sull’altare della Storia come l’eroe dell’unità d’Italia. Certamente è indispensabile riesaminare la versione dei fatti ufficiale per ripristinare la verità. Siamo grati a Povia per aver risollevato uno dei temi più spinosi dell’unità d’Italia. Solo rappresentando correttamente la realtà, solo dicendo la verità in libertà, l’Italia potrà sanare le ferite ancora aperte e individuare una prospettiva che coincida con il bene di tutti gli italiani. Grazie all’amico Povia, testimone di verità e libertà. 

https://youtu.be/q-yL7oF8xyU

 

Postato il 30/10/2018 16.36.10 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Per la Corte Europea dire che Maometto è stato un pedofilo è reato perché è vero che ha sposato una bambina di sei anni, ma l’ha fatto una sola volta

Cari amici, per la “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”, di fatto la suprema istanza della magistratura in Europa, è reato definire Maometto un pedofilo. Non perché si contesta il fatto incontrovertibile che nel 620, all’età di 50 anni, sposò una bambina di sei anni, Aisha, anche se il matrimonio fu consumato tre anni, nel 623, quando la bambina aveva nove anni. Ma perché, spiega la sentenza, Maometto e Aisha rimasero sposati fino alla sua morte nel 632, cioè per nove anni, quando Aisha aveva 18 anni. Quindi, secondo la Corte Europea, si può dire che Maometto sposò una bambina ma non che sia stato un pedofilo perché “pedofilo è chi è attratto solo o principalmente da minorenni". Insomma essendo stata Aisha l’unica moglie-bambina di Maometto, mentre le altre sue 14 mogli erano maggiorenni, ed essendo stato Maometto suo marito fino alla sua morte, non si può attribuire a Maometto l’orientamento sessuale del pedofilo. In conclusione per la Corte Europea se un uomo adulto sposa una sola volta una bambina e lei resta sua moglie fino alla sua morte, non è qualificabile come pedofilo.

Sulla base di questa argomentazione la Corte Europea ha dato torto a un’esperta di questioni islamiche, l’austriaca Elisabeth Sabaditsch-Wolff, che aveva presentato un ricorso dopo essere stata condannata in Austria nel 2011 per “incitazione all’odio” e “oltraggio ai simboli religiosi di una comunità religiosa riconosciuta”. La Corte Europea ha condiviso la sentenza della magistratura austriaca, secondo cui bisogna distinguere tra il matrimonio con una bambina e la pedofilia. La Corte Europea ha fatto propria anche la motivazione della magistratura austriaca sulla necessità di prevenire la reazione violenta degli islamici, sostendo il “legittimo scopo di prevenire disordini salvaguardando la pace religiosa e rispettando il sentimento religioso”. 

Ebbene è un dato di fatto che la Corte Europea nutre questa particolare sensibilità solo nei confronti dell’islam. Lo scorso gennaio la stessa Corte Europea aveva sentenziato che usare le immagini di Gesù e Maria negli spot pubblicitari, anche in pose irriverenti, è perfettamente legittimo. 

Cari amici, la sentenza della Corte Europea, e prima ancora delle Corti di giustizia dell’Austria, ci fanno toccare con mano che i giudici in Europa si comportano come se noi fossimo già sottomessi all’islam. Pur di assolvere Maometto dalla ovvia constatazione che, avendo sposato una bambina di sei anni ha assunto un comportamento attribuibile alla pedofilia, hanno introdotto il criterio della “non reiterazione” del reato, quindi se l’ha fatto una sola volta non è incolpabile. Ma soprattutto, secondo le Corti di giustizia europee, bisogna anteporre il tema della sicurezza: se dire che Maometto è stato un pedofilo finirà per scatenare la violenza degli islamici, allora non bisogna dirlo. Se invece oltraggiare Gesù non scatena alcuna violenza da parte dei cristiani, allora lo si può oltraggiare. 

Ebbene è arrivato il momento di dire la verità in libertà. Solo dicendo la verità in libertà anche nei confronti dell’islam, di Maometto, di Allah e del Corano, noi europei riusciremo a riscattare la nostra civiltà decadente. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta. Insieme ce la faremo.

 

Postato il 29/10/2018 16.49.10 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Totale condanna della strage di ebrei a Pittsburgh. Mobilitiamoci per combattere l’antisemitismo e le teorie cospirazioniste anti-ebraiche

Cari amici, esprimiamo la nostra più totale condanna della strage di 11 fedeli ebrei perpetrata ieri nella sinagoga Tree of Life di Pittsburgh, in Pennsylvania negli Stati Uniti d’America, da Robert D. Bowers, un criminale antisemita che odia gli ebrei e Israele. È entrato nella sinagoga gridando: «Tutti gli ebrei devono morire».

Bowers ha sparato all’interno della sinagoga con un fucile d’assalto e aveva con sé almeno tre pistole. Deve far riflettere che Bowers possiede 21 armi da fuoco registrate. 

Bowers era imbevuto di teorie cospirazioniste anti-ebraiche che attribuiscono agli ebrei in quanto ebrei la paternità di un progetto globalista finalizzato a sottomettere l’intera umanità al dominio della loro finanza. Alcune ore prima dell’attentato Bowers aveva scritto sul social network Gab un messaggio in cui citava la ong ebraica HIAS, che si occupa dell’accoglienza di richiedenti asilo da tutto il mondo: «All’HIAS piace accogliere gli invasori che uccidono il nostro popolo. Non posso stare seduto a guardare la mia gente che viene sgozzata. Fate attenzione, io vado».

Il Presidente americano Trump ha definito la strage un atto di «antisemitismo», un «attacco all’umanità» e che «dovremo lavorare tutti insieme per estirpare il veleno dell’antisemitismo dal mondo».

Cari amici, nel momento del lutto manifestiamo la nostra assoluta solidarietà agli ebrei di Pittsburgh e di tutto il mondo. Ci impegniamo a combattere su un fronte culturale le ideologie perverse e criminali fondate sull’odio degli ebrei in quanto ebrei, purtroppo fin troppo presenti anche nel nostro Occidente e non solo nel mondo islamico. Il nostro Stato di diritto si fonda sulla responsabilità soggettiva, ognuno risponde delle proprie azioni. Concepire gli ebrei quasi fossero dei cloni e come un blocco monolitico, indistintamente partecipi e complici di un complotto mondiale, significa mistificare la realtà e perseguire una finalità criminale. Sosteniamo il diritto di Israele ad esistere come Stato del popolo ebraico e a difendere la propria sicurezza nel contesto in cui questo diritto è negato dalla totalità degli Stati islamici.

Cari amici, unitamente ai cristiani, gli ebrei sono i più perseguitati al mondo per la loro fede e la loro identità comunitaria e nazionale. Difendere gli ebrei e lo Stato di Israele è parte integrante e indissolubile della salvaguardia della nostra civiltà.

 

 

 

 

Postato il 28/10/2018 17.42.58 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam